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	<title>Torquemada &#187; Lifestyle</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Ah, la tauromachia&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2016 01:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando ho cominciato il mio soggiorno di ricerca in Spagna, ho avuto la curiosità di vedere dal vivo una corrida de toros, spettacolo iconico della tradizione culturale iberica, e ovviamente sotto attacco da parte dei soliti progressisti, cosa che non può che predispormi favorevolmente. Il mio interesse si era accresciuto dopo aver visitato la famosa Plaza de Toros di Las Ventas a Madrid, con l’annesso Museo Taurino. Dal mio arrivo a metà ottobre, pochi giorni dopo la chiusura della stagione, ho dovuto attendere fino alla fine di gennaio. La stagione è aperta dalla Feria de San Blás nel paesino]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a quando ho cominciato il mio soggiorno di ricerca in Spagna, ho avuto la curiosità di vedere dal vivo una <em>corrida de toros</em>, spettacolo iconico della tradizione culturale iberica, e ovviamente sotto attacco da parte dei soliti progressisti, cosa che non può che predispormi favorevolmente. Il mio interesse si era accresciuto dopo aver visitato la famosa Plaza de Toros di Las Ventas a Madrid, con l’annesso Museo Taurino. Dal mio arrivo a metà ottobre, pochi giorni dopo la chiusura della stagione, ho dovuto attendere fino alla fine di gennaio.</p>
<p style="text-align: justify">La stagione è aperta dalla Feria de San Blás nel paesino di Ajalvir, arroccato sulle brulle colline che sovrastano l’aeroporto di Madrid e separano la città da Guadalajara, subito dopo Paracuellos, nota per il massacro commesso dai Repubblicani nel novembre 1936 sulle rive del Río Jarama. Ho scelto lo spettacolo di sabato, i cui <em>toreadores</em> – da una veloce ricerca su internet – mi parevano più esperti, e acquistato il biglietto via internet attraverso un’agenzia specializzata (30 €). Col senno di poi, mi sarebbe convenuto acquistare sul posto, il giorno stesso, l’abbonamento a entrambi gli spettacoli (35 €). Ho raggiunto il paesello in taxi, data la scarsa frequenza dei mezzi pubblici nel fine settimana, ma con largo anticipo. Sulla piazza principale, dominata dalla chiesa e dal <em>ayuntamiento</em>, la popolazione affollava gli unici due bar.</p>
<div id="attachment_3061" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/005-5.jpg"><img class="wp-image-3061 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/005-5-300x185.jpg" alt="005-5" width="300" height="185" /></a><p class="wp-caption-text">La Plaza de Toros di Las Ventas a Madrid durante la corrida di San Isidro.</p></div>
<p style="text-align: justify">A poche centinaia di metri, ho raggiunto la <em>plaza de toros</em>, ai limiti dell’abitato. Ho ritirato il mio biglietto e sono entrato con una mezz’ora d’anticipo, mentre gli inservienti stavano ancora compiendo i preparativi. L’arena, di quarta categoria, è una struttura molto semplice in legno e metallo. Le sei gradinate circolari del <em>tendido</em> si affacciano direttamente sul <em>ruedo</em> centrale, separato da uno stretto corridoio di servizio (<em>callejón</em>). Ho preso quindi il posto migliore: la <em>barrera</em>, ossia la gradinata più interna subito dietro al <em>callejón</em>, del lato all’ombra, di fronte alla <em>puerta de los toriles</em>, da cui entrano i tori. Buona parte dell’azione cruciale si sarebbe svolta in questa parte dell’arena.</p>
<p style="text-align: justify">Naturalmente, avevo un minimo di conoscenza preliminare dello spettacolo. Oltre alla visita a Las Ventas, avevo memorizzato i fondamenti del rituale. Non sono certo come quel vecchio che, due gradinate dietro di me, si vantava di aver visto un migliaio di corride, e sono sicuro che gli intenditori che si accapigliano sulle virtù di questo o quel torero conoscono ogni singolo tecnicismo della tauromachia, ma, nel mio piccolo, resto in grado di distinguere la <em>muleta</em> dalla <em>capote</em>, benché i singoli passi di questa danza letale mi siano ancora piuttosto oscuri.</p>
<p style="text-align: justify">S’inizia con il <em>paseíllo</em>, la sfilata aperta dai due <em>alguaciles</em> a cavallo, e poi in rigoroso ordine di importanza e anzianità, i tre <em>matadores</em>, i nove <em>banderilleros</em> (in tre <em>cuadrillas</em>) e i sei <em>picadores</em>, a cavallo, a chiudere gli inservienti, <em>mozos</em> e <em>areneros</em>, e infine le mule. Una piccola banda musicale, dalle gradinate, provvede a scandire le fasi a suon di musica.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo questa presentazione al pubblico, tocca al primo torero, il mancego Victor Puerto. L’emozione è grande quando il primo toro, un bestione da mezza tonnellata, esce di corsa dalla porta opposta. Nella prima fase, il <em>tercio de varas</em>, il <em>matador</em> affronta con la <em>capote</em>, panno rosa semirigido, l’animale, saggiandone l’aggressività e i movimenti (<em>suerte de capote</em>). Poi entra in gioco il <em>picador</em> che lo affronta a cavallo, infilzandolo con una lancia tra la nuca e le spalle, in modo da indebolirlo. Il toro si lancia con tutta la sua forza contro il cavaliere, cercando di disarcionarlo. Dagli anni ’20, il cavallo è protetto da una gualdrappa imbottita, per evitare di essere ferito mortalmente dalle corna del toro.</p>
<div id="attachment_3058" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-3058 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12651311_121408191576216_3601386658225269281_n-300x225.jpg" alt="12651311_121408191576216_3601386658225269281_n" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Un &#8220;picador&#8221; alle prese col toro</p></div>
<p style="text-align: justify">L’animale comincia a perdere sangue, i suoi movimenti sono più lenti. È l’ora del <em>tercio de banderillas</em>: i tre <em>banderilleros</em> appunto si avvicinano, uno dopo l’altro, al toro, per conficcargli nelle spalle ciascuno due <em>banderillas</em> (stecche di legno adornate di frange di carta colorata e culminanti in uncino metallico). Il bovino si ravviva, cerca di inseguire i suoi tormentatori, ed è pronto per l’ultima fase: <em>il tercio de la muerte</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Resta solo con il <em>matador</em>, armato di spada e <em>muleta</em> (il panno rosso). Questi mostra la sua bravura, sfidando l’animale ferito, finché non decide che è maturo per la stoccata finale. Il suo tempo a disposizione è limitato: 5’ prolungabili a 10’ ed eccezionalmente a 12’, su segnale (<em>aviso</em>) del presidente. Il colpo mortale è inferto presso la spalla, al fine di recidere l’aorta e portare alla morte pressoché immediata dell’animale. Nei fatti, è spesso necessaria più di una stoccata, e il toro abbattuto al suolo, è finito da un inserviente con un colpo di stiletto alla nuca. Il trio di mule provvede poi a trascinare fuori l’animale, da una porta apposita.</p>
<div id="attachment_3059" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12647497_121408101576225_8716400832995334557_n.jpg"><img class="wp-image-3059 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12647497_121408101576225_8716400832995334557_n-300x225.jpg" alt="12647497_121408101576225_8716400832995334557_n" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">le mule</p></div>
