<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Torquemada &#187; Index Fumettorum</title>
	<atom:link href="http://www.torquemada.eu/index-fumettorum/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.torquemada.eu</link>
	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2017 20:06:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.32</generator>
	<item>
		<title>Incontro con GIPI in Università Cattolica</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/03/10/incontro-con-gipi-in-universita-cattolica/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/03/10/incontro-con-gipi-in-universita-cattolica/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 09:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Index Fumettorum]]></category>
		<category><![CDATA[appunti per una storia di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetto]]></category>
		<category><![CDATA[gian alfonso pacinotti]]></category>
		<category><![CDATA[Gipi]]></category>
		<category><![CDATA[graphic novel]]></category>
		<category><![CDATA[incontro]]></category>
		<category><![CDATA[la mia vita disegnata male]]></category>
		<category><![CDATA[LMVDM]]></category>
		<category><![CDATA[massimo locatelli]]></category>
		<category><![CDATA[matteo stefanelli]]></category>
		<category><![CDATA[premio strega]]></category>
		<category><![CDATA[unastoria]]></category>
		<category><![CDATA[Università Cattolica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2033</guid>
		<description><![CDATA[Il 20 marzo 2015 (ore 15:30) l&#8217;Università Cattolica di Milano avrà il piacere di ospitare una delle firme più importanti del graphic novel italiano: Gian Alfonso Pacinotti. Questo nome dirà poco ai più, visto che l&#8217;autore è universalmente noto con il nom de plume Gipi. L&#8217;autore dialogherà con i docenti Matteo Stefanelli e Massimo Locatelli; il sottoscritto introdurrà l&#8217;incontro. Ormai affermato da anni sulla scena fumettistica nazionale e internazionale, grazie alla pubblicazione di opere come Appunti per una storia di guerra (2004) o LMVDM – La mia vita disegnata male (2008), il disegnatore pisano si è fatto apprezzare anche da ambienti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span lang="it-IT"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l <strong>20 marzo 2015 (ore 15:30)</strong> l&#8217;Università Cattolica di Milano avrà il piacere di ospitare una delle firme più importanti del <em>graphic novel</em> italiano: Gian Alfonso Pacinotti. <strong>Questo nome dirà poco ai più, visto che l&#8217;autore è universalmente noto con il <em>nom de plume</em> Gipi</strong>. L&#8217;autore dialogherà con i docenti Matteo Stefanelli e Massimo Locatelli; il sottoscritto introdurrà l&#8217;incontro.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span lang="it-IT">Ormai <strong>affermato da anni sulla scena fumettistica nazionale e internazionale</strong>, grazie alla pubblicazione di opere come <em>Appunti per una storia di guerra</em> (2004) o <em>LMVDM – La mia vita disegnata male</em> (2008), il disegnatore pisano si è fatto apprezzare anche da ambienti solitamente estranei alla letteratura disegnata, guadagnandosi addirittura <strong>una candidatura per il Premio Strega</strong> con il suo ultimo lavoro <em>unastoria</em> (2013). Per la prima volta un romanzo grafico è stato in lizza per il prestigioso concorso letterario e questo ha suscitato non poche discussioni, a cui hanno preso parte, come al solito, esperti veri e improvvisati; la riflessione più acuta che mi è capitato di leggere sull&#8217;argomento è stata proprio<a href="http://www.comicus.it/index.php/component/k2/item/57312-gipistrega/57312-gipistrega" target="_blank"> quella di Gipi</a> (assolutamente da vedere, perché raramente ho letto idee così chiare e condivisibili sul fumetto</span><span lang="it-IT">). Con la consueta lucidità e con il distacco proprio dei saggi, l&#8217;autore ha dichiarato che la sua candidatura era stata probabilmente ingiusta, data la differenza sostanziale tra<em> graphic novel</em> e letteratura tradizionale. Anche un&#8217;eventuale vittoria non avrebbe fatto del bene al fumetto italiano, perché<strong> non sono i riconoscimenti a dimostrare la forza di un mezzo espressivo, ma soltanto le opere</strong>: “Sarebbe come considerare solo gli applausi verso una canzone senza soffermarsi sulla musica e sulle parole”. Ciò che conta è la sostanza, e nelle opere di Gipi non ne manca.</span></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/unnamed.jpg"><img class="wp-image-2035 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/unnamed-300x225.jpg" alt="unnamed" width="319" height="239" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><span lang="it-IT">Le sue tavole, solo apparentemente “disegnate male”, e i suoi testi dimostrano una <strong>straordinaria sensibilità verso il reale</strong>. Passando con una naturalezza assoluta, lieve perché sempre sfacciatamente sincera, dal comico – spesso nella sfumatura del grottesco – al drammatico, le sue storie sono pregne di verità, anche quando si occupano di argomenti difficili da affrontare senza cadere nelle trappole della cattiva retorica. Sembra rispondere a questo desiderio di aderenza alla realtà anche la scelta di trattare <strong>temi autobiografici</strong> (<em>LMVDM</em>) o comunque vicini all&#8217;esperienza personale: le vite sbandate di giovani provinciali (<em>Gli innocenti</em>, <em>Hanno ritrovato la macchina</em>), la crisi esistenziale di uno scrittore (<em>unastoria</em>) e così via. Si simpatizza subito con Gipi (anzi, <strong>gli si vuole proprio bene</strong>) perché depone ogni difesa e mostra se stesso senza filtri, anche negli aspetti meno edificanti del suo presente e del suo passato, ricco di esperienze estreme e quasi letali. Una buona testimonianza della sua personalità è <a href="https://www.youtube.com/watch?v=1xKGLlszogQ" target="_blank">la sua prima apparizione televisiva</a>, risalente al 2008: il suo atteggiamento, di una tenerezza commovente, immortala bene la sua natura di uomo e di scrittore</span><span lang="it-IT">. L&#8217;immagine di Gipi che ci si forma leggendo i suoi libri è esattamente quella che si vede in nell&#8217;intervista. <strong>Se non ci credete, venite a vederlo dal vivo e ne avrete la prova</strong>.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/03/10/incontro-con-gipi-in-universita-cattolica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>C’era una volta il West: Antologia di Springville</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/02/23/cera-una-volta-il-west-antologia-di-springville/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/02/23/cera-una-volta-il-west-antologia-di-springville/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2015 09:35:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Patrick Martinotta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Index Fumettorum]]></category>
		<category><![CDATA[andrea cervetto]]></category>
		<category><![CDATA[edgar lee masters]]></category>
		<category><![CDATA[ferruccio giromini]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetto]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo berardi]]></category>
		<category><![CDATA[ivo milazzo]]></category>
		<category><![CDATA[john ford]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio mantero]]></category>
