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	<title>Torquemada &#187; Africa</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Le onde del Mediterraneo e il naufragio della politica UE</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2015 11:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le onde. Il mare. Il mar Mediterraneo. Da sempre luogo di viaggi storici: migrazioni, colonizzazioni, sanguinosi conflitti. Ma anche di viaggi letterari, dove il viaggio attraverso questo mare assumeva i connotati di una vera e propria metafora di vita: vita di Odisseo, di Teseo, di Enea e tanti altri eroi. Oggi invece la metafora di una vita in viaggio si trasforma nella triste realtà di dieci, cento, mille vite di profughi perdute per sempre nei profondi fondali del mar Bianco di Mezzo, al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ, secondo la definizione araba. Sì perché vi sono oltre ad africani e asiatici, uomini dell&#8217;Africa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>e onde. Il mare. Il mar Mediterraneo. Da sempre luogo di viaggi storici: migrazioni, colonizzazioni, sanguinosi conflitti. Ma anche di viaggi letterari, dove il viaggio attraverso questo mare assumeva i connotati di una vera e propria metafora di vita: vita di Odisseo, di Teseo, di Enea e tanti altri eroi. Oggi invece la metafora di una vita in viaggio si trasforma nella triste realtà di dieci, cento, mille vite di profughi perdute per sempre nei profondi fondali del mar Bianco di Mezzo,<em> al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ</em>, secondo la definizione araba.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2680" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto1-300x174.jpg" alt="ansa - andrea acquarone - IMMIGRAZIONE:ALTRI SBARCHI A LAMPEDUSA MENTRE ARRIVA PREMIER" width="300" height="174" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Sì perché vi sono oltre ad africani e asiatici, uomini dell&#8217;Africa sub-sahariana, anche numerosi siriani e mediorientali tra le vittime. Viaggiano su catapecchie naviganti che a malapena possono essere definite imbarcazioni su cui scafisti senza scrupolo li imbarcano sotto la minaccia anche di pistole. A loro l&#8217;esito della traversata interessa relativamente se comparato al denaro incassato in precedenza all&#8217;imbarco: le ultime stime parlano di un giro di affari compreso <strong>tra i 300 e i 600 milioni di euro</strong>. A rimpinguare le casse degli scafisti nell&#8217;ultimo periodo, la massiccia affluenza di <strong>profughi siriani</strong>: più danarosi dei loro compagni di sventura africani, sono decisi a sborsare <strong>somme decisamente più alte</strong> per la traversata e creano una concorrenza anche all&#8217;interno dei gruppi di profughi. L&#8217;aumento della disponibilità di liquidi e quindi di anche di navigli su cui imbarcare profughi in continua crescita e ad una <strong>preparazione scientifica dei gruppi di scafisti</strong> &#8211; conoscono le leggi europee e le regole di Frontex &#8211; ha portato il fenomeno a raggiungere picchi drammatici. Picchi che se dovessero perdurare nella loro intensità porterebbero, secondo le stime, porterebbero a <strong>30.000 morti</strong> nel Mediterraneo quest&#8217;anno. E questo apre questioni che interessano tanto l&#8217;Europa al suo interno ma anche nei suoi rapporti con i paesi limitrofi.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2681" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto2-300x197.jpg" alt="Foto2" width="300" height="197" /></a></p>
<p style="text-align: justify">In primo luogo manca da mesi a questa parte una chiara visione europea d&#8217;insieme. Il <strong>deficit di politica estera</strong> dell&#8217;Unione Europea è messo spietatamente a nudo da situazioni come questa, dove a singoli stati – leggi: Italia &#8211; è richiesto di gestire situazioni che richiedono una visione più d&#8217;insieme e a lungo termine e meno basata sull&#8217;efficienza individuale dello stato, mentalità dominante nei paesi nordici tra cui, non ultima, quella <strong>Germania</strong> che è ad ora punto centrale e fulcro della politica europea. Il deficit di lungimiranza politica vede come conseguenza immediata un affollamento sopra ogni norma di buon senso e igiene di centri accoglienza di un solo paese, quando da tempo &#8211; correva l&#8217;anno 2013 &#8211; paesi nordeuropei come la Svezia hanno annunciato la concessione di asilo indiscriminata per i profughi siriani. Ma la contraddizione in termini è che ben poco viene fatto per favorire la mobilità dei profughi nel territorio europeo, permettendo loro di trovare rifugio e sistemazione. E questo fomenta in paesi come l&#8217;Italia i populismi di chi è stufo di vedere il proprio paese essere l&#8217;unico ad assumersi l&#8217;onere dell&#8217;emergenza, tuonando <strong>&#8216;rispediamo indietro i barconi&#8217;</strong>. Tutto questo in barba alla norma internazionale del <strong>non-refoulement</strong> che impedisce di rispedire i migranti dai paesi in cui in pericolo non erano solo le loro sostanze ma anche la loro stessa vita.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto3-1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2684" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto3-1-300x134.png" alt="Foto3 (1)" width="300" height="134" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La mancanza di una <strong>foreign policy</strong> europea, un comune indirizzo politico nelle relazioni internazionali condiziona pesantemente la risoluzione di crisi come quella che attualmente attanaglia il Mediterraneo. Una miopia così pesante rischia di impedire di vedere l&#8217;evidente connessione tra la mala gestione della crisi siriana con conseguente appoggio dei &#8216;<strong>ribelli moderati</strong>&#8216;, avvento dello Stato Islamico, massacri a carattere etnico e religioso e <strong>crisi libica</strong> con l&#8217;eliminazione del <strong>colonnello Gheddafi</strong>. Perché l&#8217;Occidente in senso lato e l&#8217;UE nello specifico ha sempre fondato finora la propria politica mediterranea sull&#8217;appoggio di regimi più o meno autoritari &#8211; <strong>Ben Ali</strong> a Tunisi e <strong>Hosni Mubaraq</strong> al Cairo &#8211; in grado di garantire un minimo standard di sicurezza anche sulle transizione migratorie nel Mediterraneo. Tutto questo è venuto meno con l&#8217;avvento delle primavere arabe, che però non hanno portato agli sperati risultati di democratizzazione pura come ipotizzato in Occidente. Semplicemente la mancanza di uomini forti al potere ha frantumato l&#8217;unità politica &#8211; ora in Libia ci sono ben due governi- degli stati della sponda sud del Mediterraneo. Non si è capito come e dove queste transizioni potessero portare Egitto, Tunisia e Siria. Si è pensato che questi paesi potessero democratizzarsi da sé, né più né meno dei paesi occidentali. Non si è mai pensato che per via della cultura e della mentalità differente degli ambienti tunisino, egiziano e siriano le soluzioni democratiche potessero non contemplare le medesime categorie di pensiero europeo. Nessun appoggio a forme di governo diverse da quelle già in voga in Europa, insomma.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2682" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto4-300x199.jpg" alt="Foto4" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Questo vuoto decisionale nelle relazioni internazionali senza l&#8217;appoggio convinto a leader di paesi della primavera araba autonomi ha creato una pericolosa inversione di tendenza che, vuoi per ragioni di sicurezza dovuta all&#8217;eccessivo caos post-crollo di regimi e all&#8217;incapacità di governi &#8211; vedi Morsi in Egitto &#8211; sia di controllare la sicurezza e proporre soluzioni credibili ha portato al ritorno, in particolare in Egitto, a regimi più stabili ma al tempo stesso militarizzati e poco democratici. Per reinterpretare la situazione che ora si è creata urge una seria riflessione in merito a una politica estera comune e poi in merito alla risoluzione delle crisi siriana e libica. Forse un compromesso è possibile, ma senza cercare di imporre un modello predefinito o calato dall&#8217;alto, bensì adattandosi di volta in volta alle esigenze del paese. Perché, le democrazie in Europa non sono forse nate così?</p>
