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	<title>Torquemada &#187; argentina</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Papa Francesco: pontificato breve o disinformazione?</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2015 17:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Runco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella serata del dodici marzo (era già il tredici in Europa) l&#8217;emittente messicana Televisa ha trasmesso l&#8217;intervista concessa dal Papa alla vaticanista Valentina Alazraki in occasione del secondo anniversario della Sua elezione. Oltre atlantico l&#8217;intervista è stata dapprima compendiata in un comunicato di Radio Vaticana e poco più tardi riportata integralmente in italiano dall&#8217;Osservatore Romano (eccola), e in spagnolo dalla stessa Radio Vaticana (qui). La conversazione tra Papa Francesco e la giornalista messicana è durata all&#8217;incirca un&#8217;ora e mezzo, e anche la sua trascrizione certamente non può definirsi corta. Nel sintetizzarla la stampa in molti casi si è soffermata, con precisione a dir poco chirurgica, solo su]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>ella serata del dodici marzo (era già il tredici in Europa) l&#8217;emittente messicana Televisa ha trasmesso l&#8217;intervista concessa dal Papa alla vaticanista Valentina Alazraki</strong> in occasione del secondo anniversario della Sua elezione. Oltre atlantico l&#8217;intervista è stata dapprima compendiata in un comunicato di <strong>Radio Vaticana</strong> e poco più tardi riportata integralmente in italiano dall&#8217;<strong>Osservatore Romano</strong> (<a href="http://www.osservatoreromano.va/it/news/due-anni-di-pontificato">eccola</a>), e in spagnolo dalla stessa Radio Vaticana (<a href="http://www.news.va/es/news/los-primeros-dos-anos-de-la-era-francisco-en-entre">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La conversazione tra Papa Francesco e la giornalista messicana è durata all&#8217;incirca un&#8217;ora e mezzo</strong>, e anche la sua trascrizione certamente non può definirsi corta. Nel sintetizzarla<strong> la stampa in molti casi si è soffermata, con precisione a dir poco chirurgica, solo su alcune espressioni usate dal Santo Padre</strong>, propinando a volte notizie dal senso poco coerente con quello del discorso del Sommo Pontefice, e presumibilmente distanti dalle Sue intenzioni. Non si tratta di un fenomeno nuovo, ma frequente, in particolar modo per le notizie che riguardano, in ordine crescente, la Chiesa Cattolica, il Romano Pontefice e Papa Francesco.</p>
<p style="text-align: justify">In questo caso ci riferiamo ai temi dell&#8217;intervista, e <strong>in luogo specifico al clamore suscitato dalle parole di Francesco I con le quali ha affermato di presagire la brevità del pontificato</strong> corrente.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/cq5dam.thumbnail.624.351.jpg"><img class=" wp-image-2129 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/cq5dam.thumbnail.624.351-300x168.jpg" alt="cq5dam.thumbnail.624.351" width="314" height="176" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Una asserzione giunta allorché si è fatto notare al Papa che il Suo operato ha potuto a volte  far pensare ad &#8220;una certa <strong>fretta nel modo di agire</strong>&#8221; oppure a una visione del <strong>pontificato a &#8220;breve termine&#8221;</strong>. Eccola per intero:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve. Quattro o cinque anni. Non so, o due o tre. Beh, due sono già passati. È come una sensazione un po’ vaga. Le dico, forse no. È come la psicologia di chi gioca e allora crede che perderà per non restare poi deluso. E se vince è contento. Non so che cos’è. Ma ho la sensazione che Dio mi ha messo qui per una cosa breve, niente di più&#8230; Ma è una sensazione. Per questo lascio sempre aperta la possibilità.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Questa ci appare come una risposta affermativa alla prima ipotesi. <strong>Il Papa tiene effettivamente a realizzare i Suoi propositi al più presto</strong>, impegnandosi dal primo momento.<strong> Questa premura è suggerita dalla sensazione che il tempo a disposizione sia poco</strong>. Si tratta di<strong> una semplice sensazione</strong>, forse <strong>dettata dalla gravità non da poco della Missione</strong>, come specificato dalla metafora del giocatore. Non è opportuno interrogarsi sulla natura di questo mandato affidato a Francesco, magari lanciandosi in passionali ma arditi paragoni al Poverello d&#8217;Assisi e al &#8220;riparare la Chiesa&#8221;;o molto peggio a sensazionalistiche fantasticherie di gusto luteranesco sul &#8220;riformarla&#8221;. Qui si parla &#8220;semplicemente&#8221; (le virgolette sono d&#8217;obbligo) del compito di Pastore della Chiesa Universale, che deve essere svolto, come ogni altro, tenendo sempre presente la <em>&#8220;missione d&#8217;identità con Gesù Cristo&#8221;</em> che Francesco ha in altre occasioni ricordato e che ribadirà, come vedremo, più avanti nell&#8217;intervista. <strong>Il Papa intende svolgere dunque il Suo pontificato sotto la guida di Cristo,  con la sollecitudine di chi sa di poter essere in ogni momento sorpreso dai ladri</strong> (cfr. S.Matteo 24, 43-44), senza però escludere di poter esser chiamato dalla Provvidenza ad un lungo regno.</p>
<p style="text-align: justify">Una frase allusiva come &#8220;<em>Per questo lascio sempre aperta la possibilità&#8221; </em>può dare la sensazione che si rimanga in ambiguo e, considerando quanto poco remota è l&#8217;abdicazione di <strong>Benedetto XVI</strong>, si potrebbe pensare che il Santo Padre consideri aperta la possibilità di seguire anche in questo il cammino del Suo predecessore. Immediatamente dunque l&#8217;intervistatrice chiede  una precisazione in tal senso al Pontefice, il quale risponde:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;[&#8230;]Io credo che Papa Benedetto abbia aperto una porta. Settant’anni fa non esistevano i vescovi emeriti. Oggi ne abbiamo 1400. [&#8230;] Credo che Benedetto con grande coraggio abbia aperto la porta ai Papi emeriti. Non bisogna considerare Benedetto come una eccezione. Ma come una istituzione. Forse sarà l’unico per molto tempo, forse non sarà l’unico. Ma è una porta aperta dal punto di vista istituzionale. Oggi il Papa emerito non è una realtà strana, ma si è aperta la possibilità che possa esistere.