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	<title>Torquemada &#187; Chiesa</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Ricordatevi che dovete morire, o almeno, dei defunti</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2015 00:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Roselli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pensavo ad oggi, alla Solennità dei Defunti, festa di precetto della Chiesa cattolica dimenticata e ignorata (vi basti pensare che in Università Cattolica oggi si sono tenute normalmente lezioni) come tante, forse come troppe. E proprio oggi mi è capitata sotto gli occhi una storia raccapricciante: quella di Joyce Carol Vincent. Questa ragazza britannica, per una serie di ragioni di diverso ordine, scelse di staccare ogni filo diretto con il mondo circostante. Contatti recisi con familiari, amici d&#8217;infanzia, colleghi, ex-fidanzati, vicini di casa. Dopo essersi licenziata, Joyce abbandonò il centro di recupero per maltrattamenti in cui pernottava e iniziò a]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>ensavo ad oggi, alla <strong>Solennità dei Defunti, festa di precetto della Chiesa cattolica dimenticata e ignorata</strong> (vi basti pensare che in Università Cattolica oggi si sono tenute normalmente lezioni) come tante, forse come troppe.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>E proprio oggi mi è capitata sotto gli occhi una storia raccapricciante: quella di Joyce Carol Vincent.</strong> Questa ragazza britannica, per una serie di ragioni di diverso ordine, scelse di staccare ogni filo diretto con il mondo circostante.<br />
Contatti recisi con familiari, amici d&#8217;infanzia, colleghi, ex-fidanzati, vicini di casa. Dopo essersi licenziata, Joyce abbandonò il centro di recupero per maltrattamenti in cui pernottava e iniziò a spostarsi di giorno in giorno in un appartamento diverso della periferia di Londra.<br />
<strong>Nel 2003, in un pomeriggio di dicembre, dopo aver acquistato qualche regalo di Natale forse per i genitori con cui avrebbe voluto di nuovo scambiare una parola, Joyce inaspettatamente spirò</strong>, si ritiene per una complicazione dell&#8217;asma di cui soffriva da tempo. La televisione di fronte a lei rimase accesa, come il riscaldamento e l&#8217;elettricità pagata dall&#8217;assistenza sociale. Tutto in quella casa rimase tragicamente fermo mentre le spoglie della ragazza marcivano per settimane.<br />
Nessuno si accorse di quel corpo senza vita in quella casa di seconda mano nei cui pressi si spacciava droga e dove il rumore dell&#8217;apparecchio televisivo si mischiava al fragore degli schiamazzi notturni di qualche balordo.</p>
<p style="text-align: justify">Soltanto a festività natalizie concluse qualcuno si accorse dei resti di Joyce; peccato che i Natali trascorsi fossero due.<br />
<strong>Il 25 gennaio 2006 gli ufficiali esecutori dello sfratto buttarono giù la porta della casa, e trovarono il macilento scheletro di Joyce rivolto verso un tappabuchi pomeridiano di un canale tv trasmesso senza sosta da oltre due anni.</strong></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/12112067_10207779144258119_7493728875798365909_n.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2953" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/12112067_10207779144258119_7493728875798365909_n-300x187.jpg" alt="12112067_10207779144258119_7493728875798365909_n" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Vedete, la storia di Joyce non è poi così diversa da quella di tutti noi: ciascuno muore da solo</strong>, che sia il padre mentre stringe sempre più flebilmente le mani del figlio, il fante d&#8217;Italia che agonizza dopo un futile assalto alla trincea durante la Grande Guerra e persino il Re nel cordoglio della sua intera corte. Nulla può impedire il sopraggiungere di questo evento, nessuna gloria, piacere prolungato, o onore può impedire quel rantolare che precede l&#8217;ultimo respiro. <strong>E parliamoci chiaro, non vi è alcuna dignità nel morire e nemmeno un senso proprio nell&#8217;aver vissuto per tramutarsi in un banchetto di vermi.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Vi è solo una cosa che può giustificare la Morte: la sua dirompente sconfitta avvenuta in un sepolcro della Palestina.</strong> Ed è questo, credetemi, l&#8217;unico pensiero che mi libera dall&#8217;angoscia suscitatami dalla storia di Joyce Vincent.<br />
La consapevolezza, la Fede contro ogni certezza empirica che, parafrasando Sant&#8217;Agostino, il milite ignoto caduto nell&#8217;Isonzo, il vecchio abbandonato in un ospizio, il senzatetto che ha lasciato questa vita nella fredda stazione di New York e la stessa Joyce deceduta nella dimenticanza totale di una società che erge l&#8217;Individuo ad assoluto ma la persona a zero, guarda con i suoi occhi pieni di Gloria i nostri pieni di lacrime.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>A tutti i fratelli defunti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right"><em><strong>Lorenzo Roselli, </strong></em><em>lo ieromonaco</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cuba, dal comunismo al socialismo: le prove di un cambiamento</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 08:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è la percezione diffusa che le riforme varate a Cuba a partire dagli anni `90 abbiano riguardato essenzialmente l&#8217;economia, senza però intaccare la natura comunista dello Stato. Questa tesi è sostenuta sia da alcuni nemici di Cuba, che hanno interesse a screditarla, continuando a bollarla come un arretrato regime totalitario, sia da alcuni suoi sostenitori, cui preme &#8211; per ragioni altrettanto ideologiche &#8211; sottolineare l&#8217;immutata realtà comunista di questo Stato. Tuttavia, la realtà è ben differente. Al tempo stesso, però, non è neanche appropriato asserire che Cuba non abbia più alcunché di socialista, stante le sue aperture al mercato. Introduzione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>&#8217;è la percezione diffusa che le riforme varate a Cuba a partire dagli anni `90 abbiano riguardato essenzialmente l&#8217;economia, senza però intaccare la natura comunista dello Stato</strong>. Questa tesi è sostenuta sia da alcuni nemici di Cuba, che hanno interesse a screditarla, continuando a bollarla come un arretrato regime totalitario, sia da alcuni suoi sostenitori, cui preme &#8211; per ragioni altrettanto ideologiche &#8211; sottolineare l&#8217;immutata realtà comunista di questo Stato. Tuttavia, la realtà è ben differente. <strong>Al tempo stesso, però, non è neanche appropriato asserire che Cuba non abbia più alcunché di socialista, stante le sue aperture al mercato.</strong></p>
