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	<title>Torquemada &#187; Cavalieri del Novecento</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Ernst Jünger</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Aug 2015 16:44:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Dietro quale bandiera si stia è, in fondo, lo stesso, ma una cosa è certa: l’ultimo grigioverde o l’ultimo Poilu che fece fuoco e caricò nello scontro sulla Marna ha per il mondo un significato più grande di tutti i libri che questi letterati possono accatastare uno sull’altro.» Ernst Jünger nasce il 29 marzo 1895 a Heidelberg, primo dei sette figli di un farmacista. Da giovane, milita nei Wandervogel, i giovani scout romantici e patriottici. Due anni dopo, appena diciottenne, fugge da casa per arruolarsi nella Légion étrangère in Nord Africa, da cui evade per cercare di raggiungere l’Africa nera.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>«Dietro quale bandiera si stia è, in fondo, lo stesso, ma una cosa è certa: l’ultimo grigioverde o l’ultimo </em>Poilu<em> che fece fuoco e caricò nello scontro sulla Marna ha per il mondo un significato più grande di tutti i libri che questi letterati possono accatastare uno sull’altro.»</em></p></blockquote>
<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="E" class="cap"><span>E</span></span>rnst Jünger <strong>nasce il 29 marzo 1895 a Heidelberg, primo dei sette figli di un farmacista</strong>. Da giovane, milita nei <strong><em>Wandervogel</em></strong>, i giovani scout romantici e patriottici. Due anni dopo, appena diciottenne, fugge da casa per arruolarsi nella <em>Légion étrangère</em> in Nord Africa, da cui evade per cercare di raggiungere l’Africa nera. Rimpatriato, nel 1914, affronta anticipatamente l’esame di stato (<em>Abitur</em>), per arruolarsi come volontario al fronte nel 73° Reggimento Fucilieri “Gibraltar”.</p>
<p style="text-align: justify">Ferito a Les Eparges (aprile 1915), segue un corso da alfiere durante la convalescenza, diventando ufficiale, e passando poi a comandare i reparti d’assalto (<strong><em>Stoßtruppen</em></strong>). Nei due anni successivi combatte nella <strong>Battaglia della Somme</strong> a Guillemont e Combles (agosto 1916), nella <strong>Battaglia di Arras</strong> (aprile 1917), nella <strong>Terza Battaglia di Ypres</strong> (luglio e ottobre 1917), nella <strong>Battaglia di Cambrai</strong> (novembre 1917) e nell’<strong>Offensiva di Primavera</strong> (marzo 1918), venendo ferito in tutto quattro volte e decorato con la Croce di Ferro di Prima Classe (gennaio 1917), con il <em>Kronenorden von Hohenzollern </em>(novembre 1917) e infine con la <em>Pour le Mérite</em>, la più alta decorazione prussiana (settembre 1918), concessa solo a una dozzina di ufficiali inferiori (tra cui Rommel e Richthofen). La riceve a soli 23 anni, nonostante il parere contrario di Hindenburg, ed è stato l’ultimo sopravvissuto tra i portatori.</p>
<div id="attachment_2843" style="width: 218px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/139801-004-6FD6551D.jpg"><img class="wp-image-2843 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/139801-004-6FD6551D-208x300.jpg" alt="139801-004-6FD6551D" width="208" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il ventitreenne Jünger che indossa la &#8220;Pour le Mérite&#8221;</p></div>
<p style="text-align: justify">Nel frattempo, a partire dalla pubblicazione del  romanzo autobiografico <em>Nelle tempeste d’acciaio</em> (1920), e di altre opere (<em>La lotta come esperienza interiore</em>, <em>Il tenente Sturm</em>, <em>Boschetto 125</em>, <em>Fuoco e sangue, Il cuore avventuroso</em>), basate sulle sue esperienze al fronte, diventa un protagonista dell’ala nazional-rivoluzionaria della <strong>Rivoluzione Conservatrice</strong>. Diviene così amico intimo di grandi figure intellettuali quali il filosofo <strong>Martin Heidegger</strong>, il giurista <strong>Carl Schmitt</strong>, il nazionalbolscevico <strong>Ernst Niekisch</strong> e lo scrittore <strong>Ernst von Solomon</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Coerentemente alle sue posizioni, <strong>mantiene le distanze dal <em>Reich</em> hitleriano</strong>, il cui stile volgare e demagogico gli ripugna e i cui progetti grandiosi lo lasciano scettico. Anche se la sua casa fu perquisita dalla Gestapo e l’uscita dei suoi libri taciuta dalla stampa, <strong>per ordine del Führer in persona, che ne ammira le opere letterarie, non gli è torto un capello, neanche dopo la pubblicazione del romanzo criptostorico <em>Sulle scogliere di marmo</em>, da molti considerata una critica allegorica al regime.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nell’agosto 1939, è richiamato alle armi col grado di capitano</strong>, comandando dapprima una postazione della Linea Sigfrido, poi partecipando all’avanzata in Francia. <strong>Dal 1940 al 1944, è di stanza alla guarnigione di Parigi</strong>, come membro dello stato maggiore del comandante la piazza, il generale Stülpnagel. Oltre al lavoro d’ufficio e alle escursioni entomologiche, frequenta i salotti artistici e intellettuali di Parigi, conoscendo, tra gli altri, <strong>Céline</strong> e <strong>Picasso</strong>. <strong>Inoltre continua a essere una figura importante negli ambienti dell’opposizione militare al regime. Perciò, dopo l’attentato del 20 luglio, non risultando prove a suo carico, e viene dimesso dall’esercito con disonore.</strong></p>
<div id="attachment_2844" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Jünger-Schmitt.jpg"><img class="wp-image-2844 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Jünger-Schmitt-300x200.jpg" alt="Jünger, Schmitt" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Ernst Jünger a Parigi con Carl Schmitt</p></div>
<p style="text-align: justify">Nello stesso anno, il suo primogenito, Ernst, cadetto della <em>Kriegsmarine</em>, cade in battaglia presso Carrara, dove era in forze ad un battaglione di disciplina, stante la sua punizione per attività sovversiva. Nel 1945, è riarruolato come comandante della locale compagnia del <em>Volksturm</em>, ruolo in cui si adopera per limitare le distruzioni e le vittime presso i civili. <strong>Dopo la guerra, rifiuta di compilare il formulario per la denazificazione, e inizialmente gli è proibito di pubblicare.</strong> Per questo motivo, si sposta a Ravensburg, sul Bodensee, nella zona d’occupazione francese.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nel 1950, si trasferisce stabilmente nel villaggio di Wilflingen, in Alta Svevia,</strong> dove prende dimora nella foresteria del maniero dei Conti von Stauffenberg. Qui vive fino alla morte, continuando però a viaggiare in tutto il mondo e a dedicarsi alle sue passioni: dalla letteratura all’entomologia. <strong>Dialoga di filosofia con Schmitt e Heidegger, si occupa di esoterismo insieme ad Eliade, sperimenta l’acido lisergico con Albert Hoffmann, raggiunge l’Indonesia per rivedere la Cometa di Halley.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Il suo valore come filosofo e scrittore è presto riconosciuto anche dalla nuova Repubblica Federale Tedesca, che lo riabilita e decora. Nel 1984, in occasione del 70° anniversario della Prima Guerra Mondiale, parla al memoriale di Verdun, insieme con il cancelliere tedesco Helmut Köhl e il presidente francese socialista François Mitterrand, entrambi suoi ammiratori. <strong>Alla verde età di 101 anni si converte infine al cattolicesimo. Muore il 17 febbraio 1998 ed è sepolto nel piccolo cimitero locale, insieme ai figli e alle mogli.</strong></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/junger2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2846 alignleft" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/junger2-300x196.jpg" alt="junger2" width="300" height="196" /></a> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/97005473.jpg"><img class="size-medium wp-image-2842 alignright" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/97005473-200x300.jpg" alt="97005473" width="200" height="300" /></a></p>