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		<title>L&#8217;infamia di Reagan</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2015 17:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Presidenti degli Stati Uniti – come i leader delle grandi potenze in generale – non sono in genere noti per essere degli stinchi di santo, ma in questa “galleria degli orrori” dei volti dell’imperialismo a stelle e strisce, Ronald Reagan si guadagna sicuramente un posto d’onore. Trovare di che parlarne male, non è certo difficile, né si tratta di una novità. Quello che, invece, stupisce è che presso alcuni cattolici (o presunti tali) sia considerato non solo un grande statista (affermazione perlomeno discutibile) ma addirittura uno statista cristiano (il che è proprio fuori di discussione)! D’altronde, questa è gente]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: left"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span> Presidenti degli Stati Uniti – come i leader delle grandi potenze in generale – non sono in genere noti per essere degli stinchi di santo, ma in questa “galleria degli orrori” dei volti dell’imperialismo a stelle e strisce, <strong>Ronald Reagan</strong> si guadagna sicuramente un posto d’onore. Trovare di che parlarne male, non è certo difficile, né si tratta di una novità.</p>
<p style="text-align: justify">Quello che, invece, stupisce è che presso alcuni cattolici (o presunti tali) sia considerato non solo un grande statista (affermazione perlomeno discutibile) ma addirittura uno statista cristiano (il che è proprio fuori di discussione)! <strong>D’altronde, questa è gente che, dopo 124 anni di encicliche sociali in cui i Pontefici spiegano il contrario, ancora si ostina a credere che il liberismo (o, peggio ancora, il neoliberismo!) sia compatibile con la fede cattolica.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Come anticipato, <strong>delle colpe di Reagan ci sarebbe molto da narrare,</strong> come pure dei presunti meriti. Primo fra tutti, quello di aver combattuto l’aborto. In realtà, tante belle parole ma, dati alla mano, ci risulta che il tasso percentuale di aborti negli Stati Uniti non è mai stato così alto come durante il suo mandato. Del resto, se si fa macelleria sociale…</p>
<p style="text-align: justify">Parliamo pur sempre, del resto, di <strong>un attore prestato alla politica che riteneva che la cura per un Paese segnato dalle gravi ingiustizie sociali, frutto del liberismo, fosse applicare maggiore liberismo.</strong> Anche se – a dirla tutta – è quanto meno discutibile togliere i soldi ai contribuenti per commissionare alle grandi industrie belliche un riarmo generale, con tanto di fantasmagorici scudi spaziali di dubbia utilità – a maggior ragione quando si è già la principale potenza mondiale, con un rilevante distacco sulla seconda, quanto a produzione economica, ricerca tecnologica, consenso diplomatico, proiezione aeronavale e posizionamento strategico. Non ho grande dimestichezza con l’opera di <strong>Hayek</strong>, ma dubito fortemente che approvasse un simile e ingiustificato aumento della spesa pubblica.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Che poi questo dispiegamento di forze sia servito davvero a vincere la Guerra Fredda, è tutto da vedere</strong>. Molti studiosi pensano piuttosto che il crollo del blocco sovietico abbia avuto cause endogene (cfr. Strobe Talbott), in particolare con l’affermazione di Gorbaciov (cfr. Robert G. Kaiser), o che addirittura l’atteggiamento di Reagan abbia ritardato questo processo (cfr. Charles W. Kegley). Altri ancora osservano che dal 1984 l’approccio fu invece molto più conciliante (cfr. Beth A. Fischer). In ogni caso, persino i suoi stessi consiglieri (es. Robert McFarlane e Jack Matlock) hanno in seguito ammesso che l’intenzione reale non era portare l’Impero del Male al collasso, ma piuttosto migliorare le relazioni tra le superpotenze, partendo da una posizione di forza. Ma ora non pretendiamo che i liberisti abbiano studiato la storia, e men che meno quella delle relazioni internazionali!</p>
<p style="text-align: justify">Ad ogni modo, <strong>fatto sta che il guitto della Casa Bianca ha lanciato negli anni ’80 una serie di offensive in tutto il mondo per rilanciare l’egemonia statunitense</strong>.<strong> I suoi alleati</strong> in questa <strong>“ultima crociata contro il bolscevismo”</strong>, da parte loro, erano ancora più imbarazzanti di lui. Passi <strong>Saddam</strong> sguinzagliato contro Khomeini, con tanto di gas, mine e oltre un milione di morti; passi pure <strong>il Sudafrica bianco</strong> deciso a mantenere il dominio razziale sui popoli dell’Africa meridionale… ma della creazione di <strong>Al-Qaeda</strong>, <strong>col compagno di merende Osama Bin Laden</strong>, e quindi del <strong>jihadismo islamico</strong> come lo conosciamo oggi, retrospettivamente, avremmo fatto volentieri a meno.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, l’apice di queste eroiche gesta, su cui voglio sollevare l’attenzione, è stato compiuto proprio nel cortile di casa. Parliamo dunque dell’<strong>intervento reaganiano in America Centrale</strong>, riassunto magistralmente da un saggio dello storico J<strong>ohn A. Coatsworth, contenuto nella “Cambridge History of Cold War”</strong> (che non è proprio “Il Manifesto”).</p>
<p style="text-align: justify">Ora, gli interventi statunitensi in America Latina non sono mai stati una novità. <strong>Solo durante la Guerra Fredda, sono stati rovesciati ventiquattro governi, perlopiù democraticamente eletti</strong> – dei quali <strong>quattro per intervento militare diretto</strong>, <strong>tre attraverso la CIA</strong>, e <strong>i restanti golpe sono stati subappaltati alle forze militari locali</strong>, i cui quadri erano spesso e volentieri addestrati dagli stessi USA, per difendere il mondo libero dalle dittature fasciste prima, e comuniste poi (quando si dice l’eterogenesi dei fini…). Come risultato,<strong> nel 1977, solo Costa Rica e Venezuela erano Paesi stabili con governi liberamente eletti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto, il democratico Carter, sulla scia di Kennedy, cominciava a chiedersi se non fosse il caso di contrastare il comunismo, promuovendo democrazia e giustizia sociale, ossia alleviando quelle condizioni di estrema oppressione e miseria che spingevano i popoli del Continente nelle braccia del socialismo rivoluzionario. Inutile dire che le élite locali, pur di non perdere i propri privilegi, non erano molto inclini ad usare altri metodi di pacificazione sociale, oltre alla tortura e agli squadroni della morte… ma qualche progresso era stato fatto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il repubblicano Reagan era intervenuto però a gamba tesa fin dalla campagna elettorale, accusando Carter di debolezza e promettendo di usare il pugno di ferro contro la minaccia comunista</strong>. In particolare, nel 1979, i <strong>rivoluzionari sandinisti del Nicaragua</strong> avevano finalmente abbattuto la pluridecennale dittatura della famiglia <strong>Somoza</strong>, e la guerriglia si era estesa nei vicini <strong>El Salvador</strong> e <strong>Guatemala</strong>. Fortunatamente, il prode “crociato della libertà” era pronto a ricacciare i comunisti all’inferno.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/ronald_reagan_ranch.