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	<title>Torquemada &#187; Centini</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Grecia e Unione Eurasiatica: un matrimonio che (per il momento) &#8220;non s&#8217;ha da fare&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2015 01:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Centini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da almeno 5 anni a questa parte l&#8217;Europa politica (l&#8217;Unione Europea, cioè il costrutto finanziario e non l&#8217;Europa &#8220;reale&#8221;) è sottoposta a tre spinte disgregative convergenti, una da sud, una da est e una dal centro. Queste tre crisi sono: la disgregazione (foraggiata o meno) dell&#8217;ordine politico nel mondo arabo-africano venutosi a creare dopo la fine dell&#8217;URSS e contestuale assalto alla Siria di Assad, l&#8217;inceppamento del motore europeo indipendentemente dalla crisi economica globale, e la rinascita di un fronte orientale con Mosca, quasi chiuso nel decennio 1998-2008. Queste tre spinte diventano particolarmente potenti nella parte sud-orientale del Mediterraneo, dove un]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a almeno 5 anni a questa parte l&#8217;<strong>Europa politica (l&#8217;Unione Europea, cioè il costrutto finanziario e non l&#8217;Europa &#8220;reale&#8221;) è sottoposta a tre spinte disgregative convergenti, una da sud, una da est e una dal centro. Queste tre crisi sono: la disgregazione (foraggiata o meno) dell&#8217;ordine politico nel mondo arabo-africano</strong> venutosi a creare dopo la fine dell&#8217;URSS e contestuale assalto alla Siria di Assad, l&#8217;inceppamento del motore europeo indipendentemente dalla crisi economica globale, e la rinascita di un fronte orientale con Mosca, quasi chiuso nel decennio 1998-2008.</p>
<p style="text-align: justify">Queste tre spinte diventano particolarmente potenti nella parte sud-orientale del Mediterraneo, dove un paese come la Grecia, statualmente debole e ridotto negli anni a frontiera discrasica della NATO sul mondo mediorientale, soffre le infiltrazioni dei tre processi sopracitati.</p>
<p style="text-align: justify">La Grecia, come capitalismo esile ed esposto agli equilibrismi monetari e politici (mancando di un comparto industriale di una certa consistenza e un economia legata al turismo) <strong>ha subito sentito i contraccolpi della crisi tricefala che ha smosso le acque dal 2010 circa in poi. Il risultato ovvio è stata la progressiva debolezza del governo greco, che fino alla vittoria di Syriza (25 Gennaio 2015) aveva colpevolmente rinunciato ad opporsi alla progressiva sostituzione delle agenzie eurocratiche allo Stato legittimo greco</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La presidenza Tsipras, dichiaratamente riformista, non ha quindi smagnetizzato la Grecia attivamente, ma il suo governo ha labilmente intepretato un processo popolare endogeno, che porta la Grecia fuori dalla dicotomia Europa-Euro, verso però lidi ignoti. Tsipras non ha saputo far altro che prender tempo, e flirtare con la Russia, che vanta da molti anni un ottimo rapporto con la Grecia post-Euro.</p>
<p style="text-align: justify">La discrasia tra il processo endogeno del tutto comprensibile (stante il fallimento totale della cura-Troika) e l&#8217;attendismo di Tsipras e Varoufakis ha portato la Grecia in un limbo in cui i tre aspetti della statualità greca, Militarismo (A), Diplomazia (B), e Burocrazia (C), prendono strade diverse.</p>
