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	<title>Torquemada &#187; 20 000 days on earth</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>20.000 DAYS ON EARTH</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2015 17:43:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Patrick Martinotta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Un Fachiro al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[20 000 days on earth]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[nick cave]]></category>
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		<description><![CDATA[Regia: Iain Forsyth, Jane Pollard Sceneggiatura: Iain Forsyth, Jane Pollard, Nick Cave Anno: 2014 Durata: 97’ Produzione: Gran Bretagna Fotografia: Erik Wilson Montaggio: Jonathan Amos Scenografia: Simon Rogers Colonna sonora: Nick Cave, Warren Ellis Interpreti: Nick Cave, Warren Ellis, Kylie Minogue, Blixa Bargeld, Ray Winstone TRAMA Nick Cave racconta il ventimillesimo giorno della sua vita, combinando realtà e finzione. &#160; PRIMA RECENSIONE I&#8217;m transforming / I&#8217;m vibrating I&#8217;m glowing / I&#8217;m flying Look at me now / I&#8217;m flying Look at me now Nick Cave si alza al mattino e si guarda allo specchio. Noi spettatori, che conosciamo già ogni ruga di quel]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><strong><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>egia</strong>: Iain Forsyth, Jane Pollard</p>
<p><strong>Sceneggiatura</strong>: Iain Forsyth, Jane Pollard, Nick Cave</p>
<p><strong>Anno</strong>: 2014</p>
<p><strong>Durata</strong>: 97’</p>
<p><strong>Produzione</strong>: Gran Bretagna</p>
<p><strong>Fotografia</strong>: Erik Wilson</p>
<p><strong>Montaggio</strong>: Jonathan Amos</p>
<p><strong>Scenografia</strong>: Simon Rogers</p>
<p><strong>Colonna sonora</strong>: Nick Cave, Warren Ellis</p>
<p><strong>Interpreti</strong>: Nick Cave, Warren Ellis, Kylie Minogue, Blixa Bargeld, Ray Winstone</p>
<p style="text-align: center"><strong>TRAMA</strong></p>
<p>Nick Cave racconta il ventimillesimo giorno della sua vita, combinando realtà e finzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/20.000-days-on-earth-1.png"><img class="wp-image-656 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/20.000-days-on-earth-1-300x123.png" alt="20.000 days on earth (1)" width="500" height="205" /></a></p>
<p style="text-align: center"><strong>PRIMA RECENSIONE</strong></p>
<p>I&#8217;m transforming / I&#8217;m vibrating<br />
I&#8217;m glowing / I&#8217;m flying<br />
Look at me now / I&#8217;m flying<br />
Look at me now</p>
<p>Nick Cave si alza al mattino e si guarda allo specchio. Noi spettatori, che conosciamo già ogni ruga di quel viso e ogni vibrazione della sua voce, lo seguiamo e partecipiamo volentieri a questo gioco autocelebrativo. Giunto al ventimillesimo giorno della sua vita, uno degli artisti contemporanei più profondi e poliedrici si confessa al suo pubblico a metà fra un Narciso e un Amleto che, davanti a uno specchio, recita scevro da dubbi “essere, essere, essere”: la parola d’ordine del songwriter è vivere e trasformarsi attraverso il filtro della memoria – perché vivere e cantare consistono in esercizio quotidiano e disciplinato di cannibalismo e di metamorfosi, che recupera le immagini del passato per sublimarle in una forma nuova.</p>
<p>Nick Cave è l’angelo nero del rock che cerca, col suo sguardo essenzialmente verticale, di mediare fra la terra e il cielo, fra l’alto e il basso, immergendosi fino a fondersi col suo pubblico o col mare di Brighton. Scrivere per lui significa lanciare una coperta sull’invisibile per dargli forma e lineamenti: una possibile chiave di lettura del film e della sua opera risiede proprio in quest’apertura al trascendente, che consiste nell’indossare una maschera e diventare altro, come fece il padre la prima volta che gli lesse l’allitterato incipit di Lolita (mentre Nick, al massimo, ai figli vestiti da damerini fa imparare a memoria i dialoghi di “Scarface” mangiando popcorn davanti alla tv) e come fa Cave ogni volta che sale sul palco e si trasforma nel nostro King Ink.</p>
<p>20.000 Days on Earth non si offre come documentario ma come seduta psichiatrica – aspetto rimarcato in modo superfluo dalla figura piuttosto goffa dello psicanalista – che non vuole descrivere ma solo evocare le varie e contrastanti dimensioni della vita e dell’opera di Cave, riconfigurandole in un contesto totalmente artificiale (ogni ambiente è ricostruito ad arte, tranne la stanza da letto della scena iniziale, che rimanda alla copertina di <em>Push the Sky Away</em>). Una seduta alla quale partecipano vari compagni di viaggio – dal grande Blixa Bargeld a una deliziosa e inutile Kylie Minogue di memoria “caraxiana” – come dei fantasmi che siedono comodi sul sedile posteriore della sua auto e non disturbano: parlano, ma di discorsi fatti di fumo, che servono solo a raccogliere le confessioni dell’unico protagonista. La sceneggiatura e i dialoghi hanno la forma del romanzo e alternano toni surreali, ironici, intensi e allo stesso tempo forzati, mentre la fotografia produce un effetto avvolgente.</p>
