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	<title>Torquemada &#187; Katherine Melendrez</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Kate Middleton: vision, mission e strategia di marketing</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2015 15:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Io penso che gli inglesi siano geni indiscussi del marketing, brillanti, di classe e con quello humor tipicamente british. Il 17 Novembre 1558 è salita al trono Elisabetta I, figlia di Anna Bolena e Enrico VIII, sotto il suo regno l’Inghilterra ha conosciuto un periodo di pace e prosperità. Ella era per certo una grande donna, ma per renderla ancora più straordinaria, gli inglesi l’hanno resa vergine e ancora oggi, lei è ricordata come la grande Elisabetta I, la regina vergine (forse). Tre secoli dopo, ci riescono nuovamente, e nel 1813 rendono romantica una storia che di sentimentale non ha proprio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>o penso che gli inglesi siano geni indiscussi del marketing, brillanti, di classe e con quello humor tipicamente <em>british</em>.<br />
Il 17 Novembre 1558 è salita al trono Elisabetta I, figlia di Anna Bolena e Enrico VIII, sotto il suo regno l’Inghilterra ha conosciuto un periodo di pace e prosperità. Ella era per certo una grande donna, ma per renderla ancora più straordinaria, gli inglesi l’hanno resa vergine e ancora oggi, lei è ricordata come la grande Elisabetta I, la regina vergine (forse).<br />
Tre secoli dopo, ci riescono nuovamente, e nel 1813 rendono romantica una storia che di sentimentale non ha proprio nulla. “Orgoglio e Pregiudizio” è innanzitutto un <em>novel of manners</em>, ovvero una guida per capire come destreggiarsi nell&#8217;affollato mercato matrimoniale inglese di inizio Ottocento. E nonostante un finale ambiguo e una triste proposta di matrimonio dal sapore agrodolce- “sei povera, la tua famiglia è imbarazzante e tuo padre mi sta antipatico, sposami”-, l’opera è passata alla storia come uno dei romanzi più romantici di sempre. Tutte hanno passato la fase &#8220;Jane Austen&#8221; nella loro vita, tutte si sentono un po&#8217; Lizzy e, ovviamente,  tutte sognano Mr. Darcy.</p>
<p style="text-align: justify">Questa capacità tipicamente british del riuscire a rendere di stile qualunque cosa, da un comunissimo porridge a una scalata sociale, non poteva che farmi venire in mente lei: l’unica e sola Kate Middleton. C’è chi la adora e la considera un modello di vita, e chi non la può proprio vedere, ma in ogni caso una cosa le va riconosciuta: Catherine Elizabeth Middleton ce l’ha fatta, lei è riuscita là dove molte hanno fallito.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km5.jpg"><img class=" size-medium wp-image-378 aligncenter" src="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km5.jpg?w=300" alt="" width="300" height="212" /></a><br />
Ma andiamo con ordine, anche perchè se c’è una cosa che la Austen insegna, è che la Signora Bennet docet, e quindi che gran parte del successo è duvuto alla madre Carole.<br />
Infatti, “<em>e’ una verità universalmente riconosciuta, che uno scapolo in possesso di un’ampia fortuna debba avere bisogno di una moglie. Per quanto si possa sapere circa i sentimenti o i punti di vista di un uomo del genere al primo apparire nel vicinato, questa verità è così saldamente fissata nelle menti delle famiglie del circondario, da considerarlo di legittima proprietà di una o l’altra delle loro figlie</em>”, e Carole questo lo sapeva. Non appena si è sparsa la voce che William avrebbe frequentato la St. Andrews, ha chiamato a rapporto Kate che, all’epoca a Firenze per approfondire i suoi studi in storia dell’arte, è rientrata immediatamente in patria, si è messa a dieta e ha varcato le soglie della pregiosa e blasonata università scozzese. Lo scopo era chiaro: arrivare in alto. Perchè se è vero che nei paesi anglosassoni vige la regola del <em>self-made-man</em>, è vero anche che nell’Inghilterra <em>posh</em>, vige la regola che il sangue non si può comprare. Insomma, serviva un piano.</p>
<p style="text-align: justify">Il management insegna che una strategia di successo deve rispettare tre criteri fondamentali: focalizzare l&#8217;attenzione su un obiettivo semplice, avere una chiara consapevolezza dell&#8217;ambiente circostante e utilizzare in modo efficace le risorse a disposizione.<br />
Tanto più chiaro è lo scopo, tanto più facile è stabilire la <em>vision</em>, termine utilizzato in ambito aziendale per indicare un insieme di obiettivi ambiziosi proiettati verso un futuro prossimo- celebre è quella di Bill Gates pronunciata per la prima volta nel 1980: “<em>a computer on every desk in every home</em>”. Come possiamo vedere, la vision non solo è ambiziosa, ma in un certo senso visionaria- perdonatemi la tautologia-, incorpora l’essenza della vittoria e richiede impegno, dedizione e perseveranza.<br />
Dalla vision scaturiscono la <em>mission</em>, ovvero la dichiarazione del perchè un’azienda esiste, gli obiettivi di breve periodo e soprattutto i valori in cui crede il management- &#8220;<em>our mission is to enable people and businesses throughout the world to realize their full potential</em>&#8221; (Microsoft).</p>
<p style="text-align: justify">Quindi, ricapitolando. Obiettivo: arrivare in alto. Conoscenza ambiente competitivo: Kate ha studiato in scuole d&#8217;élite, frequenta i luoghi giusti e, se gioca bene le sue carte, può frequentare anche le persone giuste!<br />
Per quanto riguarda la mission, Kate si avvale di un mix geniale di marketing, gossip e perchè no, empatia nei confronti del popolo. Dopo il tira e molla del 2007, Kate passa in pochi mesi, da &#8220;<em>Katy-waity</em>&#8220;, Kate passa a “ragazza comune che ha fatto innamorare un principe”. Sì, perchè la nostra Kate è una ragazza semplice. Plebea, discendente da una famiglia di minatori, ama gli animali e veste Zara. E nonostante il matrimonio, Kate continua a dimostrare di essere una donna comune. Come tutte le casalinghe, passa le giornate facendo ristrutturare la cucina di Kensington Palace, fatica a trovare una baby-sitter -tanto che ne cambia una a settimana- e porta a passeggio il cane. Non sta simpaticissima alla suocera, odia la fidanzata del cognato e, ripeto, veste Zara!</p>
<p style="text-align: justify">Sì, Kate Middleton è una di noi. O almeno così ci dicono! (*)</p>