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Una risposta perfettamente in linea colla precedente, cui segue la domanda, che è più una affermazione: <em>&#8220;Si potrebbe pensare, come per i vescovi, un Papa che rinunci a ottant’anni.&#8221;</em> Ecco la replica del Papa:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Anche. Si può, ma a me non piace fissare un’età. Credo che il papato ha qualcosa di ultima istanza. È una grazia speciale. Per alcuni teologi il papato è un sacramento, i tedeschi sono molto creativi in tutte queste cose. Io non sono di questo parere, ma questo vuol dire che c’è qualcosa di speciale. Allora parlare di ottant’anni crea una sensazione di fine di pontificato che non farebbe bene, qualcosa di prevedibile. Non sono dell’idea di fissare un’età ma sono dell’idea di Benedetto. [&#8230;]&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify"><strong>Francesco insomma non pensa di rinunciare al Ministero Petrino, e soprattutto non crede che si possa porgli un termine</strong>. Riconosce comunque, come la Chiesa ha sempre fatto, la possibilità della rinuncia, e il coraggio della scelta di Benedetto XVI, che servirà in futuro da ammonimento laddove se ne verifichino le circostanze. Il Papa Emerito è quindi una istituzione per l&#8217;importanza del Suo esempio. Lo è anche per la recente istituzione del titolo, ispirato a quello dei vescovi emeriti. Se esso verrà usato ancora nei prossimi anni non ci è dato sapere.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando al nostro tema specifico, <strong>la ricezione da parte dei giornali delle attestazioni citate</strong>, nonché di altre risposte, <strong>è stata spesse volte incoerente</strong>, al punto che una veloce <strong>rassegna stampa</strong> delle più note testate svela un <strong>carosello di proclami tanto scandalistici quanto menzogneri</strong> e di condotte in qualche caso poco diligenti per dei giornalisti.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/papa_francesco.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2127" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/papa_francesco-300x187.jpg" alt="papa_francesco" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;intenzione originaria era di occuparsi esclusivamente della stampa nostrana, ma la menzione di quella straniera è d&#8217;obbligo in un caso esemplare. Infatti di tanto in tanto la notizia è riportata onestamente, e<strong> l&#8217;articolo più fedele alle parole del Papa</strong>, per quanto succinto, è del <strong>Time</strong> (<a href="http://time.com/3743995/pope-francis-anniversary-five-years/">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify">In Italia si è appreso il contenuto dell&#8217;intervista tramite <strong>il comunicato della Radio Vaticana</strong> (<a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/03/13/il_papa_a_televisa_racconta_i_due_anni_di_pontificato/1129053">qui</a>) che <strong>ha avuto una considerevole &#8220;circolazione&#8221;</strong> nelle redazioni dei quotidiani. Diversi suoi trafiletti sono stati &#8220;copia-incollati&#8221; dall&#8217;<strong>Huffington Post</strong> (<a href="http://www.huffingtonpost.it/2015/03/13/papa-pontificato-breve_n_6862568.html?utm_hp_ref=italy">qui</a>) – l&#8217;unico giornale a riconoscere espressamente la citazione – dall&#8217;agenzia di informazione <strong>ANSA</strong> (<a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/03/13/papa-festeggia-2-anni-pontificato-ma-ammette-ho-sensazione-che-sara-breve_c5fc3eb9-561a-42d2-abd4-2d020be915c5.html">qui</a>), da <strong>Repubblica</strong> (<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2015/03/13/news/papa_curia_ultima_corte_d_europa_-109421858/?ref=search">qui</a>), dal <strong>Sole 24 Ore</strong> (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-03-13/papa-francesco-ho-sensazione-che-mio-pontificato-sara-breve-144154.shtml?uuid=ABRjLt8C">qui</a>), e perfino da <strong>&#8220;Vatican Insider&#8221;</strong> (<a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francisco-francis-39708/">qui</a>), lo spazio dedicato da &#8220;<strong>La Stampa</strong>&#8221; alle vicende di Chiesa, dove invero era presente anche un&#8217;articolo di Andrea Tornielli (<a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francisco-francis-39722/">questo</a>) che riportava le risposte del Papa.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia<strong> il Sole 24 ore</strong> correlava il suo articolo ad una datata recensione (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-05-29/bergoglio-papato-termine-francesco-i-lupi-segreto-una-rivoluzione-libro-marco-politi-150754.shtml?uuid=ABD3xCMB">questa</a>) alludendo ad altrettanto datate quanto poco affidabili argomentazioni. <strong>Si tratta del primo, e meno attendibile, dei due ordini di equivoci che una informazione distorta o quantomeno disattenta può generare sull&#8217;argomento.</strong> La rinuncia di Benedetto XVI sarebbe stata il primo segno di <strong>una imminente rivoluzione nella guida della Chiesa</strong>, destinata all&#8217;evoluzione nella scia dei moderni ordinamenti democratici, e culminante nell&#8217;istituzione di un <strong>&#8220;papato a termine&#8221;</strong>. In pratica il Papa dovrebbe presto avere a disposizione un &#8220;settennato&#8221; come il presidente della repubblica. <strong>Una previsione tanto distante dalle parole de Pontefice quanto poco cattolica</strong>, specie se si afferma che i futuri Successori di Pietro non potranno più &#8220;salire sul trono pretendendo di essere plenipotenziari di Cristo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Corre quasi sulla stessa linea di pensiero <strong>il pessimo articolo della redazione online del Corriere della Sera (<a href="http://www.corriere.it/cronache/15_marzo_13/papa-francesco-sento-mio-pontificato-breve-15c43080-c984-11e4-84dd-480351105d62.shtml">qui</a>), che addirittura arriva ad attribuire al Santo Padre asserzioni da lui mai pronunciate</strong>, come  nel grassetto: «i papi emeriti dovrebbero diventare un&#8217;istituzione», posto in rubrica con tanto di virgolette, a titolo di un piccolo capoverso contenente un <em>collage</em> di frasi dell&#8217;intervista. <strong>Contro l&#8217;evidenza, il quotidiano milanese lascia intendere invece una imminente istituzionalizzazione delle dimissioni per <em>ingravescentem aetatem</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il secondo tipo di equivoci, e che forse può apparire maggiormente plausibile, è quello per cui sarebbe possibile desumere dalle risposte di Papa Francesco a Valentina Alazraki, la Sua intenzione di rinunciare al Soglio Pontificio in un prossimo futuro.