		<category><![CDATA[renzo calegari]]></category>
		<category><![CDATA[welcome to springville]]></category>
		<category><![CDATA[west]]></category>
		<category><![CDATA[western]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=1904</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;Index Fumettorum è lieto di ospitare l&#8217;intervento dell&#8217;amico Patrick Martinotta, con cui ci auguriamo di avviare una fruttuosa collaborazione. Dove sono Elija, Lenny, Virgil e Quanah, Ollie e Mike, l’eterno sceriffo, il dottore, il barista, il cacciatore e l’indiano, l’ubriacone, il cowboy? Tutti, tutti, dormono a Springville. I pionieri non fondarono Springville a maggio, ma nel bel mezzo dell’inverno. Lo fecero pensando con speranza al futuro, al quale non potevano che dare il nome di Primavera. Questo è il segreto di Springville in quanto simbolo del selvaggio West: una contraddizione (temporale) che esprime quella (spaziale) di una frontiera mobile e indefinita,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>&#8217;<em>Index Fumettorum</em> è lieto di ospitare l&#8217;intervento dell&#8217;amico Patrick Martinotta, con cui ci auguriamo di avviare una fruttuosa collaborazione.</p>
<p style="text-align: right"><i>Dove sono Elija, Lenny, Virgil e Quanah, Ollie e Mike,</i></p>
<p style="text-align: right"><i>l’eterno sceriffo, il dottore, il barista,</i></p>
<p style="text-align: right"><i>il cacciatore e l’indiano, l’ubriacone, il cowboy?</i></p>
<p style="text-align: right"><i>Tutti, tutti, dormono a Springville.</i></p>
<p style="text-align: justify">I pionieri non fondarono Springville a maggio, ma nel bel mezzo dell’inverno. Lo fecero pensando con speranza al futuro, al quale non potevano che dare il nome di <i>Primavera</i>. Questo è il segreto di Springville in quanto simbolo del selvaggio West: <strong>una contraddizione (temporale) che esprime quella (spaziale) di una frontiera mobile e indefinita, in grado di rappresentare il desiderio infinito e confuso di un popolo che stava crescendo troppo in fretta</strong>. In questo contrasto fra la realtà effettiva dei fatti e la loro narrazione sembra risiedere l’essenza del vecchio West, cioè una leggenda artificialmente costruita dal filtro della memoria e dalla tradizione &#8211; che sono in se stesse, già etimologicamente, <i>traditio</i>, tradimento.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Giancarlo Berardi è uno degli autori che, nel corso della sua opera, meglio ha saputo reinterpretare il mito del West</strong>. L’attualità dirompente della sua creatura di maggior successo, Ken Parker, si basa, come scrisse il suo stesso autore nella prefazione dell&#8217;albo di esordio, sul West come <i>&#8220;convenzione che, attraverso la metafora del passato, ci parla del presente&#8221;</i>. Il West di<i>Welcome to Springville</i>, invece, sembra assumere una forma diversa: l’attualità dell’opera &#8211; che continua a incantare generazioni di amanti del fumetto &#8211; non risiede nella modernità dei contenuti, ma è al contrario nella sua atemporalità, nell’essere fuori dai tempi. Ecco perché la narrazione essenzialmente moderna di Ken Parker deve assumere la forma del romanzo (da quanto aspettiamo la sua conclusione!), mentre quella di<i>Welcome to Springville</i> deve farsi opera di frontiera, costitutivamente sul confine fra fumetto e poesia epigrafica alla <b>Edgar Lee Masters</b>, l&#8217;autore di quell&#8217;<i>Antologia di Spoon River</i> della quale ci siamo rispettosamente divertiti a rivisitare alcune strofe.</p>
<p style="text-align: right"><i>Dov’è il vecchio giocatore Hatflield</i></p>
<p style="text-align: right"><i>Che giocò con la vita i suoi quarant’anni</i></p>
<p style="text-align: right"><i>Senza pensare al denaro né all’amore né al cielo?</i></p>
<p style="text-align: justify">La maggiore qualità di <i>Welcome to Springville</i> risiede nel progetto di una narrazione che non ruota intorno a un unico protagonista, ma attorno a una città in quanto spazio relazionale. <strong>Il risultato è un’opera corale il cui fascino non risiede tanto nelle singole avventure quanto dall’intreccio dei personaggi</strong> che, di volta in volta, esprimono senza forzature né retorica una sfaccettatura del West. Ogni cittadino diventa, a suo modo, un eroe quando viene interrogato dal lettore, che porge a ciascuno la stessa implicita domanda: che cos’è il West?</p>
<p style="text-align: justify">Animati da un’ansia etica di stampo dantesco, i cittadini di Springville raccontano la propria storia come si confessa un segreto.<br />
Ognuno dei <strong>sette episodi sceneggiati da Berardi e illustrati da Renzo Calegari</strong> ha come titolo il nome del suo protagonista ed è introdotto dall’illustrazione di una pistola all’interno di una piccola cornice, che conferisce un tono sacrale all’oggetto, quasi a voler evocare il fantasma che deve parlare. In quest’intreccio di storie, che si perdono e si recuperano, risiede il West in quanto costruzione di un mito e di un universo. Nei testi di Berardi ognuno può trovare il <i>suo</i> West, come nei testi di Edgar Lee Masters ognuno può trovare la sua epigrafe. E non importa se i nostri fantasmi stanno mentendo, se non sono stati veramente eroi. Nel saloon il simpatico ubriacone Ollie continuerà a reinventare le proprie storie, almeno finché la bottiglia non è vuota. Noi non ci stancheremo di sentirle raccontare, anche se incerte e fasulle, anche se ambientate in un’eterna Primavera &#8211; perché sul West non tramonta mai il sole.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Wellcome-to-Springville-cover1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1907 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Wellcome-to-Springville-cover1-245x300.jpg" alt="Wellcome to Springville cover" width="245" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L’edizione Mondadori 2014 di questa classica miniserie &#8211; originariamente pubblicata sulla rivista <i>Skorpio</i> tra il 1977 e il 1983 &#8211; <strong>presenta le tavole restaurate, con la colorazione inedita di Maurizio Mantero, dei contenuti extra, le presentazioni di Ferruccio Giromini e di Giancarlo Berardi</strong>. Nel quadro generale di un omaggio al fumetto e all’amicizia, l’albo è dedicato (per i motivi spiegati nell’introduzione) a Renzo Calegari, perciò degli undici episodi totali vengono selezionati soltanto i sette disegnati dall’autore genovese ed esclusi i quattro illustrati da Ivo Milazzo.</p>