<p style="text-align: justify">In circa due ore e mezza, ho visto i tre <em>matadores</em> alternarsi con sei tori. L’abilità del <em>torero</em> è fondamentale, specialmente per sapersi adattare al differente comportamento del toro. Allorché questo è meno aggressivo, egli si fa più audace, arrivando a sfiorare le corna, voltando le spalle all’animale, macchiando il costume elaborato di sangue bovino. La differenza è stata spesso evidente anche a uno spettatore esordiente come me. Ad esempio, al suo secondo toro, Puerto ha dovuto infilzare la spada ben cinque volte, prima che finalmente restasse conficcata in profondità. Viceversa, Octavio Chacón (il terzo) ha piantato la lama fino all’elsa al primo colpo.</p>
<p style="text-align: justify">Anche la <em>bravura</em> (aggressività) del toro è importante. In generale, i commentatori sono stati poco soddisfatti dalla qualità dei tori (Ganadería Soto de la Fuente). Il terzo e il quarto sono stati visibilmente meno feroci, il sesto, addirittura, complice una capriola sulle proprie corna al primo <em>tercio</em>, ha destato le proteste del pubblico per la sua apparente passività, prima di riprendere vivacità. Io, onestamente, ho tifato anche per il toro, non per animalismo (morbo dal quale sono del tutto immune), ma per senso di sportività. Però è evidente che se la <em>corrida</em> fosse più paritaria, dunque più pericolosa, le polemiche sarebbero anche superiori.</p>
<p style="text-align: justify">In ogni caso, è indubbiamente impressionante vedere da vicino la sofferenza del toro di fronte alla morte. Vero è però che la loro sorte è nettamente migliore di quella delle bestie d’allevamento. Per quattro anni, i <em>toros de lidia</em> vivono all’aria aperta con tutti gli agi. Nell’arena affrontano una morte eroica, in combattimento, con la possibilità di conquistarsi, con il proprio valore, la grazia, e trascorrere il resto dei propri giorni come toro da monta. Troppo pericoloso sarebbe, del resto, un sopravvissuto, esperto ormai delle astuzie del <em>torero</em>.</p>
<div id="attachment_3057" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12645025_121409028242799_93881354481659005_n.jpg"><img class="wp-image-3057 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12645025_121409028242799_93881354481659005_n-300x225.jpg" alt="12645025_121409028242799_93881354481659005_n" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Matador con spada e muleta</p></div>
<p style="text-align: justify">La folla, composta perlopiù da anziani e famiglie, con numerosi bambini, riempiva oltre tre quarti dell’arena (circa 2500 persone) e partecipava festosamente all’evento, sventolando i fazzoletti per chiedere il trionfo per i <em>toreadores</em> che avevano mostrato il proprio valore. Victor Janeiro (il secondo) ha ottenuto un trionfo (entrambe le orecchie) al secondo toro, mentre Octavio Chacón ha ottenuto due orecchie e una orecchia (terzo e sesto toro, rispettivamente). Le appendici dell’animale sono state esibite davanti alla folla festante e poi lanciate sulle gradinate agli ammiratori. I due vincitori, entrambi di Cadice, sono usciti per la <em>puerta grande</em>, portati sulle spalle (<em>a hombros</em>) dagli spettatori.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, posso dire che ne è valsa la pena e che il mio pre-giudizio positivo sulla tauromachia ha trovato sostanziale conferma. Non ne sono rimasto follemente entusiasta, ma resta una parte importante del patrimonio culturale del popolo spagnolo. Una festa che affonda le sua radici in tradizioni millenarie e mette l’uomo a contatto con la realtà della morte conserva una forte carica formativa e antimoderna, al di là delle inevitabili commercializzazioni. Per questo, sono ancora più convinto che vada difesa a spada tratta contro l’abolizionismo animalista di matrice chiaramente progressista e sovversiva.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Le fotografie numero 2, 3 e 4, nonché quella in copertina sono state scattate dall&#8217;Autore del presente articolo in occasione della corrida recensita.</em></p>
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		<title>Ricordatevi che dovete morire, o almeno, dei defunti</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2015 00:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Roselli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pensavo ad oggi, alla Solennità dei Defunti, festa di precetto della Chiesa cattolica dimenticata e ignorata (vi basti pensare che in Università Cattolica oggi si sono tenute normalmente lezioni) come tante, forse come troppe. E proprio oggi mi è capitata sotto gli occhi una storia raccapricciante: quella di Joyce Carol Vincent. Questa ragazza britannica, per una serie di ragioni di diverso ordine, scelse di staccare ogni filo diretto con il mondo circostante. Contatti recisi con familiari, amici d&#8217;infanzia, colleghi, ex-fidanzati, vicini di casa. Dopo essersi licenziata, Joyce abbandonò il centro di recupero per maltrattamenti in cui pernottava e iniziò a]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>ensavo ad oggi, alla <strong>Solennità dei Defunti, festa di precetto della Chiesa cattolica dimenticata e ignorata</strong> (vi basti pensare che in Università Cattolica oggi si sono tenute normalmente lezioni) come tante, forse come troppe.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>E proprio oggi mi è capitata sotto gli occhi una storia raccapricciante: quella di Joyce Carol Vincent.</strong> Questa ragazza britannica, per una serie di ragioni di diverso ordine, scelse di staccare ogni filo diretto con il mondo circostante.<br />
Contatti recisi con familiari, amici d&#8217;infanzia, colleghi, ex-fidanzati, vicini di casa. Dopo essersi licenziata, Joyce abbandonò il centro di recupero per maltrattamenti in cui pernottava e iniziò a spostarsi di giorno in giorno in un appartamento diverso della periferia di Londra.<br />
<strong>Nel 2003, in un pomeriggio di dicembre, dopo aver acquistato qualche regalo di Natale forse per i genitori con cui avrebbe voluto di nuovo scambiare una parola, Joyce inaspettatamente spirò</strong>, si ritiene per una complicazione dell&#8217;asma di cui soffriva da tempo. La televisione di fronte a lei rimase accesa, come il riscaldamento e l&#8217;elettricità pagata dall&#8217;assistenza sociale. Tutto in quella casa rimase tragicamente fermo mentre le spoglie della ragazza marcivano per settimane.<br />
Nessuno si accorse di quel corpo senza vita in quella casa di seconda mano nei cui pressi si spacciava droga e dove il rumore dell&#8217;apparecchio televisivo si mischiava al fragore degli schiamazzi notturni di qualche balordo.</p>
<p style="text-align: justify">Soltanto a festività natalizie concluse qualcuno si accorse dei resti di Joyce; peccato che i Natali trascorsi fossero due.<br />