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2353" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/ronald_reagan_ranch-300x200.jpg" alt="Reagan" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Peccato che la minaccia comunista in America Latina non esistesse se non nella propaganda reaganiana</strong>. I movimenti rivoluzionari della regione consistevano in <strong>fronti di liberazione nazionale, dove convivevano varie correnti ideologiche</strong>, dai comunisti ai nazionalisti ai cristiano-sociali. <strong>L’URSS</strong> era troppo lontana e impegnata per intervenire e <strong>aveva sempre guardato di cattivo occhio il sostegno cubano ad altri movimenti rivoluzionari</strong> in quella che era tacitamente considerata dal Cremlino come riserva statunitense.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Lo stesso Nicaragua sandinista</strong> non solo ricevette aiuti sovietici e cubani in misura minore rispetto a quelli provenienti da altri Paesi europei e americani, ma soprattutto <strong>non implementò mai una politica comunista d’imposizione di un Partito unico e collettivizzazione dei mezzi di produzione</strong>, e tantomeno abbandonò l’Organizzazione degli Stati Americani. A margine, è anche interessante osservare come questo piccolo Stato vanti tuttora le leggi più restrittive al mondo in materia d’aborto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quello che invece era fin troppo reale era la natura estremamente repressiva delle dittature centroamericane</strong>. In un contesto dove un’oligarchia di latifondisti e <em>compradores</em>, insieme alle grandi multinazionali statunitensi, sfruttava masse rurali in condizioni di sussistenza, dominavano giunte militari, in confronto alle quali persino Pinochet poteva a buon diritto passare per socialdemocratico. <strong>Qui, anche contro la stessa opinione pubblica statunitense</strong> – che fin dai tempi del Vietnam cominciava a porsi problemi riguardo alle manifestazioni più brutali del proprio imperialismo –,<strong> Ronnie Reagan diede il meglio di sé</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Al confine tra Honduras e Nicaragua, la CIA, con l’aiuto d’istruttori militari argentini</strong> (sì, quelli che facevano volare i dissidenti in mare), <strong>organizzò elementi della ex-Guardia Nazionale di Somoza, per formare i famigerati Contras</strong>, finanziati dal Congresso e armati attraverso il narcotraffico e la vendita di armi all’Iran. <strong>Non pago di ciò, il governo statunitense, in totale violazione del diritto internazionale, minò i porti nicaraguegni, infischiandosene poi bellamente del verdetto di risarcimento emesso dalla Corte dell’Aia</strong>. Insomma, il rispetto della legalità valeva solo quando si trattava di tollerare la sentenza Roe vs Wade…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Dopo una serie di sonore sconfitte sul campo per opera delle forze regolari, i Contras ricorsero al terrorismo contro obiettivi civili, causando oltre 30.000 morti</strong>. Alla fine, incapaci di prevalere direttamente, gli USA accettarono un compromesso con il governo sandinista, che perse di misura le elezioni del 1990. Queste si svolsero in un contesto di esasperazione popolare di fronte alla prepotenza statunitense e videro la vittoria di una coalizione di centrodestra finanziata dagli Stati Uniti e guidata da <strong>Violeta Chamorro</strong>, il cui padre era stato assassinato da Somoza.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/0128-wires-reagan.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2352" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/0128-wires-reagan-300x200.jpg" alt="0128-wires-reagan" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>In Guatemala, la guerriglia contro la dittatura militare era radicata nelle popolazioni indigene maya</strong> che vivevano lì da millenni. <strong>Anche qui Reagan provvide a fornire ampio sostegno economico, in particolare al nuovo governo del Generale Efraín Ríos Montt</strong>, convertito alla fede evangelica, <strong>che nel 1982 era subentrato, via golpe, al Generale García Lucas</strong>. Siccome la semplice repressione politica è troppo poco, <strong>in appena un anno di potere, prima di essere deposto da un nuovo golpe, Ríos Montt distrusse 686 villaggi e uccise 50.000-75.000 indigeni</strong>, conquistandosi un processo per genocidio (attualmente in corso). <strong>In totale, in questo periodo, su una popolazione guatemalteca di 6.500.000 abitanti (nel 1980), si ebbero 200.000 morti </strong>(per il 93% ad opera dello Stato e per l’83% di etnia maya)<strong> e 1 milione di rifugiati</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, è al <strong>Salvador</strong> che spetta la palma nella lotta contro il comunismo ateo e omicida. <strong>Il 24 marzo 1980, l’Arcivescovo conservatore Óscar Arnulfo Romero, Primate di El Salvador, vertice della gerarchia cattolica nel Paese, fu assassinato dai servizi militari mentre celebrava Messa nella Cattedrale, durante la Consacrazione, per aver criticato la repressione del regime</strong>. <strong>Non soddisfatti, la mattina successiva, durante le esequie, esplosero una bomba e spararono dalle finestre del Palazzo Presidenziale, causando 38 morti tra i fedeli</strong>. Inutile dire che neanche Hitler e Stalin si erano mai sognati di fare una cosa del genere, senza neanche attendere la fine della Messa e istituire un processo farsa! Oggi, Romero è Beato in quanto Martire, a controprova che si è trattato di <strong>una vera e propria persecuzione contro la Chiesa Cattolica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Infatti, più avanti, vista la sgradevole tendenza del clero a schierarsi con i più deboli, minacciarono lo sterminio dei gesuiti presenti nel Paese</strong>. A dicembre, per festeggiare l’elezione di Reagan, i militari rapirono, stuprarono e uccisero quattro religiose statunitensi impegnate nell’assistenza dei poveri. Carter, sdegnato, ritirò l’appoggio economico, ma questo fu subito reintegrato dal “Nostro” il mese seguente. <strong>Grazie a questo decisivo sostegno, l’esercito salvadoregno resistette, l’offensiva dei ribelli fu respinta e il massacro dei civili proseguì indisturbato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tuttavia, ben presto il regime si accorse che cominciavano a scarseggiare gli uomini da arruolare, ma presto fu trovata la soluzione: l’arruolamento – anche coatto, ricorrendo a raid nelle scuole – di ragazzi, anche di 14-15 anni</strong>. In piena guerra civile, l’80% delle forze governative e il 30% dei guerriglieri era composto da minorenni. Questo fenomeno è alla base della nascita di violentissime gang giovanili come la <strong>Mara Salvatrucha 13</strong>. In ogni caso, si stima un totale di <strong>75.000 morti (per l’85% causati dal regime), di cui oltre la metà sotto il mandato di Reagan, e 500.000 rifugiati su una popolazione di 4.500.000 (1980)</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">In conclusione, a fare i conti, il motto “Meglio morti che rossi” non è mai stato tanto vero, se consideriamo che su una popolazione totale – per questi tre Stati – di circa 12.500.000 abitanti (nel 1975), i morti ammontano al 2,84% e i rifugiati al 16%. Questi ultimi, tra l’altro, si diressero in maggior parte negli Stati Uniti, dove chiesero di essere accolti come rifugiati politici. <strong>Naturalmente, mentre gli esuli cubani erano accolti a braccia aperte e coccolati dal governo statunitense, i profughi centramericani erano rifiutati e costretti alla clandestinità: solo il 9-11% dei nicaraguegni, il 2,6% dei salvadoregni e l’1,8% dei guatemaltechi ottenne asilo politico – sempre grazie alle cristiane virtù d’accoglienza e ospitalità dell’amico Reagan, beninteso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, viste le sue preclare virtù di <em>Defensor Fidei</em> sovraelencate, che aspettano i cattoliberisti a chiedere la canonizzazione del loro novello Luigi IX?</p>
