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	<title>Torquemada &#187; Calabria</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Cronache di una trasferta sbagliata</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 09:10:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Leta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristo si è fermato a Eboli]]></category>
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		<description><![CDATA[Le ultime partite di stagione sono sempre le più belle, quelle in cui ci si diverte, quelle in cui non si pensa più al campionato; quelle, insomma, in cui il giuoco del calcio emerge in tutta la sua bellezza e in tutto il suo splendore. Quasi tutte sono così. Una, però, non lo fu. Eravamo tranquilli, salvi, sicuri di mantenere la categoria ed in una discreta posizione di metà classifica, che ci permetteva di guardare alle ultime tre giornate di campionato con agio, calma e con un pizzico di malinconia per l&#8217;ennesima stagione che si concludeva. Tuttavia, era domenica, una]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>e ultime partite di stagione sono sempre le più belle, quelle in cui ci si diverte, quelle in cui non si pensa più al campionato; quelle, insomma, in cui il giuoco del calcio emerge in tutta la sua bellezza e in tutto il suo splendore. Quasi tutte sono così. Una, però, non lo fu. <strong>Eravamo tranquilli, salvi, sicuri di mantenere la categoria ed in una discreta posizione di metà classifica</strong>, che ci permetteva di guardare alle ultime tre giornate di campionato con agio, calma e con un pizzico di malinconia per l&#8217;ennesima stagione che si concludeva. Tuttavia, era domenica, una domenica d&#8217;Aprile inspiegabilmente fredda, ed il calendario ci metteva di fronte ad una squadra in acerrima lotta per i play-off promozione: roba mica da ridere. La squadra in questione era situata in un paesino a circa 50 km, forse sarà stato per il mal d&#8217;auto o forse per l&#8217;inutilità di quella partita, ma partimmo in sole 13 persone, più l&#8217;allenatore e la dirigenza. Io, da buona riserva, avevo affrontato <strong>un riscaldamento pre-partita particolarmente ostico ed impegnativo</strong>: due bottiglie di vino invece che una, tanto non giocherò mai e potrò vantarmi a bordocampo senza pericoli; anzi, prendo la radiolina così controllo le altre partite di giornata.</p>
<p style="text-align: justify">E così, pieni di fiducia e di entusiasmo, partimmo verso il campo degli avversari.</p>
<p style="text-align: justify">Già a metà del viaggio, però, si consumò la prima tragedia. Incontrammo un enorme mercatino locale, pieno di spezie, profumi e di quella umanità multietnica tipica delle fiere: sembrava quasi la <em>kasbah</em> di Istanbul sotto Solimano il Magnifico. Purtroppo, tra questi effluvi peccaminosi perdemmo due titolari: entrambi fuggirono con delle affascinanti donne straniere, ammaliati dal loro esotismo. Non li rivedemmo più, ma, a quel che so: uno ha aperto la pizzeria “Da Tonino” in un&#8217;oasi del deserto del Niger, mentre l&#8217;altro è diventato carne prelibata per il tipico <em>gulash</em> della Trasnistria. Tuttavia, il disastro si completò quando, per pagare un cd col meglio di Gianni Celeste e Maria Nazionale, fummo costretti ad impegnare tutte le nostre divise. La partita era ormai a rischio e stavamo per tornare tristi e delusi, ma riuscimmo a giungere alla nostra destinazione grazie all&#8217;elemosina di un ambulante africano che<strong> ci regalò le divise “semi-originali” del Senegal al mondiale di Corea e Giappone del 2002</strong>, più un vecchio cammello che, all&#8217;occorrenza, sarebbe stato un ottimo incontrista. E così, meno numerosi ma sempre speranzosi, raggiungemmo il campo da gioco. Fu molto divertente osservare la sorpresa dell&#8217;arbitro scorgendo i nostri due attaccanti biondi e pallidi che indossavano le magliette di ElHadji Diouf e Khalilou Fadiga, del resto tipici nomi calabresi. Ahimé, toccò