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		<title>Ahmad Shah Massoud, il Leone del Panshir</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2015 11:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ahmad Shah nasce il 2 settembre 1953 a Bazarak, nella Valle del Panshir, situata nella parte nordorientale dell’Afghanistan. È figlio di un Colonnello dell’Esercito Reale Afgano, di etnia tagica e religione musulmana sunnita. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Kabul, dove frequenta il Liceo francese e studia ingegneria all’Università. Nell’ambiente universitario, inizia a militare nell’Organizzazione della Gioventù Musulmana (Sazman-i Jawanan i-Musulman), a sua volta ramo studentesco della Società Islamica (Jamiat-e Islami), che si oppone all’influenza sovietica e comunista sul governo. Assume in queste circostanze il nome di battaglia di Massoud. Presto (1975), con la scissione del movimento islamista tra gli estremisti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>hmad Shah</strong> nasce il 2 settembre 1953 a <strong>Bazarak, nella Valle del Panshir</strong>, situata nella parte nordorientale dell’<strong>Afghanistan</strong>. È figlio di un Colonnello dell’Esercito Reale Afgano, di etnia tagica e religione musulmana sunnita. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Kabul, dove frequenta il Liceo francese e studia ingegneria all’Università.</p>
<p style="text-align: justify">Nell’ambiente universitario, inizia a militare nell’<strong>Organizzazione della Gioventù Musulmana (Sazman-i Jawanan i-Musulman)</strong>, a sua volta ramo studentesco della Società Islamica <strong>(Jamiat-e Islami)</strong>, che si oppone all’influenza sovietica e comunista sul governo. Assume in queste circostanze il nome di battaglia di Massoud. Presto (1975), con la scissione del movimento islamista tra gli estremisti del <strong>Partito Islamico (Hezb-i Islami)</strong> di <strong>Gulbuddin Hekmatyar</strong> e i moderati, diventa un esponente di spicco di questi ultimi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nel 1978, il Partito Popolare Democratico dell’Afghanistan prende il potere con un colpo di stato militare e comincia ad imporre un regime comunista e a massacrare oppositori e dissidenti.</strong> Entro un anno, ampia parte della popolazione, specie nelle regioni rurali, si rivolta in armi. Di fronte alla crisi militare – meno di metà delle forze armate resta fedele al governo –, questo chiama in soccorso l’<strong>Armata Rossa</strong>, che invade il Paese nel 1979.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/flat550x550075f_zpsc7b8b85f.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2730" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/flat550x550075f_zpsc7b8b85f-281x300.jpg" alt="flat550x550075f_zpsc7b8b85f" width="281" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il 6 luglio, Massoud insorge nel Panshir contro l’occupante sovietico.</strong> Da quel momento, conduce una forte guerriglia contro le forze del governo e quelle straniere. La sua abilità come comandante guerrigliero, ispirato a Mao Zedong ed Ernesto Guevara, e il suo sostegno da parte della popolazione locale fanno sì che diventi presto una spina nel fianco per il nemico.<strong> A causa della sua forte indipendenza, riceve però ben poco sostegno sia dalla dirigenza del proprio partito, in esilio a Peshawar, in Pakistan, sia dagli Stati Uniti che, seguendo la Dottrina Reagan, stanno finanziando i mujaheddin islamisti per indebolire l’URSS. Tuttavia, riesce a rimanere imbattuto per ben dieci anni.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>All’inizio del 1989, l’Armata Rossa si ritira dal Paese, ma il governo comunista guidato da Mohammad Najibullah continua a combattere, grazie al sostegno sovietico.</strong> Solo nel <strong>1992</strong>, dopo il collasso dell’URSS, le divisioni interne si fanno sentire e buona parte delle forze armate si unisce ai ribelli, determinando il crollo del regime. Il 24 aprile, con gli accordi di Peshawar, viene istituita la <strong>Repubblica Islamica dell’Afghanistan</strong>, con Massoud come Ministro della Difesa e <strong>Hekmatyar</strong> come Primo Ministro. Quest’ultimo però rifiuta di firmare e, sempre con il sostegno diretto del Pakistan, muove guerra al resto della coalizione vittoriosa, bombardando Kabul.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/asm1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2728" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/asm1-300x212.jpg" alt="asm1" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: justify">A sua volta, la Repubblica Islamica è dilaniata dagli scontri tra le diverse milizie: in particolare, <strong>il Partito dell’Unità (Hezb-i Wahdat)</strong> di <strong>Abdul Ali Mazari</strong>, hazara sciita e filoiraniano,<strong> Ittihad i-Islami</strong> di <strong>Abdul Rasul Sayyaf</strong>, pashtun e wahabita filosaudita, e il <strong>Junbish-i Milli</strong> di <strong>Abdul Rashid Dostum</strong>, ex generale comunista di etnia uzbeca, sostenuto dall’Uzbekistan di Islam Karimov. Da tutte le parti, sono commessi crimini e atrocità, e persino Massoud ha difficoltà a controllare i suoi uomini, e ancor più mantenere una parvenza d’unità nel governo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nel 1994, nel meridione a maggioranza Pashtun, esasperato dalla tirannia dei governatori provinciali e dai soprusi dei signori della guerra, prende il potere il nuovo movimento dei Taliban</strong>, che ottengono il sostegno pakistano e della <strong>“legione straniera” di mujaheddin reclutati da Osama Bin Laden</strong> negli anni ’80 per combattere i sovietici. Massoud combatte contro di loro, cercando di bloccare la loro avanzata.</p>
