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	<title>Torquemada &#187; Cristo si è fermato a Eboli</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Le Lun’Interviste: Francesco Repice</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2015 14:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco La Luna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristo si è fermato a Eboli]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; La sua voce ha accompagnato tante generazioni, tanti viaggiatori e soprattutto tante persone innamorate di quella meravigliosa trasmissione che è Tutto il Calcio Minuto per Minuto, storico programma RadioRai che, da più di cinquantacinque anni, è al servizio dei calciofili dello stivale: stiamo parlando di Francesco Repice, che si è gentilmente concesso ai nostri microfoni e che ringraziamo ancora per la disponibilità dimostrata: La sua esperienza nel mondo del giornalismo dopo tanti anni di Tutto il Calcio Minuto per Minuto. Dopo tanti anni di Tutto il Calcio si continua a stare là, e se qualcuno ancora ci ascolta bontà]]></description>
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<p class="first-child "><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>a sua voce ha accompagnato tante generazioni, tanti viaggiatori e soprattutto tante persone innamorate di quella meravigliosa trasmissione che è Tutto il Calcio Minuto per Minuto, storico programma RadioRai che, da più di cinquantacinque anni, è al servizio dei calciofili dello stivale: stiamo parlando di Francesco Repice, che si è gentilmente concesso ai nostri microfoni e che ringraziamo ancora per la disponibilità dimostrata:</p>
<p><b>La sua esperienza nel mondo del giornalismo dopo tanti anni di <i>Tutto il Calcio Minuto per Minuto.</i></b></p>
<p>Dopo tanti anni di <i>Tutto il Calcio</i> si continua a stare là, e se qualcuno ancora ci ascolta bontà sua, non possiamo far altro che ringraziarlo; quando avevo più o meno la tua età volevo fortemente fare questa cosa, molti mi prendevano per folle, ma con tanta abnegazione e qualche colpo di fortuna siamo arrivati dove siamo ora e non possiamo lamentarci.</p>
<p><b>Come ha trovato Cosenza rispetto all’ultima volta e quanto le manca?</b></p>
<p>Non mancavo da tantissimo, ma è sempre un’emozione immensa, poi essere premiati in un posto dove sei cresciuto, conosco Corso Telesio [il Centro Storico, ndr] gradino per gradino, sanpietrino per sanpietrino, pensare che si stava lì a giocare a pallone e trovarsi a ricevere un premio per la carriera è un’emozione considerevole.</p>
<p><b>Che emozione è stata lavorare con gente come Ciotti e Ameri?</b></p>
<p>È stata una gran paura, una gran paura di sbagliare, dire una parola più del dovuto, di non intervenire al momento giusto, non erano personaggi che te la mandavano a dire, ciò che pensavano lo dicevano, ma è stata anche una gran fortuna, stare nella stessa redazione di Sandro Ciotti è una cosa che non so quanti possano raccontare.</p>
<p><b>Un ricordo di Alfredo Provenzali, un uomo che è stato icona di <i>Tutto il Calcio.</i></b></p>
<p>La nobiltà assoluta della Radio, per modestia, umiltà, grandezza, capacità di stare al microfono, e soprattutto un mio grande amico, appassionato di pesca come me, ragion per cui i discorsi non vertevano mai né sulla professione né sul calcio, ma solo sulla nostra passione comune: un grande amico, mi manca tanto.</p>
<p><b>Purtroppo ci tocca anche parlare di calcio, almeno un po’: la Juventus sta scappando, soprattutto grazie a Pogba. Cosa pensa di questo giocatore?</b></p>
<p>Si tratta di un fenomeno, di un giocatore totale e fortissimo, purtroppo non credo resterà a Torino ma andrà al Real Madrid, ma è un discorso più generale, nessun club italiano può permettersi cifre come quelle offerte dai club esteri.</p>