giocare anche a me. Ci furono tante giocate di classe, in quei 90 minuti, ma sicuramente una è da scrivere negli annali del calcio dilettantistico: al minuto &#8217;75, col cammello in un inedito ruolo a fare da terzino di spinta, un tifoso di casa scese dagli spalti e ci passò attraverso le grate del campo un bicchiere di vino ed una fetta di formaggio. <strong>Un gesto di sano, vero e giusto <em>fair-play</em></strong>. Così, rinvigoriti dall&#8217;amicizia e rifocillati dal vino portammo a termine la nostra eroica partita. Il risultato finale fu un 9-0 per i nostri avversari che si lanciarono verso i <em>play-off</em>, mentre noi cercammo un modo per dare la colpa della disfatta all&#8217;arbitro.</p>
<p style="text-align: justify">Come tutte le grandi storie, anche questa ha una punta di comico: a fine partita, prima di dirigerci mestamente a casa, notammo uno dei nostri dirigenti contemplare assorto un meraviglioso e poetico tramonto, forse in un impeto romantico o in un momento malinconico: sorpresi, gli chiedemmo il perché di questo suo sguardo serioso verso il sole che mestamente declinava dietro le colline e lui così rispose: &#8220;Ma quale sole e tramonto, stavo guardando quell&#8217;escavatore che mi può servire per il cantiere&#8221;.</p>
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		<title>Latte, biscotti e tumore: l&#8217;incredibile caso della Marlane</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2015 13:51:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Leta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa si è chiuso uno dei capitoli più duri e drammatici della recente storia del Meridione d&#8217;Italia. Nessun colpevole, il fatto non sussiste né ci sono prove sufficienti per condannare i dodici imputati di uno tra i peggiori disastri della storia calabrese e non solo. Sin dal 1999 la Procura di Paola- città costiera in provincia di Cosenza- aveva iniziato a raccogliere prove ed a cercare di comprendere cosa realmente succedesse alla “Marlane”, uno stabilimento tessile nato nel 1957 a Praia a Mare (CS) e chiuso -delocalizzazione in Repubblica Ceca- nel 2004, dopo varie traversie e passaggi di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><span title="Q" class="cap"><span>Q</span></span>ualche giorno fa si è chiuso uno dei capitoli più duri e drammatici della recente storia del Meridione d&#8217;Italia. Nessun colpevole, il fatto non sussiste né ci sono prove sufficienti per condannare i dodici imputati di uno tra i <strong>peggiori disastri</strong> della storia calabrese e non solo. Sin dal 1999 la Procura di Paola- città costiera in provincia di Cosenza- aveva iniziato a raccogliere prove ed a cercare di comprendere cosa realmente succedesse alla “Marlane”, uno stabilimento tessile nato nel 1957 a Praia a Mare (CS) e chiuso -delocalizzazione in Repubblica Ceca- nel 2004, dopo varie traversie e passaggi di proprietà.<br />
Il problema di questo sito industriale, però, è che dal 1969 fino alla sua chiusura <strong>almeno 50 operai sono morti</strong>. Tutti deceduti per <strong>tumore</strong>, tutti in seguito alle <strong>esalazioni</strong> ed ai <strong>fumi</strong> che provenivano da una fabbrica nella quale &#8211; ascoltando le dichiarazioni degli ex-lavoratori emerse nel processo terminato pochi giorni fa &#8211; un pessimo sistema di aerazione e la mancanza di divisioni tra i vari reparti e di adeguate misure di sicurezza hanno contribuito ad acuire le dimensioni di un vero e proprio massacro. Ad aggravare la situazione ambientale, poi, ci sarebbero anche quelle ingenti quantità di cromo esavalente (quello contro cui combatteva Erin Brokovich, ricordate almeno il film?) e di altre s<strong>ostanze cancerogene</strong> rinvenute nei pressi del sito industriale. Tuttavia, questa vicenda tragica s&#8217;arricchisce di sfumature grottesche, perchè qualcuno, evidentemente, sapeva che le condizioni di lavoro -almeno in alcuni reparti della fabbrica- erano pericolose e, così -stando ad un&#8217;altra testimonianza emersa nel corso del dibattimento- agli operai della tintoria veniva offerto un rimedio altamente tecnologico per la salvaguardia della salute:<strong> il latte!</strong><br />