<p style="text-align: justify">In questo contesto di caos, in cui la Troika detiene il pallino del gioco (giacchè ha molte armi con cui ricattare Atene) si sono fatte strade in alcuni gruppi di contropensiero antiatlantista lontane prospettive di un avvicinamento della Grecia ai BRICS, soprattutto dopo il viaggio di Tsipras a Mosca (8 Aprile), con contestuali contumelie tedesche. <strong>Un avvicinamento che però pare appartenere alla fantasia, soprattutto se da un piano economico-monetario (adesione alla Banca dei BRICS) ci si sposta su un piano di corposità politica, con la Grecia che entra nell&#8217;Unione Eurasiatica promossa da Mosca</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Tsipras-Putin.jpg"><img class=" wp-image-2815 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Tsipras-Putin-300x241.jpg" alt="Tsipras Putin" width="403" height="324" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">La discrasia che ricordavano poc&#8217;anzi tra l&#8217;effettivo corso del paese-Grecia e l&#8217;attendismo dei suoi governanti, non giustifica uno scatto centometristico verso lo scioglimento dei legami formali con l&#8217;Euro-Occidente e un involata verso le pianure eurasiatiche. A<strong>lla realtà socio-economica popolare si contrappone un governo che, seppur spregiudicato, appare pienamente inserito nella logica eurocratica di mantenimento dello status quo,</strong> e francamente incapace di dare uno strappo al declino in cui, da solo, ha voluto porsi in compagnia (&#8220;La Grecia non uscirà dall&#8217;Euro&#8221; ripeteva Tsipras in campagna elettorale, e ha continuato a ripeterlo anche una volta presidente).</p>
<p style="text-align: justify">Vediamo alcuni motivi per cui un effettivo avvicinamento della Grecia ai BRICS e in particolare all&#8217;Unione Eurasiatica promossa da Mosca.</p>
<p style="text-align: justify">A) <strong>Da un punto di vista militare l&#8217;esercito è ridotto ai minimi termini, per svariati ragioni</strong>. Storicamente, dopo la soppressione della dittatura militare dei colonnelli (1975) l&#8217;esercito è stato rigidamente controllato dagli apparati civili, e il ridotto zoccolo demografico/economico è dissanguato per mantenere una coltre militare con la Turchia (sebbene siano frequenti passaggi di personale di grado all&#8217;interno delle logiche NATO tra i due paesi) e un presidio ad alto valore aggiunto a Cipro sulla linea che divide l&#8217;isola tra la Grecia e la Turchia<strong>. La recente crisi economica ha accellerato questi processi, e ormai l&#8217;esercito greco è ridotto ad un agenzia di controllo immigrazione</strong>. Seppur di robusta cultura ortodossa e genericamente ben disposto verso Mosca, culturalmente parlando, la marina (il comparto più strutturato) e l&#8217;aviazione sono terreno di caccia della NATO. Non da ultimo la Grecia ha partecipato ad Ottobre 2014 ad un esercitazione generale NATO nel Mediterraneo (chiarendo quindi la sua eventuale partecipazione ad una cordata anti-siriana o anti-russa). <strong>Uno spiraglio verso un futuro filorusso potrebbe essere l&#8217;accordo con Mosca, nonostante le sanzioni, per alcuni pezzi di ricambio per sistemi di difesa aerea, siglato a Dicembre 2014. Tuttavia sia la non sponsorizzazione dell&#8217;accordo sia la relativa pochezza dello stesso lasciano pensare che esso sia solo normale routine, normale scambio tecnologico nell&#8217;ambito militare.</strong></p>
<p style="text-align: justify">In generale la mancanza di peso dell&#8217;esercito nella catena di montaggio nelle decisioni politiche e l&#8217;ingerenza, anche economica, degli USA sul comparto militare (nel 2010 gli Stati Uniti hanno venduto il 42 % degli armamenti necessari ai greci, seguiti da altri due paesi NATO, Francia e Germania) impediscono che il comparto militare e in generale l&#8217;esercito possano essere un reale pungolo verso l&#8217;Unione Eurasiatica.</p>
<p style="text-align: justify">B) <strong>La Grecia è un paese diplomaticamente diviso tra un lontano legame ortodosso e un presente mediterraneo-occidentale</strong>. Legata a doppio filo alla militanza NATO della Turchia, con la quale forma un tutt&#8217;uno strategico (tanto che furono proprio gli States a premere perchè entrassero insieme nella NATO, nel 1952, durante il primo allargamento). L&#8217;unica vera faglia militare, quella con la Turchia (giacchè quella con la Macedonia è una boutade su un nome, poca cosa) è forzosamente rimarginata dal paternalismo sovranazionale di Washington. <strong>Ultimamente la Grecia ha però firmato sia le sanzioni contro la Russia</strong> (Settembre 2014) <strong>sia l&#8217;allargamento delle stesse non molto dopo</strong>. Atene si è allineata alla vulgata atlantista anche astenendosi (come quasi tutti i paesi del blocco europeo) riguardo alla proposta putiniana di mettere al bando il revisionismo nazista, quando un governo di Sinistra avrebbe quasi importo un adesione alla proposta russa.</p>
