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	<title>Torquemada &#187; Sport</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Un nome, una leggenda: Ferenc Puskas</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2015 11:54:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Oriani]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando nasci a Budapest ci sono alcune cose che sono stabilite in automatico: parlerai una lingua che nessuno, a parte i tuoi connazionali, ha speranze di capire e sarai certamente un appassionato di calcio. Nella capitale magiara infatti risiedono la metà delle squadre che partecipano al campionato nazionale, ed è una delle più piccole e apparentemente trascurabili, la Honved, in cui uno dei giocatori più forti del secolo scorso, se non di tutti i tempi, ha mosso i primi passi da professionista. Ferenc Puskas ha esordito a 16 anni coi rossoneri ungheresi, e fin dal primo pallone che gli è]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="Q" class="cap"><span>Q</span></span>uando nasci a Budapest ci sono alcune cose che sono stabilite in automatico: parlerai una lingua che nessuno, a parte i tuoi connazionali, ha speranze di capire e sarai certamente un appassionato di calcio. Nella capitale magiara infatti risiedono la metà delle squadre che partecipano al campionato nazionale, ed è una delle più piccole e apparentemente trascurabili, la <strong>Honved</strong>, in cui uno dei giocatori più forti del secolo scorso, se non di tutti i tempi, ha mosso i primi passi da professionista.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ferenc Puskas</strong> ha esordito a 16 anni coi rossoneri ungheresi, e fin dal primo pallone che gli è capitato tra i piedi si è capito che quel ragazzino bassetto coi capelli scuri aveva qualcosa di speciale: veloce, tecnico, sempre a giocare a testa alta e con un tiro secco di una potenza insospettabile per un fisico così piccolo. Ad allenare la squadra è Ferenc Puskas senior, suo padre, che pur essendo conscio del talento immenso che si ritrova in casa, non smette mai di spronare suo figlio a migliorarsi e ad allenarsi duramente, cosa che il ragazzo fa con puntualità e abnegazione, come quando si mette a correre dietro ai tram per sviluppare ulteriormente il suo scatto e la sua rapidità.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/04-Panini-Ferenc-PUSKAS-Panini-Real-Madrid-1966.png"><img class="size-medium wp-image-2656 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/04-Panini-Ferenc-PUSKAS-Panini-Real-Madrid-1966-232x300.png" alt="04-Panini - Ferenc PUSKAS Panini Real Madrid 1966" width="232" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Decine e decine di difensori da tutto il mondo hanno tentato di marcarlo a uomo, a zona o in qualunque altro modo, ma l’ unico risultato è stato solo un grande mal di testa dopo il triplice fischio: immaginate di mandare Cristiano Ronaldo indietro di 50 o 60 anni e di farlo scontrare con i giocatori di quei tempi ed avrete una vaga idea di come Ferenc facesse ammattire tutti i suoi avversari. Con quel suo mancino caldissimo non avrebbe avuto difficoltà neanche su un campo dei giorni nostri, a tal punto che è considerato da molti un vero e proprio precursore del modo moderno di giocare come numero 10.</p>
<p style="text-align: justify">La sua classe cristallina lo porta a realizzare 352 gol in 341 presenze con il suo club e 84 gol in 85 presenze con la Grande Ungheria, quella nazionale che nel 1952 vincerà l’ oro olimpico ad Helsinki con lui come capitano e leader. Le favole però difficilmente rimangono tali a lungo nel mondo reale, e in pochi anni si susseguono due drammi differenti per natura che cambieranno la vita di Puskas per sempre: il dramma sportivo avviene nel 1954, quando i magiari vengono battuti a Berna dalla Germania Ovest nella finale dei campionati del mondo, mentre il dramma umano ha luogo nell’ ottobre di due anni più tardi, quando per le strade di Budapest l’ insurrezione popolare del popolo ungherese viene repressa dalle truppe sovietiche.</p>
<p style="text-align: justify">In quel momento, Ferenc è a Bilbao con la sua Honved per una partita di coppa campioni, e quando arriva dalle autorità di casa l’ ordine di rientrare in patria, è proprio lui a tenere a rapporto la squadra come un autentico leader per decidere il da farsi. Tutti scelgono di tentare la fortuna al di la della cortina di ferro destreggiandosi tra tour in Sudamerica e contratti con i team dell’ Europa occidentale. Puskas in particolare è cercato da Milan, Inter, Fiorentina, Arsenal e Manchester United, ma alla fine viene convinto ad indossare la “camiceta blanca” del <strong>Real Madrid</strong>, ed è proprio qui, nonostante i suoi 31 anni di età, che scriverà le pagine più importanti della sua storia e di questo glorioso club.</p>
<p style="text-align: justify">Fare 156 gol in 180 partite può sembrare poco per un fuoriclasse della sua risma, ma Ferenc si è dimostrato speciale anche in questo, diventando il giocatore che ha tirato più in porta della storia delle “merengues”, con il titolo di capocannoniere della Liga spagnola vinto 4 volte e svariati trofei nazionali ed internazionali all’ attivo, e tanto per non farsi mancare niente, è stato l’ unico a segnare 4 gol in una finale di Coppa Campioni, quella con l’ Eintracht Francoforte nel 1966.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Puskas-foto-4.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2657" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Puskas-foto-4-221x300.png" alt="Puskas-foto-4" width="221" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><strong>Alfredo Di Stefano, suo capitano in Spagna e grande amico di quel periodo, ha scritto così di lui nel suo libro: “chi non l’ ha visto giocare non sa che cosa si è perso”, e non stentiamo a credergli</strong>. Ritiratosi da giocatore, l’ ex condottiero della Grande Ungheria ha allenato club e nazionali in tutto il mondo, dal Cile all’ Australia, dall’ Arabia Saudita agli Stati Uniti, raggiungendo il suo apice da tecnico quando nel 1971 ha portato il Panathinaikos in finale di Champions League, poi persa contro l’ Ajax di Cruijff.</p>
<p style="text-align: justify">Il suo glorioso percorso si è concluso nel 2006, quando nella sua bellissima Budapest si è spento a causa dell’ Alzheimer che lo tormentava da anni. E’ ironico come uno dei più grandi campioni dello sport che amiamo si sia dimenticato tutto di se stesso prima di andarsene, ma forse è proprio questa una delle ragioni per cui tutti noi appassionati non lo dimenticheremo mai. Grazie, o meglio, in ungherese, köszönöm, Ferenc Puskas.</p>
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		<title>I pazzi soprannomi del calcio</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2015 12:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Oriani]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sappiamo benissimo come il mondo del calcio possa rivelarsi straordinariamente vario e folle, e forse è proprio per questo pizzico di pazzia che noi e altri milioni di persone in tutto il mondo lo amiamo e non aspettiamo altro che arrivi la Domenica per seguire i nostri beniamini sul rettangolo verde.La suddetta follia calcistica può assumere molte forme e manifestarsi in tanti modi diversi, ma quello più pittoresco e umoristico è probabilmente l’ usanza di attribuire nomignoli e soprannomi a quei giocatori in grado di entusiasmarci con le loro giocate e coi loro comportamenti spesso sopra le righe. La fantasia]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>appiamo benissimo come il mondo del calcio possa rivelarsi straordinariamente<strong> vario e folle</strong>, e forse è proprio per questo pizzico di pazzia che noi e altri milioni di persone in tutto il mondo lo amiamo e non aspettiamo altro che arrivi la Domenica per seguire i nostri beniamini sul rettangolo verde.<strong>La suddetta follia calcistica può assumere molte forme e manifestarsi in tanti modi diversi, ma quello più pittoresco e umoristico è probabilmente l’ usanza di attribuire nomignoli e soprannomi a quei giocatori in grado di entusiasmarci con le loro giocate e coi loro comportamenti spesso sopra le righe. </strong></p>
