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	<title>Torquemada &#187; Animalismo</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Ah, la tauromachia&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2016 01:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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		<description><![CDATA[Da quando ho cominciato il mio soggiorno di ricerca in Spagna, ho avuto la curiosità di vedere dal vivo una corrida de toros, spettacolo iconico della tradizione culturale iberica, e ovviamente sotto attacco da parte dei soliti progressisti, cosa che non può che predispormi favorevolmente. Il mio interesse si era accresciuto dopo aver visitato la famosa Plaza de Toros di Las Ventas a Madrid, con l’annesso Museo Taurino. Dal mio arrivo a metà ottobre, pochi giorni dopo la chiusura della stagione, ho dovuto attendere fino alla fine di gennaio. La stagione è aperta dalla Feria de San Blás nel paesino]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a quando ho cominciato il mio soggiorno di ricerca in Spagna, ho avuto la curiosità di vedere dal vivo una <em>corrida de toros</em>, spettacolo iconico della tradizione culturale iberica, e ovviamente sotto attacco da parte dei soliti progressisti, cosa che non può che predispormi favorevolmente. Il mio interesse si era accresciuto dopo aver visitato la famosa Plaza de Toros di Las Ventas a Madrid, con l’annesso Museo Taurino. Dal mio arrivo a metà ottobre, pochi giorni dopo la chiusura della stagione, ho dovuto attendere fino alla fine di gennaio.</p>
<p style="text-align: justify">La stagione è aperta dalla Feria de San Blás nel paesino di Ajalvir, arroccato sulle brulle colline che sovrastano l’aeroporto di Madrid e separano la città da Guadalajara, subito dopo Paracuellos, nota per il massacro commesso dai Repubblicani nel novembre 1936 sulle rive del Río Jarama. Ho scelto lo spettacolo di sabato, i cui <em>toreadores</em> – da una veloce ricerca su internet – mi parevano più esperti, e acquistato il biglietto via internet attraverso un’agenzia specializzata (30 €). Col senno di poi, mi sarebbe convenuto acquistare sul posto, il giorno stesso, l’abbonamento a entrambi gli spettacoli (35 €). Ho raggiunto il paesello in taxi, data la scarsa frequenza dei mezzi pubblici nel fine settimana, ma con largo anticipo. Sulla piazza principale, dominata dalla chiesa e dal <em>ayuntamiento</em>, la popolazione affollava gli unici due bar.</p>
<div id="attachment_3061" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/005-5.jpg"><img class="wp-image-3061 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/005-5-300x185.jpg" alt="005-5" width="300" height="185" /></a><p class="wp-caption-text">La Plaza de Toros di Las Ventas a Madrid durante la corrida di San Isidro.</p></div>
<p style="text-align: justify">A poche centinaia di metri, ho raggiunto la <em>plaza de toros</em>, ai limiti dell’abitato. Ho ritirato il mio biglietto e sono entrato con una mezz’ora d’anticipo, mentre gli inservienti stavano ancora compiendo i preparativi. L’arena, di quarta categoria, è una struttura molto semplice in legno e metallo. Le sei gradinate circolari del <em>tendido</em> si affacciano direttamente sul <em>ruedo</em> centrale, separato da uno stretto corridoio di servizio (<em>callejón</em>). Ho preso quindi il posto migliore: la <em>barrera</em>, ossia la gradinata più interna subito dietro al <em>callejón</em>, del lato all’ombra, di fronte alla <em>puerta de los toriles</em>, da cui entrano i tori. Buona parte dell’azione cruciale si sarebbe svolta in questa parte dell’arena.</p>
<p style="text-align: justify">Naturalmente, avevo un minimo di conoscenza preliminare dello spettacolo. Oltre alla visita a Las Ventas, avevo memorizzato i fondamenti del rituale. Non sono certo come quel vecchio che, due gradinate dietro di me, si vantava di aver visto un migliaio di corride, e sono sicuro che gli intenditori che si accapigliano sulle virtù di questo o quel torero conoscono ogni singolo tecnicismo della tauromachia, ma, nel mio piccolo, resto in grado di distinguere la <em>muleta</em> dalla <em>capote</em>, benché i singoli passi di questa danza letale mi siano ancora piuttosto oscuri.</p>
<p style="text-align: justify">S’inizia con il <em>paseíllo</em>, la sfilata aperta dai due <em>alguaciles</em> a cavallo, e poi in rigoroso ordine di importanza e anzianità, i tre <em>matadores</em>, i nove <em>banderilleros</em> (in tre <em>cuadrillas</em>) e i sei <em>picadores</em>, a cavallo, a chiudere gli inservienti, <em>mozos</em> e <em>areneros</em>, e infine le mule. Una piccola banda musicale, dalle gradinate, provvede a scandire le fasi a suon di musica.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo questa presentazione al pubblico, tocca al primo torero, il mancego Victor Puerto. L’emozione è grande quando il primo toro, un bestione da mezza tonnellata, esce di corsa dalla porta opposta. Nella prima fase, il <em>tercio de varas</em>, il <em>matador</em> affronta con la <em>capote</em>, panno rosa semirigido, l’animale, saggiandone l’aggressività e i movimenti (<em>suerte de capote</em>). Poi entra in gioco il <em>picador</em> che lo affronta a cavallo, infilzandolo con una lancia tra la nuca e le spalle, in modo da indebolirlo. Il toro si lancia con tutta la sua forza contro il cavaliere, cercando di disarcionarlo. Dagli anni ’20, il cavallo è protetto da una gualdrappa imbottita, per evitare di essere ferito mortalmente dalle corna del toro.</p>
<div id="attachment_3058" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-3058 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12651311_121408191576216_3601386658225269281_n-300x225.jpg" alt="12651311_121408191576216_3601386658225269281_n" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Un &#8220;picador&#8221; alle prese col toro</p></div>