<p style="text-align: justify">A dimostrazione del bipolarismo del governo greco tuttavia stanno le parole del ministro degli esteri Kotzias, che a Febbraio 2014, dopo un colloquio con Lavrov, parlava della necessità di cercare altre vie, che non fossero le sanzioni, per dialogare con la Russia.</p>
<p style="text-align: justify">L<strong>a Grecia diplomaticamente è particolarmente costretta dai lacciuoli eurocratici, e può quindi permettersi meno di quanto non potrebbe fare Berlino, o Parigi, ma anche Roma</strong>. E&#8217; pur vero che nessuna reprimenda, nemmeno flatus vocis è giunta da Atene, in riferimento all&#8217;allargamento delle sanzioni o come abbiamo visto, almeno sulla questione storia del Nazismo. Un voto contrario non solo avrebbe polarizzato la opinione pubblica greca ma avrebbe ragionevolmente galvanizzato alcuni paesi dentro la UE che malsopportano la russofobia spinta (Ungheria,Rep.Ceca ecc).</p>
<p style="text-align: justify">Bisogna quindi chiedersi in che modo Atene pensa di utilizzare diplomaticamente un appoggio gracile alla Russia. <strong>Probabilmente la Grecia spera in una risoluzione travagliata ma positiva del conflitto in Ucraina</strong> (vedi l&#8217;interesse per gli accordi di Minsk) e di diventare in futuro mediatrice tra Mosca e Bruxelles.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Eurasiatic-Emblem.png"><img class="size-medium wp-image-2816 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Eurasiatic-Emblem-300x148.png" alt="Eurasiatic Emblem" width="300" height="148" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><i>                                                                                 Emblema ufficiale dell</i><b><i>&#8216;Unione Economica Eurasiatica </i></b><br />
<strong>C) I segmenti pesanti del paese sono più interessati ad una apertura al credito europeo che a sfidare apertamente la Troika con provocazioni filorusse.</strong> La Banca Centrale Greca è una roccaforte della reazione eurocratica, ed essendo la voce in capitolo più grande per gli investimenti greci e l&#8217;economia ellenica in generale preme per una risoluzione filo-europea della crisi. Anche le parole concilianti rivolte da Putin a Tsipras l&#8217;8 Aprile, durante la sua visita a Mosca, si sono comunque concluse con una rassicurazione del Presidente russo circa la non volontà russa di minare la stabilità politica europea.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Un campo in cui il gran capitale greco può trovare conveniente una ripolarizzazione verso la Russia potrebbe essere quello dell&#8217;energia, con la sponda garantita da Tsipras al progetto di Turkish Steam che coinvolgerebbe anche la Fed.Russa</strong>. L&#8217;energia è il reale ventre molle dell&#8217;eurocratismo, e da qui può partire la magnetizzazione russa del Capitale greco, il quale tuttavia rimane largamente legato, controvoglia, al campo occidentale.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Anche a livello di partiti l&#8217;unico che si sia schierato con convinzione con Mosca è Alba Dorata, che ha recentemente partecipato ad alcune rassegne politiche della galassia nazional-rivoluzionaria a Mosca</strong>. Alba Dorata da qualche anno, dopo aver superato la sua vicinanza con Slovobda (in modo simile a quanto ha fatto Forza Nuova in Italia), preme per un avvicinamento della Grecia alla Russia, sia in funzione antieuropea che antiamericana. <strong>Il resto dei partiti greci tuttavia registra posizioni farraginose</strong> (PASOK e Nea Dimokratia )<strong> o improntate all&#8217;opportunismo</strong> (Syriza, come ricordavamo), <strong>o apertamente filorusse ma solo per quanto concerne la questione ucraina</strong> (KKE).<br />
