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	<title>Torquemada &#187; Antispecismo</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Il VEGANch&#8217;io compie dieci anni!</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2015 15:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
		<category><![CDATA[Antispecismo]]></category>
		<category><![CDATA[Oltre la Specie]]></category>
		<category><![CDATA[Vascello Vegano]]></category>
		<category><![CDATA[Veganch'io]]></category>
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		<description><![CDATA[L’associazione antispecista Oltre la specie (www.oltrelaspecie.org) festeggerà la decima edizione del festival sempre a Vimercate (vicino a Milano/Monza) nell’area feste comunale di Via degli Atleti, in collaborazione con i fantastici cuochi del Vascello Vegano, con la ormai consolidata e apprezzata formula ricca di incontri e momenti di condivisione. Per l’importante occasione ci sarà un tocco di arte in più: lo spettacolo teatrale di Swewa Schneider Di pecore e altri macelli che andrà in scena sabato 29, dopo cena. Una festa dove, oltre al cibo biologico offerto a prezzi più che popolari (piatto unico a 10 euro), si potrà partecipare a]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>’associazione antispecista <strong>Oltre la specie</strong> (</span></span></span><span style="color: #0000fd"><span style="font-size: small"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.oltrelaspecie.org/"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">www.oltrelaspecie.org</span></span></span></a></span></span></span><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">) festeggerà</span></span></span> <span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">la decima edizione del festival sempre a <strong>Vimercate</strong> (vicino a Milano/Monza) nell’area feste comunale di Via degli Atleti, in collaborazione con i fantastici cuochi del <strong>Vascello Vegano</strong>, con la ormai consolidata e apprezzata formula ricca di incontri e momenti di condivisione. Per l’importante occasione ci sarà un tocco di arte in più: lo spettacolo teatrale di Swewa Schneider Di pecore e altri macelli che andrà in scena sabato 29, dopo cena.</span></span></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Una festa dove, oltre al cibo biologico offerto a prezzi più che popolari (piatto unico a 10 euro), si potrà partecipare a conferenze e workshop che ruoteranno attorno alla questione animale. Ci si potrà documentare grazie alle mostre, ai gazebi delle associazioni animaliste presenti, ai materiali cartacei e alle testimonianze dei relatori. Ma è l’aria di gentilezza ed entusiasmo ciò che rende il VEGANch’io particolarmente salutare! Trenta volontari, 16 eventi, il menù che cambia ad ogni pasto, le persone che arrivano da tutta Italia e dall’estero, le colazioni da leccarsi i baffi, i bambini e i cani che giocano tra loro creano un clima di amicizia e condivisione più unico che raro.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small"><span lang="fr-FR">VEGANch’io </span>è un festival sempre più conosciuto dagli attivisti ed è diventato, negli anni, un punto di riferimento importante per le questioni aperte poste dall’antispecismo. Tre giorni di incontri, dibattiti e mostre fotografiche che vedranno, anche in questa edizione, la partecipazione di numerose associazioni, ognuna con il proprio stand, materiale di documentazione e progetti. <strong>Lo scopo è mettere in contatto le persone e le idee, fornire informazioni e possibilità di attivismo a chi vorrebbe occuparsi di animali, dare una mano, collaborare, ma non sa da dove e con chi cominciare. </strong></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Le conferenze e i workshop, organizzati e pensati per sviluppare e approfondire le tematiche animaliste, rappresentano per Oltre la specie (che si pone in quel filone dell’antispecismo definito “politico”) il fulcro del VEGANch’io. Vorrebbero essere momenti fondamentali di riflessione orientati ad indagare le relazioni esistenti tra sfruttamento animale e società <span lang="es-ES">del dominio</span>, le connessioni che legano l’olocausto animale alle discriminazioni intraumane e alla violenza del sistema capitalista che usa umani e non umani come strumenti e come fonti di profitto.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Riflettere e confrontarsi su possibili collaborazioni con altre istanze politiche e altri<span lang="pt-PT"> movimenti</span>, sottolineare questo trait d’union tra le lotte, dovrebbe essere uno degli scopi principali dell<span lang="fr-FR">’</span>antispecismo contemporaneo, se non intende appiattirsi su posizioni conservatrici, isolazioniste, destrorse e misantropiche.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small"><strong>V<span lang="nl-NL">enerdì </span></strong><span lang="fr-FR">sera</span>, dopo la cena di inizio festival, Benedetta Piazzesi presenterà il suo libro Così perfetti e utili. Genealogia dello sfruttamento animale,<span lang="es-ES"> un e</span>xcursus sul potere zootecnico che ha modellato, nei secoli,<span lang="es-ES"> la “</span>perfezione” degli animali cosiddetti “da reddito” per renderli massimamente utili e adatti allo sfruttamento. Il libro analizza inoltre la parentela tra istituzione zootecnica e altri istituti del sapere e del potere che investono e violentano la vita di tutti noi.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Il <strong>sabato</strong> mattina, dopo l’ormai famosa colazione e dopo la rinvigorente lezione di yoga, in contemporanea all’incontro con Vittorio Togni (biologo nutrizionista che delineerà tutti gli errori da evitare quando si decide di adottare<span lang="es-ES"> una dieta vegana</span>), Luca Scanavacca, educatore cinofilo,<span lang="fr-FR"> ci parlerà </span>di animali disabili e di come i cani facciano un uso differente dei sensi rispetto a noi umani.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Nel primo pomeriggio, in concomitanza con un corso di cucina golosa e con attività per bambini, si terrà un seminario sul tema, tanto sentito nel mondo animalista, della sperimentazione sugli animali. La problematica verrà affrontata dal punto di vita etico e politico, partendo dalla critica utilitaristica dell’antivivisezionismo scientifico e cercando altre auspicabili strategie di lotta, più incisive e autorevoli. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">La conferenza, Animal queer, che si terrà nel tardo pomeriggio tratterà delle correlazioni tra identità negate e si svolgerà ruotando intorno a due libri: una raccolta di saggi sul pensiero di Butler in rapporto all’antispecismo, Corpi che non contano. Judith Butler e gli animali (saranno presenti i due curatori) e il libro di Lucia Calzà Marina. Noi, gli altri, gli animali, che racconta la storia bella (ma molto sofferta) di una transessuale vissuta agli inizi del ’900, discriminata sia dal fascismo che dalla società successiva. Parteciperà al dibattito Federico Zappino.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Dopo cena, lo spettacolo Di pecore e altri macelli.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small"><span lang="es-ES">La </span><strong>domenica</strong> mattina (si inizierà ancora con la colazione e lo yoga) un esperto di canili e un’educatrice cinofila indagheranno gli aspetti sociali<span lang="pt-PT"> e politic</span>i che ha assunto il millenario rapporto che ci lega ai cani. Per chi non fosse interessato alla relazione umano/cane, il nutrizionista indicherà alcuni accorgimenti per conservare nel tempo una corretta dieta vegana.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Dopo pranzo, magie per bambini, corso di cucina goloso avanzato e workshop sull’identitarismo vegano: stile di vita, moda culinaria, esigenza spirituale<span lang="pt-PT"> o </span>impegno sociale e politico?</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">L’ultima conferenza del festival Expo 2015: dal pinkwashing alla carne felice discuterà dell’ipocrisia che rende apparentemente sostenibile lo sfruttamento degli animali, degli umani e del pianeta. Il punto di vista dell’analisi sarà quello della<span lang="pt-PT"> Rete NoExpoPride e </span>di Progetto Bioviolenza. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small"><strong>Se gli incontri e le conferenze sono il cuore della festa, il cibo ne costituisce il corpo</strong>. Cibo superbamente cucinato dal Vascello Vegano (gruppo di attiviste/i antispecisti romagnole/i) e da molt* altr* cuoch* e pasticcere volontari*. Ogni giorno, ad ogni pasto il menù cambierà e chi volesse restare alla festa tutti e tre i giorni non mangerebbe mai le stesse cose. Al bar, sempre disponibili gli ormai mitici panini e le crepes dolci e salate preparate dalla Pentola Vegana di Monza. Al tavolo dei dolci, si potranno gustare torte, muffins, budini, tiramisù per ogni tipo di voglia e di gusto. Ovviamente ci saranno anche ottimi vini e ottima birra per accompagnare le pietanze. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Se volete fare qualcosa per gli animali, se siete curiosi di conoscere meglio il variegato mondo animalista, se volete approfondire alcuni nodi teorici riguardo alla questione animale, se siete ansiosi di capire come sia possibile vivere (e bene) facendo meno danno possibile, allora vi aspettiamo al VEGANch’io, dove chiunque sarà benvenuto.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #000000"><span style="color: #696969"><strong> <span style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Sul sito </span></span></span></span></strong><span style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif"><strong><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.veganchio.org/"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">www.veganchio.org</span></span></span></a></span></span></span></strong><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small"><strong> il programma completo</strong>, il materiale divulgativo scaricabile, le indicazioni per arrivare all&#8217;area feste e alcuni suggerimenti per il pernottamento. </span></span></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Sul sito troverete anche le fotografie delle precedenti edizioni e potrete scaricare i filmati degli incontri degli ultimi due anni.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><em><strong>Fonte: </strong>http://veganchio.org/comunicatostampa.html</em></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: left" align="CENTER">
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		<title>Expo-entusiasti, Expo-critici, Expo-clasti</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2015 17:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
		<category><![CDATA[Antispecismo]]></category>
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		<description><![CDATA[A questo link è disponibile la registrazione della conferenza che abbiamo organizzato all&#8217;Università Cattolica di Milano il mese scorso, in collaborazione con il gruppo ULD &#8211; Studenti di Sinistra. Purtroppo mancano i minuti iniziali in cui gli studenti e la prorettrice dell’Università Cattolica, Antonella Sciarrone Aldibrandi, hanno introdotto l’argomento. Si può ascoltare però tutta la parte successiva in cui hanno parlato il Professor Pier Sandro Cocconcelli (00.00.30), ordinario di Microbiologia degli alimenti e direttore del progetto Expo Lab UCSC; Alberto di Monte – detto Abo – (00.24.00), attivista della rete No Expo; Roberto Maggioni (00.54.45), giornalista di Radio Popolare e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="A" class="cap"><span>A</span></span> questo <a href="http://lnx.oltrelaspecie.org/wordpress/wp-content/uploads/2015/No_Expo_UniCatt_27mag2015.mp3" target="_blank">link </a>è disponibile la registrazione della conferenza che abbiamo organizzato all&#8217;<strong>Università Cattolica di Milano</strong> il mese scorso, in collaborazione con il gruppo <strong>ULD &#8211; Studenti di Sinistra</strong>.</p>