<p><b>La Roma sta arrancando, come dovrebbe agire sul calciomercato?</b></p>
<p>La Roma non deve comprare nessuno, anzi ha combattutto la sfortuna perché tra i problemi di Strootman, quelli di Castan e quelli di Maicon è riuscita comunque a mantenersi in linea di galleggiamento, fino a quando si è là e si recupera qualche giocatore importante, come Keita che tornerà vista l’eliminazione tramite sorteggio del Mali dalla Coppa d’Africa, spero che la Roma risalga perché manca tanto alla piacevolezza della Serie A.</p>
<p><b>Cosa si augura per la squadra della propria città?</b></p>
<p>Non so cosa dire, perché mi sembra che tutti gli sforzi vengano vanificati da tante difficoltà che si mettono davanti al cammino di questi club, difficoltà che sono peraltro anche di natura extracalcistica, non riesco a capire come altre realtà, magari grandi come Cosenza ma site in altre regioni – Marche, Emilia, Toscana, riescano ad affrontare i massimi livelli del calcio e qui questo non accade. Non trovo la chiave di questo rebus, spero che chi di dovere riesca a farlo.</p>
<p>Ph: Maria Celeste Cupo</p>

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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cronache di una trasferta sbagliata</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 09:10:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Leta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristo si è fermato a Eboli]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio Amatoriale]]></category>
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		<description><![CDATA[Le ultime partite di stagione sono sempre le più belle, quelle in cui ci si diverte, quelle in cui non si pensa più al campionato; quelle, insomma, in cui il giuoco del calcio emerge in tutta la sua bellezza e in tutto il suo splendore. Quasi tutte sono così. Una, però, non lo fu. Eravamo tranquilli, salvi, sicuri di mantenere la categoria ed in una discreta posizione di metà classifica, che ci permetteva di guardare alle ultime tre giornate di campionato con agio, calma e con un pizzico di malinconia per l&#8217;ennesima stagione che si concludeva. Tuttavia, era domenica, una]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>e ultime partite di stagione sono sempre le più belle, quelle in cui ci si diverte, quelle in cui non si pensa più al campionato; quelle, insomma, in cui il giuoco del calcio emerge in tutta la sua bellezza e in tutto il suo splendore. Quasi tutte sono così. Una, però, non lo fu. <strong>Eravamo tranquilli, salvi, sicuri di mantenere la categoria ed in una discreta posizione di metà classifica</strong>, che ci permetteva di guardare alle ultime tre giornate di campionato con agio, calma e con un pizzico di malinconia per l&#8217;ennesima stagione che si concludeva. Tuttavia, era domenica, una domenica d&#8217;Aprile inspiegabilmente fredda, ed il calendario ci metteva di fronte ad una squadra in acerrima lotta per i play-off promozione: roba mica da ridere. La squadra in questione era situata in un paesino a circa 50 km, forse sarà stato per il mal d&#8217;auto o forse per l&#8217;inutilità di quella partita, ma partimmo in sole 13 persone, più l&#8217;allenatore e la dirigenza. Io, da buona riserva, avevo affrontato <strong>un riscaldamento pre-partita particolarmente ostico ed impegnativo</strong>: due bottiglie di vino invece che una, tanto non giocherò mai e potrò vantarmi a bordocampo senza pericoli; anzi, prendo la radiolina così controllo le altre partite di giornata.</p>
<p style="text-align: justify">E così, pieni di fiducia e di entusiasmo, partimmo verso il campo degli avversari.</p>
