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	<title>Torquemada &#187; Giorgio Losi</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>SWEWA SCHNEIDER E LE PECORE DELLA CITTA&#8217;-MATTATOIO</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2015 01:53:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Di pecore e altri macelli]]></category>
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		<description><![CDATA[Alcuni mesi fa, nella cornice straniante di uno dei non-luoghi par exellence delle metropoli moderne (un centro commerciale e cinema multisala in via Sarca, a Milano), abbiamo incontrato Swewa Schneider, autrice e interprete della coraggiosa performance teatrale &#8220;Di Pecore e Altri Macelli&#8221;. Nell&#8217;attesa di vederla di nuovo in scena sabato sera, al festival antispecista VEGANch&#8217;io, ecco quello che ci siamo detti in quell&#8217;occasione. Parlaci un po&#8217; del tuo percorso di artista e di come è nato il tuo ultimo spettacolo. Sono partita da&#8221;Quelli di Grock&#8221;, una scuola di teatro milanese che insegna a dare sempre la priorità al corpo e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><i><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>lcuni mesi fa, nella cornice straniante di uno dei non-luoghi par exellence delle metropoli moderne (un centro commerciale e cinema multisala in via Sarca, a Milano), abbiamo incontrato Swewa Schneider, autrice e interprete della coraggiosa performance teatrale &#8220;Di Pecore e Altri Macelli&#8221;. Nell&#8217;attesa di vederla di nuovo in scena sabato sera, al festival antispecista VEGANch&#8217;io, ecco quello che ci siamo detti in quell&#8217;occasione.</i></p>
<p style="text-align: justify"><b>Parlaci un po&#8217; del tuo percorso di artista e di come è nato il tuo ultimo spettacolo.</b></p>
<p style="text-align: justify">Sono partita da&#8221;Quelli di Grock&#8221;, una scuola di teatro milanese che insegna a dare sempre la priorità al corpo e alle sensazioni rispetto alla parola. L&#8217;idea per il mio primo assolo si è formata frequentando la &#8220;Bottega dell&#8217;attore-autore&#8221; di Gianluigi Gherzi, i cui esperimenti di scrittura mi hanno trasmesso questa concezione del teatro stravolgente che non parte da un copione ma da delle singole idee, dalla frase di un libro, da un articolo di giornale. Si intitolava &#8220;Vite di scarto&#8221; e ruotava intorno al concetto dell&#8217;usa e getta. Durante lo spettacolo impersonavo cinque personaggi diversi (un manager, una prostituta et cetera) adescati ingannevolmente da un &#8220;angelo della discarica&#8221;. Costui dalla città li attirava appunto dentro una discarica di rifiuti e li spingeva a mettersi a nudo, a raccontarsi. Per prepararlo ho trascorso un mucchio di tempo in questi posti interessantissimi che sono le discariche: credo che offrano un punto di vista privilegiato per capire a fondo la società dei consumi. Mi facevano sempre venire in mente gli abitanti di Leonia, nelle Città Invisibili di Calvino, che ogni giorno usano oggetti nuovi fiammanti e se ne sbarazzano il giorno seguente, finchè non muoiono schiacciati da una valanga di spazzatura che hanno accumulato negli immensi immondezzai delle periferie.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; da &#8220;Vite di scarto&#8221; (il titolo si rifà al saggio omonimo di Zygmund Bauman sul tema dell&#8217;escluso) che sono arrivata alla questione animale. In particolare l&#8217;idea &#8220;Di Pecore e Altri Macelli&#8221; mi si è formata lavorando con &#8220;Il Teatro degli Incontri&#8221;, nel 2010, riflettendo sulla figura di Medea e cercando di ricollocarla nello scenario di una città contemporanea. Non tanto Medea come colei che uccide i propri figli, ma la maga, la guaritrice, colei che sa leggere il futuro e che si trova straniera in una città che la rigetta e disprezza le sue arti medicali. Un ambiente mostruoso di cui lei stessa prova ribrezzo e che vorrebbe distruggere o in cui per lo meno vorrebbe impedire che crescessero i suoi figli, a costo di dar loro la morte e di ribellarsi tragicamente alla funzione riproduttiva che la società le ha assegnato nel ruolo di madre. Ad un certo punto dello spettacolo racconto una mia esperienza personale, di quando per raccimolare qualche soldo faccio l&#8217;animatrice alle feste dei bambini. Detesto questi momenti per la loro venalità e perchè credo che i bambini dovrebbero costruire da soli la loro festa, con il loro entusiasmo e la loro genuinità, proprio come facevo io da piccola. E così faccio un sogno delirante in cui mi riscopro Medea e vorrei incendiare la casa in cui si trova la festa con all&#8217;interno tutti i bambini, per il loro bene, per scamparli al mondo che c&#8217;è fuori.</p>
