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	<title>Torquemada &#187; Berlusconi</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Forza Italia: dal partito di plastica all&#8217;ectoplasma</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2015 07:27:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forza Italia non è esplosa, perché non può esplodere qualcosa che non c’è: ormai questo partito è un ectoplasma. La teoria politica deve produrre necessariamente delle etichette per catalogare le esperienze partitiche che sono nate e si sono sviluppate nella scena politica nazionale ed internazionale. C’è stato il Partito di Notabili dell’800 che ha lasciato il posto ai Partiti di Massa, in Italia rappresentati dal Pci e dalla Dc. Caratterizzati da grandi numeri di aderenti ed elevata partecipazione degli iscritti alla vita del partito, sono scomparsi sotto i colpi dei Partiti Pigliatutto, non imbrigliati dalle logiche ideologiche tipiche dei decenni]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><em><span title="F" class="cap"><span>F</span></span>orza Italia non è esplosa, perché non può esplodere qualcosa che non c’è: ormai <strong>questo partito è un ectoplasma</strong></em>. La teoria politica deve produrre necessariamente delle etichette per catalogare le esperienze partitiche che sono nate e si sono sviluppate nella scena politica nazionale ed internazionale. C’è stato il <strong><em>Partito di Notabili</em> dell’800</strong> che ha lasciato il posto ai <strong><em>Partiti di Massa</em></strong>, in Italia rappresentati dal Pci e dalla Dc. Caratterizzati da grandi numeri di aderenti ed elevata partecipazione degli iscritti alla vita del partito, sono scomparsi sotto i colpi dei <strong><em>Partiti Pigliatutto</em></strong>, non imbrigliati dalle logiche ideologiche tipiche dei decenni precedenti e senza radicamento sul territorio. <strong>Poi, c’è (o c’era) il partito di Berlusconi</strong>. Venne <strong>soprannominato da Ernesto Galli della Loggia come il <em>Partito di Plastica</em></strong>, ad indicare il suo completo asservimento alle logiche e alle volontà del capo. Un partito che venti anni dopo la storica vittoria del 1994 si ritrova ad essere definito un «ectoplasma» da Maurizio Bianconi, deputato di Forza Italia con una storia in Alleanza Nazionale e passato dal Popolo della Libertà. Proviamo a capire perché.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/congresso-pdl-600x300.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1589 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/congresso-pdl-600x300-300x150.jpg" alt="congresso-pdl-600x300" width="300" height="150" /></a>L’elezione del Presidente della Repubblica</strong>, che ha visto il centrodestra in ordine sparso nel presentarsi alla conta dei voti per Sergio Mattarella, <strong>ha dimostrato non tanto la morte (politica) di Forza Italia e – in parte – del suo leader</strong>, ma ha messo a nudo le debolezze intrinseche del «partito di plastica» per come era stato pensato da Berlusconi, analizzato da Galli della Loggia ed osannato da molti osservatori. In effetti, era sembrato la carta vincente del Cavaliere e forse lo è stato davvero, ma <strong>ha lasciato dietro di sé un vuoto che rende incerto il futuro dell’intera area di centrodestra</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">In un’intervista al Foglio del 2009 il professor Galli Della Loggia spiegava che il termine «plastica» era una metafora per descrivere un partito che «rimane informe se non c’è il mago della plastica che gli dà forma e funzione», vale a dire che senza la spinta di Berlusconi e la sua straripante capacità mediatica ed organizzativa, <strong>il partito sarebbe rimasto senza forma, perdente e per definizione sterile: cioè incapace di autorigenerarsi e sopravvivere al suo capo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">«Berlusconi è il vincente» &#8211; diceva Galli della Loggia &#8211; «il suo partito non conta nulla». Questi ultimi giorni lo hanno dimostrato: il Cavaliere ha perso capacità contrattuale, è stato messo all’angolo da Renzi e ha sbagliato alcune scelte tattiche, tra cui quella di provare a ricucire con Alfano invece di dare il benestare a Mattarella sin dal primo giorno. <strong>Il crollo del Cavaliere l’ha privato di quella “bacchetta magica” capace di disegnare il partito al proprio seguito</strong> e di farlo funzionare.