<p style="text-align: center"><em>Introduzione</em></p>
<p style="text-align: justify">Innanzitutto, però, occorre chiarire un momento i termini in questione. <strong>Nel marxismo, s’intende per socialismo, la fase in cui lo Stato, sotto la dittatura del proletariato, socializza i mezzi di produzione, preparando quindi il passaggio al comunismo vero e proprio</strong>. Tuttavia, storicamente, con l’etichetta socialismo si designavano tutti quei movimenti che miravano, in qualche modo, alla socializzazione dei mezzi di produzione, per cui Marx ed Engels prendono le distanze dai vari socialismi utopici o reazionari. È così che <strong>il socialismo, nel XX secolo, passa ad indicare le correnti riformiste o moderate del socialismo</strong> (socialdemocrazia, socialismo riformista, socialismo nazionale), in contrasto con il comunismo bolscevico. La stessa dottrina sociale cattolica si interroga a proposito dei cambiamenti all’interno del movimento socialista (cfr. Quadragesimo Anno e Octogesima Adveniens).</p>
<p style="text-align: justify">La cartina di tornasole dei cambiamenti a Cuba, non solo come prassi contingente, ma come vera e propria missione programmatica, si ha nella vasta riforma della Costituzione operata nel 1992. <strong>La Costituzione della Cuba rivoluzionaria risale in realtà al 1976</strong>, ben diciassette anni dopo la conquista del potere. In precedenza, era teoricamente ancora in vigore la Costituzione democratica e progressista del 1940, sia pure ormai scavalcata dalla legislazione rivoluzionaria dei primi anni ’60. Con la normalizzazione delle istituzioni compiuta nel 1975 (I Congresso del Partito Comunista di Cuba), fu quindi varata una Costituzione ispirata a quella sovietica. Viceversa,<strong> nel 1992, dopo il collasso del blocco sovietico, e in piena crisi economica, prima ancora di approntare altre riforme, furono effettuati importanti cambi alla Costituzione</strong>.</p>
<p style="text-align: center"><em>Dalla classe alla nazione</em></p>
<p style="text-align: justify">Guardiamo innanzitutto al <strong>preambolo</strong>, dove – nonostante rimanga per lo più invariato – compresi i riferimenti positivi al marxismo-leninismo, all’internazionalismo proletario, al socialismo e al comunismo come unica via per liberare l’uomo da ogni sorta di sfruttamento, e all’edificazione di una società comunista – <strong>già si notano alcune differenze eloquenti</strong>. Laddove, nel 1976, i Cubani erano «guidati dal marxismo-leninismo» e «appoggiati (…) nell’amicizia fraterna e la cooperazione dell’Unione Sovietica e altri Paesi socialisti e nella solidarietà dei lavoratori e popoli dell’America Latina e del mondo», ora sono «guidati dall’ideario di José Martí e le idee politico-sociali di Marx, Engels e Lenin» e «appoggiati (…) nell’amicizia fraterna, l’aiuto, la cooperazione e la solidarietà dei popoli del mondo, specialmente quelli dell’America Latina e dei Caraibi». Il fine ultimo, in compenso, resta il medesimo, espresso con una citazione di Martí: «il culto dei Cubani alla dignità piena dell’uomo».</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/martillo-y-la-hoz-fidel-ernesto-vasquez.jpg"><img class="size-medium wp-image-2470 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/martillo-y-la-hoz-fidel-ernesto-vasquez-278x300.jpg" alt="martillo-y-la-hoz-fidel-ernesto-vasquez" width="278" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Poi, <strong>circa la natura dello Stato</strong>, la vecchia Costituzione afferma (art. 1) che la «Repubblica di Cuba è uno Stato socialista di operai e contadini e altri lavoratori manuali e intellettuali», che (art. 4) «tutto il potere appartiene al popolo lavoratore (…) che si fonda nella ferma alleanza della classe operaia con i contadini e gli altri ceti lavoratori urbani e rurali, sotto la direzione della classe operaia». Inoltre, il Partito Comunista è qualificato (art. 5) come “avanguardia organizzata marxista-leninista della classe operaia”. Al contrario nella nuova Costituzione non si parla più di “classe” in alcun luogo: Cuba è «uno Stato socialista di lavoratori» (art. 1), la cui sovranità «risiede nel popolo, dal quale emana tutto il potere dello Stato» (art. 3), mentre il Partito Comunista è ora «martiano e marxista-leninista, avanguardia organizzata della nazione cubana» (art. 5).</p>
<p style="text-align: center"><em>Dal materialismo alla libertà religiosa</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Un altro cambiamento fondamentale, specialmente dal nostro punto di vista, è quello relativo alla religione</strong>. Se, in epoca sovietica (art. 54), «lo Stato socialista, che basa la sua attività ed educa il popolo nella concezione scientifica materialista dell’universo, riconosce e garantisce la libertà di coscienza, il diritto di ciascuno a preferire qualsiasi credenza religiosa e a praticare, nel rispetto della legge, il suo culto di riferimento», pure è «illegale e punibile opporre la fede o la credenza religiosa alla Rivoluzione, all’educazione o al compimento dei doveri di lavorare, difendere la patria in armi, riverire i suoi simboli e gli altri doveri stabiliti dalla Costituzione». Infatti,<strong> i credenti non potevano all’epoca essere iscritti al Partito</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Invece, nella nuova Cuba, esplicitamente (art. 8) «lo Stato riconosce, rispetta e garantisce la libertà religiosa»</strong> e «Le distinte credenze e religioni godono di uguale considerazione», mentre <strong>scompare ogni riferimento sia alla “concezione scientifica materialista dell’universo”, sia all’opposizione tra fede e Rivoluzione</strong>. Anche la<strong> politica educativa e culturale</strong> (art. 38) non si fonda più nella «concezione scientifica del mondo, stabilita e sviluppata dal marxismo-leninismo», bensì nei «progressi della scienza e della tecnica, l’ideario marxista e martiano, la tradizione pedagogica progressista cubana e universale».</p>