<p style="text-align: justify">La fantasia e la vena poetica di tanti giornalisti e commentatori TV ha reso nel tempo i campi da gioco di tutto il mondo simili a grandi set di kolossal hollywoodiani, dove i calciatori hanno interpretato, e continuano ad interpretare loro malgrado, le parti dei protagonisti per via del modo di correre, piuttosto che per l’ opportunismo sotto porta o anche il modo di relazionarsi coi compagni.</p>
<p style="text-align: justify">Una delle principali aree da cui l’ ispirazione ha spesso pescato è quello del <strong>regno animale</strong>, affollando le partite di belve più o meno feroci pronte a scattare per aggredire palloni o avversari. Dall’ <strong><em>“Avvoltoio”</em></strong> (<em>el Buitre</em>) <strong>Emilio Butragueño</strong> , al <em><strong>“Pitbull”</strong></em> <strong>Edgar Davids</strong>, passando per<strong><em> “Il Ragno Nero”</em> Lev Yashin</strong> e per <strong><em>“la Pulce”</em> Lionel Messi</strong>, la zoologia ha accolto tra le sue larghissime braccia tanti campioni indimenticabili e leggendari, esempi di classe purissima come <strong><em>“Il cigno di Utrecht”</em> Marco Van Basten</strong>, goliardici mascalzoni, come<strong> Paul <em>“Gazza”</em> Gascogne</strong>, o felini dall’ aria sorniona come <strong><em>“il Puma”</em> Emerson</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Uscendo da giungle e foreste selvagge ci prepariamo a fare visita a <strong>nobili e teste coronate</strong> provenienti da ogni parte del mondo, quindi stirate lo smoking e ripassate le buone maniere! Il primo della lista è senz’ altro <strong><em>“O Rei”</em> Pelè</strong>, che condivide il trono con altri campioni dal sangue blu come <strong><em>“L’ Imperatore”</em> Adriano</strong> e <strong><em>“L’ Ottavo re di Roma”</em> Paulo Roberto Falcao</strong>, in coabitazione con <strong>Francesco Totti</strong>, alla Romolo e Tito Tazio. I reali del calcio però sono ancora tanti: come non citare<strong><em> “Le Roi”</em> Michel Platini</strong>, <strong><em>“Il re dell’ Est”</em> Andrij Ševčenko</strong>, o sua maestà <strong><em>“Lo Zar”</em> Pietro Vierchowod</strong>? Chiudiamo il mondo nobiliare con <strong><em>“El Principe”</em> Diego Milito</strong> e<strong> i <em>“Baroni”</em> Niels Liedholm</strong> e<strong> Franco Causio</strong>, per passare ad un più variegato e meno composto mondo in cui si affollano personaggi di ogni genere. Qui, i nomignoli più o meno lusinghieri, sono la miglior espressione di quella <strong>follia buona e pulita</strong> che tanto ci fa appassionare al calcio giocato: spaziamo da<strong><em> “Psycho”</em> Stuart Pierce</strong>, al <strong><em>“Colonnello”</em> Ferenc Puskas</strong>, senza dimenticare <strong><em>“Il Pirata”</em> Yepes</strong> e il suo collega <strong><em>“Long John”</em> Giorgio Chinaglia</strong> o icone popolari come <strong><em>“The Beatle”</em> George Best</strong>, lo <strong><em>“Spice Boy”</em> David Beckham</strong>, o <strong><em>“L’ uomo ragno”</em> Walter Zenga</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">
Al di la di ogni soprannome, che sia meritato o caricaturale, ognuno di questi campioni ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio, questo sport che ci appassiona e ci attira a sé anche per quel pizzico di follia buona che tanto ci piace.</p>
<a href="http://www.torquemada.eu/2015/03/07/i-pazzi-soprannomi-del-calcio/#gallery-1998-1-slideshow">Clicca per vedere lo slideshow.</a>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Undici campioni inaspettati. Le sorprese della Serie A</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2015 14:49:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi li ha presi al fantacalcio ha fatto sicuramente degli affari. Poco considerati all&#8217;inizio della stagione o addirittura sconosciuti, questi 11 giocatori hanno stupito tutti affermandosi come e più dei (pochi) campioni della Serie A. Eh sì, perché era facile immaginare che tra i “toppleier” del campionato ci sarebbero stati i vari Tevez, Higuain, Icardi, Pogba; un po&#8217; meno scommettere su Zappacosta o Valdifiori. Consapevole che le classifiche fanno sempre discutere, ho cercato di creare una formazione coerente ed equilibrata (non tre punte e tre trequartisti, per intenderci) con quelli che all&#8217;asta di settembre del fantacalcio valevano 4 crediti o]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " lang="it-IT"><strong><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>hi li ha presi al fantacalcio ha fatto sicuramente degli affari</strong>. Poco considerati all&#8217;inizio della stagione o addirittura sconosciuti, questi 11 giocatori hanno stupito tutti affermandosi come e più dei (pochi) campioni della Serie A. Eh sì, perché era facile immaginare che tra i “toppleier” del campionato ci sarebbero stati i vari Tevez, Higuain, Icardi, Pogba; un po&#8217; meno scommettere su Zappacosta o Valdifiori.</p>
<p lang="it-IT">Consapevole che le classifiche fanno sempre discutere, <strong>ho cercato di creare una formazione coerente ed equilibrata</strong> (non tre punte e tre trequartisti, per intenderci) con quelli che all&#8217;asta di settembre del fantacalcio valevano 4 crediti o poco più e ora sono abbondantemente in doppia cifra.<strong> Fa piacere che molti di loro siano giovani e una buona metà sia italiana</strong>: buone notizie per la Nazionale?</p>
<p lang="it-IT">Per cui, detto che <strong>il modulo è un 4-3-1-2</strong> offensivo, ma non troppo, vediamo chi sono i magnifici 11:</p>
<p lang="it-IT"><strong>MARCO SPORTIELLO</strong></p>
<p lang="it-IT">In porta va il giovanissimo estremo dell&#8217;Atalanta, classe 1992. Lanciato da subito come titolare, il portierino non ha fatto rimpiangere Consigli, ceduto al Sassuolo nel mercato estivo. Prestazioni sempre positive e una media voto invidiabile: se continua così, tra qualche anno la porta della Nazionale sarà sua (Buffon permettendo).</p>
<p lang="it-IT"><strong>DAVIDE ZAPPACOSTA</strong></p>
<p lang="it-IT">Che terzino! Corre tantissimo, crossa anche di più, e ora ha pure cominciato a segnare. Non è un caso che questo ragazzo del &#8217;92, cresciuto molto grazie all&#8217;esperienza in Serie B con la maglia dell&#8217;Avellino, sia da tempo nel mirino delle grandi squadre. Vista la carenza di laterali difensivi di livello, è probabile che in estate qualcuno lo porti via da Bergamo.</p>
<p lang="it-IT"><strong>DANIELE RUGANI</strong></p>
<p lang="it-IT">Uno dei talenti più luccicanti del prodigioso Empoli di Sarri, squadra che punta forte sui giovani: lui è un classe 1994 e non va mai in panchina! Ha tutte le qualità per diventare uno dei centrali più forti della Serie A. La Juventus lo ha già preso per l&#8217;anno prossimo, un motivo ci sarà.</p>
<p lang="it-IT"><strong>ALESSIO ROMAGNOLI</strong></p>
<p lang="it-IT">Meno pubblicizzato di Rugani, è un altro giovane centrale di grande prospettiva. Se la Sampdoria sta facendo il suo migliore campionato da anni a questa parte è anche merito suo. Gioca sempre e gioca bene: la Roma, che ne possiede il cartellino, farebbe bene a tenerlo d&#8217;occhio.</p>
<p lang="it-IT"><strong>BRUNO PERES</strong></p>
<p lang="it-IT">Brasiliano classe &#8217;90, velocissimo, si fa notare da tutti con un gol strepitoso nel derby contro la Juventus, dopo una galoppata infinita. In crescita costante, è uno dei giocatori di cui il Torino non può proprio fare a meno. Ok, anche lui, come Zappacosta, è un terzino destro: faremo finta di nulla e lo metteremo dall&#8217;altra parte.</p>
<p lang="it-IT"><strong>ALLAN</strong></p>
<p lang="it-IT">Non una sorpresa assoluta il brasiliano del &#8217;91, che già l&#8217;anno scorso aveva fatto vedere qualità interessanti. Però nessuno o quasi se lo aspettava a questi livelli: nelle ultime partite ha fatto davvero il fenomeno, dominando il centrocampo. Perfetto uomo d&#8217;equilibrio, che spezza l&#8217;azione avversaria ma che sa anche far ripartire i suoi.</p>
<p lang="it-IT"><strong>MIRKO VALDIFIORI</strong></p>