<p style="text-align: center"><a href="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-376" src="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km4.jpg?w=233" alt="" width="233" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: left">(*) P.S. per chi non lo sapesse: è vero che Kate è una <em>commoner</em> e che i suoi nonni erano minatori, ma è vero anche i genitori hanno fatto fortuna negli anni &#8217;90 e sono diventati milionari! Insomma, Kate è una di noi!</p>
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		<title>Giovani di successo: in Italia si può!</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2015 10:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[hardwork]]></category>
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		<category><![CDATA[Wired Festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Al liceo mi sentivo un genio perché studiavo tenendo aperti sulla scrivania più libri e quaderni contemporaneamente, avevo una bacheca su cui segnavo le cose da fare, e mi appuntavo le cose sulla finestre usando i pennarelli che scrivono su vetro in stile John Nash. I primi anni di università ho cominciato ad andare a lezione prendendo nota su un pc 11” che pesava 10Kg. Oggi scrivo la tesi su un pc con uno schermo 13”, ultraleggero, e leggo paper su un tablet. In una parola? Progresso. Ci troviamo in un’epoca straordinaria in cui il nostro stile di vita cambia]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>l liceo mi sentivo un genio perché studiavo tenendo aperti sulla scrivania più libri e quaderni contemporaneamente, avevo una bacheca su cui segnavo le cose da fare, e mi appuntavo le cose sulla finestre usando i pennarelli che scrivono su vetro in stile John Nash. I primi anni di università ho cominciato ad andare a lezione prendendo nota su un pc 11” che pesava 10Kg. Oggi scrivo la tesi su un pc con uno schermo 13”, ultraleggero, e leggo paper su un tablet.<br />
In una parola? Progresso.</p>
<p style="text-align: justify">Ci troviamo in un’epoca straordinaria in cui il nostro stile di vita cambia in modo radicale nel giro di due o tre anni, e abbiamo la fortuna di accedere a un numero illimitato di informazioni. Qualche settimana fa sono stata al Wired Festival, e proprio una delle frasi simbolo dell’evento è stata “<em>viviamo in un’epoca in cui distruggere un’informazione costa molto più che archiviarla</em>”.<br />
Ho un fratello che quest’anno deve affrontare l’esame di maturità, e da qualche tempo a questa parte lui e i suoi amici mi chiedono in continuazione quale facoltà scegliere. Da economista<em> forward-looking</em> quale sono, rispondo spesso “più che la facoltà in se, fai sempre in modo essere <em>at the right place at the right time</em>”. In economia esiste una sconfinata letteratura sul fatto che il maggiore driver della crescita economica sia il progresso tecnologico. Quello che però vorrei sottolineare, è che il progresso non ha sesso, è meritocratico e soprattutto, il progresso non ha età. Il progresso siamo noi.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/hardwork.jpg"><img class="  wp-image-351 aligncenter" src="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/hardwork.jpg?w=300" alt="hardwork" width="421" height="284" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ad esempio, vorrei riportare la storia di un amico che stimo profondamente.<br />
Si chiama Stefano, classe 1990, è laureato in Biotecnologie Industriali in Bicocca, poco prima di laurearsi in specialistica, gli erano già stati offerti un dottorato e la possibilità di essere assunto come ricercatore in una spin-off finanziata della stessa università, biglietti da visita, telefono aziendale e un ufficio. Per chi sa qual è la situazione italiana per quanto concerne il paradigma <em>giovani-ricerca-Italia</em>, capirà che Stefano è una sorta di eroe.<br />
Come se non bastasse, è stato per anni collaboratore di una piattaforma di istruzione digitale, <a href="http://www.oilproject.org">Oilproject</a>, oggi finanziata da WCAP (gruppo Telecom); è co-fondatore di <em><a href="http://italiaxlascienza.it/main/">Italia Unita per la Scienza</a></em>, un&#8217;associazione di divulgazione scientifica  la cui pagina Facebook conta più di 30.000 like, un unicum in Italia che pertanto ha avuto l’onore di essere citato su <a href="http://news.sciencemag.org/people-events/2013/06/around-italy-researchers-rally-defend-science" target="_blank"><em>Science</em></a>. Oltre a tutto questo, viene spesso invitato da <em>Radio Statale</em> per dire la sua in un programma di approfondimento scientifico intitolato <em>Breaking Lab,</em> e tanto per non farsi mancare nulla, passerà l’estate in una Summer School a Stoccarda. Ci troviamo quindi davanti a un raro esemplare di maschio multitasking, e per chi fosse interessata, è anche single!<br />
Non è una questione di trovare una ragazza a un amico (forse sì), il punto è che, in un periodo in cui i “<em>grandi</em>” non fanno altro che definirci bamboccioni, <em>choosy</em> e scansafatiche, mi fa davvero piacere sentire giovani che riescono ad avere successo, senza sotterfugi, scappatoie o escamotage.</p>
<p style="text-align: justify">Ho riportato questo caso perché ad oggi, la ricerca è un settore delicato, ma durante il mio percorso, ho avuto la fortuna di conoscere un sacco di giovani in gamba, brillanti e di successo. Persone normali, che quando possono girano il mondo, parlano fluentemente due lingue straniere e ne masticano una terza, hanno un lavoro che li gratifica, fondano start-up nel tempo libero, hanno una vita sociale e ogni giorno dimostrano che se sei una persona brillante, nel mondo là fuori troverai spazio per realizzarti.<br />
Viviamo in un&#8217;epoca in cui esistono infiniti modi per investire su noi stessi, reinventarci, cogliere opportunità e perché no, crearle. Possiamo prendere un aereo dall’oggi al domani senza dover ipotecare la casa, imparare una lingua guardando video su Youtube e studiare l’albero genealogico dei Capetingi su Wikipedia. Perché è vero che bisogna trovarsi <em>at the right place at the right time</em>, ma è che anche vero che la fortuna molto spesso va costruita, perché <em>homo faber fortunae suae</em>.</p>
<p style="text-align: justify">O almeno, finché sono giovane, a me piace pensarla così!</p>
