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	<title>Torquemada &#187; Crimea</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>LA VITTORIA SOVIETICA 70 ANNI DOPO: TRA PATRIOTTISMO, PROPAGANDA E IMPERIALISMO</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2015 11:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pasquin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da settimane ormai in tutti gli angoli della Russia si preparano i festeggiamenti di quella che è la ricorrenza più importante dell’anno, la più sentita tra la popolazione e allo stesso tempo quella più cara al governo centrale. Si tratta della “Giornata della Vittoria” (День Победы), che cade il 9 maggio e celebra la vittoria di quella che nell’ex-blocco sovietico è conosciuta come la “Grande guerra patriottica”. L’8 maggio 1945, presso il quartier generale della quinta armata sovietica a Berlino-Karlshorst, venne firmata la resa incondizionata della Germania nazista, già sancita il giorno precedente con un documento sottoscritto a Rheims, in]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child western" align="JUSTIFY"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a settimane ormai in tutti gli angoli della Russia si preparano i festeggiamenti di quella che è la ricorrenza più importante dell’anno, la più sentita tra la popolazione e allo stesso tempo quella più cara al governo centrale. Si tratta della <strong>“Giornata della Vittoria” (День Победы), che cade il 9 maggio e celebra la vittoria di quella che nell’ex-blocco sovietico è conosciuta come la “Grande guerra patriottica”</strong>. L’8 maggio 1945, presso il quartier generale della quinta armata sovietica a Berlino-Karlshorst, venne firmata la resa incondizionata della Germania nazista, già sancita il giorno precedente con un documento sottoscritto a Rheims, in Francia. L’accordo entrò in vigore alle 23.01 ora di Berlino, quando a Mosca era già il giorno successivo.</p>
<div id="attachment_2607" style="width: 230px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/1ea82c2df44249402255782b73e3568e1.png"><img class="wp-image-2607" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/1ea82c2df44249402255782b73e3568e1-170x300.png" alt="" width="220" height="388" /></a><p class="wp-caption-text">Il manifesto per i 70 anni della commemorazione</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY">La ricorrenza iniziò ad avere un certo significato in occasione del suo ventennale nel 1965, in epoca Brežneviana, tornando ad essere definitivamente giorno festivo. A partire dagli anni ’60 non solo a Mosca, ma anche in altre città dell’Unione Sovietica, si iniziarono ad organizzare parate militari con cerimonie presso i memoriali ai caduti in guerra e al milite ignoto. La tradizione si è conservata anche in seguito allo smembramento dell’URSS e dal 1995 è ripresa l’usanza della parata sulla Piazza Rossa a Mosca. Quest&#8217;anno sono previsti grandi festeggiamenti, visto che si celebra il settantesimo giubileo.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">La passerella della festa deve essere impeccabile e già da fine aprile è possibile percepire la frenesia in centro città (non solo a Mosca, ma in qualunque delle capitali degli 85 stati federati russi): le strade, solitamente disastrate a causa della losca gestione dei finanziamenti pubblici, vengono rattoppate e ripulite dal fango, le fioriere vengono rinvasate e le aiuole ripiantate, da ogni lampione sventolano il tricolore russo e i colori della festa, il nero e l’arancio, ogni giorno ci sono deviazioni forzate del trasporto pubblico per permettere le prove generali della parata. Le celebrazioni coinvolgono naturalmente anche le scuole, con disegni e cartelloni dei più piccoli e con vere e proprie marce militari in divisa dei più grandi.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">La domanda (lecita) che sorge spontanea è:<strong> Quale può essere il significato di una tale celebrazione settant’anni dopo la fine della guerra? È davvero una festa del popolo o è una cerimonia calata dall’alto?