<p style="text-align: justify">L’animale comincia a perdere sangue, i suoi movimenti sono più lenti. È l’ora del <em>tercio de banderillas</em>: i tre <em>banderilleros</em> appunto si avvicinano, uno dopo l’altro, al toro, per conficcargli nelle spalle ciascuno due <em>banderillas</em> (stecche di legno adornate di frange di carta colorata e culminanti in uncino metallico). Il bovino si ravviva, cerca di inseguire i suoi tormentatori, ed è pronto per l’ultima fase: <em>il tercio de la muerte</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Resta solo con il <em>matador</em>, armato di spada e <em>muleta</em> (il panno rosso). Questi mostra la sua bravura, sfidando l’animale ferito, finché non decide che è maturo per la stoccata finale. Il suo tempo a disposizione è limitato: 5’ prolungabili a 10’ ed eccezionalmente a 12’, su segnale (<em>aviso</em>) del presidente. Il colpo mortale è inferto presso la spalla, al fine di recidere l’aorta e portare alla morte pressoché immediata dell’animale. Nei fatti, è spesso necessaria più di una stoccata, e il toro abbattuto al suolo, è finito da un inserviente con un colpo di stiletto alla nuca. Il trio di mule provvede poi a trascinare fuori l’animale, da una porta apposita.</p>
<div id="attachment_3059" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12647497_121408101576225_8716400832995334557_n.jpg"><img class="wp-image-3059 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12647497_121408101576225_8716400832995334557_n-300x225.jpg" alt="12647497_121408101576225_8716400832995334557_n" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">le mule</p></div>
<p style="text-align: justify">In circa due ore e mezza, ho visto i tre <em>matadores</em> alternarsi con sei tori. L’abilità del <em>torero</em> è fondamentale, specialmente per sapersi adattare al differente comportamento del toro. Allorché questo è meno aggressivo, egli si fa più audace, arrivando a sfiorare le corna, voltando le spalle all’animale, macchiando il costume elaborato di sangue bovino. La differenza è stata spesso evidente anche a uno spettatore esordiente come me. Ad esempio, al suo secondo toro, Puerto ha dovuto infilzare la spada ben cinque volte, prima che finalmente restasse conficcata in profondità. Viceversa, Octavio Chacón (il terzo) ha piantato la lama fino all’elsa al primo colpo.</p>
<p style="text-align: justify">Anche la <em>bravura</em> (aggressività) del toro è importante. In generale, i commentatori sono stati poco soddisfatti dalla qualità dei tori (Ganadería Soto de la Fuente). Il terzo e il quarto sono stati visibilmente meno feroci, il sesto, addirittura, complice una capriola sulle proprie corna al primo <em>tercio</em>, ha destato le proteste del pubblico per la sua apparente passività, prima di riprendere vivacità. Io, onestamente, ho tifato anche per il toro, non per animalismo (morbo dal quale sono del tutto immune), ma per senso di sportività. Però è evidente che se la <em>corrida</em> fosse più paritaria, dunque più pericolosa, le polemiche sarebbero anche superiori.</p>
<p style="text-align: justify">In ogni caso, è indubbiamente impressionante vedere da vicino la sofferenza del toro di fronte alla morte. Vero è però che la loro sorte è nettamente migliore di quella delle bestie d’allevamento. Per quattro anni, i <em>toros de lidia</em> vivono all’aria aperta con tutti gli agi. Nell’arena affrontano una morte eroica, in combattimento, con la possibilità di conquistarsi, con il proprio valore, la grazia, e trascorrere il resto dei propri giorni come toro da monta. Troppo pericoloso sarebbe, del resto, un sopravvissuto, esperto ormai delle astuzie del <em>torero</em>.</p>
<div id="attachment_3057" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12645025_121409028242799_93881354481659005_n.jpg"><img class="wp-image-3057 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12645025_121409028242799_93881354481659005_n-300x225.jpg" alt="12645025_121409028242799_93881354481659005_n" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Matador con spada e muleta</p></div>
<p style="text-align: justify">La folla, composta perlopiù da anziani e famiglie, con numerosi bambini, riempiva oltre tre quarti dell’arena (circa 2500 persone) e partecipava festosamente all’evento, sventolando i fazzoletti per chiedere il trionfo per i <em>toreadores</em> che avevano mostrato il proprio valore. Victor Janeiro (il secondo) ha ottenuto un trionfo (entrambe le orecchie) al secondo toro, mentre Octavio Chacón ha ottenuto due orecchie e una orecchia (terzo e sesto toro, rispettivamente). Le appendici dell’animale sono state esibite davanti alla folla festante e poi lanciate sulle gradinate agli ammiratori. I due vincitori, entrambi di Cadice, sono usciti per la <em>puerta grande</em>, portati sulle spalle (<em>a hombros</em>) dagli spettatori.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, posso dire che ne è valsa la pena e che il mio pre-giudizio positivo sulla tauromachia ha trovato sostanziale conferma. Non ne sono rimasto follemente entusiasta, ma resta una parte importante del patrimonio culturale del popolo spagnolo. Una festa che affonda le sua radici in tradizioni millenarie e mette l’uomo a contatto con la realtà della morte conserva una forte carica formativa e antimoderna, al di là delle inevitabili commercializzazioni. Per questo, sono ancora più convinto che vada difesa a spada tratta contro l’abolizionismo animalista di matrice chiaramente progressista e sovversiva.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Le fotografie numero 2, 3 e 4, nonché quella in copertina sono state scattate dall&#8217;Autore del presente articolo in occasione della corrida recensita.</em></p>