<strong>Il 25 gennaio 2006 gli ufficiali esecutori dello sfratto buttarono giù la porta della casa, e trovarono il macilento scheletro di Joyce rivolto verso un tappabuchi pomeridiano di un canale tv trasmesso senza sosta da oltre due anni.</strong></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/12112067_10207779144258119_7493728875798365909_n.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2953" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/12112067_10207779144258119_7493728875798365909_n-300x187.jpg" alt="12112067_10207779144258119_7493728875798365909_n" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Vedete, la storia di Joyce non è poi così diversa da quella di tutti noi: ciascuno muore da solo</strong>, che sia il padre mentre stringe sempre più flebilmente le mani del figlio, il fante d&#8217;Italia che agonizza dopo un futile assalto alla trincea durante la Grande Guerra e persino il Re nel cordoglio della sua intera corte. Nulla può impedire il sopraggiungere di questo evento, nessuna gloria, piacere prolungato, o onore può impedire quel rantolare che precede l&#8217;ultimo respiro. <strong>E parliamoci chiaro, non vi è alcuna dignità nel morire e nemmeno un senso proprio nell&#8217;aver vissuto per tramutarsi in un banchetto di vermi.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Vi è solo una cosa che può giustificare la Morte: la sua dirompente sconfitta avvenuta in un sepolcro della Palestina.</strong> Ed è questo, credetemi, l&#8217;unico pensiero che mi libera dall&#8217;angoscia suscitatami dalla storia di Joyce Vincent.<br />
La consapevolezza, la Fede contro ogni certezza empirica che, parafrasando Sant&#8217;Agostino, il milite ignoto caduto nell&#8217;Isonzo, il vecchio abbandonato in un ospizio, il senzatetto che ha lasciato questa vita nella fredda stazione di New York e la stessa Joyce deceduta nella dimenticanza totale di una società che erge l&#8217;Individuo ad assoluto ma la persona a zero, guarda con i suoi occhi pieni di Gloria i nostri pieni di lacrime.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>A tutti i fratelli defunti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right"><em><strong>Lorenzo Roselli, </strong></em><em>lo ieromonaco</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>I Processori MediaTek presentati al MWC</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2015 14:28:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Staffa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Mobile World Congress di Barcellona una delle novità più interessanti è stata la dichiarazione di intenti di Mediatek, che con i suoi processori vuole contrastare in maniera netta Qualcomm e gli Exynos di Samsung. Se la sfida negli anni precedenti è stata sui prezzi, da quest&#8217;anno, con la nuova linea di processori Helio, la sfida si incentra su prestazioni e feature innovative. Innanzitutto avremo la possibiltà di fare lo SlowMotion in risoluzione FullHD registrando a 480 FPS, riuscendo quindi a raddoppiare gli FPS rispetto alla funzione Moviola di iPhone 6, che registra a 240FPS, giusto per citare uno fra concorrenti. Altra]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>l <strong>Mobile World Congress</strong> di <strong>Barcellona</strong> una delle novità più interessanti è stata la dichiarazione di intenti di <strong>Mediatek</strong>, che con i suoi <strong>processori</strong> vuole contrastare in maniera netta <strong>Qualcomm</strong> e gli <strong>Exynos</strong> di <strong>Samsung</strong>.<br />
<strong>Se la sfida negli anni precedenti è stata sui prezzi, da quest&#8217;anno, con la nuova linea di processori Helio, la sfida si incentra su prestazioni e <em>feature</em> innovative.</strong></p>
<div style="width: 656px" class="wp-caption aligncenter"><img src="http://i.imgur.com/HR0amRi.jpg" alt="HR0amRi" width="646" height="284" /><p class="wp-caption-text">Processore MediaTek</p></div>
<p style="text-align: justify">Innanzitutto avremo la possibiltà di fare lo <strong>SlowMotion in risoluzione FullHD registrando a 480 FPS</strong>, riuscendo quindi a raddoppiare gli FPS rispetto alla funzione Moviola di iPhone 6, che registra a 240FPS, giusto per citare uno fra concorrenti. Altra funzione sempre per quanto riguarda la parte fotografica è l&#8217;<strong>Istant Focus</strong>, che, come si può intuire, permette una messa a fuoco molto più veloce rispetto ai competitor (È stato messo a confronto un sample con il Samsung Note 4, sarebbe stato interessante, invece, un confronto con l&#8217;LG G3, che usa la messa a fuoco tramite laser).<br />
<strong>Le novità riguardano anche i display</strong>, poiché questi processori permettono l&#8217;utilizzo di display a <strong>120Hz</strong>, cioè il doppio rispetto ai 60Hz attuali. Il <em>refresh rate</em> più alto, ci offrirà maggiore fedeltà, ad esempio, nelle panoramiche sulle mappe o nello <em>scrolling</em> di siti internet. Nello stesso ambito, Mediatek ha presentato due nuove tecnologie: <strong>Miravision ClearMotion</strong> e <strong>Miravision Picture Quality</strong>.<br />
ClearMotion permette di visualizzare contenuti multimediali sui dispositivi mobili a 60fps veri, mentre, solitamente, il numero di fps è 30 che dopo il processo di interpolazione vengono raddoppiati, presentando però una qualità minore proprio a causa dell&#8217;interpolazione. Invece Miravision Picture Quality permette di migliorare la riproduzione delle fotografie  sul display mostrando un contrasto ed una qualità nettamente maggiori.<br />
Nella linea Helio troviamo poi due distinzioni. Avremo la <strong>serie X (Xtreme)</strong> e la <strong>serie P (Performance)</strong>. Gli apparecchi della prima serie chiaramente saranno votati al massimo delle prestazioni, soprattutto in ambito multimediale, mentre i secondi cercheranno la chiave di volta per il perfetto bilanciamento di consumi e prestazioni.<br />
Perciò, quest&#8217;ultima metà del 2015 si prefigura in ascesa per Mediatek, che potrebbe dare non pochi problemi a Qualcomm che con il suo 810 non sembra essere davanti a tutti come al solito. Staremo a vedere!</p>
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		<title>Kate Middleton: vision, mission e strategia di marketing</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2015 15:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Management]]></category>

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		<description><![CDATA[Io penso che gli inglesi siano geni indiscussi del marketing, brillanti, di classe e con quello humor tipicamente british. Il 17 Novembre 1558 è salita al trono Elisabetta I, figlia di Anna Bolena e Enrico VIII, sotto il suo regno l’Inghilterra ha conosciuto un periodo di pace e prosperità. Ella era per certo una grande donna, ma per renderla ancora più straordinaria, gli inglesi l’hanno resa vergine e ancora oggi, lei è ricordata come la grande Elisabetta I, la regina vergine (forse). Tre secoli dopo, ci riescono nuovamente, e nel 1813 rendono romantica una storia che di sentimentale non ha proprio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>o penso che gli inglesi siano geni indiscussi del marketing, brillanti, di classe e con quello humor tipicamente <em>british</em>.<br />
Il 17 Novembre 1558 è salita al trono Elisabetta I, figlia di Anna Bolena e Enrico VIII, sotto il suo regno l’Inghilterra ha conosciuto un periodo di pace e prosperità. Ella era per certo una grande donna, ma per renderla ancora più straordinaria, gli inglesi l’hanno resa vergine e ancora oggi, lei è ricordata come la grande Elisabetta I, la regina vergine (forse).<br />