</strong></p>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>Il 9 maggio è innanzitutto una festa patriottica, sentita da tutte le classi sociali</strong>, al contrario ad esempio della nostra Liberazione, su cui si crea sempre qualche distinguo a causa dell’uso politico che se ne è fatto in passato. Il motto tra la gente è &#8220;<em>Io ricordo, io sono orgoglioso”</em>: il riferimento va all’opposizione al nazi-fascismo, tema di tradizione sovietica ancora caro ai russi (basti pensare alla propaganda filogovernativa a proposito dei “fascisti ucraini”), ma anche e soprattutto va ai ventitré milioni di cittadini sovietici, tra militari e civili, che persero la vita durante il conflitto (13,6% della popolazione), perdite di gran lunga superiori alle altre potenze che presero parte alla guerra. Grande importanza rivestono gli ormai pochi veterani di guerra ancora in vita, che in occasione di molteplici eventi pubblici sfoggiano una pioggia di medaglie sulle proprie divise.</p>
<div id="attachment_2594" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/mosca_parata.jpg"><img class="wp-image-2594" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/mosca_parata-1024x576.jpg" alt="mosca_parata" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Parata sulla Piazza Rossa</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY">C’è però qualcosa di più che il semplice ricordo del sacrificio dei padri, considerando che altre tragedie della storia del popolo sovietico, quali le purghe staliniane e la grande carestia in Ucraina, non godono di una tale risonanza (anche mediatica). La celebrazione della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, ultimo grande successo dell’Unione Sovietica all’alba della Guerra Fredda, pare anche (e soprattutto) l’occasione per rimarcare il carattere imperialista della Russia e la sua importanza nello scacchiere mondiale. Per quale ragione altrimenti scomodare la propria tecnologia bellica e i propri reparti militari in parate che non hanno pari nel mondo?<strong> Il 9 maggio è una vetrina per la Russia stessa, è la rappresentazione davanti all’opinione pubblica interna del potere di quello che ancor oggi è l’<em>Impero</em> russo, di quel potere che ha permesso il “ritorno a casa della Crimea” </strong>sotto gli occhi di un Occidente impotente e che permette di salvaguardare la propria zona di influenza sponsorizzando stati cuscinetto come Abkhazia, Ossezia del Sud e Nuova Russia.</p>
<div id="attachment_2603" style="width: 360px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/nastro.jpg"><img class="wp-image-2603" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/nastro-300x168.jpg" alt="nastro" width="350" height="197" /></a><p class="wp-caption-text">Volontari distribuiscono gratuitamente il Nastro di San Giorgio</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY">Lo stesso Vladimir Putin ha contribuito nei suoi anni di governo ad accrescere l’importanza della festa dal punto di vista propagandistico. Dal 2008 la parata moscovita è tornata a comprendere anche la tecnologia bellica (il 9 maggio non vi sarà quindi molta differenza tra il panorama di Mosca e quello di Donetsk), mentre <strong>dal 2005 è iniziata la tradizione della distribuzione pubblica del “Nastro di San Giorgio”, oggi chiave dei festeggiamenti</strong>. Il nastro di San Giorgio non è una bandiera e non è uno stemma, ma in questo periodo assume molta più importanza del tricolore russo: è un nastro di stoffa a strisce nere e arancio e si rifà direttamente all’onorificenza sovietica della <em>“Medaglia per la vittoria sulla Germania nella grande guerra patriottica 1941-1945”</em>, conferita ai reduci nel dopoguerra, che a sua volta prese spunto dalla massima onorificenza militare di epoca zarista, l’allora <em>“Ordine di San Giorgio”</em>. Il nastro viene distribuito gratuitamente tra i mesi di aprile e maggio, non solo in Russia ma anche all’estero (Italia compresa).</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Il semplice nastro è quindi il simbolo della partecipazione alle celebrazioni del 9 maggio, sfoggiato in bella vista sul cruscotto delle automobili e sul volante di ogni autobus, così come sulle borse o sulle giacche delle signore a passeggio. È il vero biglietto d’entrata (gratuito) ai festeggiamenti, il collante che cementifica l’unità dei russi e della Federazione in questi giorni di festa. Vi è però una differenza: conclusi i festeggiamenti e tornati i soldati nelle caserme la città torna alla normalità, tolte le bandiere e lasciate le strade a sgretolarsi. Il nastro, al contrario, resta appeso nelle automobili, nei bus e nei luoghi pubblici. Resta come simbolo di una vittoria che fu e… come monito di una vittoria che può ancora essere.