</strong> Questa interpretazione ha avuto però enorme risonanza anche sui media internazionali, infatti è il filo conduttore di numerosi articoli, come quello del <strong>Guardian</strong> (<a href="http://www.theguardian.com/world/2015/mar/13/pope-francis-two-year-anniversary-lord-chose-me-short-mission">qui</a>), e di servizi televisivi. Abbiamo già visto come a nostro avviso simili conclusioni non possano essere tratte da quel dialogo, ed <strong>è significativo come la stessa Valentina Alazraki abbia voluto smentirli in alcuni tweet che riportiamo in immagine</strong>.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2121" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-1-300x211.png" alt="Cattura alazraki 1" width="300" height="211" /></a></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-2.png"><img class="size-medium wp-image-2120 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-2-300x211.png" alt="Cattura alazraki 2" width="300" height="211" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Nel Bel Paese tra banalità, fraintendimenti e strumentalizzazioni l&#8217;argomento in questione non ha mancato di dar vita a una <strong>fiumana di servizi grotteschi</strong>, alcuni dei quali menzionabili. Come <strong>&#8220;Papa Francesco: non durerò a lungo&#8221;</strong> dell&#8217;<strong>Avanti</strong> (<a href="http://www.avantionline.it/2015/03/papa-francesco-non-durero-a-lungo/">qui</a>), redivivo quotidiano socialista, il quale domandandosi &#8220;cosa ci sia di non detto nelle Sue parole?&#8221; ci presenta un Papa depresso, che nell&#8217;intervista a Televisa, sembrerebbe<span class="Apple-style-span"> lanciare dall&#8217;inconscio e in modo indiretto &#8220;un allarme, un appello accorato, un segnale di difficoltà&#8221;. O anche <strong>Libero Quotidiano</strong> che in <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11767468/Papa-Francesco-e-il--pontificato.html">questo</a> articolo calcola, con l&#8217;invadente <em>nonchalance</em> di uno iettatore navigato, le <strong>incognite</strong> che il Sommo Pontefice dovrebbe mettere in conto. Ne individua essenzialmente due: la &#8220;morte naturale&#8221; e il rischio di essere finito <strong>&#8220;nel mirino dell&#8217;ISIS&#8221;</strong>. In ultimo ci diverte molto anche <strong>il Fatto Quotidiano</strong> (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/13/francesco-ior-pedofili-mafia-divorziati-2-anni-rivoluzione-sfidando-curia-lobby/1501217/">qui</a>) che, accennando sommariamente all&#8217;intervista, coglie l&#8217;occasione per sciogliere una filippica che sorprende Papa Francesco mentre si spoglia per un attimo delle vesti eroiche, dando sfogo alla frustrazione di non essere in grado di compiere la Sua missione titanica. La Chiesa non merita di essere salvata né può esserlo. Francesco I infatti, a due anni dall&#8217;elezione, starebbe per essere travolto da una valanga di Curia, Ior, pedofili, divorziati e gay, mentre viene stritolato da una &#8220;corte curiale&#8221; ostile guidata probabilmente dal cardinal <strong>Raymond Leo Burke</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify">Tornando a questioni più serie, <strong>un&#8217;altra parte dell&#8217;intervista ad aver avuto molta risonanza è quella in cui il Santo Padre ha definito la Curia come <em>&#8220;l&#8217;ultima corte d&#8217;Europa&#8221;</em></strong>. Una affermazione giunta quando Gli è stata chiesta conferma di voler cambiare nella Curia, <em>molto più delle struttur</em>e, cioè la<em> mentalità</em> e il <em>cuore</em>.  <strong>Il Papa dunque dopo aver descritto l&#8217;ambiente della Corte Papale</strong> come diverso da quello delle altre corti rimaste nel continente e <em>&#8220;ormai democraticizzate&#8221;</em>, precisando di non avere intenti polemici, <strong>ha confermato di non voler agire sulla forma, ma sulle persone:</strong> <strong>quello di cui c&#8217;è bisogno è una conversione personale</strong>. Il Papa renderà esplicito il senso di queste parole più avanti nell&#8217;intervista, quando ricorderà l&#8217;allocuzione da Lui tenuta alla curia prima di Natale. Un esame di coscienza in cui aveva evidenziato <strong>quindici malattie</strong>.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Ho pensato per esempio a una a cui nessuno ha fatto caso e per me è la principale: dimenticare il primo amore. Quando cioè uno si trasforma in un buon impiegato e dimentica di avere una missione di identità con Gesù Cristo, che è il primo amore.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Concludendo, ricordiamo come il Papa abbia accettato l&#8217;aggiunta, propostagli da un cardinale in occasione dell&#8217;ultimo concistoro, di <strong>una sedicesima malattia</strong> alle quindici del discorso di Natale: <em>&#8220;Quella di chi non ha il coraggio di criticare apertamente. Se uno non è d’accordo con il Papa deve andare a dirglielo&#8221;. </em>Dunque forte dell&#8217;esortazione del Santo Padre, e pur essendo con Lui pienamente d&#8217;accordo, vorrei con affetto filiale rivolgergli una piccola considerazione. Papa Francesco ci ha abituato ormai da due anni al <em>&#8220;<strong>Gesuitese&#8221;</strong></em><strong>: un linguaggio apparentemente compiacente, ma dalle scarse concessioni</strong>. Forse però usandolo di meno si eviterebbero numerose distorsioni come queste che abbiamo appena esaminato.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/topic.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2126" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/topic-300x164.jpg" alt="topic" width="300" height="164" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Julio Meinvielle, il &#8220;parroco dell&#8217;Argentina&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2015 14:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federico Sesia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolicesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Padre Julio Meinvielle]]></category>