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		<title>SMAC: una settimana mondiale per l’abolizione della carne</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2015 11:36:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si tiene tre volte all’anno: alla fine di gennaio, maggio e settembre. Questa settimana in tutto il mondo gruppi animalisti manifesteranno perché siano banditi per sempre gli allevamenti, la caccia e la pesca. Il sito www.meat-abolition.org raccoglie tutte queste iniziative, in particolare quelle che si svolgeranno in Italia saranno segnalate qui. Sabato a Roma si terrà un presidio alle porte del mattatoio di Via Togliatti: un’iniziativa coraggiosa che ha ormai una tradizione nell’attivismo locale e che non può non far pensare ai recenti fatti di Toronto, dove gli attivisti hanno cercato di impedire ai camion carichi di animali l&#8217;ingresso nel]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>i tiene tre volte all’anno: alla fine di gennaio, maggio e settembre. <strong>Questa settimana in tutto il mondo gruppi animalisti manifesteranno perché siano banditi per sempre gli allevamenti, la caccia e la pesca</strong>. Il sito <a href="http://www.meat-abolition.org">www.meat-abolition.org</a> raccoglie tutte queste iniziative, in particolare quelle che si svolgeranno in Italia saranno segnalate <a href="http://aboliamolacarne.blogspot.it/2015/01/manifestazioni-in-italia-nella.html" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Sabato a <a href="http://www.meat-abolition.org/it/annonces_actions/roma-italia-31-01-2015" target="_blank"><strong>Roma</strong> </a>si terrà un presidio alle porte del mattatoio di Via Togliatti: un’iniziativa coraggiosa che ha ormai una tradizione nell’attivismo locale e che non può non far pensare ai recenti fatti di <a href="http://www.veganzetta.org/toronto-attivisti-bloccano-lentrata-di-un-mattatoio" target="_blank">Toronto</a>, dove gli attivisti hanno cercato di impedire ai camion carichi di animali l&#8217;ingresso nel macello. Come scrive Eloise, che ha organizzato la mobilitazione, lei e gli altri attivisti saranno lì “per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sulla strage quotidiana che avviene negli allevamenti e nei macelli per l&#8217;alimentazione umana, <strong>nella convinzione che chiedere semplicemente alle persone di modificare le proprie abitudini di consumo (diventando vegan) non basti</strong>: così come viene chiesta l’abolizione delle pellicce o della vivisezione, è necessario chiedere l’abolizione degli allevamenti a scopo alimentare, a maggior ragione, se consideriamo il fatto che il 99% degli animali vengono uccisi per l’alimentazione umana e che <strong>questa lotta può essere trainante nei confronti di tutte le altre lotte per gli animali</strong>.”</p>
<p>Il movimento su scala globale che nel corso degli anni si sta strutturando attorno alle <strong>SMAC (le settimane mondiali per l’abolizione della carne)</strong> si pone un obiettivo estremamente ambizioso, il cui raggiungimento viene di solito posposto, nelle aspettative degli animalisti, a mete apparentemente più vicine, come l’abolizione delle pellicce o dell’uso degli animali nei circhi e negli zoo. Questo rovesciamento della strategia per l’animalismo internazionale ha l’effetto di rammentare a se stesso e a chi lo percepisce da fuori lo scopo ultimo nella campagna di liberazione animale: far cessare ogni sfruttamento nei confronti dei non umani, non solo le forme più efferate e meno socialmente rilevanti. La libertà di ciascuno di mangiare ciò che preferisce si esaurisce quando entra in conflitto con la libertà e la sopravvivenza di altri esseri senzienti. Se è veramente compito della legge reprimere gli abusi sulle categorie più svantaggiate, come nel caso delle donne o dei minori, allo stesso modo non si può sconfiggere la violenza sugli animali sensibilizzando uno ad uno i singoli consumatori, prescindendo da un’azione politica simultanea. <strong>Come gli antischiavisti</strong> non si limitavano a boicottare i prodotti derivati dal lavoro schiavile, ma chiedevano che quell’istituzione cessasse di esistere <em>tout court</em>, così gli antispecisti non possono limitarsi ad influenzare le scelte individuali, ma devono esigere sin da subito una presa di coscienza e una risposta concreta da parte della collettività istituzionalizzata.</p>
<p>Il <strong>volantino</strong> preparato proprio in vista delle SMAC dall’associazione <em>Oltre la Specie</em> sintetizza con efficacia e chiarezza le ragioni per cui è stata avanzata questa richiesta così eclatante. La stessa <em>Oltre la Specie</em> allestisce a <a href="http://www.meat-abolition.org/it/annonces_actions/milano-italia-31-01-2015" target="_blank"><strong>Milano</strong></a>, sempre questo sabato, un presidio scenografico in piazza San Carlo.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/volantino-ols.jpg"><img class="wp-image-1369 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/volantino-ols-300x212.jpg" alt="volantino ols" width="411" height="290" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class=" wp-image-1370 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/volantino-pesce-300x212.jpg" alt="volantino pesce" width="411" height="288" /></p>
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		<title>Un po&#8217; di vocabolario</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2015 14:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel timore di risultare oscuro a chi fosse comprensibilmente ignorante delle tematiche trattate in questa rubrica, prima di procedere con altri post, ne dedicherò uno ai concetti di animalismo, veganismo ed antispecismo. Vestirò dunque i panni del &#8220;pedagogo fiacco&#8221; (i fan di Guido Gozzano apprezzeranno la citazione) e cercherò di precisare cosa intendo quando uso queste tre parole, che non sono da considerare interscambiabili. Essendo una realtà molto variegata al suo interno, è difficile dare una definizione univoca di animalismo. Certamente ciò che lo distingue dall’ecologismo è la preoccupazione morale per gli animali come singoli individui, piuttosto che come parte]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>el timore di risultare oscuro a chi fosse comprensibilmente ignorante delle tematiche trattate in questa rubrica,<strong> prima di procedere con altri post, ne dedicherò uno ai concetti di animalismo, veganismo ed antispecismo</strong>. Vestirò dunque i panni del &#8220;pedagogo fiacco&#8221; (i fan di Guido Gozzano apprezzeranno la citazione) e cercherò di precisare cosa intendo quando uso queste tre parole, che non sono da considerare interscambiabili.