Strano a dirsi, ma il rimedio miracoloso dalle solide basi scientifiche pare non abbia funzionato. Così, a sedici anni di distanza dall&#8217;apertura dell&#8217;indagine, non c&#8217;è nessun colpevole e nessun responsabile per questa strage silenziosa. L&#8217;altra sfumatura grottesca è che, sebbene non ci sia nessun colpevole, l&#8217;azienda veneta proprietaria dello stabilimento aveva offerto un risarcimento ai familiari degli operai deceduti solo 13 mesi fa! Questo perchè, leggendo la perizia dei consulenti del tribunale di Paola, un collegamento tra le morti e le attività dello stabilimento è lampante: «Riteniamo pertanto di potere affermare che vi è stato un <strong>disastro ambientale</strong> per lo <strong>sversamento continuo e costante di sostanza classificata tossica</strong> e irritante capace in determinate condizioni di sviluppare sostanze volatili irritanti come gli ossidi nitrosi, tale sostanza è presente in grandi quantità nelle zone sottoposte a verifica e circostanti la Marlane; la tipologia di sostanza è del tutto associabile ad attività di tessitura come quella attuata presso la Marlane».<br />
Purtroppo, il dato più inquietante di questa vicenda è che si tratta di una goccia nel mare dello <strong>scempio ambientale</strong> a cui è stata sottoposta una parte consistente del mezzogiorno d&#8217;Italia. Lo strano caso della fabbrica in cui i tumori si curano col latte si inserisce in uno scenario preoccupante e in costante evoluzione: basti pensare agli arcinoti fatti dell&#8217;Ilva di Taranto o ai <strong>tonnetti geneticamente corretti al metallo pesante</strong>, pescati recentemente sempre nel Tirreno cosentino come una versione calabrese del pesce triocchiuto dei Simpson. Ma la Marlane si collega direttamente anche alle <strong>scorie radioattive </strong> &#8211; probabilmente &#8211; interrate nelle Serre vibonesi ed alla Terra dei fuochi campane: stragi silenziose, senza nessun colpevole.<br />
<a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/marlane4.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-679" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/marlane4.gif" alt="marlane4" width="180" height="176" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/marlane.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-681" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/marlane-300x225.jpg" alt="marlane" width="300" height="225" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/MARLANE-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-682" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/MARLANE-2.jpg" alt="MARLANE 2" width="230" height="173" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/MARLANE-3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-683" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/MARLANE-3.jpg" alt="MARLANE 3" width="230" height="169" /></a></p>
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		<title>I Guerrieri dello Stretto</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2015 14:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo il contributo dell&#8217;amico e collaboratore Benjiamin Antonio Strani Durante gli ultimi mesi, soprattutto a partire dalla fine di questa estate, in Italia si è manifestata una vera e propria passione verso i Bronzi di Riace. Le statue in bronzo, raffiguranti probabilmente i due eroi classici Castore e Polluce, sono state ritrovate a Riace (RC) da un sommozzatore nel 1972. Si tratta di esempi originali dell&#8217;arte greca del V secolo a.C. Ritrovate integre, consistono negli esempi meglio conservati della scultura classica in bronzo. Durante il corso dell&#8217;anno 2014, l&#8217;Organizzazione dell&#8217;EXPO 2015, che avrà come palcoscenico Milano, ha chiesto]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><em><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>iceviamo e pubblichiamo il contributo dell&#8217;amico e collaboratore Benjiamin Antonio Strani</em></p>