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/l43-maurizio-bianconi-130122182840_big.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1587 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/l43-maurizio-bianconi-130122182840_big-300x200.jpg" alt="l43-maurizio-bianconi-130122182840_big" width="300" height="200" /></a>«Non posso pensare che un partito di centrodestra muore se si ritira il leader» &#8211; ha detto Bianconi &#8211; «perché <strong>il partito di centrodestra rappresenta dei valori precisi che c’erano prima, con Berlusconi e ci saranno dopo</strong>». Seppur il ragionamento sia giusto, lascia da parte una constatazione fin troppo evidente e cioè che a destra non è rimasta alcuna struttura e alcun politico in grado di utilizzare il partito di plastica per renderlo vincente. <strong>Per questo è dunque destinato a morire insieme al suo modellatore, Berlusconi</strong>. I motivi, e le relative colpe, sono due: il primo, la natura stessa del «partito di plastica», che era nato per seguire il ritmo del Cav. ed era per costituzione stessa volontariamente informe. La seconda ragione è l’incapacità di tutta la classe politica di rendersi autonoma, in particolare i dirigenti di Alleanza Nazionale. <strong>Confluita nel Pdl, An non è stata in grado di portare in dote la propria cultura politica e partitica che avrebbe permesso al Popolo della Libertà di generarsi su nuove basi</strong>, pur non dimenticando l’origine leggera e non burocratizzata di Forza Italia.</p>
<p style="text-align: justify">Lo stesso Galli della Loggia considerava positiva l’aggregazione di An e Fi, formazioni con due culture partitiche e strutture organizzative così diverse, perché l’una avrebbe potuto mitigare l’altra, permettendo alla prima di proporsi come forza di governo e alla seconda di sopravvivere nel futuro alla prevedibile scomparsa dall’agone politico del proprio leader<strong>. Il punto di sutura che le ha unite è stato la tendenza di entrambi ad essere tendenzialmente leaderistici</strong>, seppur sue due basi differenti: An per conformazione ideologica, mentre Forza Italia perché nata dalla spinta di un carisma in grado di mobilitare grandi masse di elettori.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Alleanza Nazionale</strong> (o chi ad essa si richiamava), invece, si è accontenta dei voti portati al proprio mulino dall’imprenditore di Arcore, ha governato in qualche importante città e ha ottenuto posti di potere. Ma <strong>non si è curata di sostenere la formazione di giovani amministratori, di una nuova classe dirigente e non ha dispiegato molte energie in una proposta culturale di (centro)destra</strong>. Certo, nel Pdl coesistevano provenienze differenti, dai democristiani ai socialisti, ma proprio perché la componente di An si presentava come la più potenzialmente coesa, avrebbe potuto guidare lo sforzo di sintesi e produzione delle élite future. Così non è stato e nel tempo non si è venuta a creare quella rete di protezione alla disfatta dei leader che solo una struttura partitica capace di formarne di nuovi può assicurare. L’area di centrodestra è tornata quindi a spezzettarsi nelle sue diverse parti originarie, dai cattolici di Ncd ai Fratelli d’Italia.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-1588 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/alleanza-nazionale-300x182.jpg" alt="alleanza-nazionale" width="300" height="182" /></p>