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		<title>Il Romanticismo: quel mainstream troppo poco mainstream!</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2015 11:12:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Gli studenti universitari che vogliono andare a lavorare in azienda si laureano spesso in economia, ma pochi di loro sono convinti che useranno veramente i concetti illustrati nei corsi. Quegli studenti hanno capito una verità fondamentale: ciò che imparano nei corsi di economia, non li aiuterà a gestire un’impresa.”- Un’paese non è un’azienda, Paul Krugman. Con una laurea di economia triennale alle spalle e la speranza di conseguire in tempi brevi quella specialistica, non posso che essere più che d’accordo con questa frase, ma del resto è stata scritta da un premio Nobel! Le cose che ho veramente imparato durante gli]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><i><span title="G" class="cap"><span>G</span></span>li studenti universitari che vogliono andare a lavorare in azienda si laureano spesso in economia, ma pochi di loro sono convinti che useranno veramente i concetti illustrati nei corsi. Quegli studenti hanno capito una verità fondamentale: ciò che imparano nei corsi di economia, non li aiuterà a gestire un’impresa</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">.”- </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><i>Un’paese non è un’azienda</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">, Paul Krugman.</span></p>
<p style="text-align: justify">Con una laurea di economia triennale alle spalle e la speranza di conseguire in tempi brevi quella specialistica, non posso che essere più che d’accordo con questa frase, ma del resto è stata scritta da un premio Nobel! Le cose che ho veramente imparato durante gli anni dell’università sono tante, ma quelle veramente utili, si contano fra le dita di una mano. Ho imparato a ingoiare rospi e sottostare ai capricci di professori lunatici, a dar fondo alle mie doti diplomatiche senza commettere reati ogni volta che sono andata al polo studenti … ma soprattutto, ho imparato che il tempo è denaro. Perché nonostante le bagianate che ci raccontiamo fra i chiostri, quello che conta nel mondo là fuori, è che tu rispetti le scadenze. Nessuno ti darà una medaglia perché sei riuscito a laurearti mentre lavori, ma quello che ci si aspetta è che tu abbia conseguito la laurea nei tempi previsti.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">Il tempo è denaro quindi, bisogna impiegarlo in modo efficiente e se lo si risparmia tanto di cappello. Ed è per questo, che anche sul fronte relazioni interpersonali, ciò che conta è risparmiare tempo. Detto fatto, nell’era degli smartphone, tablet e del marketing emozionale, nascono Meetic, Tinder e The Legue: le nuove frontiere dell’amore 2.0! </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">La prima volta che ho sentito parlare di </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><i>Tinder</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"> è stato su </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><i>celebitchy.com</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"> quando è scoppiato uno “scandalo” sul fatto che i dipendenti della regina Elisabetta II usassero l’app durante l’orario di lavoro. Insomma, mettetevi nei panni della regina o della povera Katy-waity-no-more-waity private della libertà di sedersi su un divano vittoriano poiché afflitte dal dubbio che possa essere ricoperto di liquidi corporei- per dirla alla </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><i>Posh</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">: “Ewwww!”</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">Per chi non lo sapesse, Tinder, è un’app per incontri che si avvale del gps per localizzare altri utenti entro un determinato raggio. Da quel che ho capito, funziona più o meno <a href="http://it.wikihow.com/Usare-la-App-di-Tinder">così</a>: ci si registra, si compilano i campi relativi a sesso, età, preferenze varie e si specifica il raggio di caccia. Ogni volta che qualcuno che rientra nei paramentri penetra il territorio, si riceve una notifica con la foto. Se la foto è interessante, si mette un like. Se si riceve un like in cambio anche dalla controparte, allora si apre una finestra di chat et… voilà! </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">Lanciata online nell’agosto del 2012 e nata come app per gli studenti della University of Southern California, Tinder è oggi disponibile in 24 lingue e vanta 22-24 milioni di utenti.</span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/chuckbass.jpg"><img class=" wp-image-1891 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/chuckbass-300x200.jpg" alt="chuckbass" width="428" height="285" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">Ma non è finita qui, perché come esiste la versione uptown di Facebook, a.k.a. Linkedin, non poteva che esistere la versione uptown di Tinder, ovvero </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><i>The League.<br />
</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">Il meccanismo è lo stesso, se non fosse che l’iscrizione è su invito ed è riservato solo a studenti meritevoli della Ivy League e/o start-upper multi-milionari. Insomma, se non appartenete ad almeno una delle due categorie, mettetevi l’anima in pace che tanto non c’è trippa per gatti! Anche perché come dice lo slogan, </span><a href="http://www.theleagueapp.co"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><i>Date. Intelligently</i></span></a><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">! </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">Insomma, se siete persone impegnate, cercate di sfruttare a pieno quel buco da 15min fra la pausa pranzo e l’appuntamente in palestra, mica vorrete rischiare di perdere tempo con la plebaglia?!</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">Per quello che mi riguarda, mi ritengo una persona davvero molto fortunata ad aver trovato uno dei rari esemplari di uomo che non possiede uno smartphone. Una di quelle che sa ancora cosa vuol dire prendere in mano un telefono e invitarti fuori a cena, una di quelle che ti chiama per chiederti se vuoi che colga delle rose dal suo giardino o per dirti di tenerti libera il venerdì sera perché ha prenotato dei biglietti a teatro.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">Ebbene lo confesso, sono una romantica patentata, una donnicciola che si commuove guardando “I passi dell’amore” e che ha passato l’adolescenza sognando un Mr. Darcy moderno in sella ad una Bianchi bianca e le Clarcks ai piedi. Troppo poco mainstream? </span></p>