<p align="JUSTIFY">Durante gli ultimi mesi, soprattutto a partire dalla fine di questa estate, in Italia si è manifestata una vera e propria passione verso i <b>Bronzi di Riace</b>. Le statue in bronzo, raffiguranti probabilmente i due eroi classici Castore e Polluce, sono state ritrovate a Riace (RC) da un sommozzatore nel 1972.<br />
Si tratta di esempi originali dell&#8217;arte greca del V secolo a.C. Ritrovate integre, consistono negli esempi meglio conservati della scultura classica in bronzo.<br />
Durante il corso dell&#8217;anno 2014, l&#8217;Organizzazione dell&#8217;<b>EXPO 2015</b>, che avrà come palcoscenico Milano, ha chiesto di poter temporaneamente esporre i Bronzi, al fine di garantire loro una ulteriore visibilità. La secca risposta della politica calabrese e reggina non poteva che essere negativa.<br />
Vi sono molti motivi per i quali i Bronzi non possono e non devono muoversi dal Museo Nazionale della Magna Graecia di <b>Reggio Calabria</b>. Motivi politici, storici, ma anche motivi di dignità e di rispetto verso la Regione Calabria, troppo spesso al centro di polemiche e di dibattiti spesso immotivati e privi di contenuto, a mio avviso qualunquisti.<br />
L&#8217;EXPO 2015, ad oggi, assomiglia più ad un cantiere che ad una concreta realtà che dovrebbe aprire il sipario nel prossimo Maggio e si potrebbe anche sorvolare sui tanti scandali relativi alle gare d&#8217;appalto, non troppo chiare e limpide, ed ai ritardi nelle consegne dei progetti e delle infrastrutture del sito meneghino. Ad ogni modo, ci sono tanti fattori morali e materiali che favoriscono l&#8217;idea della non partecipazione dei nostri guerrieri all&#8217;EXPO; ma, tralasciando i rischi di uno spostamento di mille chilometri, vorrei soffermarmi su una delle motivazioni principali.<br />
L&#8217;Italia sarà già rappresenta da una copia del David di Michelangelo: è chiaro che ripiegare come icona nazionale sull&#8217;opera di un artista morto cinquecento anni fa è già un attestato di sfiducia verso il futuro; equivale a dire che il meglio che ci rappresenta appartiene ad un glorioso passato, quasi ammettendo che il nostro presente non ha nulla da offrire all&#8217;imminente futuro.<br />
Sradicare i Bronzi dalla loro casa, dal Museo che è stato &#8211; da poco &#8211; faticosamente riaperto, darebbe al mondo un segnale terrificante: la Calabria è definitivamente perduta, come un corpo morto dal quale espiantare gli organi ancora funzionanti.<br />
Una sfida più grande e ben più importante è quella di costruirgli attorno strutture ricettive degne di questo nome. E una più grande ancora è quella di far sì che la Salerno-Reggio Calabria assomigli finalmente a un’autostrada vera che riesca a portare di fronte ai Bronzi più visitatori dei 114.730 che li hanno comunque visti nei primi sette mesi del 2014.<br />
I Bronzi di Riace non dovrebbero andare all’Expo perché questa Italia borghese col cappello in mano e i gioielli di famiglia al collo non la vogliamo vedere più. Inoltre, i sentimenti antiunitari e razzisti espressi da alcuni “sedicenti italiani”, come Vittorio Sgarbi (il quale senza vergogna ha commentato, dopo il no al trasferimento della Regione Calabria, che quest&#8217;ultima non fosse Italia), spingono a pensare che i nostri Guerrieri &#8211; anche moralmente &#8211; devono restare lì dove sono: non come icona, ma perché <b>appartengono alla nostra Regione,</b> che troppo spesso appare sotto i riflettori delle negatività &#8211; che sicuramente la contraddistinguono &#8211; puntati molte volte, però, da chi non fa nulla per migliorare la situazione, lasciando una popolazione di due milioni di abitanti abbandonata a se stessa.</p>