<p style="text-align: justify">L’opera è attraversata da una forte unità. I disegni di Calegari dialogano coi testi di Berardi con un’intensità non inferiore a quelli del miglior Milazzo:<strong> la sua matita assume un ruolo attivo nella costruzione del racconto, non si limita a seguire il testo, ma lo anticipa, lo sostituisce, si fa essa stessa narrazione, curando l’espressività del personaggio e l’atmosfera del contesto <i>prima</i> di immergersi nell’azione</strong>. Nelle vignette quanto negli acquerelli posti alla fine del volume (ventiquattro pagine di studi inediti) il tocco di Calegari si mostra allo stesso tempo delicato e incisivo. La fluidità narrativa è esaltata da un abile montaggio delle sequenze, mentre le inquadrature alternano sapientemente campi e controcampi alla <b>John Ford</b>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/springville.jpg"><img class="size-medium wp-image-1908 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/springville-300x259.jpg" alt="springville" width="300" height="259" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L’intero volume è attraversato da un confronto fra discorso fumettistico e cinematografico, che si esplicita nel <b>dvd allegato</b>. Qui le dodici pagine d’illustrazioni dell’episodio <i>Ancora una mano, Hatflield</i> cambiano forma e, attraverso scorrimenti e <i>zoom</i>, danno vita a un cortometraggio di quattordici minuti concepito come <i>prequel</i> di <i>Ombre Rosse</i> &#8211; l’archetipo di ogni film western. Il corto è curato dall’eclettico Berardi, che scrive e interpreta persino la colonna sonora (<i>Fun</i>, <i>The Gambler</i> e la deliziosa<i>Welcome to Springville</i> &#8211; arrangiate da <b>Andrea Cervetto</b>). Tolte dalla carta e <i>imposte</i> al formato video le immagini perdono la loro potenza e scorrevolezza senza guadagnarne in profondità, ma l’operazione &#8211; nonostante gli evidenti limiti, innanzitutto di montaggio e doppiaggio &#8211; ha un suo perché: le immagini finali si alternano alle prime sequenze del film di John Ford e si chiudono con il tradizionale &#8220;<i>ma questa è un’altra storia</i>&#8220;. <strong>Perché il West è una frontiera mobile e inafferrabile, una leggenda che non finiremo mai di raccontare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il dvd contiene anche una parte extra dedicata alle biografie di Calegari e Berardi. A uno sguardo più ampio sono loro gli eroi che emergono dal paesaggio di Springville: perché il fumetto, come il West, ha bisogno di costruire un’aura alle proprie leggende. E mai un mito fu più meritato.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/02/23/cera-una-volta-il-west-antologia-di-springville/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dal web alla carta: Sin Título di Cameron Stewart</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/02/03/dal-web-alla-carta-sin-titulo-di-cameron-stewart/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/02/03/dal-web-alla-carta-sin-titulo-di-cameron-stewart/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 22:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Index Fumettorum]]></category>
		<category><![CDATA[batman]]></category>
		<category><![CDATA[cameron stewart]]></category>
		<category><![CDATA[catwoman]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[david lynch]]></category>
		<category><![CDATA[ed brubaker]]></category>
		<category><![CDATA[grant morrison]]></category>
		<category><![CDATA[graphic novel]]></category>
		<category><![CDATA[robin]]></category>
		<category><![CDATA[scott mccloud]]></category>
		<category><![CDATA[sin titulo]]></category>
		<category><![CDATA[storyboard]]></category>
		<category><![CDATA[web comic]]></category>
		<category><![CDATA[zerocalcare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=1562</guid>
		<description><![CDATA[Da qualche settimana è disponibile nelle librerie italiane una bella edizione del romanzo grafico Sin Título di Cameron Stewart: un libro davvero interessante che non ha mancato di suscitare la mia attenzione (e di mettere in pericolo il mio portafogli). L&#8217;autore canadese, già noto nel mondo del fumetto americano per la sua collaborazione a serie importanti come la Catwoman di Ed Brubaker e il Batman e Robin di Grant Morrison, ha iniziato questo progetto nel lontano 2007, pubblicando progressivamente le tavole su un apposito sito internet. Il fumetto, liberamente accessibile, è così cresciuto sotto gli occhi dei lettori fino al compimento]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span lang="it-IT"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a qualche settimana è disponibile nelle librerie italiane una bella edizione del <strong>romanzo grafico <em>Sin T</em></strong></span><strong><em><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span lang="it-IT">í</span></span></em></strong><span lang="it-IT"><strong><em>tulo</em> di Cameron Stewart</strong>: un libro davvero interessante che non ha mancato di suscitare la mia attenzione (e di mettere in pericolo il mio portafogli). L&#8217;autore canadese, già noto nel mondo del fumetto americano per la sua collaborazione a serie importanti come la <strong><em>Catwoman</em> di Ed Brubaker</strong> e il <strong><em>Batman e Robin</em> di Grant Morrison</strong>, ha iniziato questo progetto nel lontano 2007, <strong>pubblicando progressivamente le tavole su un apposito sito internet</strong>. Il fumetto, liberamente accessibile, è così cresciuto sotto gli occhi dei lettori fino al compimento definitivo. Baciata da un ottimo successo di critica e di pubblico, l&#8217;opera è stata insignita di vari premi, tra cui il prestigioso <strong>Eisner Award</strong> 2010 come &#8220;Best Digital Comic&#8221;. <strong>Nonostante la pubblicazione su carta, <em>Sin T</em></strong></span><strong><em><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span lang="it-IT">í</span></span></em><span lang="it-IT"><em>tulo</em> è ancora interamente leggibile <em><a href="http://www.sintitulocomic.com/2007/06/17/page-01/" target="_blank">online</a></em></span></strong><span lang="it-IT">.</span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/sin-titulo-copertina.jpg"><img class="wp-image-1564 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/sin-titulo-copertina-300x167.jpg" alt="sin titulo copertina" width="340" height="189" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Almeno in origine, quindi, <em>Sin T<span style="font-family: Arial, sans-serif">í</span>tulo</em> era uno dei tanti esempi di <strong><em>web-comic</em></strong> – cioè lavori grafici pubblicati esclusivamente <em>online</em> – che si sono moltiplicati negli ultimi anni. Le nuove tecnologie hanno permesso a chiunque di mettere a disposizione del pubblico le proprie realizzazioni, ma la grande abbondanza dell&#8217;offerta, peraltro non sempre di alta qualità, ha fatto sì che solo un numero esiguo di autori si sia veramente giovato di questa forma di distribuzione, sia a livello di notorietà, sia a livello economico. Per fare un esempio eclatante di successo nato dalla pubblicazione sul <em>web</em> si può ricordare l&#8217;americano <strong><a href="http://scottmccloud.com/" target="_blank">Scott McCloud</a></strong>, sempre attivissimo (e lodatissimo) con i suoi lavori tra il teorico e lo sperimentale. In Italia, non si può fare a meno di citare <strong>Zerocalcare</strong>, che deve molta della sua fama al <a href="http://www.zerocalcare.it/" target="_blank">blog</a> avviato nel 2011.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Cameron Stewart fa parte del ristrettissimo gruppo di autori che sono riusciti ad emergere, e aggiungerei con merito, dal <em>mare magnum</em> di internet</strong>. Il <em>graphic novel</em> ha infatti il potere di coinvolgere immediatamente il lettore e di tenerne sempre alta l&#8217;attenzione grazie ai continui colpi di scena. Il protagonista è Alex Mackay, un uomo che vive una vita monotona e insignificante, almeno fino alla scoperta della morte del nonno, avvenuta tempo prima ma mai notificata al nipote. Da questo fatto e dal conseguente ritrovamento di una fotografia che ritrae il defunto con una donna sconosciuta ha inizio una spirale inarrestabile di avvenimenti inspiegabili e di rivelazioni sconcertanti. Forse proprio per allontanarsi dalla propria deludente esistenza, <strong>Alex si tuffa a capofitto negli enigmi</strong> che emergono uno dopo l&#8217;altro, trascurando del tutto le sue attività quotidiane e trovandosi, in breve, senza più un lavoro né una compagna. Le nuove ed inaspettate avventure, che prendono presto <strong>una piega violenta e drammatica</strong>, costringono il protagonista a ripensare al proprio passato e alle scelte, spesso sbagliate, che lo hanno contraddistinto. <strong>All&#8217;assoluta chiarezza del tratto si contrappone l&#8217;oscurità della trama</strong>: la continua alternanza tra realtà e allucinazione fa presto perdere ogni certezza tanto ad Alex quanto al lettore. Non mancano alcune parentesi pienamente filosofiche, in cui vengono discusse questioni sempre attuali, come la differenza tra creazione e imitazione.