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		<title>Dimostrazione del perché le donne hanno sempre ragione</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2015 13:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<description><![CDATA[Una nota legge che governa il mondo di internet è che se hai un dubbio idiota, qualcun altro si sarà posto lo stesso dubbio (idiota) prima di te su Yahoo Answer! Di recente però, mi resa conto dell’esistenza di un’altra verità che governa il mondo del web, ovvero che se hai una teoria idiota, su internet troverai qualche paper accademico di una qualche università statunitense che dimostrerà che le tue assurde teorie non sono poi così tanto infondate, perché un’altra delle leggi fondamentali che ho imparato nel mio percorso accademico è: i dati dicono quello che tu vuoi che ti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="U" class="cap"><span>U</span></span>na nota legge che governa il mondo di internet è che se hai un dubbio idiota, qualcun altro si sarà posto lo stesso dubbio (idiota) prima di te su <em>Yahoo Answer</em>!</p>
<p style="text-align: justify"><span lang="it-IT">Di recente però, mi resa conto dell’esistenza di un’altra verità che governa il mondo del <em>web</em>, ovvero che <strong>se hai una teoria idiota, su internet troverai qualche <em>paper</em> accademico di una qualche università statunitense che dimostrer</strong></span><strong><span lang="fr-FR">à</span></strong><span lang="it-IT"><strong> che le tue assurde teorie non sono poi così tanto infondate</strong>, perché un’altra delle leggi fondamentali che ho imparato nel mio percorso accademico è: i dati dicono quello che tu vuoi che ti dicano.</span></p>
<p style="text-align: justify">Pertanto, grazie all’ausilio di <em>Google</em>, mi cimenterò nella dimostrazione del fatto che, alla fine di una discussione, <strong>le donne hanno sempre ragione</strong>. E questo gli uomini lo sanno bene, ma ciò che non sanno è che le donne non hanno ragione in virtù del fatto che abbiano effettivamente ragione, ma perché discutere con una donna comporta un elevato costo opportunità in termini di tempo. Cosa vuol dire?</p>
<p style="text-align: justify">Secondo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costo_opportunità" target="_blank">wikipedia</a>, <em>il costo opportunità è il costo derivante dal mancato sfruttamento di una opportunità concessa al soggetto economico</em>. Consideriamo una banca che deve decidere se concedere un prestito o meno ad un signor A. <span lang="it-IT">Se la banca decidesse di concedere il prestito, si priverebbe della possibilit</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">di impiegare il denaro in altri progetti di investimento, pertanto, dal momento che ci deve guadagnare qualcosa, applicher</span><span lang="fr-FR">à </span><span lang="it-IT">un costo a carico del cliente sotto forma di tasso di interesse che, in questo caso, rappresenta proprio il nostro <strong>costo opportunit</strong></span><strong><span lang="fr-FR">à</span></strong>. Pi<span lang="it-IT">ù generalmente, ogni volta che qualcuno decide di impiegare risorse di qualsivoglia natura rinunciando alla migliore alternativa, sostiene un costo. Pertanto tutte le volte che compiano una scelta, che sia il come investire il nostro capitale o come impiegare il pomeriggio, dobbiamo tener conto dell’alternativa di cui ci priviamo, ovvero del nostro costo opportunità.</span></p>
<p style="text-align: justify">Tornando al caso sopra esposto, discutere con una donna comporta un così elevato dispendio di tempo ed energie che alla fine, provato e stremato, a un qualsiasi uomo non resterà altra scelta se non quella di deporre le armi, ammettere la sconfitta e perché no, aprire il portafogli. Le prove?</p>
<p style="text-align: justify"><span lang="it-IT">Iniziamo con il citare la Dott.ssa </span><span lang="de-DE">Louann Brizendine</span><span lang="it-IT">, fondatrice e direttrice del <em>Women’s Mood and Hormone Clinic</em> della California University, che nella sua opera <a href="http://www.scientificamerican.com/article/women-talk-more-than-men/" target="_blank">The Female Brain</a>, afferma che le donne sono – cito letteralmente – <strong><em>chatterboxes</em></strong>, ovvero vere e proprie macchine da chiacchiera, che pronunciano in media 20.000 parole al giorno, quasi tre volte le 7000 pronunciate da un uomo. </span>Questo vuol dire che ancor prima che un uomo faccia mente locale sul cosa dire, una donna è già partita per la tangente esponendo accuratamente tesi, argomentazioni, antitesi, confutazione e conclusione!</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/uomo-donna.jpg"><img class=" wp-image-1413 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/uomo-donna-300x211.jpg" alt="uomo donna" width="360" height="253" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Risultato analogo sul fatto che le donne siano effettivamente più loquaci rispetto agli uomini è stato riportato da ricercatori guidati da Jukka-Pekka “JP” Ornella, <em>assistant professor</em> di biostatistica alla Harvard School of Public Health (HSPH), e il professor David Lazer alla Norheastern University, che hanno raccolto dati sulle interazioni uomo-donna in diversi contesti (la ricerca è <a href="http://www.hsph.harvard.edu/news/features/do-women-talk-more-than-men/" target="_blank">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify">Con mia grande sorpresa,<strong> ho scoperto l’esistenza di centinaia di studi sulle interazioni uomo-donna</strong> digitando su <em>Google</em> le parole “women talk more than men”. Tuttavia, sono dell’idea che non ci sia bisogno di presentare prove ulteriori a sostegno della mia tesi, perché per quanto un uomo possa presentare argomentazioni inconfutabili, una donna, per definizione, riuscir<span lang="fr-FR">à </span>sempre a tirare fuori l<span lang="fr-FR">’</span>asso nella manica, quella cosa che lui ha combinato nel <span lang="en-US">lontano-marted</span><span lang="it-IT">ì-21-marzo-2008-con-quella-sciacquetta</span>…</p>