<p style="text-align: justify">È necessario notare che nello schieramento che per anni si è alternato al centrosinistra al governo del paese, <strong>l’unica formazione capace di rifondarsi per tornare a vincere è stata la Lega Nord</strong>. Un partito con una struttura ben definita, federale anche nella forma-partito, da cui sono emerse personalità in grado di ottenere la guida della Regione Lombardia e di quella Veneto, di passare sopra gli scandali che avevano colpito la vecchia guardia e di <strong>adattare la propria fisionomia alle nuove sfide imposte dal segretario Salvini</strong>. Lasciando da parte il giudizio sulla capacità di governo, la Lega Nord si è dimostrata in grado di usare il partito anche come vivaio per la nuova classe dirigente.</p>
<p style="text-align: justify">Intanto, Sergio Mattarella al Colle segna l’ennesimo colpo al «partito di plastica» che in tanti già si propongono in vario modo di riformare<strong>. Raffalele Fitto</strong> chiede di azzerare le cariche e ricominciare da capo, facendo le primarie (proposta discutibile: può risolvere il problema della scelta del capo ma non l’inconsistenza di tutto il resto del corpo partitico). <strong>Michela Biancofiore</strong> ha annunciato «Squadra Italia», una sorta di piccolo aggregato che si «stringa attorno al Presidente Berlusconi». <strong>Il senatore D’anna</strong>, invece, ritiene necessario convocare un Consiglio Nazionale per scegliere il Coordinamento Nazionale e il Consiglio di Direzione. Tutte parole che procurano l’orticaria ai teorici del partito leggero. Forse nessuna delle tre proposte potrà essere sufficiente.</p>
<p>Il punto politico sta nel fatto che <strong>il centrodestra avrebbe dovuto produrre un partito di “plastica dura”</strong>: leggero, leaderistico, ma almeno capace di mantenere una forma propria anche senza Berlusconi. Così non è stato. E il futuro non si preannuncia roseo.</p>
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		<title>Puzzle romano</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2015 14:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Manuel Granata]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dunque un siciliano. Il primo della storia con tale onere. Sergio Mattarella, dopo quattro turni di votazioni a camere riunite (tre delle quali farsa politica, inscenata per nascondere sotto una corta coperta le fittissime trattative politiche), ce l’ha fatta. O forse è Renzi che ce l’ha fatta, vincendo nuovamente contro i suoi amici/nemici politici senza nemmeno lo sforzo di passare per le urne, usanza abituale a casa dell’ex sindaco toscano, pare… Infatti per Mattarella la nuova elezione può essere letta piuttosto come coronamento di una silenziosa, ma diligente e coerente carriera politica tra prima e seconda repubblica (no, non passerò]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>unque un siciliano. Il primo della storia con tale onere. <strong>Sergio Mattarella</strong>, dopo quattro turni di votazioni a camere riunite (tre delle quali farsa politica, inscenata per nascondere sotto una corta coperta le fittissime trattative politiche), ce l’ha fatta. O forse è Renzi che ce l’ha fatta, vincendo nuovamente contro i suoi amici/nemici politici senza nemmeno lo sforzo di passare per le urne, usanza abituale a casa dell’ex sindaco toscano, pare…</p>
<p style="text-align: justify">Infatti per Mattarella la nuova elezione può essere letta piuttosto come coronamento di una silenziosa, ma <strong>diligente e coerente carriera politica tra prima e seconda repubblica</strong> (no, non passerò il resto dell’articolo a tratteggiare il profilo dell’ex DC, sia perché sono piuttosto scarso nel disegnare, sia perché esiste <em>Wikipedia</em> che fa lo sporco lavoro molto meglio del sottoscritto). Renzi invece con la giornata di sabato ha definitivamente concluso il suo periodo di praticantato da premier, e può dare inizio ad un percorso più compatto rispetto a quello già avviato nell’ultimo anno, fortemente targato PD, nonostante tutto ciò che possa sostenere Alfano. <strong>Il patto del Nazareno ormai è debolissimo</strong>: le parti contraenti non sono più alla pari all’interno dell’accordo. Il premier ha ricompattato un partito non abituato a vincere, e che negli scorsi mesi ha fatto di tutto per danneggiarsi; <strong>Berlusconi, e con lui Forza Italia, è stato disintegrato completamente da questa votazione</strong>, implodendo con la strategia delle schede bianche sabotata da un terzo dei grandi elettori forzisti. L’ex Cavaliere si ritrova per le mani, al momento, un partito all’opposizione che conta poco o niente, pieno per giunta di sibilanti correnti interne che rischiano di mutilarne i numeri alla Camera e al Senato.</p>
<p style="text-align: justify">Il patto del Nazareno (apparso come ultimo colpo di coda di una furbissima volpe dell’arena politica) oggi non rappresenta per Renzi quasi più nulla: vista la posizione di Forza Italia nell’emiciclo parlamentare, non è più nemmeno un vincolo sulle riforme: il fronte PD tutto da testare, ma nuovamente compatto (oggi paiono tutti fratelli e sorelle dimentichi delle urla e degli insulti delle scorse settimane: ah, che effetti miracolosi le bellezze della città eterna!) e i grillini scappati dal partito, con la stessa velocità con cui si scappa da un casa in fiamme, rappresentano una garanzia sufficiente. <strong>Il partito di Grillo e Casaleggio, oltre alla proposta di Imposimato, ha giocato la partita del Quirinale senza mai toccare la palla</strong>. Anzi non è mai sceso in campo. Non si è neanche seduto in tribuna: è rimasto proprio fuori dallo stadio (a urlare e a controllare le scie chimiche probabilmente…). Grillo e soci sentono infatti la fatica del correre nei palazzi della politica romana da soli e l’orgoglio di non cercare mai un appiglio seppur momentaneo pesa: le continue uscite di parlamentari dal movimento ne sono la dimostrazione. L’elezione del dodicesimo presidente della Repubblica certifica la crisi dei pentastellati, che saranno costretti a rivedere le loro logiche interne per non soccombere ai loro sempre più calanti sondaggi che interessano invece la Lega.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il partito fondato da Umberto Bossi infatti, di questo passo rischia di raggiungere i grillini e di strappare loro lo scettro di partito più populista del paese</strong>. I Salvini boys in questa tornata di votazioni non si sono sprecati molto, proponendo il nome di Vittorio Feltri (d’altronde pensare tutte quelle dichiarazioni interessanti che sparano quotidianamente deve costare molta fatica) insieme al piccolo partito di Giorgia Meloni. Del giorno di Mattarella al Quirinale ci restano in conclusione le lamentele di tutta l’opposizione sul metodo, ma non sul nome (rispettato e accettato da quasi tutti i gruppi parlamentari). Quest’atteggiamento certifica ancora di più la vittoria di Renzi, che nonostante le tante (troppe) parole della politica italiana continua ad agire indisturbato (datemi delle conferme, sta facendo qualcosa di concreto oltre a twittare, vero?), consolidando la sua leadership a Roma e indirettamente a Bruxelles e a Berlino.</p>
<p style="text-align: justify">Se è vero che la Balena Bianca non è mai morta (Mattarella <em>docet</em>), tenete dunque un occhio sul mai domo Berlusconi e sulla sua condanna che va a morire a breve. <strong>La partita a carte non è ancora finita</strong>, e se le donne le tiene tutte per sé, non sappiamo quali assi abbia ancora nel mazzo.</p>
