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	<title>Torquemada &#187; Luigi Oriani</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Un nome, una leggenda: Ferenc Puskas</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2015 11:54:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Oriani]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando nasci a Budapest ci sono alcune cose che sono stabilite in automatico: parlerai una lingua che nessuno, a parte i tuoi connazionali, ha speranze di capire e sarai certamente un appassionato di calcio. Nella capitale magiara infatti risiedono la metà delle squadre che partecipano al campionato nazionale, ed è una delle più piccole e apparentemente trascurabili, la Honved, in cui uno dei giocatori più forti del secolo scorso, se non di tutti i tempi, ha mosso i primi passi da professionista. Ferenc Puskas ha esordito a 16 anni coi rossoneri ungheresi, e fin dal primo pallone che gli è]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="Q" class="cap"><span>Q</span></span>uando nasci a Budapest ci sono alcune cose che sono stabilite in automatico: parlerai una lingua che nessuno, a parte i tuoi connazionali, ha speranze di capire e sarai certamente un appassionato di calcio. Nella capitale magiara infatti risiedono la metà delle squadre che partecipano al campionato nazionale, ed è una delle più piccole e apparentemente trascurabili, la <strong>Honved</strong>, in cui uno dei giocatori più forti del secolo scorso, se non di tutti i tempi, ha mosso i primi passi da professionista.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ferenc Puskas</strong> ha esordito a 16 anni coi rossoneri ungheresi, e fin dal primo pallone che gli è capitato tra i piedi si è capito che quel ragazzino bassetto coi capelli scuri aveva qualcosa di speciale: veloce, tecnico, sempre a giocare a testa alta e con un tiro secco di una potenza insospettabile per un fisico così piccolo. Ad allenare la squadra è Ferenc Puskas senior, suo padre, che pur essendo conscio del talento immenso che si ritrova in casa, non smette mai di spronare suo figlio a migliorarsi e ad allenarsi duramente, cosa che il ragazzo fa con puntualità e abnegazione, come quando si mette a correre dietro ai tram per sviluppare ulteriormente il suo scatto e la sua rapidità.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/04-Panini-Ferenc-PUSKAS-Panini-Real-Madrid-1966.png"><img class="size-medium wp-image-2656 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/04-Panini-Ferenc-PUSKAS-Panini-Real-Madrid-1966-232x300.png" alt="04-Panini - Ferenc PUSKAS Panini Real Madrid 1966" width="232" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Decine e decine di difensori da tutto il mondo hanno tentato di marcarlo a uomo, a zona o in qualunque altro modo, ma l’ unico risultato è stato solo un grande mal di testa dopo il triplice fischio: immaginate di mandare Cristiano Ronaldo indietro di 50 o 60 anni e di farlo scontrare con i giocatori di quei tempi ed avrete una vaga idea di come Ferenc facesse ammattire tutti i suoi avversari. Con quel suo mancino caldissimo non avrebbe avuto difficoltà neanche su un campo dei giorni nostri, a tal punto che è considerato da molti un vero e proprio precursore del modo moderno di giocare come numero 10.</p>
<p style="text-align: justify">La sua classe cristallina lo porta a realizzare 352 gol in 341 presenze con il suo club e 84 gol in 85 presenze con la Grande Ungheria, quella nazionale che nel 1952 vincerà l’ oro olimpico ad Helsinki con lui come capitano e leader. Le favole però difficilmente rimangono tali a lungo nel mondo reale, e in pochi anni si susseguono due drammi differenti per natura che cambieranno la vita di Puskas per sempre: il dramma sportivo avviene nel 1954, quando i magiari vengono battuti a Berna dalla Germania Ovest nella finale dei campionati del mondo, mentre il dramma umano ha luogo nell’ ottobre di due anni più tardi, quando per le strade di Budapest l’ insurrezione popolare del popolo ungherese viene repressa dalle truppe sovietiche.</p>