<p>Purtroppo mancano i minuti iniziali in cui gli studenti e la prorettrice dell’Università Cattolica, <strong>Antonella Sciarrone Aldibrandi</strong>, hanno introdotto l’argomento. Si può ascoltare però tutta la parte successiva in cui hanno parlato il Professor <strong>Pier Sandro Cocconcelli</strong> (00.00.30), ordinario di Microbiologia degli alimenti e direttore del progetto <em>Expo Lab UCSC</em>; <strong>Alberto di Monte</strong> – detto Abo – (00.24.00), attivista della <a href="http://www.noexpo.org/">rete No Expo</a>; <strong>Roberto Maggioni</strong> (00.54.45), giornalista di <em>Radio Popolare</em> e coautore – insieme ad Abo e altri – di <a href="www.agenziax.it/expopolis" target="_blank"><em>Expopolis</em></a>, e infine <strong>Ester Castano</strong> (01.02.00) de <em>Il Fatto Quotidiano</em>, di cui è attesa a breve la pubblicazione di un libro sui numerosi casi di malaffare legati ad Expo. Seguono alcune domande dal pubblico e il dibattito tra i relatori.</p>
<p>Coerentemente con quanto abbiamo fatto fin’ora su questa rubrica, crediamo opportuno dare spazio ad una riflessione che interpelli la realtà nella sua interezza, senza separare un discorso politico legato alla sfera dell’umano da uno invece che riguarda strettamente gli altri animali e la loro liberazione. In questo senso si chiarisce il nostro interesse per un tema come Expo 2015, che potrebbe sembrare altrimenti fuori luogo rispetto alle tematiche e alle prerogative dell’animalismo classico. Questo vale a maggior ragione se si considera che avevamo invitato all’incontro del 27 maggio anche Marco Reggio, uno dei rappresentanti di <em>Oltre la Specie</em>, come voce autorevole sulle intersezioni che sono emerse e si sono venute a creare all’interno della rete No Expo tra i movimenti di opposizione al capitalismo, al sessismo e allo specismo (si veda per esempio il suo articolo sulla rivista <a href="www.liberazioni.org/articoli/reggio_liberazioni20.pdf" target="_blank">Liberazioni</a>). <strong>A Marco, come ad altri due attivisti No Expo (Luca Trada e Massimiliano Goitum), è stato scandalosamente negato il permesso di partecipare alla conferenza dal personale amministrativo dell’Università, in quanto è stato considerato non pertinente o evidentemente disturbante un loro contributo</strong>. Abbiamo deciso di realizzare ad ogni modo la conferenza, per non precludere agli studenti e alle studentesse interessati la possibilità di assistere ad un momento di approfondimento e discussione su Expo 2015, nel loro stesso Ateneo, che per la prima volta lasciasse il campo ad una critica del grande evento e non fosse teso piuttosto alla sua promozione.</p>
<p>L’intento degli organizzatori era quello di superare l’empasse di un mero bisticcio tra Expo-entusiasti ed Expo-scettici: i primi sicuri della buona riuscita del maxi-evento, delle sue ripercussioni positive sul territorio, della buona fede dei promotori e degli sponsor rispetto al tema che si sono dati, i secondi (quei brontoloni) che additano con sdegno il ritardo nei lavori, l’impatto negativo che Expo ha sulla città di Milano, la corruzione politica e le infiltrazioni mafiose. Si sperava piuttosto di instaurare un dialogo più serio tra coloro che vedono in Expo il simbolo di un sistema politico ed economico negativo di per sé (potremmo definirli gli Expo-critici o Expo-clasti addirittura, quando non disdegnano le azioni di protesta violenta) e quei buontemponi raggianti di retorica renziana e ottimismo liberal progressista, che potremmo definire gli Expo-entusiasti. Insomma, <strong>a prescindere dal</strong><strong>le rivendicazioni sindacali, dalla cronaca giudiziaria e dalla critica agli effetti collaterali di Expo (per quanto nefasti), si voleva aprire un confronto sulla natura e il significato profondo di un evento come questo, che a partire dallo slogan “Nutrire il pianeta, energia per la vita” esalta dei rapporti di potere e un sistema di produzione che inquinano il pianeta, ne spossano le risorse, affamano i popoli e sfruttano i corpi dei lavoratori (umani e non)</strong>. Da questo punto di vista, si può affermare che l&#8217;obiettivo prefissato per la conferenza del 27 sia stato in buona parta mancato. Essa mantiene comunque un suo valore se inserita in quella catena di incontri che si stanno tenendo dopo la disfatta del primo maggio (e l’idiozia degli spazzini, il 2 maggio) al fine di sostenere, dare nuovo slancio e coesione alle varie anime della rete No Expo. A questo proposito segnaliamo gli eventi organizzati presso il teatro Verdi e il parco Baden Powell di Milano, rispettivamente stasera e domani, che si trovano descritti a questo <a href="http://cox18.noblogs.org/post/2015/05/26/il-primo-maggio-di-milano/" target="_blank">link</a>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/verdi.jpg"><img class="size-medium wp-image-2791 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/verdi-212x300.jpg" alt="verdi" width="212" height="300" /></a></p>
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		<title>Vegan in quattro mosse? Gli animali, la salute, il pianeta, il Terzo Mondo</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/06/18/vegan-in-quattro-mosse-gli-animali-la-salute-il-pianeta-il-terzo-mondo/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2015 14:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Antispecismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Monza]]></category>
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		<category><![CDATA[Veganismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Propongo anche su questo blog i contenuti del mio intervento alla Pentola Vegana (un locale di Monza) di martedì sera sui cosiddetti argomenti diretti e indiretti. Si tratta in buona parte di una presentazione e di una riformulazione del materiale attinto sullo stesso argomento dagli articoli di Katherine Perlo e Aldo Sottofattori pubblicati sulla rivista Liberazioni. La registrazione audio di quel che è stato detto esattamente quella sera, tra i due interventi iniziali (quello di Giampaolo Lanzallotta e il mio) e il dibattito che ne è scaturito, sarà comunque disponibile in tempi brevi sul sito dell&#8217;associazione Oltre la Specie. Nel vasto panorama]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><em><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>ropongo anche su questo blog i contenuti del mio intervento alla </em>Pentola Vegana<em> (un locale di Monza) di martedì sera sui cosiddetti argomenti diretti e indiretti. Si tratta in buona parte di una presentazione e di una riformulazione del materiale attinto sullo stesso argomento dagli articoli di <a href="http://www.liberazioni.org/articoli/Liberazioni-n01-estate2010.pdf" target="_blank">Katherine Perlo</a> e <a href="http://www.liberazioni.org/articoli/Liberazioni-n03-inverno2010.pdf" target="_blank">Aldo Sottofattori</a> pubblicati sulla rivista </em>Liberazioni<em>. La registrazione audio di quel che è stato detto esattamente quella sera, tra i due interventi iniziali (quello di Giampaolo Lanzallotta e il mio) e il dibattito che ne è scaturito, sarà comunque disponibile in tempi brevi sul sito dell&#8217;associazione </em><a href="http://http://lnx.oltrelaspecie.org/category/multimedia/audio/" target="_blank">Oltre la Specie</a><i>.</i></p>
<p>Nel vasto panorama dei gruppi che si pongono come obiettivo finale la liberazione degli animali non umani da ogni forma di sfruttamento, violenza e coercizione (la liberazione dai macelli, dagli allevamenti, dai laboratori, dagli zoo et cetera), la maggioranza affianca ad argomenti che riguardano direttamente e inequivocabilmente gli animali stessi (è sempre ingiusto far loro del male, tenerli prigionieri per ricavarne profitto et cetera), argomenti di altra natura che vertono invece sugli interessi propri dell&#8217;umano. <strong>Sono i cosiddetti argomenti indiretti</strong>. Per fare alcuni esempi, quelli che vengono citati sui volantini e sui siti che inneggiano alla &#8220;scelta vegan&#8221; sono principalmente tre: <strong>quelli di marca salutista</strong> (mangiare carne e latticini nuoce alla nostra salute), <strong>quelli ecologisti</strong> (secondo le Nazioni Unite gli allevamenti bovini sono i primi responsabili dell&#8217;emissione di gas serra e quindi del surriscaldamento globale), <strong>quelli infine terzomondisti</strong> (le sementi coltivate in territori devastati dalla carestia, come l&#8217;Etiopia o il Brasile, vengono esportati in Occidente per sfamare gli animali &#8220;da allevamento&#8221;). Se ne potrebbero fare molti altri: che la sperimentazione animale debba essere dismessa perché non dà risultati scientificamente validi, che portare i bambini a vedere gli animali del circo (o gli zoo e i delfinari) sia sbagliato da un punto di vista pedagogico, che la caccia vada abolita perché miete anche tante vittime umane per incidente o che, come una volta disse scherzosamente un attivista, non bisogna dare i calci al cane perché si rovinano le scarpe. <strong>Sono evidentemente tutti discorsi obliqui rispetto al vero nocciolo della questione</strong>, che spinge gli attivisti a impegnarsi in prima persona. Un altro caso ricorrente è quello di citare vegetariani autorevoli del passato (e attori e cantanti pop del presente) come se la loro opinioni fosse in qualche modo rilevante a supporto della causa animalista. In certi ambienti <strong>la caccia alla celebrità</strong> è diventata una sorta di mania (Da Vinci, Gandhi, McCartney, Carl Lewis, Brad Pitt, Gianni Morandi&#8230;).</p>
<p><strong>Da un punto di vista teorico gli argomenti indiretti devono essere rigettati (e quindi non adottati più in assoluto, nè in pubblico nè in privato, per sostenere la liberazione animale) perché</strong> invece di intaccare quel paradigma culturale che per cambiare il mondo e salvare quindi gli animali non umani dovremmo stravolgere, <strong>consolidano l&#8217;antropocentrismo e lo specismo</strong>. In pratica, vorrebbero che i non umani fossero risparmiati non perché è giusto così e per una sana compassione del loro tetro destino, ma perché si vorrebbe far credere che la loro morte sia svantaggiosa in fin dei conti anche agli umani. Si rifanno tutti a quella visione del mondo secondo cui l&#8217;umano si erge al centro dell&#8217;universo e il resto degli enti esistono in funzione di lui; secondo cui tra l&#8217;umano e il resto del mondo animale esiste una barriera insormontabile che li distingue nettamente e rende gli uni degni di considerazione morale, gli altri no.</p>