<p>20.000 Days, alla fine dei conti, riesce sapientemente a giocare con l’esposizione dell’immagine di Cave mantenendo intatta quella distanza di cui si nutre la sua aura. Usciti dal cinema come da una sala degli specchi, si sono riusciti a scorgere decine di riflessi diversi, ma non il volto autentico di Nick Cave, che rimarrà sempre celato al nostro sguardo. Il limite principale dell&#8217;operazione sembra risiedere, paradossalmente, proprio in questa eccessiva autoconsapevolezza della solidità della propria poetica e della propria immagine. Questo film si rivolge autoreferenzialmente agli amanti di Cave, senza rischiare nulla: il fan uscirà dal cinema coccolato dal timbro della sua voce e dalla comodità delle poltrone, ma forse avremmo preferito un seme più velenoso, che tornasse a infiammarci come la prima volta che si siamo seduti sul trono della misericordia.</p>
<p>And anyway I told the truth/ But I&#8217;m afraid I told a lie</p>
<p><strong>Voto: 6,5</strong></p>
<p><strong>Patrick Martinotta di Un Fachiro al Cinema</strong></p>
<p><strong> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/20.000-days-on-earth-2.png"><img class="wp-image-654 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/20.000-days-on-earth-2-300x197.png" alt="20.000 days on earth (2)" width="434" height="285" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center">SECONDA RECENSIONE</p>
<p>Nel 20.000 giorno della sua esistenza Nick <em>Re Inchiostro</em> Cave ci racconta e si racconta, a tratti come sul lettino dello psicanalista, aprendo le porte del suo rifugio familiare <em>very british</em> a Brighton. Scordatevi il nero traghettatore degli inferi: Cave, superati gli estremi anni ottanta e le inquietudini lisergiche dei primi novanta, si presenta come un signore di indubbia eleganza e annessa riflessività, che sembra essersi lasciato alle spalle i demoni del passato. Una moglie amorevole, due figli (con i quali guarda la tv gustandosi una pizza), un metodo di lavoro ferreo e ordinato; la scapigliatura <em>maudit</em> degli esordi post-punk hanno così lasciato spazio ad un songwriting raffinato e posato, come confermano le immagini in studio durante le incisioni dell&#8217;ultimo delicatissimo <em>Push the sky away</em>. Psicanalisti/fantasmi che interrogano Cave sulla sua vita sono alcuni amici, soprattutto provenienti dal passato: le apparizioni, e sparizioni, di Kylie Minogue e Blixa Bargeld sull&#8217;auto guidata da Cave appaiono così come voci parlanti interne, sovrapponendo alla struttura del documentario numerosi inserti di pura fiction; la regia di Iain Forsyth e Jane Pollard lavora dunque a tutti gli effetti sul piano della <em>docufiction</em>, azzerando il confine fra realtà e finzione e utilizzando, come vedremo con non poco stupore nei titoli finali, persino parti scritte dallo stesso Cave. E l&#8217;impronta in fase di scrittura della rockstar australiana si sente, eccome: i siparietti comici col fedele compagno artistico Warren Ellis, la quasi totale mancanza di materiali storici che rischierebbero di provocare un inutile effetto nostalgia e alcuni lampi di poesia notturna e purissima sono chiaramente impronte dello stesso Cave. I paesaggi, tutti girati fra Brighton e la Francia, sono certamente deliziosi, così come la scandagliatura quasi analitica del processo di scrittura e di registrazione dei brani fino all&#8217;esibizione live; la regia e il montaggio sono di pregevole qualità, la colonna sonora <em>ça va sans dire</em>. Certo, molto è stato omesso: stupisce non sentir parlare degli incontri artistici e sentimentali con PJ Harvey e Lydia Lunch, vedere i Bad Seeds ridotti a qualcosa di microscopico, non sentire pressoché nulla della scena musicale nella quale i Birthday Party hanno mosso i primi passi, sapere troppo poco delle ossessioni di Cave, dalla droga alla Bibbia. Quando si cita un pezzo storico come <em>Deanna</em> non ci si può trattenere dal provare un bisogno quasi fisico di ascoltarne almeno due note, ma niente, bisogna subirsi il vicino di poltrona che prova a canticchiarla sottovoce per consolarsi. Tutto resta molto abbottonato, rigoroso; è solo il 20.000 giorno nella vita di Cave: ma certo è difficile non volerne sapere di più. Tutto scorre via un po&#8217; speditamente, ma senza dubbio si tratta di una scelta programmatica in fase di scrittura del film; va rispettata la scelta stilistica, e va raccolta l&#8217;essenza profonda del Cave di oggi, del suo sbilenco equilibrio, della sua redenzione finale se così si può dire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al giornalista di <em>Repubblica</em> che recentemente l&#8217;ha raggiunto telefonicamente per un&#8217;intervista chiedendogli se fosse possibile raggiungerlo nella sua dimora, Cave ha risposto “Per parlare o per drogarci?” scoppiando poi in una risata, consapevole della caricatura grottesca dettata dal suo personaggio nei decenni. E forse il senso di questo curioso <em>20.000 Days on Earth</em> sta proprio in quella fragorosa risata del <em>King Ink</em>, che sembra definitivamente scagliare un sasso sulla propria statua di nero cristallo per affermare la dignità di uno strano essere che ha trovato finalmente la propria serenità.</p>
<p><strong>Voto: 7</strong></p>
<p><strong>Stefano Malosso di Un Fachiro al Cinema</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> <img class="wp-image-653 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/20.000-days-on-earth-1-300x184.jpg" alt="20,000 Days On Earth" width="432" height="265" /></strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>VOTI</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Patrick Martinotta</strong>: 6,5</p>
<p style="text-align: center"><strong>Stefano Malosso</strong>: 7</p>
<p><a href="https://unfachiroalcinema.wordpress.com/2014/12/09/nick-cave-20-000-days-on-earth/" target="_blank"><strong>Link di riferimento.</strong></a></p>
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