<p style="text-align: justify">In quel momento, Ferenc è a Bilbao con la sua Honved per una partita di coppa campioni, e quando arriva dalle autorità di casa l’ ordine di rientrare in patria, è proprio lui a tenere a rapporto la squadra come un autentico leader per decidere il da farsi. Tutti scelgono di tentare la fortuna al di la della cortina di ferro destreggiandosi tra tour in Sudamerica e contratti con i team dell’ Europa occidentale. Puskas in particolare è cercato da Milan, Inter, Fiorentina, Arsenal e Manchester United, ma alla fine viene convinto ad indossare la “camiceta blanca” del <strong>Real Madrid</strong>, ed è proprio qui, nonostante i suoi 31 anni di età, che scriverà le pagine più importanti della sua storia e di questo glorioso club.</p>
<p style="text-align: justify">Fare 156 gol in 180 partite può sembrare poco per un fuoriclasse della sua risma, ma Ferenc si è dimostrato speciale anche in questo, diventando il giocatore che ha tirato più in porta della storia delle “merengues”, con il titolo di capocannoniere della Liga spagnola vinto 4 volte e svariati trofei nazionali ed internazionali all’ attivo, e tanto per non farsi mancare niente, è stato l’ unico a segnare 4 gol in una finale di Coppa Campioni, quella con l’ Eintracht Francoforte nel 1966.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Puskas-foto-4.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2657" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Puskas-foto-4-221x300.png" alt="Puskas-foto-4" width="221" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><strong>Alfredo Di Stefano, suo capitano in Spagna e grande amico di quel periodo, ha scritto così di lui nel suo libro: “chi non l’ ha visto giocare non sa che cosa si è perso”, e non stentiamo a credergli</strong>. Ritiratosi da giocatore, l’ ex condottiero della Grande Ungheria ha allenato club e nazionali in tutto il mondo, dal Cile all’ Australia, dall’ Arabia Saudita agli Stati Uniti, raggiungendo il suo apice da tecnico quando nel 1971 ha portato il Panathinaikos in finale di Champions League, poi persa contro l’ Ajax di Cruijff.</p>
<p style="text-align: justify">Il suo glorioso percorso si è concluso nel 2006, quando nella sua bellissima Budapest si è spento a causa dell’ Alzheimer che lo tormentava da anni. E’ ironico come uno dei più grandi campioni dello sport che amiamo si sia dimenticato tutto di se stesso prima di andarsene, ma forse è proprio questa una delle ragioni per cui tutti noi appassionati non lo dimenticheremo mai. Grazie, o meglio, in ungherese, köszönöm, Ferenc Puskas.</p>
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		<title>I pazzi soprannomi del calcio</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2015 12:42:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sappiamo benissimo come il mondo del calcio possa rivelarsi straordinariamente vario e folle, e forse è proprio per questo pizzico di pazzia che noi e altri milioni di persone in tutto il mondo lo amiamo e non aspettiamo altro che arrivi la Domenica per seguire i nostri beniamini sul rettangolo verde.La suddetta follia calcistica può assumere molte forme e manifestarsi in tanti modi diversi, ma quello più pittoresco e umoristico è probabilmente l’ usanza di attribuire nomignoli e soprannomi a quei giocatori in grado di entusiasmarci con le loro giocate e coi loro comportamenti spesso sopra le righe. La fantasia]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>appiamo benissimo come il mondo del calcio possa rivelarsi straordinariamente<strong> vario e folle</strong>, e forse è proprio per questo pizzico di pazzia che noi e altri milioni di persone in tutto il mondo lo amiamo e non aspettiamo altro che arrivi la Domenica per seguire i nostri beniamini sul rettangolo verde.<strong>La suddetta follia calcistica può assumere molte forme e manifestarsi in tanti modi diversi, ma quello più pittoresco e umoristico è probabilmente l’ usanza di attribuire nomignoli e soprannomi a quei giocatori in grado di entusiasmarci con le loro giocate e coi loro comportamenti spesso sopra le righe. </strong></p>
<p style="text-align: justify">La fantasia e la vena poetica di tanti giornalisti e commentatori TV ha reso nel tempo i campi da gioco di tutto il mondo simili a grandi set di kolossal hollywoodiani, dove i calciatori hanno interpretato, e continuano ad interpretare loro malgrado, le parti dei protagonisti per via del modo di correre, piuttosto che per l’ opportunismo sotto porta o anche il modo di relazionarsi coi compagni.</p>