<p>Nel dubbio, <strong>per capire se un argomento che stiamo usando è antropocentrico o meno, possiamo porci alcune domande</strong>. Ne suggerisco alcune. La prima: <strong>faremmo lo stesso tipo di obiezione a proposito di gruppi umani oppressi?</strong> Chiederemmo agli israeliani di non bombardare i palestinesi perchè in quel modo causano un dissesto tellurico e deturpano il paesaggio, così come oggi molti animalisti si impuntano sull&#8217;impatto ambientale (estremamente inquinante) degli allevamenti intensivi? La seconda: proviamo ad adottare il punto di vista degli animali. <strong>Agli animali importerebbe qualcosa di quello che stiamo dicendo?</strong> Se le medicine testate sui loro corpi sono efficaci o meno alla fine del processo, se il consumo di latte per il quale teniamo in cattività le vacche è davvero una causa dell&#8217;osteoporosi, cambia qualcosa per loro? Qualcuno ritiene che qualsiasi espediente (anche a costo di dire panzane, qualche volta) è lecito pur di tirarli fuori dalle gabbie in cui ora si trovano a marcire, tuttavia la ragioni esposte nel paragrafo precedente e in quello successivo credo siano sufficienti a confutare questa tesi. La terza e ultima domanda: <strong>e se così non fosse?</strong> Se le deiezioni degli animali allevati in quelle specie di campi di concentramento non contaminassero gravemente le falde acquifere, li mangeremmo lo stesso? Certamente no, per una serie di ragioni etico-politiche. E lo stesso se anche la carne non fosse così cancerogena come dicono certi animalisti.</p>
<p>Tuttavia nemmeno <strong>da un punto di vista strategico</strong> gli argomenti indiretti sono rilevanti: sono semmai controproducenti. <strong>Non solo sono scorretti e inadeguati nei confronti delle vittime, ma sono pure inutili alla loro liberazione. Rappresentano infatti un nascondimento dei propri fini</strong> (e alla lunga un ostacolo al loro raggiungimento): nessuno prende sul serio degli animalisti che pretendono di salvare gli animali dalla loro condizione miserevole, cercando di convincere i loro oppositori su basi mediche, ambientaliste o umanitarie. <strong>Sono fuorvianti</strong>, in quanto sviano la conversazione con chi vorremmo coinvolgere nelle nostre iniziative (o i nostri contraddittori, in un confronto pubblico) e li favoriscono, permettendo loro di parlare di tutt&#8217;altro rispetto al problema centrale, ineludibile, che come dicevo è di natura prettamente etico-politica. Mille studi che si contraddicono a vicenda escono ogni giorno per esempio a proposito dell&#8217;effetto dei cibi animali sulla nostra salute. Che per divorare il corpo di un animale di un&#8217;altra specie occorra invece ucciderlo (quando se ne può fare benissimo a meno e non sussiste giustificazione alcuna a questo gesto, se non una sproporzione nel rapporto di forze) è un fatto invece incontrovertibile. Inoltre gli argomenti indiretti <strong>sono sempre limitati ad un singolo settore dello sfruttamento animale</strong> (che i cibi di origine animale facciano male, per esempio, non dice nulla sul fatto che non si debba indossare la loro pelle), mentre un discorso di più ampio respiro sulla dignità degli altri viventi (dotati di sensibilità e ragione) è sempre onnicomprensivo e fornisce a chi ci ascolta la misura del nostro pensiero, non solo la nostra opinione su ciascun caso specifico. <strong>Ammettono poi delle risposte parziali</strong>, a differenza di quelli diretti: se è vero che la nostra preoccupazione è la tutela dell&#8217;ambiente o la salute umana, allora è sufficiente mangiare molta meno carne, senza cessarne l&#8217;uso del tutto. Per di più, se davvero vogliamo affermarci, in un dibattito serrato, <strong>non possiamo certo pensare di fare una gran figura accumulando una serie di argomenti (i più disparati) a sostegno della nostra opinione: occorre trovarne uno unico, il più solido possibile, l&#8217;essenziale, e attenersi a questo.</strong> Su ciò concorderebbe il più elementare manuale di retorica. Che speranza abbiamo che il nostro messaggio (così distante dalla mentalità corrente, che è profondamente specista) venga percepito e assimilato dall&#8217;opinione pubblica, se aggiungiamo e confondiamo ad esso una serie di argomenti altri?</p>
<p><strong>Perché dunque si adoperano gli argomenti indiretti?</strong> Credo, semplicemente, <strong>perché ormai sono entrati in circolo</strong> e perché sono così radicati nel repertorio animalista che (anche volendo) si fa una gran fatica sbarazzarsene. <strong>Si dà per scontato innanzitutto che siano veri, né si riflette come si dovrebbe sulla loro opportunità e convenienza. Un altro motivo importante è quello della scarsissima considerazione sociale di cui gode l&#8217;impegno animalista</strong>, che viene percepito come di second&#8217;ordine rispetto alle cause filantropiche non solo dalla società specista, ma anche dagli stessi attivisti antispecisti (che serbano sempre qualche comprensibile insicurezza anche solo ad un livello inconsapevole): si cercano quindi degli argomenti antropocentrici per fare da contrafforte a quelli che sono anti-antropocentrici e superare la resistenza propria e degli interlocutori ad una novità assoluta come l&#8217;antispecismo.</p>
<p><strong>Chi ancora li difende si appella in primo luogo alla necessità di aumentare il numero degli attivisti (o più banalmente dei consumatori vegani)</strong> per accrescere il consenso nella popolazione totale e accelerare i tempi della liberazione animale. Oppure dubita (ragionevolmente) che questa rivoluzione si compirà mai, pensa che la nostra cultura (e quindi le pratiche che ne derivano) rimarrà sempre antropocentrica, e pertanto ambisce a &#8220;convertire&#8221; più vegani possibile per salvare più animali possibile. Salvare il salvabile, insomma. Alcuni tra l&#8217;altro sono convinti che siccome anche loro inizialmente si erano avvicinati all&#8217;animalismo (diventando vegetariani o vegani) in virtù degli argomenti indiretti, tutti i nuovi attivisti debbano passare per questa fase in cui alla questione etico-politica si accompagnano quelle salutista, ambientalista, umanitaria et cetera. <strong>Sia nel caso del proselitismo vegan che in quello dello scetticismo pessimista, ci si muove sempre in una prospettiva di conversione uno ad uno, considerando più la quantità che la qualità dei nuovi attivisti che vengono formati e non badando a come il proprio messaggio venga percepito in maniera distorta, mettendo assieme questioni tanto differenti (e ritardando quindi il momento di una eventuale liberazione di tutti gli animali).</strong></p>
<p>Un altro tentativo di difesa degli argomenti indiretti viene da chi (hallelujah!) propone una concezione più politica dell&#8217;animalismo, mettendo sullo stesso piano (e quindi conducendo insieme) discorsi relativi la condizione degli animali, dei lavoratori, dei poveri e dell&#8217;ecosistema in cui tutti abitiamo. In effetti questo è proprio quello che occorrerebbe fare,<strong> aggiungere la questione dell&#8217;antispecismo (con le debite conseguenze) agli altri campi di lotta della sinistra radicale, senza però confondere ciò che pertiene l&#8217;ambiente e il Terzo Mondo con le ragioni per cui pensiamo che non si debbano sfruttare e uccidere gli animali.</strong> Portare avanti come su binari separati (ma sempre paralleli e inscindibili ovviamente) tutti questi discorsi, in un nuovo movimento politico ben articolato e strutturato. Pur avendo a cuore dunque le ingiustizie che vengono perpetrate ai danni degli umani e gli ecocidi in corso in tutto il mondo, nondimeno <strong>quando si tratta di argomentare a favore della liberazione degli animali non umani bisogna concentrarsi esclusivamente sugli argomenti diretti: raccontare le crudeltà che essi subiscono, illustrare l&#8217;inconsistenza della discriminazione di specie e muovere una critica ben connotata politicamente a tutto il sistema economico e culturale </strong>che genera e preserva queste ineguaglianze, che investono in misura differente sia gli umani che i non- umani.</p>
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		<title>VEGANI TALEBANI: IL GIOVANE TELEVISIVO</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2015 16:41:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuano le interviste agli attivisti e alle attiviste antispecist*: questa è la volta di Andrea S., di anni diciotto, una mascotte per il mondo animalista (almeno quello lombardo), che per il suo impegno e le sue capacità merita grande ammirazione. La nostra conversazione (su Skype) deve mantenersi entro i limiti di quaranta minuti, perché alle dieci di questa mattina Andrea è atteso nell&#8217;ufficio del sindaco di Noviglio. Andrea, che vai a fare dal sindaco di Noviglio?! Ho ricevuto una segnalazione da un cittadino ed ho appreso che nel Parco principale del paese vive una colonia di nutrie che conta tre adulti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>ontinuano le interviste agli attivisti e alle attiviste antispecist*: questa è la volta di Andrea S., di anni diciotto, una mascotte per il mondo animalista (almeno quello lombardo), che per il suo impegno e le sue capacità merita grande ammirazione. La nostra conversazione (su Skype) deve mantenersi entro i limiti di quaranta minuti, perché alle dieci di questa mattina Andrea è atteso nell&#8217;ufficio del sindaco di Noviglio.</p>
<p><strong>Andrea, che vai a fare dal sindaco di Noviglio?!</strong></p>
<p>Ho ricevuto una segnalazione da un cittadino ed ho appreso che nel Parco principale del paese vive una colonia di nutrie che conta tre adulti e cinque cuccioli. Oltre a non essere molto gradite dagli abitanti di zona, stanno compromettendo un albero che a prescindere era a rischio di caduta in quanto piantato troppo vicino alla riva. Inoltre mi hanno riferito che la Provincia era già stata contattata dal Comune e che stava intervenendo con l’intenzione di sparargli, come già successo negli anni precedenti. Come responsabile del Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente – Sezione Lombardia ho bloccato l’intervento della Provincia ed ora ci stiamo occupando della cattura, della sterilizzazione e del rilascio degli animali in un’area fluviale, lontano dai centri abitati.</p>
<p><strong>Qual è stato il tuo esordio nel mondo animalista?</strong></p>
<p>Da sempre amo gli animali, ma era un amore perverso. Tutto è cambiato quando in prima superiore un amico (vegano) mi ha mostrato il video di un mattatoio. Ho smesso di mangiare carne da un giorno all&#8217;altro e la settimana stessa sono andato alla mia prima manifestazione: era a Milano il 5 marzo 2010, una manifestazione nazionale contro la vivisezione. Poi da lì ho conosciuto persone che mi hanno fatto integrare nel Movimento.</p>
<p><strong>Ho sempre avuto l&#8217;impressione che tu fossi un po&#8217; un libero battitore e che non ti fossi mai vincolato inscindibilmente ad un gruppo o ad una associazione particolare. Mi sbagliavo?</strong></p>
<p>Fino a questo gennaio sono sempre stato indipendente e ho partecipato alle iniziative di tutti, da Nemesi Animale a Fronte Animalista, da Cani Sciolti a Oipa. Da gennaio del 2015 sono diventato il Responsabile, come dicevo, del Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente – Sezione Lombardia, una Onlus a livello Nazionale. Ci occupiamo di contrastare con ogni mezzo maltrattamento e sfruttamento animale, dai presidi informativi contro il consumo di carne alle proteste contro l&#8217;utilizzo di animali nei Circhi, da azioni Istituzionali a ricevere segnalazioni, fare sopralluoghi per poi sporgere denuncia. Il traguardo più importante, personalmente, credo sia stato il sequestro dell&#8217;allevamento di visoni ad Antenate (BG) e l&#8217;affido dei 300 visoni alla nostra Associazione. Tutto questo in collaborazione con EITAL, Essere Animali e Paolo Bernini del Movimento 5 Stelle. Come singolo invece adesso sto cooperando con il Comune del mio paese, con cui mi trovo molto bene. Sono molto sensibili alla causa. Nutrie a parte, è già stata approvata un’ordinanza contro i circhi, organizzati vari incontri e stand informativi durante la festa paesana, abolito il Palio delle rane ed ora stiamo preparando degli incontri nelle scuole elementari e medie per parlare di veganismo e vegetarismo. Ci sono altri progetti in cantiere di cui non voglio parlare per scaramanzia.</p>