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/sin-titulo-1.jpg"><img class="wp-image-1565 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/sin-titulo-1-300x222.jpg" alt="sin titulo 1" width="334" height="247" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>La struttura del fumetto è fortemente cinematografica</strong>: ogni pagina è suddivisa in una griglia di otto vignette delle stesse dimensioni, come in un rigoroso <strong><em>storyboard</em></strong>. La storia ha l&#8217;impianto di un film d&#8217;azione e di mistero, in cui più si prosegue e più si è mossi dal desiderio di sapere come finirà. Ed <strong>è forse proprio il finale a costituire il punto debole di tutta l&#8217;operazione</strong>: dopo molte pagine di piacevolissima tensione, la soluzione della vicenda appare un po&#8217; debole, anche se non priva di fascino. <strong>I paragoni tra il fumetto di Stewart e i film di David Lynch si sono sprecati</strong>, tuttavia mi pare che proprio <strong>il finale troppo esplicativo</strong> costituisca la differenza principale con il modello: il regista americano, infatti, non fornisce mai un chiarimento definitivo sugli enigmi di cui le sue pellicole sono disseminate, lasciando sempre aperto uno spazio di ambiguità. Qui invece compare un personaggio (non dico chi sia, niente <em>spoiler</em>) che, quasi svolgendo la funzione di <em>deus ex machina</em>, svela il segreto che ha mosso tutta la storia, <strong>escludendo di fatto ogni spiegazione alternativa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Al di là di questo difetto – che per altri lettori potrebbe benissimo essere invece un pregio – il giudizio su <em>Sin T<span style="font-family: Arial, sans-serif">í</span>tulo</em> è certamente positivo: l&#8217;opera merita almeno una lettura, tanto più che è gratis!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/02/03/dal-web-alla-carta-sin-titulo-di-cameron-stewart/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;eterna adolescenza torbida. Arriva Sugar skull di Charles Burns</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/01/20/uneterna-adolescenza-torbida-arriva-sugar-skull-di-charles-burns/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/01/20/uneterna-adolescenza-torbida-arriva-sugar-skull-di-charles-burns/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 10:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Index Fumettorum]]></category>
		<category><![CDATA[big baby]]></category>
		<category><![CDATA[black hole]]></category>
		<category><![CDATA[charles burns]]></category>
		<category><![CDATA[graphic novel]]></category>
		<category><![CDATA[sugar skull]]></category>
		<category><![CDATA[the hive]]></category>
		<category><![CDATA[x'ed out]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=1004</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;attesa sta per finire. Rispettando una tradizione fatta di tempi lunghissimi tra un lavoro e l&#8217;altro, il fumettista americano Charles Burns ha pubblicato in patria Sugar skull (l&#8217;edizione italiana è in arrivo nelle prossime settimane), ultima parte di una trilogia iniziata nel 2011 con X&#8217;ed out e proseguita nel 2012 con il secondo capitolo, The hive. L&#8217;uscita consentirà, finalmente, di dare un giudizio definitivo sul progetto che ha impegnato l&#8217;autore negli ultimi anni, ma pure di fare un bilancio più generale sulla direzione intrapresa dalla sua attività fumettistica. Charles Burns, per chi non ha familiarità con il fumetto americano underground,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>&#8217;attesa sta per finire. Rispettando una tradizione fatta di tempi lunghissimi tra un lavoro e l&#8217;altro, <strong>il fumettista americano Charles Burns ha pubblicato in patria </strong></span><strong><span lang="it-IT"><i>Sugar skull </i></span></strong><span lang="it-IT">(l&#8217;edizione italiana è in arrivo nelle prossime settimane)</span><span lang="it-IT">, <strong>ultima parte di una trilogia iniziata nel 2011 con </strong></span><strong><span lang="it-IT"><i>X&#8217;ed out</i></span><span lang="it-IT"> e proseguita nel 2012 con il secondo capitolo, </span><span lang="it-IT"><i>The hive</i></span></strong><span lang="it-IT">. L&#8217;uscita consentirà, finalmente, di dare un giudizio definitivo sul progetto che ha impegnato l&#8217;autore negli ultimi anni, ma pure di fare un bilancio più generale sulla direzione intrapresa dalla sua attività fumettistica.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Charles Burns, per chi non ha familiarità con il fumetto americano </span><span lang="it-IT"><i>underground</i></span><span lang="it-IT">, è stato uno degli artisti più significativi tra anni &#8217;90 e anni Zero: <strong>il suo </strong></span><strong><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT"> è universalmente riconosciuto come una pietra miliare del genere </span><span lang="it-IT"><i>graphic</i></span></strong><span lang="it-IT">. La trilogia di </span><span lang="it-IT"><i>X&#8217;ed out</i></span><span lang="it-IT">, prima pubblicazione dopo il capolavoro, è stata guardata con curiosità da critici e fan, ansiosi di scoprire se la nuova uscita avrebbe seguito la traccia della precedente oppure avrebbe battuto altre strade. Domande legittime, se si considera che Burns è stato spesso accusato di “raccontare sempre la stessa storia”. Col passare del tempo, però, mi pare che emerga con sempre maggiore chiarezza il ruolo centrale di </span><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT"> nella sua carriera fumettistica: guardando indietro, è difficile non considerare le opere precedenti, in particolare le storie poi raccolte nel volume </span><strong><span lang="it-IT"><i>Big baby</i></span></strong><span lang="it-IT">, come “preparatorie” rispetto al capolavoro. In esse emergono già, anche se con minore incisività, i tratti tipici di tutte le opere burnsiane, che potremmo sintetizzare come un sapiente miscuglio di </span><span lang="it-IT"><i>horror</i></span><span lang="it-IT"> e travagli adolescenziali. Tematiche che trovano un&#8217;espressione più compiuta in </span><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT">, una </span><span lang="it-IT"><i>horror story</i></span><span lang="it-IT"> non tradizionale, ricchissima di significati più o meno nascosti, celati sotto una coltre di immagini simboliche e ricorrenti. Una continua sfida visuale al lettore, chiamato ad un lavoro supplementare rispetto al semplice passaggio da una vignetta all&#8217;altra (un&#8217;analisi di alto livello su </span><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT"> la trovate <a href="http://www.english.ufl.edu/imagetext/archives/v2_1/reviews/raney.shtml" target="_blank">qui</a>).