<p style="text-align: justify">Così come nel mio lavoro precedente ero arrivata dagli oggetti di scarto agli scarti umani, gli esclusi, e mi ero interrogata sulle cause della loro esclusione, in &#8220;Di Pecore e Altri Macelli&#8221; sono arrivata da un soggetto mitologico, il vello d&#8217;oro degli Argonauti, al vello delle pecore. Lo spettacolo è una specie di patchwork, in cui ho assemblato materiali di diversa provenienza: oltre alle canzoni, sono confluiti al suo interno una poesia di Charles Simic e una di Mariangela Gualtieri, ma anche per esempio un passo famoso dalla &#8220;Gaia Scienza&#8221; di Nietzsche. Molti dei testi che ho assemblato sono ripresi dal saggio filosofico di Filippi e Trasatti, &#8220;Crimini in tempo di pace&#8221;, a cui in particolare mi sono ispirata per la descrizione del quadro di Lorenzo Lotto, l&#8217;Annunciazione, di cui sul palcoscenico compare l&#8217;ingrandimento di un particolare (quello del gatto). &#8220;Di pecore e altri macelli&#8221; è costituito per larga parte dalle riflessioni che sono scaturite leggendo quel libro e ragionandone con uno degli autori, Filippo Trasatti.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/crimini.jpg"><img class="size-full wp-image-2869 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/crimini.jpg" alt="crimini" width="182" height="277" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><b>Ci ha impressionato positivamente il peso che sei riuscita a dare nell&#8217;economia del tuo spettacolo alla sfera della fisicità e all&#8217;interazione con il pubblico. Distribuendo degli strumenti musicali, molto rudimentali, chiedi agli spettatori di suonarli in dei momenti precisi. In questo modo li coinvolgi in una forma di teatro corale, collettivo: questi corpi che emettono suoni, tutti raccolti attorno a te, sembrano riportare il teatro alla dimensione originaria del rito. </b><b>Nella scenografia che hai allestito, sulla destra c&#8217;è un quadro ricoperto da una patina bianca, che in vari momenti dello spettacolo vai ripulendo con un raschietto. In questo modo si fa sempre più visibile un&#8217;immagine, sopra la quale si trova un legno che per la forma ricorda il teschio di un montone. A questo hai appeso dei rotoli di garza. Srotolando i cartigli, da questa sorta di altare leggi al pubblico-orchestra dei messaggi che sembrano provenire da una sapienza remota. Sei un po&#8217; sibilla, un po&#8217; la sacerdotessa di Delfi, che scriveva i suoi oracoli sulle foglie di alloro e li affidava al vento. Al centro invece hai posizionato il banco dove le pecorelle ricevono, intimidite dalla voce potente di quello che tu chiami l&#8217;Innominabile (supponiamo, il Potere), un&#8217;opera di disciplinamento e di dissezionamento: tant&#8217;è che le pecorelle, rappresentate da dei batuffoli di cotone, dopo essere state ridotte all&#8217;obbedienza, vengono appese a dei ganci che ricordano terribilmente quelli dei mattatoi. Ci sembra di riconoscere in questo luogo l&#8217;agorà, lo spazio politico, la città-mattatoio. Infine a sinistra si trova lo spazio dove ti rifugi per confessarti al tuo psicanalista (perennemente assente), ma che per la presenza dell&#8217;immagine del gatto di Lotto (quello di &#8220;Crimini in tempo di pace&#8221;) questo angolo sembra configurarsi non solo come il luogo dell&#8217;introspezione, ma anche dell&#8217;evasione e del riscatto. E&#8217; qui che le pecore trovano il coraggio di sottrarsi al loro carnefice. Ti ritrovi in questa ricostruzione?