<p style="text-align: justify">Una delle principali aree da cui l’ ispirazione ha spesso pescato è quello del <strong>regno animale</strong>, affollando le partite di belve più o meno feroci pronte a scattare per aggredire palloni o avversari. Dall’ <strong><em>“Avvoltoio”</em></strong> (<em>el Buitre</em>) <strong>Emilio Butragueño</strong> , al <em><strong>“Pitbull”</strong></em> <strong>Edgar Davids</strong>, passando per<strong><em> “Il Ragno Nero”</em> Lev Yashin</strong> e per <strong><em>“la Pulce”</em> Lionel Messi</strong>, la zoologia ha accolto tra le sue larghissime braccia tanti campioni indimenticabili e leggendari, esempi di classe purissima come <strong><em>“Il cigno di Utrecht”</em> Marco Van Basten</strong>, goliardici mascalzoni, come<strong> Paul <em>“Gazza”</em> Gascogne</strong>, o felini dall’ aria sorniona come <strong><em>“il Puma”</em> Emerson</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Uscendo da giungle e foreste selvagge ci prepariamo a fare visita a <strong>nobili e teste coronate</strong> provenienti da ogni parte del mondo, quindi stirate lo smoking e ripassate le buone maniere! Il primo della lista è senz’ altro <strong><em>“O Rei”</em> Pelè</strong>, che condivide il trono con altri campioni dal sangue blu come <strong><em>“L’ Imperatore”</em> Adriano</strong> e <strong><em>“L’ Ottavo re di Roma”</em> Paulo Roberto Falcao</strong>, in coabitazione con <strong>Francesco Totti</strong>, alla Romolo e Tito Tazio. I reali del calcio però sono ancora tanti: come non citare<strong><em> “Le Roi”</em> Michel Platini</strong>, <strong><em>“Il re dell’ Est”</em> Andrij Ševčenko</strong>, o sua maestà <strong><em>“Lo Zar”</em> Pietro Vierchowod</strong>? Chiudiamo il mondo nobiliare con <strong><em>“El Principe”</em> Diego Milito</strong> e<strong> i <em>“Baroni”</em> Niels Liedholm</strong> e<strong> Franco Causio</strong>, per passare ad un più variegato e meno composto mondo in cui si affollano personaggi di ogni genere. Qui, i nomignoli più o meno lusinghieri, sono la miglior espressione di quella <strong>follia buona e pulita</strong> che tanto ci fa appassionare al calcio giocato: spaziamo da<strong><em> “Psycho”</em> Stuart Pierce</strong>, al <strong><em>“Colonnello”</em> Ferenc Puskas</strong>, senza dimenticare <strong><em>“Il Pirata”</em> Yepes</strong> e il suo collega <strong><em>“Long John”</em> Giorgio Chinaglia</strong> o icone popolari come <strong><em>“The Beatle”</em> George Best</strong>, lo <strong><em>“Spice Boy”</em> David Beckham</strong>, o <strong><em>“L’ uomo ragno”</em> Walter Zenga</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">
Al di la di ogni soprannome, che sia meritato o caricaturale, ognuno di questi campioni ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio, questo sport che ci appassiona e ci attira a sé anche per quel pizzico di follia buona che tanto ci piace.</p>
<a href="http://www.torquemada.eu/2015/03/07/i-pazzi-soprannomi-del-calcio/#gallery-1998-1-slideshow">Clicca per vedere lo slideshow.</a>
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		<title>Derby del mondo: Benfica vs Sporting Lisbona</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2015 12:10:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se andate a Lisbona dovete scegliere: siete leoni oppure aquile? No, non stiamo parlando di animali scappati dallo zoo della capitale portoghese, bensì delle due squadre che ogni anno danno vita al “derby da Capital”, cioè Sporting Lisbona e Benfica. Passeggiando per il saliscendi di vialoni alberati della città si può tentare un curioso esperimento: provate a fermare i passanti e domandare loro:” Lei tifa Benfica o Sporting?”. La risposta varierà a seconda della persona che avrete interpellato, ma è sicuro al 100% che tutti vi risponderanno con un certo sdegno bonario, come se sentire il nome della propria compagine]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>e andate a Lisbona dovete scegliere: siete leoni oppure aquile? No, non stiamo parlando di animali scappati dallo zoo della capitale portoghese, bensì delle due squadre che ogni anno danno vita al “derby da Capital”, cioè <strong>Sporting Lisbona e Benfica</strong>. Passeggiando per il saliscendi di vialoni alberati della città si può tentare un curioso esperimento: provate a fermare i passanti e domandare loro:” Lei tifa Benfica o Sporting?”