Tre secoli dopo, ci riescono nuovamente, e nel 1813 rendono romantica una storia che di sentimentale non ha proprio nulla. “Orgoglio e Pregiudizio” è innanzitutto un <em>novel of manners</em>, ovvero una guida per capire come destreggiarsi nell&#8217;affollato mercato matrimoniale inglese di inizio Ottocento. E nonostante un finale ambiguo e una triste proposta di matrimonio dal sapore agrodolce- “sei povera, la tua famiglia è imbarazzante e tuo padre mi sta antipatico, sposami”-, l’opera è passata alla storia come uno dei romanzi più romantici di sempre. Tutte hanno passato la fase &#8220;Jane Austen&#8221; nella loro vita, tutte si sentono un po&#8217; Lizzy e, ovviamente,  tutte sognano Mr. Darcy.</p>
<p style="text-align: justify">Questa capacità tipicamente british del riuscire a rendere di stile qualunque cosa, da un comunissimo porridge a una scalata sociale, non poteva che farmi venire in mente lei: l’unica e sola Kate Middleton. C’è chi la adora e la considera un modello di vita, e chi non la può proprio vedere, ma in ogni caso una cosa le va riconosciuta: Catherine Elizabeth Middleton ce l’ha fatta, lei è riuscita là dove molte hanno fallito.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km5.jpg"><img class=" size-medium wp-image-378 aligncenter" src="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km5.jpg?w=300" alt="" width="300" height="212" /></a><br />
Ma andiamo con ordine, anche perchè se c’è una cosa che la Austen insegna, è che la Signora Bennet docet, e quindi che gran parte del successo è duvuto alla madre Carole.<br />
Infatti, “<em>e’ una verità universalmente riconosciuta, che uno scapolo in possesso di un’ampia fortuna debba avere bisogno di una moglie. Per quanto si possa sapere circa i sentimenti o i punti di vista di un uomo del genere al primo apparire nel vicinato, questa verità è così saldamente fissata nelle menti delle famiglie del circondario, da considerarlo di legittima proprietà di una o l’altra delle loro figlie</em>”, e Carole questo lo sapeva. Non appena si è sparsa la voce che William avrebbe frequentato la St. Andrews, ha chiamato a rapporto Kate che, all’epoca a Firenze per approfondire i suoi studi in storia dell’arte, è rientrata immediatamente in patria, si è messa a dieta e ha varcato le soglie della pregiosa e blasonata università scozzese. Lo scopo era chiaro: arrivare in alto. Perchè se è vero che nei paesi anglosassoni vige la regola del <em>self-made-man</em>, è vero anche che nell’Inghilterra <em>posh</em>, vige la regola che il sangue non si può comprare. Insomma, serviva un piano.</p>
<p style="text-align: justify">Il management insegna che una strategia di successo deve rispettare tre criteri fondamentali: focalizzare l&#8217;attenzione su un obiettivo semplice, avere una chiara consapevolezza dell&#8217;ambiente circostante e utilizzare in modo efficace le risorse a disposizione.<br />
Tanto più chiaro è lo scopo, tanto più facile è stabilire la <em>vision</em>, termine utilizzato in ambito aziendale per indicare un insieme di obiettivi ambiziosi proiettati verso un futuro prossimo- celebre è quella di Bill Gates pronunciata per la prima volta nel 1980: “<em>a computer on every desk in every home</em>”. Come possiamo vedere, la vision non solo è ambiziosa, ma in un certo senso visionaria- perdonatemi la tautologia-, incorpora l’essenza della vittoria e richiede impegno, dedizione e perseveranza.<br />
Dalla vision scaturiscono la <em>mission</em>, ovvero la dichiarazione del perchè un’azienda esiste, gli obiettivi di breve periodo e soprattutto i valori in cui crede il management- &#8220;<em>our mission is to enable people and businesses throughout the world to realize their full potential</em>&#8221; (Microsoft).</p>
<p style="text-align: justify">Quindi, ricapitolando. Obiettivo: arrivare in alto. Conoscenza ambiente competitivo: Kate ha studiato in scuole d&#8217;élite, frequenta i luoghi giusti e, se gioca bene le sue carte, può frequentare anche le persone giuste!<br />
Per quanto riguarda la mission, Kate si avvale di un mix geniale di marketing, gossip e perchè no, empatia nei confronti del popolo. Dopo il tira e molla del 2007, Kate passa in pochi mesi, da &#8220;<em>Katy-waity</em>&#8220;, Kate passa a “ragazza comune che ha fatto innamorare un principe”. Sì, perchè la nostra Kate è una ragazza semplice. Plebea, discendente da una famiglia di minatori, ama gli animali e veste Zara. E nonostante il matrimonio, Kate continua a dimostrare di essere una donna comune. Come tutte le casalinghe, passa le giornate facendo ristrutturare la cucina di Kensington Palace, fatica a trovare una baby-sitter -tanto che ne cambia una a settimana- e porta a passeggio il cane. Non sta simpaticissima alla suocera, odia la fidanzata del cognato e, ripeto, veste Zara!</p>
<p style="text-align: justify">Sì, Kate Middleton è una di noi. O almeno così ci dicono! (*)</p>
<p style="text-align: center"><a href="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-376" src="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km4.jpg?w=233" alt="" width="233" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: left">(*) P.S. per chi non lo sapesse: è vero che Kate è una <em>commoner</em> e che i suoi nonni erano minatori, ma è vero anche i genitori hanno fatto fortuna negli anni &#8217;90 e sono diventati milionari! Insomma, Kate è una di noi!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giovani di successo: in Italia si può!</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/06/07/giovani-di-successo-in-italia-si-puo/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2015 10:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[hardwork]]></category>
		<category><![CDATA[successo]]></category>
		<category><![CDATA[Wired Festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Al liceo mi sentivo un genio perché studiavo tenendo aperti sulla scrivania più libri e quaderni contemporaneamente, avevo una bacheca su cui segnavo le cose da fare, e mi appuntavo le cose sulla finestre usando i pennarelli che scrivono su vetro in stile John Nash. I primi anni di università ho cominciato ad andare a lezione prendendo nota su un pc 11” che pesava 10Kg. Oggi scrivo la tesi su un pc con uno schermo 13”, ultraleggero, e leggo paper su un tablet. In una parola? Progresso. Ci troviamo in un’epoca straordinaria in cui il nostro stile di vita cambia]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>l liceo mi sentivo un genio perché studiavo tenendo aperti sulla scrivania più libri e quaderni contemporaneamente, avevo una bacheca su cui segnavo le cose da fare, e mi appuntavo le cose sulla finestre usando i pennarelli che scrivono su vetro in stile John Nash. I primi anni di università ho cominciato ad andare a lezione prendendo nota su un pc 11” che pesava 10Kg. Oggi scrivo la tesi su un pc con uno schermo 13”, ultraleggero, e leggo paper su un tablet.<br />
In una parola? Progresso.</p>