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/charles-burns.jpg"><img class=" wp-image-1007 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/charles-burns-300x225.jpg" alt="charles burns" width="319" height="239" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Nei primi due capitoli della nuova trilogia sembrano convivere due spinte opposte, una innovatrice e una conservatrice, con una prevalenza delle permanenze rispetto alle rimozioni. Burns infatti racconta ancora una volta “la stessa storia”, mostrando però fin dalle prime tavole alcuni elementi di novità. Gli ingredienti di base del nuovo lavoro sono i medesimi del precedente: <strong>storie di adolescenti che si ritrovano in situazioni allucinate e inquietanti</strong>, con le normali paure legate alla crescita e alle nuove esperienze (sesso e droga in particolare) che si legano in modo malsano a timori molto più grandi, del tutto impossibili da affrontare. Il protagonista è Doug, un ragazzo ossessionato da visioni notturne che si ripetono sempre uguali, portando alla luce aspetti nascosti e dolorosi del suo passato. Un susseguirsi di immagini spaventose ma fin troppo reali, contro cui le pillole non possono fare nulla</span>. <span lang="it-IT">Come al solito l’autore riesce a trascinarci in una dimensione estremamente sgradevole, mettendoci nei panni di un </span><span lang="it-IT"><i>teenager</i></span><span lang="it-IT"> che, come molti suoi coetanei, si sente sempre fuori posto, inadatto a stare con gli altri.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/xed-out-burns.jpg"><img class=" wp-image-1006 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/xed-out-burns-300x132.jpg" alt="x'ed out burns" width="382" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">La differenza principale con i precedenti consiste, ovviamente, nell&#8217;uso del colore, per di più sempre sgargiante, al posto del bianco e nero; i disegni seguono invece il tradizionale stile di Burns, che deve molto alla </span><span lang="it-IT"><i>Pop art</i></span><span lang="it-IT"> americana (da <strong>Roy Lichtenstein</strong> in giù). A livello di contenuto, si nota una componente molto più decisa di citazionismo: i riferimenti più marcati sono ad alcuni classici del fumetto (nei suoi deliri psichedelici il protagonista ha le fattezze di <strong>Tin Tin</strong>) e della letteratura (in più di un&#8217;occasione viene nominato <strong>William Borroughs</strong>). È poi evidente la maggiore presenza di aspetti onirici-allucinatori, che arrivano ad occupare la maggior parte della storia, rendendola ancor più enigmatica delle precedenti: solo con l&#8217;ultimo capitolo la matassa verrà, forse, sbrogliata e la complessa rete di simboli ricorsivi troverà una spiegazione coerente. Tutto o quasi è raccontato attraverso il filtro del delirio o della visione, eliminando quasi completamente gli aspetti </span><span lang="it-IT"><i>thrilling</i></span><span lang="it-IT"> presenti in </span><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT">. <strong>Era proprio il bilanciamento perfetto tra sogno e azione a rendere </strong></span><strong><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span></strong><span lang="it-IT"><strong> un&#8217;opera godibile a più livelli, come è proprio dei capolavori letterari</strong>. Il </span><span lang="it-IT"><i>graphic novel</i></span><span lang="it-IT"> può essere letto semplicemente come un&#8217;avvincente storia di mostri, omicidi e malattie misteriose, ma ad un lettore più attento è lasciata la possibilità di esplorare la sua ricchezza iconografica e di creare autonomamente dei collegamenti, scoprendo una fitta rete di messaggi nascosti. Per il momento, ma aspettiamo la conclusione per sbilanciarci, </span><span lang="it-IT"><i>X&#8217;ed out</i></span><span lang="it-IT"> non è arrivato a questi livelli: l&#8217;impatto visivo è eccezionale, ma nel complesso il </span><span lang="it-IT"><i>puzzle</i></span><span lang="it-IT"> fatto di conscio e di inconscio e la continua sfida al lettore per mezzo di indizi e allusioni hanno un che di manieristico. Ma da Charles Burns ci aspettiamo un guizzo finale che spazzi via tutte le discussioni e metta il sigillo su un progetto ambizioso e affascinante.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/01/20/uneterna-adolescenza-torbida-arriva-sugar-skull-di-charles-burns/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giornalismo grafico, direzioni diverse. Il caso di Guy Delisle</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/01/02/giornalismo-grafico-direzioni-diverse-il-caso-di-guy-delisle/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/01/02/giornalismo-grafico-direzioni-diverse-il-caso-di-guy-delisle/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2015 10:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Index Fumettorum]]></category>
		<category><![CDATA[comics journalism]]></category>
		<category><![CDATA[cronache di gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[graphic journalism]]></category>
		<category><![CDATA[graphic novel]]></category>
		<category><![CDATA[guy delisle]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Sacco]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=627</guid>
		<description><![CDATA[Quasi tutti gli articoli che si propongono di parlare del Graphic journalism (o Comics journalism) mettono da subito l&#8217;accento sulla freschezza di questa forma espressiva e sulla sua prorompente carica innovativa. Cercherò di evitare il luogo comune facendo notare che il genere è sicuramente giovane, ma di certo non appena nato, se si tiene conto che Palestina di Joe Sacco, vero caposaldo del reportage disegnato, è stato pubblicato per la prima volta tra il 1993 e il 1995. Più che della faticosa affermazione del giornalismo a fumetti, bisognerebbe ormai discutere della sua istituzionalizzazione, dato che oggi esso trova spazio anche sulle]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " lang="it-IT" style="text-align: justify;" align="LEFT"><span title="Q" class="cap"><span>Q</span></span>uasi tutti gli articoli che si propongono di parlare del <i><b>Graphic journalism</b></i> (o <i><b>Comics journalism</b></i>) mettono da subito l&#8217;accento sulla freschezza di questa forma espressiva e sulla sua prorompente carica innovativa. Cercherò di evitare il luogo comune facendo notare che <b>il genere è sicuramente giovane, ma di certo non appena nato</b>, se si tiene conto che <i><b>Palestina</b></i><b> di Joe Sacco</b>, vero caposaldo del <i>reportage</i> disegnato, è stato pubblicato per la prima volta tra il 1993 e il 1995. Più che della faticosa affermazione del giornalismo a fumetti, bisognerebbe ormai discutere della sua istituzionalizzazione, dato che oggi esso trova spazio anche sulle pagine di prestigiosi quotidiani (soprattutto nel mondo anglosassone) ed è sempre più spesso declinato nel formato <i>graphic novel</i> (in allegato al <i>Corriere della Sera</i> ne è recentemente uscita una pregevole raccolta). I motivi di tale successo sono probabilmente da cercare nella <b>grande accessibilità del </b><i><b>medium</b></i>: dei bei disegni colorati, con poche frasi qua e là, sono senza dubbio più attraenti di un muro di parole. Con un po&#8217; di cinismo, si potrebbe insinuare che i fumetti assecondano la pigrizia del lettore contemporaneo, risparmiandogli la fatica della lunga immersione in un articolo.