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		<description><![CDATA[“Era un autentico missionario di Cristo, la sua era una fede solida di chi conosceva a fondo il Vangelo ed il suo desiderio era portare la buona novella al quartiere dove l’avevano destinato i suoi superiori.” Tratto da un discorso pronunciato al funerale di P. Julio Meinvielle Di origini francesi, Julio Ramon Meinvielle nacque il 31 agosto del 1905 nella città di Buenos Aires. Ordinato sacerdote il 20 dicembre del 1930 dopo aver conseguito il dottorato in filosofia e teologia al Seminario Pontificio di Villa Devoto, inizierà due anni dopo la sua attività di scrittore dando alle stampe la prima]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Era un autentico missionario di Cristo, la sua era una fede solida di chi conosceva a fondo il Vangelo ed il suo desiderio era portare la buona novella al quartiere dove l’avevano destinato i suoi superiori.</em>”<br />
Tratto da un discorso pronunciato al funerale di P. Julio Meinvielle</p>
<p class="first-child "><strong><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>i origini francesi, Julio Ramon Meinvielle nacque il 31 agosto del 1905 nella città di Buenos Aires.</strong> Ordinato sacerdote il 20 dicembre del 1930 dopo aver conseguito il dottorato in filosofia e teologia al Seminario Pontificio di Villa Devoto, inizierà due anni dopo la sua attività di scrittore dando alle stampe la prima edizione di <em>Concezione Cattolica della Politica </em>nel 1932, saggio sulla dottrina politica cattolica attinta dal Magistero della Chiesa e dal pensiero di San Tommaso d’Aquino.<br />
Un anno dopo la pubblicazione di tale scritto <strong>venne nominato parroco di Santa Maria della Salute (<em>Nuestra Señora de la Salud</em>) nel quartiere periferico di Versalles (Buenos Aires), popolato prevalentemente da lavoratori e artigiani, dove, in qualità di parroco, svolgerà un intensa e indefessa attività pastorale</strong> restaurando l’oratorio, fondando il Circolo Cattolico di Operai, le Conferenze Vincenziane in ausilio dei più bisognosi, collaborando come segretario alla creazione dell’Unione degli Scouts Cattolici Argentini e cooperando all’erezione di un campo sportivo, di dei centri ricreativi e di una scuola primaria. E’ a lui che si devono inoltre i natali dell’Ateneo Popolare di Versalles, ancora oggi attivo. Il ricordo che ne ebbero i suoi parrocchiani all’indomani del suo trasferimento risentì inevitabilmente della bontà del suo operato nel quartiere: “<em>La Parrocchia di Versalles conobbe, e conobbe molto, il sacerdote per tutta l’eternità, il sacerdote pio, il sacerdote che amando i poveri, amava i suoi fratelli in Cristo; il sacerdote che non prese mai un soldo per un battesimo o per un matrimonio; il sacerdote che aveva sempre una parola giusta ed un consiglio saggio.</em>”.<br />
Il suo lavoro di ristrutturazione di Santa Maria della Salute gli procurò inoltre l’elogio del<strong> Cardinale Santiago Luis Copello</strong> (1880-1967), il quale <strong>di fronte alla parrocchia di Versalles affermò “<em>Questa non è una semplice Chiesa, è una Cattedrale!</em>”.</strong></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Julio-Meinvielle.jpg"><img class="size-medium wp-image-1721 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Julio-Meinvielle-300x115.jpg" alt="Julio Meinvielle" width="300" height="115" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante la sua esistenza terrena Padre Meinvielle non si dedicò solo alla sua parrocchia, ma fu anche uno scrittore estremamente prolifico (il suo primo saggio uscì quando aveva solo 27 anni), e risulta essere tra i primi pensatori cattolici a denunciare i pericoli intrinseci ad una certe corrente interna alla Chiesa e rappresentata da personaggi come Karl Rahner (1904-1984), Yves Congar (1904-1995) e Edward Schillebeeckx (1914-2009). Celebre inoltre è la sua polemica contro il filosofo francese Jacques Maritain (1882-1973) che culminò nel 1945 con la pubblicazione del suo saggio <em>De Lamennais a Maritain</em>.<br />
Un’attività intellettuale in difesa della Chiesa e del suo Magistero e un impegno pastorale a 360° gradi, questi furono insomma gli aspetti che caratterizzarono maggiormente la vita di Padre Julio, il quale nel corso degli anni dovette subire due ingiuste incarcerazioni, minacce telefoniche, postali e anche un tentativo di assassinio, sopportando cristianamente queste prove e sempre perdonando coloro che gli avevano recato danno, arrivando addirittura ad aiutare uno di questi mentre si trovava in un momento di difficoltà.<br />
Nelle sue biografie viene riporta che un giorno, di fronte a degli elogi rivolti al Primate polacco Stefan Wyszysnki (1901-1981), Padre Julio risposte che “<em>Ciononostante, è ancora migliore il suo secondo, Wojtyla</em>”, citando un nome che per l’epoca era ancora un perfetto sconosciuto al di fuori dei suoi patri confini, ma che di lì a poco sarebbe stato noto a tutto il mondo come Giovanni Paolo II (1920-2005).</p>
<p>Pur molto conosciuto e ammirato nella galassia del tradizionalismo anti-conciliare, va ricordato come Padre Julio non negò mai la valenza dottrinale né ai documenti emanati dal Concilio Vaticano II né al <em>Novus Ordo Missae </em>di Papa Paolo VI (1897-1978).<br />
Deprecabili risultano alcune sue affermazioni assimilabili all’anti-giudaismo teologico, ma in proposito si ricordi come non vi fosse nel suo pensiero alcuna concessione all’antisemitismo su base etnica (da lui fermamente ripudiato) e come mai negò l’autorevolezza del Dichiarazione <em>Nostra Aetate</em>, ossia quel documento conciliare che condanna l’avversione teologica nei confronti degli ebrei.<br />
Talvolta è possibile udire delle accuse riguardanti un suo eventuale connubio con posizioni legate all’estrema destra, e a riguardo credo vada riportato ciò che Padre Julio stesso affermava sul Fascismo e sul Nazionalsocialismo nel periodo in cui non erano ancora stati sconfitti militarmente: “<em>L’ordine che procura il Fascismo ed il Nazismo, che potrà essere grande quanto si vuole come realizzazione economica e politica, si cerca come un fine in sé, come se fosse un dio. Si cerca fuori da Cristo, ed al di sopra di Cristo e, in un certo modo, contro Cristo. Orbene: un movimento di questa condizione, non può portare il benessere di paesi che sono stati chiamati alla vocazione della fede cristiana.</em>”; “<em>C’è una differenza tra l’ideologia de l’Action Francaise e quella machiavellico-fascista. La prima è amorale; la seconda immorale perché stabilisce la ragione di stato come norma di moralità;</em>”.<br />