</b></p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; interessante. In realtà ho cominciato a progettare il mio spettacolo immaginando la città abitata da Medea come divisa in quattro parti: quella del Passato Mitico (la città degradata ma pur sempre autentica in cui ho vissuto la mia adolescenza), quella delle Norme (della burocrazia e dei divieti assurdi), quella dei Coltelli (che ho cercato di descrivere in &#8220;Di Pecore e Altri Macelli&#8221;) e infine quella del Sole (la città utopica, liberata, dove Medea vuole fuggire). Nella città dei Coltelli i lavoratori sfruttati e i miserabili sono animali al macello e anche coloro che si credono appagati e ben integrati funzionano in realtà come gli ingranaggi di questa grande macchina, in cui restano intrappolati. I meccanismi in atto sono i medesimi per gli umani come per gli altri animali, sono tutti avvinghiati e trainati dallo stesso sistema infernale.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;immagine che si disvela progressivamente nel corso dello spettacolo è la riproduzione di un dipinto di scuola leonardesca, conservato alla Pinacoteca di Brera. Vi sono rappresentati la Madonna con il bambino e l&#8217;agnellino. In essi vedo la soluzione felice del dramma evocato all&#8217;inizio dello spettacolo, quando da uno dei cartigli leggo i versi del poeta latino Lucrezio sulla mucca disperata, che vaga alla ricerca del suo piccolo, non sapendo che è stato vittima di un sacrificio. Questo quadro rinascimentale si caratterizza come un contraltare anche rispetto alla scena infelice del dipinto di Lotto, che ho collocato appunto sul lato opposto del palcoscenico. Là il gatto tentava la fuga, oppresso dalla relazione sempre più stringente (fino quasi all&#8217;identificazione totale) tra l&#8217;umano e il divino. Qui invece l&#8217;abbraccio, l&#8217;intimità, il contatto che si crea tra i tre personaggi, come in un bagno di luce, anticipa il superamento di tutte le gerarchie e le disparità, il raggiungimento di un altrove rivoluzionario, la scoperta di una nuova umanità. Il rito che celebro in questo senso non è affatto un sacrificio cruento, al contrario è il compimento di una riconciliazione tra l&#8217;Uomo e gli altri animali, con la nascita di un nuovo ordine armonico all&#8217;interno della natura. E&#8217; il tentativo di colmare un vuoto, di rimediare ad una perdita, ad un dolore. L&#8217;altra figura opposta all&#8217;Innominabile, invocata spasmodicamente dalle pecorelle, è quella della Pecorella celeste: essa è Medea che dall&#8217;alto le rincuora e le invita a rigenerarsi bevendo l&#8217;acqua di una fonte e al tempo stesso è la figura mariana nel quadro di Leonardo. Essa invita il gregge a non ascoltare i moniti del Potere, a scagliarsi in un balzo oltre il dirupo e a trovare nella città utopica la sua salvezza. Molti dei gesti che compio durante lo spettacolo sono ispirati a quelli previsti durante il Cammino di Santiago. Per esempio intendo la lavanda dei piedi, oltre che in senso religioso, come manifestazione di convivialità, di vicinanza, di cura dell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify">Al centro della scena invece effettivamente avviene la macellazione delle pecore. Il Potere vuole spaventarle, vuole persuaderle che se anche solo una oserà trasgredire le regole, periranno tutte. E così le rimbrotta di continuo, perché rimangano imprigionate nella città dei Coltelli. Le vuole docili, omologate e per questa ragione cerca continuamente di dividerle in gruppi (per genere, classe, professione, provenienza). La planimetria della città a cui faccio riferimento è anche quella del mattatoio: prima dello sgozzamento avviene lo stordimento e così, con una mossa proditoria, prima di uccidere le pecore il Potere assume sembianze materne, le culla, le allatta, le trastulla con la sua voce suadente. Questo corrisponde al divertimento obbligatorio e compulsivo, frenetico, che la città somministra ai suoi abitanti, mentre li spreme completamente delle loro energie vitali e creative: sono i grandi centri commerciali, il luccichio allettante dei negozi, i cinema multisala, le discoteche, gli happy hour.</p>
<a href="http://www.torquemada.eu/2015/08/26/swewa-schneider-e-le-pecore-della-citta-mattatoio/#gallery-2867-1-slideshow">Clicca per vedere lo slideshow.</a>