<p style="text-align: justify">P.S. Raccontatemi pure di quando Chávez e Castro facevano sparare agli arcivescovi.</p>
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		<title>La jihad anti-istruzione di Boko Haram</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 12:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venite a scuola solo per prostituirvi. Quindi cosa ci fate ancora qui, a scuola? È il 14 aprile a Chibok, una piccola cittadina nella provincia di Borno, nel nord-est della Nigeria. A parlare sono i guerriglieri di Boko Haram alle oltre 200 studentesse appena prese in ostaggio. Oggigiorno non si sa molto di più sulla loro sorte, solo che alcune coraggiose – circa una quarantina &#8211; sono riuscite a scappare saltando dai camion dove erano state caricate per essere portate chissà dove ed essere oggetto di chissà quale destino. “Le venderemo e le faremo sposare” ha candidamente osservato il leader]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><em><span title="V" class="cap"><span>V</span></span>enite a scuola solo per prostituirvi. Quindi cosa ci fate ancora qui, a scuola?</em> È il 14 aprile a <strong>Chibok</strong>, una piccola cittadina nella provincia di Borno, <strong>nel nord-est della Nigeria</strong>. <strong>A parlare sono i guerriglieri di Boko Haram alle oltre 200 studentesse appena prese in ostaggio</strong>. Oggigiorno non si sa molto di più sulla loro sorte, solo che alcune coraggiose – circa una quarantina &#8211; sono riuscite a scappare saltando dai camion dove erano state caricate per essere portate chissà dove ed essere oggetto di chissà quale destino. “Le venderemo e le faremo sposare” ha candidamente osservato <strong>il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau</strong>. Come una macchina nuova da vendere al miglior offerente. Una macchina da figli. Shekau e il suo gruppo concepiscono unicamente la figura femminile come dedita ai lavori di casa e all&#8217;allevamento dei figli e <strong>rigettano pertanto ogni forma di istruzione femminile e più in senso lato ogni tipo di educazione occidentale</strong>. In questo caso – avrebbero detto gli antichi romani – nomen omen: Boko sta per “istruzione occidentale” e haram per “proibita” in lingua Hausa, il dialetto nigeriano più diffuso.</p>
<p style="text-align: justify">Obiettivo dichiarato del gruppo terroristico è sradicare l&#8217;educazione di tipo occidentale introdotta nel paese con<strong> l&#8217;arrivo degli inglesi nel 1903</strong>, sfruttando un sentimento popolare che spesso la vede connessa non solo con il ricordo – negativo – del passato coloniale ma anche con <strong>l&#8217;immagine del governo di Goodluck Jonathan, in preda alla corruzione</strong>. Alla corruzione si aggiunge la povertà del nord del paese, lontano dai ricchi giacimenti di petrolio del sud e l&#8217;ignoranza diffusa. Povertà che viene sfruttata dai terroristi come base per l&#8217;arruolamento di volontari kamikaze: <strong>alle famiglie dei kamikaze viene infatti accordato un congruo compenso per l&#8217;atto di eroismo del loro congiunto</strong>. Non ultimi sono i raccapriccianti episodi di bambine kamikaze nei mercati di Maiduguri e Posko, nella provincia di Borno.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/boko-haram.jpg"><img class="wp-image-1495 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/boko-haram-300x179.jpg" alt="Boko Haram" width="362" height="216" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Sin dalla sua nascita nel 2002 con <strong>l&#8217;ex leader (defunto nel 2009) Muhammad Yusuf</strong>, il gruppo ha promosso lo studio nelle scuole coraniche come forma unica di istruzione e limitata ai bambini di sesso maschile. <strong>Oltre all&#8217;istruzione coranica unica, due sono gli altri punti fondamentali del programma del gruppo: il rispetto della Shari&#8217;a come unica forma di regolazione giuridica e la fondazione di un califfato islamico</strong>. Dal 2009, con la morte di Yusuf e l&#8217;avvento di Shekau si è avuto una progressiva escalation violenta nella strategia di condotta del gruppo, in precedenza avvezzo ad azioni prevalentemente di guerriglia. Ora il modus operandi è completamente diverso: le diverse cellule, fortemente autonome tra loro e decentrate rispetto al comando centrale, operano non solo mediante l&#8217;estensione delle classiche tattiche di guerriglia come la<em> hit-and-run</em> (mordi e fuggi) su vasta scala, ma anche tramite l&#8217;uso di <em>IED</em> (<em>Improvised Explosive Devices</em>) contro obiettivi sia civili che militari, ordigni esplosivi improvvisati, rapimenti di massa finalizzati al pagamento di un riscatto, attentati kamikaze. <strong>L&#8217;epicentro di questa carneficina è la provincia nord-orientale di Borno, al confine con Ciad, Camerun e Niger</strong>, dove nei primi giorni di gennaio si è registrata una spietata operazione di pulizia etnica nei pressi del lago Ciad, in particolare nella città di Baga, con oltre 2000 morti secondo le fonti non ufficiali. Tantomeno lascia illusioni sul prosieguo della strategia del terrore il fatto che gli uomini di Abubakar Shekau abbiano rilasciato di 28 degli 80 ostaggi fra donne e bambini rapiti lo scorso 15 gennaio.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/boko-haram-logo.png"><img class=" wp-image-1496 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/boko-haram-logo-300x205.png" alt="boko haram logo" width="348" height="238" /></a></p>
<p style="text-align: justify">I dati dell&#8217;offensiva di Boko Haram sono eloquenti: <strong>oltre 3.300 morti lo scorso anno solare, 2.000 solo con la strage di Baga all&#8217;inizio dell&#8217;anno solare, famiglie distrutte e disperse, studenti trucidati nei dormitori come a Buni Yaga, sempre nella provincia di Borno,crollo delle iscrizioni alle scuole nella provincia (da 24 000 a 5 000 iscritti) e più di cento istituti chiusi per timore di atti violenti</strong>. L&#8217;emergenza è totale, dal campo umanitario, con migliaia di profughi in fuga verso i vicini Camerun, Niger e Ciad. Il governo nigeriano sembra invece fin troppo tranquillo e fiducioso a riguardo della questione, forse si sta preoccupando maggiormente per la salvaguardia dalla violenza delle prossime elezioni, in programma il prossimo 14 febbraio. Ma se i bambini nigeriani verranno lasciati a se stessi, indifesi non solo dalle truppe ma dalla prospettiva di una educazione che atrofizzi i loro neuroni ripetendo acriticamente versi del Corano senza formarsi una coscienza pensante, non ci sarà da sorprendersi della continua proliferazione di movimenti come Boko Haram, che hanno nella povertà, nella paura e nell&#8217;ignoranza i loro migliori amici.</p>
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		<title>Quando un uomo padano incontra un uomo di colore&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2015 17:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[commenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra i tanti privilegi che l&#8217;età contemporanea ci offre c&#8217;è anche la possibilità di soddisfare senza alcuno sforzo gli impulsi masochistici che, prima o poi, emergono in ciascuno di noi. Chi vuole farsi del male può scegliere tra una vasta gamma di perversioni, che vanno dall&#8217;uso delle droghe sintetiche al gioco d&#8217;azzardo online, fino all&#8217;ultimo stadio dell&#8217;autolesionismo, il tifo per l&#8217;Inter. Personalmente, mi piace annichilirmi con metodi meno scontati (a parte l&#8217;Inter, frutto di una infausta scelta giovanile), contemplando il degrado civile e culturale della popolazione italiana. Voglio però mettere in chiaro che non sono il solito nostalgico di un&#8217;inesistente]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="T" class="cap"><span>T</span></span>ra i tanti privilegi che l&#8217;età contemporanea ci offre c&#8217;è anche la possibilità di soddisfare senza alcuno sforzo <strong>gli impulsi masochistici</strong> che, prima o poi, emergono in ciascuno di noi. Chi vuole farsi del male può scegliere tra una vasta gamma di perversioni, che vanno dall&#8217;uso delle droghe sintetiche al gioco d&#8217;azzardo <em>online</em>, fino all&#8217;ultimo stadio dell&#8217;autolesionismo, il tifo per l&#8217;Inter. Personalmente, mi piace annichilirmi con metodi meno scontati (a parte l&#8217;Inter, frutto di una infausta scelta giovanile), contemplando il degrado civile e culturale della popolazione italiana. Voglio però mettere in chiaro che non sono il solito nostalgico di un&#8217;inesistente età felice: da buon seguace di <strong>Giacomo da Recanati</strong>, nutro ben poca fiducia nella razza umana.</p>