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		<title>Tifo, passione e solidarietà: conversazione con Sergio Crocco</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2014 10:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco La Luna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristo si è fermato a Eboli]]></category>
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		<description><![CDATA[Cristo si è fermato ad Eboli continua il suo viaggio nel mondo del calcio calabrese e propone un&#8217;intervista a Sergio Crocco, simbolo della “Cosenza bella”. Storico personaggio del tifo rossoblu, esempio di impegno nel sociale ed in attività umanitarie, è fondatore de “La Terra di Piero”, associazione di volontariato che opera in Italia ed in Africa, nata sulla spinta dell&#8217;esempio di Piero Romeo, altra grande figura del tifo cosentino, scomparso nel 2011. Sempre a fini benefici ha recentemente portato in scena, con grande successo, la commedia Conzativicci [Preparatevi NdR]: una rivincita letteraria dei luoghi e dei personaggi derisi e dimenticati dalla sua]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><i><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>risto si è fermato ad Eboli</i> continua il suo viaggio nel mondo del calcio calabrese e propone un&#8217;intervista a <b>Sergio Crocco</b>, simbolo della “Cosenza bella”. Storico personaggio del tifo rossoblu, <b>esempio di impegno nel sociale ed in attività umanitarie,</b> è fondatore de “<b>La Terra di Piero</b>”, associazione di volontariato che opera in Italia ed in Africa, nata sulla spinta dell&#8217;esempio di <b>Piero Romeo,</b> altra grande figura del tifo cosentino, scomparso nel 2011. Sempre a fini benefici ha recentemente portato in scena, con grande successo, la commedia <i><b>Conzativicci </b></i>[Preparatevi NdR]: una rivincita letteraria dei luoghi e dei personaggi derisi e dimenticati dalla sua città.Vi invitiamo a visitare il sito dell&#8217;associazione <a style="color: #ff0000;" href="http://africa.laterradipiero.it/">http://africa.laterradipiero.it/</a> per avere ulteriori notizie sulla loro lodevoli iniziative.<br />
<b>D: Sergio, raccontaci l’esperienza di <i>Conzativicci.</i></b><br />
<b>R: </b><i>Conzativicci</i> è stato un successo assolutamente inaspettato, ma non lo dico per falsa modestia, ma perché effettivamente è stato così :avevamo programmato solo due date (21 e 28 dicembre), invece siamo stati benevolmente “costretti” a fare 19 repliche, e ancora non sappiamo come andrà a finire perché abbiamo intenzione di replicare a Perugia, Bologna ed in Canada, e questa è un po’ l’avventura che mi intriga di più. È stata una storia bellissima, un piccolo delirio collettivo da parte di tutta la città che ha fatto enormemente piacere sia a me che ne sono l’autore sia a tutti gli altri ragazzi che hanno partecipato, perché ci sono state prove al freddo, in condizioni igieniche non ottimali, ma l’abbiamo fatto con grande cuore perché il nostro fine ultimo sono i progetti della terra di Piero.<br />
<b>D: La Terra di Piero: com’è nata?</b><br />
<b>R: </b>La Terra di Piero nasce purtroppo da un evento tragico, cioè la morte di Piero Romeo: lo stesso giorno ho pensato di costituire un’associazione che avrebbe ricordato Piero ma non con una via o con meri ricordi, ma dando continuità alla sua opera, ovvero l’aiuto alle fasce più deboli della popolazione, sia cosentina che africana: abbiamo iniziato con un pozzo nella Repubblica Centrafricana, poi due asili sempre nella stessa nazione, ci siamo dovuti fermare e ci siamo concentrati sia sul Progetto del Parco Piero Romeo per bambini disabili che sul Madagascar.<br />
<b>D: A proposito di questi due ultimi progetti?</b><br />