<p style="text-align: justify">Solo nel 1996, di fronte a questa minaccia, le varie fazioni riescono a formare un Fronte Unito (o <strong>“Alleanza del Nord”</strong>). Tuttavia, gli studenti coranici, approfittando dell’aiuto straniero e delle divisioni interne dei loro avversari, entrano in Kabul e completano man mano la conquista dei territori settentrionali. <strong>In questo frangente, Massoud resta l’unico comandante di spicco a rimanere nel Paese e a mantenere le sue posizioni, ossia la regione comprendente il natio Panshir.</strong> Al tempo stesso, continua a condurre negoziati con le varie fazioni, inclusi i talebani, per raggiungere la pace. <strong>Intanto, nell’area sotto il suo controllo, tutela i diritti delle donne e lavora per la formazione d’istituzioni progressive.</strong></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Corbis-AAEC0011001.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2729" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Corbis-AAEC0011001-300x174.jpg" alt="Ahmed Shah Massoud Firing a Rifle" width="300" height="174" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>In questo periodo è importante notare come non riceva pressoché supporto dall’amministrazione Clinton</strong>. Solo India, Russia, Iran e Tagikistan forniscono qualche limitato aiuto, finché, nel 2001, con la Presidenza Bush, gli Stati Uniti tornano ad interessarsi all’Afghanistan. <strong>Nello stesso anno, di fronte al Parlamento Europeo, denuncia il sostegno di Pakistan e Arabia Saudita al regime talebano, oltre che al terrorismo islamista di stampo salafita e wahabita</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tuttavia, il 9 settembre, poco prima dell’attentato alle Twin Towers, viene avvicinato con il pretesto di un’intervista e assassinato con una bomba da due terroristi islamisti</strong>, inviati plausibilmente da Al-Qaeda o dai servizi pakistani. Solo nei mesi successivi, grazie all’invasione statunitense, l’Alleanza del Nord prende il controllo del Paese e instaura un nuovo regime, il quale proclama Massoud Eroe Nazionale. I suoi fratelli partecipano ai nuovi governi di coalizione, ma il vuoto politico lasciato dal Leone del Panshir continua ad essere avvertito nel contesto di un Afghanistan instabile, militarmente occupato e lacerato dalle lotte intestine.</p>
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		<title>Emanuele Filiberto, il Duca Invitto</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2015 17:58:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Espressione guerriera della millenaria stirpe sabauda, guidò con sicura fede ed incrollabile tenacia la « Invitta Armata » in undici battaglie sull’Isonzo, in quelle gloriose sul fiume sacro e nel travolgente inseguimento che portò il tricolore là ove il suo Re aveva fissato. Sublime esempio di costante valore fra i suoi valorosi soldati. 24 maggio 1915 – 4 novembre 1918.» Quando Amedeo di Savoia, figlio minore del primo Re d’Italia, Vittorio Emanuele II, sposa la nobildonna Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, gli auspici non sono dei migliori. Tutta una serie di eventi tragici funesta le nozze, da una serie]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="first-child " style="text-align: justify"><em>«Espressione guerriera della millenaria stirpe sabauda, guidò con sicura fede ed incrollabile tenacia la « Invitta Armata » in undici battaglie sull’Isonzo, in quelle gloriose sul fiume sacro e nel travolgente inseguimento che portò il tricolore là ove il suo Re aveva fissato. Sublime esempio di costante valore fra i suoi valorosi soldati. 24 maggio 1915 – 4 novembre 1918.»</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify"><span title="Q" class="cap"><span>Q</span></span>uando Amedeo di Savoia, figlio minore del primo Re d’Italia, Vittorio Emanuele II, sposa la nobildonna Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, gli auspici non sono dei migliori. Tutta una serie di eventi tragici funesta le nozze, da una serie di suicidi all’investimento mortale da parte di una carrozza del marito della Contessa di Castiglione. Tuttavia, la discendenza di questa unione, nonostante varie traversie e sfortune sarebbe cresciuta fino ad eclissare, e infine sostituire, la linea regia.</p>
<p style="text-align: justify">Il primogenito, Emanuele Filiberto, nasce il 13 gennaio 1869 a Genova. Gli viene attribuito il nome di un antenato glorioso: l’eroico Testa di Ferro che, guidando l’armata imperiale alla vittoria a San Quintino (1557), aveva riconquistato il suo Ducato all’occupante francese.</p>
<p style="text-align: justify">Di lì a poco, inaspettatamente, il frugoletto diventa Infante di Spagna, dopo che il padre è chiamato a regnare sul trono spagnolo, all’epoca vacante, in seguito alla destituzione di Isabella II di Borbone-Spagna. Tuttavia, la nazione iberica è un campo minato, dove i miliziani carlisti restano irrequieti e la colonia di Cuba è in piena insurrezione, mentre politici e generali si contendono il potere. A febbraio 1873, dopo poco più di due anni, a seguito di un attentato, Re Amedeo getta la spugna e abdica. Non vuole rischiare la vita per imporre il suo regno a un popolo straniero.</p>
<p style="text-align: justify">Egli muore all’età di 45 anni, lasciando al figlio ventunenne solo il titolo di Duca d’Aosta. Emanuele Filiberto viaggia, e in Inghilterra si sposa con Elena di Francia, della linea d’Orléans, da cui nascono i figli Amedeo (1898) e Aimone (1900). Nel 1905, come i suoi fratelli, intraprende la carriera militare nel Regio Esercito, come da tradizione famigliare, con il grado di Capitano. Allo scoppio della Grande Guerra, gli è affidato il comando della Terza Armata, schierata sul medio Isonzo.</p>
<p style="text-align: justify">Le sue forze si dissanguano senza tregua, cercando di sfondare le linee nemiche. Infine, nell’agosto del 1916, alla Sesta Offensiva, le truppe italiane entrano vittoriose in Gorizia liberata. Dopo altre cinque offensive e centinaia di migliaia di perdite, l’esercito austriaco teme di non reggere ancora a lungo. Con l’aiuto decisivo dei Tedeschi, Vienna lancia un’ultima offensiva, al fine di mettere gli Italiani fuori combattimento. La sconfitta di Caporetto si trasforma presto in una rotta generale, ma non per la Terza Armata che, sotto il comando del Duca, ripiega in buon ordine, e si attesta dietro il Piave, senza essere stata sconfitta.</p>
<p style="text-align: justify">Nasce così il mito del Duca Invitto, eppure il Comando Supremo gli viene rifiutato. Per il piccolo monarca Vittorio Emanuele III, infatti, i cugini Aosta – alti, atletici, avventurosi, ma soprattutto ampiamente popolari – costituiscono oggetto d’invidia e di preoccupazione. In sua vece, è nominato Armando Diaz, uno dei suoi sottoposti. Nondimeno, la Terza Armata continua a coprirsi di gloria nella successiva parabola dal Piave a Vittorio Veneto.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo la Guerra, guarda con favore all’ascesa del fascismo. L’ambizioso Duca spera di ascendere al Trono, in caso di deposizione del Re da parte di Mussolini. Avverrà, invece, il contrario, ma Emanuele Filiberto non vivrà tanto da vedere la nuova Guerra e le gesta del figlio primogenito. Muore il 4 luglio 1931, ed è sepolto, dietro sua richiesta, nel maestoso Sacrario di Redipuglia, in mezzo ai suoi generali e a centomila dei suoi soldati.</p>