<p style="text-align: justify">Ci troviamo in un’epoca straordinaria in cui il nostro stile di vita cambia in modo radicale nel giro di due o tre anni, e abbiamo la fortuna di accedere a un numero illimitato di informazioni. Qualche settimana fa sono stata al Wired Festival, e proprio una delle frasi simbolo dell’evento è stata “<em>viviamo in un’epoca in cui distruggere un’informazione costa molto più che archiviarla</em>”.<br />
Ho un fratello che quest’anno deve affrontare l’esame di maturità, e da qualche tempo a questa parte lui e i suoi amici mi chiedono in continuazione quale facoltà scegliere. Da economista<em> forward-looking</em> quale sono, rispondo spesso “più che la facoltà in se, fai sempre in modo essere <em>at the right place at the right time</em>”. In economia esiste una sconfinata letteratura sul fatto che il maggiore driver della crescita economica sia il progresso tecnologico. Quello che però vorrei sottolineare, è che il progresso non ha sesso, è meritocratico e soprattutto, il progresso non ha età. Il progresso siamo noi.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/hardwork.jpg"><img class="  wp-image-351 aligncenter" src="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/hardwork.jpg?w=300" alt="hardwork" width="421" height="284" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ad esempio, vorrei riportare la storia di un amico che stimo profondamente.<br />
Si chiama Stefano, classe 1990, è laureato in Biotecnologie Industriali in Bicocca, poco prima di laurearsi in specialistica, gli erano già stati offerti un dottorato e la possibilità di essere assunto come ricercatore in una spin-off finanziata della stessa università, biglietti da visita, telefono aziendale e un ufficio. Per chi sa qual è la situazione italiana per quanto concerne il paradigma <em>giovani-ricerca-Italia</em>, capirà che Stefano è una sorta di eroe.<br />
Come se non bastasse, è stato per anni collaboratore di una piattaforma di istruzione digitale, <a href="http://www.oilproject.org">Oilproject</a>, oggi finanziata da WCAP (gruppo Telecom); è co-fondatore di <em><a href="http://italiaxlascienza.it/main/">Italia Unita per la Scienza</a></em>, un&#8217;associazione di divulgazione scientifica  la cui pagina Facebook conta più di 30.000 like, un unicum in Italia che pertanto ha avuto l’onore di essere citato su <a href="http://news.sciencemag.org/people-events/2013/06/around-italy-researchers-rally-defend-science" target="_blank"><em>Science</em></a>. Oltre a tutto questo, viene spesso invitato da <em>Radio Statale</em> per dire la sua in un programma di approfondimento scientifico intitolato <em>Breaking Lab,</em> e tanto per non farsi mancare nulla, passerà l’estate in una Summer School a Stoccarda. Ci troviamo quindi davanti a un raro esemplare di maschio multitasking, e per chi fosse interessata, è anche single!<br />
Non è una questione di trovare una ragazza a un amico (forse sì), il punto è che, in un periodo in cui i “<em>grandi</em>” non fanno altro che definirci bamboccioni, <em>choosy</em> e scansafatiche, mi fa davvero piacere sentire giovani che riescono ad avere successo, senza sotterfugi, scappatoie o escamotage.</p>
<p style="text-align: justify">Ho riportato questo caso perché ad oggi, la ricerca è un settore delicato, ma durante il mio percorso, ho avuto la fortuna di conoscere un sacco di giovani in gamba, brillanti e di successo. Persone normali, che quando possono girano il mondo, parlano fluentemente due lingue straniere e ne masticano una terza, hanno un lavoro che li gratifica, fondano start-up nel tempo libero, hanno una vita sociale e ogni giorno dimostrano che se sei una persona brillante, nel mondo là fuori troverai spazio per realizzarti.<br />
Viviamo in un&#8217;epoca in cui esistono infiniti modi per investire su noi stessi, reinventarci, cogliere opportunità e perché no, crearle. Possiamo prendere un aereo dall’oggi al domani senza dover ipotecare la casa, imparare una lingua guardando video su Youtube e studiare l’albero genealogico dei Capetingi su Wikipedia. Perché è vero che bisogna trovarsi <em>at the right place at the right time</em>, ma è che anche vero che la fortuna molto spesso va costruita, perché <em>homo faber fortunae suae</em>.</p>
<p style="text-align: justify">O almeno, finché sono giovane, a me piace pensarla così!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Armani e Prada: due stilisti made in Italy da non perdere</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2015 10:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eleonora Ravagli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Armani]]></category>
		<category><![CDATA[Armani Silos]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Prada]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Prada]]></category>

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		<description><![CDATA[“L’importante non è farsi notare, ma farsi ricordare” Questa è una delle frasi più conosciute e significative di Giorgio Armani, uno dei più grandi e importanti stilisti italiani e ora anche brand ambassador di Expo Milano 2015. Oggi 80enne, ha da pochi giorni festeggiato i 40 anni di carriera con un party esclusivo in presenza di alcuni volti hollywoodiani e contemporaneamente è stata inaugurata una mostra in via Bergognone a Milano esponendo alcuni dei suoi capolavori e pezzi unici. La mostra vuole sottolineare ancora una volta tutta la sua bravura e unicità nel creare abiti d’alta moda e prèt à]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“L’importante non è farsi notare, ma farsi ricordare”</p></blockquote>
<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="Q" class="cap"><span>Q</span></span>uesta è una delle frasi più conosciute e significative di Giorgio Armani, uno dei più grandi e importanti stilisti italiani e ora anche brand ambassador di Expo Milano 2015.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/GiorgioArmani.jpeg"><img class="size-full wp-image-2709 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/GiorgioArmani.jpeg" alt="GiorgioArmani" width="208" height="130" /></a><br />
Oggi 80enne, ha da pochi giorni festeggiato i 40 anni di carriera con un party esclusivo in presenza di alcuni volti hollywoodiani e contemporaneamente è stata inaugurata una mostra in via Bergognone a Milano esponendo alcuni dei suoi capolavori e pezzi unici.<br />
La mostra vuole sottolineare ancora una volta tutta la sua bravura e unicità nel creare abiti d’alta moda e prèt à porter.<br />
Come più volte ha raccontato ai giornali, il suo talento è stato ereditato dal padre, che per apparire benestanti all’esterno (in realtà era una famiglia poverissima), creava per i propri figli i vestiti da indossare. Il piccolo Giorgio decise di continuare su quella strada facendo degli abiti delle vere opere d’arte.<br />
Divenne così in poco tempo molto apprezzato e i suoi vestiti venduti in tutto il mondo. Infatti oggi è il quinto uomo più ricco d’Italia e si posiziona al 174° tra i leader mondiali.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/giorgio-armani-silos-project-01.jpeg"><img class="size-full wp-image-2708 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/giorgio-armani-silos-project-01.jpeg" alt="giorgio-armani-silos-project-01" width="192" height="120" /></a><br />