<p style="text-align: justify">Non solo, ma ora lo Stato, oltre a proteggere (art. 35) «la famiglia, la maternità e il matrimonio», ora «riconosce nella<strong> famiglia</strong> la cellula fondamentale della società e le attribuisce responsabilità e funzioni essenziali nella educazione e la formazione delle nuove generazioni». Peraltro,<strong> il matrimonio</strong> è sempre stato definito (art. 36) come «unione volontariamente concertata di un uomo e di una donna con capacità legali, al fine di condurre vita in comune». Il cosiddetto “same sex marriage” sarebbe quindi incostituzionale a Cuba. Infine, un nuovo capitolo (III), con l’art. 34, è introdotto per regolare la condizione dei residenti stranieri, fino ad allora non prevista a livello generale.</p>
<p style="text-align: center"><em>Dal comunismo al socialismo</em></p>
<p style="text-align: justify">Al contrario,<strong> se parliamo di proprietà ed economia, i cambiamenti sono stati meno radicali, ma non meno importanti</strong>. Cuba continua ad avere un «sistema socialista di economia basata sulla proprietà socialista di tutto il popolo sui mezzi di produzione e nella soppressione dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo» (art. 14). Tuttavia, ora si specifica che si parla di mezzi «fondamentali». Allo stesso modo, laddove (art. 15) si stabiliva la proprietà statale di tutta una serie di risorse e beni fondamentali, ora si specifica (a scanso di equivoci!) che «questi beni non possono trasmettersi in proprietà a persone naturali o giuridiche, salvo i casi eccezionali in cui la trasmissione parziale o totale di alcun obiettivo economico sia destinata ai fini dello sviluppo del Paese e non influenzino i fondamenti politici, sociali ed economici dello Stato». Insomma, sono posti comunque dei paletti che evitino eventuali privatizzazioni.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, tanto quanto prima (art. 16) «lo Stato organizza, dirige e controlla l’attività economica nazionale», prima «d’accordo col Piano unico di Sviluppo Economico-Sociale», di matrice sovietica, mentre ora, più genericamente, «conformemente ad un piano che garantisca lo sviluppo programmato del Paese». Sempre però si presume che «partecipino attivamente e coscientemente i lavoratori di tutte le branche dell’economia e delle altre sfere della vita sociale». L’unico fine che viene meno è «la capacità per compire i doveri internazionalisti del nostro popolo» – che all’epoca si riferiva alle missioni militari internazionaliste. Inoltre, precedentemente il commercio estero (art. 18) era «funzione esclusiva dello Stato», mentre ora questo lo «dirige e controlla».</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/CubaRevolucion.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2467" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/CubaRevolucion-300x224.jpg" alt="CubaRevolucion" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Infine, esattamente come prima, anche adesso (art. 19-20), lo Stato «riconosce la proprietà dei piccoli agricoltori sulla loro terra e altri mezzi e strumenti di produzione», nonché il diritto ad associarsi, a organizzarsi in cooperative e a vendere le terre, con diritto di preferenza allo Stato. Inoltre, resta immutato (art. 21) il diritto alla proprietà personale sulle entrate e risparmi provenienti dal proprio lavoro, sull’abitazione e altri beni, nonché su quei «mezzi e strumenti di lavoro personale o famigliare, che non si usino per sfruttare il lavoro altrui». L’unica differenza importante è qui l’inserimento di un nuovo articolo (23), con cui «lo Stato riconosce la proprietà delle imprese miste, società e associazioni economiche che si costituiscono conformemente alla legge».</p>
<p style="text-align: center"><em>Conclusione</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Come si può vedere, Cuba resta costituzionalmente, ma anche nella pratica, un Paese del tutto socialista, privo di quelle ambiguità che appaiono nella Repubblica Popolare Cinese o in Vietnam, dove le multinazionali straniere trovano così conveniente delocalizzare la produzione</strong>. I cambiamenti, dal punto di vista economico, hanno riguardato soprattutto la prassi, per cui lo Stato resta sì agente centrale della pianificazione economica, ma è affiancato da aziende miste con capitali stranieri, cooperative agricole – che sono state espanse ampiamente negli anni ’90 – e lavoro privato, a conduzione famigliare, specialmente nell’ambito dei servizi. Insomma, non solo la proprietà personale, quella frutto del lavoro delle singole famiglie, è garantita, ma è anche possibile assumere personale dipendente, che aiuti il proprietario nel suo lavoro. È proibita semmai la rendita parassitaria sullo sfruttamento del lavoro altrui.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tuttavia, è nella sfera ideologica e politica che più di tutte si vede la marcata presa di distanza con il comunismo storico novecentesco</strong>. Al di là dei richiami al marxismo-leninismo e al comunismo, si è preso atto che la comunità politica non è la sola classe operaia (a Cuba minoritaria), bensì tutta la nazione lavoratrice, inclusi i piccoli agricoltori proprietari e i lavoratori autonomi. E allo stesso modo, il materialismo scientifico è stato abbandonato in favore di una prospettiva plurale, dove il socialismo marxiano convive con il nazionalismo democratico martiano, e il ruolo della religione nella società è riconosciuto e tutelato. Quest’ultimo fattore non è indifferente, se si tiene conto dell’importante ruolo che ebbero<strong> i cattolici</strong>, da Padre Varela a José Antonio Echevarria, nello sviluppo della nazione e della Rivoluzione cubana.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Stanti i fatti, è evidente che continuare a presentare Cuba come un bunker veterocomunista, dove vige una feroce dittatura stalinista e la Chiesa è perseguitata, è errato tanto quanto elevare questo Paese ad ultimo baluardo del marxismo-leninismo di fronte al liberal-capitalismo</strong>. Sono categorie ideologiche, del tutto prive di riscontro nella realtà. Oggi, possiamo dire che il trentennio effettivamente comunista (1961-1992), non rappresenta altro che una fase, dovuta anche a contingenze storiche, nello sviluppo della Rivoluzione cubana, dal 1953 ad oggi.