</p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Joe-Sacco.jpg"><img class=" wp-image-629 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Joe-Sacco-300x225.jpg" alt="Joe Sacco" width="349" height="262" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;" align="LEFT">Penso però che sia necessario far qualche distinguo all&#8217;interno della grande massa di lavori genericamente classificati sotto la denominazione di <i>Graphic journalism</i>, discriminando prima di tutto tra le <b>opere propriamente giornalistiche</b> e quelle che invece somigliano maggiormente ad <b>autobiografie</b> o a <b>resoconti di viaggio</b>. In quest&#8217;ultimo gruppo inserirei i romanzi di <a href="http://www.guydelisle.com/" target="_blank"><b>Guy Delisle</b></a>, fumettista canadese autore di <i>best-seller</i> come <i>Shenzhen</i>, <i>Pyongyang</i>, <i>Cronache Birmane</i> e <i>Cronache di Gerusalemme</i>. Ci sono infatti grandi differenze tra il modo di raccontare di Delisle e quello dei <i>graphic journalist</i> “classici”, ben rappresentati da <b>Joe Sacco</b> (tra parentesi, qualche osservazione sull&#8217;ultima opera di Sacco la trovate <a href="http://www.torquemada.eu/2014/12/21/dentro-e-fuori-dai-quadretti/" target="_blank">qui</a>). Queste difformità emergono con maggiore chiarezza se si mettono a paragone le opere dedicate dai due artisti allo stesso tema, <b>la questione israelo-palestinese</b>. Se l&#8217;autore di <i>Palestina</i> e di <i>Gaza 1956</i> entra in prima persona nelle zone di conflitto, intervistando le vittime della guerra e toccando con mano le situazioni più drammatiche, Delisle racconta invece la propria <i>routine</i> quotidiana nel periodo di soggiorno in Israele. Si può dire che nelle storie di Delisle il ruolo di “inviato sul campo”, che è proprio di Sacco, viene ricoperto dalla moglie del fumettista, affiliata a <i>Medici senza Frontiere</i> e direttamente impegnata sulle scene di guerra. Il marito si trova semplicemente al seguito e si limita ad osservare da lontano gli eventi più dolorosi. Le sue avventure sono molto più innocue, tanto che si ha l&#8217;impressione che i coniugi vivano in due universi paralleli, pur operando nello stesso paese.</p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Guy-Delisle.jpg"><img class=" wp-image-630 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Guy-Delisle-300x225.jpg" alt="Guy Delisle" width="359" height="269" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;" align="LEFT">Mentre nei <i>reportage</i> di Sacco i protagonisti sono i cittadini palestinesi colpiti dalle offensive israeliane, l&#8217;attore principale di <i>Cronache di Gerusalemme</i> è lo stesso artista, con i suoi faticosi tentativi di ambientamento in un paese straniero e, soprattutto, la costante ricerca di ispirazione per il proprio lavoro. È proprio il <b>tono autobiografico, leggero e ironico (anche se mai del tutto disimpegnato)</b>, a far sì che i libri del canadese siano tanto apprezzati. Non si può fare a meno di provare una sincera simpatia, nel senso etimologico di conformità di sentimenti, per il fumettista: esattamente come la maggior parte dei lettori, Delisle non è un eroe né un martire, ma <b>un uomo comune</b> che cerca di arrabattarsi alla meglio tra lavoro, figli e problemi quotidiani. Molto divertente – e quasi simbolico della distanza tra lui e l&#8217;autore di <i>Palestina</i> – il momento in cui le autorità israeliane gli negano l&#8217;accesso alla Striscia di Gaza: riflettendoci su, il protagonista si chiede se non sia stato scambiato per Joe Sacco.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/01/02/giornalismo-grafico-direzioni-diverse-il-caso-di-guy-delisle/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dentro e fuori dai quadretti</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2014/12/21/dentro-e-fuori-dai-quadretti/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2014/12/21/dentro-e-fuori-dai-quadretti/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 10:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Index Fumettorum]]></category>
		<category><![CDATA[Battaglia della Somme]]></category>
		<category><![CDATA[Cruciverba]]></category>
		<category><![CDATA[FUN]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Sacco]]></category>
		<category><![CDATA[La grande guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Bacilieri]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=257</guid>
		<description><![CDATA[Due parole su FUN di Paolo Bacilieri e La grande guerra di Joe Sacco A prima vista, la storia del cruciverba non sembra un argomento particolarmente indicato per un graphic novel. E invece FUN, l&#8217;ultima fatica di Paolo Bacilieri, è un lavoro estremamente godibile, che realizza pienamente la promessa del titolo. Come suo solito, il fumettista veronese intreccia più livelli narrativi, alternando l&#8217;interessante racconto della nascita e della vertiginosa diffusione delle crosswords (divenuta vera e propria madness negli anni &#8217;20) con le piccole avventure milanesi di Zeno Porno, l&#8217;alter ego dell&#8217;autore già protagonista del fumetto omonimo e de La magnifica]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify;"><b><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>ue parole su <i>FUN</i> di Paolo Bacilieri e <i>La grande guerra</i> di Joe Sacco</b><br />
A prima vista, la <b>storia del cruciverba</b> non sembra un argomento particolarmente indicato per un <i>graphic novel</i>. E invece <i><b>FUN</b></i>, l&#8217;ultima fatica di <b>Paolo Bacilieri</b>, è un lavoro estremamente godibile, che realizza pienamente la promessa del titolo. Come suo solito, il fumettista veronese intreccia più livelli narrativi, alternando l&#8217;interessante racconto della nascita e della vertiginosa diffusione delle <i>crosswords</i> (divenuta vera e propria <i>madness</i> negli anni &#8217;20) con le piccole avventure milanesi di <b>Zeno Porno</b>, l&#8217;<i>alter ego</i> dell&#8217;autore già protagonista del fumetto omonimo e de <i>La magnifica desolazione</i>. Le bellissime tavole di Bacilieri raggiungono livelli artistici eccezionali soprattutto nelle minuziose panoramiche della <b>New York di primo Novecento</b>, un periodo storico evidentemente caro all&#8217;autore, che nella delicata biografia a fumetti <i>Sweet Salgari </i>ha ricostruito con altrettanta maestria la vecchia Torino.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Paolo-Bacilieri-Fun.jpg"><img class="wp-image-258 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Paolo-Bacilieri-Fun-217x300.jpg" alt="Paolo Bacilieri Fun" width="284" height="392" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tra i molteplici temi proposti dal libro c&#8217;è la riflessione sulla parentela stretta, anche se non immediatamente evidente, tra <b>fumetto e cruciverba</b>, due forme di intrattenimento ultra-popolari nate sulle pagine dello stesso quotidiano (il <i>New York World</i>) e accomunate dalla <b>divisione in riquadri dello spazio</b>. [E qui il termine “popolare” va inteso in una doppia accezione, che indica sia il suo enorme successo sia la sua destinazione ad un pubblico non selezionato]. Bacilieri propone una suggestiva ipotesi “ambientale” sulla nascita di queste modalità espressive, facendo sottilmente notare che esse nascono a New York, città di grattacieli e quindi città geometrica, a quadretti (&#8220;dove, se non qui &#8230; in questa città?). Visti i risultati raggiunti da <i>FUN</i>, non resta che aspettarne il seguito, già in lavorazione con il titolo provvisorio di <i><b>MORE FUN</b></i>.<br />