Armani Silos è uno spazio di circa 4.500 metri quadri suddiviso in quattro piani. L’esposizione contiene una raccolta dei suoi abiti ma non sono suddivisi in ordine cronologico, bensì a temi, tra i quali Stars che si trova al piano terra insieme alla sezione Daywear, al primo piano si trovano gli Esotismi, al secondo i Cromatismi e infine al terzo e ultimo piano la sezione Luce.<br />
Per saperne di più consulta il sito<a href="www.armanisilos.com"> www.armanisilos.com</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Non solo Armani è stato protagonista di una mostra a lui dedicata, ma anche Prada ha da pochissimo aperto uno spazio espositivo.<br />
La Fondazione Prada è stata progettata dallo studio di architettura Oma, guidato da Rem Koolhaas e si trova in Largo Isarco, nei pressi di Porta Romana.<br />
Originariamente era una distilleria risalente ai primi decenni del Novecento. Oggi il complesso si estende per circa 19 mila metri quadri, ma la novità è situata all’entrata; è infatti previsto uno spazio dedicato ai bambini e ideato dagli studenti di architettura di Versailles, mentre all’interno vi è un bar del tutto innovativo ed esclusivo ideato dal regista Wes Anderson che ricrea l&#8217;atmosfera dei tipici caffè di Milano.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-2706 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Fondazione-Prada-300x199.png" alt="Fondazione Prada" width="300" height="199" />.<br />
Ma il progetto della Fondazione Prada non si trova solo a Milano, ma anche a Venezia ed è ubicato nell’edificio settecentesco Ca’ Corner della Regina dal 2011.<br />
Fino a settembre 2015 la Fondazione Prada presenterà nella sede di Venezia la mostra “Portable Classic”, co-curata da Salvatore Settis e Davide Gasparotto. Il percorso espositivo, il cui allestimento è stato realizzato da OMA, esplora le origini e le funzioni delle riproduzioni in miniatura della statuaria greco-romana dal Rinascimento al Neoclassicismo in più di 90 opere.<br />
Visita il sito <a href="www.fondazioneprada.org">www.fondazioneprada.org</a>.</p>
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		<title>YotaPhone 2: lo smartphone doubleface!</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2015 15:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Staffa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Android]]></category>
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		<description><![CDATA[Volete uno smartphone diverso da tutti gli altri? Eccovi YotaPhone 2, seconda generazione di questo progetto nato da una idea dell&#8217;azienda russa Yota. Dispone di due display, uno anteriore Full-Hd e uno posteriore e-ink (per intenderci, come quello degli e-book) con risoluzione qHD da 4,7&#8243;. Questa soluzione permette in molte azioni quotidiane di far scaricare molto meno la batteria poichè il display e-ink se tenuto sempre attivo ha un consumo orario del 2-3%, quindi bassissimo. Sul display secondario possiamo fare un mirroring completo dell’interfaccia utente, quindi un uso normale del telefono, ma in bianco e nero. È presente poi YotaHub, che]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="V" class="cap"><span>V</span></span>olete uno smartphone diverso da tutti gli altri? Eccovi YotaPhone 2, seconda generazione di questo progetto nato da una idea dell&#8217;azienda russa Yota. Dispone di due display, uno anteriore Full-Hd e uno posteriore e-ink (per intenderci, come quello degli e-book) con risoluzione qHD da 4,7&#8243;.</p>
<div id="attachment_2543" style="width: 1210px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/YotaPhone2-Press-01-1200-80.jpg"><img class="size-full wp-image-2543" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/YotaPhone2-Press-01-1200-80.jpg" alt="YotaPhone 2" width="1200" height="675" /></a><p class="wp-caption-text">YotaPhone 2</p></div>
<p style="text-align: justify">Questa soluzione permette in molte azioni quotidiane di far scaricare molto meno la batteria poichè il display e-ink se tenuto sempre attivo ha un consumo orario del 2-3%, quindi bassissimo. Sul display secondario possiamo fare un mirroring completo dell’interfaccia utente, quindi un uso normale del telefono, ma in bianco e nero. È presente poi YotaHub, che ci permette di scegliere tra la modalità YotaPanel e YotaCover. YotaPanel visualizza le informazioni provenienti da una serie di widget attraverso quattro pannelli personalizzabili. Per ogni pannello possiamo scegliere delle schermate predefinite, per esempio un lettore di ebook o un calendario, oppure possiamo scegliere diversi layout di griglie che possiamo personalizzare con vari widget. Con YotaCover invece, per una maggiore privacy, possiamo far visualizzare sul display e-ink una foto a nostra scelta ed informazioni su chiamate ricevute, messaggi, email e notifiche di app che non possiamo disattivare.</p>
<p style="text-align: justify">
Il display anteriore, invece, è un più classico Amoled da 5 pollici, quindi con neri molto profondi. Il processore che fa girare questo dispositivo è uno Snapdragon 801 di Qualcomm con 4 core a 2.2 GHz aiutato da 2Gb di Ram. 32, invece, i Gb di memoria interna, non espandibili. La fotocamera è &#8220;solo&#8221; una 8 Megapixel e grazie all&#8217;uso del display posteriore permette anche di scattare selfie facilmente, se non si vuole usare la fotocamera anteriore da 2 MegaPixel. La batteria è da 2500 mAh, che non è tantissimo, ma grazie alla combinazione dei due display consente, quasi sicuramente, di arrivare a fine giornata con tranquillità.</p>
<p style="text-align: justify">
Nota dolente dello smartphone è sicuramente il prezzo, molto alto, ma giustificato dalla dotazione e dalle innovazioni di questo telefono.<br />
YotaPhone 2 si trova a 629€ su Amazon.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Prova Vintage: Back to 5800XM</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2015 12:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Staffa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[5800]]></category>
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		<description><![CDATA[Come già da qualche altra parte hanno fatto, nello specifico parlo delle retroprove di Andrea Galeazzi (anche se video), oggi vi voglio parlare di un terminale uscito ben 7 anni fa, il Nokia 5800 XpressMusic. Questo smartphone viene messo in vendita nel 2008 per contrastare l&#8217;iPhone presentato l&#8217;anno prima da Apple. È il primo Nokia touchscreen basato su Symbian S60 (versione dell&#8217;OS usato da Nokia ai tempi). È anche il predecessore dell&#8217;N97 altro smartphone di Nokia di grande successo. La scocca è in plastica ed è presente una banda colorata simil-catarifrangente che segue il profilo del telefono, in blu, rosso o]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>ome già da qualche altra parte hanno fatto, nello specifico parlo delle retroprove di <strong>Andrea Galeazzi</strong> (anche se video), oggi vi voglio parlare di un terminale uscito ben 7 anni fa, il <strong>Nokia 5800 XpressMusic</strong>. Questo smartphone viene messo in vendita nel 2008 per contrastare l&#8217;iPhone presentato l&#8217;anno prima da Apple. È il primo Nokia <strong>touchscreen</strong> basato su <strong>Symbian S60</strong> (versione dell&#8217;OS usato da Nokia ai tempi). È anche il predecessore dell&#8217;N97 altro smartphone di Nokia di grande successo.</p>