. La risposta varierà a seconda della persona che avrete interpellato, ma è sicuro al 100% che tutti vi risponderanno con un certo sdegno bonario, come se sentire il nome della propria compagine associato a quello dei fastidiosi rivali fosse uno scherzo di cattivo gusto o un’ insinuazione con lo scopo di provocare. Nulla di nuovo rispetto a qualunque derby che si rispetti, ma la rivalità tra questi due team assomiglia molto a quella che può esserci tra due vicini di casa che fanno a gara per vedere chi ha il giardino o l’abitazione più bella senza risparmiarsi frecciatine e prese in giro l’ un l’ altro.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/benfica.jpg"><img class=" wp-image-1291 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/benfica-300x225.jpg" alt="benfica" width="340" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Quando i “benfiquisti” si vantano di avere <strong>la bacheca dei trofei più grande del Portogallo</strong>, i biancoverdi dello Sporting sghignazzano e tirano in ballo <strong>la maledizione che dal 1962 impedisce alle aquile di trionfare in qualsiasi competizione europea</strong>. Nel momento in cui i leoni affermano con fierezza di non essere<strong> mai scesi in serie B</strong> si sentono ricordare dai loro dirimpettai che <strong>non vincono il campionato dal 2001</strong>. Questo gioco delle parti, che va avanti più o meno intensamente tutto l’ anno, si esprime al meglio nel week end designato per la partita, quando le strade della solitamente sonnolenta Lisbona si animano e vibrano di energia trepidante tra un miscuglio di maglie Biancoverdi e Rosse. Passeggiando per le vie del centro storico infatti è perfettamente normale incrociare gruppetti di tifosi con gli uni o gli altri colori, ed è alquanto divertente osservare la gara di cori e sfottò goliardici che si verifica quando le parti avverse vengono a contatto prima di darsi pacche sulle spalle e andarsi a prendere una birra tutti insieme. Si capisce quindi come, al di la della rivalità che circonda qualunque stracittadina del mondo, questa in particolare goda di un’ atmosfera entusiasta e sportiva che non sfocia mai nell’eccesso fuori dal campo.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sporting.jpg"><img class=" wp-image-1292 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sporting-300x225.jpg" alt="sporting" width="349" height="262" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Al contrario di quanto si potrebbe pensare, l’antagonismo tra i due club oltrepassa di gran lunga i confini lusitani. Lo Sporting infatti ha sempre annoverato tra le sue fila molti giocatori provenienti dai territori d’oltremare del Portogallo. <strong>Un certo Cristiano Ronaldo vi dice niente?</strong> Il fresco Pallone d’ Oro del 2014 è stato tesserato dai biancoverdi nel 1997 appena dodicenne dopo essere stato prelevato dalla squadra della sua nativa Madeira. Anche <strong>Nani</strong>, che quest’anno è tornato a casa dopo la lunga parentesi al Manchester United, è partito da Capo Verde da bambino per poi finire nel settore giovanile dei leoni. Il Benfica invece vanta tanti fan club in quei paesi da cui ha pescato e continua tuttora a pescare campioni, come Serbia, Argentina, Paraguay e molti altri. <strong>Fabrizio Miccoli</strong> ha giocato solo due stagioni con le aquile, ma questo non gli ha impedito di entrare nel cuore degli aficionados della squadra, talmente stregati dai suoi dribbling e dai suoi gol da accostarlo a due mostri sacri del club come <strong>Eusebio e Manuel Rui Costa</strong>, giusto per non lasciare agli eterni rivali il vanto di aver avuto grandissimi giocatori.</p>
<p style="text-align: justify">Volete volare alto con le orgogliose aquile o stare in compagnia dei fieri leoni? A voi la scelta.</p>