<p><strong>Data la tua giovanissima età ti trovi ad occupare un punto di vista privilegiato all&#8217;interno del movimento animalista. C&#8217;è qualcosa in particolare che secondo te dovremmo cambiare nel nostro modo di operare? Qualcosa di più che dovremmo fare o che invece andrebbe evitata, ai fini della liberazione animale, qualcosa da rimproverare alle strategie impiegate fino ad ora?</strong></p>
<p>Credo che si debba fare attivismo a 360° e utilizzare tutti i metodi a nostra disposizione, dal volantinaggio all’incatenamento, qualsiasi cosa va bene! Certamente non mi piacciono tutti gli odi personali e le esclusioni reciproche che impediscono al Movimento di andare avanti. Si creano mille gruppi e organizzazioni, quando invece dovremmo restare tutti uniti contro il colosso dello sfruttamento animale! Potremmo essere 10.000 in piazza, ma a qualcuno interessa di più boicottare le iniziative se ad organizzarle è un&#8217;associazione piuttosto che un altra.</p>
<p><strong>Se ci consenti questa osservazione, abbiamo delle forti perplessità su un tipo di retorica adottata da alcuni gruppi animalisti e che anche tu ci pare non disdegni. Mi riferisco ai cosiddetti argomenti indiretti (quelli antropocentrici), per esempio che non bisogna vivisezionare i topi perché producono risultati scientificamente inutili, che non bisogna mangiare carne di maiale perché, oltre ad essere crudele, fa male alla nostra salute, che i circhi dove si usano animali devono chiudere in quanto offrono spettacoli diseducativi ai nostri figli et cetera, et cetera. Questi ragionamenti rappresentano un tradimento rispetto agli interessi degli animali in causa e un&#8217;implicita ammissione di insufficienza, da parte nostra, del discorso etico-politico che è la vera ragione del nostro agire. Sono dannosi e fuorvianti in quanto permettono ai nostri avversari &#8211; vivisettori, allevatori, circensi et cetera &#8211; di controbattere su questioni scientifiche, salutiste, pedagogiche, ecologiste et cetera, trascurando comodamente il fatto che (questo sì inconfutabile) è sempre un delitto sfruttare e uccidere gli altri animali. Stando al gioco dell&#8217;<em>Inquisizione Vegana</em>, che è il nome della nostra rubrica, ti chiediamo: cos&#8217;hai da dire a tua discolpa?</strong></p>
<p>Ah, secondo voi bisognerebbe solo puntare sul livello etico? Secondo me no. Per esempio, quando parlo di sperimentazione sugli animali utilizzo anche argomenti scientifici, perché i dati sono quelli e non si possono cambiare. E’ inoppugnabile che il modello animale non è affatto predittivo per la nostra specie ed è giusto dirlo. Ogni specie reagisce diversamente perché ci sono differenze anatomiche, fisiologiche e metaboliche fra tutte le specie animali, quindi una sostanza può risultare innocua per una specie ma mortale per un altra, e con la sperimentazione animale non è mai possibile prevedere la risposta umana, anche Silvio Garattini una volta lo disse. Vedete bene che se parlassi solo di etica e riconoscessi che il loro metodo di ricerca può funzionare, allora i ricercatori PRO-SA mi direbbero che preferiscono sacrificare un topo, piuttosto che un bambino… Mentre è giusto affermare che è possibile salvare sia il topo che il bambino.</p>
<p><strong>Infatti! Davanti a queste domande stupide si può rispondere per esempio chiedendo chi sceglierebbero tra un bambino italiano e uno tunisino. (La discussione continua&#8230;) Tornando ai tuoi progetti, cosa bolle in pentola per il 23 maggio?</strong></p>
<p>A Milano, in Piazza Mercanti, posizioneremo un maxi-schermo dalle 9 alle 19, e proietteremo video di allevamenti e mattatoi. Nella stessa Piazza terminerà il Corteo Nazionale contro EXPO ed il consumo di carne, con partenza da Piazza Sant&#8217;Eustorgio alle ore 13, organizzato da Alessandro Mosso, Presidente di Associazione Animalisti. Da due anni circa, con Cani Sciolti facciamo eventi video, mettendo una televisione in piazza. Con questa tecnica molte persone si fermano e decidono di cambiare. Questa volta, in occasione di EXPO, con 2.000.000 di visitatori previsti, ho pensato di amplificare il tutto utilizzando uno schermo di sei metri per tre! Facendo appello su Facebook, nel giro di un mese si sono messi insieme 1500 euro circa per noleggiare furgone e maxi-schermo… E alla fine della raccolta fondi c’era chi ancora mi chiedeva come contribuire, quando avevamo già raggiunto la nostra quota! Le immagini che comporranno il filmato saranno prese da investigazioni di Essere Animali, Animal Equality e altre associazioni. Cercheremo inoltre di fare un paragone tra l’Olocausto dei non umani e quello degli ebrei, nei campi di concentramento. Capisco il rischio di scandalizzare e allontanare le persone in questo modo, però in fondo non è proprio così, guardando questo genere di filmati, che molti di noi sono diventati vegan* o vegetarian*? Non dimentichiamoci che molti ebrei sopravvissuti ai campi di concentramento sono diventati poi vegetariani, vegani ed attivisti per i Diritti Animali.</p>
<p><strong>Ci sono delle battaglie che consideri contigue a quella per gli animali non umani, per cui già ti batti?</strong></p>
<p>Credo che la mia empatia debba rivolgersi alla specie umana così come a tutte le altre. Personalmente sostengo i diritti degli omosessuali partecipando al Gay Pride contro l’omofobia, alle iniziative del Movimento 5 Stelle (l’unico “partito” che si occupa seriamente anche di diritti animali), alle raccolte firme di Amnesty International, Action Aid e Save the Children. Faccio delle donazioni a queste associazioni, ma prevalentemente mi occupo degli animali non umani proprio perché sono gli ultimi degli ultimi. Ed ora sto frequentato il corso per diventare soccorritore al 118.</p>
<p><strong>Sappiamo che ti sta molto a cuore la faccenda del palio delle oche di Lacchiarella. Spiega ai profani di che si tratta e, se ci sono delle novità interessanti, aggiornaci per favore.</strong></p>
<p>Ogni anno ad ottobre si tiene una festa paesana a Lacchiarella, in provincia di Milano, in cui una decine di oche sono costrette a correre tra una folla di persone urlanti che le incita chiassosamente. Vi ho assistito in prima persona e quel che ho visto era inaccettabile, come mi aspettavo: i pennuti erano completamente terrorizzati, in preda al panico. Ho chiesto di incontrare il Sindaco di Lacchiarella, Antonella Violi, e ad un anno di distanza non mi ha mai ricevuto né risposto, anche quando mi sono recato da lei di persona, così come le decine di mail che ho mandato non hanno avuto risposta. Presto la mia Associazione sporgerà denuncia contro il Sindaco, per omissione d’atti d’ufficio.</p>
<p><strong>Ci è giunta voce di una tua prossima apparizione televisiva. Che ci dici a proposito?</strong></p>
<p>Nel mese di maggio per cinque giovedì di seguito andrò a Roma negli studi di <em>Anno Uno</em> a parlare di cinque tematiche diverse, tra cui l&#8217;allevamento intensivo di maiali. Il bello è che non mi sono candidato, mi hanno chiamato loro tramite conoscenze in comune! Ci sarà un tavolo a cui siederanno venti ragazzi e tutti parteciperanno alla discussione: ho paura di quel che potrebbe saltarne fuori, in ogni caso darò il meglio di me! Sono consapevole che è importante parlare non di migliorare gli allevamenti, ma di chiuderli proprio, perché anche se questi non fossero intensivi comunque resterebbe il problema della morte violenta degli animali. Anche se non mi aspetto niente di eccezionale, comunque andrà sarà un&#8217;opportunità preziosa per raggiungere tante persone che non si sono mai interessate di questi temi: milioni di italiani guardano la televisione ed è bene sfruttare anche questo mezzo per portare al centro dell&#8217;attenzione la tragedia che vivono gli altri animali.</p>
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		<title>VEGANI TALEBANI: IL PARACADUTISTA VEG-ABBONDO</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2015 08:06:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
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		<description><![CDATA[Delle vegane e dei vegani è invalsa ormai un&#8217;idea caricaturale, grossolanamente stereotipata. Come hanno già scritto altri, questo loro appiattimento da parte della società ad un livello macchiettistico è funzionale a disinnescare il potenziale sovversivo dell&#8217;ideologia secondo cui agiscono. Per cercare di sottrarli (e sottrarci) a questo inconveniente, dedichiamo una breve serie di interviste ad alcune attiviste e attivisti antispecist* (e quindi anche vegan*), per mettere in risalto la ricchezza delle loro visioni e valorizzare le specificità di ciascun*. Oggi tocca a Francesco, milanese, che incontriamo al Birrificio Lambrate di fronte ad una schiumante caraffa di bionda luppolata. Francesco, raccontaci]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>elle vegane e dei vegani è invalsa ormai un&#8217;idea caricaturale, grossolanamente stereotipata. Come hanno già scritto altri, questo loro appiattimento da parte della società ad un livello macchiettistico è funzionale a disinnescare il potenziale sovversivo dell&#8217;ideologia secondo cui agiscono. Per cercare di sottrarli (e sottrarci) a questo inconveniente, dedichiamo una breve serie di interviste ad alcune attiviste e attivisti antispecist* (e quindi anche vegan*), per mettere in risalto la ricchezza delle loro visioni e valorizzare le specificità di ciascun*. Oggi tocca a Francesco, milanese, che incontriamo al Birrificio Lambrate di fronte ad una schiumante caraffa di bionda luppolata.</p>
<p><strong>Francesco, raccontaci come ti sei avvicinato al mondo dell&#8217;animalismo (e successivamente a quello dell&#8217;antispecismo politico).</strong><br />
Ho smesso di mangiare carne nell&#8217;estate dell&#8217;82. Prima consideravo i vegetariani degli originali o dei mistici. Sono arrivato a questa soluzione mentre stavo dando una mano a mio suocero, che è titolare di un allevamento di bovini, nel mantovano. Lo sguardo dei vitelli e il fatto che si comportassero esattamente come gli animali domestici a cui siamo affezionati mi hanno spinto prima verso la zoofilia (ho fatto per due anni il volontario all&#8217;Enpa soccorrendo animali in difficoltà), poi a collaborare con gruppi antispecisti come Oltre la Specie e con realtà come Vita da Cani e Nemesi Animale.</p>
<p><strong>Quel che rende particolarmente interessante il tuo profilo di attivista, è il connubio che sei riuscito ad instaurare tra l&#8217;antispecismo e i centri sociali (o altre realtà affini).</strong><br />