<p style="text-align: justify">Già a metà del viaggio, però, si consumò la prima tragedia. Incontrammo un enorme mercatino locale, pieno di spezie, profumi e di quella umanità multietnica tipica delle fiere: sembrava quasi la <em>kasbah</em> di Istanbul sotto Solimano il Magnifico. Purtroppo, tra questi effluvi peccaminosi perdemmo due titolari: entrambi fuggirono con delle affascinanti donne straniere, ammaliati dal loro esotismo. Non li rivedemmo più, ma, a quel che so: uno ha aperto la pizzeria “Da Tonino” in un&#8217;oasi del deserto del Niger, mentre l&#8217;altro è diventato carne prelibata per il tipico <em>gulash</em> della Trasnistria. Tuttavia, il disastro si completò quando, per pagare un cd col meglio di Gianni Celeste e Maria Nazionale, fummo costretti ad impegnare tutte le nostre divise. La partita era ormai a rischio e stavamo per tornare tristi e delusi, ma riuscimmo a giungere alla nostra destinazione grazie all&#8217;elemosina di un ambulante africano che<strong> ci regalò le divise “semi-originali” del Senegal al mondiale di Corea e Giappone del 2002</strong>, più un vecchio cammello che, all&#8217;occorrenza, sarebbe stato un ottimo incontrista. E così, meno numerosi ma sempre speranzosi, raggiungemmo il campo da gioco. Fu molto divertente osservare la sorpresa dell&#8217;arbitro scorgendo i nostri due attaccanti biondi e pallidi che indossavano le magliette di ElHadji Diouf e Khalilou Fadiga, del resto tipici nomi calabresi. Ahimé, toccò giocare anche a me. Ci furono tante giocate di classe, in quei 90 minuti, ma sicuramente una è da scrivere negli annali del calcio dilettantistico: al minuto &#8217;75, col cammello in un inedito ruolo a fare da terzino di spinta, un tifoso di casa scese dagli spalti e ci passò attraverso le grate del campo un bicchiere di vino ed una fetta di formaggio. <strong>Un gesto di sano, vero e giusto <em>fair-play</em></strong>. Così, rinvigoriti dall&#8217;amicizia e rifocillati dal vino portammo a termine la nostra eroica partita. Il risultato finale fu un 9-0 per i nostri avversari che si lanciarono verso i <em>play-off</em>, mentre noi cercammo un modo per dare la colpa della disfatta all&#8217;arbitro.</p>
<p style="text-align: justify">Come tutte le grandi storie, anche questa ha una punta di comico: a fine partita, prima di dirigerci mestamente a casa, notammo uno dei nostri dirigenti contemplare assorto un meraviglioso e poetico tramonto, forse in un impeto romantico o in un momento malinconico: sorpresi, gli chiedemmo il perché di questo suo sguardo serioso verso il sole che mestamente declinava dietro le colline e lui così rispose: &#8220;Ma quale sole e tramonto, stavo guardando quell&#8217;escavatore che mi può servire per il cantiere&#8221;.</p>
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		<title>Tifo, passione e solidarietà: conversazione con Sergio Crocco</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2014 10:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco La Luna]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cristo si è fermato ad Eboli continua il suo viaggio nel mondo del calcio calabrese e propone un&#8217;intervista a Sergio Crocco, simbolo della “Cosenza bella”. Storico personaggio del tifo rossoblu, esempio di impegno nel sociale ed in attività umanitarie, è fondatore de “La Terra di Piero”, associazione di volontariato che opera in Italia ed in Africa, nata sulla spinta dell&#8217;esempio di Piero Romeo, altra grande figura del tifo cosentino, scomparso nel 2011. Sempre a fini benefici ha recentemente portato in scena, con grande successo, la commedia Conzativicci [Preparatevi NdR]: una rivincita letteraria dei luoghi e dei personaggi derisi e dimenticati dalla sua]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><i><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>risto si è fermato ad Eboli</i> continua il suo viaggio nel mondo del calcio calabrese e propone un&#8217;intervista a <b>Sergio Crocco</b>, simbolo della “Cosenza