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		<title>Sotto l&#8217;albero della Serie A</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Dec 2014 14:42:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anche quest’anno siamo arrivati a quel fatidico periodo in cui le città si riempiono di luci, le vetrine dei negozi mettono in mostra le migliori merci, la gente va in esaurimento nervoso cercando di abbinare un regalo a ciascuno dei suoi cari e i marmocchi strepitano per avere il più recente e costosissimo giocattolo. Ma questa mattina, cosa hanno trovato, o avrebbero tanto voluto trovare, le squadre di Serie A sotto l’ albero? ATALANTA: Un paio di scarpe con tacco da 12 centimetri per non far sembrare Maxi Moralez un elfo di Babbo Natale. CAGLIARI: un  bel colabrodo per ricordare le]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>nche quest’anno siamo arrivati a quel fatidico periodo in cui le città si riempiono di luci, le vetrine dei negozi mettono in mostra le migliori merci, la gente va in esaurimento nervoso cercando di abbinare un regalo a ciascuno dei suoi cari e i marmocchi strepitano per avere il più recente e costosissimo giocattolo. <b>Ma questa mattina, cosa hanno trovato, o avrebbero tanto voluto trovare, le squadre di Serie A sotto l’ albero?</b><br />
<b>ATALANTA</b>: Un <b>paio di scarpe con tacco</b> da 12 centimetri per non far sembrare Maxi Moralez un elfo di Babbo Natale.<br />
<b>CAGLIARI</b>: un  bel <b>colabrodo</b> per ricordare le performance della difesa nella recente gestione Zeman.<br />
<b>CESENA</b>: un <b>lucchetto</b> per provare a blindare il catenaccio anni ‘60 che va in campo ogni partita.<br />
<b>CHIEVO</b>: quattro <b>pali da lap dance</b>, così Paloschi avrebbe un sostegno più stabile della bandierina quando esulta.<br />
<b>EMPOLI</b>: una <b>confezione XXL di Lego</b>, per ingrandire lo stadio, e un <b>deambulatore</b> per Tavano.<br />
<b>FIORENTINA</b>: una copia di <b>FIFA 15</b>, in cui gli attaccanti viola riescano a giocare almeno due partite consecutive senza infortunarsi e stare lontani dal campo per 6 mesi.<br />
<b>GENOA</b>: una <b>cassaforte</b> per rinchiudere tutti gli oggetti contundenti che Preziosi potrebbe usare nel prossimo derby della lanterna contro il blucerchiato Ferrero.<br />
<b>HELLAS</b>: una collezione di <b>fossili del British Museum</b> per procurare a Toni la compagnia di qualche coetaneo.<br />
<b>INTER</b>: un <b>disco di musica popolare serba</b> che Vidic ascolterà a tutto volume prima di ogni partita per trovare la carica, evitando così di scendere in campo con il vigore di un’ ottantenne.<br />
<b>JUVENTUS</b>: un pacco a <b>sorpresa</b> dal quale schizzerà fuori Tevez urlando “BUH!”, cosa che causerà numerosi svenimenti dalle parti di Vinovo.<br />
<b>LAZIO</b>: un <b>dizionario di latino</b>, in modo che Lotito possa controllare il latino delle citazioni prima di riferirle.<br />
<b>MILAN</b>: Fernando <b>Torres</b>, perché il Nino visto fino adesso può andar bene giusto per il presepe vivente.<br />
<b>NAPOLI</b>: un <b>bavaglio</b>, per impedire a Benitez di lasciare a digiuno il resto dell&#8217;organico al banchetto di Natale.<br />
<b>PALERMO</b>: <b>caffè&amp;redbull</b>, ché uno Zamparini così calmo non lo si vedeva dalla sua prima comunione!<br />
<b>PARMA</b>: Vodka, tanta Vodka, <b>tantissima Vodka</b>, merito della nuova proprietà Russo-(Cipriota, purtroppo però non ho idea di cosa potrebbero portare in dono dei ciprioti).<br />
<b>ROMA</b>: il famoso <b>nuovo stadio</b> di cui si parla da tempo immemore, visto che Totti vorrebbe giocarci prima di avere 65 anni.<br />
<b>SAMPDORIA</b>: una <b>cassa di champagne</b> e una <b>telecamera</b>. La prima per Ferrero, mentre con la seconda Mihailovic può riprendere il presidente e spedire il filmino a Paperissima.<br />
<b>SASSUOLO</b>: un <b>kalashnikov</b> per Zaza, che abbinato alla barba completerebbe il costume da aspirante volontario nell’armata dell&#8217;ISIS.<br />
<b>TORINO</b>: un <b>abito da pirata</b> per Ventura, che vestito da Jack Sparrow non darebbe nell’occhio quando rivolgendosi a qualcuno passa il pollice sulla gola.<b>UDINESE</b>: la <b>macchina del tempo di “Ritorno al Futuro”</b> per riportarsi dal passato un Totò Di Natale più giovane di 10 anni e poterlo rivendere ricavando l’ennesima, mostruosa, plusvalenza.</b></p>