<p style="text-align: justify">Orbene, anch&#8217;io talvolta mi sottopongo volontariamente ad alcune forme di tortura, fino al momento in cui uno sprazzo di ragione mi dice di smettere: allora torno, con un senso di colpevolezza, alle mie occupazioni. <strong>È un po&#8217; come quando si passa vicino al luogo di un incidente</strong>: sai che non dovresti fermarti a guardare, ma almeno un&#8217;occhiata in cerca di morti o feriti ti scappa sempre. Gli anglosassoni lo chiamerebbero <em>guilty pleasure</em>. Molti dei miei vizi nascosti hanno in comune un soggetto, che non nominerò per non soddisfare il suo costante desiderio di occupare i media, ma che definirò, enigmaticamente, mediante i seguenti indizi: <strong>è il leader di un partito politico che ha il suo baricentro nel nord Italia, ha una passione smodata per le felpe e per la toponomastica (spesso abbinate), le sue iniziali sono M. S</strong>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/felpa.jpg"><img class="wp-image-1405 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/felpa-300x225.jpg" alt="felpa" width="360" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Dopo essermi accertato che nessuno mi stia guardando, mi piace accedere alla <strong>pagina Facebook</strong> del suddetto e scorrere i commenti ai suoi numerosissimi post: so che non dovrei, ma la rotella del mouse mi attrae inesorabilmente e mi spinge, quasi sempre, ad arrivare fino in fondo alla sequela di opinioni, insulti, frasi sconnesse. So bene che quella di M. S. è una ben precisa strategia comunicativa, alla quale non bisogna mai cedere, perché ogni clic ottenuto è un sostegno indiretto alla sua “causa”: purtroppo, come cantavano gli Human League, <em><strong>I&#8217;m only human</strong> / Of flesh and blood I&#8217;m made / Human / Born to make mistakes.</em></p>
<p style="text-align: justify">Ma arriviamo all&#8217;occasione specifica che mi ha spinto a rompere il muro del silenzio e a confessare il mio problema davanti a voi, ipotetico gruppo di sostegno per masochisti cronici. Ieri sera <strong>Hamissou, un caro amico originario del Niger</strong>, ha preso parte alla trasmissione “La Gabbia” su <strong>La7</strong>, sedendo tra il chiassoso pubblico che ogni settimana osanna o insulta i politici di turno. Ora, da amico quale sono non posso che fargli un bonario rimprovero per avere partecipato ad una delle trasmissioni più becere dell&#8217;intero panorama televisivo nostrano. La puntata di ieri si intitolava “Senza capo né coda”, formula che ho voluto interpretare come un bellissimo momento di autocritica da parte degli autori del programma.</p>
<p style="text-align: justify">Vi racconto, in breve, che cosa è successo: Hamissou è intervenuto per <strong>criticare la posizione leghista</strong>, che sovrappone strumentalmente i problemi dell&#8217;immigrazione a quelli del terrorismo per generare timore nelle persone. Si tratta di problemi reali, su cui non intendo fare un&#8217;analisi superficiale: in sostanza, non abbraccio né il populismo squallido né il terzomondismo militante. Dopo questo preambolo, il ragazzo ha provocatoriamente chiesto all&#8217;uomo con la felpa <strong>che cosa avrebbe fatto nel caso in cui sua figlia si fosse innamorata di un clandestino</strong>. Il politico padano ha risposto che nel futuro dei suoi sogni immagina un&#8217;Italia guidata da sé medesimo, completamente libera da immigrati irregolari (non è stato chiarito se la visione prevedesse una Penisola ancora unita oppure divisa in due dal corso del Grande Fiume). E fin qui, per quanto tali posizioni siano criticabili, non c&#8217;è nulla da dire: la risposta era ampiamente prevedibile. Il video è <a href="http://www.la7.it/la-gabbia/rivedila7/senza-capo-n%C3%A9-coda-26-01-2015-145753" target="_blank">qui</a> (minuto 1: 34: 30).</p>
<p style="text-align: justify">Il problema è che il capopopolo nordico non ha mancato di pubblicare su FB un post sull&#8217;episodio:</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/screenshot.png"><img class="wp-image-1402 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/screenshot-300x143.png" alt="screenshot" width="403" height="192" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Come di consueto, nelle sue parole traspare <strong>un velato disprezzo</strong> per l&#8217;uomo nero, “l&#8217;immigrato”, ma non si sconfina nell&#8217;insulto o nell&#8217;aggressione verbale. Il nostro M. S. sa benissimo che <strong>a quello penseranno i suoi <em>fan</em></strong>: il suo scopo è solo quello di vellicare gli istinti della platea, che, dal canto suo, non perde mai l&#8217;occasione per sfogare le proprie frustrazioni sul malcapitato di turno. <strong>I <em>social network</em>, come è noto, annullano le inibizioni di molti</strong>, spingendoli a scrivere cose che io mi vergognerei anche solo di pensare. Ma non siamo qui per fare sociologia spicciola: vi voglio solo rendere partecipi delle delizie sfornate dai follower del comandante celtico. Lo so, è come sparare sulla Croce Rossa, ma ormai sapete dei miei disturbi. Nella valanga di commenti si leggono anche molte parole di sostegno al ragazzo africano: parole spesso piene di luoghi comuni, ma qui vogliamo parlare della gran massa di persone che esprime un sorprendente automatismo mentale: <strong>AFRICANO = CLANDESTINO = MUSULMANO = TERRORISTA = SCIMMIA (O TOPO)</strong>. Peccato che Hamissou sia in Italia per studiare (frequenta la facoltà di Giurisprudenza) e non sia affatto musulmano.</p>
<p style="text-align: justify">La ricorrenza delle stesse argomentazioni è sorprendente e ne darò solo un piccolo saggio:</p>
<p style="text-align: center"><strong>Argomentazione 1 – E se tua figlia si mettesse con un cristiano? (Credo che Hamissou ne sarebbe felice)</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Chiedigli se sua figlia dovesse cambiare religione cosa farebbe&#8230;&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Xchè non hai chiesto se sua sorella si innamora di un cattolico lui cosa fa?</em></p>
<p style="text-align: center"><strong>Argomentazione 2 – Direttamente legata alla precedente: nei vostri paesi le donne vengono sottomesse e uccise.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Dovevi dirgli che i suoi fratelli immigrati uccidono e sepelliscono in giardino i figli che si innamorano di un/una occidentale, e anche perché si vestono e vivono all&#8217;occidentale.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Rispondigli che non sei tu che imponi i matrimoni alle figlie ma loro e la loro cultura</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Io mi chiedo cosa farebbe lui se SUA figlia si innamorasse di un cristiano. Probabilmente verrebbe uccisa&#8230;.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Vengono a darci lezioni di vita, quando nei loro paesi per qualunque azione che ritengono contro la loro fede religiosa, ti condannano a morte! Vigliacchi!</em></p>