<p style="text-align: justify"><b>Abbiamo apprezzato molto anche il fatto che, pur essendo tu vegetariana, non abbia assunto un tono didattico durante lo spettacolo per redarguire gli spettatori sulle norme alimentari che dovrebbero seguire, per ammaestrarli sulle mille e mille atrocità che avvengono ogni giorno nei luoghi di detenzione e sfruttamento degli animali. Piuttosto hai lasciato delle suggestioni culturali che ciascuno dovrebbe sviluppare autonomamente, traendone le debite conseguenze, e hai fatto trasparire le pesanti analogie tra la condizione in cui si trovano, forzati e rinchiusi all&#8217;interno della stessa struttura di dominio, umani e non umani. E&#8217; comunque evidente che nel tuo spettacolo gli animali non fungono semplicemente da allegoria per rappresentare le ingiustizie all&#8217;interno della società umana.</b></p>
<p style="text-align: justify">Certo. Le problematiche di cui mi interesso valgono a proposito degli animali umani come dei non umani: penso ai dispositivi di controllo, la condotta civile dettata dalla sorveglianza, i limiti che ci sono imposti e ci imponiamo, che diamo per scontati o prendiamo per giusti, inevitabili o naturali, l&#8217;inautenticità della vita che viviamo, la spinta all&#8217;egoismo e alla competitività che riceviamo piuttosto che alla solidarietà, il senso di perenne precarietà e dunque macellabilità che ci trasmette il mondo del lavoro. In fondo le torrette di guardia, il filo spinato e le telecamere che vediamo talvolta nelle grandi città sono le stesse nelle prigioni e negli allevamenti, compaiono egualmente nel mio primo spettacolo, &#8220;Vite di Scarto&#8221;, come in quest&#8217;ultimo, &#8220;Di Pecore e Altri Macelli&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">In &#8220;Di Pecore e Altri Macelli&#8221; la sovrapposizione e l&#8217;ibridazione tra la figura umana e quella animale è costante: c&#8217;è un continuo giocare all&#8217;animale, farsi animale, assumerne le sembianze. Indosso prima un costume da pecora (con tanto di mammelle), poi una maschera con delle corna ferine. Della Vergine di Leonardo dico che i suoi occhi materni sono gli stessi di qualsiasi cagna, di qualsiasi giumenta. La maternità e la femminilità stesse, su cui indugio, raggiungono la vicinanza estrema con il mondo animale nell&#8217;atto del parto e della lattazione. Davanti ai &#8220;continenti di sangue&#8221; disegnati sul grembiule del macellaio, nella poesia di Simic, mi trovo incredula a chiedermi perché non ci sono al posto dell&#8217;animale appeso. E in una delle scene finali io stessa, nello studio deserto dello psicanalista, mi rendo improvvisamente conto di trovarmi all&#8217;interno del mattatoio, che il mio è prossimo turno, che al di là di una parete sottile si sente l&#8217;ansimare sconnesso dell&#8217;animale che viene abbattuto prima di me.</p>
<p style="text-align: justify">Quando le pecore sognano la libertà e nel panico prima della mattanza, gli agnelli in cerchio congiungono gli zoccoli delle loro zampe sulle grate del macello, c&#8217;è in filigrana un&#8217;immagine che ho tratto dal libro di Fabrizio Gatti &#8220;Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini&#8221;, in cui il giornalista racconta di quando in un centro di accoglienza un gruppo di migranti da diversi paesi, ridotti in condizioni bestiali, disumane, si stringono in cerchio e dandosi la mano cantano un gospel.</p>
<p style="text-align: justify"><b>Nel tempo libero sappiamo che balli la Capoeira e che stai imparando a suonare strumenti come </b><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><b>dj</b></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Lucida Grande', serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><b>ambè, pandeiro e berimbau</b></span></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Lucida Grande', serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Andalus, serif"><b>.</b></span></span></span></span><b> Ci è molto piaciuto il modo in cui hai saputo inserire motivi tribali o canzoni popolari nei momenti emotivamente salienti dello spettacolo: rendono davvero il canto melodioso delle madri che allattano, umane e non umane, o i lamenti della madri in pena per i figli. Invece ci ha convinti di meno la parte in cui, dopo aver raccontato di aver visto per la strada un elemosinante con un cartello che dice &#8220;Sono disoccupato e sono italiano&#8221;, ti fai tutta seria e in coro con il pubblico canti &#8220;Sono un italiano vero&#8221; di Toto Cotugno.</b></p>