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/172VictoriaCUBA.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2468" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/172VictoriaCUBA-196x300.jpg" alt="172VictoriaCUBA" width="196" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Papa Francesco: pontificato breve o disinformazione?</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2015 17:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Runco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella serata del dodici marzo (era già il tredici in Europa) l&#8217;emittente messicana Televisa ha trasmesso l&#8217;intervista concessa dal Papa alla vaticanista Valentina Alazraki in occasione del secondo anniversario della Sua elezione. Oltre atlantico l&#8217;intervista è stata dapprima compendiata in un comunicato di Radio Vaticana e poco più tardi riportata integralmente in italiano dall&#8217;Osservatore Romano (eccola), e in spagnolo dalla stessa Radio Vaticana (qui). La conversazione tra Papa Francesco e la giornalista messicana è durata all&#8217;incirca un&#8217;ora e mezzo, e anche la sua trascrizione certamente non può definirsi corta. Nel sintetizzarla la stampa in molti casi si è soffermata, con precisione a dir poco chirurgica, solo su]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>ella serata del dodici marzo (era già il tredici in Europa) l&#8217;emittente messicana Televisa ha trasmesso l&#8217;intervista concessa dal Papa alla vaticanista Valentina Alazraki</strong> in occasione del secondo anniversario della Sua elezione. Oltre atlantico l&#8217;intervista è stata dapprima compendiata in un comunicato di <strong>Radio Vaticana</strong> e poco più tardi riportata integralmente in italiano dall&#8217;<strong>Osservatore Romano</strong> (<a href="http://www.osservatoreromano.va/it/news/due-anni-di-pontificato">eccola</a>), e in spagnolo dalla stessa Radio Vaticana (<a href="http://www.news.va/es/news/los-primeros-dos-anos-de-la-era-francisco-en-entre">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La conversazione tra Papa Francesco e la giornalista messicana è durata all&#8217;incirca un&#8217;ora e mezzo</strong>, e anche la sua trascrizione certamente non può definirsi corta. Nel sintetizzarla<strong> la stampa in molti casi si è soffermata, con precisione a dir poco chirurgica, solo su alcune espressioni usate dal Santo Padre</strong>, propinando a volte notizie dal senso poco coerente con quello del discorso del Sommo Pontefice, e presumibilmente distanti dalle Sue intenzioni. Non si tratta di un fenomeno nuovo, ma frequente, in particolar modo per le notizie che riguardano, in ordine crescente, la Chiesa Cattolica, il Romano Pontefice e Papa Francesco.</p>
<p style="text-align: justify">In questo caso ci riferiamo ai temi dell&#8217;intervista, e <strong>in luogo specifico al clamore suscitato dalle parole di Francesco I con le quali ha affermato di presagire la brevità del pontificato</strong> corrente.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/cq5dam.thumbnail.624.351.jpg"><img class=" wp-image-2129 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/cq5dam.thumbnail.624.351-300x168.jpg" alt="cq5dam.thumbnail.624.351" width="314" height="176" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Una asserzione giunta allorché si è fatto notare al Papa che il Suo operato ha potuto a volte  far pensare ad &#8220;una certa <strong>fretta nel modo di agire</strong>&#8221; oppure a una visione del <strong>pontificato a &#8220;breve termine&#8221;</strong>. Eccola per intero:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve. Quattro o cinque anni. Non so, o due o tre. Beh, due sono già passati. È come una sensazione un po’ vaga. Le dico, forse no. È come la psicologia di chi gioca e allora crede che perderà per non restare poi deluso. E se vince è contento. Non so che cos’è. Ma ho la sensazione che Dio mi ha messo qui per una cosa breve, niente di più&#8230; Ma è una sensazione. Per questo lascio sempre aperta la possibilità.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Questa ci appare come una risposta affermativa alla prima ipotesi. <strong>Il Papa tiene effettivamente a realizzare i Suoi propositi al più presto</strong>, impegnandosi dal primo momento.<strong> Questa premura è suggerita dalla sensazione che il tempo a disposizione sia poco</strong>. Si tratta di<strong> una semplice sensazione</strong>, forse <strong>dettata dalla gravità non da poco della Missione</strong>, come specificato dalla metafora del giocatore. Non è opportuno interrogarsi sulla natura di questo mandato affidato a Francesco, magari lanciandosi in passionali ma arditi paragoni al Poverello d&#8217;Assisi e al &#8220;riparare la Chiesa&#8221;;o molto peggio a sensazionalistiche fantasticherie di gusto luteranesco sul &#8220;riformarla&#8221;. Qui si parla &#8220;semplicemente&#8221; (le virgolette sono d&#8217;obbligo) del compito di Pastore della Chiesa Universale, che deve essere svolto, come ogni altro, tenendo sempre presente la <em>&#8220;missione d&#8217;identità con Gesù Cristo&#8221;</em> che Francesco ha in altre occasioni ricordato e che ribadirà, come vedremo, più avanti nell&#8217;intervista. <strong>Il Papa intende svolgere dunque il Suo pontificato sotto la guida di Cristo,  con la sollecitudine di chi sa di poter essere in ogni momento sorpreso dai ladri</strong> (cfr. S.Matteo 24, 43-44), senza però escludere di poter esser chiamato dalla Provvidenza ad un lungo regno.</p>