Nelle ultime settimane è stata pubblicata l&#8217;edizione italiana di un&#8217;altra opera straordinaria, <i><b>La grande guerra</b></i><b> di Joe Sacco</b>. In occasione del centesimo anniversario dell&#8217;inizio del primo conflitto mondiale, l&#8217;autore maltese – noto al grande pubblico per i suoi magistrali <i>reportage</i> sulla Palestina – rivoluziona il suo modo di raccontare. Ispirandosi ai <b>racconti continui degli arazzi medievali</b> (modello principale è il celebre arazzo di Bayeux), Sacco crea un oggetto singolarissimo, una lunghissima striscia in bianco e nero (di ben 7 metri) che racconta il primo giorno della <b>battaglia della Somme</b> (1 luglio 1916), uno dei massacri più tremendi di tutta la guerra. L&#8217;illustrazione è accompagnata, a parte, da un saggio descrittivo dello storico americano Adam Hochschild.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Joe-Sacco-The-great-war.jpg"><img class="wp-image-259 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Joe-Sacco-The-great-war-300x180.jpg" alt="Joe Sacco The great war" width="370" height="222" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;opera <b>scardina quasi tutti gli elementi-base tipici del </b><i><b>medium</b></i><b>-fumetto</b>, sfondando le barriere tra le vignette e rinunciando ai dialoghi nei tradizionali <i>balloon</i>. Si tratta di una dimostrazione della straripante <b>vitalità del linguaggio fumettistico</b>, che oggi non trova, a mio parere, paragoni in altre forme letterarie. “L&#8217;unica forma d&#8217;arte figlia del nostro tempo”, per dirla con una felice definizione di Goffredo Fofi, continua ad offrirci una sorprendente ricchezza di soluzioni narrative e strutturali: il <i>medium</i> che a lungo è stato additato come ripetitivo e stereotipato (il termine “fumettone” è ancora oggi usato con accezione negativa) è attualmente il più innovativo. Di fronte al lavoro di Sacco il lettore si trova spaesato per l&#8217;assenza degli usuali punti di riferimento, ma da questo disorientamento nasce una <b>libertà di lettura totale</b>, che permette di concentrarsi su sezioni di disegno scelte autonomamente. Quasi facendo da contraltare all&#8217;opera di Bacilieri, che ragiona sui significati della griglia geometrica e sulla natura stessa del fumetto, Sacco realizza un “fumettone” (nel senso delle dimensioni) letteralmente fuori dagli schemi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2014/12/21/dentro-e-fuori-dai-quadretti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dylan Dog è rinato / Dylan Dog è morto</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2014/12/17/dylan-dog-e-rinato-dylan-dog-e-morto/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2014/12/17/dylan-dog-e-rinato-dylan-dog-e-morto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2014 14:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Index Fumettorum]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Di Biagio]]></category>
		<category><![CDATA[Dylan Dog]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Vecchi]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Recchioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tiziano Sclavi]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=229</guid>
		<description><![CDATA[Da quanto tempo non si sentiva parlare così tanto di Dylan Dog? La creatura di Tiziano Sclavi, dopo quasi trent&#8217;anni di onorata carriera investigativa (la prima uscita risale al 1986), sembrava ormai avviata su un inglorioso viale del tramonto: un folgorante commento postato qualche tempo fa sul web lo definiva un “personaggio zombie”. Quasi un contrappasso, per uno che i morti viventi li ha combattuti fin dall&#8217;albo numero 1. D&#8217;altronde, l&#8217;abbassamento della qualità del prodotto e la generale disaffezione da parte dei lettori storici, chiaramente leggibile nel costante calo nelle vendite, erano i segni più evidenti di una crisi ormai]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a quanto tempo non si sentiva parlare così tanto di Dylan Dog? La creatura di <b>Tiziano Sclavi</b>, dopo quasi trent&#8217;anni di onorata carriera investigativa (la prima uscita risale al 1986), sembrava ormai avviata su un inglorioso viale del tramonto: un folgorante commento postato qualche tempo fa sul <i>web</i> lo definiva un “<b>personaggio zombie</b>”. Quasi un contrappasso, per uno che i morti viventi li ha combattuti fin dall&#8217;albo numero 1. D&#8217;altronde, l&#8217;abbassamento della qualità del prodotto e la generale disaffezione da parte dei lettori storici, chiaramente leggibile nel costante calo nelle vendite, erano i segni più evidenti di una crisi ormai inarrestabile. A trascinare fuori dall&#8217;oblio l&#8217;Indagatore dell&#8217;Incubo sono stati due fattori distinti ma concomitanti: da una parte il <b>radicale rinnovamento della serie</b> voluto dal <b>nuovo curatore Roberto Recchioni</b>, dall&#8217;altra l&#8217;ambizioso <i>fan-movie</i> <i><b>Vittima degli eventi</b></i> realizzato da <b>Claudio Di Biagio</b> e <b>Luca Vecchi</b>.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-è-finita.jpg"><img class="wp-image-238 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-è-finita-300x135.jpg" alt="Dylan Dog è finita" width="502" height="226" /></a></p>
<p>Innanzitutto il progetto di Recchioni: rinnovare completamente il personaggio senza tradire l&#8217;ispirazione originale, per recuperare gli appassionati persi per strada e tentare, allo stesso tempo, di sedurre un pubblico nuovo. Tornare alle origini, quando il fenomeno Dylan Dog era veramente qualcosa di fresco nel panorama editoriale italiano: <b>un fumetto seriale con ambizioni da fumetto d&#8217;autore</b>. Storie spaventose e appassionanti piene di citazioni dalla letteratura, dal cinema, dalla musica; una vera miniera di suggerimenti non scontati per letture/visioni/ascolti a disposizione di generazioni di lettori. [Parentesi personale. Il primo albo che mi capitò fra le mani fu <i>Doktor Terror</i>, uscito nel 1993, di cui probabilmente lessi una ristampa. Fui impressionato dalla quella storia durissima, che parlava di uno spietato medico nazista e si occupava esplicitamente degli orrori dell&#8217;Olocausto. In un momento memorabile della vicenda, il vagone della metropolitana su cui viaggia la giovane protagonista ebrea si trasforma gradualmente in un convoglio diretto verso un campo di concentramento; intanto, la ragazza prende le sembianze di un topo e i neonazisti che la perseguitano diventano maiali. Come scoprii solo in seguito, quella scena così potente era un omaggio a <i><b>Maus</b></i><b> di Art Spiegelman</b>. Nello stesso numero compariva un uomo politico inglese favorevole all&#8217;introduzione delle leggi razziali, il cui volto era inequivocabilmente quello di Umberto Bossi. Intrattenimento di grande qualità, cultura “alta” e perfino attualità: e tutto questo in un fumetto seriale! Pur non comprendendo subito tutti i riferimenti, divenni subito un lettore assiduo della serie.]