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Di recente è sorto un altro contrasto, complici il surriscaldarsi della confronto USA-Russia in Europa orientale e la rinnovata politica imperialista di Mosca: i separatisti filo-russi in Ucraina hanno iniziato ad esporre accanto alle bandiere di Lugansk e Donetsk proprio il Nastro di San Giorgio, che <strong>ha assunto quindi l’ulteriore significato di appartenenza alla sfera di influenza russa in contrapposizione a quella ucraina filo-americana</strong>, causando non poche proteste tra i reduci di guerra di Kiev, che si oppongono alla strumentalizzazione del nastro, considerato un patrimonio storico comune a tutte le ex-repubbliche sovietiche.</p>
<p>Tutto è ormai pronto per i festeggiamenti e il nastro è già da tempo appeso al mio zaino. Perché, diciamocelo: <strong>senza nastro, che festa sarebbe?</strong></p>
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		<title>La Nuova Russia, stato ribelle autoproclamato</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2015 14:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pasquin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla mezzanotte di domenica vige in Ucraina orientale il cessate il fuoco stabilito dagli accordi della conferenza di Minsk della scorsa settimana. Nella migliore delle ipotesi si arriverà ad uno stop della guerra civile che da quasi un anno segna la regione del Donbass, mentre una risoluzione definitiva delle questioni politiche tra Ucraina e Russia è ancora distante. Le testate di informazione quasi sempre descrivono le parti in causa parlando di forze governative e forze pro-russe ribelli. Dietro ai cosiddetti rivoltosi non si nascono semplicemente terroristi (così sono infatti definiti dal governo di Kiev) o gruppi isolati, ma si cela]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child western" align="JUSTIFY"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>alla mezzanotte di domenica vige in Ucraina orientale il cessate il fuoco stabilito dagli accordi della conferenza di Minsk della scorsa settimana. Nella migliore delle ipotesi si arriverà ad uno stop della guerra civile che da quasi un anno segna la regione del Donbass, mentre una risoluzione definitiva delle questioni politiche tra Ucraina e Russia è ancora distante.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Le testate di informazione quasi sempre descrivono le parti in causa parlando di <em>forze governative</em> e <em>forze pro-russe ribelli</em>. <strong>Dietro ai cosiddetti rivoltosi non si nascono semplicemente terroristi (così sono infatti definiti dal governo di Kiev) o gruppi isolati, ma si cela in realtà una nazione che ha dichiarato la propria indipendenza</strong>. Qualche bandiera può tornare utile per comprendere meglio la situazione.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">È ormai chiaro cosa è accaduto in Crimea a marzo dello scorso anno, quando le truppe russe hanno invaso la penisola con lo scopo di proteggere la popolazione russofona e hanno traghettato le proteste verso il referendum che ha sancito l’indipendenza della regione e la sua annessione alla Federazione Russa.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">In Ucraina orientale il copione è stato simile, con le prime rivolte popolari e l’occupazione di edifici governativi da parte dei filo-russi ad aprile, contrastate da un’offensiva militare ucraina. Anche qui, <strong>tramite due referendum svoltisi l’11 maggio (entrambi non riconosciuti dal governo centrale e dai partner occidentali), con vittoria bulgara del Sì è stata sancita l’indipendenza dei due oblast’ di Donetsk e Lugansk, autoproclamatisi due Repubbliche popolari autonome</strong>.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">La bandiera della Repubblica popolare di Donetsk è un tricolore con bande orizzontali nera, blu e rossa. I colori si ispirano rispettivamente al carbone del Donbass (importante regione mineraria) e al mar Nero, all’acqua e alla libertà. Sulla bandiera sono apposti anche lo stemma della repubblica (un’aquila bicipite tanto cara all’araldica slava) e l’iscrizione <em>Doneckaja Narodnaja Respublika</em> (Repubblica Popolare di Donetsk).</p>