<p style="text-align: justify">Una frase allusiva come &#8220;<em>Per questo lascio sempre aperta la possibilità&#8221; </em>può dare la sensazione che si rimanga in ambiguo e, considerando quanto poco remota è l&#8217;abdicazione di <strong>Benedetto XVI</strong>, si potrebbe pensare che il Santo Padre consideri aperta la possibilità di seguire anche in questo il cammino del Suo predecessore. Immediatamente dunque l&#8217;intervistatrice chiede  una precisazione in tal senso al Pontefice, il quale risponde:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;[&#8230;]Io credo che Papa Benedetto abbia aperto una porta. Settant’anni fa non esistevano i vescovi emeriti. Oggi ne abbiamo 1400. [&#8230;] Credo che Benedetto con grande coraggio abbia aperto la porta ai Papi emeriti. Non bisogna considerare Benedetto come una eccezione. Ma come una istituzione. Forse sarà l’unico per molto tempo, forse non sarà l’unico. Ma è una porta aperta dal punto di vista istituzionale. Oggi il Papa emerito non è una realtà strana, ma si è aperta la possibilità che possa esistere.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Una risposta perfettamente in linea colla precedente, cui segue la domanda, che è più una affermazione: <em>&#8220;Si potrebbe pensare, come per i vescovi, un Papa che rinunci a ottant’anni.&#8221;</em> Ecco la replica del Papa:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Anche. Si può, ma a me non piace fissare un’età. Credo che il papato ha qualcosa di ultima istanza. È una grazia speciale. Per alcuni teologi il papato è un sacramento, i tedeschi sono molto creativi in tutte queste cose. Io non sono di questo parere, ma questo vuol dire che c’è qualcosa di speciale. Allora parlare di ottant’anni crea una sensazione di fine di pontificato che non farebbe bene, qualcosa di prevedibile. Non sono dell’idea di fissare un’età ma sono dell’idea di Benedetto. [&#8230;]&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify"><strong>Francesco insomma non pensa di rinunciare al Ministero Petrino, e soprattutto non crede che si possa porgli un termine</strong>. Riconosce comunque, come la Chiesa ha sempre fatto, la possibilità della rinuncia, e il coraggio della scelta di Benedetto XVI, che servirà in futuro da ammonimento laddove se ne verifichino le circostanze. Il Papa Emerito è quindi una istituzione per l&#8217;importanza del Suo esempio. Lo è anche per la recente istituzione del titolo, ispirato a quello dei vescovi emeriti. Se esso verrà usato ancora nei prossimi anni non ci è dato sapere.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando al nostro tema specifico, <strong>la ricezione da parte dei giornali delle attestazioni citate</strong>, nonché di altre risposte, <strong>è stata spesse volte incoerente</strong>, al punto che una veloce <strong>rassegna stampa</strong> delle più note testate svela un <strong>carosello di proclami tanto scandalistici quanto menzogneri</strong> e di condotte in qualche caso poco diligenti per dei giornalisti.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/papa_francesco.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2127" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/papa_francesco-300x187.jpg" alt="papa_francesco" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;intenzione originaria era di occuparsi esclusivamente della stampa nostrana, ma la menzione di quella straniera è d&#8217;obbligo in un caso esemplare. Infatti di tanto in tanto la notizia è riportata onestamente, e<strong> l&#8217;articolo più fedele alle parole del Papa</strong>, per quanto succinto, è del <strong>Time</strong> (<a href="http://time.com/3743995/pope-francis-anniversary-five-years/">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify">In Italia si è appreso il contenuto dell&#8217;intervista tramite <strong>il comunicato della Radio Vaticana</strong> (<a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/03/13/il_papa_a_televisa_racconta_i_due_anni_di_pontificato/1129053">qui</a>) che <strong>ha avuto una considerevole &#8220;circolazione&#8221;</strong> nelle redazioni dei quotidiani. Diversi suoi trafiletti sono stati &#8220;copia-incollati&#8221; dall&#8217;<strong>Huffington Post</strong> (<a href="http://www.huffingtonpost.it/2015/03/13/papa-pontificato-breve_n_6862568.html?utm_hp_ref=italy">qui</a>) – l&#8217;unico giornale a riconoscere espressamente la citazione – dall&#8217;agenzia di informazione <strong>ANSA</strong> (<a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/03/13/papa-festeggia-2-anni-pontificato-ma-ammette-ho-sensazione-che-sara-breve_c5fc3eb9-561a-42d2-abd4-2d020be915c5.html">qui</a>), da <strong>Repubblica</strong> (<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2015/03/13/news/papa_curia_ultima_corte_d_europa_-109421858/?ref=search">qui</a>), dal <strong>Sole 24 Ore</strong> (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-03-13/papa-francesco-ho-sensazione-che-mio-pontificato-sara-breve-144154.shtml?uuid=ABRjLt8C">qui</a>), e perfino da <strong>&#8220;Vatican Insider&#8221;</strong> (<a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francisco-francis-39708/">qui</a>), lo spazio dedicato da &#8220;<strong>La Stampa</strong>&#8221; alle vicende di Chiesa, dove invero era presente anche un&#8217;articolo di Andrea Tornielli (<a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francisco-francis-39722/">questo</a>) che riportava le risposte del Papa.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia<strong> il Sole 24 ore</strong> correlava il suo articolo ad una datata recensione (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-05-29/bergoglio-papato-termine-francesco-i-lupi-segreto-una-rivoluzione-libro-marco-politi-150754.shtml?uuid=ABD3xCMB">questa</a>) alludendo ad altrettanto datate quanto poco affidabili argomentazioni. <strong>Si tratta del primo, e meno attendibile, dei due ordini di equivoci che una informazione distorta o quantomeno disattenta può generare sull&#8217;argomento.</strong> La rinuncia di Benedetto XVI sarebbe stata il primo segno di <strong>una imminente rivoluzione nella guida della Chiesa</strong>, destinata all&#8217;evoluzione nella scia dei moderni ordinamenti democratici, e culminante nell&#8217;istituzione di un <strong>&#8220;papato a termine&#8221;</strong>. In pratica il Papa dovrebbe presto avere a disposizione un &#8220;settennato&#8221; come il presidente della repubblica. <strong>Una previsione tanto distante dalle parole de Pontefice quanto poco cattolica</strong>, specie se si afferma che i futuri Successori di Pietro non potranno più &#8220;salire sul trono pretendendo di essere plenipotenziari di Cristo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Corre quasi sulla stessa linea di pensiero <strong>il pessimo articolo della redazione online del Corriere della Sera (<a href="http://www.corriere.it/cronache/15_marzo_13/papa-francesco-sento-mio-pontificato-breve-15c43080-c984-11e4-84dd-480351105d62.shtml">qui</a>), che addirittura arriva ad attribuire al Santo Padre asserzioni da lui mai pronunciate</strong>, come  nel grassetto: «i papi emeriti dovrebbero diventare un&#8217;istituzione», posto in rubrica con tanto di virgolette, a titolo di un piccolo capoverso contenente un <em>collage</em> di frasi dell&#8217;intervista. <strong>Contro l&#8217;evidenza, il quotidiano milanese lascia intendere invece una imminente istituzionalizzazione delle dimissioni per <em>ingravescentem aetatem</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il secondo tipo di equivoci, e che forse può apparire maggiormente plausibile, è quello per cui sarebbe possibile desumere dalle risposte di Papa Francesco a Valentina Alazraki, la Sua intenzione di rinunciare al Soglio Pontificio in un prossimo futuro.