<p style="text-align: justify">E a quel punto… <strong><em>Game over</em></strong>!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cosa accomuna un appuntamento al buio a una vendita di auto usate?</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2015 16:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Appuntamento al buio]]></category>
		<category><![CDATA[Auto usate]]></category>
		<category><![CDATA[Freakeconomy]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l’avvento dei social network, si è sempre più esposti alla possibilitá di essere abbordati da gente sconosciuta. Immaginate la situazione in cui, un po’ per noia e un po’ per gioco, cominciate a sentire una persona mai vista nè sentita che, dopo un po’ di tempo, vi chiede di uscire. Che fate, ci andate? E se fosse un serial killer? E se fosse brutto? O peggio, e se avesse un alito pestilenziale? Gli appuntamenti al buio sono un po’ come la vendita di auto usate: non saprete mai bene chi, o cosa, avete davanti! In economia, una situazione di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>on l’avvento dei social network, si è sempre più esposti alla possibilitá di essere abbordati da gente sconosciuta.<br />
Immaginate la situazione in cui, un po’ per noia e un po’ per gioco, cominciate a sentire una persona mai vista nè sentita che, dopo un po’ di tempo, vi chiede di uscire. Che fate, ci andate? E se fosse un serial killer? E se fosse brutto? O peggio, e se avesse un alito pestilenziale?<br />
Gli appuntamenti al buio sono un po’ come la vendita di auto usate: non saprete mai bene chi, <i>o cosa</i>, avete davanti!<br />
In economia, una situazione di questo tipo viene definita <i>asimmetria informativa</i>.<br />
Immaginate di mettervi nei panni di una banca che deve concedere un finanziamento ad una neonata azienda farmaceutica per lo sviluppo di un nuovo farmaco.<br />
Se voi foste la banca, sareste portati a fare il seguente discorso: <i>Cara azienda, non ti conosco, sei nuova, non hai nessuna garanzia, nessuna storia di solidità finanziaria, nè tanto meno una relazione duratura con una banca. Io ti concedo il finanziamento, ma ad un alto prezzo (sotto forma di tasso di interesse), e se e solo se tu mi convinci della validità del tuo progetto.<br />
</i>D’altra parte però, se voi foste l’azienda, preferireste non rivelare informazioni confidenziali, sia per una questione di protezione di conoscenze maturate, sia perchè non vorreste mai che la banca vi chiedesse un costo più alto sottoforma di dividendi.<br />
Questa è una situazione caratterizzata da asimmetria informativa, ovvero una situazione in cui una delle parti ha interesse a non rivelare tutte le carte in tavola.<br />
Per quanto possa sembrare un argomento facile ed intuitivo, l’asimmetria informativa è una delle cause principali dei fallimenti di mercato.<br />
L’esempio più eclatante è stato illustrato da Akerlof nel 1970 nel suo articolo “<i>The Market for Lemons: Quality Uncertainty and the Market Mechanism</i>”.<br />
Considerate il mercato di auto usate in cui sono presenti solo due tipi di auto: un’auto “buona” che vale 1000 e un’auto non buona, una <i>lemon </i>per l’appunto, traducibile con l’italiano “bidone”, che vale 800. Facendo la media fra i prezzi, emerge che nel mercato le auto verranno vendute a 900.<br />
I venditori di auto lemon avranno interesse a rimanere sul mercato in quanto percepirebbero un profitto di 100, viceversa i venditori di auto buone usciranno in quanto percepirebbero una perdita pari a -100.<br />
Morale della favola, sul mercato rimarrebbero solo auto <i>lemon</i>, nessuno comprerebbe più auto usate e il mercato scomparirebbe, in gergo <i>fallimento di mercato</i>.<br />
È abbastanza ragionevole no?<br />
Se noi applicassimo lo stesso ragionamento all’esempio visto in precedenza, saremmo portati a credere che solo i peggiori progetti di investimento rimangono sul mercato.<br />
Nella realtà accade che, tolte le grandi aziende farmaceutiche, quelle piccole che rivelano di essere particolarmente brillanti, o meglio, presentano idee innovative, vengono finanziate dalle <i>Venture Capital</i>, istituti di finanziamento a capitale privato, che si specializzano in determinati settori e che non solo sono in grado di capire l’impatto del progetto nel lungo termine, ma che forniscono il denaro in tranche. Geniale no?<br />
Da anni la comunità economica si interroga sul come fornire soluzioni al problema dell’asimmetria informativa, ma purtroppo ancora nessuno ha sviluppato un meccanismo valido per la prevenzione dall’ incontro di individui strani.<br />
Quindi, appuntamento al buio sì o no?<br />
Personalmente l&#8217;idea non mi alletta, ma un mio caro amico ingegnere mi ha fatto notare che piuttosto che rimanere a piedi è sempre meglio muoversi su un catorcio, quindi &#8230; a voi la conclusione!<img class="size-medium wp-image-779 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/usedcar-300x199.jpg" alt="usedcar" width="300" height="199" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Victoria’s Secret: who’s your angel?</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jan 2015 14:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[aspettative]]></category>
		<category><![CDATA[beauty contest]]></category>
		<category><![CDATA[victoria's secret]]></category>

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		<description><![CDATA[«Per entrare nell’alta società oggi bisogna saper pascere la  gente, o saperla divertire, o scandalizzarla; non occorre altro». Oscar Wilde L’abito fa il monaco, le aspettative contano e, specie nel mondo là fuori, la prima impressione è quella che conta. Innegabile. Che sia un colloquio di lavoro o un appuntamento galante, tutti lavoriamo sodo per dare una buona impressione, perché signori miei, che lo ammettiate o no, le aspettative contano, e sarà anche una verità scomoda, ma è pur sempre una nuda e cruda verità. Potrei citare qualche massima di Oscar Wilde, ma una delle storie che più mi affascinano]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p align="RIGHT"><i>«Per entrare nell’alta società oggi bisogna saper pascere la  gente, o saperla divertire, o scandalizzarla;<br />
non occorre altro</i><i>».<br />
Oscar Wilde</i></p>
</blockquote>