<p lang="it-IT">Il regista della nostra squadra è un altro empolese. Non giovanissimo (&#8217;86), è nel pieno della sua maturità. Si è fatto le ossa in tanti anni di C e B, visto che nessuno gli ha mai regalato niente. Oggi non sbaglia una giocata.</p>
<p lang="it-IT"><strong>FELIPE ANDERSON</strong></p>
<p lang="it-IT">Molti lo avevano già bollato come “bidone”, nonostante sia solo un &#8217;93. Alla Lazio si chiedevano se i soldi, non pochi, spesi per ingaggiarlo non fossero stati buttati. E invece, dal nulla, il brasiliano ha cominciato a segnare e a far segnare: con le dovute proporzioni, in alcune situazioni sembrava di vedere Cristiano Ronaldo. Noi lo useremo a centrocampo, si dovrà sacrificare un po&#8217;.</p>
<p lang="it-IT"><strong>FRANCO VAZQUEZ</strong></p>
<p lang="it-IT">Il nostro trequartista non poteva che essere <em>El Mudo</em> (&#8217;89) del Palermo. Straordinario il suo campionato finora, con gol e assist a ripetizione. Ogni volta che tocca il pallone può inventare qualcosa di bello. Giocherà con la nostra nazionale, <em>muy bien</em>.</p>
<p lang="it-IT"><strong>PAULO DYBALA</strong></p>
<p lang="it-IT">Che dire? Questo è un fenomeno. Lo aiuta la vicinanza di Vazquez, ma le qualità dell&#8217;argentino classe &#8217;93 sono immense. Dopo un campionato anonimo in B (soli 4 gol), sboccia all&#8217;improvviso e lascia tutti a bocca aperta. Io non l&#8217;ho ancora chiusa.</p>
<p lang="it-IT"><strong>GREGOIRE DEFREL</strong></p>
<p lang="it-IT">Il Cesena retrocederà, ma guadagnerà di sicuro una bella cifra dalla cessione di questo francesino del 1991, veloce e tecnico, che sta imparando anche a segnare. Una promessa per il futuro ma anche una delle poche certezze del presente cesenate.</p>
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		<title>Le Lun’Interviste: Francesco Repice</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2015 14:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco La Luna]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; La sua voce ha accompagnato tante generazioni, tanti viaggiatori e soprattutto tante persone innamorate di quella meravigliosa trasmissione che è Tutto il Calcio Minuto per Minuto, storico programma RadioRai che, da più di cinquantacinque anni, è al servizio dei calciofili dello stivale: stiamo parlando di Francesco Repice, che si è gentilmente concesso ai nostri microfoni e che ringraziamo ancora per la disponibilità dimostrata: La sua esperienza nel mondo del giornalismo dopo tanti anni di Tutto il Calcio Minuto per Minuto. Dopo tanti anni di Tutto il Calcio si continua a stare là, e se qualcuno ancora ci ascolta bontà]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p class="first-child "><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>a sua voce ha accompagnato tante generazioni, tanti viaggiatori e soprattutto tante persone innamorate di quella meravigliosa trasmissione che è Tutto il Calcio Minuto per Minuto, storico programma RadioRai che, da più di cinquantacinque anni, è al servizio dei calciofili dello stivale: stiamo parlando di Francesco Repice, che si è gentilmente concesso ai nostri microfoni e che ringraziamo ancora per la disponibilità dimostrata:</p>
<p><b>La sua esperienza nel mondo del giornalismo dopo tanti anni di <i>Tutto il Calcio Minuto per Minuto.</i></b></p>
<p>Dopo tanti anni di <i>Tutto il Calcio</i> si continua a stare là, e se qualcuno ancora ci ascolta bontà sua, non possiamo far altro che ringraziarlo; quando avevo più o meno la tua età volevo fortemente fare questa cosa, molti mi prendevano per folle, ma con tanta abnegazione e qualche colpo di fortuna siamo arrivati dove siamo ora e non possiamo lamentarci.</p>
<p><b>Come ha trovato Cosenza rispetto all’ultima volta e quanto le manca?</b></p>
<p>Non mancavo da tantissimo, ma è sempre un’emozione immensa, poi essere premiati in un posto dove sei cresciuto, conosco Corso Telesio [il Centro Storico, ndr] gradino per gradino, sanpietrino per sanpietrino, pensare che si stava lì a giocare a pallone e trovarsi a ricevere un premio per la carriera è un’emozione considerevole.</p>
<p><b>Che emozione è stata lavorare con gente come Ciotti e Ameri?</b></p>
<p>È stata una gran paura, una gran paura di sbagliare, dire una parola più del dovuto, di non intervenire al momento giusto, non erano personaggi che te la mandavano a dire, ciò che pensavano lo dicevano, ma è stata anche una gran fortuna, stare nella stessa redazione di Sandro Ciotti è una cosa che non so quanti possano raccontare.</p>
<p><b>Un ricordo di Alfredo Provenzali, un uomo che è stato icona di <i>Tutto il Calcio.</i></b></p>
<p>La nobiltà assoluta della Radio, per modestia, umiltà, grandezza, capacità di stare al microfono, e soprattutto un mio grande amico, appassionato di pesca come me, ragion per cui i discorsi non vertevano mai né sulla professione né sul calcio, ma solo sulla nostra passione comune: un grande amico, mi manca tanto.</p>
<p><b>Purtroppo ci tocca anche parlare di calcio, almeno un po’: la Juventus sta scappando, soprattutto grazie a Pogba. Cosa pensa di questo giocatore?</b></p>
<p>Si tratta di un fenomeno, di un giocatore totale e fortissimo, purtroppo non credo resterà a Torino ma andrà al Real Madrid, ma è un discorso più generale, nessun club italiano può permettersi cifre come quelle offerte dai club esteri.</p>
<p><b>La Roma sta arrancando, come dovrebbe agire sul calciomercato?</b></p>
<p>La Roma non deve comprare nessuno, anzi ha combattutto la sfortuna perché tra i problemi di Strootman, quelli di Castan e quelli di Maicon è riuscita comunque a mantenersi in linea di galleggiamento, fino a quando si è là e si recupera qualche giocatore importante, come Keita che tornerà vista l’eliminazione tramite sorteggio del Mali dalla Coppa d’Africa, spero che la Roma risalga perché manca tanto alla piacevolezza della Serie A.</p>
<p><b>Cosa si augura per la squadra della propria città?</b></p>
<p>Non so cosa dire, perché mi sembra che tutti gli sforzi vengano vanificati da tante difficoltà che si mettono davanti al cammino di questi club, difficoltà che sono peraltro anche di natura extracalcistica, non riesco a capire come altre realtà, magari grandi come Cosenza ma site in altre regioni – Marche, Emilia, Toscana, riescano ad affrontare i massimi livelli del calcio e qui questo non accade. Non trovo la chiave di questo rebus, spero che chi di dovere riesca a farlo.</p>
<p>Ph: Maria Celeste Cupo</p>

<a href='http://www.torquemada.eu/2015/02/13/le-luninterviste-francesco-repice/repice1/'><img width="150" height="150" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/repice1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="repice1" /></a>
<a href='http://www.torquemada.eu/2015/02/13/le-luninterviste-francesco-repice/repice2/'><img width="150" height="150" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/repice2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="repice2" /></a>
<a href='http://www.torquemada.eu/2015/02/13/le-luninterviste-francesco-repice/repice3/'><img width="150" height="150" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/repice3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="repice3" /></a>