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/non-è-mai-troppo-tardi.jpg"><img class="size-medium wp-image-868 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/non-è-mai-troppo-tardi-300x225.jpg" alt="non è mai troppo tardi" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Essendo una realtà molto variegata al suo interno, è difficile dare una definizione univoca di <strong>animalismo</strong>. Certamente ciò che lo distingue dall’ecologismo è la preoccupazione morale per gli animali come singoli individui, piuttosto che come parte indistinta di uno sfondo ambientale (in questo senso la tutela delle specie a rischio di estinzione si colloca al confine tra animalismo ed ecologismo). Forme di animalismo moderato sono <strong>il cosiddetto protezionismo e la zoofilia</strong>, che hanno a cuore il benessere degli animali, ma non mettono in discussione il loro stato di inferiorità rispetto all’umano: penso per esempio ad alcune associazioni che combattono il fenomeno del randagismo (o la sperimentazione animale), senza adottare però la teoria antispecista e la pratica del veganismo, di cui tratterò tra poco. Meno paternalistici e più radicali sono invece <strong>l’animalismo di marca abolizionista e quello liberazionista</strong>, che hanno subito fortemente l’influenza dell’antispecismo. Il primo, con una buona dose di fiducia nella riformabilità delle istituzioni tradizionali, si propone di abolire uno dopo l’altro i vari settori di sfruttamento degli animali, dal loro uso nei circhi a scopo ricreativo, fino all’allevamento a fini alimentari. Il liberazionismo invece, secondo una strategia massimalista, colloca la liberazione di tutti gli animali in seno ad una più ampia rivoluzione della cultura, della politica e dell’economia umane e cerca di stabilire contatti con altri movimenti potenzialmente sovversivi.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/abolizionisti.jpg"><img class="size-medium wp-image-869 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/abolizionisti-300x199.jpg" alt="abolizionisti" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Il <strong>veganismo</strong> (o veganesimo) è uno stile di vita che prevede l’esclusione di qualsiasi prodotto di origine animale: niente carne, pesce, latte, uova, miele, oggetti in pelle, lana o piuma; secondo alcuni, nemmeno quei farmaci, cosmetici o detergenti che sono stati testati sugli animali. Per il suo integralismo si differenzia dunque dal vegetarismo (o vegetarianesimo), che ammette gli alimenti, gli abiti e i manufatti che non richiedano l’uccisione diretta degli animali (ad esempio il latte o la lana). Il veganismo ha avuto una discreta diffusione solo dopo gli anni Settanta del Novecento con la nascita dell’antispecismo. Ciononostante per essere vegani<strong> esistono motivazioni differenti rispetto a quelle etico-politiche</strong> proprie dell’animalismo antispecista. Da sempre infatti varie comunità religiose hanno rifiutato l’onnivorsimo per ragioni di purezza e di continenza; moltissimi tutt’oggi sono convinti che la carne e i latticini abbia effetti nocivi sulla salute umana; negli ultimi decenni inoltre è emersa una grave preoccupazione per lo spreco di risorse che l’allevamento intensivo comporta a danno dei Paesi poveri e per le sue enormi ripercussioni sull&#8217;ecosistema (in termini di deforestazione, impoverimento del terreno, inquinamento delle acque et cetera). Tutte queste considerazioni, rispettivamente <strong>cultuali, salutiste, umanitarie ed ambientaliste</strong>, rientrano nella categoria dei cosiddetti <strong>argomenti indiretti</strong>, che, se tolgono terreno allo sfruttamento e allo sterminio degli animali, lo fanno tuttavia in virtù di interessi prettamente umani e corrompono, contaminandole, le istanze puramente animaliste.</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/ogni-vegano.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-870" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/ogni-vegano.jpg" alt="ogni vegano" width="225" height="225" /></a></p>
<p>L&#8217;<strong>antispecismo</strong> invece consiste in quella corrente filosofica che si oppone allo &#8220;specismo&#8221;, dove <strong>con l’espressione specismo si intende l’ideologia giustificazionista che legittima la discriminazione su base di specie</strong>: una volta appurato che anche gli esseri umani sono animali a tutti gli effetti, si chiama specismo quella propensione squisitamente umana a stabilire delle gerarchie tra le varie specie, ponendo al di sotto di sé tutti gli altri animali. Individuando cioè delle peculiarità esclusivamente umane (come l’uso complesso del linguaggio, la tecnologia o il presunto possesso di un’anima immortale) lo specismo fa sì che la vita e la libertà degli altri animali perdano di valore e possano dunque essere subordinate al proprio tornaconto. È l&#8217;ideologia per la quale, se ci ripugna l’idea di imprigionare, ingrassare e macellare un essere umano, lo stesso trattamento riservato ad un suino ai più risulta perfettamente accettabile. Paradossalmente dunque non è l&#8217;antispecismo a sorgere come reazione difensiva in risposta allo specismo, ma proprio l&#8217;opposto: è lo specismo che si prefigge infatti di garantire la continuazione di quelle pratiche di sfruttamento che non troverebbero altrimenti nessuna giustificazione, se non nella disparità di forze tra l’uomo e gli altri animali. I due neologismi (specismo e antispecismo) hanno avuto la loro fortuna a partire dalla pubblicazione, nel 1975, di <em>Animal Liberation</em> del filosofo utilitarista neozelandese Peter Singer. Attualmente, però, è in corso un processo di rielaborazione che sta portando ad una sorta di <strong>antispecismo della seconda navigazione</strong> (per dirla con Platone), che prende a riferimento gli autori della scuola di Francoforte ed altri esponenti della filosofia contemporanea continentale. Più che alla concezione liberale dell’allargamento progressivo dei diritti fondamentali a fasce sociali via via più degradate (fino a superare le barriere di specie e a comprendere quindi gli stessi non-umani), questo secondo antispecismo si fonda sulla critica dell’antropocentrismo e della “cultura del dominio”. Ambisce in particolare allo scardinamento dei valori di quella cultura patriarcale e pastorale che sta alla base anche di altre forme discriminatorie, come il razzismo e il sessismo. Ovviamente chi assume una posizione antispecista rigetta l’uso di qualsiasi prodotto animale e normalmente diventa, oltre che vegano, un attivista animalista. Se l’animalismo ottocentesco, intriso di sentimentalismo e di pietismo gratuito, rischiava di degenerare in un passatempo borghese, riservato a poche anime belle, con l’affermazione dell’antispecismo all’interno del movimento (e la sua graduale politicizzazione in senso eversivo) queste derive sono state in parte arginate.</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/antispecismo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-871" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/antispecismo.jpg" alt="antispecismo" width="200" height="283" /></a></p>