<p>La bandiera della Repubblica Popolare di Lugansk è quasi identica, non prevede però nella sua versione attuale (ufficializzata a fine novembre) né la presenza dello stemma repubblicano, né l’iscrizione con il nome ufficiale. Le bande orizzontali sono color ciano, blu e rosso, ispirate ai colori panslavi della bandiera russa e al color ciano dello stemma cittadino di Lugansk.</p>
<div id="attachment_1795" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Bandiera_Lugansk.png"><img class="wp-image-1795 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Bandiera_Lugansk-300x199.png" alt="Bandiera_Lugansk" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Bandiera della Repubblica Popolare di Lugansk</p></div>
<div id="attachment_1794" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Bandiera_Donetsk.png"><img class="wp-image-1794 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Bandiera_Donetsk-300x199.png" alt="Bandiera_Donetsk" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Bandiera della Repubblica Popolare di Donetsk</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY">Già fine maggio<strong> le due repubbliche si sono fuse creando la Federazione delle Repubbliche Popolari, cui ci si riferisce abitualmente con il nome di Nuova Russia (Novoróssija)</strong>. Nuova Russia non è banalmente un termine nazionalista per rivendicare la propria appartenenza alla sfera russa piuttosto che a quella ucraina, bensì un diretto riferimento alla regione storica della Nuova Russia, conquistata e slavizzata dai russi nel XVIII secolo, prima in mano agli ottomani e al Khanato di Crimea e a maggioranza tatara. La regione storica (cui corrispondono le odierne rivendicazioni degli indipendentisti) si estendeva non solo sulla parte orientale dell’Ucraina, bensì su tutta la costa settentrionale del Mar Nero, comprendendo anche altre aree russofone, come l’oblast’ di Odessa, e arrivando a lambire i confini dell’attuale Transnistria (altra nazione filo-russa autoproclamata ormai da più di vent’anni).</p>
<div id="attachment_1800" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/pic_39fe5d94ee7a734ca9e37977782d8758.jpg"><img class="wp-image-1800 size-full" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/pic_39fe5d94ee7a734ca9e37977782d8758.jpg" alt="pic_39fe5d94ee7a734ca9e37977782d8758" width="420" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Ucraina e Nuova Russia</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY">La Nuova Russia è stata finora riconosciuta ufficialmente solo dall’Ossezia del Sud (a sua volta riconosciuta solo da un pugno di Stati nel mondo). I ribelli inizialmente hanno utilizzato per identificarsi non solo le bandiere di Donetsk e Lugansk, bensì anche altri vessilli: la bandiera sovietica, la bandiera della Federazione Russa e il nastro di S. Giorgio (strisce nero-arancio, simbolo russo d’identità militare). Il processo di scelta di una bandiera ufficiale sotto cui riconoscersi è stato lanciato da Pavel Gubarev, governatore di Donetsk, a fine maggio, concretizzandosi ad inizio luglio con una votazione online tra 11 alternative sul portale <em>Novorossija</em>.<strong> La proposta più gettonata era quella di una bandiera con una croce di S. Andrea azzurra bordata di bianco su sfondo rosso</strong>, che sfrutta vari rimandi alla tradizione russa: lo sfondo rosso riprende il vessillo della vittoria sovietica fatto sventolare sul Reichstag nella Berlino capitolata, mentre la croce è ispirata alla bandiera della marina militare russa ed è presente anche nello stemma della flotta di Sebastopoli.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Ad agosto il portavoce del parlamento nuovo-russo Oleg Tsarëv ha presentato ufficialmente <strong>la bandiera scelta dalle autorità, che non è quella appena descritta, bensì un tricolore a bande orizzontali bianca, gialla e nera, versione capovolta del vessillo imperiale della dinastia degli zar Romа́nov</strong>. La scelta dei colori è un riferimento storico diretto alla Nuova Russia di epoca ottocentesca, conquistata e slavizzata proprio sotto il comando della famiglia Romа́nov. Un’interpretazione non ufficiale vuole anche che il bianco stia per la purezza delle idee e dei principi della federazione, il giallo per i campi dorati di Lugansk e il nero per le miniere del Donbass.</p>