<p style="text-align: justify">Premesso che mi piace moltissimo cantare quel brano, anche un altro amico lo ha criticato come un retaggio del populismo nazional-popolare e un tentativo da parte mia di ingraziarmi gli spettatori. In realtà sono ironica quando lo canto sul palco (leggo il testo da un rotolo di carta igienica) e proprio nella scena precedente rappresento il branco di pecore dissezionato dal Potere, che vorrebbe separare quelle &#8220;extra-vergini&#8221; italiane da quelle straniere, extra-europee e meticce. Io stessa tra l&#8217;altro in quel momento, essendo per metà tedesca e per metà italiana, devo dividermi in due, come a dire che questa lacerazione inferta dal Potere non si abbatte solo sul corpo sociale ma persino sul corpo fisico e psichico dei singoli individui. L&#8217;uomo col cartello esiste davvero: l&#8217;ho visto tante volte in metropolitana a Milano e mi ha fatto rabbia che pretendesse di ricevere un aiuto economico in quanto italiano (in quel periodo per di più lavoravo come volontaria in un&#8217;associazione di accoglienza profughi).</p>
<p style="text-align: justify"><i>Ringraziando Swewa per il tempo che ha ci dedicato, concludiamo questa intervista regalandole un&#8217;altra poesia che può aggiungere alla sua già ricca collezione di testi: anche questa parla di pecore e di sfruttatori, di dominio e di disobbedienza e la dice lunga sui rapporti di potere che dai suoi esordi l&#8217;Uomo intrattiene con i non umani, della sua e delle altre specie.</i></p>
<p style="text-align: right" align="RIGHT"><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Adamo, che fu er primo prepotente,</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">disse a la Pecorella: &#8211; Me darai</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">la lana bianca e morbida che fai</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">perché la lana serve tutta a me.</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Bisogna che me vesta&#8230; Dico bene?&#8230;-</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">La Pecorella je rispose: &#8211; Bee&#8230;-</span></span></span></p>
<p style="text-align: right"><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">E l&#8217;Omo se vestì. Doppo tre mesi</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">la Pecorella partorì tre agnelli.</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Adamo je se prese puro quelli</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">e je tajò la gola a tutt&#8217;e tre.</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Questi qui me li magno&#8230; Faccio bene?&#8230;</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">La Pecorella je rispose: &#8211; Bee&#8230;-</span></span></span></p>
<p style="text-align: right"><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">La bestia s&#8217;invecchiò. Doppo quattr&#8217;anni</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">rimase senza latte e senza lana.</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Allora Adamo disse: &#8211; In settimana</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">bisognerà che scanni pur&#8217;a te;</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">oramai t&#8217;ho sfruttata&#8230; Faccio bene?&#8230;-</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">La Pecorella je rispose: &#8211; Bee&#8230;</span></span></span></p>
<p style="text-align: right"><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Brava! &#8211; je strillò l&#8217;Omo. &#8211; Tu sei nata</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">còr sentimento de la disciplina:</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">come tutta la massa pecorina</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">conoschi er tu&#8217; dovere e dichi: bee&#8230;</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Ma se per caso nun t&#8217;annasse bene,</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><br />
</span><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">eh, allora, fija, poveretta te!</span></span></span></p>