<p>Su questi temi suggerisco la lettura dell’opuscolo <a href="http://lnx.oltrelaspecie.org/opuscolo-antispecismo/" target="_blank"><em>Antispecismo. Per una nuova etica della convivenza</em> </a>(2009), edito dall&#8217;associazione Oltre la Specie, e il saggio di Aldo Sottofattori per la rivista Liberazioni (<a href="http://www.liberazioni.org/archivio-numeri.html#LIB12" target="_blank">numero 12</a>)<em> Gli antispecismi e le loro pratiche</em>, ai quali mi sono rifatto per questo articolo.</p>
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		<title>Bergamo Scienza 2014: Filippi e Remuzzi sulla sperimentazione animale</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2014 15:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="V" class="cap"><span>V</span></span>oglio riassumere icasticamente <a title="Bergamo Scienza" href="https://www.youtube.com/watch?v=8MK3xsGypYc" target="_blank"><strong>il dibattito sulla sperimentazione animale a Bergamo del 12 ottobre 2014</strong></a> confrontando da una parte l&#8217;abbigliamento del <strong>Dottor Remuzzi, illustre scienziato del Mario Negri, vivisezionista</strong>, e dall&#8217;altra quello del <strong>Professor Filippi, altro illustre scienziato, risaputamente antivivisezionista</strong>. Da una parte Remuzzi portava, sotto il maglioncino blu, dei pantaloni e una camicia bianchi, che gli consentivano di sprofondare mimetizzandosi (camaleontico more) nella poltroncina candida su cui sedeva. Effetto jinn o genio della lampada, per intenderci: quell’aura semidivina che solo la casta medica sa assumere quando indossa il camice. Dall&#8217;altra Filippi in vesti anonime, con un calzino a righe variopinte che si affacciava sospetto sotto l&#8217;orlo dei pantaloni: un segno inequivoco della sua eterodossia rispetto al paradigma scientista e di deviante, affascinante pericolosità intellettuale (dico pericolosa per i fautori della vivisezione).</p>
<p>Sarei felice di proseguire su questo tono entusiasta e fare un panegirico del Professor Filippi, che dopo che l&#8217;unica altra persona su quel palco a condividere le sue idee è stata maleducatamente ammutolita, ha combattuto brillantemente (e vittoriosamente!) un&#8217;epica battaglia nella sua solitudine ed eroicità -sebbene egli sia per temperamento quanto di più lontano dall&#8217;eroe in senso classico-. Una simile celebrazione sarebbe del tutto meritata, visto che <strong>nel marasma animalista di chi insiste ad opporsi alla sperimentazione animale con fuorvianti argomenti scientifici, Filippi è invece uno dei pochissimi oggi (e forse il primo per autorevolezza) che nei suoi interventi pubblici riporta la questione alle fondamenta etico-politiche che le sono proprie. Tuttavia, cercando di trattenermi da un elogio sfegatato, mi concentrerò piuttosto sulle conseguenze spettacolari che ha avuto, in un confronto tra vivisezionisti e antivivisezionisti, l’uso da parte di questi ultimi di argomenti esclusivamente etico-politici. </strong></p>
<p>Quando è chiaro a monte che si tratta di una pratica inaccettabile, diventa irrilevante se la vivisezione possa dare risultati utili o no al progresso scientifico: da una prospettiva antispecista, che rifiuti cioè la discriminazione su base di “specie”, è tanto ingiusto sacrificare (questa parola è spaventosamente significativa e non mi sorprende sentirla adoperata dagli stessi vivisettori!) un topo quanto un uomo del terzo mondo (entrambe queste vie, per inciso, una legalmente e l’altra no, sono state battute dai grandi marchi farmaceutici). Purtroppo fino ad oggi i rappresentanti del movimento animalista si sono quasi sempre affidati ad argomenti tutti dati e statistiche (spesso astrusi e strampalati), tesi a dimostrare come la ricerca sugli animali produca risultati inutili ai fini del progresso scientifico (e pertanto vada abbandonata). In questo senso la discussione si è sempre più tecnicizzata ed arenata nelle sacche di una disputa asfissiante tra medici, biologi ed altri specialisti. Al contrario, <strong>l’ultimo evento di Bergamo</strong> e gli altri immediatamente precedenti che hanno visto la partecipazione di Filippi <strong>fanno riflettere su come sarebbe bene ritornare a parlare dell’illegittimità etica della vivisezione e lasciare perdere gli altri argomenti indiretti</strong>. Così facendo si spalancherebbe a nuovi orizzonti il dibattito, si sbaraglierebbero le obiezioni futili e inadeguate degli avversari, si metterebbe a fuoco il nucleo del problema e al contempo se ne paleserebbe la continuità con gli altri fronti di lotta sostenuti dal movimento (abolizione delle carne e delle pellicce, opposizione ai circhi e a ogni altra forma di sfruttamento e mercificazione degli animali).</p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/8MK3xsGypYc?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span></p>
<p>La conferenza del 12 ottobre si intitolava <strong>&#8220;Sperimentazione animale? Come va avanti la medicina&#8221;</strong> e vi hanno partecipato gli scienziati Stefano Casola, Massenzio Fornasier e Pier Giuseppe Pelicci (oltre al suddetto Remuzzi, che faceva da arbitro e moderatore del dibattito) e il filosofo Massimo Reichlin. A sostenere invece la causa dell&#8217;abolizione della sperimentazione animale (ma sarebbe più corretto dire a spese degli animali) c&#8217;erano Massimo Filippi e la mai abbastanza lodata <strong>Serena Contardi, filosofa e blogger</strong>. Come accennavo però, Serena non ha dato il meglio di sé in questa occasione, perché dopo le ripetute aggressioni verbali del (presunto) moderatore, non ha avuto praticamente modo di spiegarsi.</p>