<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ma quanto era forte quel River Plate?</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2015 10:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[D&#8217;accordo, il calcio italiano è in crisi nera. La Serie A, un tempo terra promessa per campioni di ogni nazionalità, è attualmente un torneo di secondo piano in Europa: i migliori giocatori, come è normale, preferiscono altri lidi. Tuttavia, c&#8217;è chi sta molto peggio. Se guardiamo, per esempio, al declino totale del campionato argentino, possiamo forse consolarci. Fino ai primi anni 2000, la Primera División era ancora una fucina di talenti e una competizione di buon livello, poi la crisi economica ha distrutto questo patrimonio nazionale, fino a rendere il massimo campionato un torneo insignificante. Oggi i giocatori della Primera si dividono]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " lang="it-IT" style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>&#8217;accordo, <strong>il calcio italiano è in crisi nera</strong>. La Serie A, un tempo terra promessa per campioni di ogni nazionalità, è attualmente un torneo di secondo piano in Europa: i migliori giocatori, come è normale, preferiscono altri lidi.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">Tuttavia, c&#8217;è chi sta molto peggio. Se guardiamo, per esempio, al <strong>declino totale del campionato argentino</strong>, possiamo forse consolarci. Fino ai primi anni 2000, <strong>la Primera División</strong> era ancora una fucina di talenti e una competizione di buon livello, poi la crisi economica ha distrutto questo patrimonio nazionale, fino a rendere il massimo campionato un torneo insignificante. Oggi i giocatori della Primera si dividono sostanzialmente in tre categorie: 1) i giovanissimi, buttati nella mischia sempre più precocemente e pronti a scappare verso l&#8217;Europa alla prima buona offerta; 2) le vecchie glorie (a volte davvero ex-giocatori) tornate in patria per chiudere la carriera; 3) quelli che, per mancanza di qualità, non sono riusciti a fare il grande salto verso il calcio che conta.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">Ma torniamo all&#8217;età dell&#8217;oro. <strong>A metà dei gloriosi anni &#8217;90 una squadra leggendaria dominò la scena, conquistando vari titoli argentini, una Copa Libertadores e una Supercoppa Sudamericana: il River Plate</strong>. Molti rammenteranno lo scontro tra i <em>Millionarios</em> e la Juventus nella<strong> Coppa Intercontinentale del 1996</strong>, conclusosi con una faticosa vittoria dei bianconeri grazie al gol di Del Piero. Facciamo ancora un passo indietro: all&#8217;inizio degli anni Quaranta il River era una formazione altrettanto imbattibile, caratterizzata da un gioco offensivo e spregiudicato: tutti la chiamavano <em>La Máquina</em> (la macchina). Ricordando le imprese di quella squadra indimenticabile, la stampa ribattezzò il nuovo River <strong><em>La Máquinita</em></strong>. [Che meraviglia questi soprannomi: prima o poi scriverò un pezzo sui piedi magici di Juan Sebastián Verón, detto <em>La Brujita</em> (letteralmente, la streghetta), in continuità con il soprannome del padre Juan Ramón, anch&#8217;egli calciatore dell&#8217;Estudiantes de La Plata: <em>La Bruja</em>.]
<p lang="it-IT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/river-del-piero.jpg"><img class="wp-image-1598 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/river-del-piero-300x242.jpg" alt="river del piero" width="340" height="274" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify"><strong>Sotto la guida del tecnico Ramon Diaz, il club raggiunse uno dei punti più alti della sua storia a cavallo tra il 1995 e il 1997</strong>. Senza elencare gli straordinari risultati raggiunti, basterà citare i nomi di alcuni protagonisti per dare un&#8217;idea della dimensione davvero epica di quel <em>team</em>. [Ho inserito i <em>link</em> ai filmati di alcuni momenti storici: se volete apprezzare appieno questo salto nel passato, guardateli!]
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">A centrocampo i tifosi dei Millionarios potevano godersi <strong>le invenzioni del <em>Payaso</em> Pablo Aimar</strong>, giocatore dall&#8217;eleganza sopraffina che in Europa ha brillato soprattutto nel Valencia bello e sfortunato dell&#8217;<em>Hombre vertical</em> Hèctor Cúper (altro personaggio che meriterebbe ben più di un articolo). <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Mbncd86zd2c" target="_blank">Qui</a> una delle sue perle, ancora più preziosa perché realizzata nel derby contro l&#8217;odiatissimo Boca Juniors. Al suo fianco non poteva mancare un vero mastino, <strong>il cattivissimo Matías Almeyda</strong>, profeta della <em>garra</em> sudamericana (poi faceva anche dei <a href="https://www.youtube.com/watch?v=CAY4zjcWnJk" target="_blank">gol così</a>&#8230;). Profeta sia in patria sia in Italia, dove lo ricordano con piacere i tifosi del Parma e della Lazio. Sempre a metà campo devo per forza menzionare uno dei miei pallini, <strong>Marcelo Gallardo, attuale allenatore della squadra biancorossa</strong> (se volete, ecco <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dlbbyi3EqIQ" target="_blank">uno dei suoi migliori gol</a> con la maglia del River). Splendido centrocampista offensivo, partì dall&#8217;Argentina per formare una coppia micidiale con Ludovic Giuly nel grande Monaco di fine millennio.</p>
<p lang="it-IT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/river-tifo.jpg"><img class="wp-image-1599 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/river-tifo-300x203.jpg" alt="river tifo" width="341" height="231" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify"><strong>Ma era l&#8217;attacco a fare davvero impressione</strong>. Nella stagione 1995-1996 la batteria di trequartisti e punte comprendeva, in ordine sparso: <strong>il <em>Principe</em> Enzo Francescoli</strong>, leggenda del calcio uruguaiano (nonché sosia di Diego Milito), venuto a Buenos Aires a chiudere una carriera eccezionale (guardate <a href="https://www.youtube.com/watch?v=jzD_beyWs_I" target="_blank">qui</a>) ; <strong>Ariel Ortega</strong>, giocatore di classe superiore alla media ma con la carriera rovinata dall&#8217;amore per la bottiglia e da una testa troppo calda (il soprannome <em>Burrito</em>, asinello, vorrà forse dire qualcosa); <strong>Hernan Crespo</strong>, poi divenuto uno degli attaccanti più completi del calcio recente, allora appena uscito dal ricchissimo vivaio del River, come Ortega e Gallardo. Per rinfrescarvi la memoria su che razza di attaccante fosse Crespo, godetevi il suo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=2LbpdUIbgWA" target="_blank">gol </a>contro lo Sporting Cristal in Copa Libertadores. A questi campioni possiamo aggiungere anche <strong>Santiago Solari</strong>, che nell&#8217;Inter non ha lasciato grandi tracce di sé, ma che può comunque vantare una carriera di tutto rispetto, con più di cento partite giocate con la <em>camiseta</em> del Real Madrid.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">Nel 1996 il River fu costretto a cedere Crespo al Parma, lasciando un grosso buco al centro del reparto offensivo. Il <em>bomber</em>, autore di 36 gol in tre anni, venne sostituito niente meno che da <strong>Marcelo Salas</strong> (!) e <strong>Julio Ricardo Cruz</strong>, altri due fenomeni assoluti. Il primo è considerato uno dei migliori calciatori cileni della storia (qui un suo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=mJUumEdc934" target="_blank"><em>golazo</em> </a>nella Supercoppa del 1997), il secondo è sempre vivo nella memoria dei tifosi italiani per la sua efficacia anche quando entrava a partita in corso. Insomma, il River era un concentrato di talento con pochi eguali nella storia del calcio.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">Come si è intuito da questa breve divagazione romantica, <strong>anche in quegli anni i migliori giocatori argentini partivano in massa verso il calcio europeo, ma, di solito, solo dopo essersi seriamente affermati in patria</strong>. <strong>La qualità dei settori giovanili locali faceva il resto</strong>, sfornando costantemente nuove nidiate di campioni da consegnare alla storia del calcio e alla nostalgia degli appassionati. Ah, quanto era forte Gallardo&#8230;</p>