<div id="attachment_1802" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Bandiera_Nuova_Russia_guerra.png"><img class="wp-image-1802 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Bandiera_Nuova_Russia_guerra-300x199.png" alt="Bandiera_Nuova_Russia_guerra" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Bandiera di guerra della Nuova Russia</p></div>
<div id="attachment_1801" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Bandiera_Nuova_Russia.png"><img class="wp-image-1801 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Bandiera_Nuova_Russia-300x199.png" alt="Bandiera_Nuova_Russia" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Bandiera civile della Nuova Russia</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY"> La bandiera con la croce di S. Andrea è stata contestualmente adottata come vessillo di guerra ed è sfoggiato sulle toppe militari dell’esercito (come in foto di copertina), risultando comunque ben più popolare di quella civile. L’apparente somiglianza con la bandiera degli Stati Confederati d&#8217;America è meramente una curiosa analogia, senza alcun riferimento diretto.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Alla conferenza di Minsk, alle spalle dei rispettivi leader, erano presenti solo le bandiere di Bielorussia, Russia, Germania, Francia e Ucraina, con i rappresentanti ribelli ad attendere nelle retrovie. <strong>È lecito aspettarsi la bandiera della Nuova Russia alla prossima conferenza?</strong></p>
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		<title>Il 2014 letto da Torquemada</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2014 17:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Runco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche questo Natale è passato e l&#8217;anno del Signore bismillesimodecimoquarto volge ormai al termine. Un copione senz&#8217;altro vissuto già diverse volte, quello della tregua di dicembre, in cui si cerca di pensare il meno possibile alla fine delle feste, perdendosi nel rosso degli addobbamenti natalizi, e dopo ancora in quello di cravatte, foulards e altri indumenti da procurarsi per la notte di San Silvestro. Cos&#8217;ha questa fine d&#8217;anno di diverso da tante altre? Davvero poco, giusto però il dettaglio che, già all&#8217;antivigilia della Natività, sono incominciate le pubblicazioni di Torquemada. È inutile indugiare in ulteriori auspici o dichiarazioni di intenti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><b><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>nche questo Natale è passato e l&#8217;anno del Signore bismillesimodecimoquarto volge ormai al termine.</b> Un copione senz&#8217;altro vissuto già diverse volte, quello della tregua di dicembre, in cui si cerca di pensare il meno possibile alla fine delle feste, perdendosi nel rosso degli addobbamenti natalizi, e dopo ancora in quello di cravatte, foulards e altri indumenti da procurarsi per la notte di San Silvestro. <b>Cos&#8217;ha questa fine d&#8217;anno di diverso da tante altre?</b> <b>Davvero poco</b>, giusto però il dettaglio che, <b>già all&#8217;antivigilia della Natività, sono incominciate le pubblicazioni di Torquemada.</b></p>
<p align="JUSTIFY">È inutile indugiare in ulteriori auspici o dichiarazioni di intenti. Bastano il manifesto e le presentazioni, più o meno estese, che i più accorti fra i nostri “venticinque lettori” avranno già visionato. <b>In questo sproloquio di fine anno è sufficiente esprimere la soddisfazione di vedere finalmente avviato questo progetto dall&#8217;indole </b><i><b>incendiaria</b></i><b>;</b> e compiacersi che questa <i>rivista di inquisizione telematica</i> abbia iniziato a disporre e condurre le sue meticolose e pedanti indagini.</p>
