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	<title>Torquemada &#187; Benito Mussolini</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Sorel e Mussolini: una &#8220;liason dangereux&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2015 00:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Centini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Georges Sorel è stato, talvolta, avvicinato al nazionalismo francese, talaltra alla complessa galassia prudhonistica, più spesso ricondotto con serenità al recinto dove, almeno nell&#8217;ultima parte della propria vita, esso stesso di collocava, vale a dire nel solco del socialismo marxista. Arcinoti sono gli apprezzamenti che personaggi antimarxisti e talvolta antisocialisti hanno rivolto a Georges Sorel. Mussolini lo definiva, in un articolo del Popolo d&#8217;Italia del 1909, &#8220;Notre maitre&#8221;, e più in basso lodava il suo Le riflessioni sulla Violenza sostenendo che tale opera convincesse gli uomini che &#8220;la vita è sacrificio, lotta, conquista, un continuo superare se stessi&#8221;. Temi, questi, molto]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="G" class="cap"><span>G</span></span>eorges Sorel è stato, talvolta, avvicinato al nazionalismo francese, talaltra alla complessa galassia prudhonistica, più spesso ricondotto con serenità al recinto dove, almeno nell&#8217;ultima parte della propria vita, esso stesso di collocava, vale a dire nel solco del <strong>socialismo marxista</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Arcinoti sono gli apprezzamenti che personaggi antimarxisti e talvolta antisocialisti hanno rivolto a Georges Sorel. <strong>Mussolini lo definiva, in un articolo del Popolo d&#8217;Italia del 1909, <em>&#8220;Notre maitre&#8221;</em></strong>, e più in basso lodava il suo <em>Le riflessioni sulla Violenza</em> sostenendo che tale opera convincesse gli uomini che <em>&#8220;la vita è sacrificio, lotta, conquista, un continuo superare se stessi&#8221;</em>. Temi, questi, molto presenti nella dialettica Mussoliniana, che hanno trovato paternità putativa nelle riflessioni precedenti dei futuristi (anch&#8217;essi ammiratori di Sorel, in particolare attorno alle riviste La Voce e Leonardo) e successivo sfogo nella polemica spirituale alla morale borghese (&#8220;I tre cazzotti alla borghesia&#8221;) e alle plutocrazia occidentali.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mussolini aveva avuto la possibilità di leggere Sorel in Svizzera</strong>, durante il suo soggiorno lì, tra il 102 e il 1904. <strong>Il futuro Duce apprezzò particolarmente non solo la concezione non materialistica dello scontro di classe</strong>, perfettamente inseribile nella critica contestuale gli eccessi di entrambe le deviazioni (del Capitale e della rivendicazione operaia) che già maturava nel cuore del Fascismo, <strong>e la concezione taumaturgica della violenza</strong>, capace di rilanciare il processo di scontro tra classi (ma che in Mussolini doveva servire a rilanciare per intero il discorso della lotta nazionale contro le potenze esterne e quelle disgregatrici interne).</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Georges_Sorel.jpg"><img class="alignnone  wp-image-2507" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Georges_Sorel-300x220.jpg" alt="Georges_Sorel" width="480" height="352" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Sia per Mussolini che per Sorel la violenza non è altro che un modo attivo di far ripartire la macchina della Storia</strong>, <strong>sedata per Sorel dall&#8217;arrendevolezza della borghesia</strong> che, cedendo su alcuni punti laterali del programma operaio, aveva, irrazionalmente, ingabbiato il proletariato in un gioco al ribasso, nel quale esso si accontentava di agire all&#8217;interno della pratica democratica e di dialogo imposta dalla strana alleanza grandi proprietari/&#8221;umanisti&#8221; (coloro cioè che, per Sorel, anteponevano una lettura morale e idealistica dello scontro tra sfruttati e sfruttatori ad una lettura materialistica). <strong>Mussolini trasporrà questa dialettica della violenza, carpendone il significato potenzialmente idealistico e spiritualistico, dall&#8217;agone dello scontro di classe a quello dello scontro nelle classi</strong>, dove la violenza come pratica quotidiana (ancor prima che politica) doveva servire a fare la cernita tra una borghesia e un proletariato patriottici e una borghesia invece incline al compromesso internazionale e un proletariato privo di amor patrio.</p>
<p style="text-align: justify">Risulterà, ad una lettura più specifica, che la similitudine si limita alla macrometodologia. <strong>Se per infatti Sorel utilizza la categoria di violenza come tramite attraverso il quale spezzare il delirio pernicioso che ha avvolto la dialettica proletariato/borghesia</strong> (che in Sorel rimane inquadrata materialisticamente), <strong>Mussolini lo utilizza come mezzo prediletto proprio, in ultima analisi, per evitare questa divisione in classi</strong>. Vediamo infatti come si possa intendere in Sorel l&#8217;uso della violenza:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify">«Si concederà ai partigiani della bontà che la violenza può ostacolare il progresso economico, e , anche, se passa certi limiti, per la moralità. Senonchè, siffatta concessione, non può essere opposta alla dottrina che qui si sostiene: perchè io considero la violenza soltanto dal punto di vista della sue conseguenze ideologiche. E&#8217; certo che per far si&#8217; che i lavoratori considerino i conflitti economici come immagini scolorite della battaglia che deciderà dell&#8217;avvenire, non è necessario che si abbia un gran sviluppo della brutalità, e che il sangue sia versato a fiotti. Se la classe capitalistica è energica e afferma senza posa la sua volontà di difendersi, il suo attegiamento francamente e lealmente reazionario contribuisce, almeno quanto la violenza proletaria, a mettere in luce la divisione in classi, base di tutto il socialismo»</p>