<p style="text-align: center"><strong>Argomentazione 3 – Non vale la pena di parlare con queste creature subumane.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>ma che si vergognino alla Gabbia a far parlare sti zulu merdosi&#8230;.ma Matteo merita altri interlocitori non ste mxxxe&#8230;e che ca&#8230;.voli&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>L&#8217;arroganza di quel &#8221; signore&#8221; nero non mi sta bene. Però mi sarebbe piaciuto vederlo contro un politico o un militare della sua Nazione. Da li scappano come topi, poi vengono in Italia e si vestono da Leoni. Sempre un topo é!!!</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Lui italiano ? Non sei italiano solo se ci vivi e hai la cittadinanza , caro il mio cioccolatino &#8230;.eh che cavolo!!!! Domande della giungla&#8230;aiuto !!!!</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>be c é chi si fa i cavalli e chi i negroidi&#8230;it s the same..</em></p>
<p style="text-align: center"><strong>Argomentazione 4 – Torna al tuo paese, baluba.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Immigrato che insulta in pubblico e in TV&#8230;&#8230;lasciamo stare chi insulta&#8230;magari potremmo essere di parte&#8230;..COSTUI SI PERMETTE DI INSULTARE IN ITALIA UN ITALIANO? MA CHI CAXXO è QUESTO??? A CALCI NEL CULO AL SUO PAESE&#8230;&#8230;.PRIMA IMPARA L&#8217;EDUCAZIONE E POI SE RIMANE AL SUO PAESE è MEGLIO&#8230;&#8230;!!!!!</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>e questi vorrebbero essere italiani &#8230; ????? via via sciò &#8230; che tornino da sono venuti.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Speriamo di riuscire a cacciare via anche te nel frattempo, zulu&#8217;</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>L&#8217;immigrato clandestino pensasse a levarsi dalle palle e a lasciar posto a chi in questo paese c&#8217;è nato ! Grazie !!</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>6 GRANDE SALVINI. VANNO CACCIATI A CALCI IN CULO</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Salvini cacciali tutti a ste merde</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Speriamo. . Perché anche io ho una figlia femmina. &#8230;che per ovvi motivi frequenta una scuola cattolica privata dove il crocifisso si trova al proprio posto dove religione si fa&#8230;.è dove è quasi impossibile trovarsi come compagni di banco extra comunitari e impossibile mussulmani!</em></p>
<p style="text-align: center"><strong>Argomentazione 5 – Sterminiamoli!</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Se mia figlia porta un mussulmano in casa mia lo uccido, io andrò in galera, ma lei forse sarà salva</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Io avrei risposto: le spezzo le gambe!! Tutti fuori dai coglioni, i clandestini e soprattutto i comunisti che sono una piaga peggio dell&#8217;islam!</em></p>
<p style="text-align: center"><strong>Argomentazione 6 – Quando c&#8217;era LUI queste cose non succedevano</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Vai come quando c&#8217;era mussolini col gazzo che entravano i clandestini</em></p>
<p style="text-align: justify">Al termine di questa piacevole galleria non posso che sentirmi pervaso da un <strong>rinnovato spirito patriottico</strong>: come recita lo slogan di EXPO 2105, il nostro è proprio un Paese<strong><em> very bello</em></strong>!</p>
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		<title>Amedeo Guillet, il Comandante Diavolo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2015 15:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Amedeo Guillet nasce il 7 febbraio 1909 a Piacenza, in una famiglia piemontese di lunga tradizione militare. Esce nel 1931 dall’Accademia di Modena, con il grado di sottotenente di Cavalleria. Solo lo scoppio della Guerra d’Etiopia gli impedisce di gareggiare alle Olimpiadi di Berlino, nella squadra italiana d’equitazione. Chiede piuttosto d’essere assegnato ad un reparto di spahis libici, alla testa dei quali combatte in Abissinia, venendo ferito. Decorato a Tripoli da Italo Balbo in persona, organizza il corteo equestre che consegna al Duce la Spada dell’Islam. Partecipa alla Guerra di Spagna, comandando prima un reparto di blindati e poi un]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>medeo Guillet nasce il 7 febbraio 1909 a Piacenza, in una famiglia piemontese di lunga tradizione militare. Esce nel 1931 dall’Accademia di Modena, con il grado di sottotenente di Cavalleria. Solo lo scoppio della Guerra d’Etiopia gli impedisce di gareggiare alle Olimpiadi di Berlino, nella squadra italiana d’equitazione. Chiede piuttosto d’essere assegnato ad un reparto di <i>spahis</i> libici, alla testa dei quali combatte in Abissinia, venendo ferito. Decorato a Tripoli da Italo Balbo in persona, organizza il corteo equestre che consegna al Duce la Spada dell’Islam. Partecipa alla Guerra di Spagna, comandando prima un reparto di blindati e poi un <i>tabor</i> di cavalleria marocchina. Combatte da Santander a Teruel, guadagnandosi quattro decorazioni spagnole. Il suo posto è però in Africa, dove torna poco dopo, al comando del 7° squadrone di <i>savari</i> in Libia.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 1939, è trasferito in Africa Orientale, al comando del Gruppo Bande Amhara, una formazione irregolare di cavalleria formata da 1700 tra eritrei, etiopi e yemeniti. In un’azione militare nel Dougur Dubà, continua a combattere illeso, nonostante due cavalli muoiano sotto di lui. Si guadagna così la Medaglia d’Argento al Valor Militare, l’ammirazione dei coloni italiani e la stima dei militari indigeni, che lo chiamano <i>Cummandar As-Sciaitan</i> (“Comandante Diavolo”). Guillet mostra rispetto verso le popolazioni locali, nemici compresi, e tratta i suoi soldati alla pari, permettendo loro di mantenere usi e costumi propri e di condurre seco le proprie famiglie. Egli stesso, sfidando le leggi razziali, vive con Khadija, figlia di un capotribù. Il suo valore militare e umano si manifesta pienamente durante la sfortunata difesa dell’Impero coloniale italiano.</p>
<p align="JUSTIFY">Alla Battaglia di Agordat (21 gennaio 1941), il suo gruppo armato di spade, pistole e bombe a mano, carica a cavallo la fanteria e i carri britannici, che rispondono sparando ad alzo zero. È grazie a questo coraggioso sacrificio che le forze italiane riescono a sfuggire all’accerchiamento. Tuttavia, l’Esercito Britannico è troppo forte, e di lì a poco le forze italiane capitolano. La resa non impedisce però al Comandante Diavolo di continuare a combattere contro le forze di Sua Maestà. Spogliatosi dell’uniforme, col suo gruppo di fedelissimi indigeni, guida una strenua guerriglia contro le forze alleate, compiendo ogni sorta di scorrerie e sabotaggi. Dopo otto mesi, incalzato dal nemico, congeda gli uomini rimasti e resta alla macchia a Massaua. Col nome di Ahmed Abdallah al-Redai, sfugge ancora alla cattura e tenta di attraversare il Mar Rosso. Aggredito e depredato dai pirati una prima volta, riesce finalmente a raggiungere lo Yemen, con un lasciapassare britannico.</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a>Qui, il monarca locale, l’Imam Yahia, lo prende a benvolere e lo arruola come Gran Maniscalco di Corte, con il compito di istruire la guardia a cavallo e gli stessi figli del sovrano. Contro il volere dell’Imam, nel giugno ’43, Guillet torna a Massaua, dove s’imbarca per l’Italia su una nave della Croce Rossa, fingendosi un civile. Arriva il 3 settembre a Roma, dove ottiene la promozione a maggiore, e domanda mezzi per proseguire la guerriglia in Africa. Tuttavia, si è appena consumata l’onta di Cassibile, e il Regno d’Italia ha cambiato campo. All’annuncio dell’armistizio, riattraversa la Linea Gustav e si presenta a Brindisi, al servizio del Re. Nella sua nuova mansione di generale di brigata, nei ricostituiti servizi segreti militari, conduce una serie di missioni, culminando nel recupero della Corona del Negus d’Etiopia, sottratta ai partigiani garibaldini.</p>