bella”. Storico personaggio del tifo rossoblu, <b>esempio di impegno nel sociale ed in attività umanitarie,</b> è fondatore de “<b>La Terra di Piero</b>”, associazione di volontariato che opera in Italia ed in Africa, nata sulla spinta dell&#8217;esempio di <b>Piero Romeo,</b> altra grande figura del tifo cosentino, scomparso nel 2011. Sempre a fini benefici ha recentemente portato in scena, con grande successo, la commedia <i><b>Conzativicci </b></i>[Preparatevi NdR]: una rivincita letteraria dei luoghi e dei personaggi derisi e dimenticati dalla sua città.Vi invitiamo a visitare il sito dell&#8217;associazione <a style="color: #ff0000;" href="http://africa.laterradipiero.it/">http://africa.laterradipiero.it/</a> per avere ulteriori notizie sulla loro lodevoli iniziative.<br />
<b>D: Sergio, raccontaci l’esperienza di <i>Conzativicci.</i></b><br />
<b>R: </b><i>Conzativicci</i> è stato un successo assolutamente inaspettato, ma non lo dico per falsa modestia, ma perché effettivamente è stato così :avevamo programmato solo due date (21 e 28 dicembre), invece siamo stati benevolmente “costretti” a fare 19 repliche, e ancora non sappiamo come andrà a finire perché abbiamo intenzione di replicare a Perugia, Bologna ed in Canada, e questa è un po’ l’avventura che mi intriga di più. È stata una storia bellissima, un piccolo delirio collettivo da parte di tutta la città che ha fatto enormemente piacere sia a me che ne sono l’autore sia a tutti gli altri ragazzi che hanno partecipato, perché ci sono state prove al freddo, in condizioni igieniche non ottimali, ma l’abbiamo fatto con grande cuore perché il nostro fine ultimo sono i progetti della terra di Piero.<br />
<b>D: La Terra di Piero: com’è nata?</b><br />
<b>R: </b>La Terra di Piero nasce purtroppo da un evento tragico, cioè la morte di Piero Romeo: lo stesso giorno ho pensato di costituire un’associazione che avrebbe ricordato Piero ma non con una via o con meri ricordi, ma dando continuità alla sua opera, ovvero l’aiuto alle fasce più deboli della popolazione, sia cosentina che africana: abbiamo iniziato con un pozzo nella Repubblica Centrafricana, poi due asili sempre nella stessa nazione, ci siamo dovuti fermare e ci siamo concentrati sia sul Progetto del Parco Piero Romeo per bambini disabili che sul Madagascar.<br />
<b>D: A proposito di questi due ultimi progetti?</b><br />
<b>R:</b> Per quanto riguarda il Parco abbiamo risolto tutti i problemi burocratici e non è stato facile, perché è una giungla, abbiamo dovuto essere come si dice a Cosenza “zicche” (assillanti NdR) ma alla fine ce l’abbiamo fatta: la gara per spianare tutta la zona dove sarà collocato il parco sarà il 16 Dicembre per cui noi crediamo che per Febbraio dovrebbero iniziare i lavori veri e propri. In Madagascar invece, con grande lavoro e sacrificio siamo riusciti ad aprire una scuola adesso frequentata da 64 bambini, contiamo di arrivare ad 80 e fermarci perché la struttura non reggerebbe; è situata in una favela alle porte di Antananarivo che è la Capitale dello Stato africano: questi bambini già stanno studiando ad hoc con il materiale didattico che abbiamo portato da Cosenza e mangiano due o tre volte la settimana. Contiamo di farli mangiare tutti i giorni; dopodiché vorremmo aprire una scuola di cucito per le ragazze, non ci vuole moltissimo a livello economico ma non sarà neanche facile perché lì manca tutto, dall’elettricità all’acqua corrente.<br />
<b>D: Quanto è accaduto recentemente in Spagna tra i fascisti del Fruente Atletico ed i comunisti del Depor è stato riportato come un banale scontro tra tifosi, peccato che sia costato la vita ad un tifoso del Deportivo&#8230;</b><br />