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		<title>Reportage da Montecitorio. Tra il Nazareno e Mattarella a vincere è stato Fitto</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 22:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà una coincidenza, ma la strada che percorriamo per raggiungere Piazza Montecitorio porta con sé numerosi significati. Risaliamo vicolo dei Serpenti, dove ha casa l&#8217;ultimo inquilino del Colle, Giorgio Napolitano. E allora viene da pensare alle dimissioni di Capodanno e l&#8217;incognita che, ancora, cade sul Paese. Sul suo futuro Capo dello Stato, incastrato in una partita che é ben lontana dall&#8217;essere risolta. Poco più avanti, incrociamo via Nazionale, sede della Banca d&#8217;Italia. Ed allora viene da pensare che il prossimo presidente possa venire proprio da quegli uffici e che porti il nome di Piercarlo Padoan oppure dell&#8217;attuale Governatore Visco. Renzi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>arà una coincidenza, ma la strada che percorriamo per raggiungere Piazza Montecitorio porta con sé numerosi significati. <strong>Risaliamo vicolo dei Serpenti, dove ha casa l&#8217;ultimo inquilino del Colle, Giorgio Napolitano</strong>. E allora viene da pensare alle dimissioni di Capodanno e l&#8217;incognita che, ancora, cade sul Paese. Sul suo futuro Capo dello Stato, incastrato in una partita che é ben lontana dall&#8217;essere risolta. <strong>Poco pi</strong><strong>ù</strong><strong> avanti, incrociamo via Nazionale, sede della Banca d&#8217;Italia</strong>. Ed allora viene da pensare che il prossimo presidente possa venire proprio da quegli uffici e che porti il nome <strong>di Piercarlo Padoan oppure dell&#8217;attuale Governatore Visco</strong>. Renzi non ha ancora fatto il nome di Mattarella quando la strada ci porta a fianco del Palazzo della Consulta. Ed allora viene da pensare che l&#8217;eletto potrebbe essere un ex giudice della Corte Costituzionale, come Amato oppure proprio quel Mattarella che, mentre ci avviciniamo alla Camera, Renzi sta proponendo all&#8217;assemblea del Pd come candidato di punta. In quel momento inizia una forte pioggia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La decisione di Renzi rompe il patto, ha poi detto Berlusconi</strong>. Utile all&#8217;unità del partito, ripetono invece i deputati piddini che in carovana si riversano in Aula per votare. Sembrano rilassati, poiché tutto sommato sanno di dover votare scheda bianca.</p>
<p style="text-align: justify">Intorno a Montecitorio i giornalisti guardano sui tablet il discorso del segretario Pd di fronte ai suoi parlamentari e ai delegati regionali, sottolineando il lungo applauso ricevuto dal Premier nel momento in cui si sbilancia sul padre del Mattarellum. <strong>&#8220;Dimostra che non ci saranno franchi tiratori&#8221;, si dice sicuro qualcuno. Tuttavia, l&#8217;aria che si respira tra i grandi elettori non </strong><strong>é</strong><strong> cos</strong><strong>ì</strong><strong> distesa</strong>. I cinque stelle sorridono, ma suggeriscono di star attenti, perché Mattarella sarebbe un nome di facciata, che nasconde dell&#8217;altro. E non sono gli unici a crederlo.</p>
<p style="text-align: justify">Intanto, però, dall&#8217;ingresso di via del Parlamento 24, <strong>Raffaele Fitto si avvicina a Montecitorio con un sorriso sarcastico che significa soddisfazione</strong>. Scivola senza rispondere  tra le domande dei cronisti: piove sul bagnato per Forza Italia, ma Fitto può festeggiare. Almeno in parte. É questo il punto politico centrale della giornata trascorsa dentro e fuori l&#8217;emiciclo: <strong>&#8220;Fitto aveva ragione?&#8221; </strong><strong>è</strong><strong> la domanda che scorre tra le labbra dei deputati e senatori di Forza Italia</strong>. Lucio Malan, interpellato su questo punto, prima di rispondere fa una lunga pausa ed un respiro che lasciano intendere un rospo da mandare giù che pesa più di quanto riesca ad ammettere: &#8220;Letta lo aveva capito, Renzi non mantiene le promesse e questa cosa Fitto l&#8217;aveva già detta da tempo&#8221;. Una dichiarazione che spiega quel sorriso beffardo con cui il leader della fronda forzista è entrato in Aula. <strong>Fitto sa di aver vinto. E sar</strong><strong>à</strong><strong> pi</strong><strong>ù</strong><strong> d&#8217;uno a dargli ragione.