Certamente. Da ragazzo sono stato paracadutista e frequentavo ambienti destroidi, da cui negli anni ho preso le distanze. Ora spesso e volentieri cucino ad eventi e iniziative della sinistra anarchica. Penso per esempio alle serate del Boccaccio (il centro sociale di Monza), al Climate Camp che abbiamo fatto contro la Teem, alle ricorrenze del Poq (Partigiani in ogni quartiere) o alle manifestazioni in memoria di Dax. Ormai in questi contesti la cucina è parzialmente se non del tutto vegana. Penso che proporre un menu senza ingredienti originati dallo sfruttamento animale sia un modo per affermare la libertà contro la prigionia, il rispetto contro la prevaricazione: molte volte mi accorgo di avere di più in comune con questi gruppi antifascisti e anticapitalisti che con gli “animalari” apolitici e gli zoofili puri.</p>
<p><strong>Da questo punto di vista, ti sentiresti di muovere delle critiche anche al movimento antispecista vero e proprio, quello che assume di buon grado una configurazione politica e prende posizione anche in materia di rapporti infra-umani?</strong><br />
Secondo me c&#8217;è troppo isolazionismo. Si parla tanto di politica ma poi quando si tratta di scendere in strada, tra le persone, ad unire la causa antispecista a quella di chi lotta per il diritto alla casa o per la difesa del territorio dagli ecomostri, contro il precariato o per una scuola migliore, nessuno (o quasi) si fa vedere. In questo modo non ci guadagneremo mai la fiducia della gente, non otterremo mai la loro attenzione. Abbiamo bisogno di raggiungere un&#8217;intesa con le altre lotte per riuscire a creare un movimento non antropocentrico.</p>
<p><strong>E&#8217; possibile declinare in mille modi la dieta vegana. Per disgrazia, anche a causa dell&#8217;influsso nefasto della macrobiotica e dei maniaci dei manicaretti, oggi giorno molti identificano il veganismo con un certo tipo di ricette sofisticate, prive di colore e gustosità. Ormai il cibo vegano è percepito come una prerogativa degli yuppie e dei privilegiati. A maggior ragione, penso sia molto significativo il progetto che hai portato avanti nella direzione contraria con gli Chefs Vegabbondi. Di che si trattava esattamente?</strong><br />
Io e alcuni amici ci eravamo ispirati al gruppo internazionale dei &#8220;Food not bombs&#8221;. Come loro portavamo nelle manifestazioni e ai presidi, anche durante le occupazioni, i nostri panini e i nostri piatti ispirati alla cucina popolare. Tutto vegano, semplice, economico, saporito e molto abbondante. Facevamo per esempio pasta e fagioli oppure la polenta al sugo di legumi, con pomodoro e spezie. Alcune volte compravamo gli ingredienti, altre volte ce li procuravamo tramite lo skipping, ovvero il recupero di importanti quantità di cibo perfettamente commestibile che per ragioni di mercato (consumistiche) i supermercati e i grandi distributori sono costretti a buttare (bottiglie di olio in scadenza, latte di pomodoro ammaccate, ancora chiuse, eccetera). Una volta alla settimana preparavamo riso con verdure o pasta con legumi per 25-30 persone (spendendo in tutto 10 euro) e li portavamo con del tè caldo ai senzatetto che dormivano per la strada o alle prostitute. Tutto ciò non per spirito cristiano o per pietismo, ma perché il cibo è un diritto inalienabile di ogni essere vivente, qualunque cosa faccia.</p>
<p><strong>Attualmente sei molto impegnato con la rete No Expo. Possiamo dire che sei uno degli elementi più rappresentativi dello spezzone antispecista (ecologista e per la libertà di genere) che il primo maggio sfilerà a Milano con il resto del corteo, come già è stato fatto l&#8217;11 ottobre scorso. Perché dire no ad Expo e perché in particolare opporcisi da antispecisti?</strong><br />
Trovate tutto scritto sul <a href="http://antispefa.noblogs.org/files/2014/07/nessuna-faccia-buona-pulita-giusta-a-expo-2015_2014.pdf" target="_blank">dossier di Farro&amp;Fuoco</a>: sfruttamento dei lavoratori, devastazione ambientale, liberismo selvaggio. Si tratta di multinazionali che cercano di ripulire la propria immagine con una tipica operazione di green washing. In particolare, riguardo ai non umani, Expo sostiene delle idee tipicamente welfariste alla &#8220;Slow Food&#8221;: migliorare le condizioni degli allevamenti senza mettere radicalmente in discussione il consumo di carne e di prodotti animali. Expo rappresenta un ben preciso sistema economico, se non riusciremo a cambiare quello non potremo mai aspirare alla liberazione animale. Lo sapevate che al suo interno ospiterà una fiera gigantesca dedicata agli strumenti da macelleria, il Meat-Tech? Invito tutti a partecipare alla manifestazione studentesca del 30 aprile e soprattutto al grande corteo del MayDay!</p>
<p><img class="size-medium wp-image-2272 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/expopolis-300x300.jpg" alt="expopolis" width="300" height="300" /></p>
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		<title>Scoperto un nuovo dialogo di Platone</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 22:33:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ritrovamento sensazionale ad Ercolano, senza precedenti: ieri mattina un team di paleografi dell&#8217;Università di Napoli ha dichiarato di essere entrato in possesso di un dialogo platonico fin ora sconosciuto, di cui si faceva cenno nelle fonti antiche (in particolare Diogene Laerzio ed altri dossografi greci), ma di cui non si era mai avuta alcuna testimonianza documentaria fino ad oggi. Si intitola De iusta ratione vivisectionis horribilem usum disceptare e si presenta in un&#8217;ottima traduzione latina, per quanto siano ben riconoscibili gli stilemi dell&#8217;originale greco da cui è stato tradotto. Il manoscritto si è conservato miracolosamente intatto, solo gli orli del rotolo sono lievemente combusti. Nessuno]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="U" class="cap"><span>U</span></span>n ritrovamento sensazionale ad <strong>Ercolano</strong>, senza precedenti: ieri mattina un team di paleografi dell&#8217;Università di Napoli ha dichiarato di essere entrato in possesso di un dialogo platonico fin ora sconosciuto, di cui si faceva cenno nelle fonti antiche (in particolare Diogene Laerzio ed altri dossografi greci), ma di cui non si era mai avuta alcuna testimonianza documentaria fino ad oggi. Si intitola <em>De iusta ratione vivisectionis horribilem usum disceptare </em>e si presenta in un&#8217;ottima traduzione latina, per quanto siano ben riconoscibili gli stilemi dell&#8217;originale greco da cui è stato tradotto. Il manoscritto si è conservato miracolosamente intatto, solo gli orli del rotolo sono lievemente combusti. Nessuno sospettava che in una delle cassette di legno, quelle che ancora non erano state aperte dagli studiosi impegnati nell&#8217;opera di decifrazione e catalogazione dei papiri ercolanensi, si nascondesse un simile tesoro.</p>
<p style="text-align: justify">Ma qual è il contenuto del testo? Si tratta di un dibattito in due parti sostenuto da Socrate (il maestro e l&#8217;eterno protagonista dei dialoghi di Platone) sulla liceità degli esperimenti scientifici condotti sugli animali da medici e farmacisti: un tema senz&#8217;altro di grandissima attualità. Che un dibattito sulla liceità della sperimentazione animale fosse già in corso ai tempi dell&#8217;Atene classica nessuno se lo aspettava. L&#8217;intera comunità scientifica è rimasta basita, non soltanto dalla modernità degli argomenti in campo, ma dalla loro sbalorditiva somiglianza con quelli usati ancora oggi da chi si batte contro o a favore della vivisezione (come era chiamata ancora qualche tempo fa). Socrate dapprima confuta le tesi di coloro che ritengono che ci si debba opporre alla sperimentazione animale con argomenti scientifici. Infatti che la sperimentazione dia risultati completamente diversi per gli uomini e gli altri animali (e sia quindi inutile ai fini della scienza) non solo è implausibile, ma addirittura irrilevante, una volta sancita l&#8217;ingiustizia di una pratica crudele ed antropocentrica come appunto la sperimentazione animale. <em>Se si dice che non si accetta la sperimentazione sugli animali perché inutile, si afferma in modo chiaro che qualora fosse utile sarebbe ragionevole impiegarla</em>. Quindi Socrate procede a smascherare l&#8217;ipocrisia dei medici, che sperano di continuare le loro pratiche ignobili prendendo a giustificazione i più tipici discorsi specisti (ovvero che i non umani sono esseri irrazionali, che in quanto bruti vivono una vita indegna di essere vissuta et cetera). Il padre della maieutica si pronuncia contro ogni forma di violenza e sfruttamento nei confronti degli animali delle altre specie. <a href="http://digilander.iol.it/romanzo_animalista/Pseudo%20Platone.pdf" target="_blank"><strong>Una versione italiana del <em>De iusta ratione</em></strong></a> ha cominciato a circolare in rete già nel tardo pomeriggio, diffusa su vari siti dagli attivisti animalisti, entusiasti di poter finalmente aggiungere con ogni certezza Platone e i suoi discepoli al pantheon dei vegetariani famosi.</p>
<p style="text-align: justify">Ed è subito rissa nel &lt;&lt;pollaio delle Muse&gt;&gt;, avrebbe detto Timone da Fliunte: sono passate poche ore infatti da quando è trapelata la notizia di questo straordinario ritrovamento e già i maggiori filologi italiani si stanno scannando indecorosamente sulla paternità del manoscritto. <strong>Salvatore Settis</strong> è tra i fautori più convinti dell&#8217;autenticità del dialogo platonico, che secondo la sua ipotesi sarebbe arrivato dall&#8217;Attica in Campania insieme agli altri testi della biblioteca di Filodemo. Il filosofo di Gadara, che fu a lungo ospite del suo protettore Pisone Cesonino, proprietario della Villa dei Papiri, non poteva non nutrire un certo qual interesse per la questione inerente le altre specie animali e il trattamento che loro spetta (come è attestato, del resto, in tutta la tradizione epicurea). <strong>Carlo Maria Mazzucchi</strong>, dell&#8217;Università Cattolica di Milano, ha subito avanzato una proposta ardita, alquanto interessante, secondo cui il manoscritto andrebbe datato appena dopo la metà del primo secolo, un decennio prima dell&#8217;eruzione del Vesuvio, e sarebbe stato scritto da un giovanissimo Plutarco (di cui è nota da altre opere la vocazione proto-antispecista). Plutarco avrebbe cercato di influenzare gli intellettuali suoi contemporanei componendo questo falso e attribuendolo niente meno che al fondatore dell&#8217;Accademia, il grande Platone. In questo modo avrebbe cercato di sensibilizzarli alla causa animalista e di potenziare così la componente pitagorica insita nel pensiero platonico. Come suo solito, per non attirare su di sé l&#8217;attenzione della stampa, il Mazzucchi ha deciso di affidare questa teoria ad una lingua incomprensibile ai più, scrivendo un articolo in armeno classico. Stroncante il commento rilasciato a caldo da <strong>Luciano Canfora</strong>: &lt;&lt;Solo uno sciocco come Settis poteva prendere per buono il papiro sulla sperimentazione animale. Si tratta chiaramente dell&#8217;opera di un falsario dell&#8217;Ottocento, che voleva farsi gioco dei babbei dell&#8217;accademia. Costantino Simonidis ha colpito ancora. Presto&gt;&gt;, ha aggiunto il gran barone dell&#8217;Università di Bari &lt;&lt;vi prometto che uscirà un mio nuovo libro su questa ridicola pasquinata in salsa animalista, un pamphlet&gt;&gt;: sarebbe l&#8217;ottava pubblicazione dal gennaio 2014.</p>