A queste condizioni, a meno di stravolgimenti (che potrebbero essere un nuovo governo magari a guida Alba Dorata o una sterzata vampiresca della Troika) epocali,<strong> l&#8217;adesione di Tsipras all&#8217;Unione Eurasiatica rimane solamente una carta buona da giocare per esacerbare il dialogo con i soloni eurocratici. Più probabile rimane l&#8217;adesione alla ba</strong><strong>nca dei BRICS, che tuttavia rimane troppo legata a progetti diplomatici e non politici tout court. Nel qual caso quest&#8217;adesione non sarebbe impossibile, ma solo poco produttiva su un piano di rapporti di forza</strong>.</p>
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		<title>Sorel e Mussolini: una &#8220;liason dangereux&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2015 00:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Centini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Georges Sorel è stato, talvolta, avvicinato al nazionalismo francese, talaltra alla complessa galassia prudhonistica, più spesso ricondotto con serenità al recinto dove, almeno nell&#8217;ultima parte della propria vita, esso stesso di collocava, vale a dire nel solco del socialismo marxista. Arcinoti sono gli apprezzamenti che personaggi antimarxisti e talvolta antisocialisti hanno rivolto a Georges Sorel. Mussolini lo definiva, in un articolo del Popolo d&#8217;Italia del 1909, &#8220;Notre maitre&#8221;, e più in basso lodava il suo Le riflessioni sulla Violenza sostenendo che tale opera convincesse gli uomini che &#8220;la vita è sacrificio, lotta, conquista, un continuo superare se stessi&#8221;. Temi, questi, molto]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="G" class="cap"><span>G</span></span>eorges Sorel è stato, talvolta, avvicinato al nazionalismo francese, talaltra alla complessa galassia prudhonistica, più spesso ricondotto con serenità al recinto dove, almeno nell&#8217;ultima parte della propria vita, esso stesso di collocava, vale a dire nel solco del <strong>socialismo marxista</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Arcinoti sono gli apprezzamenti che personaggi antimarxisti e talvolta antisocialisti hanno rivolto a Georges Sorel. <strong>Mussolini lo definiva, in un articolo del Popolo d&#8217;Italia del 1909, <em>&#8220;Notre maitre&#8221;</em></strong>, e più in basso lodava il suo <em>Le riflessioni sulla Violenza</em> sostenendo che tale opera convincesse gli uomini che <em>&#8220;la vita è sacrificio, lotta, conquista, un continuo superare se stessi&#8221;</em>. Temi, questi, molto presenti nella dialettica Mussoliniana, che hanno trovato paternità putativa nelle riflessioni precedenti dei futuristi (anch&#8217;essi ammiratori di Sorel, in particolare attorno alle riviste La Voce e Leonardo) e successivo sfogo nella polemica spirituale alla morale borghese (&#8220;I tre cazzotti alla borghesia&#8221;) e alle plutocrazia occidentali.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mussolini aveva avuto la possibilità di leggere Sorel in Svizzera</strong>, durante il suo soggiorno lì, tra il 102 e il 1904. <strong>Il futuro Duce apprezzò particolarmente non solo la concezione non materialistica dello scontro di classe</strong>, perfettamente inseribile nella critica contestuale gli eccessi di entrambe le deviazioni (del Capitale e della rivendicazione operaia) che già maturava nel cuore del Fascismo, <strong>e la concezione taumaturgica della violenza</strong>, capace di rilanciare il processo di scontro tra classi (ma che in Mussolini doveva servire a rilanciare per intero il discorso della lotta nazionale contro le potenze esterne e quelle disgregatrici interne).