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Infatti, Passeggiando su via degli Uffici del Vicario, rinchiuso in un lungo impermeabile e coperto da un cappello che gli nasconde tutto il viso, il <strong>senatore D&#8217;Anna</strong> evita, non riconosciuto, la ressa di telecamere che assediano i suoi colleghi. Ma anche lui, come Fitto, non ha stampato in volto la tensione che invece ricopre altri esponenti del centrodestra. <strong>&#8220;Berlusconi </strong><strong>é</strong><strong> come Maradona&#8221; &#8211; ci dice &#8211; &#8220;ad una certa et</strong><strong>à</strong><strong> pu</strong><strong>ò</strong><strong> fare l&#8217;allenatore, non la mezz&#8217;ala&#8221;.</strong> La sensazione, infatti, è che Berlusconi abbia ceduto, fidandosi di Renzi senza essere in grado di metterlo con le spalle al muro, finendoci lui stesso. Con i suoi &#8220;cattivi consiglieri&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">E proprio mentre la pioggia dà un po&#8217; di tregua e molti dei deputati e senatori scivolano via disinteressati al finale già scritto della prima elezione, al palazzo dei Gruppi parlamentari <strong>arriva Silvio Berlusconi. Nemmeno una parola, se non quella gi</strong><strong>à</strong><strong> risuonata sulle bocche di tutti i suoi collaboratori: &#8220;Renzi ha tradito il patto</strong>&#8220;. La tensione è evidente sul volto del Cavaliere e, se non sta bluffando, non nasconde la forte irritazione. La stessa che, incurante della pioggia che scende copiosa sul suo ombrello, <strong>Michela Biancofiore</strong> porta stampata sulla chioma bionda. La colpe <strong>di Renzi</strong>, a sua detta, sarebbero quelle di &#8220;non esser stato coerente&#8221;, perché <strong>&#8220;ha dimostrato di non essere gagliardo, ma un reazionario</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify">Intorno al Patto ruotano tutti i ragionamenti dei grandi elettori. Mattarella lo nominano in pochi, qualcuno forse per scaramanzia, altri perché non lo considerano il problema principale<strong>. La questione &#8220;</strong><strong>é</strong><strong> nei modi&#8221;, come si affretta a sostenere Daniela Santanch</strong><strong>é</strong>, la quale non ha alcun veto contro il candidato del Premier. <strong>Sul Nazareno casca l&#8217;asino, che ancora nessuna ha capito chi sia</strong>. Se Renzi, che ha fatto il passo più lungo della gamba o Berlusconi, che non ha più alcun potere contrattuale. Da via del Parlamento, dove vediamo entrare in maggioranza frondisti di entrambi gli schieramenti politici, molti sostengono che ad aver perso sia Berlusconi. Altri, invece, sono certi che la &#8220;partita sia ancora aperta&#8221;. Ma dalla voce sembra più una speranza che una dichiarazione di guerra.</p>
<p style="text-align: justify">I diversi ingressi per l&#8217;Aula sono uno vicino all&#8217;altro e quando ormai il sole è calato sul cupolone,  ognuno di essi ospita le dichiarazione di una formazione differente. I più silenziosi, ovviamente, sono i rappresentati del Pd. <strong>Non mancano invece di dire la loro i pentastellati Airola e Martelli, sostenendo che &#8220;l&#8217;inciucio non </strong><strong>è</strong><strong> ancora venuto fuori</strong>, il patto del Nazareno non verrà intaccato dal nome di Mattarella&#8221;. E il vero candidato? &#8220;Forse Finocchiaro, non lo so. La cosa certa è che quello che stanno facendo ora è una commedia: tutte balle. <strong>Il nazareno va avanti</strong>&#8220;. Eventualità contro cui sono disposti anche a &#8220;votare Prodi alla quarta votazione, se lo deciderà la rete&#8221;. Ma, forse, lo faranno anche senza il via libera dei militanti.</p>