Ferma fu, ovviamente, anche la sua condanna nei confronti del comunismo e il suo contrasto con Juan Domingo Peròn (1895-1974) avvenuto nel 1950 (ossia in pieno peronismo) quando affermò che “<em>il contrasto tra la concezione cristiana e quella peronista circa lo stato non può essere più significativa. Perché mentre quella giace sulla dignità del singolo uomo, questa si erge in funzione dell’uomo massa; l’Argentina di ieri aveva le tre piaghe del capitalismo, del liberalismo e del laicismo; quella di oggi ne ha inoltre altre tre che sono il collettivismo, il totalitarismo e il fariseismo</em>”.<br />
Non manca inoltre nel suo pensiero, coerentemente con la Dottrina Sociale della Chiesa, una totale riprovazione del liberalismo, giudicato esecrabile tanto quanto la sua controparte marxista: “<em>La società liberale – sciogliendo l’uomo dai vincoli che lo proteggevano – lo rese schiavo sottomettendolo, nell’ambito religioso, alla divinità della Scienza, del Progresso, della Democrazia; nell’ambito intellettuale, ai miti del materialismo evoluzionista, nella morale, al sentimentalismo romantico; nell’ambito economico, al dispotismo del denaro; nell’ambito politico, all’oligarchia dei più farabutti.</em>”.</p>
<p>Padre Julio Meinvielle tornò alla Casa del Padre in seguito all’essere stato accidentalmente investito da una macchina il 2 agosto 1973, passando l’ultimo mese della sua vita paralizzato a letto recitando il Rosario, preghiera alla quale rimase fedele per tutta la vita. Una grande folla tra parrocchiani, amici, esponenti del mondo culturale argentino e lo stesso Cardinale Arcivescovo di Buenos Aires presenziarono al suo funerale. Date le sue vicende, non si può fare a meno di concordare con lo scrittore Leonardo Castellani s. j. nel definire quest’uomo il “<em>Parroco della Nazione</em>”.<br />
L’epitaffio della sua tomba nella chiesa di Santa Maria della Salute reca l’emblematica scritta “<em>Amò la Verità</em>” (2Ts 2;10).</p>
<p>“<em>Il rimedio per la società e per gli individui di oggi è la sottomissione al giogo soave di Cristo</em>”<br />
Padre Julio Meinvielle</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <em>Padre Julio Meinvielle (1905-1973). Tratti biografici </em>di Arturo A. Ruiz Freites I.V.E. contenuto in <em>Concezione Cattolica della Politica</em>, Edizioni Settecolori</p>
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		<title>Ma quanto era forte quel River Plate?</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2015 10:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[D&#8217;accordo, il calcio italiano è in crisi nera. La Serie A, un tempo terra promessa per campioni di ogni nazionalità, è attualmente un torneo di secondo piano in Europa: i migliori giocatori, come è normale, preferiscono altri lidi. Tuttavia, c&#8217;è chi sta molto peggio. Se guardiamo, per esempio, al declino totale del campionato argentino, possiamo forse consolarci. Fino ai primi anni 2000, la Primera División era ancora una fucina di talenti e una competizione di buon livello, poi la crisi economica ha distrutto questo patrimonio nazionale, fino a rendere il massimo campionato un torneo insignificante. Oggi i giocatori della Primera si dividono]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " lang="it-IT" style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>&#8217;accordo, <strong>il calcio italiano è in crisi nera</strong>. La Serie A, un tempo terra promessa per campioni di ogni nazionalità, è attualmente un torneo di secondo piano in Europa: i migliori giocatori, come è normale, preferiscono altri lidi.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">Tuttavia, c&#8217;è chi sta molto peggio. Se guardiamo, per esempio, al <strong>declino totale del campionato argentino</strong>, possiamo forse consolarci. Fino ai primi anni 2000, <strong>la Primera División</strong> era ancora una fucina di talenti e una competizione di buon livello, poi la crisi economica ha distrutto questo patrimonio nazionale, fino a rendere il massimo campionato un torneo insignificante. Oggi i giocatori della Primera si dividono sostanzialmente in tre categorie: 1) i giovanissimi, buttati nella mischia sempre più precocemente e pronti a scappare verso l&#8217;Europa alla prima buona offerta; 2) le vecchie glorie (a volte davvero ex-giocatori) tornate in patria per chiudere la carriera; 3) quelli che, per mancanza di qualità, non sono riusciti a fare il grande salto verso il calcio che conta.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">Ma torniamo all&#8217;età dell&#8217;oro. <strong>A metà dei gloriosi anni &#8217;90 una squadra leggendaria dominò la scena, conquistando vari titoli argentini, una Copa Libertadores e una Supercoppa Sudamericana: il River Plate</strong>. Molti rammenteranno lo scontro tra i <em>Millionarios</em> e la Juventus nella<strong> Coppa Intercontinentale del 1996</strong>, conclusosi con una faticosa vittoria dei bianconeri grazie al gol di Del Piero. Facciamo ancora un passo indietro: all&#8217;inizio degli anni Quaranta il River era una formazione altrettanto imbattibile, caratterizzata da un gioco offensivo e spregiudicato: tutti la chiamavano <em>La Máquina</em> (la macchina). Ricordando le imprese di quella squadra indimenticabile, la stampa ribattezzò il nuovo River <strong><em>La Máquinita</em></strong>. [Che meraviglia questi soprannomi: prima o poi scriverò un pezzo sui piedi magici di Juan Sebastián Verón, detto <em>La Brujita</em> (letteralmente, la streghetta), in continuità con il soprannome del padre Juan Ramón, anch&#8217;egli calciatore dell&#8217;Estudiantes de La Plata: <em>La Bruja</em>.]
<p lang="it-IT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/river-del-piero.jpg"><img class="wp-image-1598 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/river-del-piero-300x242.jpg" alt="river del piero" width="340" height="274" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify"><strong>Sotto la guida del tecnico Ramon Diaz, il club raggiunse uno dei punti più alti della sua storia a cavallo tra il 1995 e il 1997</strong>. Senza elencare gli straordinari risultati raggiunti, basterà citare i nomi di alcuni protagonisti per dare un&#8217;idea della dimensione davvero epica di quel <em>team</em>. [Ho inserito i <em>link</em> ai filmati di alcuni momenti storici: se volete apprezzare appieno questo salto nel passato, guardateli!]