<p class="first-child "><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>’abito fa il monaco, le aspettative contano e, specie nel mondo là fuori, la prima impressione è quella che conta. Innegabile.<br />
Che sia un colloquio di lavoro o un appuntamento galante, tutti lavoriamo sodo per dare una buona impressione, perché signori miei, che lo ammettiate o no, le aspettative contano, e sarà anche una verità scomoda, ma è pur sempre una nuda e cruda verità.</p>
<p>Potrei citare qualche massima di Oscar Wilde, ma una delle storie che più mi affascinano e che ritengo geniali per spiegare il perché le aspettative contano, è quella proposta da Jhon Maynard Keynes, a.k.a il padre della macroeconomia, nella sua opera “<em>Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta</em>” (1936), in cui l’autore si avvale dell’analogia del <em>beauty contest</em> per spiegare il comportamento di agenti razionali all’interno di un mercato efficiente.</p>
<p>Da poco si è tenuta una delle sfilate-evento dell’anno, una di quelle serate in cui chi conta qualcosa nel firmamento della moda non può mancare, ovvero la sfilata annuale degli angeli di <em>Victoria’s Secret</em>. Devo ammettere che non ho mai prestato molta attenzione a questo evento, un po’ per il luogo comune della mercificazione del corpo della donna, un po’ perché credevo fosse una versione un po’ più uptown-girl di Veline …<br />
Ebbene, devo dire che è stata una rivelazione. La sfilata non è per nulla volgare, e anzi è un connubio perfetto fra moda, entertainment e alta classe.<br />
Ma tornando a noi. Immaginiamo che una rivista indica un concorso tale per cui ai partecipanti viene chiesto di scegliere le 5 modelle più belle fra gli angeli che sfilano in lingerie. Coloro che scelgono la modella di maggior gradimento, ovvero colei che riceve più voti in assoluto, vincono un premio in denaro.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Victoria-Secret-Fashion-Show-2014-Pictures.jpg"><img class="size-medium wp-image-641 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Victoria-Secret-Fashion-Show-2014-Pictures-300x219.jpg" alt="Victoria-Secret-Fashion-Show-2014-Pictures" width="300" height="219" /></a></p>
<p>La scelta è ardua.<br />
Il concorrente medio molto probabilmente esaminerà una dopo l’altra le modelle scegliendo quelle che ritiene più belle, uno più astuto invece voterà non quelle che lui ritiene le più belle, ma bensì quelle che ritiene verranno votate dagli altri concorrenti.<br />
Se anzichè gli angeli di Victoria’s Secret consideriamo dei titoli e invece di partecipanti degli investitori, l’analogia proposta da Keynes appare chiara.<br />
Un investitore che deve scegliere fra una rosa illimitata di titoli non deve scegliere quello che lui ritiene sia il titolo migliore, ma quello che si aspetta venga ritenuto migliore dagli altri.<br />
In altre parole, se prevedi l’andamento del mercato, vinci.<br />
Purtroppo è una cosa più facile a dirsi che a farsi, poiché non di rado il meccanismo porta a distorsioni nel sistema che portano a conseguenze gravi quali bolle speculative.</p>
<p>La scelta di un portafogli titoli non è l’unica applicazione pratica delle aspettative, che anzi all’interno di una realtà complessa quale la nostra, possono rivelarsi uno strumento tanto delicato quanto potente, tanto da diventare uno degli strumenti cardine della politica monetaria.<br />
Tuttavia, dal momento che non tutti siamo dei banchieri centrali e tanto meno dobbiamo gestire titoli in portafoglio, meglio abbassare la guardia e dedicarci a chi di aspettative nei nostri confronti chiude un occhio.<br />
Si dice che durante le feste di Natale siamo tutti un po’ più buoni, probabilmente è perché abbiamo la fortuna di essere circondati da chi ci vuole bene e ci apprezza in modo sincero e genuino, senza aspettative, perché fortunatamente, nelle relazioni importanti, le aspettative non contano.</p>
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		<title>Rossella O’Hara e Rhett Butler: un caso di bank run</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2014/12/18/rossella-ohara-e-rhett-butler-un-caso-di-bank-run/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2014 17:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Bank Run]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Rossella O'Hara]]></category>
		<category><![CDATA[Via col Vento]]></category>

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		<description><![CDATA[«Pensate, Rossella: mezzo milione di dollari, se voi aveste contenuto la vostra impazienza e non vi foste affrettata a rimaritarvi!» -Margaret Mitchel, “Via col Vento” L’esempio sopra citato è uno dei tanti casi letterari di pentimento, situazione in cui la protagonista si pente di aver fatto la cosa giusta, ovvero l’ aver sposato un borghesotto per il cash, anzichè aspettare che l’affascinante delinquente uscisse di prigione, e per giunta ricco più che mai! Da un punto di vista puramente freakeconomico (termine incontrato in un sito di economisti nerd e che non potevo non far mio), potremmo catalogare il caso sopra]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><i>«Pensate, Rossella: mezzo milione di dollari, se voi aveste contenuto la vostra impazienza e non vi foste affrettata a rimaritarvi!»</i></p>
<p class="first-child " align="RIGHT">-Margaret Mitchel, “Via col Vento”</p>
</blockquote>
<p><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>’esempio sopra citato è uno dei tanti casi letterari di pentimento, situazione in cui la protagonista si pente di aver fatto la cosa <em>giusta</em>, ovvero l’ aver sposato un borghesotto per il cash, anzichè aspettare che l’affascinante delinquente uscisse di prigione, e per giunta ricco più che mai!<br />
Da un punto di vista puramente <em>freakeconomico</em> (termine incontrato in un sito di economisti nerd e che non potevo non far mio), potremmo catalogare il caso sopra riportato come esempio di <em>bank run</em>.</p>
<p>Il bank run, letteralmente “corsa agli sportelli”, a.k.a. uno dei nuovi mali dell’umanitá, si ha quando i clienti di una banca si mettono in coda allo sportello per ritirare il denaro depositato fino a quando essa si trova ad un punto tale per cui non è più in grado di fronteggiare la domanda di liquiditá. Di solito il fenomeno degenera e puó portare a conseguenze tragiche come il contagio, di conseguenza il crollo di un sistema bancario, ed infine il default di un paese.<br />