<b>R:</b> Io per mia scelta non credo a nulla di ciò che dicono i media italiani, so benissimo come trattano e confezionano le notizie. Dall’altro lato però non conosco bene la situazione spagnola, so le fazioni ma non tutto il resto, posso però dire che non solo quelli del Frente Atletico ma i fascisti di per sé non sono nuovi a questo tipo di situazioni; li conosciamo bene: la stampa italiana è quella che è da sempre, ci superano anche il Burundi e forse anche il Madagascar [ride, ndr].<br />
<b>D: La tua esperienza in Curva&#8230;</b><br />
<b>R: </b>Sono entrato in Curva quando avevo 12 anni, nel ’78, arrivavo dal Primo Lotto di Via Popilia, seguivo i più grandi che in realtà avevano 15/16 anni, sono entrato lì per la passione sfrenata che mi ha trasmesso papà per il Cosenza e lì ho trovato il 90% delle mie amicizie, il restante 10% sul fronte politico, cosa che molte volte vi si incastrava. In Curva ho passato 33 anni della mia vita, non rinnego neanche il momento in cui ne sono uscito, perché è una cosa che fa parte del gioco. Ora la mia Curva è il Settore Disabili dello Stadio San Vito, credo sia il posto più umano di tutta la città, non solo dello Stadio. La Curva è stata mia sorella, mia madre, mia moglie, figurarsi che le due donne che ho sposato le ho conosciute lì e già questo dovrebbe far capire cosa provo per la Curva; anche adesso che non la frequento sarà un amore incondizionato che mi porterò fino alla tomba.<br />
<b>D: Mentalità Ultras: cos’è?</b><br />
<b>R:</b> La parola mentalità associata agli Ultras è una bestemmia, perché è stato un modo per molta gente di fare soldi con le Curve; amo invece la parola rispetto: rispetto per i propri compagni, per la propria squadra del cuore, anche per la squadra avversaria. Se si riuscisse davvero a bypassare questo termine sarebbero inglobate tutte le altre parole, compresa la mentalità intesa in senso buono: se riuscissimo a rispettare noi stessi e gli altri riusciremo a migliorare la situazione; non dico ad uscirne, perché a mio parere, purtroppo, con le restrizioni presenti i movimenti Ultras rischiano di avere vita breve: non è pensabile andare in trasferta e prendere un Daspo per un coro contro la Polizia, ma intanto qui sta succedendo.<br />
<b>D: Cos’è la “Cosenza bella” della quale parli sempre?</b><br />
<b>R: </b>Dico sempre che ci sono due Cosenza: una che trama nelle stanze del potere, e lo fa per fare arrestare Padre Fedele, Claudio Dionesalvi o i ragazzi dei NoGlobal; e una gran bella Cosenza, quella che viene ai nostri spettacoli ma non solo, anche i ragazzi dei Centri Sociali e tutti quelli che si adoperano per costruire ogni giorno una città migliore. La Cosenza dei salotti regionali? Non la commento, sarei non dico blasfemo ma scostumato, ma so già che sono persone di potere che penseranno al loro orticello e di noi se ne strafregheranno.</p>
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		<title>Cristo si è fermato ad Eboli</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 18:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Leta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristo si è fermato a Eboli]]></category>
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		<description><![CDATA[Manuale di sopravvivenza al calcio amatoriale calabrese Che idea avete del calcio? Ricordate, forse, le partite trasmesse in tv? Quei prati all&#8217;inglese rasati al millimetro falcati dai calciatori che, col loro fisico, fanno innamorare generazioni di ragazzine e fanno finire anche i bronzi di Riace dallo psicologo? Non c&#8217;entrano niente col calcio amatoriale calabrese. L&#8217;unica somiglianza sta nei nomi delle squadre. Ogni categoria, dalla Lega Dilettanti ai tornei intercondominiali presenta almeno tredici Real, sedici Manchester e qualche Inter. A ciò si aggiungono tante squadre con nomi desunti dalla classicità latina o greca; perciò, per chi non conosce la materia, leggere]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="CENTER"><strong><span style="font-size: large;"><span title="M" class="cap"><span>M</span></span>anuale di sopravvivenza al calcio amatoriale calabrese</span></strong></p>