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">A centrocampo i tifosi dei Millionarios potevano godersi <strong>le invenzioni del <em>Payaso</em> Pablo Aimar</strong>, giocatore dall&#8217;eleganza sopraffina che in Europa ha brillato soprattutto nel Valencia bello e sfortunato dell&#8217;<em>Hombre vertical</em> Hèctor Cúper (altro personaggio che meriterebbe ben più di un articolo). <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Mbncd86zd2c" target="_blank">Qui</a> una delle sue perle, ancora più preziosa perché realizzata nel derby contro l&#8217;odiatissimo Boca Juniors. Al suo fianco non poteva mancare un vero mastino, <strong>il cattivissimo Matías Almeyda</strong>, profeta della <em>garra</em> sudamericana (poi faceva anche dei <a href="https://www.youtube.com/watch?v=CAY4zjcWnJk" target="_blank">gol così</a>&#8230;). Profeta sia in patria sia in Italia, dove lo ricordano con piacere i tifosi del Parma e della Lazio. Sempre a metà campo devo per forza menzionare uno dei miei pallini, <strong>Marcelo Gallardo, attuale allenatore della squadra biancorossa</strong> (se volete, ecco <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dlbbyi3EqIQ" target="_blank">uno dei suoi migliori gol</a> con la maglia del River). Splendido centrocampista offensivo, partì dall&#8217;Argentina per formare una coppia micidiale con Ludovic Giuly nel grande Monaco di fine millennio.</p>
<p lang="it-IT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/river-tifo.jpg"><img class="wp-image-1599 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/river-tifo-300x203.jpg" alt="river tifo" width="341" height="231" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify"><strong>Ma era l&#8217;attacco a fare davvero impressione</strong>. Nella stagione 1995-1996 la batteria di trequartisti e punte comprendeva, in ordine sparso: <strong>il <em>Principe</em> Enzo Francescoli</strong>, leggenda del calcio uruguaiano (nonché sosia di Diego Milito), venuto a Buenos Aires a chiudere una carriera eccezionale (guardate <a href="https://www.youtube.com/watch?v=jzD_beyWs_I" target="_blank">qui</a>) ; <strong>Ariel Ortega</strong>, giocatore di classe superiore alla media ma con la carriera rovinata dall&#8217;amore per la bottiglia e da una testa troppo calda (il soprannome <em>Burrito</em>, asinello, vorrà forse dire qualcosa); <strong>Hernan Crespo</strong>, poi divenuto uno degli attaccanti più completi del calcio recente, allora appena uscito dal ricchissimo vivaio del River, come Ortega e Gallardo. Per rinfrescarvi la memoria su che razza di attaccante fosse Crespo, godetevi il suo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=2LbpdUIbgWA" target="_blank">gol </a>contro lo Sporting Cristal in Copa Libertadores. A questi campioni possiamo aggiungere anche <strong>Santiago Solari</strong>, che nell&#8217;Inter non ha lasciato grandi tracce di sé, ma che può comunque vantare una carriera di tutto rispetto, con più di cento partite giocate con la <em>camiseta</em> del Real Madrid.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">Nel 1996 il River fu costretto a cedere Crespo al Parma, lasciando un grosso buco al centro del reparto offensivo. Il <em>bomber</em>, autore di 36 gol in tre anni, venne sostituito niente meno che da <strong>Marcelo Salas</strong> (!) e <strong>Julio Ricardo Cruz</strong>, altri due fenomeni assoluti. Il primo è considerato uno dei migliori calciatori cileni della storia (qui un suo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=mJUumEdc934" target="_blank"><em>golazo</em> </a>nella Supercoppa del 1997), il secondo è sempre vivo nella memoria dei tifosi italiani per la sua efficacia anche quando entrava a partita in corso. Insomma, il River era un concentrato di talento con pochi eguali nella storia del calcio.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">Come si è intuito da questa breve divagazione romantica, <strong>anche in quegli anni i migliori giocatori argentini partivano in massa verso il calcio europeo, ma, di solito, solo dopo essersi seriamente affermati in patria</strong>. <strong>La qualità dei settori giovanili locali faceva il resto</strong>, sfornando costantemente nuove nidiate di campioni da consegnare alla storia del calcio e alla nostalgia degli appassionati. Ah, quanto era forte Gallardo&#8230;</p>
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		<title>Gli altri desaparecidos: le vittime argentine del terrorismo guerrigliero</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2015 12:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federico Sesia]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Volevamo prendere il potere. Non eravamo dei boy scout (Walter Fernandez, ex montonero). La memoria collettiva degli italiani per ciò che concerne l’Argentina degli ormai lontani anni ’70 ruota sostanzialmente attorno al golpe del generale Jorge Rafael Videla (1925-2013) del 26 marzo 1976, alle migliaia di desaparecidos, alla sistematica violazione dei diritti umani e alla sospensione della libertà politica. Sarà tuttavia estremamente raro che essa sia a conoscenza delle numerose vittime mietute dalle organizzazioni guerrigliere argentine nella decade del ’70, le quali si può dire che siano state assassinate prima nel corpo e poi nella memoria storica di buona parte del]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"> <em><span title="V" class="cap"><span>V</span></span>olevamo prendere il potere. Non eravamo dei boy scout</em> (Walter Fernandez, ex montonero).</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La memoria collettiva degli italiani per ciò che concerne l’Argentina degli ormai lontani anni ’70 ruota sostanzialmente attorno</strong> al golpe del generale Jorge Rafael Videla (1925-2013) del 26 marzo 1976, <strong>alle migliaia di <em>desaparecidos</em></strong>, alla sistematica violazione dei diritti umani e alla sospensione della libertà politica. <strong>Sarà tuttavia estremamente raro che essa sia a conoscenza delle numerose vittime mietute dalle organizzazioni guerrigliere argentine</strong> nella decade del ’70, le quali si può dire che siano state assassinate prima nel corpo e poi nella memoria storica di buona parte del mondo occidentale. Ad ogni modo, <strong>la realtà tristemente poco nota è che i movimenti terroristico &#8211; guerriglieri dell’estrema sinistra argentina hanno assassinato ben 1094 persone (tra cui anche dei giovanissimi)</strong>, la cui memoria ha subito una vera e propria menomazione dovuta anche al fatto che con la fine del regime dell’Ammiraglio Leopoldo Galtieri (1926-2003), avvenuta nel 1983 in seguito al fallimentare tentativo di conquista delle Isole Falkland/Malvinas, ci si è concentrati soprattutto sui crimini commessi durante il Processo di Riorganizzazione Nazionale, trattando però assai poco di quelli commessi dalle organizzazioni guerrigliere.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tra i principali responsabili di questi omicidi a sfondo politico figurano l’<em>Ejercito Revolucionario del Pueblo</em> (ERP)</strong>, di orientamento trotzkista,<strong> e i <em>Montoneros</em></strong>, peronisti di sinistra. A tutto ciò si devono aggiungere anche le attività dell’organizzazione paramilitare di estrema destra fondata dal ministro del welfare Josè Lopez Rega (1916-1989) (peronista di destra) e chiamata <em>Alianza Anticomunista Argentina</em> (la cosiddetta <em>Triple A</em>), che si macchiò dell’assassinio di centinaia di persone tra il 1973 e il 1975 e che contribuì a creare un clima di tensione.</p>