<p>Se mi è concessa una breve digressione, nel marzo di quest&#8217;anno ho avuto il piacere di organizzare un incontro (<a title="Animali in laboratorio" href="https://www.youtube.com/watch?v=ITR21a5y9iE" target="_blank">una battaglia campale</a>) sullo stesso argomento nella mia Università. Il mio contributo è stato minimo: mi limitavo a introdurre gli ospiti e a redarguire il pubblico più cafone. Tuttavia me ne sono andato soddisfatto per non aver lasciato al pubblico la minima impressione di faziosità. Pur avendo in odio la vivisezione, alla fine gli esponenti di Pro-Test da un lato e gli animalari beceri dall&#8217;altro non avevano ben capito da che parte stessi (solo in seguito, per giustificare la loro magra figura, Pro-test e la pagina Facebook &#8220;A favore della Sperimentazione Animale&#8221; mi hanno tacciato di parzialità). A Bergamo invece a differenza di me il Dottor Remuzzi (che pure, sempre a differenza di me, non è uno studentello ma può vantare meriti esorbitanti nel suo campo di studi) ha tenuto una condotta ripugnante per la sua arroganza e parzialità.</p>
<p>Stavo dicendo che<strong> Remuzzi ha tacitato Serena Contardi mettendola davanti ad alternative assurde e spiazzanti, degli aut aut</strong> come &#8220;immoliamo una zanzara per modificarla geneticamente o lasciamo morire di malaria 5 milioni di bambini africani?&#8221; ed interrompendola mentre tentava di argomentare. I quesiti mefistofelici posti dal Remuzzi alla Contardi, che collocavano l’intero dibattito in un clima emergenziale (in parafrasi: “Ebola incombe! Occorre subito una strage di macachi per scovare una soluzione, non possiamo permetterci il lusso di riflettere”), hanno spinto a dissociarsi persino chi, come lui, si trovava lì per difendere la sperimentazione animale: si veda nel video l’intervento del Dottor Casola, alla fine del cinquantaseiesimo minuto.</p>
<p><strong>Il filosofo Massimo Reichlin</strong> ha tenuto una posizione piuttosto ambigua, ma è alquanto sconveniente giocare ai moderati quando ne passa della vita o della morte degli animali chiusi nei laboratori (per non parlare di quelli che li hanno preceduti o che li sostituiranno dopo che saranno stati uccisi). La parafrasi è mia: “la filosofia animalista, se così la si può definire, contiene delle provocazioni giovevoli alla scienza perché questa accresca le misure precauzionali nel trattamento degli animali da laboratorio, ma è un errore pensare che essi meritino la stessa considerazione degli esseri umani e che dunque non possano essere usati come cavie”.  Le argomentazioni che portava si rifacevano ad autori stantii di stampo liberale, per cui “le scimmie antropomorfe sono simili a noi e vanno risparmiate, invece gli insetti e i roditori sono stupidi e ci assomigliano di meno, per cui procediamo tranquillamente a vivisezionare loro”.</p>
<p>In generale gli altri relatori pro-sperimentazione si sono rifugiati in una serie di tecnicismi anodini e disquisizioni normative, interessanti forse per gli addetti ai lavori, ma completamente insignificanti di fronte ad una critica antispecista della sperimentazione animale. Volare basso descrivendo come funziona e come viene regolata la sperimentazione animale, non vale affatto a giustificarne l’esistenza. Così come è irrilevante tornare a <strong>ribadire di continuo che gli animali</strong> <strong>utilizzati come strumenti di laboratorio sono sempre meno numerosi e appartengono a specie “poco nobili” (!)</strong> o che (quale menzogna!) sono sempre trattati sotto anestesia. Remuzzi in particolare, non senza una certa morbosità, ha elencato almeno dieci volte le seguenti categorie: topi, ratti, moscerini della frutta, piccoli pesci. Che si tratti di animali socialmente poco considerati e di piccole dimensioni è evidente, ma basta questo a renderli “sacrificabili”?</p>
<p><strong>Il Dottor Casola</strong> (non che ce ne fosse il bisogno) ha fatto sfoggio di una serie di slogan che hanno messo a nudo <strong>l’antropocentismo di fondo</strong> del pensiero dominante: “la nostra missione è aiutare l’essere umano”, “è importante l’essere umano, non il fatto di metterlo sullo stesso piano degli altri animali”. Anche <strong>il Professor Pelicci,</strong> con la sua retorica tosca bonaria e suadente, non è stato da meno e ha saputo trincerarsi bene dietro a un muro di senso comune. <strong>Quando Filippi ha invitato i colleghi presenti, se davvero come dicono hanno a cuore il benessere animale, a seguire gli animalisti nelle proteste contro i circhi o il consumo di carne (forme di sfruttamento chiaramente non indispensabili alla sopravvivenza umana), Pelicci si è schermito sostenendo di avere “un rapporto soddisfacente con gli animali”.</strong> Forse qualcuno dovrebbe rammentargli che ogni rapporto presuppone una relazionalità e che gli animali detenuti nei laboratori da cui egli trae i dati per i suoi studi, se solo potessero, non si direbbero certo soddisfatti del rapporto che hanno con lui.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-252" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Bergamo-Scienza-01.jpg" alt="Bergamo Scienza 01" width="230" height="229" /></p>