<p align="JUSTIFY">Qualcuno indubbiamente sarà riuscito a storcere il naso semplicemente per aver dovuto richiamare alla mente il clero spagnolo del quindicesimo secolo. <b>Sai e tonsure destano ricordi di epoche tenebrose, spettri di tempi difficili che sarebbe preferibile obliare.</b> Da dove sortiscano queste scomode, ma vitalissime, rimembranze a cinque secoli di distanza, è una domanda lecita, interessante, e si può ben dire obbligata; purtroppo però se volessimo svolgerla adesso, riusciremmo a travalicare la vaghissima linea del nostro tema. <b>Riprendendo dunque a parlare poco seriamente, torniamo a respirare l&#8217;area sublime e ammuffita dei tufi bruni del tardogotico, che di lì a pochi anni, sarebbe stata spazzata via</b> e accantonata per sempre, addirittura in un solo istante, da un solo uomo, da un solo stivale che toccava la sabbia: <b>il 12 ottobre del 1492. Il medioevo, prima di questo capodanno del nuovo mondo, dopotutto era brutto per colpa di quei fanatici dal pizzetto brizzolato</b>: “non l&#8217;avete visto <i>Il nome della rosa?”</i></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Adesso i tempi sono cambiati</b>: le invenzioni della modernità e le rapide del progresso hanno divelto l&#8217;ignoranza per sempre. <b>Non ci sono più analfabeti, ma al minimo semicolti.</b> Cosa riuscirebbe a dire S. Pietro d&#8217;Arbués di fronte alla chiesa cubo e al politicamente corretto, ammesso che si risvegli oggigiorno dal martirio.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Ma il 2014 è stato tanto diverso dal 1478? Togliendo lo stato della tecnica, i due continenti in più, Piero Angela e il passaggio a Nord Ovest, si possono trovare delle corrispondenze tra l&#8217;anno che sta per finire e quello in cui fu istituita l&#8217;Inquisizione Spagnola?</b></p>
<p align="JUSTIFY">Proviamo, in un vortice discendente di serietà, a cercare qualche convergenza. Il <b>1478</b> si aprì all&#8217;insegna dell&#8217;<b>espansione moscovita</b> colla presa, senza combattere, di <b>Novgorod</b> da parte di <b>Ivan III il grande</b>. Più o meno la stessa cosa non vale per il <b>2014</b>, in cui abbiamo assistito al <b>ritorno</b>, anche qui senza colpo ferire, <b>della Crimea alla Russia</b>? Pensate che l&#8217;allargamento territoriale causò ad Ivan III non pochi problemi coi mercanti della <b>Lega Anseatica</b>, proprio gli stessi avidi argentari baltico-tedeschi che danno sanzioni e fastidi a <b>Putin</b>, anche se dietro la ditta dell&#8217;<b>Unione Europea</b>. Ah queste corporazioni di banchieri che indebitano i principi, oggi più di allora!</p>
<p align="JUSTIFY"><b>In Italia all&#8217;epoca aveva luogo la </b><i><b>congiura dei Pazzi</b></i>, e proprio pochi mesi fa c&#8217;era ancora del baccano fra i toscani con <b>Matteo Renzi</b> che scalzava <b>Enrico Letta</b> dalla presidenza del consiglio, inaugurando forse una nuova <b>signoria</b>. Cinquecentotrentasei anni or sono si vedeva <b>un gran movimento in Vaticano</b> colle ristrutturazioni di <b>Sisto IV</b>, e similmente, a quanto pare, con <b>Francesco I</b>, anche se questa volta l&#8217;edilizia c&#8217;entra poco&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 1478 <b>Boabdil di Granada</b> si godeva ancora la frescura dell&#8217;<b>alhambra</b>, <b>Costantinopoli</b> non era caduta da molto tempo, e <b>la minaccia saracena era avvertita come reale e incombente</b>. Anche oggi corrono voci di <b>un&#8217;ombra a oriente</b>: proprio dal 2014 sulla terra cammina di nuovo un <b>Califfo</b>, non più ovviamente Al Mustanjid, o <b>Maometto II</b> e il suo Gedik Ameht Pascià, che nel 1480 avrebbe martirizzato gli <b>813 beati idruntini</b>, ma <b>Abù Bakr al Baghdadi</b>. Non meno martirizzatore di Cristiani questo <b>sanguinario signore dell&#8217;Iraq e del Levante</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Sempre nel 1478, l&#8217;isola di Britannia ospitava un regno in più, quello di <b>Scozia</b>, con a capo <b>Giacomo III Stuardo</b>, principe cristianissimo, tanto che nel &#8217;72 era riuscito a far elevare la <b>arcidiocesi di St. Andrews</b> al rango metropolitano; e nel 1486 avrebbe ricevuto la <b>rosa d&#8217;oro</b> benedetta con cui il papa (questa volta Innocenzo VIII), dal concilio di Tours ad oggi, onora regnanti e reggitori dei paesi cristiani. Giacomo, re tanto devoto, era però mal visto dai sui sudditi per la politica troppo favorevole all&#8217;<b>odiata Inghilterra</b>. Quest&#8217;ultimo paese nel 1603 avrebbe tolto la Scozia dal novero delle nazioni. E <b>per la triste ironia della storia, proprio in questo 2014 che volge alla fine, il popolo delle Highlands, che per trecento anni aveva con fierezza reclamato l&#8217;indipendenza, conquistata rumorosamente e faticosamente la ghiotta occasione di un referendum, ha preferito restare nel Regno Unito.</b></p>