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		<title>Derby del mondo: Benfica vs Sporting Lisbona</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2015 12:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Oriani]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se andate a Lisbona dovete scegliere: siete leoni oppure aquile? No, non stiamo parlando di animali scappati dallo zoo della capitale portoghese, bensì delle due squadre che ogni anno danno vita al “derby da Capital”, cioè Sporting Lisbona e Benfica. Passeggiando per il saliscendi di vialoni alberati della città si può tentare un curioso esperimento: provate a fermare i passanti e domandare loro:” Lei tifa Benfica o Sporting?”. La risposta varierà a seconda della persona che avrete interpellato, ma è sicuro al 100% che tutti vi risponderanno con un certo sdegno bonario, come se sentire il nome della propria compagine]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>e andate a Lisbona dovete scegliere: siete leoni oppure aquile? No, non stiamo parlando di animali scappati dallo zoo della capitale portoghese, bensì delle due squadre che ogni anno danno vita al “derby da Capital”, cioè <strong>Sporting Lisbona e Benfica</strong>. Passeggiando per il saliscendi di vialoni alberati della città si può tentare un curioso esperimento: provate a fermare i passanti e domandare loro:” Lei tifa Benfica o Sporting?”. La risposta varierà a seconda della persona che avrete interpellato, ma è sicuro al 100% che tutti vi risponderanno con un certo sdegno bonario, come se sentire il nome della propria compagine associato a quello dei fastidiosi rivali fosse uno scherzo di cattivo gusto o un’ insinuazione con lo scopo di provocare. Nulla di nuovo rispetto a qualunque derby che si rispetti, ma la rivalità tra questi due team assomiglia molto a quella che può esserci tra due vicini di casa che fanno a gara per vedere chi ha il giardino o l’abitazione più bella senza risparmiarsi frecciatine e prese in giro l’ un l’ altro.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/benfica.jpg"><img class=" wp-image-1291 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/benfica-300x225.jpg" alt="benfica" width="340" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Quando i “benfiquisti” si vantano di avere <strong>la bacheca dei trofei più grande del Portogallo</strong>, i biancoverdi dello Sporting sghignazzano e tirano in ballo <strong>la maledizione che dal 1962 impedisce alle aquile di trionfare in qualsiasi competizione europea</strong>. Nel momento in cui i leoni affermano con fierezza di non essere<strong> mai scesi in serie B</strong> si sentono ricordare dai loro dirimpettai che <strong>non vincono il campionato dal 2001</strong>. Questo gioco delle parti, che va avanti più o meno intensamente tutto l’ anno, si esprime al meglio nel week end designato per la partita, quando le strade della solitamente sonnolenta Lisbona si animano e vibrano di energia trepidante tra un miscuglio di maglie Biancoverdi e Rosse. Passeggiando per le vie del centro storico infatti è perfettamente normale incrociare gruppetti di tifosi con gli uni o gli altri colori, ed è alquanto divertente osservare la gara di cori e sfottò goliardici che si verifica quando le parti avverse vengono a contatto prima di darsi pacche sulle spalle e andarsi a prendere una birra tutti insieme. Si capisce quindi come, al di la della rivalità che circonda qualunque stracittadina del mondo, questa in particolare goda di un’ atmosfera entusiasta e sportiva che non sfocia mai nell’eccesso fuori dal campo.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sporting.jpg"><img class=" wp-image-1292 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sporting-300x225.jpg" alt="sporting" width="349" height="262" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Al contrario di quanto si potrebbe pensare, l’antagonismo tra i due club oltrepassa di gran lunga i confini lusitani. Lo Sporting infatti ha sempre annoverato tra le sue fila molti giocatori provenienti dai territori d’oltremare del Portogallo. <strong>Un certo Cristiano Ronaldo vi dice niente?</strong> Il fresco Pallone d’ Oro del 2014 è stato tesserato dai biancoverdi nel 1997 appena dodicenne dopo essere stato prelevato dalla squadra della sua nativa Madeira. Anche <strong>Nani</strong>, che quest’anno è tornato a casa dopo la lunga parentesi al Manchester United, è partito da Capo Verde da bambino per poi finire nel settore giovanile dei leoni. Il Benfica invece vanta tanti fan club in quei paesi da cui ha pescato e continua tuttora a pescare campioni, come Serbia, Argentina, Paraguay e molti altri. <strong>Fabrizio Miccoli</strong> ha giocato solo due stagioni con le aquile, ma questo non gli ha impedito di entrare nel cuore degli aficionados della squadra, talmente stregati dai suoi dribbling e dai suoi gol da accostarlo a due mostri sacri del club come <strong>Eusebio e Manuel Rui Costa</strong>, giusto per non lasciare agli eterni rivali il vanto di aver avuto grandissimi giocatori.</p>
<p style="text-align: justify">Volete volare alto con le orgogliose aquile o stare in compagnia dei fieri leoni? A voi la scelta.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Si salvi chi può! (dalla Serie B)</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2015 13:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come è normale, ogni giorno fiumi di inchiostro vengono versati sul testa a testa per lo scudetto tra Juventus e Roma (scontro che, a mio parere, ha preso una piega decisiva nelle ultime giornate&#8230;) e sulla grande ammucchiata di squadre che battagliano per entrare nelle coppe europee (e qui ogni pronostico sarebbe più che azzardato). C&#8217;è invece poca attenzione sulla lotta per la salvezza, che mai come quest&#8217;anno sembra essere povera di spunti interessanti. Al termine del girone d&#8217;andata penso che ci siano elementi di giudizio sufficienti per lanciarmi in qualche previsione, sperando di non essere miseramente smentito dai fatti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " lang="it-IT" style="text-align: justify;"><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>ome è normale, ogni giorno fiumi di inchiostro vengono versati sul <strong>testa a testa per lo scudetto tra Juventus e Roma</strong> (scontro che, a mio parere, ha preso una piega decisiva nelle ultime giornate&#8230;) e sulla grande ammucchiata di squadre che battagliano per entrare nelle <strong>coppe europee</strong> (e qui ogni pronostico sarebbe più che azzardato). C&#8217;è invece <strong>poca attenzione sulla lotta per la salvezza</strong>, che mai come quest&#8217;anno sembra essere povera di spunti interessanti. Al termine del girone d&#8217;andata penso che ci siano elementi di giudizio sufficienti per lanciarmi in qualche previsione, sperando di non essere miseramente smentito dai fatti.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">Il basso livello ormai raggiunto dal campionato di Serie A ha fatto sì che la fatidica “quota salvezza” sia drasticamente scesa sotto i canonici 40 punti. <strong>Venti squadre nel massimo campionato sono decisamente troppe</strong>: ogni anno almeno un paio di compagini si dimostrano non all&#8217;altezza della categoria, finendo staccatissime da tutte le altre. Lo scorso anno il Sassuolo si è salvato racimolando la miseria di 34 punti e le proiezioni per quest&#8217;anno non fanno sperare in nulla di meglio, visto che al giro di boa la quota salvezza è ferma a soli 18 punti (quelli del Chievo quartultimo). Ecco cosa penso delle squadre che occupano le ultime posizioni in classifica, consapevole che altri club, oggi tranquilli, potrebbero rimanere invischiati in fondo al gruppo dopo qualche risultato negativo.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>CESENA</strong> (9 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">La squadra materasso del campionato. Nonostante il sostegno di un grande pubblico, il Cesena si è presentato ai nastri di partenza con un <strong>organico ampiamente inadeguato</strong> per la categoria: vani, per ora, i tentativi di rimediare in corsa, con l&#8217;ingaggio di un presunto bomber come <strong>Hugo Almeida</strong>, addirittura già ai saluti dopo una manciata di partite e zero goal. Probabilmente era svincolato per un motivo. La squadra, che ha vinto una sola partita, chiuderà all&#8217;ultimo posto. <strong>ULTIMI</strong>.