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		<title>Simo Häyhä, la Morte Bianca</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2015 10:58:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Ho solo svolto il mio dovere, e ciò che mi è stato detto di fare, il meglio che ho potuto.» Il contadino finlandese Simo Häyha nasce il 17 dicembre 1905 nel villaggio di Rautjärvi, nell’allora Granducato di Finlandia, provincia dell’Impero Russo. Come i suoi compaesani, fin da ragazzo, lavora la terra, completando la magra dieta a base di patate e segale con i frutti della caccia e della pesca. All’età di vent’anni, si arruola nella milizia (Suolejuskunta), dove acquisisce un addestramento militare di base e si distingue per le sue doti di tiratore, al punto di vincere numerosi premi. Quindici]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><em>«Ho solo svolto il mio dovere, e ciò che mi è stato detto di fare, il meglio che ho potuto.»</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l contadino finlandese Simo Häyha nasce il 17 dicembre 1905 nel villaggio di Rautjärvi</strong>, nell’allora <strong>Granducato di Finlandia</strong>, provincia dell’<strong>Impero Russo</strong>. Come i suoi compaesani, fin da ragazzo, lavora la terra, completando la magra dieta a base di patate e segale con i frutti della caccia e della pesca. <strong>All’età di vent’anni, si arruola nella milizia (Suolejuskunta)</strong>, dove acquisisce un addestramento militare di base<strong> e si distingue per le sue doti di tiratore</strong>, al punto di vincere numerosi premi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quindici anni più tardi, l’indipendenza della sua piccola patria nordica è nuovamente in pericolo</strong>. I Russi non hanno apprezzato come il <strong>Maresciallo Mannerheim</strong>, nel caos della guerra civile che ha dilaniato l’impero zarista a seguito della Rivoluzione, abbia ritagliato uno Stato al proprio popolo. Ancora meno hanno gradito la spietata repressione dei comunisti finlandesi, condotta dal medesimo, negli anni immediatamente successivi. Tanto più, poi, che<strong> le postazioni finlandesi sono fin troppo vicine ai sobborghi di Leningrado</strong>. Forte del patto firmato con la Germania e grasso delle spoglie polacche, a fine novembre 1939, l’Orso russo lancia il suo ultimatum alla Finlandia, guidata dallo stesso Maresciallo di vent’anni prima.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/simo-hayha.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2065" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/simo-hayha-266x300.jpg" alt="simo hayha" width="266" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il resto è storia: <strong>Simo è richiamato alle armi, nella 6ª compagnia del 34º reggimento cacciatori</strong>, e prende parte, sul fronte di Kollaa in Carelia, alla durissima <strong>resistenza</strong> contro l’<strong>invasione sovietica</strong>, combattuta nella <strong>taiga gelata</strong>, nelle brevissime giornate dell’<strong>inverno artico</strong>. I suoi risultati restano impressionanti: <strong>le sole uccisioni confermate ammontano a 505, nell’arco di un centinaio di giorni; in pratica, una per ogni ora di luce</strong>. A queste, andrebbero aggiunti <strong>altri 200 morti con il fucile mitragliatore Suomi M-31</strong>, ma si parla di <strong>oltre 800 vittime in tutto</strong>, il che fa di lui <strong>il cecchino più letale di tutti i tempi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Certo, la tattica sovietica di avanzare nelle tenebrose foreste del nord con colonne di fanteria e attaccare ad ondate si prestava a subire un numero elevato di perdite, ma Häyhä, con la sua tecnica personale, supera di gran lunga i suoi colleghi</strong>. Quest’ometto di <strong>1,60 m</strong> si sposta rapidamente con i suoi sci, completamente vestito di bianco, portando con sé solo una razione di cibo, armi e munizioni. <strong>Si mimetizza perfettamente nella neve, arrivando a compattare la neve di fronte alla canna affinché non si sollevasse con lo sparo e a masticare neve, per raffreddare il fiato e non creare condensa</strong>. Per lo stesso motivo, <strong>rinuncia al mirino telescopico</strong>, in favore delle tacche di mira segnate sul suo <strong>Mosin-Nagant M-28 “Pystykorva” (“Bassotto”)</strong>, il tipico fucile russo in forza alle milizie finlandesi.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/tumblr_nc6548q9zi1r9kp8no1_500.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2067" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/tumblr_nc6548q9zi1r9kp8no1_500-257x300.jpg" alt="tumblr_nc6548q9zi1r9kp8no1_500" width="257" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Man mano che cresce la fama della “Morte Bianca”, il nemico cerca di stanarlo ed eliminarlo in ogni modo, sia ricorrendo ad altri cecchini, sia col fuoco d’artiglieria. Alla fine, il 6 marzo 1940, uno sparo gli porta via la guancia sinistra.</strong> Riprende coscienza in ospedale dopo una settimana, alla firma dell’armistizio tra i due Paesi. <strong>Nonostante le dure condizioni di pace, la Finlandia non sarà territorio sovietico</strong>. Il Maresciallo Mannerheim in persona lo promuove da caporale a sottotenente.<br />
<strong>Trascorre il resto della sua vita in campagna, cacciando alci e allevando cani. Quando gli chiedono come abbia fatto a sparare così bene, risponde, con semplicità: «Pratica». </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Muore nel villaggio di Ruokolahti, il 1 aprile 2002, all’età di 96 anni.</strong></p>
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		<title>George S. Patton, il Generale d’Acciaio</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2015 09:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Ancora un’altra guerra è giunta alla fine, e con essa la mia utilità per il mondo.» George Smith Patton nasce l’11 novembre 1885 a San Gabriel, in California. Da parte paterna, discende dai primi coloni della Virginia, con un nonno e un prozio caduti combattendo nelle fila confederate. Il nonno materno è un ricco proprietario californiano, già sindaco di Los Angeles. Fin da giovane pensa alla carriera militare. Entra nel 1902 a West Point, dove si distingue come un mediocre studente, ma un ottimo militare, in particolare nella scherma. Da ufficiale di cavalleria, con due Colt .45 alla cintura, come]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><i>«Ancora un’altra guerra è giunta alla fine, e con essa la mia utilità per il mondo.»</i></p>
<p align="JUSTIFY"><span title="G" class="cap"><span>G</span></span>eorge Smith Patton nasce l’11 novembre 1885 a San Gabriel, in California. Da parte paterna, discende dai primi coloni della Virginia, con un nonno e un prozio caduti combattendo nelle fila confederate. Il nonno materno è un ricco proprietario californiano, già sindaco di Los Angeles. Fin da giovane pensa alla carriera militare.</p>
<p align="JUSTIFY">Entra nel 1902 a West Point, dove si distingue come un mediocre studente, ma un ottimo militare, in particolare nella scherma. Da ufficiale di cavalleria, con due Colt .45 alla cintura, come un cowboy, arriva quinto nel pentathlon, alle Olimpiadi di Stoccolma (1912). L’anno dopo, ridisegna la sciabola regolamentare per la cavalleria. Nel 1916, al comando del generale Pershing, partecipa ad una spedizione punitiva in Messico contro Pancho Villa. L’anno successivo, prende parte alla Prima Guerra Mondiale, in Francia, dove, grazie all’interessamento del suo superiore, ottiene un comando nelle prime forze corazzate. Si distingue nell’avanzata durante gli ultimi mesi di guerra, guadagnandosi i gradi di Colonnello.</p>