<p>Che idea avete del calcio? Ricordate, forse, le partite trasmesse in tv? Quei prati all&#8217;inglese rasati al millimetro falcati dai calciatori che, col loro fisico, fanno innamorare generazioni di ragazzine e fanno finire anche i bronzi di Riace dallo psicologo? Non c&#8217;entrano niente col calcio amatoriale calabrese.</p>
<p>L&#8217;unica somiglianza sta nei nomi delle squadre. Ogni categoria, dalla Lega Dilettanti ai tornei intercondominiali presenta almeno tredici Real, sedici Manchester e qualche Inter. A ciò si aggiungono tante squadre con nomi desunti dalla classicità latina o greca; perciò, per chi non conosce la materia, leggere il calendario di uno a caso di questi campionati, produce la sensazione di essere catapultati in un continuo All-star Game della Storia, in cui le varie civiltà sembrano confrontarsi per un predominio eterno e scolpito nel marmo. Ma la realtà? Qual è?</p>
<p>In questa rubrica cercheremo di scandagliare il composito universo d&#8217; “u pallune”, dal calcetto amatoriale del Giovedì Sera in città alle squadre dei paesini, vedremo i tornei parrocchiali, esploreremo il subconscio dei calciatori e riesumeremo le scene tipiche, le formule, gli eroi e gli antieroi; cercheremo, insomma, di svelare il poema epico che ruota attorno ad una palla che rotola.</p>
<p>Questo perché, in fondo, il calcio è l&#8217;ultimo fatto sociale della nostra epoca, l&#8217;ultimo grande evento che tiene assieme le persone. Tutti, infatti, hanno un&#8217;opinione -tendenzialmente critica- ed un ricordo eroico-tendenzialmente falso- legato alla squadra locale, anche se molti non ne conosco il nome; ma in questo continuo processo di mitopoiesi e di costruzione dell&#8217;immaginario si creano delle icone memorabili, come il portiere di riserva, altrimenti detto “il dodicesimo”.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Cristo-sè-fermato-a-Eboli-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-391 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Cristo-sè-fermato-a-Eboli-2-300x256.jpg" alt="Cristo s'è fermato a Eboli 2" width="300" height="256" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si tratta di una figura che, col mondo del calcio e più in generale con il mondo dello sport ha ben poco a che fare, ma nonostante ciò, ogni squadra si preoccupa di averne almeno uno. Lo si riconosce sin dall&#8217;aspetto fisico: nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un personaggio visibilmente fuori forma, la cui pancia non è stata del tutto esplorata, ma, a quello che ci risulta la Nasa sta per lanciare una serie di sonde che andranno mappare il 40% di questi cimiteri di tortellini e sacrari di birrette. Riuscirete a fargli goal molto facilmente, basta solo tirare basso anche se la palla si muoverà più lentamente di un bradipo in fase Rem. Lui allora vi dirà che dieci anni fa e venti chili fa avrebbe preso tranquillamente quel tiro, ma voi non credeteci: l&#8217;obesità non è la causa del portiere scarso, ma tendenzialmente ne è la scusa. In verità, molti di loro già alla nascita superavano il quintale e dieci anni prima erano ancora più grandi e mangiavano l&#8217;intero cast di Jurassic Park come aperitivo. Gli altri, invece, pur se magri, non avevano la più pallida idea di cosa dovesse fare un portiere, e allora sono ingrassati per poter trovare una loro scusante alla loro incapacità. Allora, 10 anni dopo, con una lunga e appassionata storia d&#8217;amore col Big Mac sulle spalle e davanti le spalle, sono diventati grassi ed hanno finalmente occultato le loro incapacità tecniche.</p>
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