<p>La scocca è in plastica ed è presente una banda colorata simil-catarifrangente che segue il profilo del telefono, in blu, rosso o grigio. Sul retro c&#8217;è la fotocamera da 3.2 Megapixel con doppio flash LED integrato (l&#8217;iPhone all&#8217;epoca non aveva il flash) e <strong>ottiche Carl Zeiss</strong> con autofocus. Sul fronte in alto si trova l&#8217;altoparlante, il sensore di luminosità, il sensore di prossimità, una fotocamera per effettuare le videochiamate grazie alla connessione <strong>UMTS</strong>. È inoltre presente un tasto touch &#8220;XpressMusic&#8221; che permette di entrare subito nella parte multimediale del telefono. Essendo un dispositivo XpressMusic, la parte audio chiaramente è stata studiata bene, e di fianco infatti troviamo 2 speaker Stereo molto potenti. Sono previsti quattro diversi tipi di input di scrittura: QWERTY mini, QWERTY a schermo intero, classica tastiera alfanumerica con scrittura facilitata (T9) e riconoscimento della scrittura manuale.<br />
Proprio in questi giorni sto riutilizzando questo dispositivo, a causa di una defaillance del mio smartphone attuale. Perciò voglio descrivervi che sensazioni si hanno nel riutilizzare un dispositivo ormai superato, ma che all&#8217;epoca era desiderato da molti ed era abbastanza innovativo, anche per la stessa Nokia.</p>
<p>Ebbene, l&#8217;utilizzo al giorno d&#8217;oggi risulta chiaramente mortificante per chi ha già posseduto terminali migliori e avanzati. Ma, nonostante tutto, si può fare praticamente tutto. <strong>Whatsapp</strong> funziona abbastanza bene, è presente l&#8217;app per <strong>Spotify</strong> (servizio di streaming musicale) e attraverso il browser si può andare su Facebook (preferibile rispetto alla app) e visitare le pagine preferite. La connessione, anche se solo 3G è nella media, ma il caricamento dell pagine tramite browser è spesso troppo lento. Il vero limite sta nel <strong>touch resistivo</strong> che non offre certo una elevata precisione, perciò spesso bisogna utilizzare il <strong>pennino</strong> che si trova integrato nella cover posteriore. Altro limite è la <strong>memoria interna</strong> del dispositivo, ma fortunatamente si può utilizzare una microSD per espanderla.</p>
<div id="attachment_2243" style="width: 2242px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/49_Nokia-5800-xpressmusic.jpg"><img class="size-full wp-image-2243" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/49_Nokia-5800-xpressmusic.jpg" alt="Nokia 5800 con stand e pennino in navigazione Internet " width="2232" height="1505" /></a><p class="wp-caption-text">Nokia 5800 con stand e pennino in navigazione Internet</p></div>
<p>Punti di forza sono l&#8217;audio e la batteria.<br />
L&#8217;<strong>audio</strong> è veramente magnifico, i due speaker stereo messi sul lato sinistro dello smartphone producono un suono forte e abbastanza definito, in cui si percepiscono anche i bassi. Uno dei più forti mai sentiti!<br />
La<strong> batteria</strong>, da <strong>1320mAh</strong>, nonostante senta ormai il peso degli anni (passa da quasi tutta carica a scarica, invece di scaricarsi gradualmente), riesce a garantire <strong>24 ore</strong> di utilizzo medio-alto, con messaggi, whatsapp, telefonate e un pò di navigazione internet. Ai tempi non ci sarebbe stato sicuramente il bisogno di caricare lo smartphone ogni giorno.<br />
La fotocamera, invece, fa buoni scatti ed ha un flash abbastanza potente, ciononostante negli scatti con luminosità medio-bassa mostra dei grandi limiti, probabilmente dovuti al software (il cui ultimo aggiornamento risale al 2011)</p>
<p>In conclusione, i passi che sono stati fatti sono enormi dal punto di vista dell&#8217;usabilità e della velocità (in quanto sul 5800 qualche lag c&#8217;è) però garantire per tutti gli smartphone una durata della batteria superiore, o attraverso un maggior amperaggio o attraverso una migliore ottimizzazione, sarebbe auspicabile.</p>
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		<title>Sons of Liberty &#8211; Ribelli per la libertà</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2015 15:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È arrivata su History Channel la miniserie-evento che ripercorre la lotta per la libertà di un gruppo di giovani uomini che hanno cambiato il corso della storia. Sam Adams e suo cugino John, Paul Revere, John Hancock e Joseph Warren: gli eroi che hanno reso l’America una nazione. Gli episodi sono andati in onda negli Stati Uniti a gennaio di quest&#8217;anno, mentre in Italia la è andato in onda il 3, il 10 e 17 marzo. La serie è stata girata in Romania, mentre il tema musicale è stato composto da Hans Zimmer. La miniserie è ambientata a Boston, nel Massachusetts, e ripercorre le fasi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify">È arrivata su <strong><span title="H" class="cap"><span>H</span></span>istory Channel</strong> la miniserie-evento che ripercorre la lotta per la libertà di un gruppo di giovani uomini che hanno cambiato il corso della storia. <strong>Sam Adams</strong> e suo cugino <strong>John</strong>, <strong>Paul Revere</strong>, <strong>John Hancock</strong> e <strong>Joseph Warren</strong>: gli eroi che hanno reso l’America una nazione.</p>
<p style="text-align: justify">Gli episodi sono andati in onda negli Stati Uniti a gennaio di quest&#8217;anno, mentre in Italia la è andato in onda il 3, il 10 e 17 marzo. La serie è stata girata in Romania, mentre il tema musicale è stato composto da <strong>Hans Zimmer</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La miniserie è ambientata a Boston, nel Massachusetts, e ripercorre le fasi iniziali della Guerra di indipendenza americana, con i primi moti rivoluzionari ed i negoziati del Secondo congresso continentale, che porteranno alla<strong> Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d&#8217;America </strong>nel<strong> 1776.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Sons of Liberty</strong> prende il nome da una omonima <strong>società segreta</strong>, esistita attorno al 1770. Il principale obiettivo di questa società era quello di fomentare la rivoluzione contro la madrepatria a causa dell&#8217;imposizione di numerosi dazi sulle colonie d&#8217;oltremare; tra tutti, i dazi sullo zucchero (<strong>Sugar Act</strong>), la tassa sui fogli stampati (<strong>Stamp Act</strong>), e quella sul Tè (<strong>Tea Act</strong>). I Sons of Liberty si resero protagonisti di numerosi atti vandalici contro gli abusi del governo britannico. Il più celebre rimane infatti quello del <strong>Boston Tea Party</strong>, la scintilla della Rivoluzione americana: Sam Adams, insieme a un gruppo di patrioti americani, travestiti da pellerossa, assalgono una nave britannica ancorata nel porto di Boston e gettano a mare il suo prezioso carico di tè.</p>