<p style="text-align: justify">Ma l&#8217;ultima parola spetta ad <strong>Aldina Sottofattrici</strong>, la giovane ricercatrice formatasi all&#8217;Università Falce e Martello di Ivrea, a cui va il merito della pronta identificazione del manoscritto: &lt;&lt;E&#8217; il giorno più bello della mia vita. Questa scoperta non solo costituisce un caso unico nella storia dell&#8217;antichistica, ma rappresenta anche un enorme passo avanti nella nostra comprensione della filosofia greca e nell&#8217;importanza che bisogna dare, ieri come oggi, alla liberazione animale, di cui sono una ferma sostenitrice. Questa riguarda gli animali umani non meno di quelli non umani. Come dice il Socrate del dialogo: <em>Questo sistema che noi ateniesi amiamo tanto e che si chiama &#8220;democrazia&#8221; si presenta come luminosa invenzione sociale che permette a tutti i cittadini di esprimere le proprie opinioni. Ma esso si basa sulla soggezione di altri greci che teniamo sotto la minaccia delle armi, qualora non paghino quelle tasse che rendono smagliante la nostra città. E l’insensibilità verso quelle genti, a lungo coltivata nuotando felicemente nel loro sudore, è la stessa che ci permette di accettare lo smembramento di corpi che solo per la forma, divergono dal nostro. Tutta l’insistenza sulla differenza tra l’uomo e animale crolla di fronte al fatto che l’“uomo” non esiste, che, anzi, esistono tanti esseri umani che ancora non hanno il crisma di umano agli occhi di altri esseri umani</em>.&gt;&gt; Data l&#8217;enfasi, ci sorge spontaneo un dubbio: non sarà forse Aldina la vera autrice di questo straordinario (e divertente) dialogo <em>De iusta ratione?</em></p>
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		<title>ANUS MUNDI</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2015 17:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uscito appena dall&#8217;adolescenza per metà della vita fui gettato nelle stalle d&#8217;Augìa. Non vi trovai duemila bovi, né mai vi scorsi animali; pure nei corridoi, sempre più folti di letame, si camminava male e il respiro mancava; ma vi crescevano di giorno in giorno i muggiti umani.  (Satura, Eugenio Montale) &#160; AAA cercasi regista folleggiante per realizzare un dramma fecale brechtiano-aristofanesco in occasione dell&#8217;Expo Milano 2015, secondo il seguente canovaccio. Il drammaturgo rinuncia a tutti i ricavi e a tutti i diritti. L&#8217;azione si svolge in mezzo al mare, sul ponte di un vascello, senza interruzioni di tempo. La nave]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="uiScrollableArea _2nc uiScrollableAreaWithTopShadow nofade uiScrollableAreaWithShadow uiScrollableAreaBottomAligned contentBefore">
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<p class="first-child " style="text-align: right"><em><span title="U" class="cap"><span>U</span></span>scito appena dall&#8217;adolescenza </em><br />
<em>per metà della vita fui gettato </em><br />
<em>nelle stalle d&#8217;Augìa. </em></p>
<p style="text-align: right"><em>Non vi trovai duemila bovi, né </em><br />
<em>mai vi scorsi animali; </em><br />
<em>pure nei corridoi, sempre più folti </em><br />
<em>di letame, si camminava male </em><br />
<em>e il respiro mancava; ma vi crescevano </em><br />
<em>di giorno in giorno i muggiti umani. </em></p>
<p style="text-align: right"><em> (</em>Satura<em>, Eugenio Montale)</em></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><strong>AAA cercasi regista folleggiante per realizzare un dramma fecale brechtiano-aristofanesco in occasione dell&#8217;Expo Milano 2015, secondo il seguente canovaccio. Il drammaturgo rinuncia a tutti i ricavi e a tutti i diritti.</strong></p>
<p>L&#8217;azione si svolge in mezzo al mare, sul ponte di un vascello, senza interruzioni di tempo.</p>
<p>La nave dell&#8217;avventuriero Istrione trasporta verso una &#8220;magna polís&#8221; una gran varietà di passeggeri e mercanzie, in occasione della fiera universale che vi si terrà a breve. Al centro della scena campeggia il bene più prezioso che Istrione deve portare a destinazione: un culo di proporzioni gargantuesche, che via via cacherà sulla scena i vari personaggi. Essi provengono dalle interiora feconde del culo e ne sono come partoriti. Altri fuoriescono dalla stiva della nave, collegata al ponte da un passaggio che si trova proprio al di sotto dello spacco formato dalle due natiche. Ogni volta che compaiono sono accompagnati da un gran peto.</p>
<p>Il culo è il prodotto organico di uno studioso indiano genialoide, che dopo decenni di sperimentazioni ha creato questo monstrum, capace con un solo pugno di legumi, lasciati a fermentare nelle sue budella, di produrre tanta crema da sfamare un continente. La grande fiera infatti è dedicata al tema dell&#8217;alimentazione, a come saziare le masse di nullatenenti che affollano un pianeta ormai prossimo ad esaurire le sue risorse. E il culo altro non è che il dono prodigioso lasciato all&#8217;umanità da questo scienziato vecchissimo, poco prima della sua morte.</p>
<p>Il culo è azionato da tre manovali: un energumeno che fa girare una manovella (suscitando un roboante suono di scorregge), un ingegnere informatico (che presenzia sulla scena, dietro una piccola scrivania) e un cantore greco-calabrese, il dotto Teofilo. Opportunamente solleticato da Teofilo, che gli sussurra parole dolci in una lingua melodiosa ed antichissima e gli pizzica all&#8217; &#8220;orecchio&#8221; le corde di una chitarra-mandolino, il culo è in grado di produrre ben altro oltre alla sua deliziosa e nutriente burrata: una fantasmagoria caleidoscopica di figure e di miraggi sbucano dal suo roseo sfintere e prendono vita sulla scena, per poi dissolversi magicamente. Il culo rappresenta la potenza illusionistica del tecno-capitalismo e la sua pretesa capacità di creare infinita ricchezza. Può rappresentare anche Dio, l&#8217;universo o, a piacere, i frutti e le capacità rigenerative della terra.</p>
<p>Istrione, pigramente adagiato su una stuoia, fumando il narghilè, invita Teofilo a sfruttare le doti profetiche del gran culo, perchè gli dia un saggio delle meravigliose sorti e progressive che scaturiranno dalla fiera universale. Il carnoso marchingegno è tosto messo in moto dai tre addetti ed evoca con uno sbuffo una serie di spettri e di visioni.</p>
<p>Dapprima si fa avanti arrancando una schiera di donne seminude. Tirando dei cordini, trainano un carretto su cui si erge l&#8217;idolo di un nume armato di scudo e lancia, dall&#8217;enorme cazzo sbucciato. Sono dattilografe, puttane, casalinghe, figlie, mogli e madri stritolate dalla macina del sessismo fallocentrico. Insieme a loro intervengono anche un frocio e un travestito. La tirata femminista è stemperata dal lirismo della testimonianza di ciascuna, alla Edgar Lee Masters. All&#8217;apice della rabbia e della sconcezza, irrompono sul palco sulle note della <em>Danza delle sciabole</em> di Aram Khachaturiam (il jingle dello sgrassatore <em>Chante Clair</em>) quattro sacerdoti cattolici, che piroettano leggiadri sorreggendo l&#8217;orlo della tunica con la punta delle dita. Una a una le coreute sono imbavagliate dai preti, che con solerzia le scortano all&#8217;uscita. Invano i compagni di Istrione tentano di dissuaderli, intonando forte un &lt;&lt;Laudate Anulum&gt;&gt; e additando la sorgente semi-divina della donnesca processione.</p>
<p>Il secondo coro è composto dagli animali da fattoria: cala una penombra innaturale e in un&#8217;atmosfera onirica attori e attrici vestono costumi da mucche, tacchini, maiali e quant&#8217;altr*. Narrano in tono elegiaco le violenze e le privazioni che hanno sofferto, senza nessun&#8217;altra colpa se non quella di non essere umani. La loro apparizione è interrotta da una barca fenicia che accosta quella di Istrione. Un coro di migranti cenciosi fa il suo ingresso sulla scena e prende timidamente la parola. Hanno nomi arabi. Anche loro sono diretti alla &#8220;magna polís&#8221; dove abiteranno le baracche della periferia e lavoreranno, invisibili, come schiavi.</p>
<p>A questo punto Istrione riceve una delegazione dai capi della fiera: sono i perfidi capitalisti, due uomini e due donne finemente vestiti. Venuto a conoscenza dei loro piani di spartizione delle ricchezze che usciranno dal gran culo, Istrione si ribella, rifiuta di consegnar loro l&#8217;animale e li fa gettare in mare dal suo equipaggio. Nella scaramuccia Teofilo (che era un dissidente politico e portava una palla d&#8217;acciaio ai piedi) rimane ferito al mignolo e, sconsolato, chiede di essere spinto per i piedi da Istrione e i suoi fin dentro allo sfintere del gran culo: spera di trovare dall&#8217;altra parte un mondo migliore di quello in cui ha vissuto fino allora. I marinai esaudiscono festosi il suo desiderio.</p>
<p>Ora Istrione sogna di costeggiare tutte le terre e di distribuire gratuitamente a tutte le genti le derrate alimentari che il culo produrrà generosamente. Nomina un elenco di località fantastiche dai nomi immaginifici, che si propone di attraversare. Presto però l&#8217;imbarcazione è attaccata dalle torpediniere delle nazioni. Il buffonesco capitano rintuzza la furia armata dei suoi inseguitori scagliando focacce di merda (dolcissime, appena sfornate). Dopo una fuga rocambolesca, la nave è ridotta a un relitto, ma il culo è in salvo e Istrione cerca di titillarlo perché emetta ancora la sua crema squisita, dandogli prova delle sue potenzialità. Forse per l&#8217;assenza di Teofilo, forse perché è rimasto danneggiato durante i cannoneggiamenti o per qualche altro motivo ignoto, dal culo non esce che una ventata di scorregge. Istrione è disperato. In ginocchio davanti allo sfintere innalza un&#8217;invocazione lamentosa e incalza l&#8217;ano con una scarica di domande sul significato della vita e della storia (&lt;&lt;Deh, culo, perchè non mi rispondi?&gt;&gt;). In preda all&#8217;ira e ad un profondo turbamento, col volto rigato dalle lacrime, è un po&#8217; Achab che provoca all&#8217;azione la balena, un po&#8217; Cristoforo Colombo (quello delle <em>Operette Morali</em> di Leopardi) con Pietro Gutierrez. Infuria flatulenta la bufera. Il nero pertugio sembra quasi spalancarsi per rilasciare un profluvio di melassa zuccherina, quando, al culmine delle preghiere, il protagonista infervorato è investito da un getto di sterco, che pone fine miseramente al suo monologo. Quindi il prolasso: l&#8217;ano è irreparabilmente fuori uso.</p>
<p>Cala il sipario.</p>
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		<title>Attentato!</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2015 16:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#60;&#60;Attentato!&#62;&#62;. Se la settimana scorsa abbiamo consacrato a Beppe Bigazzi un nostro post, ci piace oggi cominciarne uno nuovo omaggiando un altro idolo del trash specista nostrano, il giornalista nevrotico ed asservito al potere Emilio Fede, che nei bei tempi che furono soleva aprire il suo telegiornale gridando &#60;&#60;Attentato!&#62;&#62;. E all&#8217;attentato gridiamo anche noi, manifestanti animalisti antispecisti delle associazioni Oltre la Specie e Cani Sciolti, che martedì abbiamo protestato davanti al palazzo della regione contro la legge nr.32 ammazza-nutrie. Del presidio avevamo già parlato, anticipandolo, sempre la settimana scorsa (ecco il link). Così pure dell&#8217;orrore antropocentrico per cui migliaia di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large">&lt;&lt;Attentato!&gt;&gt;. Se la settimana scorsa abbiamo consacrato a <a href="http://www.torquemada.eu/2015/02/15/febbraio-gattaio-in-memoria-di-beppe-bigazzi/" target="_blank">Beppe Bigazzi</a> un nostro post, ci piace oggi cominciarne uno nuovo omaggiando un altro idolo del trash specista nostrano, il giornalista nevrotico ed asservito al potere Emilio Fede, che nei bei tempi che furono soleva aprire il suo telegiornale gridando &lt;&lt;Attentato!&gt;&gt;. E all&#8217;attentato gridiamo anche noi, manifestanti animalisti antispecisti delle associazioni Oltre la Specie e Cani Sciolti, che <b>martedì abbiamo protestato davanti al palazzo della regione contro la legge nr.32 ammazza-nutrie</b>.</span></p>