<b>R:</b> Per quanto riguarda il Parco abbiamo risolto tutti i problemi burocratici e non è stato facile, perché è una giungla, abbiamo dovuto essere come si dice a Cosenza “zicche” (assillanti NdR) ma alla fine ce l’abbiamo fatta: la gara per spianare tutta la zona dove sarà collocato il parco sarà il 16 Dicembre per cui noi crediamo che per Febbraio dovrebbero iniziare i lavori veri e propri. In Madagascar invece, con grande lavoro e sacrificio siamo riusciti ad aprire una scuola adesso frequentata da 64 bambini, contiamo di arrivare ad 80 e fermarci perché la struttura non reggerebbe; è situata in una favela alle porte di Antananarivo che è la Capitale dello Stato africano: questi bambini già stanno studiando ad hoc con il materiale didattico che abbiamo portato da Cosenza e mangiano due o tre volte la settimana. Contiamo di farli mangiare tutti i giorni; dopodiché vorremmo aprire una scuola di cucito per le ragazze, non ci vuole moltissimo a livello economico ma non sarà neanche facile perché lì manca tutto, dall’elettricità all’acqua corrente.<br />
<b>D: Quanto è accaduto recentemente in Spagna tra i fascisti del Fruente Atletico ed i comunisti del Depor è stato riportato come un banale scontro tra tifosi, peccato che sia costato la vita ad un tifoso del Deportivo&#8230;</b><br />
<b>R:</b> Io per mia scelta non credo a nulla di ciò che dicono i media italiani, so benissimo come trattano e confezionano le notizie. Dall’altro lato però non conosco bene la situazione spagnola, so le fazioni ma non tutto il resto, posso però dire che non solo quelli del Frente Atletico ma i fascisti di per sé non sono nuovi a questo tipo di situazioni; li conosciamo bene: la stampa italiana è quella che è da sempre, ci superano anche il Burundi e forse anche il Madagascar [ride, ndr].<br />
<b>D: La tua esperienza in Curva&#8230;</b><br />
<b>R: </b>Sono entrato in Curva quando avevo 12 anni, nel ’78, arrivavo dal Primo Lotto di Via Popilia, seguivo i più grandi che in realtà avevano 15/16 anni, sono entrato lì per la passione sfrenata che mi ha trasmesso papà per il Cosenza e lì ho trovato il 90% delle mie amicizie, il restante 10% sul fronte politico, cosa che molte volte vi si incastrava. In Curva ho passato 33 anni della mia vita, non rinnego neanche il momento in cui ne sono uscito, perché è una cosa che fa parte del gioco. Ora la mia Curva è il Settore Disabili dello Stadio San Vito, credo sia il posto più umano di tutta la città, non solo dello Stadio. La Curva è stata mia sorella, mia madre, mia moglie, figurarsi che le due donne che ho sposato le ho conosciute lì e già questo dovrebbe far capire cosa provo per la Curva; anche adesso che non la frequento sarà un amore incondizionato che mi porterò fino alla tomba.<br />
<b>D: Mentalità Ultras: cos’è?</b><br />
<b>R:</b> La parola mentalità associata agli Ultras è una bestemmia, perché è stato un modo per molta gente di fare soldi con le Curve; amo invece la parola rispetto: rispetto per i propri compagni, per la propria squadra del cuore, anche per la squadra avversaria. Se si riuscisse davvero a bypassare questo termine sarebbero inglobate tutte le altre parole, compresa la mentalità intesa in senso buono: se riuscissimo a rispettare noi stessi e gli altri riusciremo a migliorare la situazione; non dico ad uscirne, perché a mio parere, purtroppo, con le restrizioni presenti i movimenti Ultras rischiano di avere vita breve: non è pensabile andare in trasferta e prendere un Daspo per un coro contro la Polizia, ma intanto qui sta succedendo.<br />
<b>D: Cos’è la “Cosenza bella” della quale parli sempre?</b><br />
<b>R: </b>Dico sempre che ci sono due Cosenza: una che trama nelle stanze del potere, e lo fa per fare arrestare Padre Fedele, Claudio Dionesalvi o i ragazzi dei NoGlobal; e una gran bella Cosenza, quella che viene ai nostri spettacoli ma non solo, anche i ragazzi dei Centri Sociali e tutti quelli che si adoperano per costruire ogni giorno una città migliore. La Cosenza dei salotti regionali? Non la commento, sarei non dico blasfemo ma scostumato, ma so già che sono persone di potere che penseranno al loro orticello e di noi se ne strafregheranno.</p>