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		<title>Derby del Mondo: el superclasico</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 15:48:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se nella vostra città ci sono due o più squadre sapete benissimo che cos’ è un derby. Solo una partita di calcio? Assolutamente no! Il derby è un duello, proprio come quelli dei tornei medievali tra cavalieri, dove due opposte fazioni si contendono la predominanza, l’ onore e l’ insindacabile diritto di poter dire :”anche questa volta io sono meglio di te!”. Due o più volte all’ anno, la vita sportiva della comunità di appassionati freme e aspetta con trepidazione che la magia del derby infiammi gli stadi e gli spalti con un misto di tensione, paura, gioia e attesa,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>e nella vostra città ci sono due o più squadre sapete benissimo che cos’ è un derby. Solo una partita di calcio? Assolutamente no! Il derby è un duello, proprio come quelli dei tornei medievali tra cavalieri, dove due opposte fazioni si contendono la predominanza, l’ onore e l’ insindacabile diritto di poter dire :”anche questa volta io sono meglio di te!”. Due o più volte all’ anno, la vita sportiva della comunità di appassionati freme e aspetta con trepidazione che la magia del derby infiammi gli stadi e gli spalti con un misto di tensione, paura, gioia e attesa, perché comunque vada a finire il derby è sempre uno spettacolo.<br />
Ora, prendete queste sensazioni, e moltiplicatele per cento, e forse avrete una vaga idea che cos’è Boca Juniors contro River Plate, “El Superclasico”. Se ne inizia a parlare già almeno due settimane prima, sia tra i tifosi sia tra i mass media, con l’ aria che nel frattempo diventa elettrica ed i biglietti che vanno più a ruba del pane e si esauriscono in pochi giorni, se non ore, perché nessuno a Buenos Aires vuole perdersi quello che ogni volta è uno show degno di Hollywood, qualunque sia la competizione in cui i due club si affrontano. Da una parte abbiamo i Gialloblu del Boca, i più vincenti di tutta l’ Argentina e di tutto il Sud America che non sono mai scesi in serie B, dall’ altra i Biancorossi del River, i ricconi che con le cessioni di Sivori e Di Stefano si sono costruiti lo stadio in un quartiere chic e hanno finanziato le loro vittorie dagli anni sessanta ad oggi. I giocatori sanno bene cosa vuol dire essere nell’ uno o nell’ altro schieramento, sentono la carica dei tifosi e l’ appartenenza, respirano a pieni polmoni l’ atmosfera che si crea intorno a quest’ evento dal primo all’ ultimo secondo, fino a che il sipario si alza e viene dato il calcio d’ inizio, con la battaglia che può cominciare.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/curva-river-plate.jpg"><img class="wp-image-372 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/curva-river-plate-300x225.jpg" alt="curva river plate" width="396" height="297" /></a></p>
<p>Spesso l’ ispirazione dettata dalle condizioni così particolari e il cristallino talento di alcuni degli interpreti partorisce giocate e gol di cui quasi si fatica a comprendere la dinamica per quanto sono belli, ma ancora più spesso la “garra” latinoamericana, cioè la grinta, prende il sopravvento su tutto e tutti e il rettangolo verde su cui si sta lottando diventa teatro di interventi e contrasti da codice penale che, oltre a lasciare il segno sui malcapitati che li subiscono, provocano una pioggia di cartellini gialli e rossi equamente ridistribuiti per parte, con match che a volte finiscono in nove contro nove. A tutto questo assiste sugli spalti un’ entità unica e viva che è straordinariamente capace di provare emozioni forti e diametralmente opposte al tempo stesso, palpitando per ogni dribbling riuscito e spaventandosi subito dopo per il tiro, infiammandosi per un’ ammonizione data o un’ espulsione mancata, e cosa più importante, esplodendo di gioia e disperandosi al tempo stesso per il gol. I tifosi che formano questa simbiosi così particolare e strana sono forse l’ elemento che più di tutti rende il Superclasico molto più che una semplice partita, come una cornice appositamente intagliata nel legno più pregiato per esaltare al massimo il capolavoro che va a contenere. È sicuro al cento per cento che ogni volta lo stadio sarà illuminato da giochi pirotecnici e petardi dell’ una o dell’ altra parte, ma sono le coreografie e gli sfottò che aggiungono più di ogni altra cosa il pepe all’ eterna rivalità tra le due squadre.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/curva-boca.jpg"><img class="wp-image-373 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/curva-boca-300x225.jpg" alt="curva boca" width="393" height="295" /></a></p>