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>PARMA</strong> (9 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">I gialloblu rischiano seriamente di fare un testa-coda riuscito a pochi: dal posto in <strong>Europa League</strong> conquistato sul campo la scorsa primavera, poi sfumato per questioni fiscali, alla <strong>Serie B</strong> nel giro di un anno. Ricordo solo un caso simile, quello del Chievo Verona 2006/2007: dopo lo scandalo di Calciopoli, i clivensi si ritrovarono a disputare il turno preliminare di Champions League, da cui uscirono sconfitti. Dopo l&#8217;immediata eliminazione anche in Coppa UEFA, la stagione proseguì nel peggiore dei modi, concludendosi con una inaspettata retrocessione. Il Parma di quest&#8217;anno <strong>ha pagato il disimpegno dell&#8217;ex presidente Ghirardi</strong>, disgustato dal trattamento riservatogli dalla giustizia sportiva. Ne è seguito un grande caos, tra annunci e smentite sull&#8217;acquisto della società: pare che il nuovo presidente sarà l&#8217;albanese <strong>Rezart Taçi</strong>. La dirigenza è attivissima sul mercato per cercare di porre rimedio ad una situazione ormai disperata, con soli 9 punti all&#8217;attivo (sarebbero 10, ma c&#8217;è una penalizzazione di un punto). Già messi a segno un paio di colpi in entrata (Nocerino e Gonzalez), si parla ora di operazioni di alto profilo, almeno per la situazione del Parma: nomi come Rodriguez (dall&#8217;Ateltico Madrid) e Varela (dal Porto) non lasciano indifferenti e porterebbero certamente aiuto ad una rosa poverissima di giocatori di qualità, se si esclude Cassano. La zona salvezza è distante 9 punti, lontana ma raggiungibile con una serie di risultati positivi. Tuttavia, anche tenendo conto dei tempi necessari ai nuovi per inserirsi, mi sbilancio e dico che il Parma lotterà fino all&#8217;ultimo ma non si salverà. <strong>IN B AL 99,9%</strong></p>
<p lang="it-IT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/parma-calcio.jpg"><img class="wp-image-992 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/parma-calcio-300x199.jpg" alt="parma calcio" width="329" height="218" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>CAGLIARI</strong> (16 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">Quanta confusione in terra sarda! <strong>Zeman</strong> pretende una rivoluzione in estate e rastrella molti giovani di grandi prospettive, per poi fallire miseramente. In Serie A, specie nelle zone basse della classifica, l&#8217;esperienza è indispensabile per portare a casa i risultati. Il nuovo allenatore Zola farà il possibile per salvare una squadra costruita con poco criterio. Sarà dura, anche se le squadre davanti non sono così distanti. La lotta per la salvezza non è, di solito, un mestiere per giovani: per mettere in fila i punti, sudati, necessari per restare nel massimo campionato, <strong>servono gli uomini “di mestiere”</strong>. Si è già visto un cambio di rotta in questo senso con la sostituzione del giovanissimo portiere Cragno con il più esperto Brkic. <strong>IN B AL 40%</strong></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>CHIEVO VERONA</strong> (18 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">Partenza disastrosa, ma l&#8217;avvicendamento in panchina, con l&#8217;arrivo di <strong>Rolando Maran</strong>, pare avere almeno parzialmente sistemato le cose. Qualità media dei giocatori non eccelsa e solito atteggiamento tignoso, soprattutto in casa, che permette di “rubare” un punto qua e uno là: poco spettacolare, ma spesso efficace. Come è ormai consuetudine, <strong>il Chievo lotta per la salvezza con le sue armi</strong>: personalmente, penso che ci riusciranno ancora una volta: hanno uomini che sanno come si fa. <strong>IN B AL 20%</strong></p>
<p lang="it-IT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/chievo-verona.jpg"><img class="size-medium wp-image-993 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/chievo-verona-300x225.jpg" alt="chievo verona" width="300" height="225" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>EMPOLI</strong> (19 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">Un vero miracolo sportivo. Praticamente con la stessa squadra dello scorso anno (in Serie B), l&#8217;Empoli impressiona sempre per l&#8217;<strong>organizzazione di gioco perfetta</strong>. A parte qualche eccezione, la qualità individuale dei giocatori è bassa, ma mai come in questo caso è il collettivo a fare la differenza. I pochi goal segnati sono il cruccio principale; d&#8217;altronde, è difficile aspettarsi valanghe di reti da un attacco formato da esordienti della categoria come Pucciarelli o da vecchie volpi molto stagionate come Maccarone e Tavano. Un prodigio di programmazione (l&#8217;esatto contrario del Cagliari), per di più a bassissimo costo, che meriterebbe la salvezza più di chiunque altro. <strong>IN B AL 40%</strong></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>ATALANTA</strong> (20 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">Squadra solida, come sempre, che quest&#8217;anno sta pagando la partenza del suo miglior giocatore, <strong>Bonaventura</strong>, non adeguatamente sostituito (ma a trovarne di centrocampisti così&#8230;.). Altra debolezza è la <strong>sterilità offensiva</strong>: Denis, nonostante il goal al Milan nell&#8217;ultima giornata, sembra avviato sul viale del tramonto, Boakye è ancora acerbo e Bianchi non sa più come si segna. Così è dura fare punti, ma nonostante tutto i ragazzi di Colantuono sono in perfetta media-salvezza; se dal mercato arrivasse qualche goal in più ci sarebbero i presupposti per una seconda metà di campionato molto serena. <strong>SALVI</strong></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>HELLAS VERONA</strong> (21 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>Se ne vanno i migliori talenti</strong> (Iturbe e Jorginho, ceduto a gennaio dello scorso anno) e la squadra soffre. Il presidente Setti, che ha battibeccato con l&#8217;allenatore Mandorlini lamentandosi dell&#8217;atteggiamento rinunciatario dei suoi, dovrebbe sapere che con questa rosa è difficile pensare di replicare la straordinaria stagione dell&#8217;anno scorso, quando l&#8217;allora neopromosso Verona fu una delle note più liete della Serie A. La permanenza nella massima categoria arriverà, anche perché con uno come <strong>Luca Toni</strong> in attacco non c&#8217;è niente da temere. I goal pesanti, come sempre, li farà lui. <strong>SALVI</strong></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>TORINO</strong> (22 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">La squadra che non ti aspetti. Il <strong>gravoso impegno in Europa League</strong>, affrontato con una rosa non abbastanza ampia, ha certamente tolto dei punti ai granata. Come l&#8217;Atalanta, fatica a segnare: insieme a <strong>Quagliarella</strong>, che ha interrotto la sua lunghissima pausa in fase realizzativa solo nell&#8217;ultimo match dell&#8217;andata, il miglior marcatore è il difensore centrale <strong>Glik</strong>: 5 goal a testa, per un totale di 10 sui 16 realizzati dal Toro. Si salveranno tranquillamente: ci si poteva aspettare di più, ma bisogna ricordare che in estate se ne sono andati i due migliori interpreti della scorsa stagione, Cerci e Immobile. <strong>SALVI</strong></p>
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		<title>Tifo, passione e solidarietà: conversazione con Sergio Crocco</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2014 10:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco La Luna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristo si è fermato a Eboli]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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		<description><![CDATA[Cristo si è fermato ad Eboli continua il suo viaggio nel mondo del calcio calabrese e propone un&#8217;intervista a Sergio Crocco, simbolo della “Cosenza bella”. Storico personaggio del tifo rossoblu, esempio di impegno nel sociale ed in attività umanitarie, è fondatore de “La Terra di Piero”, associazione di volontariato che opera in Italia ed in Africa, nata sulla spinta dell&#8217;esempio di Piero Romeo, altra grande figura del tifo cosentino, scomparso nel 2011. Sempre a fini benefici ha recentemente portato in scena, con grande successo, la commedia Conzativicci [Preparatevi NdR]: una rivincita letteraria dei luoghi e dei personaggi derisi e dimenticati dalla sua]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><i><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>risto si è fermato ad Eboli</i> continua il suo viaggio nel mondo del calcio calabrese e propone un&#8217;intervista a <b>Sergio Crocco</b>, simbolo della “Cosenza bella”. Storico personaggio del tifo rossoblu, <b>esempio di impegno nel sociale ed in attività umanitarie,</b> è fondatore de “<b>La Terra di Piero</b>”, associazione di volontariato che opera in Italia ed in Africa, nata sulla spinta dell&#8217;esempio di <b>Piero Romeo,</b> altra grande figura del tifo cosentino, scomparso nel 2011. Sempre a fini benefici ha recentemente portato in scena, con grande successo, la commedia <i><b>Conzativicci </b></i>[Preparatevi NdR]: una rivincita letteraria dei luoghi e dei personaggi derisi e dimenticati dalla sua città.Vi invitiamo a visitare il sito dell&#8217;associazione <a style="color: #ff0000;" href="http://africa.laterradipiero.it/">http://africa.laterradipiero.it/</a> per avere ulteriori notizie sulla loro lodevoli iniziative.<br />