</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Georges_Sorel.jpg"><img class="alignnone  wp-image-2507" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Georges_Sorel-300x220.jpg" alt="Georges_Sorel" width="480" height="352" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Sia per Mussolini che per Sorel la violenza non è altro che un modo attivo di far ripartire la macchina della Storia</strong>, <strong>sedata per Sorel dall&#8217;arrendevolezza della borghesia</strong> che, cedendo su alcuni punti laterali del programma operaio, aveva, irrazionalmente, ingabbiato il proletariato in un gioco al ribasso, nel quale esso si accontentava di agire all&#8217;interno della pratica democratica e di dialogo imposta dalla strana alleanza grandi proprietari/&#8221;umanisti&#8221; (coloro cioè che, per Sorel, anteponevano una lettura morale e idealistica dello scontro tra sfruttati e sfruttatori ad una lettura materialistica). <strong>Mussolini trasporrà questa dialettica della violenza, carpendone il significato potenzialmente idealistico e spiritualistico, dall&#8217;agone dello scontro di classe a quello dello scontro nelle classi</strong>, dove la violenza come pratica quotidiana (ancor prima che politica) doveva servire a fare la cernita tra una borghesia e un proletariato patriottici e una borghesia invece incline al compromesso internazionale e un proletariato privo di amor patrio.</p>
<p style="text-align: justify">Risulterà, ad una lettura più specifica, che la similitudine si limita alla macrometodologia. <strong>Se per infatti Sorel utilizza la categoria di violenza come tramite attraverso il quale spezzare il delirio pernicioso che ha avvolto la dialettica proletariato/borghesia</strong> (che in Sorel rimane inquadrata materialisticamente), <strong>Mussolini lo utilizza come mezzo prediletto proprio, in ultima analisi, per evitare questa divisione in classi</strong>. Vediamo infatti come si possa intendere in Sorel l&#8217;uso della violenza:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify">«Si concederà ai partigiani della bontà che la violenza può ostacolare il progresso economico, e , anche, se passa certi limiti, per la moralità. Senonchè, siffatta concessione, non può essere opposta alla dottrina che qui si sostiene: perchè io considero la violenza soltanto dal punto di vista della sue conseguenze ideologiche. E&#8217; certo che per far si&#8217; che i lavoratori considerino i conflitti economici come immagini scolorite della battaglia che deciderà dell&#8217;avvenire, non è necessario che si abbia un gran sviluppo della brutalità, e che il sangue sia versato a fiotti. Se la classe capitalistica è energica e afferma senza posa la sua volontà di difendersi, il suo attegiamento francamente e lealmente reazionario contribuisce, almeno quanto la violenza proletaria, a mettere in luce la divisione in classi, base di tutto il socialismo»</p>
<p style="text-align: right">Georges Sorel, <em>Considerazioni sulla violenza</em>, pp. 247-248</p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/mussolini_portrait_a_p.jpg"><img class=" wp-image-2508 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/mussolini_portrait_a_p-224x300.jpg" alt="mussolini_portrait_a_p" width="345" height="462" /></a></p>
<p style="text-align: justify">In definitiva ciò che distanzia Mussolini e Sorel è proprio l&#8217;obbiettivo metodologico (intrinseco) che la violenza deve ottenere. Inoltre,<strong> mentre per Sorel la violenza ha un valore sì idealistico, ma inserito in un discorso di carattere materialistico e di scontro tra opposti bisogni sociali, per Mussolini la violenza ha un valore estrinseco, dal momento che rovescia l&#8217;Equilibrio </strong>(che per Mussolini era sintomo della viltà che la democrazia aveva imposto al popolo italiano) <strong>e rilancia la vitalità</strong>. Prima di me molti storici hanno fatto luce sulla filiazione quasi diretta tra <strong>la morale futurista e quella fascista</strong>. Anche nell&#8217;uso della violenza (anzi, soprattutto in questo) si può tracciare un file rouge che va dal manifesto su Le Figaro del 1909 e la vita culturale mussoliniana. Condensando, prima che pratica politica, per Mussolini la violenza “non e’ qualche volta morale […] la nostra violenza e’ risolutiva di una situazione cancernosa, e’ moralissima e sacroscanta e necessaria&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Altro punto centrale nella cosmologia della violenza in Sorel (e Mussolini) è <strong>la teoria del Mito</strong>. Per il sindacalista francese il Mito come concetto politico è strettamente collegato all&#8217;idea