<p>I tifosi del del Boca non smettono mai di manifestare la loro goliardia e il loro disprezzo nei confronti degli odiati avversari, ricordando loro la recente retrocessione del 2011 travestendosi da spettri con un enorme B dipinta sopra, i fantasmi della serie B, oppure le loro presunte situazioni matrimoniali, come quando fecero recapitare nella curva dei rivali 30000 cornetti di pasticceria con uno striscione che recitava “siete dei cornuti.”. I Biancorossi di contro si sono fatti molto più espliciti negli anni, cominciando a mandare un maiale in carne ed ossa dipinto di giallo e blu nel settore degli ultras avversari e finendo di recente per far paracadutare da un aereo da turismo delle bambole gonfiabili con indosso la maglia dei loro “nemici” nella medesima zona dello stadio. Il derby non è assolutamente una partita come tutte le altre, e tra tutti i derby, “El Superclasico” non è assolutamente un derby come tutti gli altri.</p>
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		<title>Il Calcio dei samurai</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 15:44:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Oriani]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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		<description><![CDATA[Il calcio non è certamente il primo sport che ci viene in mente quando pensiamo al Giappone, ma presto il paese del Sol Levante potrebbe diventare una realtà importante anche in questo ambito. I cittadini Nipponici infatti si stanno scoprendo sempre più appassionati dello sport più popolare del mondo, e ciò fa si che anche il locale campionato viva un periodo di ascesa e sviluppo dal punto di vista della tecnica e del gioco. Pur non essendo dei giocatori dal dribbling funambolico o dalle caratteristiche fisiche particolarmente dirompenti, i calciatori della J-League sono in possesso di un forte spirito di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l calcio non è certamente il primo sport che ci viene in mente quando pensiamo al Giappone, ma presto il paese del Sol Levante potrebbe diventare una realtà importante anche in questo ambito. I cittadini Nipponici infatti si stanno scoprendo sempre più appassionati dello sport più popolare del mondo, e ciò fa si che anche il locale campionato viva un periodo di ascesa e sviluppo dal punto di vista della tecnica e del gioco. Pur non essendo dei giocatori dal dribbling funambolico o dalle caratteristiche fisiche particolarmente dirompenti, i calciatori della J-League sono in possesso di un forte spirito di sacrificio e abnegazione che li spinge a condurre vite da atleti esemplari e a dare il cento per cento in campo, qualunque sia la squadra in cui militano. E’ proprio questa applicazione senza remore, eredità culturale dei Samurai, che ha fatto si che sempre più grandi club europei si siano decisi a inviare osservatori in estremo oriente per visionare i talenti locali e tentare di accaparrarseli. Da qualche anno infatti la presenza di giocatori giapponesi nei campionati del vecchio continente è continuamente in crescita, segno che quella che in partenza poteva sembrare una scommessa è in realtà una concreta fonte di ottimi professionisti.<br />
Un esempio su tutti è quello di Shinji Kagawa, che si trasferisce al Borussia Dortmund nel 2010 dopo essere stato capocannoniere della serie b del suo paese. L’ investimento dei gialloneri tedeschi, benché modesto, ha contribuito alla conquista della Bundesliga nelle due stagioni successive in maniera determinante, nonché ad ottenere una plusvalenza notevole quando il giocatore è stato ceduto al Manchester United. Lo scarso feeling col torneo britannico tuttavia è stata la ragione per cui il giocatore è tornato in Germania, dove ha ricominciato a esprimersi ad alti livelli. Rimanendo nella Ruhr, troviamo in Atsuto Uchida il terzino destro titolare dello Schalke 04 e della sua nazionale, apprezzato per la sua grande capacità di corsa e per la sua resistenza abbinata ad un buon piede. Sempre nel campionato teutonico troviamo Shinji Okazaki, una seconda punta dalla media realizzativa non altissima che fa però della duttilità e della capacità di assistere i compagni le sue doti migliori, cosa che gli ha permesso di essere una pedina importante nello Stoccarda prima e nel Magonza ora. Proprio allo Stoccarda gioca da due anni un suo connazionale, Gotoku