<b>D: Sergio, raccontaci l’esperienza di <i>Conzativicci.</i></b><br />
<b>R: </b><i>Conzativicci</i> è stato un successo assolutamente inaspettato, ma non lo dico per falsa modestia, ma perché effettivamente è stato così :avevamo programmato solo due date (21 e 28 dicembre), invece siamo stati benevolmente “costretti” a fare 19 repliche, e ancora non sappiamo come andrà a finire perché abbiamo intenzione di replicare a Perugia, Bologna ed in Canada, e questa è un po’ l’avventura che mi intriga di più. È stata una storia bellissima, un piccolo delirio collettivo da parte di tutta la città che ha fatto enormemente piacere sia a me che ne sono l’autore sia a tutti gli altri ragazzi che hanno partecipato, perché ci sono state prove al freddo, in condizioni igieniche non ottimali, ma l’abbiamo fatto con grande cuore perché il nostro fine ultimo sono i progetti della terra di Piero.<br />
<b>D: La Terra di Piero: com’è nata?</b><br />
<b>R: </b>La Terra di Piero nasce purtroppo da un evento tragico, cioè la morte di Piero Romeo: lo stesso giorno ho pensato di costituire un’associazione che avrebbe ricordato Piero ma non con una via o con meri ricordi, ma dando continuità alla sua opera, ovvero l’aiuto alle fasce più deboli della popolazione, sia cosentina che africana: abbiamo iniziato con un pozzo nella Repubblica Centrafricana, poi due asili sempre nella stessa nazione, ci siamo dovuti fermare e ci siamo concentrati sia sul Progetto del Parco Piero Romeo per bambini disabili che sul Madagascar.<br />
<b>D: A proposito di questi due ultimi progetti?</b><br />
<b>R:</b> Per quanto riguarda il Parco abbiamo risolto tutti i problemi burocratici e non è stato facile, perché è una giungla, abbiamo dovuto essere come si dice a Cosenza “zicche” (assillanti NdR) ma alla fine ce l’abbiamo fatta: la gara per spianare tutta la zona dove sarà collocato il parco sarà il 16 Dicembre per cui noi crediamo che per Febbraio dovrebbero iniziare i lavori veri e propri. In Madagascar invece, con grande lavoro e sacrificio siamo riusciti ad aprire una scuola adesso frequentata da 64 bambini, contiamo di arrivare ad 80 e fermarci perché la struttura non reggerebbe; è situata in una favela alle porte di Antananarivo che è la Capitale dello Stato africano: questi bambini già stanno studiando ad hoc con il materiale didattico che abbiamo portato da Cosenza e mangiano due o tre volte la settimana. Contiamo di farli mangiare tutti i giorni; dopodiché vorremmo aprire una scuola di cucito per le ragazze, non ci vuole moltissimo a livello economico ma non sarà neanche facile perché lì manca tutto, dall’elettricità all’acqua corrente.<br />
<b>D: Quanto è accaduto recentemente in Spagna tra i fascisti del Fruente Atletico ed i comunisti del Depor è stato riportato come un banale scontro tra tifosi, peccato che sia costato la vita ad un tifoso del Deportivo&#8230;</b><br />
<b>R:</b> Io per mia scelta non credo a nulla di ciò che dicono i media italiani, so benissimo come trattano e confezionano le notizie. Dall’altro lato però non conosco bene la situazione spagnola, so le fazioni ma non tutto il resto, posso però dire che non solo quelli del Frente Atletico ma i fascisti di per sé non sono nuovi a questo tipo di situazioni; li conosciamo bene: la stampa italiana è quella che è da sempre, ci superano anche il Burundi e forse anche il Madagascar [ride, ndr].<br />
<b>D: La tua esperienza in Curva&#8230;</b><br />
<b>R: </b>Sono entrato in Curva quando avevo 12 anni, nel ’78, arrivavo dal Primo Lotto di Via Popilia, seguivo i più grandi che in realtà avevano 15/16 anni, sono entrato lì per la passione sfrenata che mi ha trasmesso papà per il Cosenza e lì ho trovato il 90% delle mie amicizie, il restante 10% sul fronte politico, cosa che molte volte vi si incastrava. In Curva ho passato 33 anni della mia vita, non rinnego neanche il momento in cui ne sono uscito, perché è una cosa che fa parte del gioco. Ora la mia Curva è il Settore Disabili dello Stadio San Vito, credo sia il posto più umano di tutta la città, non solo dello Stadio. La Curva è stata mia sorella, mia madre, mia moglie, figurarsi che le due donne che ho sposato le ho conosciute lì e già questo dovrebbe far capire cosa provo per la Curva; anche adesso che non la frequento sarà un amore incondizionato che mi porterò fino alla tomba.<br />
<b>D: Mentalità Ultras: cos’è?</b><br />
<b>R:</b> La parola mentalità associata agli Ultras è una bestemmia, perché è stato un modo per molta gente di fare soldi con le Curve; amo invece la parola rispetto: rispetto per i propri compagni, per la propria squadra del cuore, anche per la squadra avversaria. Se si riuscisse davvero a bypassare questo termine sarebbero inglobate tutte le altre parole, compresa la mentalità intesa in senso buono: se riuscissimo a rispettare noi stessi e gli altri riusciremo a migliorare la situazione; non dico ad uscirne, perché a mio parere, purtroppo, con le restrizioni presenti i movimenti Ultras rischiano di avere vita breve: non è pensabile andare in trasferta e prendere un Daspo per un coro contro la Polizia, ma intanto qui sta succedendo.<br />
<b>D: Cos’è la “Cosenza bella” della quale parli sempre?</b><br />
<b>R: </b>Dico sempre che ci sono due Cosenza: una che trama nelle stanze del potere, e lo fa per fare arrestare Padre Fedele, Claudio Dionesalvi o i ragazzi dei NoGlobal; e una gran bella Cosenza, quella che viene ai nostri spettacoli ma non solo, anche i ragazzi dei Centri Sociali e tutti quelli che si adoperano per costruire ogni giorno una città migliore. La Cosenza dei salotti regionali? Non la commento, sarei non dico blasfemo ma scostumato, ma so già che sono persone di potere che penseranno al loro orticello e di noi se ne strafregheranno.</p>
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		<title>Sotto l&#8217;albero della Serie A</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Dec 2014 14:42:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Oriani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>
		<category><![CDATA[Serie A]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest’anno siamo arrivati a quel fatidico periodo in cui le città si riempiono di luci, le vetrine dei negozi mettono in mostra le migliori merci, la gente va in esaurimento nervoso cercando di abbinare un regalo a ciascuno dei suoi cari e i marmocchi strepitano per avere il più recente e costosissimo giocattolo. Ma questa mattina, cosa hanno trovato, o avrebbero tanto voluto trovare, le squadre di Serie A sotto l’ albero? ATALANTA: Un paio di scarpe con tacco da 12 centimetri per non far sembrare Maxi Moralez un elfo di Babbo Natale. CAGLIARI: un  bel colabrodo per ricordare le]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>nche quest’anno siamo arrivati a quel fatidico periodo in cui le città si riempiono di luci, le vetrine dei negozi mettono in mostra le migliori merci, la gente va in esaurimento nervoso cercando di abbinare un regalo a ciascuno dei suoi cari e i marmocchi strepitano per avere il più recente e costosissimo giocattolo. <b>Ma questa mattina, cosa hanno trovato, o avrebbero tanto voluto trovare, le squadre di Serie A sotto l’ albero?</b><br />