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		<title>Fabbrikando l&#8217;avvenire</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 20:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><em><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>iceviamo e pubblichiamo l&#8217;articolo di <strong>Flaminia Gualtierotti</strong>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora un incontro per affrontare le difficili problematiche ambientali italiane è stato organizzato dai ‘lottatori’ dell’associazione crotonese ‘Fabbrikando l’avvenire’. Sempre in prima linea il suo presidente Pino Greco, che ha organizzato la conferenza stampa insieme ai suoi collaboratori lo scorso sabato alla presenza del professor Ubaldo Prati, direttore sanitario della fondazione ‘Tommaso Campanella’ di Catanzaro e della docente Natalia Malara dell’università ‘Magna Graecia’ di Catanzaro e medico oncologo del Centro ricerche interregionale per la sicurezza alimentare e la salute. Greco, uno dei più strenui difensori della causa, ha riassunto l’attività svolta dall’associazione nell’anno appena terminato, ha ricordato ai presenti che la salute va tutelata e ha iniziato l’importante discorso sull’inquinamento.<br />
La ‘passeggiata degli innamorati’ spinge la gente a pensare ad un romantico viale alberato e fiorito dove le coppie si incontrano godendo delle bellezze del creato. Questi 15 metri quadrati dal nome suggestivo si estendono alle spalle delle fabbriche crotonesi, nell’area che costeggia la strada consortile e, mentre gli innamorati passeggiavano ignari, inalavano esalazioni tossiche provenienti dal terreno che nascondeva migliaia di tonnellate di rifiuti speciali prodotti da quegli stabilimenti. E purtroppo le malattie tumorali non hanno tardato ad arrivare e a mietere numerose vittime innocenti ed inconsapevoli. Per questo motivo, pochi mesi fa è nato il movimento ‘Crotone ci mette la faccia’: in senso letterale, perché malati e sani hanno pubblicato sul web le loro foto con slogan contro la terribile malattia. Una delegazione del movimento ha presenziato alla conferenza stampa per manifestare il suo attento interesse alla collaborazione in atto.<br />
Qualche giorno fa lo staff della trasmissione di Italia1 ‘Le Iene’ è arrivato in città invitato da una donna malata per dare maggiore risalto al movimento e alle sue motivazioni, ma soprattutto per far conoscere all’Italia intera la devastazione tossica del territorio e ciò che essa provoca. Questi, insieme ad altri, i temi principali trattati da Pino Greco, prima di cedere la parola ad Ubaldo Prati, che ha subito sottolineato l’importanza della collaborazione con ‘Fabbrikando l’avvenire’. E dopo aver parlato del ‘progetto Calipso’, finalizzato all’analisi del territorio, il discorso si è spostato sulla presentazione di un protocollo di intesa tra il centro di ricerche interregionale per la sicurezza alimentare e la salute e il centro di oncologia ‘Tommaso Campanella’ con l’associazione crotonese per l’attivazione di un ambulatorio di tossicologia ambientale che esegua visite mediche volte all’accertamento e alla valutazione di patologie precancerose e cancerose. “Sappiamo che ogni singola cellula è messa in difficoltà dall’ambiente inquinato e il nostro organismo reagisce con reazioni positive o negative. La strategia del centro di ricerca è di monitorare le aggressioni dell’inquinamento con un semplice prelievo di sangue” ha spiegato Natalia Malara, portavoce del professore Vincenzo Mollace, docente presso l’università ‘Magna Graecia’. Ѐ possibile quindi individuare i fenomeni di difesa che il sistema immunitario mette in atto, se attaccato. Insieme al presidente di ‘Fabbrikando’ è partita la proposta di uno screening da effettuare su tutto il territorio della provincia, con l’aiuto dei medici di base della zona. Questo il focus della discussione, un importante passo avanti nella lotta alla malattia che ammorba giorno dopo giorno l’aria che respiriamo.<br />
Ancora un progetto ambizioso, accolto da tutti con entusiasmo e speranza e con l’augurio che le conquiste della scienza medica riusciranno presto a sconfiggere questo terribile male.</p>
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