<p align="JUSTIFY">Patton trascorre il periodo tra le due guerre elaborando una propria teoria della guerra meccanizzata, con l’impiego combinato di fanteria, artiglieria e forze corazzate. Nel 1932, su ordine del Gen. MacArthur, accetta lo sgradevole incarico di disperdere con una carica di cavalleria la marcia di protesta dei veterani. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, con la promozione a generale, può finalmente tradurre in realtà le sue teorie, partecipando allo sviluppo e alla costituzione delle prime divisioni corazzate statunitensi.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel novembre 1942, durante l’Operazione Torch, comanda lo sbarco a Casablanca, guadagnandosi l’ammirazione del Sultano del Marocco. Poi risolleva il morale del II Corpo dopo la sconfitta di Kasserine, e lo guida alla conquista della Tunisia («<i>Mi aspetto di vedere tra gli ufficiali, e soprattutto gli ufficiali di stato maggiore, perdite tali da convincermi che sia stato compiuto un serio sforzo per la conquista dell’obiettivo</i>»). Nel luglio successivo, guida la Settima Armata alla conquista della Sicilia, fino ad entrare vittorioso a Palermo e a Messina. Tuttavia, la sua vittoria è offuscata dallo scandalo, dopo aver preso a schiaffi due soldati in preda a choc bellico.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonostante Patton goda dell’ammirazione indiscussa dei Tedeschi, Eisenhower preferisce non affidargli il comando delle forze statunitensi in occasione dello sbarco in Normandia. Solo in seguito la sua Terza Armata prende parte alle operazioni sul continente. Finalmente, il generale può mettere pienamente in atto la sua strategia basata su rapidità e aggressività delle forze operanti. Nell’arco di agosto, spazza la Francia settentrionale dalla Bretagna alla Lorena. Davanti a Metz, è costretto a fermarsi, per ordine di Eisenhower, che sceglie di avanzare lungo un fronte più ampio, piuttosto che rischiare di esporre i fianchi. Solo a novembre, riesce ad espugnare la piazzaforte.</p>
<p align="JUSTIFY">A dicembre, i Tedeschi lanciano la loro ultima offensiva, sulle Ardenne, sfondando le linee alleate. Grazie a piani già predisposti, Patton sgancia in due giorni sei divisioni dalla linea del fronte, e le sposta a coprire Bastogne, grazie a 133.000 veicoli e 62.000 t di rifornimenti. Per ottenere i cieli liberi per il supporto aereo, commissiona al cappellano dell’armata una preghiera ad hoc. Grazie a questo capolavoro tattico, la battaglia è vinta e la via della Germania è aperta.</p>
<p align="JUSTIFY">Dalla fine di febbraio, avanza a briglia libera verso est. Di fronte all’ordine di evitare Treviri, per la cui cattura erano stimate necessarie quattro divisioni, risponde: “Ho preso Treviri con due divisioni. La devo ridare indietro?”. Attraversato il Reno, punta con decisione verso l’Elba, attraverso la Baviera, cercando di anticipare il più possibile l’Armata Rossa, ma viene fermato infine da Eisenhower, quando è ormai in Boemia. In nove mesi di campagna militare, la sua unità, di circa 300.000 uomini, ha ucciso, ferito o catturato un numero sei volte maggiore di Tedeschi.</p>
<p align="JUSTIFY">Per alcuni mesi, è quindi governatore militare della Baviera, dove si rifiuta di deporre numerosi amministratori locali membri della NSDAP, affermando che erano stati spinti ad entrare nel Partito durante la guerra, non diversamente da Democratici e Repubblicani negli Stati Uniti. Dopo questo paragone, è rimosso dall’incarico. L’8 dicembre 1945, durante una gita in automobile, ha un incidente e si rompe l’osso del collo, morendo il 21 dicembre. È sepolto nel cimitero militare statunitense di Hamm, in Lussemburgo, a fianco dei suoi soldati della Terza Armata.</p>
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		<title>José Millán-Astray, il Mutilato Glorioso</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2015 10:54:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«¡Viva la Muerte!» José Millán-Astray Terreros nasce a La Coruña, in Galizia, figlio di due scrittori, il 5 luglio 1879. A scorno del padre, che lo voleva avvocato, egli insiste per la carriera militare, entrando a soli 15 anni alla prestigiosa Accademia di Fanteria di Toledo. A causa delle ribellioni a Cuba e nelle Filippine, il governo spagnolo ha bisogno di ufficiali, e così il giovane José segue un corso abbreviato e diventa sottotenente a soli diciassette anni, passando alla Scuola Superiore di Guerra di Madrid. Tuttavia, scalpita per andare al fronte e si unisce da volontario ad un battaglione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><i>«¡Viva la Muerte!»</i></p>
<p align="JUSTIFY"><span title="J" class="cap"><span>J</span></span>osé Millán-Astray Terreros nasce a La Coruña, in Galizia, figlio di due scrittori, il 5 luglio 1879. A scorno del padre, che lo voleva avvocato, egli insiste per la carriera militare, entrando a soli 15 anni alla prestigiosa Accademia di Fanteria di Toledo. A causa delle ribellioni a Cuba e nelle Filippine, il governo spagnolo ha bisogno di ufficiali, e così il giovane José segue un corso abbreviato e diventa sottotenente a soli diciassette anni, passando alla Scuola Superiore di Guerra di Madrid. Tuttavia, scalpita per andare al fronte e si unisce da volontario ad un battaglione in partenza per le Filippine. Qui si distingue nella difesa di San Rafael, tenendo testa agli insorti con appena trenta uomini, e guadagnandosi la Cruz de María Cristina.</p>
<p align="JUSTIFY">S’inaugura così una brillante carriera militare da ufficiale delle forze coloniali di un impero in totale disfacimento. Persi i possedimenti d’oltremare, resta da difendere solo il Marocco spagnolo, insidiato dai ribelli del Rif. Dopo il matrimonio bianco con Elvira Gutiérrez de la Torre, figlia di un generale, Millán-Astray pensa alla creazione di un corpo di volontari stranieri sul modello della Legione Straniera francese, le cui azioni in Algeria egli segue con attenzione, come osservatore militare.</p>
<p align="JUSTIFY">È così che finalmente, il 28 gennaio 1920, su autorizzazione del Ministro della Guerra, il gen. José Villalba Riquelme, è fondato il <i>Tercio de Extranjeros</i>, che già nel nome si richiama alla valorosa fanteria della Spagna asburgica e alle glorie passate. Il comandante è Millán-Astray, con il grado di tenente colonnello, il quale si avvale della collaborazione di un altro giovane e brillante ufficiale galiziano: Francisco Franco de Bahamonde. Di lì a poco, il nuovo corpo ha il suo battesimo del fuoco in Africa, in un aspro conflitto coloniale dipinto dallo stesso Millán-Astray, come un proseguimento della Reconquista contro i Mori.</p>
<p align="JUSTIFY">Al comando di Millán-Astray, la formazione si copre di gloria, e il suo comandante non rifiuta affatto di impegnarsi in prima persona, a costo di gravi ferite. Il 17 settembre 1921, ad Amadì, è ferito al petto, mentre sta impartendo ordini. Il 10 gennaio 1922, dopo la battaglia di Draa el-Asef, riceve una ferita alla gamba durante il ripiegamento dal fronte. Il 26 ottobre 1924, raggiunto il grado di colonnello, viene intercettato dal nemico prima che possa raggiungere la sua unità ad Ain Yedida. Mentre arringa i suoi soldati dalla prima linea, è ferito al braccio sinistro, che dovrà essere amputato col sopraggiungere della cancrena. Infine, il 4 marzo 1926, mentre ispeziona le nuove postazioni a Loma Redonda, un colpo di fucile gli spezza la mascella sinistra e gli distrugge l’occhio destro.</p>
<p align="JUSTIFY">José Millán-Astray passa così alla leggenda come <i>El Glorioso Mutilado</i>. Egli suole apparire in pubblico, in uniforme del <i>Tercio</i>, con un bastone, una benda nera sull’occhio destro e un guanto bianco sull’unica mano. Impulsivo, temerario, sprezzante del pericolo, sciovinista, spietato anche rispetto ai suoi colleghi: in lui s’incontrano l’epopea imperialista europea e il culto della Morte del barocco spagnolo, Lawrence d’Arabia e Tomás de Torquemada.</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a>Caduta la dittatura di Miguel Primo de Rivera, egli è messo da parte con la mansione di direttore dell’ufficio stampa del corpo dei veterani feriti. Tuttavia, partecipa all’<i>alzamiento</i> contro la Repubblica Spagnola il 18 luglio 1936, dove svolge un ruolo molto importante come propagandista, contribuendo alla costruzione del mito di Franco. Risale a questo periodo, per la precisione al 12 ottobre 1936, il suo famoso scontro con il filosofo Miguel de Unamuno, nel corso del quale pronuncia la famosa frase “<i>¡Muera la intelligencia! ¡Viva la muerte!</i>”.</p>