<p style="text-align: justify">Tra le azioni delle guerriglie un episodio emblematico fu quello riguardante le vicissitudini del vicedirettore della fabbrica militare di esplosivi di Villa Maria, il maggiore Argentino del Valle Larrabure (1932-1975), sequestrato da dei membri dell’ERP l’11 agosto 1974 e imprigionato in un “carcere del popolo”. I motivi del rapimento furono le sue conoscenze nell’ambito della fabbricazione di esplosivi e il volerlo scambiare con cinque terroristi all’epoca detenuti. Il maggiore Larrabure si rifiutò di aiutare con le sue conoscenze i militanti dell’ERP, subendo un anno di prigionia e di tortura. Impiccato il 19 agosto 1975, quattro giorni dopo il suo cadavere venne rinvenuto a Rosario. Al momento del suo ritrovamento pesava 40 chili in meno.</p>
<p style="text-align: justify">Altri esempi eloquenti del clima di violenza e di tensione che regnava allora in Argentina sono gli assassinii degli intellettuali cattolici Carlos Alberto Sacheri (1933-1974), Jordan Bruno Genta (1909-1974) e del membro dell’Azione Cattolica Raul Alberto Amelong (1922-1975). Sacheri venne ucciso nel 1974 da dei membri dell’ERP-22 de Agosto (frazione dell’ERP staccatasi da esso nel 1973) davanti alla sua famiglia mentre stavano uscendo da Messa. Genta  fece una morte analoga a quella di Sacheri la domenica mattina del 27 ottobre 1974, venendo assassinato sempre da dei componenti dell’ERP – 22 de Agosto una volta uscito da una chiesa nella quale si era recato con i suoi familiari. Amelong fu invece ucciso da quattro giovani a colpi di arma da fuoco nel 1975. I montoneros rivendicheranno l’azione. Dal giorno del suo omicidio nove ragazzi rimasero senza padre.</p>
<p style="text-align: justify">Ad ogni modo, il fattore che dovrebbe maggiormente toccare la sensibilità del pubblico è la presenza di bambini e ragazzini tra le vittime del terrorismo: il piccolo Juan Eduardo Barrios aveva solo tre anni quando nel 1977 la terrorista montonera Marcela Oesterheld, in seguito all’aver assassinato e dato fuoco al poliziotto Herculano Ojeda a Monte Chingolo, sparò una raffica di mitra alla cieca prima di salire sull’auto da cui era scesa, ferendo a morte il piccolo Barrios.</p>
<p style="text-align: justify">L’1 dicembre del 1974 il capitano Humberto Viola si trovava in macchina con le sue figlie Maria Cristina e Maria Fernanda, rispettivamente di 3 e 5 anni di età. Dei militanti del PRT-ERP aprirono il fuoco contro la sua auto uccidendo istantaneamente la piccola Maria Cristina e ferendo ad un polmone il capitano Viola, il quale venne finito poco dopo da un colpo di arma da fuoco alla testa una volta sceso del veicolo per evitare che le sue bambine potessero venire colpite di nuovo. La sua altra figlia Maria Fernanda sopravvisse nonostante le ferite riportate a causa dell’attentato. Gladys Medina aveva 13 anni quando nel 1975 un incendio divampato di notte nel suo appartamento pose fine alla sua vita e a quella di sua madre Cecilia Palacios de Medina. Le fiamme erano state causate da una bomba esplosa nel parrucchiere situato sotto la loro abitazione e frequentato da Isabel Martìnez de Peròn, l’allora presidentessa dell’Argentina. Maria Guillermina Cabrera Rojo, una bambina di 3 anni, morì a causa della deflagrazione di un ordigno dentro casa sua la notte del 12 marzo 1960. E’ considerata la prima vittima del terrorismo in Argentina.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/download.jpg"><img class="size-medium wp-image-1364 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/download-300x160.jpg" alt="download" width="300" height="160" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Considerato tutto ciò credo sia utile ricordare che<strong> se per i crimini commessi dal regime militare vi sono giustamente state indagini e processi culminati in condanne per i responsabili, lo stesso non si può dire per la maggioranza di coloro che commisero omicidi e atti di terrorismo durante la loro lotta per prendere il potere nel paese, lotta che ricorderei ebbe inizio anni prima del colpo di stato del generale Videla.</strong> Non varrà inoltre come scusante per la mancanza di processi l’affermare che gli eventuali colpevoli siano ormai coperti dalla prescrizione:<strong> se è vero che le vittime del terrorismo furono mietute da movimenti guerriglieri che usavano la lotta armata con lo scopo di prendere il potere non vi è prescrizione per i loro crimini</strong>, come stabilito da quella Convenzione di Ginevra del 1949 ratificata anche dall’Argentina.</p>
<p style="text-align: justify">Ad oggi nel paese esiste un’organizzazione non governativa dedicata all’assistenza alle vittime del terrorismo, la <a href="http://www.celtyv.org/index.html" target="_blank">CELTYV </a>(<em>Centro de Estudios Legales sobre el Terrorismo y sus Victimas</em>), che si occupa di dare visibilità a coloro che perirono a causa degli attentati e tenta di far sì che vengano riconosciuti i loro diritti. La direttrice del Centro, l’avvocatessa Victoria Villarruel, è autrice di alcuni saggi sulle guerriglie e sulle loro vittime, quali <em>Los Llaman…”Jovenes Idealistas” </em>e il più recente <em>Los Otros Muertos – Las victimas civiles del terrorismo guerrillero de los 70</em>, scritto in collaborazione con l’avvocato Carlos Manfroni.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/download-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1365 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/download-2-300x116.jpg" alt="download (2)" width="300" height="116" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Per concludere credo possa essere utile riportare una considerazione di Jorge Masetti, figlio del guerrigliero argentino Ricardo Masetti (fondatore dell’<em>Ejército Guerrillero del Pueblo</em>, formazione di orientamento guevarista operante in Argentina nel corso del 1964), contenuta nel suo scritto <em>El Furor y el Delirio </em>e che a parer mio può essere applicata a buona parte delle guerriglie d’estrema sinistra dell’America Latina di quegli anni: “<em>Oggi posso affermare che per fortuna non ottenemmo la vittoria, perché se fosse stato così, tenendo in conto sia la nostra formazione che il grado di dipendenza da Cuba, avremmo soffocato il continente in una barbarie generalizzata. Una delle nostre consegne era fare della cordigliera delle Ande la Sierra Maestra dell’America Latina, dove, prima avremmo fucilato i militari, dopo gli oppositori, e dopo ancora i compagni che si fossero opposti al nostro autoritarismo”.</em></p>