<p class="first-child "><span style="font-size: large"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>el presidio avevamo già parlato, anticipandolo, sempre la settimana scorsa (ecco il <a href="http://www.torquemada.eu/2015/02/14/di-uomini-e-nutrie/" target="_blank">link</a>). Così pure dell&#8217;orrore antropocentrico per cui migliaia di castorini verranno stragiati nei prossimi mesi in tutto il territorio lombardo, sotto l&#8217;egida potente della legge (del più forte), per i danni che arrecano ai canali e alle colture. <b>Quel che ci preme di raccontare ora e per cui gridiamo (esagerando scherzosamente) all&#8217;attentato è un fatto grave avvenuto durante la manifestazione: a pochi passi di distanza dagli attivisti che, rivolti verso la strada, sorreggevano dei cartelli, è stato lanciato un grosso petardo</b> che ha lasciato nella vicina aiuola un cratere largo un metro. Se fosse atterrato poco più in là, qualcuno avrebbe potuto farsi seriamente male. Il responsabile è stato tempestivamente arrestato (o forse solo allontanato&#8230;) dalle forze dell&#8217;ordine, che presenziano sempre a queste manifestazioni, ed è stato facile riconoscerlo in <b>uno dei contadini e degli allevatori che stavano protestando dall&#8217;altra parte della strada</b>. Infatti, nonostante il comune avesse garantito agli animalisti di manifestare alle porte del Pirellone (il palazzo della regione appunto), quella posizione al nostro arrivo era ancora occupata da ben altri manifestanti, che alle 15.30 invece avrebbero già dovuto essersene andati, e che ostili a chi protestava contro lo sterminio sistematico dei castorini di Lombardia ostentavano trattori, rimorchi e camion blindati, di quelli che si usano per trasportare mucche, cavalli e maiali dai luoghi di detenzione a quelli della loro morte (l&#8217;unico spostamento in tutta la loro vita agra).</span></p>
<p><span style="font-size: large">Nonostante questo episodio spiacevole, il presidio è andato per il meglio. Molte persone si sono fermate ad ascoltare quello che avevamo da dire e tra i manifestanti si sono fatti vedere persino <b>Valerio Pocar, &#8220;Garante per la Tutela degli Animali&#8221;</b><strong> del comune di Milano</strong> (antispecista, intellettuale e fine giurista che sullo sporco affare delle nutrie ha appena pubblicato un <a href="http://www.garanteanimali.it/2015/02/povere-nutrie.html" target="_blank">suo comunicato</a>) e alcuni inviati di <b>Radio Popolare</b>. Con gli animalisti hanno subito simpatizzato gli skater di Piazza Duca D&#8217;Aosta (qualche malevolo dirà che tra buzzurri ci si intende), tra cui il mitico Tako: uno skater che di lavoro fa il sushi maker (pur detestando il fatto che i clienti chiedano sempre piatti di carne e di pesce, quando il sushi invece prevede anche tante varianti vegane) e che si è prestato a questo nostro video contro l&#8217;Expo (simbolo del capitalismo finanziario e della devastazione del territorio, nonostante le sue pretese falsamente umanitarie ed ecologiste):</span></p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/nMmViu0rdDI?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span></p>
<p><span style="font-size: large">Tornando al lancio del petardo e alla denuncia che se ne fa in questo articolo, <b>dall&#8217;episodio qualcuno potrebbe trarre conclusioni erronee anche se diametralmente opposte</b>. Ci teniamo a discostarcene:</span></p>
<p><span style="font-size: large">La <b>prima</b> è che <b>gli animalisti siano dei vittimisti rompi-coglioni e che abbiano del buon tempo da perdere, a protestare per dei topastri che guastano gli argini e mangiano il nostro grano</b>. Questo non è vero, perchè l&#8217;idea che si possa sparare e uccidere chiunque interferisca con i nostri piani e intacchi i nostri profitti è oltre che antropocentrica anche crudele, e va assolutamente contrastata. Nel caso specifico delle nutrie, dovremo accettare di riparare e prevenire dove possibile i guai che provocano (con i soldi di tutti naturalmente, non solo quelli dei contadini). Anche se potessimo estirparle tutte in un colpo solo, da un giorno all&#8217;altro, come con uno schiocco di dita, sarebbe comunque criminoso farlo: <b>gli animali non umani sono soggetti politici, anche loro soffrono, anche loro hanno degli affetti e degli interessi che non sono meno legittimi dei nostri</b>. Molti inorridiscono quando si paragona il movimento animalista a quello per l&#8217;emancipazione delle donne o dei neri (negli Stati Uniti). In realtà anche <b>l&#8217;animalismo ha avuto i suoi martiri e quotidianamente viene combattuto e represso da chi detiene il potere</b> a suon di processi (pensiamo ai singoli attivisti condannati a pagare multe milionarie dopo azioni di sabotaggio o di liberazione), a suon di percosse (chi è stato a Green Hill per esempio ne sa qualcosa), a suon di diffide (al filosofo Steven Best è stato vietato di mettere piede nel Regno Unito per tenere le sue conferenze) e a suon di leggi anti-terroristiche (in America, l&#8217;<i>Animal Enterprise Terrorism Act </i>del 2006 per esempio).</span></p>
<p><span style="font-size: large">La <b>seconda</b> conclusione che qualcuno (questa volta gli animalisti) potrebbe trarre dal lancio del petardo, è che <b>non solo qualche violento ma tutti gli allevatori (o i cacciatori o i vivisettori o i circensi) siano delle persone intrinsecamente cattive</b>. Per illustrare la nostra posizione, faremo ricorso a una <b>bella parabola</b>. C&#8217;era una volta un uomo di nome Jim, che aveva un cuore d&#8217;oro. Aveva una parola gentile per tutti, faceva l&#8217;elemosina, non aveva occhi che per la sua donna e i loro bambini, che amava devotamente. Non che ci provasse gusto, ma Jim (quest&#8217;uomo dal carattere encomiabile) aveva trovato lavoro nel traffico degli schiavi di colore: quando incatenava nella stiva della nave torme di negri spauriti, se ne vedeva uno particolarmente afflitto o indebolito, gli rivolgeva umanamente qualche parola di conforto, gli dava da bere un sorso d&#8217;acqua o gli passava di nascosto un tozzo di pane. Lo stesso discorso vale per tutti gli uomini e le donne implicati nello sfruttamento dei non umani: tanti allevatori (e gente affine) saranno senz&#8217;altro persone squisite, magari qualcuno vorrà anche bene agli animali che tiene prigionieri o che porta al macello (ogni tanto accarezza loro la schiena o li rinfresca con la pompa dell&#8217;acqua). <b>Il problema non sono le persone e la loro presunta natura maligna (che non esiste), quelle che vanno combattute sono le pratiche di sfruttamento e di sterminio che si sono affermate e le ideologie (speciste nel nostro caso) che le supportano.</b></span></p>
<p><span style="font-size: large">Ci congediamo con la tenue speranza che quante più nutrie possano scampare alla caccia che verrà condotta in questi mesi e con la certezza che gli attivisti antispecisti non si stancheranno di lottare per e insieme a loro.</span></p>
<p><span style="font-size: large">Foto e video di <strong>Alessandra Picci</strong> e <strong>Alessandra Galbiati</strong>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/cratere1.jpg"><img class="wp-image-1854 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/cratere1-300x225.jpg" alt="cratere1" width="392" height="294" /></a></p>
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		<title>Zoécomunismo? Un&#8217;intervista ad Aldo Sottofattori</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2015 18:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Sottofattori]]></category>
		<category><![CDATA[Antispecismo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Zoecomunismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Da circa un anno vive il sito web criticadelleteologieeconomiche.net. Si tratta di un sito che presenta un solo documento, un pamphlet dal titolo “Il cannocchiale di Galileo” scritto da Aldo Sottofattori, un attivista del movimento per la liberazione animale. Il contenuto di questo libretto, però, non è dedicato agli animali, ma al modo con il quale gli umani si relazionano con il mondo. Il lavoro è originale offrendo una tesi che può essere definita certamente eretica. Ne parliamo con l’autore. Quale motivazione ti ha spinto a scrivere “Il cannocchiale di Galileo”? La disperazione. Vedo un mondo che si sta spegnendo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a circa un anno vive il sito web <strong><a href="http://www.criticadelleteologieeconomiche.net/" target="_blank">criticadelleteologieeconomiche.net</a></strong>. Si tratta di un sito che presenta un solo documento, <strong>un pamphlet dal titolo <a href="http://www.criticadelleteologieeconomiche.net/il%20cannocchiale%20di%20galileo.pdf" target="_blank">“Il cannocchiale di Galileo”</a> scritto da Aldo Sottofattori</strong>, un attivista del movimento per la liberazione animale. Il contenuto di questo libretto, però, <strong>non è dedicato agli animali, ma al modo con il quale gli umani si relazionano con il mondo</strong>. Il lavoro è originale offrendo una tesi che può essere definita certamente eretica. Ne parliamo con l’autore.</p>
<p><i> Quale motivazione ti ha spinto a scrivere “Il cannocchiale di Galileo”?</i></p>
<p>La disperazione. Vedo un mondo che si sta spegnendo sotto il peso delle sue contraddizioni e non mi do pace. Contemporaneamente ho la certezza (una certezza “soggettiva”, d’accordo…) che tutte le ricette che le èlite della specie umana, sotto ogni latitudine, tentano di attuare saranno destinate a un doloroso fallimento. Questo  è un motivo di vera angoscia per chi è stato allevato con l’assoluta fede nel progresso e, giunto nella parte finale della sua vita, vede<strong> il mondo avvitarsi in convulsioni politiche, economiche, culturali e ambientali</strong>. In particolare temo per le nuove generazioni. Loro non sanno cosa le aspetta.</p>
<p><i> La tua ultima frase, mette un po’ in apprensione; ma prima dimmi: perché hai scelto questo titolo?</i></p>
<p>Tutti conoscono la storia. Galileo, messo a punto il cannocchiale, invitò invano Bellarmino e gli altri membri del Sant&#8217;Uffizio a guardare il cosmo attraverso lo strumento. La Chiesa di allora non poteva accettare la sfida, poiché non era pronta a mettere in discussione i fondamenti &#8220;letteralisti&#8221; delle Sacre Scritture e si rifiutò di &#8220;vedere&#8221; ciò che era evidente al semplice sguardo. Analogamente, <strong>oggi i nuovi &#8220;bellarmini&#8221; ben situati nelle istituzioni politiche ed economiche del mondo non vogliono porre lo sguardo dove nuovi strumenti inducono a guardare</strong>. Insomma, mi è sembrato un titolo adeguato.</p>
<p><i> Dunque torniamo alla frase inquietante: cosa si devono aspettare le nuove generazioni dal futuro che immagino vada inteso come assai ‘prossimo’?</i></p>