<p align="JUSTIFY">Considerando ora il paese d&#8217;origine dell&#8217;Inquisizione, <b>la Spagna</b>, ci sarebbero talmente tante cose di cui discutere, che tutto il tempo rimasto al 2014 non basterebbe. Mi limiterò a riportare che a giugno re <b>Juan Carlos I di Borbone e Borbone delle Due Sicilie</b> ha lasciato il trono da cui ora regna suo figlio <b>Filippo VI</b>. A proposito di <b>avvicendamenti reali</b>, <b>questa sera</b> il presidente della Repubblica Italiana, <b>Giorgio Napolitano</b>, <b>potrebbe non parlare soltanto di lavoro, di tempi duri, di ricerca, di giovani e di eccellenza apprezzata nel mondo</b>, come suole fare da otto anni quando si rivolge agli italiani a fine dicembre. Vedremo tra qualche ora.</p>
<p align="JUSTIFY">Tornando al passato, nel quattrocento era dappertutto viva la memoria delle <b>grandi pestilenze</b> del secolo precedente e senza dubbio ai primi posti di una classifica delle angosce di allora c&#8217;era la <b>peste nera</b>. Anche nel XXI secolo il <b>terrore delle epidemie</b> tiene ostinatamente la testa della graduatoria. Il caso dell&#8217;<b>ebola</b>, il cui panico è cresciuto fino a livelli non proporzionali ai rischi effettivi (come già da altri inquisitori <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" title="Babbo Natale, Ebola, e altre Simpatiche Fregnacce" href="http://www.torquemada.eu/2014/12/27/babbo-natale-ebola-e-altre-simpatiche-fregnacce/" target="_blank">qui</a> </span>osservato) ne è l&#8217; esempio più appariscente.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>I dati dei </b><i><b>“perché”</b></i><b> più cercati su Google</b> dagli utenti di lingua italiana, n<b>on solo confermano questa inquietante tendenza, ma sottolineano anche come il timore si declini in forme squisitamente congruenti ai cliché sul medioevo</b>. Al primo posto troviamo <i>“perché vengono le blatte”</i>, e al sesto <i>“perché vengono i pidocchi”.</i> Il più razionale, e oserei dire quasi “illuministico”, <i>“bugiardino”</i> è solo in terza posizione, dietro a <i>“perché Pepa muore”</i>. Ecco dove vedere<a href="http://www.google.it/trends/topcharts#vm=trendingchart&amp;cid=e108f954-0619-445e-8c37-66c7b7b7319a&amp;geo=IT&amp;date=2014&amp;cat=%20" target="_blank"> la classifica completa</a>. Lascia un po&#8217; di tristezza il <i>“perché si soffre”</i> in quinta posizione. E senza tema di smentite si può affermare che <b>il fatto che una oceanica quantità di persone cerchi di autodiagnosticarsi patologie attraverso i motori di ricerca, fa sorgere un certo rimpianto di barbieri e cerusici quattrocenteschi.</b></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Per quanto abbiamo considerato fin qui, qualche analogia tra l&#8217;ultimo quarto del quindicesimo secolo e il primo quarto del terzo millennio dovremmo averla individuata</b>. E forse ora converrete che Tomàs de Torquemada, o chi dei suoi, potrebbe esprimersi ed essere capito anche nel tempo presente. <b>Dunque tornando ai trend di Google, possiamo finalmente osservare come la risposta ai problemi contemporanei che gli italiani invocano a gran voce sia chiaramente l&#8217;inquisizione</b>. La top ten dei <i>“come fare”</i> più ricercati del 2014, registra infatti in prima posizione proprio il termine: <i>“barbecue”</i>.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.google.it/trends/topcharts#vm=trendingchart&amp;cid=86286fe2-81d8-40a8-8b80-6391e8d8ec6e&amp;geo=IT&amp;date=2014&amp;cat=" target="_blank">Eccola</a>.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Non si può concludere senza augurare al Cortese Lettore un focoso 2015.</b></p>
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