<p style="text-align: justify">Bibliografia e sitografia:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify"><em>Los Otros Muertos – Las victimas civiles del terrorismo guerrillero de los 70</em>; Carlos Manfroni, Victoria Villarruel; Editorial Sudamericana</li>
<li style="text-align: justify"><a href="http://www.eleco.com.ar/noticias/Inter%C3%A9s-General/7739:4/WALTER-FERNANDEZ,-EX-MONTONERO-Quer%C3%ADamos-tomar-el-poder.-No-%C3%A9ramos-boys-scouts-.html">http://www.eleco.com.ar/noticias/Inter%C3%A9s-General/7739:4/WALTER-FERNANDEZ,-EX-MONTONERO-Quer%C3%ADamos-tomar-el-poder.-No-%C3%A9ramos-boys-scouts-.html</a></li>
<li style="text-align: justify"><a href="http://online.wsj.com/news/articles/SB129401685602671829?tesla=y&amp;tesla=y&amp;mg=reno64-wsj&amp;url=http://online.wsj.com/article/SB129401685602671829.html">http://online.wsj.com/news/articles/SB129401685602671829?tesla=y&amp;tesla=y&amp;mg=reno64-wsj&amp;url=http://online.wsj.com/article/SB129401685602671829.html</a></li>
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<li style="text-align: justify"><a href="http://www.tuttostoria.net/focus_recensione_storia_contemporanea.aspx?ID=641">http://www.tuttostoria.net/focus_recensione_storia_contemporanea.aspx?ID=641</a></li>
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		<title>Derby del Mondo: el superclasico</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 15:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Oriani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
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		<description><![CDATA[Se nella vostra città ci sono due o più squadre sapete benissimo che cos’ è un derby. Solo una partita di calcio? Assolutamente no! Il derby è un duello, proprio come quelli dei tornei medievali tra cavalieri, dove due opposte fazioni si contendono la predominanza, l’ onore e l’ insindacabile diritto di poter dire :”anche questa volta io sono meglio di te!”. Due o più volte all’ anno, la vita sportiva della comunità di appassionati freme e aspetta con trepidazione che la magia del derby infiammi gli stadi e gli spalti con un misto di tensione, paura, gioia e attesa,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>e nella vostra città ci sono due o più squadre sapete benissimo che cos’ è un derby. Solo una partita di calcio? Assolutamente no! Il derby è un duello, proprio come quelli dei tornei medievali tra cavalieri, dove due opposte fazioni si contendono la predominanza, l’ onore e l’ insindacabile diritto di poter dire :”anche questa volta io sono meglio di te!”. Due o più volte all’ anno, la vita sportiva della comunità di appassionati freme e aspetta con trepidazione che la magia del derby infiammi gli stadi e gli spalti con un misto di tensione, paura, gioia e attesa, perché comunque vada a finire il derby è sempre uno spettacolo.<br />
Ora, prendete queste sensazioni, e moltiplicatele per cento, e forse avrete una vaga idea che cos’è Boca Juniors contro River Plate, “El Superclasico”. Se ne inizia a parlare già almeno due settimane prima, sia tra i tifosi sia tra i mass media, con l’ aria che nel frattempo diventa elettrica ed i biglietti che vanno più a ruba del pane e si esauriscono in pochi giorni, se non ore, perché nessuno a Buenos Aires vuole perdersi quello che ogni volta è uno show degno di Hollywood, qualunque sia la competizione in cui i due club si affrontano. Da una parte abbiamo i Gialloblu del Boca, i più vincenti di tutta l’ Argentina e di tutto il Sud America che non sono mai scesi in serie B, dall’ altra i Biancorossi del River, i ricconi che con le cessioni di Sivori e Di Stefano si sono costruiti lo stadio in un quartiere chic e hanno finanziato le loro vittorie dagli anni sessanta ad oggi. I giocatori sanno bene cosa vuol dire essere nell’ uno o nell’ altro schieramento, sentono la carica dei tifosi e l’ appartenenza, respirano a pieni polmoni l’ atmosfera che si crea intorno a quest’ evento dal primo all’ ultimo secondo, fino a che il sipario si alza e viene dato il calcio d’ inizio, con la battaglia che può cominciare.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/curva-river-plate.jpg"><img class="wp-image-372 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/curva-river-plate-300x225.jpg" alt="curva river plate" width="396" height="297" /></a></p>
<p>Spesso l’ ispirazione dettata dalle condizioni così particolari e il cristallino talento di alcuni degli interpreti partorisce giocate e gol di cui quasi si fatica a comprendere la dinamica per quanto sono belli, ma ancora più spesso la “garra” latinoamericana, cioè la grinta, prende il sopravvento su tutto e tutti e il rettangolo verde su cui si sta lottando diventa teatro di interventi e contrasti da codice penale che, oltre a lasciare il segno sui malcapitati che li subiscono, provocano una pioggia di cartellini gialli e rossi equamente ridistribuiti per parte, con match che a volte finiscono in nove contro nove. A tutto questo assiste sugli spalti un’ entità unica e viva che è straordinariamente capace di provare emozioni forti e diametralmente opposte al tempo stesso, palpitando per ogni dribbling riuscito e spaventandosi subito dopo per il tiro, infiammandosi per un’ ammonizione data o un’ espulsione mancata, e cosa più importante, esplodendo di gioia e disperandosi al tempo stesso per il gol. I tifosi che formano questa simbiosi così particolare e strana sono forse l’ elemento che più di tutti rende il Superclasico molto più che una semplice partita, come una cornice appositamente intagliata nel legno più pregiato per esaltare al massimo il capolavoro che va a contenere. È sicuro al cento per cento che ogni volta lo stadio sarà illuminato da giochi pirotecnici e petardi dell’ una o dell’ altra parte, ma sono le coreografie e gli sfottò che aggiungono più di ogni altra cosa il pepe all’ eterna rivalità tra le due squadre.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/curva-boca.jpg"><img class="wp-image-373 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/curva-boca-300x225.jpg" alt="curva boca" width="393" height="295" /></a></p>
<p>I tifosi del del Boca non smettono mai di manifestare la loro goliardia e il loro disprezzo nei confronti degli odiati avversari, ricordando loro la recente retrocessione del 2011 travestendosi da spettri con un enorme B dipinta sopra, i fantasmi della serie B, oppure le loro presunte situazioni matrimoniali, come quando fecero recapitare nella curva dei rivali 30000 cornetti di pasticceria con uno striscione che recitava “siete dei cornuti.”. I Biancorossi di contro si sono fatti molto più espliciti negli anni, cominciando a mandare un maiale in carne ed ossa dipinto di giallo e blu nel settore degli ultras avversari e finendo di recente per far paracadutare da un aereo da turismo delle bambole gonfiabili con indosso la maglia dei loro “nemici” nella medesima zona dello stadio. Il derby non è assolutamente una partita come tutte le altre, e tra tutti i derby, “El Superclasico” non è assolutamente un derby come tutti gli altri.</p>
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