</strong> Questa interpretazione ha avuto però enorme risonanza anche sui media internazionali, infatti è il filo conduttore di numerosi articoli, come quello del <strong>Guardian</strong> (<a href="http://www.theguardian.com/world/2015/mar/13/pope-francis-two-year-anniversary-lord-chose-me-short-mission">qui</a>), e di servizi televisivi. Abbiamo già visto come a nostro avviso simili conclusioni non possano essere tratte da quel dialogo, ed <strong>è significativo come la stessa Valentina Alazraki abbia voluto smentirli in alcuni tweet che riportiamo in immagine</strong>.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2121" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-1-300x211.png" alt="Cattura alazraki 1" width="300" height="211" /></a></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-2.png"><img class="size-medium wp-image-2120 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-2-300x211.png" alt="Cattura alazraki 2" width="300" height="211" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Nel Bel Paese tra banalità, fraintendimenti e strumentalizzazioni l&#8217;argomento in questione non ha mancato di dar vita a una <strong>fiumana di servizi grotteschi</strong>, alcuni dei quali menzionabili. Come <strong>&#8220;Papa Francesco: non durerò a lungo&#8221;</strong> dell&#8217;<strong>Avanti</strong> (<a href="http://www.avantionline.it/2015/03/papa-francesco-non-durero-a-lungo/">qui</a>), redivivo quotidiano socialista, il quale domandandosi &#8220;cosa ci sia di non detto nelle Sue parole?&#8221; ci presenta un Papa depresso, che nell&#8217;intervista a Televisa, sembrerebbe<span class="Apple-style-span"> lanciare dall&#8217;inconscio e in modo indiretto &#8220;un allarme, un appello accorato, un segnale di difficoltà&#8221;. O anche <strong>Libero Quotidiano</strong> che in <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11767468/Papa-Francesco-e-il--pontificato.html">questo</a> articolo calcola, con l&#8217;invadente <em>nonchalance</em> di uno iettatore navigato, le <strong>incognite</strong> che il Sommo Pontefice dovrebbe mettere in conto. Ne individua essenzialmente due: la &#8220;morte naturale&#8221; e il rischio di essere finito <strong>&#8220;nel mirino dell&#8217;ISIS&#8221;</strong>. In ultimo ci diverte molto anche <strong>il Fatto Quotidiano</strong> (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/13/francesco-ior-pedofili-mafia-divorziati-2-anni-rivoluzione-sfidando-curia-lobby/1501217/">qui</a>) che, accennando sommariamente all&#8217;intervista, coglie l&#8217;occasione per sciogliere una filippica che sorprende Papa Francesco mentre si spoglia per un attimo delle vesti eroiche, dando sfogo alla frustrazione di non essere in grado di compiere la Sua missione titanica. La Chiesa non merita di essere salvata né può esserlo. Francesco I infatti, a due anni dall&#8217;elezione, starebbe per essere travolto da una valanga di Curia, Ior, pedofili, divorziati e gay, mentre viene stritolato da una &#8220;corte curiale&#8221; ostile guidata probabilmente dal cardinal <strong>Raymond Leo Burke</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify">Tornando a questioni più serie, <strong>un&#8217;altra parte dell&#8217;intervista ad aver avuto molta risonanza è quella in cui il Santo Padre ha definito la Curia come <em>&#8220;l&#8217;ultima corte d&#8217;Europa&#8221;</em></strong>. Una affermazione giunta quando Gli è stata chiesta conferma di voler cambiare nella Curia, <em>molto più delle struttur</em>e, cioè la<em> mentalità</em> e il <em>cuore</em>.  <strong>Il Papa dunque dopo aver descritto l&#8217;ambiente della Corte Papale</strong> come diverso da quello delle altre corti rimaste nel continente e <em>&#8220;ormai democraticizzate&#8221;</em>, precisando di non avere intenti polemici, <strong>ha confermato di non voler agire sulla forma, ma sulle persone:</strong> <strong>quello di cui c&#8217;è bisogno è una conversione personale</strong>. Il Papa renderà esplicito il senso di queste parole più avanti nell&#8217;intervista, quando ricorderà l&#8217;allocuzione da Lui tenuta alla curia prima di Natale. Un esame di coscienza in cui aveva evidenziato <strong>quindici malattie</strong>.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Ho pensato per esempio a una a cui nessuno ha fatto caso e per me è la principale: dimenticare il primo amore. Quando cioè uno si trasforma in un buon impiegato e dimentica di avere una missione di identità con Gesù Cristo, che è il primo amore.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Concludendo, ricordiamo come il Papa abbia accettato l&#8217;aggiunta, propostagli da un cardinale in occasione dell&#8217;ultimo concistoro, di <strong>una sedicesima malattia</strong> alle quindici del discorso di Natale: <em>&#8220;Quella di chi non ha il coraggio di criticare apertamente. Se uno non è d’accordo con il Papa deve andare a dirglielo&#8221;. </em>Dunque forte dell&#8217;esortazione del Santo Padre, e pur essendo con Lui pienamente d&#8217;accordo, vorrei con affetto filiale rivolgergli una piccola considerazione. Papa Francesco ci ha abituato ormai da due anni al <em>&#8220;<strong>Gesuitese&#8221;</strong></em><strong>: un linguaggio apparentemente compiacente, ma dalle scarse concessioni</strong>. Forse però usandolo di meno si eviterebbero numerose distorsioni come queste che abbiamo appena esaminato.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/topic.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2126" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/topic-300x164.jpg" alt="topic" width="300" height="164" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Mamma, le Sentinelle In Piedi!&#8221; ovvero Cronaca di uno sciacallaggio mediatico</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2015 13:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Roselli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Lorenzo Nicola Roselli]]></category>