<p style="text-align: right" align="RIGHT"><span style="color: #333333"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">(&#8220;Adamo e la pecora&#8221;, Trilussa)</span></span></span></p>
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		<title>Il VEGANch&#8217;io compie dieci anni!</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2015 15:18:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’associazione antispecista Oltre la specie (www.oltrelaspecie.org) festeggerà la decima edizione del festival sempre a Vimercate (vicino a Milano/Monza) nell’area feste comunale di Via degli Atleti, in collaborazione con i fantastici cuochi del Vascello Vegano, con la ormai consolidata e apprezzata formula ricca di incontri e momenti di condivisione. Per l’importante occasione ci sarà un tocco di arte in più: lo spettacolo teatrale di Swewa Schneider Di pecore e altri macelli che andrà in scena sabato 29, dopo cena. Una festa dove, oltre al cibo biologico offerto a prezzi più che popolari (piatto unico a 10 euro), si potrà partecipare a]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>’associazione antispecista <strong>Oltre la specie</strong> (</span></span></span><span style="color: #0000fd"><span style="font-size: small"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.oltrelaspecie.org/"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">www.oltrelaspecie.org</span></span></span></a></span></span></span><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">) festeggerà</span></span></span> <span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">la decima edizione del festival sempre a <strong>Vimercate</strong> (vicino a Milano/Monza) nell’area feste comunale di Via degli Atleti, in collaborazione con i fantastici cuochi del <strong>Vascello Vegano</strong>, con la ormai consolidata e apprezzata formula ricca di incontri e momenti di condivisione. Per l’importante occasione ci sarà un tocco di arte in più: lo spettacolo teatrale di Swewa Schneider Di pecore e altri macelli che andrà in scena sabato 29, dopo cena.</span></span></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Una festa dove, oltre al cibo biologico offerto a prezzi più che popolari (piatto unico a 10 euro), si potrà partecipare a conferenze e workshop che ruoteranno attorno alla questione animale. Ci si potrà documentare grazie alle mostre, ai gazebi delle associazioni animaliste presenti, ai materiali cartacei e alle testimonianze dei relatori. Ma è l’aria di gentilezza ed entusiasmo ciò che rende il VEGANch’io particolarmente salutare! Trenta volontari, 16 eventi, il menù che cambia ad ogni pasto, le persone che arrivano da tutta Italia e dall’estero, le colazioni da leccarsi i baffi, i bambini e i cani che giocano tra loro creano un clima di amicizia e condivisione più unico che raro.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small"><span lang="fr-FR">VEGANch’io </span>è un festival sempre più conosciuto dagli attivisti ed è diventato, negli anni, un punto di riferimento importante per le questioni aperte poste dall’antispecismo. Tre giorni di incontri, dibattiti e mostre fotografiche che vedranno, anche in questa edizione, la partecipazione di numerose associazioni, ognuna con il proprio stand, materiale di documentazione e progetti. <strong>Lo scopo è mettere in contatto le persone e le idee, fornire informazioni e possibilità di attivismo a chi vorrebbe occuparsi di animali, dare una mano, collaborare, ma non sa da dove e con chi cominciare. </strong></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Le conferenze e i workshop, organizzati e pensati per sviluppare e approfondire le tematiche animaliste, rappresentano per Oltre la specie (che si pone in quel filone dell’antispecismo definito “politico”) il fulcro del VEGANch’io. Vorrebbero essere momenti fondamentali di riflessione orientati ad indagare le relazioni esistenti tra sfruttamento animale e società <span lang="es-ES">del dominio</span>, le connessioni che legano l’olocausto animale alle discriminazioni intraumane e alla violenza del sistema capitalista che usa umani e non umani come strumenti e come fonti di profitto.