<p align="JUSTIFY">All’indomani del 2 giugno, fedele ancora una volta a Casa Savoia, si dimette dall’Esercito. Re Umberto II gli vieta però di abbandonare il Paese per seguirlo: «Noi passiamo, l’Italia resta». In compenso, lo nomina Barone, nel 1964. Si dedica quindi alla carriera diplomatica, dove trova comunque il modo di distinguersi, diventando confidente di governanti stranieri quali Re Hussein di Giordania e Indira Gandhi, e salvando alcuni colleghi stranieri durante un tentativo di golpe in Marocco. Trascorre gli anni della vecchiaia in Irlanda, ad allevare cavalli. Solo nel 2000, torna in Eritrea, accolto dai sopravvissuti tra i suoi soldati. Muore ultracentenario a Roma il 16 giugno 2010, ed è sepolto a Capua.</p>
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		<title>Babbo Natale, Ebola, e altre Simpatiche Fregnacce</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2014 10:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Cavazza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Ebola]]></category>
		<category><![CDATA[Epidemia]]></category>
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		<description><![CDATA[Prima di affrontare qualunque altra questione, riteniamo sia fondamentale risolvere una volta per tutte il problema che da ormai troppo tempo deteriora i nostri sogni e guasta le nostre notti: mi spiace doverlo fare, ma la stampa -In molti sembrano averlo dimenticato- nasce prima di tutto per riportare la verità, anche quando risulta scomoda e dolorosa; dunque signori, mi duole informarvi del fatto che Babbo Natale non esiste. Fatevene una ragione. Appurato questo dato cruciale, con la coscienza più leggera, posso apprestarmi ad analizzare l’argomento principale di questo articolo: il Virus Ebola e le sue concrete possibilità di diffusione in]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify;"><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>rima di affrontare qualunque altra questione, riteniamo sia fondamentale risolvere una volta per tutte il problema che da ormai troppo tempo deteriora i nostri sogni e guasta le nostre notti: mi spiace doverlo fare, ma la stampa -In molti sembrano averlo dimenticato- nasce prima di tutto per riportare la verità, anche quando risulta scomoda e dolorosa; dunque signori, mi duole informarvi del fatto che <b>Babbo Natale non esiste</b>. Fatevene una ragione.<br />
Appurato questo dato cruciale, con la coscienza più leggera, posso apprestarmi ad analizzare l’argomento principale di questo articolo:<b> il Virus Ebola e le sue concrete possibilità di diffusione in Italia</b>.<br />
Per molti mesi, i principali Mass Media occidentali ci hanno martellato con frequenti, apocalittici e ripetitivi servizi sull’Ebola. La rete, ormai fonte inesauribile di mestizia per le persone di una certa sensibilità intellettuale, è stata invasa in pochi giorni dalle personali osservazioni dei cittadini italiani, che, con la ricercata eloquenza che solo noi discendenti di Dante sappiamo sfoggiare, ci hanno allietati con perle di saggezza del calibro di: “Fuori i negri appestati dal nostro paese!!!!”, “Xchè continuano a far entrare queste scimmie?”, “Accolgono questi sporchi malati ma non fanno nulla per i Marò!!”.<br />
<a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/ebola-alert2.jpg"><img class="size-medium wp-image-583 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/ebola-alert2-300x177.jpg" alt="ebola-alert2" width="300" height="177" /></a><br />
Ma che cos’è esattamente l’Ebola? Il termine <b>“Ebola”</b> deriva dal nome della valle in cui si manifestò per la prima volta la malattia. <b>Era il lontano 1976 quando il virus venne maneggiato per la prima volta da un gruppo di inesperti ricercatori Belgi</b>, i quali lo avevano inizialmente scambiato per una forma di febbre gialla con manifestazioni emorragiche. Quell&#8217;anno l&#8217;Ebola uccise 280 persone nell&#8217;ex Zaire (l&#8217;88% dei contagiati). Ben presto fu nota a tutti la natura letale del virus, <b>il quale venne molto saggiamente archiviato e dimenticato per quarant&#8217;anni</b>. Dopotutto era solo morto qualche negro no?<br />
La musica è cambiata solo di recente, quando &#8211; guarda caso &#8211; <b>la malattia ha cominciato a diffondersi in misura tale da divenire potenzialmente pericolosa anche per i cosiddetti popoli civilizzati</b>. Chi si sarebbe mai aspettato che un Virus letale ed estremamente contagioso, prima o poi, avrebbe avuto la faccia tosta di cominciare a diffondersi! <b>Se le sperimentazioni per l’ottenimento di una cura fossero cominciate prima, forse le vite di migliaia di persone oggi non sarebbero state brutalmente stroncate.</b><br />
Un ruolo fondamentale in questo esaltante festival dell&#8217;ipocrisia è stato giocato dai mezzi di comunicazione. Se, inizialmente, alla questione non fu dato alcun peso, oggi Il fenomeno Ebola, al pari di altri mostri mitologici come <i>Mucca Pazza</i> e <i>Aviaria</i>, <b>è stato riplasmato in modo tale da fungere solamente da ennesimo scoop “innalza-audience”</b>. Con questo non intendiamo sminuire la gravità della malattia, né ridicolizzare tutti gli sforzi che migliaia di persone stanno compiendo per arginare il fenomeno. In Africa la situazione è veramente drammatica ed è nostro dovere intervenire. Tuttavia, le peculiarità della malattia rendono praticamente impossibile la possibilità che i contagiati possano giungere in Italia attraverso i barconi. <b>Riteniamo scandaloso il fatto che alcune testate giornalistiche abbiano ancora una volta strumentalizzato una tragedia al solo scopo di diffondere il panico e innalzare gli ascolti. </b>La percezione comune è quella di un morbo contagioso e pericoloso che in qualsiasi momento potrebbe essere trasportato sulle nostre coste dagli sporchi immigrati ma NON è così.<br />
Secondo la quasi totalità degli studiosi, <b>la malattia si manifesta con sintomi molto severi, che rendono estremamente improbabile uno spostamento intercontinentale del soggetto contagiato</b>: considerata la <b>rapida incubazione</b> (mediamente circa 7 giorni, al massimo 21), l’ipotesi che l’infezione possa giungere via mare con persone che, partite dalle zone interessate dall’epidemia, abbiano attraversato il nord Africa via terra per poi imbarcarsi verso l’Europa è assurda. <b>Il virus potrebbe giungere nel nostro continente solo attraverso i mezzi aerei.</b> Tenuto conto dei controlli a cui sono sottoposti i passeggeri, e del fatto che le compagnie che operano in suolo Italiano non prevedono voli diretti verso le zone contagiate, le probabilità che in Italia scoppi prossimamente un&#8217;epidemia di Ebola sono minime. Difatti, l&#8217;unico contagiato italiano, fino ad ora, è stato un medico di Emergency che operava nelle zone colpite dal morbo.<br />
Se state leggendo questo articolo e se siete scettici in merito all&#8217;attendibilità di queste considerazioni, <b>vi invitiamo a spegnere quella dannata TV e a cominciare a documentarvi seriamente, magari leggendo il sito del Ministero Della Salute.</b>&lt;<br />
Il seguente <a href="http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&amp;id=4030&amp;area=ebola&amp;menu=vuoto" target="_blank">Link </a>vi invierà proprio alla sezione riservata all&#8217;Ebola. <img class="alignnone size-medium wp-image-585" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/gmus-pd-0240-ebola-cluster-300x247.jpg" alt="gmus-pd-0240-ebola-cluster" width="300" height="247" /></p>