<b>ATALANTA</b>: Un <b>paio di scarpe con tacco</b> da 12 centimetri per non far sembrare Maxi Moralez un elfo di Babbo Natale.<br />
<b>CAGLIARI</b>: un  bel <b>colabrodo</b> per ricordare le performance della difesa nella recente gestione Zeman.<br />
<b>CESENA</b>: un <b>lucchetto</b> per provare a blindare il catenaccio anni ‘60 che va in campo ogni partita.<br />
<b>CHIEVO</b>: quattro <b>pali da lap dance</b>, così Paloschi avrebbe un sostegno più stabile della bandierina quando esulta.<br />
<b>EMPOLI</b>: una <b>confezione XXL di Lego</b>, per ingrandire lo stadio, e un <b>deambulatore</b> per Tavano.<br />
<b>FIORENTINA</b>: una copia di <b>FIFA 15</b>, in cui gli attaccanti viola riescano a giocare almeno due partite consecutive senza infortunarsi e stare lontani dal campo per 6 mesi.<br />
<b>GENOA</b>: una <b>cassaforte</b> per rinchiudere tutti gli oggetti contundenti che Preziosi potrebbe usare nel prossimo derby della lanterna contro il blucerchiato Ferrero.<br />
<b>HELLAS</b>: una collezione di <b>fossili del British Museum</b> per procurare a Toni la compagnia di qualche coetaneo.<br />
<b>INTER</b>: un <b>disco di musica popolare serba</b> che Vidic ascolterà a tutto volume prima di ogni partita per trovare la carica, evitando così di scendere in campo con il vigore di un’ ottantenne.<br />
<b>JUVENTUS</b>: un pacco a <b>sorpresa</b> dal quale schizzerà fuori Tevez urlando “BUH!”, cosa che causerà numerosi svenimenti dalle parti di Vinovo.<br />
<b>LAZIO</b>: un <b>dizionario di latino</b>, in modo che Lotito possa controllare il latino delle citazioni prima di riferirle.<br />
<b>MILAN</b>: Fernando <b>Torres</b>, perché il Nino visto fino adesso può andar bene giusto per il presepe vivente.<br />
<b>NAPOLI</b>: un <b>bavaglio</b>, per impedire a Benitez di lasciare a digiuno il resto dell&#8217;organico al banchetto di Natale.<br />
<b>PALERMO</b>: <b>caffè&amp;redbull</b>, ché uno Zamparini così calmo non lo si vedeva dalla sua prima comunione!<br />
<b>PARMA</b>: Vodka, tanta Vodka, <b>tantissima Vodka</b>, merito della nuova proprietà Russo-(Cipriota, purtroppo però non ho idea di cosa potrebbero portare in dono dei ciprioti).<br />
<b>ROMA</b>: il famoso <b>nuovo stadio</b> di cui si parla da tempo immemore, visto che Totti vorrebbe giocarci prima di avere 65 anni.<br />
<b>SAMPDORIA</b>: una <b>cassa di champagne</b> e una <b>telecamera</b>. La prima per Ferrero, mentre con la seconda Mihailovic può riprendere il presidente e spedire il filmino a Paperissima.<br />
<b>SASSUOLO</b>: un <b>kalashnikov</b> per Zaza, che abbinato alla barba completerebbe il costume da aspirante volontario nell’armata dell&#8217;ISIS.<br />
<b>TORINO</b>: un <b>abito da pirata</b> per Ventura, che vestito da Jack Sparrow non darebbe nell’occhio quando rivolgendosi a qualcuno passa il pollice sulla gola.<b>UDINESE</b>: la <b>macchina del tempo di “Ritorno al Futuro”</b> per riportarsi dal passato un Totò Di Natale più giovane di 10 anni e poterlo rivendere ricavando l’ennesima, mostruosa, plusvalenza.</b></p>
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		<title>Cristo si è fermato ad Eboli</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 18:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Leta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristo si è fermato a Eboli]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Calcetto]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio Amatoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>

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		<description><![CDATA[Manuale di sopravvivenza al calcio amatoriale calabrese Che idea avete del calcio? Ricordate, forse, le partite trasmesse in tv? Quei prati all&#8217;inglese rasati al millimetro falcati dai calciatori che, col loro fisico, fanno innamorare generazioni di ragazzine e fanno finire anche i bronzi di Riace dallo psicologo? Non c&#8217;entrano niente col calcio amatoriale calabrese. L&#8217;unica somiglianza sta nei nomi delle squadre. Ogni categoria, dalla Lega Dilettanti ai tornei intercondominiali presenta almeno tredici Real, sedici Manchester e qualche Inter. A ciò si aggiungono tante squadre con nomi desunti dalla classicità latina o greca; perciò, per chi non conosce la materia, leggere]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="CENTER"><strong><span style="font-size: large;"><span title="M" class="cap"><span>M</span></span>anuale di sopravvivenza al calcio amatoriale calabrese</span></strong></p>
<p>Che idea avete del calcio? Ricordate, forse, le partite trasmesse in tv? Quei prati all&#8217;inglese rasati al millimetro falcati dai calciatori che, col loro fisico, fanno innamorare generazioni di ragazzine e fanno finire anche i bronzi di Riace dallo psicologo? Non c&#8217;entrano niente col calcio amatoriale calabrese.</p>
<p>L&#8217;unica somiglianza sta nei nomi delle squadre. Ogni categoria, dalla Lega Dilettanti ai tornei intercondominiali presenta almeno tredici Real, sedici Manchester e qualche Inter. A ciò si aggiungono tante squadre con nomi desunti dalla classicità latina o greca; perciò, per chi non conosce la materia, leggere il calendario di uno a caso di questi campionati, produce la sensazione di essere catapultati in un continuo All-star Game della Storia, in cui le varie civiltà sembrano confrontarsi per un predominio eterno e scolpito nel marmo. Ma la realtà? Qual è?</p>
<p>In questa rubrica cercheremo di scandagliare il composito universo d&#8217; “u pallune”, dal calcetto amatoriale del Giovedì Sera in città alle squadre dei paesini, vedremo i tornei parrocchiali, esploreremo il subconscio dei calciatori e riesumeremo le scene tipiche, le formule, gli eroi e gli antieroi; cercheremo, insomma, di svelare il poema epico che ruota attorno ad una palla che rotola.</p>
<p>Questo perché, in fondo, il calcio è l&#8217;ultimo fatto sociale della nostra epoca, l&#8217;ultimo grande evento che tiene assieme le persone. Tutti, infatti, hanno un&#8217;opinione -tendenzialmente critica- ed un ricordo eroico-tendenzialmente falso- legato alla squadra locale, anche se molti non ne conosco il nome; ma in questo continuo processo di mitopoiesi e di costruzione dell&#8217;immaginario si creano delle icone memorabili, come il portiere di riserva, altrimenti detto “il dodicesimo”.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Cristo-sè-fermato-a-Eboli-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-391 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Cristo-sè-fermato-a-Eboli-2-300x256.jpg" alt="Cristo s'è fermato a Eboli 2" width="300" height="256" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si tratta di una figura che, col mondo del calcio e più in generale con il mondo dello sport ha ben poco a che fare, ma nonostante ciò, ogni squadra si preoccupa di averne almeno uno. Lo si riconosce sin dall&#8217;aspetto fisico: nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un personaggio visibilmente fuori forma, la cui pancia non è stata del tutto esplorata, ma, a quello che ci risulta la Nasa sta per lanciare una serie di sonde che andranno mappare il 40% di questi cimiteri di tortellini e sacrari di birrette. Riuscirete a fargli goal molto facilmente, basta solo tirare basso anche se la palla si muoverà più lentamente di un bradipo in fase Rem. Lui allora vi dirà che dieci anni fa e venti chili fa avrebbe preso tranquillamente quel tiro, ma voi non credeteci: l&#8217;obesità non è la causa del portiere scarso, ma tendenzialmente ne è la scusa. In verità, molti di loro già alla nascita superavano il quintale e dieci anni prima erano ancora più grandi e mangiavano l&#8217;intero cast di Jurassic Park come aperitivo. Gli altri, invece, pur se magri, non avevano la più pallida idea di cosa dovesse fare un portiere, e allora sono ingrassati per poter trovare una loro scusante alla loro incapacità. Allora, 10 anni dopo, con una lunga e appassionata storia d&#8217;amore col Big Mac sulle spalle e davanti le spalle, sono diventati grassi ed hanno finalmente occultato le loro incapacità tecniche.</p>
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