<p align="JUSTIFY">Dopo la guerra, è Ministro della Propaganda e tratta burocrati e giornalisti con la stessa brutalità da caserma cui era abituato a gestire i legionari del <i>Tercio</i>. Nel 1941, è costretto alle dimissioni e all’esilio in Portogallo da una relazione adulterina con Rita Gasset, cugina del filosofo José Ortega y Gasset. Torna in Spagna successivamente e muore a Madrid il 1 gennaio 1954, venendo sepolto nel cimitero di Almudena.</p>
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		<title>John &#8220;Mad Jack&#8221; Churchill</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2015 12:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ufficiale che entri in combattimento senza la sua spada non è adeguatamente vestito. John Malcolm Thorpe Fleming Churchill nasce il 16 settembre 1906 in Surrey. Dopo aver frequentato il King William’s College, sull’Isola di Man, e il prestigioso Royal Sandhurst College, inizia la carriera militare nel Manchester Regiment, assegnato alla Birmania. Qui può dedicarsi alle sue passioni, come la motocicletta, la cornamusa e il tiro con l’arco. Dopo dieci anni, abbandona l’esercito e svolge vari mestieri, in giro per l’Impero britannico: tra gli altri, il redattore di giornale, il modello e l’attore. Si distingue inoltre come secondo classificato in]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><em><span title="U" class="cap"><span>U</span></span>n ufficiale che entri in combattimento senza la sua spada non è adeguatamente vestito.</em></p>
<p style="text-align: justify">John Malcolm Thorpe Fleming Churchill nasce il 16 settembre 1906 in Surrey. Dopo aver frequentato il King William’s College, sull’Isola di Man, e il prestigioso Royal Sandhurst College, <strong>inizia la carriera militare nel Manchester Regiment, assegnato alla Birmania</strong>. Qui può dedicarsi alle sue passioni, come la motocicletta, la cornamusa e il tiro con l’arco.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo dieci anni, abbandona l’esercito e svolge vari mestieri, in giro per l’Impero britannico: tra gli altri, il redattore di giornale, il modello e l’attore. <strong>Si distingue inoltre come secondo classificato in una competizione di cornamusa (1937) e come membro della squadra britannica ai campionati mondiali di tiro con l’arco in Norvegia (1938), ma solo quando scoppia la Seconda Guerra Mondiale, può finalmente dare il meglio di sé</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Richiamato al suo reggimento, si trova nel 1940 a far parte del <strong>Corpo di Spedizione Britannico in Francia</strong>. In un villaggio francese, la sua unità tende un’imboscata ad una pattuglia tedesca, e <strong>Mad Jack dà il via all’attacco trafiggendo il sergente tedesco con una freccia scagliata dal suo arco lungo</strong>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/mad-jack-2.jpg"><img class="wp-image-1700 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/mad-jack-2-205x300.jpg" alt="mad jack 2" width="225" height="329" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Combatte ancora a Dunkerque proteggendo la ritirata alleata, poi si offre volontario per i Commandos, ma <strong>prima di tornare al fronte, si sposa</strong>. Il suo primo raid è a Vagsøy, Norvegia, il 27 dicembre 1941.<strong> Churchill è il primo a balzare a terra, suonando la cornamusa e scagliando granate</strong>. Per queste azioni, è decorato con la Military Cross &amp; Bar.</p>
<p style="text-align: justify">Nella campagna d’Italia, nell’estate &#8217;43, egli prosegue questa tradizione, <strong>sia in Sicilia che a Salerno</strong>, sbarcando sulla spiaggia vestito con i colori reggimentali, la spada al fianco e l’arco e la cornamusa a tracolla. Al di là dell’apparenza anacronistica, Mad Jack guida i suoi commando alla vittoria, come a Molina, sopra Salerno, dove <strong>quasi da solo cattura 42 soldati tedeschi</strong>, compresa una squadra di mortai.</p>
<p style="text-align: justify">La sua avventura successiva è, la primavera seguente, <strong>in Jugoslavia</strong>, dove opera dal quartier generale di Tito, sull’isola di Lissa. Churchill guida 43 britannici e circa 1500 partigiani all’attacco dell’isola di Brazza, ma i Tedeschi oppongono una resistenza più forte del previsto. Mentre avanza verso le posizioni nemiche, suonando la cornamusa, <strong>è ferito e catturato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Finisce nel campo di concentramento di Sachsenhausen, presso Berlino, da cui riesce a fuggire, con un compagno di prigionia</strong>. Tuttavia, sono ricatturati a pochi chilometri dalla costa del Baltico. A fine guerra, è trasferito in Tirolo sotto custodia delle SS, insieme ad altri prigionieri di alto rango. Temendo di essere fucilati, si appellano ad un generale della Wehrmacht, e sono rilasciati all’inizio di maggio. A questo punto, <strong>Mad Jack attraversa le Alpi a piedi, scendendo fino ad incontrare le forze corazzate statunitensi presso Verona</strong>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/mad-jack-3.jpg"><img class="wp-image-1701 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/mad-jack-3-300x220.jpg" alt="mad jack 3" width="340" height="249" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Per lui, però, la guerra non è finita, e chiede subito di essere inviato<strong> in Birmania</strong>, dove si combatte ancora contro i Giapponesi. La notizia di Hiroshima e Nagasaki lo coglie quando è ancora in India, e gli fa esclamare: «Maledetti yankees! Se non fosse stato per loro, avremmo potuto continuare a combattere per dieci anni!».</p>
<p style="text-align: justify">Nel dopoguerra, la sua vicenda bellica ha un epilogo come comandante in seconda del 1° battaglione del Highland Light Infantry, <strong>di stanza in Palestina</strong>. Nel 1948, nei concitati prodromi della prima guerra arabo-israeliana, si trova ad agire come forza d’interposizione tra le due parti.</p>
<p style="text-align: justify">Il tenente colonnello Jack Churchill trascorre gli ultimi anni da militare, fino al 1959, con mansioni di istruttore e amministrative. Questo non gli impedisce di dedicarsi a passatempi “normali” e riposanti come fare surf, pilotare navi a vapore sul Tamigi e giocare con modelli navali radiocomandati. <strong>Muore l’8 marzo 1996, alla soglia dei novant’anni</strong>.</p>
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		<title>Vasilij Grigor’evič Zajcev</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2015 12:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per noi non c’è terra oltre il Volga Vasilij Zajcev nasce da una famiglia russa il 23 marzo 1915 a Yeleninskoye, nel governatorato di Orenburg, negli Urali. Fin da ragazzo, con il nonno e il fratello minore, va a caccia di cervi e lupi nelle montagne. A dodici anni, con un fucile Berdan, uccide il suo primo lupo. Allo scoccare dell’Operazione Barbarossa, egli si trova a Vladivostok, come sottufficiale di marina nella Flotta del Pacifico, dove svolge mansioni d’ufficio. Chiede quindi di essere trasferito al fronte, come volontario. É assegnato perciò al 2° Battaglione del 1047º Reggimento di Fucilieri della]]></description>