<p style="text-align: right">Georges Sorel, <em>Considerazioni sulla violenza</em>, pp. 247-248</p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/mussolini_portrait_a_p.jpg"><img class=" wp-image-2508 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/mussolini_portrait_a_p-224x300.jpg" alt="mussolini_portrait_a_p" width="345" height="462" /></a></p>
<p style="text-align: justify">In definitiva ciò che distanzia Mussolini e Sorel è proprio l&#8217;obbiettivo metodologico (intrinseco) che la violenza deve ottenere. Inoltre,<strong> mentre per Sorel la violenza ha un valore sì idealistico, ma inserito in un discorso di carattere materialistico e di scontro tra opposti bisogni sociali, per Mussolini la violenza ha un valore estrinseco, dal momento che rovescia l&#8217;Equilibrio </strong>(che per Mussolini era sintomo della viltà che la democrazia aveva imposto al popolo italiano) <strong>e rilancia la vitalità</strong>. Prima di me molti storici hanno fatto luce sulla filiazione quasi diretta tra <strong>la morale futurista e quella fascista</strong>. Anche nell&#8217;uso della violenza (anzi, soprattutto in questo) si può tracciare un file rouge che va dal manifesto su Le Figaro del 1909 e la vita culturale mussoliniana. Condensando, prima che pratica politica, per Mussolini la violenza “non e’ qualche volta morale […] la nostra violenza e’ risolutiva di una situazione cancernosa, e’ moralissima e sacroscanta e necessaria&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Altro punto centrale nella cosmologia della violenza in Sorel (e Mussolini) è <strong>la teoria del Mito</strong>. Per il sindacalista francese il Mito come concetto politico è strettamente collegato all&#8217;idea di<strong> Sciopero</strong>. Sorel, infatti, per &#8220;non mischiare utopia e pensiero serio&#8221; sostiene che il Mito possa vivere solo se sue riproduzioni parziali possono sussistere anche nei momenti in cui l&#8217;avversario è comunque resiliente. E&#8217; importante per Sorel che il mito trovi un applicazione quasi giornaliera, per impedire che diventi manipolabile come tensione collettiva annacquata. Dice Sorel, riguardo al concetto di Mito:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify">«Tuttavia noi non sapremmo agire senza uscire dal presente, senza rappresentarci questo avvenire che sembra condannato a sfuggire, per sempre, alla nostra comprensione. L&#8217;esperienza ci prova che le costruzioni d&#8217;un avvenire, indeterminato nel tempo, possono avere una grande efficacia e presentare pochissimi inconvenienti, quando abbiano una certa natura. Ciò accade quando si tratta di miti, che racchiudano le tendenze più spiccate d&#8217;un popolo, d&#8217;un partito, d&#8217;una classe; che, con la tenacia propria degl&#8217;istinti, si presentino allo spirito, in tutte le circostanze della vita; che, infine, diano un aspetto di piena realtà alle speranze di prossima azione, su cui si fonda la riforma della volontà.»</p>
<p style="text-align: right">Geroges Sorel, ivi, p. 180</p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/sansepolcro.jpg"><img class=" wp-image-2509 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/sansepolcro-300x225.jpg" alt="sansepolcro" width="475" height="356" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Per il Fascismo, e per Mussolini in particolare, il mito sarà soprattutto un artificio oratorio e un programma di intenti elastico</strong>. Anche qui, sempre sulla falsariga del processo di spiritualizzazione e alleggerimento dei temi soreliani, che in Mussolini sono traghettati da un materialismo dialettico e scanzonato ad un puro idealismo ortopratico, Mito non è una ripetizione di azioni di scontro (scioperi) continui, ma adesione incondizionata ad una realtà futura che possa retroplasmare le menti delle masse. In questo Mussolini fonde abilmente il mito della<strong> Guerra</strong> col mito della <strong>Rivoluzione</strong>, in modo non estemporaneo, se si pensa all&#8217;intero filone dell&#8217;interventismo socialista che faceva coincidere l&#8217;Italia al fronte con un italia de facto rivoluzionaria. La Guerra aumenta la disponibilità della massa all&#8217;uso della forza, esaspera le condizioni e favorisce, al ritorno dal fronte, un continuo dell&#8217;uso della violenza, che stavolta si rivolge verso la cricca governativa e la<strong> &#8220;demoplutocrazia&#8221;</strong>.<br />
<strong>Quindi, riassumendo, Sorel trascende in Mussolini attraverso la Violenza.</strong> Come dice lo stesso Duce, in un discorso del 1914, teso a smontare le tesi non interventiste:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify">«Giorgio Sorel diceva che il socialismo è una cosa terribile, grave, sublime e non un esercizio di politicanti che fanno lo sconcio comodo dei loro mercati quotidiani. Se il socialismo è forza, è sacrificio, è tragedia, noi non possiamo seguire coloro che credono di spaventarci innanzi alla guerra coll&#8217;idea delle stragi, del sangue, del sacrificio»</p>
<p style="text-align: right">Benito Mussolini, Discorso pronunciato a Genova nel salone dell&#8217;Università Popolare il 28 dicembre 1914</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify"><strong>Concludendo, la parentela politica tra Sorel e Mussolini, che deve ancora essere indagata, non passa per l&#8217;adesione di Sorel a tesi pre-fasciste</strong> (ancorchè Sorel si beasse d&#8217;esser stato letto dal Duce, come testimoniano gli scritti riportati da M.Missiroli nell&#8217;antologia &#8220;L&#8217;Europa sotto la tormenta&#8221;) <strong>ma per l&#8217;infatuazione che Mussolini prova per ciò che c&#8217;è di meno ortodosso e conseguente in Sorel: l&#8217;azione come atto-motore dello scontro sociale, e non come sua epitome</strong>.</p>
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