<p>Varrebbe la pena di spendere qualche parola sulla brutale e sconcertante nonchalance con cui il Dottor Remuzzi ha chiuso il dibattito, affermando che i relatori erano in sostanza tutti d&#8217;accordo e che comunque la sperimentazione animale tra vent&#8217;anni (?!) non sarà più necessaria. Ma la peggiore delle grossolanità da lui pronunciate è quella con cui ha esordito, a proposito della necessità di <strong>non usare l’espressione “vivisezione” come intercambiabile con “sperimentazione animale”: s</strong>econdo Remuzzi, essere vivisezionati significa subire un intervento chirurgico da vivi, per cui anche lui (che sciando si ruppe un ginocchio) o chi ha subito un&#8217;operazione simile può considerare a buon diritto di essere stato vivisezionato. A tanta malafede, orrida e lampante, per fortuna non è mancata una risposta di Filippi: “<strong>C’è una differenza fondamentale tra i pazienti umani e gli animali sperimentati, che i pazienti umani si ammalano da soli e vengono loro in ospedale e possono firmare una cartella ed uscirsene. Non credo che gli animali da esperimento scelgano loro di ammalarsi, vengano loro e amino stare in gabbia e decidano di uscire quando vogliono.</strong> […] Non giochiamo sulle parole: &lt;&lt;vivisezione&gt;&gt; non l’ho mai usata, sono contento che qui si usi &lt;&lt;sperimentazione animale&gt;&gt; (se vogliamo essere più precisi usiamo &lt;&lt;sperimentazione sugli animali&gt;&gt;), ma non si giochi sulla sofferenza…”.</p>
<p>I discorsi scientifici (o pseudo-scientifici) sulla inutilità e l&#8217;arretratezza della vivisezione come metodo di ricerca, per quanto a qualcuno possano apparire inoppugnabili e rassicuranti,  stanno ritardando gravemente il dibattito sulla liceità della sperimentazione animale.<strong> Sono convinto che argomenti come quelli di Filippi a Bergamo, cioè una critica alla distinzione ideologica tra &#8220;uomo&#8221; e &#8220;animale&#8221; (darwinianamente ispirata) e un attacco più esteso alla società e ai valori che rendono possibile la reificazione e lo sterminio dei non umani, debbano tornare al più presto a farla da padroni</strong> in tutte le occasioni di confronto pubblico.</p>
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		<title>Spezzare il pane</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2014 14:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Origini del cristianesimo]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><strong><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>iedereste mai alla stessa tavola con un cannibale?</strong> Riuscireste a diffondervi serenamente in pacati conversari con chi vi siede di fronte, mentre il vostro sguardo cade inavvertito sul suo piatto per riconoscervi un arto, le interiora, il volto di un qualche signore o signora straziato e cucinato abilmente dal cuoco di turno? Con ogni probabilità il cannibale prosegue senza troppi scrupoli la tradizione culinaria della sua famiglia e del paese di origine, razzista e classista convinto o semplicemente sbadato, non metterebbe mai in discussione la liceità del fiero pasto che sta consumando. Che la persona di cui si sta nutrendo sia stata massacrata in una scorribanda nel paese dove abitava e sia stata poi messa in commercio sotto forma di braciola, oppure sia stata cresciuta prigioniera in una gabbia e quindi giustiziata, al vostro cannibale è fondamentalmente indifferente. Obiettategli pure che farebbe bene a mangiare altro, a ribellarsi a tanto scempio, e<strong> vi risponderà elogiando la squisitezza della pietanza o accusandovi di moralismo. Vi darà del pazzo oppure penserà che siete deboli di stomaco</strong> (indi delle femminucce e degli smidollati). Magari vi esporrà la sua visione delle cose, spiegandovi perché il morto trasformato in polpette meritava quella fine: probabilmente era straniero, un nemico, un essere inferiore, una sorta di automa in preda ai suoi istinti, sola parvenza di un individuo senziente (il limpido docetismo dei carnivori). <strong>Sicuramente era un sconosciuto: nessuno mangerebbe volentieri un amico o un conoscente.</strong></p>
<p>Alcuni attivisti animalisti, i più radicali (nel senso distorto e deteriore del termine), sostengono l&#8217;inopportunità per chi si considera antispecista di sedere allo stesso desco dei mangiatori di carne. <strong>Nell&#8217;<a title="Gary Yourofsky" href="https://www.youtube.com/watch?v=KUYK-S4wqz0" target="_blank">intervista di Pisa a Gary Yourofsky</a>, egli racconta di aver rotto completamente i rapporti con i suoi parenti, dai quali è stato sempre e completamente incompreso</strong>: durante una delle molte conferenze che tiene negli Stati Uniti, gli è capitato di passare nelle vicinanze della sua città d&#8217;origine. Ha quindi colto l&#8217;occasione per rivederli, a patto che almeno quella volta mangiassero vegano anche loro. Quando il cuginetto ha ordinato un hamburger vegetariano (double cheese!), il santo degli animali (quelli non umani) si è alzato e ha lasciato furioso il ristorante.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Gary-Yourofsky.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-243" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Gary-Yourofsky-300x225.jpg" alt="Gary Yourofsky" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong>Certamente non ci sono eccezioni in cui giustificare l&#8217;uso e il consumo di prodotti animali. Non è mai accettabile picchiare, sfruttare, stuprare qualcuno.</strong> Se siamo davvero antispecisti e pensiamo che una violenza inferta ad un animale non umano è altrettanto grave di quella inferta ad un nostro conspecifico, è auto evidente l&#8217;orrore morale di pranzare in comunione con chi avvalla certe pratiche e certe ideologie. <strong>Tuttavia credo che un simile rifiuto, nelle attuali circostanze, porterebbe ad un isolamento e ad un settarismo da parte della ancora sparuta comunità antispecista &#8220;vegana&#8221; che acuirebbe la sua distanza con il resto della società</strong>. Un netto rifiuto in questo caso sarebbe di ostacolo a quella libera circolazione delle idee, a quel dialogo salutare e a quella quotidiana frequentazione che ogni giorno consapevolizza sempre più gente e contribuisce a dissipare quella cortina di ignoranza che avvolge la realtà dello sfruttamento animale.</p>
<p>L&#8217;aderenza severa e senza sconti alle loro convinzioni, per quanto bizzarre ed eterodosse potessero risultare inizialmente agli occhi del mondo pagano, ha portato<strong> i primi cristiani</strong> a conquistare l&#8217;Occidente in meno di quattrocento anni, nonostante o anzi in virtù del loro settarismo ed isolazionismo. Ma gli stravolgimenti politici, sociali, economici e culturali, che auspicabilmente si accompagnerebbero alla liberazione degli animali non umani, sarebbero di una portata ben superiore a quelli attuatisi con la rivoluzione cristiana, nella tarda antichità. Anche per questo motivo, <strong>ora che le idee dell’antispecismo hanno appena cominciato a diffondersi, credo che sia necessaria un&#8217;apertura e una tolleranza maggiore di quelle che si usarono allora</strong>.</p>