<p>Niente di buono. Il motivo è semplice. La nostra vita, la vita della nostra specie intendo, dipende da come la società riproduce se stessa.<strong> La scienza che pretende di dare delle risposte, anzi, di organizzarci la vita, è l’economia. La politica svolge soltanto una funzione sussidiaria</strong> e se riceviamo l’impressione contraria è soltanto perché l’economia sembra possedere un carattere di naturalità che in realtà non le appartiene. Allora, per vedere qual è il nostro futuro, <strong>è necessario considerare cosa ci propongono le varie scuole economiche</strong>. Nel pamphlet ho usato una griglia a maglie larghe e ho descritto le allucinazioni dell’economia neoclassica, neokeynesiana e, sotto certi aspetti, neomarxista. Inoltre ho considerato anche i frammenti piuttosto inconsistenti che derivano dall’ambientalismo e dall’approccio alla “decrescita”. Bene, <strong>tutti questi modelli sono controadattativi per la specie umana</strong> (per la stramba teoria della decrescita va fatto un discorso a parte) e assolutamente fatali perché conducono l’umanità in un cul di sacco da cui uscirà soltanto a grave prezzo. Tutte queste teorie, o abbozzi di teorie non considerano un nodo assolutamente ineludibile che se non verrà riconosciuto e sciolto il tempo produrrà gravi effetti irreversibili sul piano sociale e ambientale</p>
<p><i> Quale sarebbe il nodo che ritieni “ineludibile”? </i></p>
<p>Nella storia c’è stato un punto di passaggio ricco di implicazioni. È stato quando l’umanità ha incominciato a tagliare il cordone ombelicale con la natura. Da quel momento<strong> la natura è diventata esterna all’umano, qualcosa da manipolare</strong> senza che la retroazione generata dalle sue pratiche lo riguardasse. Insomma la natura è diventata un insieme di quinte teatrali ridefinibili a piacimento dagli attori e scenografi che salivano sul palco. Qualche momento di <strong>questo passaggio è contrassegnato dall’invenzione di un termine sorprendentissimo: “animale”.</strong> “Animale”, più che una parola, è uno strumento: se ci pensiamo un attimo, serve per definire qualcosa di strumentale con il quale l’umano si autosepara da tutto il resto del vivente decidendo per sé uno statuto ontologico diverso per qualità anziché per grado. La nascita del termine “animale” traccia l’origine di un divorzio catastrofico. Ne abbiamo anche una prova nel senso comune degli umani: c’è più vicinanza tra un gorilla e un moscerino rispetto a quella esistente tra un umano e un gorilla e la parola “animale” lo certifica. Ebbene tutto questo possiede implicazioni nella stessa organizzazione sociale e i fallimenti della scienza economica l’attestano: se noi non siamo parte della natura ne consegue che le leggi che operano all’interno di essa non possiedono capacità di agire retroattivamente sulla società. Negando questo principio ci avviciniamo a un punto di catastrofe. Mi piace ricordare le ultimissime righe di un libro che tutti dovrebbero leggere: “Il Secolo Breve” di Eric Hobsbawm. In esse il grande storico ci ricorda che se cercheremo di costruire il futuro come prolungamento del presente o del passato falliremo miseramente entrando in un periodo così buio da non sapere come potremo uscirne. Dalla pubblicazione del libro ad oggi sono accadute molte cose che rendono ancora più chiari i passi che dovremo obbligatoriamente compiere. Ma questi passi obbligati, nessuno vuole compierli. Anzi, ogni scuola economica rifugge da essi come il diavolo l’acqua santa.</p>
<p><i> Quindi il Cannocchiale di Galileo costituisce un attacco alla scienza economica…</i></p>
<p><strong>Il Cannocchiale costituisce un attacco alla scienza economica così come si è costituita e come – nella prospettiva di gruppi antisistema – si vorrebbe che si costituisse.</strong> In realtà, come scrivo nell’introduzione, <strong>di una scienza economica seria ne abbiamo davvero bisogno</strong>. Da essa dipende il modo con cui la società deve riprodursi per ricercare quella felicità che costituisce lo sfondo inalienabile dell’aspirazione umana. Ma non siamo ancora a questo punto: fino a prova contraria <strong>continuo a pensare che nei dipartimenti economici delle università si insegni solo teologia.</strong></p>
<p><i> Ancora una precisazione: il tuo approccio è ecologista. Sbaglio?</i></p>
<p>Sì e no. <strong>Il mio è un approccio certamente ecologista, ma preferisco non usare questa parola</strong> perché colonizzata da umani che pur avendo e perseguendo riguardo per l’ambiente, continuano a perseverare nell’idea della separazione dell’umano dalla natura. In tal modo, qualora potessero mettere in atto le loro concezioni, reintrodurrebbero inevitabili malfunzionamenti in quella fondamentale fase rigenerativa che è la riproduzione sociale. <strong>In una conferenza, un mio caro amico, Massimo Filippi, ha introdotto di sfuggita il termine “zoécomunista” per indicare una società solidale fusa nella comunità del vivente.</strong> È un termine che mi piacerebbe si diffondesse per definire il nuovo approccio.</p>
<p><i> Cosa faresti se un economista appartenente alle scuole che hai criticato ti dimostrasse che la tesi su cui si basa il Cannocchiale è sbagliata o inconsistente?</i></p>
<p>Beh, avrebbe un solo modo per demolire seriamente la tesi del Cannocchiale: dimostrare che ogni popolazione che risiede in Occidente può vivere del suo, al massimo scambiando merci sulla base del contenuto materia-energia da esse possedute, e non su base monetaria. Inoltre dovrebbe dimostrare come, in tale contesto, sia possibile sviluppare le politiche economiche espansive auspicate anche da politici, sindacalisti, cittadini e anime belle. <strong>In questo caso potrei mangiarmi il dattiloscritto. Anzi, mi impegno a farlo se qualcuno riuscirà a dimostrarlo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Febbraio gattaio: in memoria di Beppe Bigazzi</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2015 10:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
		<category><![CDATA[Antispecismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bigazzi]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa Isoardi]]></category>
		<category><![CDATA[Gatto in umido]]></category>
		<category><![CDATA[Prova del cuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>

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		<description><![CDATA[Domani è giovedì grasso, che in Valdarno si chiama Berlingaccio [&#8230;]. C&#8217;è un proverbio: &#8216;Berlingaccio, chi non ha ciccia, ammazza il gatto&#8217;. Perché siamo a febbraio &#8211; febbraio gattaio! &#8211; e uno dei grandi piatti del Valdarno era il gatto in umido. Perché la gente non mangia il coniglio, non mangia il pollo, non mangia il piccione eccetera? Il gatto tenuto tre giorni nell&#8217;acqua corrente del torrente Ciuffenna veniva fuori con le sue carnine bianche e t&#8217;assicuro &#8211; io l&#8217;ho mangiato tante volte &#8211; che è una delizia. Perciò ora ci saranno le lettere dei cosi&#8230; gli amanti della natura!]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " dir="ltr" style="text-align: right"><em><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>omani è giovedì grasso, che in Valdarno si chiama Berlingaccio [&#8230;]. C&#8217;è un proverbio: &#8216;Berlingaccio, chi non ha ciccia, ammazza il gatto&#8217;. Perché siamo a febbraio &#8211; febbraio gattaio! &#8211; e uno dei grandi piatti del Valdarno era il gatto in umido. Perché la gente non mangia il coniglio, non mangia il pollo, non mangia il piccione eccetera? Il gatto tenuto tre giorni nell&#8217;acqua corrente del torrente Ciuffenna veniva fuori con le sue carnine bianche e t&#8217;assicuro &#8211; io l&#8217;ho mangiato tante volte &#8211; che è una delizia. Perciò ora ci saranno le lettere dei cosi&#8230; gli amanti della natura! Perché non difendono i conigli? Questi son dei razzisti!</em></p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/ZJw6CZkc0GY?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span></p>
<p dir="ltr">Sono passati esattamente cinque anni (un lustro!) da quella radiosa mattinata del <strong>15 febbraio 2010</strong>, in cui <strong>Beppe Bigazzi fu epurato dalla Rai per aver raccontato in diretta la storia di quando mangiava il gatto in umido</strong>. Bigazzi, giornalista e gastronomo (oggi 82 anni), fu costretto a dare le dimissioni quando, dopo l&#8217;intervallo pubblicitario, rifiutò di abiurare quanto aveva appena detto davanti alle telecamere della <strong><em>Prova del Cuoco</em>.</strong></p>
<p dir="ltr">La sua uscita esilarante aveva lasciato basita la soubrette <strong>Elisa Isoardi</strong>, amante degli animali e conduttrice di importanti programmi televisivi come <em>Pongo e Peggy &#8211; Gli animali del cuore</em> (2008) e <em>A come animali</em> (2010), dedicati proprio ai pelosetti di casa. Aveva scandalizzato un nutrito pubblico di telespettatori e suscitato le ire di alcune associazioni protezioniste/zoofile impegnate nelle colonie feline di Roma. Bigazzi per fortuna è stato riaccolto nel febbraio 2013 in seno a mamma Rai e da allora ha potuto continuare indistrubato i suoi senescenti stacchetti culinari: tutto è bene quel che finisce bene insomma.</p>
<p dir="ltr">Questo modesto post non ha altra pretesa che di commemorare quell&#8217;episodio delizioso, da cui tuttavia potrebbe prendere le mosse un&#8217;approfondita riflessione. Ci limitiamo a qualche considerazione elementare. All&#8217;amore sdilinquito per i cosiddetti animali edipici, gli animali in cui vediamo un riflesso di noi stessi e che completano la triade familiare mamma-papà-fratellino (&#8220;Il mio Otello in umido no!&#8221;, geme la Isoardi), corrisponde l&#8217;indifferenza acritica per la condizione di quelli catalogati come &#8220;da reddito&#8221;.<strong> Cosa ci sia di più morale nel mangiare una mucca piuttosto di una gatta, resta tutto da spiegare. Bigazzi ha proprio ragione a chiamare &#8220;razzisti&#8221; coloro di cui prevede l&#8217;indignazione, anche se sarebbe più esatto usare la parola &#8220;specisti&#8221;</strong> per indicare quelli che operano una discriminazione tra gruppi di specie. Purtroppo non solo l&#8217;uomo della strada (come Beppe Bigazzi e i casalinghi che lo seguono), ma una buona parte dello stesso movimento animalista non ha ancora assimilato i concetti di specismo e antispecismo. Magari, con accenti vagamente razzisti e un vano senso di superiorità, si scagliano contro l&#8217;uso dei popoli asiatici di nutrirsi di animali che risultano indigesti alla sensibilità occidentale: non solo gatti e cani, ma anche scimmie, delfini, insetti e via di seguito. Trovano raccapricciante il pensiero di cucinare gli animali &#8220;domestici&#8221;, ma non fanno una piega (o comunque non protestano con abbastanza energia) davanti al massacro di quelli comunemente riconosciuti come &#8220;uccidibili&#8221;. Significativa infine la confusione da parte del Bigazzi tra gli animalisti e gli ambientalisti, &#8220;gli amanti della natura&#8221;, che conferma quanto dicevamo in un <a href="http://www.torquemada.eu/2015/01/16/un-po-di-vocabolario/" target="_blank">post precedente</a> su questo classico equivoco.</p>
<p dir="ltr"><strong>Solidarietà dunque a Beppe Bigazzi, che eleggiamo a eterno paladino di uno specismo ingenuo </strong>(si spera ancora correggibile) e condanna senz&#8217;appello allo specismo ipocrita dei vertici Rai, che radiarono il vecchio toscano pur di salvaguardare la loro finzione di una cucina etica, in cui &#8220;conigli, polli e piccioni&#8221; possono essere messi pacificamente ai fornelli, ma i gattini proprio no.</p>
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