Per togliere la polvere ad un personaggio che negli anni è diventato ripetitivo e prevedibile, Recchioni ha promosso una serie di novità, che comprendono alcuni avvicendamenti tra i personaggi (<b>l&#8217;ispettore Bloch ottiene la tanto sospirata pensione</b>, pur non scomparendo dalla storia; si presenta un nuovo antagonista, <b>John Ghost</b>) e collaborazioni con altri artisti del fumetto (si fanno i nomi di <b>Gipi</b> e di <b>Zerocalcare</b>). Il curatore ha scelto di ispirarsi alla forma di serialità più vitale di questi anni, le serie TV, cercando di innestare <b>piani narrativi orizzontali</b>, cioè estesi su più albi, senza rinunciare alla verticalità di ogni singolo episodio, in modo da non precludere la fruibilità dei singoli numeri. Insomma, come <i><b>Game of Thrones</b></i> o <i><b>Breaking Bad</b></i>, anche le uscite di Dylan Dog saranno suddivise in “stagioni”. Le idee, chiare, ci sono. Ma i buoni propositi sono stati realizzati? È ancora presto per dare una risposta definitiva: in attesa di maggiori elementi di giudizio (mi riservo di leggere almeno qualche altro albo) mi pare che vada comunque riconosciuto a Recchioni il merito di avere riportato l&#8217;attenzione su una vera icona del fumetto italiano.</p>
<p align="JUSTIFY"><img class=" wp-image-231 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-300x231.jpg" alt="Dylan Dog" width="416" height="320" /></p>
<p>Quali sono, per ora, le reazioni del pubblico a queste innovazioni? Il successo commerciale delle prime uscite del nuovo corso è stato ottimo (l&#8217;albo della “svolta” ha venduto circa <b>30000 copie in più rispetto alle uscite precedenti</b>), ma è più interessante (e, per quanto mi riguarda, divertente), tastare il polso degli appassionati sui <i>social network</i>. A fianco dei molti <i>feedback</i> positivi, su <i>Facebook</i> si possono ammirare le reazioni scomposte dei <i>fan</i> più oltranzisti, ostili ad ogni rinnovamento che vada a compromettere la purezza del mito Dylan Dog. Con <i>post</i> simili a lamentazioni bibliche o, più prosaicamente, con semplici insulti, una fetta del pubblico <i>dylandoghiano</i> ha dichiarato la propria fede assoluta in un eterno e rassicurante ritorno dell&#8217;uguale:<br />
“Succede che se il tuo eroe (anti eroe) preferito non vive una storia che ti coinvolge, che ti appassiona [&#8230;] ti lascia un&#8217;emozione forte dentro, ci si rimane male. Delusi, appunto. E Dylan, per me, non è un mero e semplice momento di svago. In Dylan ci vedo tanti ideali, modi di vivere e di rapportarsi all&#8217; Altro, tanti PRINCIPI, che sono miei e che Dylan Dog ha contribuito sia a farli in me nascere, sia a rafforzarli.” (da un commento postato su una pagina <i>Facebook</i>)<br />
Il personaggio è così amato da non essere più un semplice fatto letterario: molti <i>fan</i> si sentono coinvolti personalmente nelle sue vicende. Fenomeni di attaccamento tanto forte ad una figura di fantasia non sono nuovi né limitati a Dylan Dog, ma testimoniano la grandezza di <b>un eroe che è ormai vivo prima nella passione dei lettori che sulla carta</b>. [Parentesi storica. Senza scomodare la follia della protagonista di <i>Misery non deve morire</i>, mi piace fare un paragone, ovviamente molto libero, con la sfrenata passione della gente comune per i paladini cantati sulle pubbliche piazze ancora nell&#8217;Ottocento. Quasi tutti i resoconti di viaggio relativi a Napoli, ad esempio, si soffermavano sul tipo umano dei &#8220;patuti e&#8217; Rinalde&#8221;, incapaci di accettare le sconfitte o la morte dei loro beniamini.]
L&#8217;altro evento che ha fatto tornare alla ribalta l&#8217;inquilino di Craven Road è la realizzazione del mediometraggio (circa 50 minuti) <a title="Vittima degli eventi" href="https://www.youtube.com/watch?v=9G62vLlqUBI" target="_blank"><i><b>Vittima degli eventi</b></i></a>. Gli ideatori del progetto sono riusciti a finanziarsi con <b>l&#8217;innovativo strumento del </b><i><b>crowdfunding</b></i> e hanno saputo alimentare un&#8217;attesa carica di aspettative attorno al proprio lavoro. Il mini-film è davvero ammirevole per la fedeltà al fumetto ma non altrettanto ben riuscito in alcuni aspetti propriamente filmici. Se la precisione e la ricchezza di particolari nella ricostruzione degli ambienti (lo studio dell&#8217;Indagatore, il negozio Safarà) sono eccezionali, lasciano invece molto a desiderare il ritmo della vicenda, la recitazione del protagonista e, soprattutto, la qualità della scrittura di sceneggiatura e dialoghi. Per dare una valutazione equilibrata su questa realizzazione bisogna però giudicarla per quello che è: un <i>fan-movie</i>. E <b>per essere un </b><i><b>fan-movie</b></i><b>, è di ottima fattura</b>, decisamente sopra la media. Molti commentatori si sono dichiarati insoddisfatti dal risultato finale: penso che la loro delusione sia dovuta al grande clamore nato attorno alla lavorazione di <i>Vittima degli eventi</i>, che ha generato aspettative altissime e probabilmente eccessive. In ogni caso, l&#8217;impressione generale è che si sia voluto far entrare tutto il mondo di Dylan Dog in un solo episodio, con alcune forzature piuttosto evidenti (perché quell&#8217;inutile dialogo sul maggiolone fermo?). Proprio per la volontà di essere il più conformi possibile al fumetto ha fatto sì che <i>Vittima degli eventi</i> sia stato molto apprezzato dai puristi di cui sopra, che hanno visto nel <i>web-movie</i> il canto del cigno del Dylan “tradizionale”, ormai destinato a scomparire sotto i colpi della modernità.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-Vittima-degli-eventi1.jpg"><img class="wp-image-233 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-Vittima-degli-eventi1-300x120.jpg" alt="Dylan Dog Vittima degli eventi" width="511" height="204" /></a></p>
<p>Si stanno scontrando due visioni opposte sul futuro del personaggio: il cambiamento sarà un progresso o una caduta? Insomma, dobbiamo rimpiangere la perduta età dell&#8217;oro o aspettare con fiducia le “magnifiche sorti e progressive”? Ma a questo punto mi sembra chiaro che si tratti di una questione di concezione della storia più che un semplice dibattito fumettistico.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2014/12/17/dylan-dog-e-rinato-dylan-dog-e-morto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