di<strong> Sciopero</strong>. Sorel, infatti, per &#8220;non mischiare utopia e pensiero serio&#8221; sostiene che il Mito possa vivere solo se sue riproduzioni parziali possono sussistere anche nei momenti in cui l&#8217;avversario è comunque resiliente. E&#8217; importante per Sorel che il mito trovi un applicazione quasi giornaliera, per impedire che diventi manipolabile come tensione collettiva annacquata. Dice Sorel, riguardo al concetto di Mito:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify">«Tuttavia noi non sapremmo agire senza uscire dal presente, senza rappresentarci questo avvenire che sembra condannato a sfuggire, per sempre, alla nostra comprensione. L&#8217;esperienza ci prova che le costruzioni d&#8217;un avvenire, indeterminato nel tempo, possono avere una grande efficacia e presentare pochissimi inconvenienti, quando abbiano una certa natura. Ciò accade quando si tratta di miti, che racchiudano le tendenze più spiccate d&#8217;un popolo, d&#8217;un partito, d&#8217;una classe; che, con la tenacia propria degl&#8217;istinti, si presentino allo spirito, in tutte le circostanze della vita; che, infine, diano un aspetto di piena realtà alle speranze di prossima azione, su cui si fonda la riforma della volontà.»</p>
<p style="text-align: right">Geroges Sorel, ivi, p. 180</p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/sansepolcro.jpg"><img class=" wp-image-2509 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/sansepolcro-300x225.jpg" alt="sansepolcro" width="475" height="356" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Per il Fascismo, e per Mussolini in particolare, il mito sarà soprattutto un artificio oratorio e un programma di intenti elastico</strong>. Anche qui, sempre sulla falsariga del processo di spiritualizzazione e alleggerimento dei temi soreliani, che in Mussolini sono traghettati da un materialismo dialettico e scanzonato ad un puro idealismo ortopratico, Mito non è una ripetizione di azioni di scontro (scioperi) continui, ma adesione incondizionata ad una realtà futura che possa retroplasmare le menti delle masse. In questo Mussolini fonde abilmente il mito della<strong> Guerra</strong> col mito della <strong>Rivoluzione</strong>, in modo non estemporaneo, se si pensa all&#8217;intero filone dell&#8217;interventismo socialista che faceva coincidere l&#8217;Italia al fronte con un italia de facto rivoluzionaria. La Guerra aumenta la disponibilità della massa all&#8217;uso della forza, esaspera le condizioni e favorisce, al ritorno dal fronte, un continuo dell&#8217;uso della violenza, che stavolta si rivolge verso la cricca governativa e la<strong> &#8220;demoplutocrazia&#8221;</strong>.<br />
<strong>Quindi, riassumendo, Sorel trascende in Mussolini attraverso la Violenza.</strong> Come dice lo stesso Duce, in un discorso del 1914, teso a smontare le tesi non interventiste:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify">«Giorgio Sorel diceva che il socialismo è una cosa terribile, grave, sublime e non un esercizio di politicanti che fanno lo sconcio comodo dei loro mercati quotidiani. Se il socialismo è forza, è sacrificio, è tragedia, noi non possiamo seguire coloro che credono di spaventarci innanzi alla guerra coll&#8217;idea delle stragi, del sangue, del sacrificio»</p>
<p style="text-align: right">Benito Mussolini, Discorso pronunciato a Genova nel salone dell&#8217;Università Popolare il 28 dicembre 1914</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify"><strong>Concludendo, la parentela politica tra Sorel e Mussolini, che deve ancora essere indagata, non passa per l&#8217;adesione di Sorel a tesi pre-fasciste</strong> (ancorchè Sorel si beasse d&#8217;esser stato letto dal Duce, come testimoniano gli scritti riportati da M.Missiroli nell&#8217;antologia &#8220;L&#8217;Europa sotto la tormenta&#8221;) <strong>ma per l&#8217;infatuazione che Mussolini prova per ciò che c&#8217;è di meno ortodosso e conseguente in Sorel: l&#8217;azione come atto-motore dello scontro sociale, e non come sua epitome</strong>.</p>
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