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<p class="first-child " style="text-align: justify"><i><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>er noi non c’è terra oltre il Volga</i></p>
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<p style="text-align: justify">Vasilij Zajcev nasce da una famiglia russa il 23 marzo 1915 a Yeleninskoye, nel governatorato di Orenburg, negli Urali. Fin da ragazzo, con il nonno e il fratello minore, va a caccia di cervi e lupi nelle montagne. <strong>A dodici anni, con un fucile Berdan, uccide il suo primo lupo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Allo scoccare dell’Operazione Barbarossa, egli si trova a <strong>Vladivostok</strong>, come sottufficiale di marina nella Flotta del Pacifico, dove svolge mansioni d’ufficio. Chiede quindi di essere trasferito al fronte, come volontario. É assegnato perciò al 2° Battaglione del 1047º Reggimento di Fucilieri della 284ª Divisione di Fucilieri “Tomsk”. Intanto, i Tedeschi dilagano a fondo nel territorio sovietico, e la sua unità è inquadrata nella 62ª Armata, schierata di fronte a Stalingrado,<strong> ultimo baluardo delle difese sovietiche di fronte all’offensiva dell’Asse</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Vasilij-Zajcev.jpg"><img class="wp-image-1418 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Vasilij-Zajcev-227x300.jpg" alt="Vasilij Zajcev" width="253" height="334" /></a></p>
<p style="text-align: justify">In questa situazione critica, Zajcev si mette subito in mostra per le sue doti di tiratore, abbattendo 32 nemici con il proprio Mosin-Nagant. <strong>Divenuto un cecchino</strong>, tra il 10 novembre e il 17 dicembre 1942, durante l’apice della battaglia,<strong> elimina 225 soldati nemici</strong>, compresi 11 cecchini e numerosi ufficiali.</p>
<p style="text-align: justify">La sua impresa più famosa, tuttavia, resta il <strong>duello con lo <i>SS-Standartenführer</i> Heinz Thorwald</strong>, inviato apposta per eliminarlo. Dopo alcuni giorni di caccia, Zajcev riesce a sorprendere il suo avversario e ucciderlo. Sebbene il mirino telescopico di Thorwald si trovi al Museo dell’Armata Rossa di Mosca, tutta la vicenda, immortalata nel <strong>film francese “Il nemico alle porte”</strong>, resta in bilico tra la storia e la leggenda.</p>
<p style="text-align: justify">Ad ogni modo, il suo contributo alla vittoria è importante, e non solo per i <strong>400 nemici circa abbattuti</strong>, durante l’intera battaglia. Zajcev sperimenta nuove tecniche, affina l’arte del cecchinaggio e trasmette la sua esperienza ai suoi compagni. Si stima che i 28 cecchini da lui addestrati abbiano ucciso altri 3000 nemici. Inoltre, le tattiche da lui sviluppate sono state applicate con successo dalle forze armate sovietiche e russe nelle guerre a venire.</p>
<p style="text-align: justify">A gennaio, <strong>è ferito agli occhi da un mortaio e deve ritirarsi dal fronte</strong>. Durante la convalescenza è nominato Eroe dell’Unione Sovietica (22 febbraio 1943) e riceve la tessera del Partito Comunista. Una volta guarito, grazie al medico Vladimir Filatov, torna al fronte, terminando la guerra alle porte di Berlino, con il grado di capitano.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo il conflitto, studia da ingegnere e lavora a Kiev come direttore di un’azienda tessile. <strong>Muore il 15 dicembre 1991</strong>, appena dieci giorni prima della fine dell’Unione Sovietica, per cui aveva combattuto. Solo il 31 gennaio 2006, però, viene esaudito il suo desiderio di riposare sulla collina di Mamayev Kurgan, sopra Stalingrado, a fianco dei compagni caduti.</p>
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		<title>Manfred von Richthofen, il Barone Rosso</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2015 10:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Barone Manfred von Richthofen nasce in Slesia a Breslau il 2 maggio 1892, da una famiglia di junker prussiani. Da giovane è un notevole ginnasta e cavallerizzo, ma ama anche la caccia. Dopo un’educazione militare, diventa perciò alfiere in un reggimento di Ulani (1911). Allo scoppio della Grande Guerra, combatte contro i Russi in Polonia e poi sul Fronte Occidentale, in Lussemburgo, Belgio e Francia. In trincea, davanti alle mura di Verdun, si guadagna la Croce di Ferro, ma si rende conto che in questa guerra non c’è posto per la cavalleria. Dinanzi alla prospettiva di essere assegnato alla]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l Barone Manfred von Richthofen nasce in Slesia a Breslau il 2 maggio 1892, da una famiglia di junker prussiani. Da giovane è un notevole ginnasta e cavallerizzo, ma ama anche la caccia. Dopo un’educazione militare, diventa perciò alfiere in un reggimento di Ulani (1911). Allo scoppio della Grande Guerra, combatte contro i Russi in Polonia e poi sul Fronte Occidentale, in Lussemburgo, Belgio e Francia. In trincea, davanti alle mura di Verdun,<strong> si guadagna la Croce di Ferro</strong>, ma si rende conto che <strong>in questa guerra non c’è posto per la cavalleria</strong>. Dinanzi alla prospettiva di essere assegnato alla Sussistenza, presenta domanda per il passaggio alla nascente arma aeronautica, la Luftstreitkräfte.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo la gavetta come osservatore e il primo abbattimento – non accreditato perché caduto dietro le linee nemiche –, comincia l’addestramento da pilota. <strong>É scelto dall’asso Oswald Boelcke per la sua squadriglia</strong> e, dopo la sua morte, ne custodisce fedelmente gli insegnamenti. Richthofen predilige uno stile poco spettacolare, ma affidabile ed efficiente. Dopo la prima vittoria aerea (17 settembre 1916), ordina una coppa d’argento, riportanti incisi la data e il tipo d’aereo abbattuto. A quota 60, di fronte alla penuria d’argento in Germania, smette pur di non utilizzare metalli meno nobili. A novembre, <strong>duella con l’asso alleato Lanoe Hawker</strong>, da lui stesso definito “il Boelcke britannico”, uccidendolo.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/barone-rosso.jpg"><img class=" wp-image-1341 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/barone-rosso-215x300.jpg" alt="barone rosso" width="232" height="324" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il gennaio 1917, segna l’<strong>inizio della leggenda del Barone Rosso</strong>. Dopo la sedicesima vittoria, riceve la Pour le Mérite – detta famigliarmente Blue Max –, la più alta onorificenza imperiale. Inoltre, <strong>diventa comandante della squadriglia da caccia <em>Jasta</em> (<em>Jagdstaffel</em>) 11</strong>. Inizia allora a dipingere i propri apparecchi di rosso vivo, presto imitato dal resto dei suoi uomini. La sua unità è formata dai migliori piloti tedeschi, spesso addestrati da lui stesso. Spiccano i nomi del fratello Lothar von Richthofen, più tardi generale della Luftwaffe, e di Hermann Göring, futuro gerarca nazionalsocialista e Ministro dell’Aviazione durante il Terzo Reich. Sotto il suo comando, lo Jasta 11 si copre di gloria: nel corso dell’“aprile di sangue” 1917, il solo Richthofen abbatte 22 aerei britannici, di cui 4 in un giorno solo.</p>