<p style="text-align: justify">Una miniserie certo importante che ci aiuta a comprendere il significato della Rivoluzione Americana. <strong>Hannah Arendt</strong> ha spesso sottolineato come nelle rivoluzioni sia la <strong>liberazione</strong> il momento più esaltante, attraverso un atto simbolico con cui il popolo rompe i propri legami con l&#8217;oppressione (il Boston Tea Party certamente), ma, ci ricorda, il fine ultimo delle rivoluzioni è l&#8217;instaurazione della<strong> libertà</strong>. E la libertà può essere instaurata solo attraverso la costituzione di ordine politico capace di rendere liberi. La rivoluzione americana è certamente riuscita in questo e, infatti, la sua<strong> Costituzione</strong> ne<strong> </strong>rappresenta il punto più alto: naturale conclusione della rivoluzione eppure, a sua volta, inizio di un nuovo Stato, gli Stati Uniti d&#8217;America, e inizio del costituzionalismo moderno.</p>
<p style="text-align: justify">Eppure, sempre secondo la <strong>Arendt</strong>, questa rivoluzione così pienamente riuscita, produttrice di una carta fondamentale capace di garantire a tutti i cittadini diritti civili e libertà, non esercitò, purtroppo, una grande influenza sul periodo storico successivo, a differenza di un&#8217;altra grande rivoluzione del &#8216;700: quella <strong>francese</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">P.S. La bandiera dei <i>Sons of Liberty</i> era composta da sette strisce rosse e sei bianche.</p>
<div id="catlinks" class="catlinks" style="text-align: justify"></div>
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		<title>GALAXY S6, LA RIVOLUZIONE DISCRETA.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2015 11:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Staffa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo la presentazione a Barcellona si avviano alla commercializzazione i grandi protagonisti, analizziamo il più interessante. L&#8217;S6. Perché è il più interessante? Perché segna la svolta di Samsung per il suo Top di gamma. Dopo aver provato ad introdurre lentamente materiali come l&#8217;alluminio sui suoi terminali, iniziando con il Galaxy Alpha (sovraprezzato, e per questo &#8220;quasi-fantasma&#8221; nel mercato) e poi ancor più di recente sul Note 4 e la linea A, porta questi cambiamenti anche sull&#8217;S6. Abbandono della tanto vituperata plastica e passaggio ad alluminio per i bordi, che ricordano un po&#8217; quelli di iPhone. Addio al design cerottato del]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>opo la presentazione a Barcellona si avviano alla commercializzazione i grandi protagonisti, analizziamo il più interessante. L&#8217;<strong>S6</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Perché è <strong>il più interessante</strong>? <strong>Perché segna la svolta di Samsung per il suo</strong> <strong>Top di gamma</strong>. Dopo aver provato ad introdurre lentamente materiali come l&#8217;alluminio sui suoi terminali, iniziando con il Galaxy Alpha (sovraprezzato, e per questo &#8220;quasi-fantasma&#8221; nel mercato) e poi ancor più di recente sul Note 4 e la linea A, porta questi cambiamenti anche sull&#8217;S6.<br />
<strong>Abbandono della tanto vituperata plastica e passaggio ad alluminio per i bordi, </strong>che ricordano un po&#8217; quelli di iPhone. <strong>Addio al design cerottato del posteriore, per un disegno morbido e allo stesso tempo affilato, grazie all&#8217;uso del vetro per la back cover e della fotocamera sporgente</strong>. Contribuisce alla pulizia delle linee del posteriore anche la scomparsa dello speaker, che passa sul bordo inferiore dello smartphone, finalmente.</p>
<div id="attachment_2348" style="width: 638px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/galaxy-s6-galaxy-s5-atras.jpg"><img class="size-full wp-image-2348" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/galaxy-s6-galaxy-s5-atras.jpg" alt="S6 a sinistra e S5 con design &quot;cerottato&quot; a destra" width="628" height="562" /></a><p class="wp-caption-text">S6 a sinistra e S5 con design &#8220;cerottato&#8221; a destra</p></div>
<p style="text-align: justify"><strong>Spazio, oltre ai materiali nobili, anche ad una nuova versione, l&#8217;Edge, che presenta uno schermo con doppia curvatura ai lati</strong>. Quest&#8217;ultima novità poteva certamente essere sfruttata meglio da Samsung, ad esempio come sul Note Edge, che si limita invece a 2 o 3 funzioni che utilizzano questa innovazione. <strong>Bruttino invece il sensore per i battiti cardiaci, integrato insieme al Flash singolo della fotocamera</strong>.</p>
<div id="attachment_2349" style="width: 1930px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/1_edge_pc.jpg"><img class="size-full wp-image-2349" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/1_edge_pc.jpg" alt="S6 Edge nei colori Oro e Blu" width="1920" height="1026" /></a><p class="wp-caption-text">S6 Edge nei colori Oro e Blu</p></div>
<p style="text-align: justify"><strong>Se dal punto di vista estetico i passi avanti sono stati sostanziali, lo stesso non si può dire per alcune <em>feature</em> presenti su S5 ma eliminate su S6, come, ad esempio, l&#8217;impermeabilità e la memoria espandibile.</strong><br />
L&#8217;impermeabilità probabilmente verrà riportata in gamma attraverso una versione Active (come accadde per S4). Gamma che quindi sarà più frammentata che mai, essendo quasi sicura la versione Mini, e che conterà quindi 4 dispositivi della<strong> famiglia S6 (Flat, Edge, Active e Mini)</strong>.<br />
Si può dire che Samsung ha tratto ispirazione da Apple, purtroppo, per quanto riguarda l&#8217;assenza della memoria espandibile, andando quindi a creare smartphone con 32 o 64 Gb di memoria integrata.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Altra novità è l&#8217;abbandono della piattaforma Qualcomm in favore di quella Exynos, di proprietà Samsung, per il processore</strong>. Abbiamo un <strong>Exynos 7420 con un Quad-core 1.5 GHz Cortex-A53</strong> più un <strong>Quad-core 2.1 GHz Cortex-A57</strong> corredato da <strong>3 GB di RAM</strong>. <strong>L&#8217;Exynos 7420 è quindi un octa-core che sfrutta il processo di produzione a 14 nanometri 3D FinFET, che permette un minor consumo energetico del chip stesso. Lo schermo è una unità Super Amoled da 5,1&#8243; con risoluzione QHD</strong>.<br />
Le novità introdotte giustificano o almeno danno un senso ad <strong>un prezzo più alto del solito, da 739€ per il Flat da 32 Gb fino ai 999€ della versione Edge 64GB</strong>. Quasi sicuramente però i prezzi online subiranno un<strong> rapido calo</strong>, come è accadut<span class="anchor"><a name="cut"></a></span>o per i modelli precedenti.<br />
L&#8217;S6 quindi spazza via il passato e cerca di recuperare il terreno perso con l&#8217;S5, soprattutto a causa del design e della pesantezza della Touchwiz, adesso migliorata proprio per il lancio di S6. Ma <strong>rispetto ad S5 trova concorrenti meno agguerriti, complici gli errori fatti da HTC con l&#8217;M9 e da Qualcomm con il suo Snapdragon 810, che sembrerebbe avere non pochi problemi, e l&#8217;assenza del G4 di LG che sarà lanciato prossimamente</strong>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/galaxys6-18.0.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-2346" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/galaxys6-18.0.png" alt="galaxys6-18.0" width="2040" height="1360" /></a></p>
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