Sakai, un difensore dalla forte personalità e un gran fisico dovuto all’ eredità genetica di sua madre, tedesca di Monaco. Poco più a Nord della Baviera troviamo la ricca e industriosa Francoforte, nella cui prima squadra, i rossoneri dell’ Eintracht, gioca Makoto Hasebe, centrocampista di quantità non più giovanissimo che i compagni dipingono come un ragazzo tranquillo durante la settimana, ma che si trasforma in un vero e proprio guerriero quando scende in campo ogni domenica, sostituendo la sua indole riservata con un piglio da leader ed un insospettabile carattere, qualità che l’ hanno reso amatissimo dai supporters e uno degli insostituibili nella mediana della sua nazionale.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/kagawa.jpg"><img class="wp-image-377 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/kagawa-300x200.jpg" alt="kagawa" width="410" height="273" /></a></p>
<p>Se saliamo verso la Bassa Sassonia possiamo contare ben due giocatori del Sol Levante in un unico team. La corsia di sinistra dell’ Hannover 96 infatti si affida alle diagonali difensive di Hiroki Sakai, omonimo del centrale dello Stoccarda, e alle brucianti accelerazioni di Hiroshi Kyotake, un esterno offensivo tutto pepe che in patria era soprannominato “Il Messi Giaponese”. E’ abbastanza evidente che la Bundesliga è il campionato europeo che più scommette sui giocatori che provengono dall’ Estremo Oriente, forse per affinità caratteriale tra i due popoli in questione? Certo, un tedesco e un giapponese non hanno granchè in comune, ma pare che si intendano bene. Da tenere d’ occhio anche Yoichiro Kakitani , un giovane centrocampista che il Basilea è riuscito a soffiare alla Fiorentina e che ha impressionato per rapidità e capacità di inserimento quando è stato schierato durante i Mondiali ; Alberto Zaccheroni, ex CT dei “Blue Samurais”, ha detto di lui : “Con un po’ di esperienza in Europa e portando pazienza, qualunque squadra lo prenda potrà trovarsi tra le mani il nuovo Marchisio”. La Fiorentina tra qualche anno potrebbe “mangiarsi le mani” insomma! Per rimanere in Tema di giocatori accostati alla serie A ci dobbiamo spostare in Belgio, dove a difendere i Pali dello Standard Liegi troviamo Eiji Kawashima, idolo dei suoi tifosi che si è guadagnato il soprannome di “Ninja” e l’ inamovibilità in nazionale a suon di grandi prestazioni e parate prodigiose. Verso Maggio era uscita una voce che il suo agente avesse avuto contatti col Milan, poi però i rossoneri hanno virato sul più blasonato Diego Lopéz, lasciando il Ninja nel paese in cui gioca da ormai 8 anni e di cui è prossimo a ricevere la cittadinanza. Se attraversiamo la Manica e approdiamo a Southampton riusciamo a completare la difesa titolare della nazionale nipponica con Maya Yoshida, un centrale che a detta del suo allenatore Ronald Koeman “è un incredibile esempio di professionalità: è sempre il primo che arriva e l’ ultimo che va via dagli allenamenti, e sia che giochi titolare o che entri a partita in corso non si distrae mai, è sempre sul pezzo.”.<br />
Terminiamo con la nostra Serie A, dove ci apprestiamo a vivere il secondo Derby dei Samurai dopo l’ ultimo disputato, con Yuto Nagatomo dalla parte dell’ Inter e Keisuke Honda sul versante Milan. Al di la delle caratteristiche tecniche dei due, che ormai conosciamo bene, è curioso considerare come la loro militanza nelle due squadre di Milano abbia contribuito ad esportare una delle rivalità per eccellenza del nostro calcio anche dall’ altra parte del mondo, con migliaia di appassionati tifosi orientali che partiranno dall’ aeroporto di Tokyo per venirsi a godere la partita dal vivo, equamente divisi tra rossoneri e nerazzurri.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/nazionale-giappone.jpg"><img class="wp-image-378 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/nazionale-giappone-300x151.jpg" alt="nazionale giappone" width="459" height="231" /></a></p>
<p>Non c’è da sorprendersi che la nazionale giapponese sia diventata negli anni un avversario sempre più tosto da affrontare, oltre che l’ ultima a vincere la Coppa d’Asia: la sua spina dorsale è composta da calciatori che militano nei migliori campionati europei. Tutto merito di abnegazione e spirito di sacrificio.</p>
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