<p style="text-align: justify">A giugno, diviene comandante del 1° stormo caccia, appena formato. Formato da squadriglie che si distinguevano per la loro mobilità nell’azione e per i loro apparecchi colorati, <strong>esso diventò noto come il “Circo volante” o “Circo Richthofen”</strong>. Di lì a poco, è ferito alla testa e costretto ad atterrare. Dopo una serie di difficili operazioni, torna a combattere, ma non sarà mai più in forma come prima. Tuttavia, rifiuta di abbandonare le operazioni di volo, affermando che i comuni soldati non godevano di questa opportunità. É così che arriva ad annoverare <strong>ben 80 vittorie accreditate</strong>, prima di incontrare la sua sorte.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/aereo-barone-rosso.jpg"><img class=" wp-image-1342 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/aereo-barone-rosso-300x199.jpg" alt="aereo barone rosso" width="333" height="221" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La mattina del 21 aprile 1918, il Barone Rosso sta sorvolando la Somme, battendosi contro una squadriglia di Sopwith Camel britannici. Mentre incalza il tenente canadese Wilfrid May, per trarre d’impaccio il cugino Wolfram von Richthofen, è a sua volta puntato dal capitano Arthur Roy Brown. Intanto che si disimpegna, inavvertitamente viene a trovarsi sopra le linee nemiche. In quel momento, <strong>il sergente australiano Cedric Popkin</strong>, lo mitraglia dal basso. Colpito mortalmente al petto, l’aviatore tedesco riesce nondimeno a compiere un atterraggio di fortuna, prima di spirare, riverso sulla cloche, sussurrando “Kaputt”. Il suo triplano Fokker Dr. 1 è presto smontato dai cacciatori di souvenir, ma gli Alleati lo seppelliscono, tributandogli solenni onori di guerra. Nel 1925, la salma torna in Germania tra grandi accoglienze di popolo per essere sepolta nell’<em>Invalidenfriedhof</em> di Berlino.</p>
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		<title>Amedeo Guillet, il Comandante Diavolo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2015 15:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Amedeo Guillet nasce il 7 febbraio 1909 a Piacenza, in una famiglia piemontese di lunga tradizione militare. Esce nel 1931 dall’Accademia di Modena, con il grado di sottotenente di Cavalleria. Solo lo scoppio della Guerra d’Etiopia gli impedisce di gareggiare alle Olimpiadi di Berlino, nella squadra italiana d’equitazione. Chiede piuttosto d’essere assegnato ad un reparto di spahis libici, alla testa dei quali combatte in Abissinia, venendo ferito. Decorato a Tripoli da Italo Balbo in persona, organizza il corteo equestre che consegna al Duce la Spada dell’Islam. Partecipa alla Guerra di Spagna, comandando prima un reparto di blindati e poi un]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>medeo Guillet nasce il 7 febbraio 1909 a Piacenza, in una famiglia piemontese di lunga tradizione militare. Esce nel 1931 dall’Accademia di Modena, con il grado di sottotenente di Cavalleria. Solo lo scoppio della Guerra d’Etiopia gli impedisce di gareggiare alle Olimpiadi di Berlino, nella squadra italiana d’equitazione. Chiede piuttosto d’essere assegnato ad un reparto di <i>spahis</i> libici, alla testa dei quali combatte in Abissinia, venendo ferito. Decorato a Tripoli da Italo Balbo in persona, organizza il corteo equestre che consegna al Duce la Spada dell’Islam. Partecipa alla Guerra di Spagna, comandando prima un reparto di blindati e poi un <i>tabor</i> di cavalleria marocchina. Combatte da Santander a Teruel, guadagnandosi quattro decorazioni spagnole. Il suo posto è però in Africa, dove torna poco dopo, al comando del 7° squadrone di <i>savari</i> in Libia.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 1939, è trasferito in Africa Orientale, al comando del Gruppo Bande Amhara, una formazione irregolare di cavalleria formata da 1700 tra eritrei, etiopi e yemeniti. In un’azione militare nel Dougur Dubà, continua a combattere illeso, nonostante due cavalli muoiano sotto di lui. Si guadagna così la Medaglia d’Argento al Valor Militare, l’ammirazione dei coloni italiani e la stima dei militari indigeni, che lo chiamano <i>Cummandar As-Sciaitan</i> (“Comandante Diavolo”). Guillet mostra rispetto verso le popolazioni locali, nemici compresi, e tratta i suoi soldati alla pari, permettendo loro di mantenere usi e costumi propri e di condurre seco le proprie famiglie. Egli stesso, sfidando le leggi razziali, vive con Khadija, figlia di un capotribù. Il suo valore militare e umano si manifesta pienamente durante la sfortunata difesa dell’Impero coloniale italiano.</p>
<p align="JUSTIFY">Alla Battaglia di Agordat (21 gennaio 1941), il suo gruppo armato di spade, pistole e bombe a mano, carica a cavallo la fanteria e i carri britannici, che rispondono sparando ad alzo zero. È grazie a questo coraggioso sacrificio che le forze italiane riescono a sfuggire all’accerchiamento. Tuttavia, l’Esercito Britannico è troppo forte, e di lì a poco le forze italiane capitolano. La resa non impedisce però al Comandante Diavolo di continuare a combattere contro le forze di Sua Maestà. Spogliatosi dell’uniforme, col suo gruppo di fedelissimi indigeni, guida una strenua guerriglia contro le forze alleate, compiendo ogni sorta di scorrerie e sabotaggi. Dopo otto mesi, incalzato dal nemico, congeda gli uomini rimasti e resta alla macchia a Massaua. Col nome di Ahmed Abdallah al-Redai, sfugge ancora alla cattura e tenta di attraversare il Mar Rosso. Aggredito e depredato dai pirati una prima volta, riesce finalmente a raggiungere lo Yemen, con un lasciapassare britannico.</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a>Qui, il monarca locale, l’Imam Yahia, lo prende a benvolere e lo arruola come Gran Maniscalco di Corte, con il compito di istruire la guardia a cavallo e gli stessi figli del sovrano. Contro il volere dell’Imam, nel giugno ’43, Guillet torna a Massaua, dove s’imbarca per l’Italia su una nave della Croce Rossa, fingendosi un civile. Arriva il 3 settembre a Roma, dove ottiene la promozione a maggiore, e domanda mezzi per proseguire la guerriglia in Africa. Tuttavia, si è appena consumata l’onta di Cassibile, e il Regno d’Italia ha cambiato campo. All’annuncio dell’armistizio, riattraversa la Linea Gustav e si presenta a Brindisi, al servizio del Re. Nella sua nuova mansione di generale di brigata, nei ricostituiti servizi segreti militari, conduce una serie di missioni, culminando nel recupero della Corona del Negus d’Etiopia, sottratta ai partigiani garibaldini.</p>
<p align="JUSTIFY">All’indomani del 2 giugno, fedele ancora una volta a Casa Savoia, si dimette dall’Esercito. Re Umberto II gli vieta però di abbandonare il Paese per seguirlo: «Noi passiamo, l’Italia resta». In compenso, lo nomina Barone, nel 1964. Si dedica quindi alla carriera diplomatica, dove trova comunque il modo di distinguersi, diventando confidente di governanti stranieri quali Re Hussein di Giordania e Indira Gandhi, e salvando alcuni colleghi stranieri durante un tentativo di golpe in Marocco. Trascorre gli anni della vecchiaia in Irlanda, ad allevare cavalli. Solo nel 2000, torna in Eritrea, accolto dai sopravvissuti tra i suoi soldati. Muore ultracentenario a Roma il 16 giugno 2010, ed è sepolto a Capua.</p>
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