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		<category><![CDATA[Sentinelle in piedi]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel corso della storia sono esistite e probabilmente sempre esisteranno, movimenti spontanei di dissidenza civile, che in quanto tali possono raccogliere plauso come critiche. È normale. Fa parte del gioco, direbbe qualcuno. Quello che qui andrò ad esporre, però,  è un caso molto particolare nel panorama del nostro Paese, quello delle Sentinelle In Piedi. Trattandosi del mio primo intervento sul progetto Torquemada di cui sono, per così dire, un membro fondatore, quale miglior modo di esordire che con un tema così scottante? In verità, il fatto stesso che sia così scottante mi lascia perplesso. Vedete, io sono tra quelli che]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="N" class="cap"><span>N</span></span><strong>el corso della storia sono esistite e probabilmente sempre esisteranno, movimenti spontanei di dissidenza civile, che in quanto tali possono raccogliere plauso come critiche</strong>. È normale. Fa parte del gioco, direbbe qualcuno.</p>
<p style="text-align: justify">Quello che qui andrò ad esporre, però,  è un caso molto particolare nel panorama del nostro Paese, quello delle <strong><em>Sentinelle In Piedi</em></strong>. Trattandosi del mio primo intervento sul progetto Torquemada di cui sono, per così dire, un membro fondatore, <strong>quale miglior modo di esordire che con un tema così scottante?</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>In verità, il fatto stesso che sia così scottante mi lascia perplesso.</strong> Vedete, io sono tra quelli che potrebbero essere definiti &#8220;sostenitori della prima ora&#8221; delle Sentinelle, partecipando persino a delle veglie precedenti all&#8217;organizzazione vera e propria del movimento, nella lontana estate del 2013. <strong> Ho visto quindi gli inizi di questa mobilitazione originale ed intelligente, ispirata all&#8217;esperienza francese de <a href="https://www.facebook.com/LesVeilleursOfficiel?fref=nf">Les Veilleurs</a> durante la protesta contro la legge Taubira, che in un anno è cresciuta spontaneamente in tutto il Paese nel silenzio generale dei media. Si, silenzio.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Le <em>Sentinelle In Piedi</em>, infatti, non si sono formate questo ottobre</strong> quando fior di editoriali, dichiarazioni discutibili di membri del Parlamento, citazioni di comici in prima serata gli hanno donato fama imperitura per tutta la Nazione: <strong>erano già attive da più di un anno.</strong> <strong>Questo non significa che nessuno sapesse chi fossero</strong>, anzi; l&#8217;Onorevole <strong>Scalfarotto</strong>, il primo firmatario dell&#8217;omonima proposta di ddl che vorrebbe estendere la legge Mancino (già di per sé non un capolavoro giuridico, a mio parere almeno) all&#8217;omofobia, era a conoscenza del movimento così come buona parte dell&#8217;<strong>attivismo LGBT</strong>.<strong> C&#8217;erano addirittura già stati dei flashmob di protesta</strong> come quelli di Trento, nel febbraio 2014, dove  aveva avuto una certa risonanza nella cronaca locale la contro-manifestazione dell&#8217;Arcigay alla veglia tridentina, in cui gli attivisti LGBT si lasciavano cadere a terra in quanto vittime simboliche delle Sentinelle.</p>
<p style="text-align: justify">Ma in linea generale, quella che si respirava tra noi &#8220;omofobi in piedi&#8221; (come definisce molto pacatamente il movimento l&#8217;Huffington Post) era un&#8217;aria di parziale ottimismo. La partecipazione alle veglie era sempre più ampia, tanto da interessare i grandi firmatari del ddl, mentre i contro sit-in (quando si tenevano) erano talmente insignificanti da esprimere un profondo senso di impotenza.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sentinelle-2.jpg"><img class="wp-image-736 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sentinelle-2-300x130.jpg" alt="sentinelle 2" width="466" height="202" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nella prima veglia di Milano capitò addirittura che un omosessuale, venuto con alcuni membri del Circolo Milk a protestare contro le <em>Sentinelle</em>, non appena letto lo scopo della mobilitazione si mise a vegliare anch&#8217;esso.</strong> Più tardi, dichiarò di essere favorevole a matrimoni ed adozioni, ma non poter in alcun modo supportare una proposta di legge che potesse lasciare anche il minimo dubbio di tappare la bocca a qualcuno. I suoi commilitoni non erano però dello stesso avviso e lo dileggiarono selvaggiamente di fronte agli occhi sgomenti degli amici che mi hanno riportato la vicenda, e di cui manterrò l&#8217;anonimato su loro esplicita richiesta.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quand&#8217;è, dunque, che le Sentinelle sono divenute la reinterpretazione italica del Ku Klux Klan su cui poter scagliare tutto il livore del ceto semicolto nostrano?</strong></p>