<p>Inoltre non oso immaginare nell’esperienza normale di ciascun attivista odierno (che abbia adottato una dieta vegana) l’ulteriore complicazione che insorgerebbe se dovesse separarsi ad ogni pasto dai propri colleghi o familiari. Considerando il numero ridotto di vegani in circolazione, la vita gli diventerebbe impossibile <strong>a meno che decidesse di ritirarsi in via definitiva in una comune vegana</strong> (di cui credo ne esistano forse un paio sul territorio nazionale, attualmente).</p>
<p>E’ inconfutabile il piacere di stare insieme a tavola e parlare del più e del meno:<strong> il cibo e le bevande sono un formidabile aggregante sociale. A maggior ragione non bisogna lasciarsi scappare occasioni come il pranzo e la cena, le più banali e reiterate, per dar loro un senso politicamente positivo.</strong>  Bisogna tener conto che tante volte si persuaderanno i propri compagni a modificare in maniera incisiva le loro idee e le loro abitudini non con la filosofia dialettica e i sillogismi, ma con la forza spiazzante del buon esempio: le scelte alimentari sono e restano un fatto sociale, prima che razionale. Insomma, sebbene per essere perfettamente coerente (in teoria) un bravo antispecista dovrebbe rifiutarsi di condividere il momento del pasto con chi divora il corpo di un altro animale, a volte (come in questo caso) il compromesso è d’obbligo.</p>
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		<title>Su questa rubrica</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2014 15:51:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ringrazio Eugenio per avermi chiesto di tenere una rubrica su antispecismo (e veganismo) in questo giornale. Non posso dire con sicurezza quanto a lungo si protrarrà tale esperimento, ma le idee e gli spunti da approfondire non sono pochi. Lo ringrazio anche per il titolo evocativo che ha assegnato alla mia rubrica, perfettamente in linea con quello della testata. Non posso che leggere in chiave ironica e irriverente la decisione di dedicare questo sito d&#8217;informazione a un grande villain della storia, ad un omicida seriale e fanatico religioso che si é reso colpevole di tanti crimini contro donne e uomini]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>ingrazio Eugenio per avermi chiesto di tenere <strong>una rubrica su antispecismo (e veganismo)</strong> in questo giornale. Non posso dire con sicurezza quanto a lungo si protrarrà tale esperimento, ma le idee e gli spunti da approfondire non sono pochi. Lo ringrazio anche per il titolo evocativo che ha assegnato alla mia rubrica, perfettamente in linea con quello della testata. Non posso che leggere in chiave ironica e irriverente la decisione di dedicare questo sito d&#8217;informazione a <strong>un grande villain della storia</strong>, ad un omicida seriale e fanatico religioso che si é reso colpevole di tanti crimini contro donne e uomini del secolo decimoquinto. La scelta di dare il suo nome a questo colorito contenitore si ispira (almeno così mi piace pensare) alla volontà di indicare da subito il comune denominatore dei testi che lo riempiranno: i loro autori saranno di provenienza geografica diversa e avranno le idee più disparate, ma tutti saranno animati dalla medesima intenzione di <strong>una indagine spietata e spregiudicata</strong> delle cose, dal fervore indagatore di chi é deciso a sostituire il grigiore indistinto ed evanescente dei tempi nostri, non con un pensiero debole, ma con un nuovo progetto politico e culturale da costruire insieme (scontrandosi eventualmente e confrontandosi gli uni con gli altri)</p>
<p>In questa rubrica cercherò (nei limiti delle mie capacità) di violare quei tabù dietro cui si celano gli aspetti più oscuri della nostra società, con tutte le crudeltà e le oscenità che ne derivano: si parlerà di politica, animalità, religione, sesso&#8230; In questo compito delicato non disdegnerò di ricorrere spesso alla muse dell&#8217;arte e della letteratura, facendo partire le mie riflessioni dalla recensione di film e libri. Mi sforzerò in pratica di redigere<strong> una versione pop</strong> (meno difficile) del pensiero antispecista di sinistra contemporaneo: in questo senso confesso seduta stante come l&#8217;ispirazione che suscita questo e i post successivi, in generale tutti (o quasi tutti) i contenuti della rubrica, venga dalle persone che ho conosciuto frequentando l&#8217;associazione <a title="Oltre la Specie" href="http://www.oltrelaspecie.org/" target="_blank"><strong>Oltre la Specie</strong></a> e la rivista gemellata <a title="Liberazioni" href="http://www.liberazioni.org/rivista.html" target="_blank"><strong>Liberazioni</strong></a>: non posso astenermi dal pagare sin da ora il mio debito di gratitudine nei loro confronti. Tenendo ferma la barra sull&#8217;antispecismo di rottura, intrinsecamente rivoluzionario, proprio di questi gruppi, farò delle brevi e mirate incursioni in altri rami della variegata galassia animalista. Cercherò infine di risolvere le perplessità e i fraintendimenti più comuni che insorgono in chi non si è imbattuto prima d&#8217;ora nella teoria animalista antispecista e nella pratica del cosiddetto veganismo, <strong>rivolgendomi dunque nella maggior parte dei casi ad un pubblico ancora estraneo alla questione</strong>.</p>
<p>Con i migliori auspici saluto i miei lettori e inauguro così la rubrica &#8220;Inquisizione Vegana&#8221;, aderendo anche in questa occasione <strong>alla nota campagna <a title="Attacca l'adesivo" href="//attacca-l-adesivo.blogspot.it/p/blog-page_25.html" target="_blank">“Attacca l’adesivo”</a>:</strong> contro ogni allevamento, contro ogni schiavitù. Xoxo,</p>
<p>Giorgio Losi</p>
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