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		<title>Tifo, passione e solidarietà: conversazione con Sergio Crocco</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2014 10:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco La Luna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristo si è fermato a Eboli]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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		<description><![CDATA[Cristo si è fermato ad Eboli continua il suo viaggio nel mondo del calcio calabrese e propone un&#8217;intervista a Sergio Crocco, simbolo della “Cosenza bella”. Storico personaggio del tifo rossoblu, esempio di impegno nel sociale ed in attività umanitarie, è fondatore de “La Terra di Piero”, associazione di volontariato che opera in Italia ed in Africa, nata sulla spinta dell&#8217;esempio di Piero Romeo, altra grande figura del tifo cosentino, scomparso nel 2011. Sempre a fini benefici ha recentemente portato in scena, con grande successo, la commedia Conzativicci [Preparatevi NdR]: una rivincita letteraria dei luoghi e dei personaggi derisi e dimenticati dalla sua]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><i><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>risto si è fermato ad Eboli</i> continua il suo viaggio nel mondo del calcio calabrese e propone un&#8217;intervista a <b>Sergio Crocco</b>, simbolo della “Cosenza bella”. Storico personaggio del tifo rossoblu, <b>esempio di impegno nel sociale ed in attività umanitarie,</b> è fondatore de “<b>La Terra di Piero</b>”, associazione di volontariato che opera in Italia ed in Africa, nata sulla spinta dell&#8217;esempio di <b>Piero Romeo,</b> altra grande figura del tifo cosentino, scomparso nel 2011. Sempre a fini benefici ha recentemente portato in scena, con grande successo, la commedia <i><b>Conzativicci </b></i>[Preparatevi NdR]: una rivincita letteraria dei luoghi e dei personaggi derisi e dimenticati dalla sua città.Vi invitiamo a visitare il sito dell&#8217;associazione <a style="color: #ff0000;" href="http://africa.laterradipiero.it/">http://africa.laterradipiero.it/</a> per avere ulteriori notizie sulla loro lodevoli iniziative.<br />
<b>D: Sergio, raccontaci l’esperienza di <i>Conzativicci.</i></b><br />
<b>R: </b><i>Conzativicci</i> è stato un successo assolutamente inaspettato, ma non lo dico per falsa modestia, ma perché effettivamente è stato così :avevamo programmato solo due date (21 e 28 dicembre), invece siamo stati benevolmente “costretti” a fare 19 repliche, e ancora non sappiamo come andrà a finire perché abbiamo intenzione di replicare a Perugia, Bologna ed in Canada, e questa è un po’ l’avventura che mi intriga di più. È stata una storia bellissima, un piccolo delirio collettivo da parte di tutta la città che ha fatto enormemente piacere sia a me che ne sono l’autore sia a tutti gli altri ragazzi che hanno partecipato, perché ci sono state prove al freddo, in condizioni igieniche non ottimali, ma l’abbiamo fatto con grande cuore perché il nostro fine ultimo sono i progetti della terra di Piero.<br />
<b>D: La Terra di Piero: com’è nata?</b><br />
<b>R: </b>La Terra di Piero nasce purtroppo da un evento tragico, cioè la morte di Piero Romeo: lo stesso giorno ho pensato di costituire un’associazione che avrebbe ricordato Piero ma non con una via o con meri ricordi, ma dando continuità alla sua opera, ovvero l’aiuto alle fasce più deboli della popolazione, sia cosentina che africana: abbiamo iniziato con un pozzo nella Repubblica Centrafricana, poi due asili sempre nella stessa nazione, ci siamo dovuti fermare e ci siamo concentrati sia sul Progetto del Parco Piero Romeo per bambini disabili che sul Madagascar.<br />
<b>D: A proposito di questi due ultimi progetti?</b><br />
<b>R:</b> Per quanto riguarda il Parco abbiamo risolto tutti i problemi burocratici e non è stato facile, perché è una giungla, abbiamo dovuto essere come si dice a Cosenza “zicche” (assillanti NdR) ma alla fine ce l’abbiamo fatta: la gara per spianare tutta la zona dove sarà collocato il parco sarà il 16 Dicembre per cui noi crediamo che per Febbraio dovrebbero iniziare i lavori veri e propri. In Madagascar invece, con grande lavoro e sacrificio siamo riusciti ad aprire una scuola adesso frequentata da 64 bambini, contiamo di arrivare ad 80 e fermarci perché la struttura non reggerebbe; è situata in una favela alle porte di Antananarivo che è la Capitale dello Stato africano: questi bambini già stanno studiando ad hoc con il materiale didattico che abbiamo portato da Cosenza e mangiano due o tre volte la settimana. Contiamo di farli mangiare tutti i giorni; dopodiché vorremmo aprire una scuola di cucito per le ragazze, non ci vuole moltissimo a livello economico ma non sarà neanche facile perché lì manca tutto, dall’elettricità all’acqua corrente.<br />
<b>D: Quanto è accaduto recentemente in Spagna tra i fascisti del Fruente Atletico ed i comunisti del Depor è stato riportato come un banale scontro tra tifosi, peccato che sia costato la vita ad un tifoso del Deportivo&#8230;</b><br />
<b>R:</b> Io per mia scelta non credo a nulla di ciò che dicono i media italiani, so benissimo come trattano e confezionano le notizie. Dall’altro lato però non conosco bene la situazione spagnola, so le fazioni ma non tutto il resto, posso però dire che non solo quelli del Frente Atletico ma i fascisti di per sé non sono nuovi a questo tipo di situazioni; li conosciamo bene: la stampa italiana è quella che è da sempre, ci superano anche il Burundi e forse anche il Madagascar [ride, ndr].<br />
<b>D: La tua esperienza in Curva&#8230;</b><br />
<b>R: </b>Sono entrato in Curva quando avevo 12 anni, nel ’78, arrivavo dal Primo Lotto di Via Popilia, seguivo i più grandi che in realtà avevano 15/16 anni, sono entrato lì per la passione sfrenata che mi ha trasmesso papà per il Cosenza e lì ho trovato il 90% delle mie amicizie, il restante 10% sul fronte politico, cosa che molte volte vi si incastrava. In Curva ho passato 33 anni della mia vita, non rinnego neanche il momento in cui ne sono uscito, perché è una cosa che fa parte del gioco. Ora la mia Curva è il Settore Disabili dello Stadio San Vito, credo sia il posto più umano di tutta la città, non solo dello Stadio. La Curva è stata mia sorella, mia madre, mia moglie, figurarsi che le due donne che ho sposato le ho conosciute lì e già questo dovrebbe far capire cosa provo per la Curva; anche adesso che non la frequento sarà un amore incondizionato che mi porterò fino alla tomba.<br />
<b>D: Mentalità Ultras: cos’è?</b><br />
<b>R:</b> La parola mentalità associata agli Ultras è una bestemmia, perché è stato un modo per molta gente di fare soldi con le Curve; amo invece la parola rispetto: rispetto per i propri compagni, per la propria squadra del cuore, anche per la squadra avversaria. Se si riuscisse davvero a bypassare questo termine sarebbero inglobate tutte le altre parole, compresa la mentalità intesa in senso buono: se riuscissimo a rispettare noi stessi e gli altri riusciremo a migliorare la situazione; non dico ad uscirne, perché a mio parere, purtroppo, con le restrizioni presenti i movimenti Ultras rischiano di avere vita breve: non è pensabile andare in trasferta e prendere un Daspo per un coro contro la Polizia, ma intanto qui sta succedendo.<br />
<b>D: Cos’è la “Cosenza bella” della quale parli sempre?</b><br />
<b>R: </b>Dico sempre che ci sono due Cosenza: una che trama nelle stanze del potere, e lo fa per fare arrestare Padre Fedele, Claudio Dionesalvi o i ragazzi dei NoGlobal; e una gran bella Cosenza, quella che viene ai nostri spettacoli ma non solo, anche i ragazzi dei Centri Sociali e tutti quelli che si adoperano per costruire ogni giorno una città migliore. La Cosenza dei salotti regionali? Non la commento, sarei non dico blasfemo ma scostumato, ma so già che sono persone di potere che penseranno al loro orticello e di noi se ne strafregheranno.</p>
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