<p style="text-align: justify">Le strade che circondano il Parlamento, nel frattempo, si sono svuotate. Non pervenuti rappresentanti del partito di Angelino Alfano, il più nei guai di tutti<strong>. Perch</strong><strong>é</strong><strong> Matterella era fuori dai suoi schemi, da quelli che credeva di aver disegnato da una parte con Berlusconi e dall&#8217;altra con Renzi. Non l&#8217;hanno ascoltato</strong>. &#8220;Non mi sembra questo quello che si era detto&#8221; &#8211; si lascia sfuggire Cicchitto &#8211; &#8220;non so se lo voteremo, di sicuro il Pd sta occupando tutte le cariche del Potere e Renzi ha scelto una figura incapace di controbilanciare la sua indole straripante&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mattarella, in questa giornata tra l&#8217;Aula e le strade della Capitale </strong><strong>è</strong><strong> attore comprimario</strong>. In fondo, é ancora presto per il fischio finale. Alcuni già esultano, molti si dimostrano irritati. Le piace Mattarella senatore Tremonti?, chiediamo all&#8217;ex Ministro che cercava di svignarsela da una strada secondaria. &#8220;Non vede che piove? Non parlo&#8221;. Ecco, appunto. <strong>Perch</strong><strong>é</strong><strong> sul nome nessuno ha molto da dire.</strong></p>
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		<title>Il vero nome è Casini: lo vuole anche la Merkel</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 11:42:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cosa straordinaria, è che ha sempre ottenuto posizioni di governo portando con sé solo una piccola dote di voti. Classica mossa da democristiano nato e cresciuto nella prima Repubblica, sostengono i suoi detrattori. E forse è anche vero, perché Pierferdinando Casini è stato esponente di spicco di partiti(ni) dai più svariati nomi &#8211; Ccd, UDC, UdC &#8211; e, nonostante la poca generosità degli elettori, è stato al Governo per lungo tempo. O meglio, ha quasi sempre fatto parte delle maggioranze che sostenevano gli esecutivi di Berlusconi e tanti altri, ma al Governo &#8211; personalmente &#8211; non ci è andato]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>a cosa straordinaria, è che ha sempre ottenuto posizioni di governo portando con sé solo una piccola dote di voti. Classica mossa da democristiano nato e cresciuto nella prima Repubblica, sostengono i suoi detrattori. E forse è anche vero, perché <strong>Pierferdinando Casini</strong> è stato esponente di spicco di partiti(ni) dai più svariati nomi &#8211; Ccd, UDC, UdC &#8211; e, nonostante la poca generosità degli elettori, è stato al Governo per lungo tempo. O meglio, ha quasi sempre fatto parte delle maggioranze che sostenevano gli esecutivi di Berlusconi e tanti altri, <strong>ma al Governo &#8211; personalmente &#8211; non ci </strong><strong>è</strong><strong> andato mai</strong>. Perché, si sa, è una posizione scomoda, capace di attaccarti addosso un&#8217;etichetta che poi difficilmente ti scrolli.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Per questo Casini è il nome più caldo della corsa al Quirinale a poche ore dall&#8217;inizio delle consultazioni. Pierferdinando ha una dote incontestabile, cioè quella di <strong>sapersi riciclare con classe, aiutato indubbiamente dal suo volto piacevole e dal portamento signorile</strong>. É simpatico a molti e indigesto a quasi nessuno. Ha fatto l&#8217;amore (politicamente, s&#8217;intende) con molti: da Berlusconi a Fini, dagli esponenti della sinistra a quelli più radicali. Forse non piace ai 5 Stelle, che vorrebbero un magistrato a tutti i costi e che non voteranno Pietro Grasso solo perché sono più le volte che li ha cacciati dall&#8217;aula di quelle in cui è riuscito a mandare in galera un mafioso. <strong>Casini, dicevamo, </strong><strong>è</strong><strong> stato compagno di letto del Cav., ha appoggiato il governo Monti, Letta e Renzi</strong>. Insomma, dove si comanda lui c&#8217;è: una volta in maniera più visibile, ora nell&#8217;ombra.</p>