<p style="text-align: justify">La relativa quiete che accompagna le <em>Sentinelle In Piedi</em> si interrompe bruscamente lo scorso 5 ottobre, <strong>quando la manifestazione si estende a 100 piazze italiane contemporaneamente</strong>. Le principali testate del Paese parlano di &#8220;capillare rete di contro-manifestazioni spontanee in tutta Italia&#8221; per motivare la loro attenzione ma, di fatto, ad aver provocato questo exploit sono le violente aggressioni che i veglianti subiscono a Bologna e Rovereto.  Nella seconda, gli spintoni coinvolgono persino un sacerdote a cui viene fratturato un braccio. Tutto in nome dell&#8217;amore, ovviamente. <strong>Ma più che i circoli LGBT o i centri sociali, sono i media a dare il peggio di sé.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Iniziano a spuntare sulle prime pagine online articoli riguardanti la natura delle <em>Sentinelle In Piedi</em></strong>. <strong>Il Fatto Quotidiano</strong>, titola sarcastico:  <em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/04/omofobia-veglie-in-100-piazze-delle-sentinelle-in-piedi-contro-il-ddl-scalfarotto/1143229/" target="_blank">Il 5 ottobre iniziativa del gruppo che si dichiara &#8220;apartitico e aconfessionale&#8221; (ma che è formato prevalentemente da cattolici)</a>. </em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Corriere della Sera</strong>, senza troppi giri di parole, parla di &#8220;gruppo ultracattolico che protesta contro unioni civili, matrimoni ed adozioni gay&#8221;. Termine che da cattolico, in realtà, mi è sempre risultato congeniale, in quanto dà un&#8217;accezione iperbolica ad un&#8217;appartenenza religiosa e per tanto ne riconosce massimamente coerenza ed osservanza, ma dalla redazione del senso comune mi dicono che è usato in termine spregiativo, quindi mi adeguerò.<br />
A distanza di pochi giorni, precisamente<strong> il 9 ottobre 2014, esce il puntuale dossier de </strong><a href="http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/10/09/news/identikit-delle-sentinelle-in-piedi-1.183549" target="_blank"><strong>L&#8217;Espresso</strong> </a><strong>che pretenderebbe di spiegare obiettivamente il fenomeno</strong> delle <em>Sentinelle</em>, inserendolo con rigoroso distacco nella categoria <em>Integralismi. </em>Qui si sostiene senza mezzi termini che <strong>le <em>Sentinelle In Piedi</em> sarebbero composte da risibili personaggi retrogradi</strong>, &#8220;spaventati&#8221; dalla lieta novità dei matrimoni e delle adozioni gay, e di essere <strong>sostenute da Trame Nere</strong> che neanche negli anni della Strategia della Tensione.<br />
<strong>Da qui in poi sarà un fiorire di amenità da premio Pulitzer</strong> quali &#8220;<a href="http://www.huffingtonpost.it/2014/10/07/sentinelle-libri_n_5943806.html" target="_blank">Cosa leggono le Sentinelle In Piedi?</a>&#8221; basate su non si sa quali osservazioni scientifiche e statistiche, condotte con impeccabile approccio metodologico.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-737 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sentinelle-199x300.jpg" alt="sentinelle" width="199" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Con il passare del tempo, anche le critiche di circostanza alla violenza delle contro-manifestazioni iniziano a ridimensionarsi</strong>. Il Fatto Quotidiano riesce a superare il suo abituale grado di squallore, ospitando in<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/06/omofobia-sentinelle-in-piedi-il-miglior-ufficio-stampa-per-i-diritti-gay/1144741/" target="_blank"> uno dei suoi blog</a> un simpatico figuro che esorta a <strong>disturbare &#8220;intensamente e continuamente&#8221; (seppur con semplice ironia)</strong> le veglie delle <em>Sentinelle</em>:</p>
<p style="text-align: justify"><strong>In brevissimo tempo, quella dell&#8217;omofobia silenziosa delle Sentinelle era divenuto un casus belli di portata nazionale.</strong> Me ne sono accorto non tanto monitorando la rete o consultando i giornali, ma vedendo amici, parenti, persino mia madre chiedermi come mai fossi una <em>Sentinella</em> e cosa mi avesse portato a &#8220;diventarlo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Inutile spiegargli che le <em>Sentinelle In Piedi</em> non sono una società o un club associativo, e che basta presentarsi ad una veglia &#8220;per essere una <em>Sentinella In Piedi</em>&#8220;. <strong>La crociata mediatica portata avanti con ogni strumento in ogni piattaforma, ha dato i suoi frutti.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Perché parliamoci chiaro, e qui giungo alla mia riflessione conclusiva, <strong>il matrimonio &#8220;egualitario&#8221; (come piace chiamarlo ai suoi fautori) non sarà ancora legale, ma è già un dogma del politicamente corretto. Se parli di sessi anziché di generi, sei alla stregua di uno xenofobo, di un antisemita, di un seminatore d&#8217;odio. Se ritieni che l&#8217;adozione omosessuale non sia esattamente un diritto fondamentale, sei come chi contestava Kennedy negli anni &#8217;60 per impedire di abrogare le leggi sulla segregazione.</strong> Di conseguenza, che tu sia un comico, uno youtuber o un opinionista televisivo puoi al massimo rimanere in disparte, ma <strong>se vuoi parlarne ne devi parlare bene</strong>. L&#8217;Italia è un paese omofobo, signori, che deve solo apprendere a piene mani dalla lezione nord-europea. Certo, mentre a Londra per &#8220;sodomia&#8221; si rischiava ancora il carcere in Italia l&#8217;omosessualità era legale già da 50 anni, ma questo in fondo cosa importa? Si sono fatti perdonare <a href="//www.lanuovabq.it/it/articoli-inghilterrasan-paolofuorilegge-7245.htm" target="_blank">mandando in carcere chi oggi legge le Lettere di San Paolo in piazza</a>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Eppure, in Francia con un trattamento mediatico pressoché speculare, <em>Le Manif Pour Tous</em> ha portato in piazza quasi un milione di persone</strong>, tra cattolici, ortodossi, evangelici, musulmani, ebrei, agnostici, atei, socialisti e nazionalisti.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Anche le <em>Sentinelle</em> continuano a crescere, di veglia in veglia, nonostante i nazisti dell&#8217;Illinois, i flashmob e le invettive di Saviano o Selvaggia Lucarelli.</strong> <em>&#8220;Puoi anche maledire il mio nome, ma ricorda la verità&#8221;</em> cantano in uno dei loro ultimi brani i Blind Guardian; <strong>questa consapevolezza mi ha portato a partecipare, qualche settimana fa, alla mia sesta veglia. E non sarà l&#8217;ultima, potete contarci.</strong></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/illinois.jpg"><img class="size-full wp-image-738 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/illinois.jpg" alt="illinois" width="289" height="175" /></a></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sentinelle.jpg"><br />
</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000">    <strong>Lorenzo Roselli</strong>, <em>lo ieromonaco</em></span></p>
]]></content:encoded>
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