Uno dei casi più noti di bank run è senz’altro quello di Northern Rock nel 2007, e a tal proposito, consiglio vivamente l’articolo di Bortolotti e Shin: “<a href="http://www.princeton.edu/~hsshin/www/NR_Italian.pdf">Da Mary Poppins a Norther Rock- spunti sulle corse agli sportelli moderni</a>“.<br />
In economia esiste una vasta letteratura sul bank run, ma per spiegare per quale motivo Rossella è una potenziale istigatrice di corsa agli sportelli, farò riferimento al modello di Diamond-Dybvig, pubblicato nel 1983, che spiega in modo formale per quale motivo una banca che detiene liquiditá di lungo e breve periodo può risultare instabile.</p>
<p>Innanzitutto, è doveroso dire un paio di parole sul bilancio di una banca. Esso funziona in modo opposto rispetto a quello di un consumatore: i prestiti rappresentano le attivitá (<em>assets</em>) e i depositi le passivitá (<em>liabilities</em>). Più nel dettaglio, di solito una banca si finanzia a breve, mediante i depositi dei risparmiatori (<em>short term liabilities</em>), e investe a lungo, concedendo mutui a famiglie ed imprese (<em>long term assets</em>).</p>
<p>Il modello di Diamond-Dybvig ipotizza la presenza di due tipi di consumatori che possono ritirare il denaro depositato: un <em>early consumer</em>, che di solito ritira tutto quello che detiene sul c/c, e un <em>late consumer</em>, che preferisce risparmiare e lasciare il denaro sul c/c in modo che maturino gli interessi. Per semplicitá, ipotizziamo il caso in cui gli early consumer ritirino denaro a inizio mese, mentre i late consumer a fine mese.<br />
Consideriamo il caso in cui la nostra Rossella sia una <em>late consumer</em> con la possibilitá di accaparrarsi un Rhett Butler a fine mese (che purtroppo al momento è chiuso in prigione). Tuttavia ad un certo punto accadono una serie di eventi che la rendono bisognosa di denaro (in gergo, shock di liquiditá).<br />
Che fare dunque?</p>
<p>In una situazione normale, dal momento che la banca sa che parte dei suoi depositanti è composta dai <em>late consume</em>r, deterrá liquiditá solo per far fronte ai bisogni degli <em>early consumer</em> e preferirá investire il resto in <em>asset</em> di lungo o breve periodo.<br />
Ma che cosa accadrebbe, se ad un certo punto qualcuno dei <em>late consumer</em> chiedesse di ritirare il denaro a inizio mese dopo aver sentito voci su una possibile insolvenza della banca?<br />
Una volta esaurito il denaro in cassa, la banca dovrá cominciare a liquidare i suoi asset, a partite da quello con scadenza piú vicina (short term) e via via più lontani.<br />
Qui sorgono i problemi.<br />
Innanzitutto, liquidare un investimento prima che sia giunto a scadenza, comporta dei costi.<br />
Spesso e volentieri inoltre, una banca detiene conti presso altri istituti finanziari, quindi se una banca è colpita da uno shock di liquiditá, è facile che il fenomeno si propaghi anche alle altre.</p>
<p>La storia insegna che spesso i bank run avvengono per motivi irrazionali. Se si considera il caso di Northern Rock per esempio, è possibile notare che la corsa agli sportelli è avvenuta il giorno dopo la comunicazione della Banca di Inghilterra che avrebbe aiutato a far fronte a crisi di liquiditá. Cioè voglio dire, dopo che la Bank of England ti dice “stai tranquillo, ci penso io”, perchè correre agli sportelli e spingere ugualmente una banca al default? Oltretutto, la situazione finanziaria di Northern Rock non era neanche così disastrosa prima che i clienti cominciassero a mettersi in fila davanti alle filiali.</p>
<p>Insomma, Rossella sapeva benissimo che Rhett sarebbe uscito di prigione, tuttavia si è fatta travolgere dagli eventi, ha avuto bisogno di denaro e in fretta, pertanto ha deciso di combinare un matrimonio con il proprietario di una segheria, Frank Kennedy. E se ne sarebbe pentita amaramente.</p>
<blockquote><p><i>Mezzo milione di dollari. Il pensiero di tanto denaro, le diede quasi un malessere fisico. “…” Stentava a credere che in un mondo così povero, potesse esservi tanto denaro.</i></p>
<p align="RIGHT">-Margaret Mitchel, “Via col Vento”</p>
</blockquote>
<p>Prima del 1913 i bank run erano un fenomeno diffuso, e quando accadevano le banche potevano o fallire, o bloccare la convertibilitá dei depositi (cosa fra l’altro accaduta un secolo dopo a Cipro nel marzo 2013).<br />
Oggi, almeno nel mondo occidentale, ci sono diversi meccanismi di prevenzione fra cui: requisiti patrimoniali, schema di assicurazione dei depositi…</p>
<p>Anche se… ammetto che se la situazione dovesse essere brutta, probabilmente sarei la prima a correre allo sportello!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perché la friendzone non è un equilibrio di Nash</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2014 16:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Friendzone]]></category>
		<category><![CDATA[Nash]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dilemma del prigioniero rappresenta la spiegazione formale del perché la Friendzone, ovvero (Non Confessare, Non Confessare), non è un equilibrio di Nash. Una delle cose che più mi affascina dello studiare economia è che con un minimo di inventiva e qualche base di matematica si può spiegare qualunque cosa. Tutti ricorderanno la scena madre del film A Beautiful Mind in cui il matematico Jhon Nash, interpretato dal premio Oscar Russell Crowe, spiega ai colleghi per quale motivo buttarsi a pesce sulla più bella del gruppo non è mai una buona idea, ma piuttosto conviene scegliere ciascuno una ragazza diversa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="CENTER"><strong><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l <i>dilemma del prigioniero</i> rappresenta la spiegazione formale del perché la <i>Friendzone</i>, ovvero (Non Confessare, Non Confessare), non è un equilibrio di Nash.</strong></p>
<p>Una delle cose che più mi affascina dello studiare economia è che con un minimo di inventiva e qualche base di matematica si può spiegare qualunque cosa.<br />
Tutti ricorderanno la scena madre del film <i>A Beautiful Mind</i> in cui il matematico Jhon Nash, interpretato dal premio Oscar Russell Crowe, spiega ai colleghi per quale motivo buttarsi a pesce sulla più bella del gruppo non è mai una buona idea, ma piuttosto conviene scegliere ciascuno una ragazza diversa e&#8230; raggiungere quello che in gergo viene definito “equilibrio di Nash”.</p>