<p style="text-align: justify">Non gli mancano gli incarichi, certo. Ora è stato premiato con la presidenza di una Commissione Affari esteri. <strong>Domani, chiss</strong><strong>à</strong><strong>, con la Presidenza della Repubblica</strong>. Sì, perché l&#8217;interesse di Renzi è quello di non far cadere il patto del Nazareno. Berlusconi e il Premier si sono incontrati e scontrati sui nomi di <strong>Mattarella e Amato</strong>. Il primo, sostenuto dal segretario Pd, essendo un nome politicamente ininfluente e di caratura grigia, incapace probabilmente di contrastare la colorita corsa alle riforme dell&#8217;ex sindaco di Firenze. L&#8217;altro, <strong>il dott. Sottile, </strong><strong>è</strong><strong> caldeggiato da Berlusconi ed il perch</strong><strong>é</strong><strong> rimane un mistero pi</strong><strong>ù</strong><strong> incomprensibile di quelli di Fatima</strong>. Braccio destro di Craxi, ma non amato dal leader del fu Psi. Inoltre, non sarebbe una garanzia per le voglie di libertà dai servizi sociali del capo di Forza Italia. Insomma, Renzi e Berlusconi si trovano così al muro contro muro, e questo spiega il perché dell&#8217;uscita del vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, dopo giorni di silenzio stampa sul toto-nomi. <strong>Il nome di Mattarella </strong><strong>è</strong><strong> un modo per tirare un po&#8217; la corda, stando attenti che non si spezzi</strong>.<strong> Ai renziani, infatti, non conviene rompere il patto</strong>. Se decidessero di ricucire in toto il Pd, concedendo un nome ben visto dalla minoranza di Bersani e soci, dovrebbero poi contare anche sulla loro fedeltà quando ci sarà da far passare le riforme. Il che non è scontato, e nella migliore delle ipotesi significherebbe rivedere l&#8217;impianto complessivo delle norme che riscrivono la Costituzione. Un rischio che val la pena correre?</p>
<p style="text-align: justify">Forse no. <strong>Perch</strong><strong>é</strong><strong> un nome capace di far passare ogni impasse in secondo piano esiste, ed </strong><strong>è</strong><strong> quello di Casini</strong>. Lui, insomma, il democristiano mai defunto, sopravvissuto alla morte della Dc, dei governi Berlusconi, del fallimentare appoggio al governo Monti. Per non parlare del più duro dei colpi ricevuti, ovvero quella campagna elettorale condotta con Scelta Civica, formazione che avrebbe dovuto spaccare il mondo (politico) e si è ritrovata disintegrata qualche giorno dopo il voto. <strong>Casini non ha solo amoreggiato con tutti, con molti ha anche litigato, ha spesso chiesto ed ottenuto la separazione.</strong> <strong>Ma non ha mai divorziato</strong> &#8211; ad eccezione che con la ex moglie, invaghito com&#8217;era della donna Caltagirone &#8211; con nessuno dei leader politici che sono passati e rimasti sulla scena. <strong>Berlusconi</strong>, pur sentitosi tradito più di una volta, come quando si è sfilato dal pentolone Pdl che voleva raccogliere tutte le formazioni dell&#8217;allora Casa delle Libertà, non solo lo ha perdonato, ma <strong>lo ritiene un amico. Forse pi</strong><strong>ù</strong><strong>, quasi un figlio. Ribelle alcune volte, come tutti i giovanotti, ma pur sempre un figlio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Per questo ieri, in gran segreto, è stato ricevuto a Palazzo Chigi. Lui stesso, come ha rivelato Kayser Soze su Panorama, avrebbe confessato di essere il nome giusto, &#8220;altrimenti Renzi non ha i voti&#8221;. E questo spiega la segretezza dell&#8217;arrivo in Piazza del Parlamento con i vetri oscurati, mentre gran parte di quelli che sono andati a ricevimento da Renzi lo hanno fatto alla luce del sole. Scoperto a causa della targa dell&#8217;auto blu (un errore tattico che poteva risparmiarsi), è da ieri sulle prime pagine dei giornali.</p>
<p style="text-align: justify">Può salvare il patto del Nazareno, è questa la sua arma vincente. Ma non solo. <strong>Durante la visita a Firenze, la Cancelliera tedesca Angela Merkel si </strong><strong>è</strong><strong> informata sulle possibilit</strong><strong>à</strong><strong> di Casini di arrivare al Colle</strong>. A rivelarcelo, una fonte vicina al Ppe in quei giorni nel capoluogo toscano. Un appoggio internazionale che potrebbe non guastare. E aiutare Pierferdinando a salire al Quirinale. Salvando così il Patto del Nazareno.</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre, dicono alcuni, non dispiace nemmeno alla mamme.</p>
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