<p>Per quanto io odi la microeconomia, devo ammettere che la teoria dei giochi è stata una rivelazione e spesso mi capita di analizzare situazioni cercando di ricondurle a uno schema.</p>
<p>L&#8217;ultima volta che mi è venuta un&#8217;illuminazione da economista nerd, è stata quando ho guardato una puntata di <i>Friendzone</i> su Mtv. Per chi non sapesse cosa sia la <i>friendzone</i>, sappia che è catalogata come uno dei nuovi mali dell&#8217;umanità, definita come quel limbo tipico da telefilm americano anni &#8217;90 in cui un ragazzo e una ragazza sono più-che-amici-ma-non-ancora-fidanzati.<br />
Il programma narra in ogni puntata di come uno dei due decida finalmente di fare il grande passo, organizzare l&#8217;appuntamento con la A maiuscola, dichiararsi e dare un taglio alla situazione (s)comoda; ma tutto questo non prima di aver guardato il pubblico dritto negli occhi e chiedersi «Confesso o non confesso?».<br />
Tutto questo non poteva che farmi venire in mente il gioco principe della teoria dei giochi, a.k.a. <i>Il dilemma del prigioniero</i>. Il gioco è stato proposto da Alber Tucker negli anni &#8217;50 ed è diventato noto per la sua componente paradossale, ovvero il fatto che l&#8217;equilibrio del gioco non è un equilibrio di Nash, in quanto esiste una combinazione di strategie tali per cui entrambi i giocatori potrebbero stare meglio rispetto all&#8217;outcome trovato.<br />
Anziché due prigionieri, consideriamo un ragazza di nome Joey e un ragazzo di nome Dawson, (ogni riferimento a <i>Dawson&#8217;s Creek</i> <span style="text-decoration: underline;"><b>non</b></span> è puramente casuale!)<br />
Joey e Dawson sono cresciuti insieme in una paesino di campagna, sanno tutto l&#8217;una dell&#8217;altro, sono amici per la pelle e tutto fila liscio fino all&#8217;età della pubertà. A un certo punto tutto non è più come prima, qualcosa si incrina, c&#8217;è attrazione reciproca, ma ancora nessuno se ne rende conto. Quando finalmente sembrerebbe che possa nascere qualcosa, arriva in città un&#8217;avvenente bionda a smuovere le acque: Jen, affascinante ragazza ribelle cresciuta nella Grande Mela. Che fare dunque?</p>
<p>Ipotizziamo che un giorno Joey si svegli e anziché fissare il soffitto, decida di analizzare le sue strategie per affrontare quello strano rapporto che ha con Dawson: Confessare o Non Confessare? Le ragioni per non confessare sono molteplici e piuttosto ovvie. Non confessare è la situazione più semplice: si rimane amici, ci si continua a vedere, a sentire, a uscire insieme e, soprattutto, non si perde la faccia in caso di rifiuto. Insomma, Non Confessare procura un payoff pari a X. Per semplicità, potremmo ipotizzare X=7.</p>
<p>Analizziamo invece la strategia del Confessare.<br />
Confessare è difficile, si deve trovare coraggio, il momento buono, il modo perfetto… e se lui dice no? Per motivi di <i>fitting</i> (e un po&#8217; perché fa figo), aggiungiamo degli assiomi:</p>
<p>(i) Ogni giocatore ha a disposizione due strategie: Confessare o Non confessare.<br />
(ii) Il gioco è simmetrico. Noi analizziamo le strategie di Joey, ma lo stesso ragionamento vale per Dawson.<br />
(iii) Dawson è un uomo basic: se confessa vuol dire che è interessato, altrimenti vuol dire che preferisce la bionda.</p>
<p>Consideriamo il caso in cui Joey confessa e Dawson no (C, N).<br />
Joey ovviamente ci rimane male e si sente una stupida, tuttavia si rende anche conto che il mondo là fuori è pieno di pesci. Dopo un breve periodo da cuore infranto, la nostra Joey si rimette in carreggiata, frequenta altri ragazzi e indovinate un po&#8217;? Dawson si rende conto di quanto sia stato stupido e tenta di recuperare la situazione, ma… ormai lei se la spassa con il suo migliore amico!<br />
Insomma, possiamo riassumere questa situazione assegnando a Joey un payoff X&#8217;&gt;X, es 9, mentre Dawson avrà perso tutto e si ritroverà con 1.</p>
<p>Consideriamo il caso invece in cui sia Joey e Dawson confessano (C,C)</p>
<p>Nonostante l&#8217;idilliaco inizio fatto di baci e paroline dolci, tutti sappiamo che la vita di coppia non è sempre una passeggiata. Il problema fondamentale dello stare insieme è che si cominciano a vedere tante piccole cose a cui prima non si davano peso: il tappo del dentifricio lasciato sul lavandino, i vestiti appallottolati sul letto&#8230;<br />
Insomma, sicuramente il payoff è inferiore al caso in cui si preferisce tacere, X”&lt;X, pertanto possiamo assegnare X”=5.</p>
<dl>
<dd>
<table border="1" width="391" cellspacing="0" cellpadding="4">
<tbody>
<tr valign="TOP">
<td width="122"></td>
<td width="114">
<p align="CENTER">Dawson Confessa</p>
</td>
<td width="129">
<p align="CENTER">Dawson Non Confessa</p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="122">
<p align="CENTER">Joey Confessa</p>
</td>
<td width="114">
<p align="CENTER"><span style="text-decoration: underline;">5</span>,<span style="text-decoration: underline;">5</span></p>
</td>
<td width="129">
<p align="CENTER"><span style="text-decoration: underline;">9,</span>1</p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="122">
<p align="CENTER">Joey Non Confessa</p>
</td>
<td width="114">
<p align="CENTER">1,<span style="text-decoration: underline;">9</span></p>
</td>
<td width="129">
<p align="CENTER">7,7</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</dd>
</dl>
<p>Cerchiamo di capire qual è il Nash equilibrium del gioco. Quando Dawson confessa, a Joey conviene confessare in quanto 5&gt;1.<br />
Quando Dawson non confessa, a Joey conviene di nuovo confessare perché 9&gt;7.<br />
Dal momento che il gioco è simmetrico, è possibile ripetere lo stesso ragionamento anche per Dawson.<br />
La cosa paradossale del gioco è che, come si può osservare dalla matrice, a entrambi converrebbe tacere poiché 7 &gt; 5, ma dal momento che ognuno deve pensare a cosa gli conviene, data ogni possibile strategia dell&#8217;altro giocatore, confessare è sicuramente la strategia più conveniente e come va, va!</p>
<p>Emerge dunque chiaramente che in caso di <i>friendzone</i>, confessare è la strategia vincente, tuttavia, dal momento che dalla regia mi fanno notare che manca l&#8217;opzione “induci l&#8217;altro a confessare così lui becca 10 e tu 100”, mi rendo conto che ho ancora veramente tanto da imparare in materia!</p>
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