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Riflettere e confrontarsi su possibili collaborazioni con altre istanze politiche e altri<span lang="pt-PT"> movimenti</span>, sottolineare questo trait d’union tra le lotte, dovrebbe essere uno degli scopi principali dell<span lang="fr-FR">’</span>antispecismo contemporaneo, se non intende appiattirsi su posizioni conservatrici, isolazioniste, destrorse e misantropiche.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small"><strong>V<span lang="nl-NL">enerdì </span></strong><span lang="fr-FR">sera</span>, dopo la cena di inizio festival, Benedetta Piazzesi presenterà il suo libro Così perfetti e utili. Genealogia dello sfruttamento animale,<span lang="es-ES"> un e</span>xcursus sul potere zootecnico che ha modellato, nei secoli,<span lang="es-ES"> la “</span>perfezione” degli animali cosiddetti “da reddito” per renderli massimamente utili e adatti allo sfruttamento. Il libro analizza inoltre la parentela tra istituzione zootecnica e altri istituti del sapere e del potere che investono e violentano la vita di tutti noi.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Il <strong>sabato</strong> mattina, dopo l’ormai famosa colazione e dopo la rinvigorente lezione di yoga, in contemporanea all’incontro con Vittorio Togni (biologo nutrizionista che delineerà tutti gli errori da evitare quando si decide di adottare<span lang="es-ES"> una dieta vegana</span>), Luca Scanavacca, educatore cinofilo,<span lang="fr-FR"> ci parlerà </span>di animali disabili e di come i cani facciano un uso differente dei sensi rispetto a noi umani.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Nel primo pomeriggio, in concomitanza con un corso di cucina golosa e con attività per bambini, si terrà un seminario sul tema, tanto sentito nel mondo animalista, della sperimentazione sugli animali. La problematica verrà affrontata dal punto di vita etico e politico, partendo dalla critica utilitaristica dell’antivivisezionismo scientifico e cercando altre auspicabili strategie di lotta, più incisive e autorevoli. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">La conferenza, Animal queer, che si terrà nel tardo pomeriggio tratterà delle correlazioni tra identità negate e si svolgerà ruotando intorno a due libri: una raccolta di saggi sul pensiero di Butler in rapporto all’antispecismo, Corpi che non contano. Judith Butler e gli animali (saranno presenti i due curatori) e il libro di Lucia Calzà Marina. Noi, gli altri, gli animali, che racconta la storia bella (ma molto sofferta) di una transessuale vissuta agli inizi del ’900, discriminata sia dal fascismo che dalla società successiva. Parteciperà al dibattito Federico Zappino.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Dopo cena, lo spettacolo Di pecore e altri macelli.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small"><span lang="es-ES">La </span><strong>domenica</strong> mattina (si inizierà ancora con la colazione e lo yoga) un esperto di canili e un’educatrice cinofila indagheranno gli aspetti sociali<span lang="pt-PT"> e politic</span>i che ha assunto il millenario rapporto che ci lega ai cani. Per chi non fosse interessato alla relazione umano/cane, il nutrizionista indicherà alcuni accorgimenti per conservare nel tempo una corretta dieta vegana.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Dopo pranzo, magie per bambini, corso di cucina goloso avanzato e workshop sull’identitarismo vegano: stile di vita, moda culinaria, esigenza spirituale<span lang="pt-PT"> o </span>impegno sociale e politico?</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">L’ultima conferenza del festival Expo 2015: dal pinkwashing alla carne felice discuterà dell’ipocrisia che rende apparentemente sostenibile lo sfruttamento degli animali, degli umani e del pianeta. Il punto di vista dell’analisi sarà quello della<span lang="pt-PT"> Rete NoExpoPride e </span>di Progetto Bioviolenza. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small"><strong>Se gli incontri e le conferenze sono il cuore della festa, il cibo ne costituisce il corpo</strong>. Cibo superbamente cucinato dal Vascello Vegano (gruppo di attiviste/i antispecisti romagnole/i) e da molt* altr* cuoch* e pasticcere volontari*. Ogni giorno, ad ogni pasto il menù cambierà e chi volesse restare alla festa tutti e tre i giorni non mangerebbe mai le stesse cose. Al bar, sempre disponibili gli ormai mitici panini e le crepes dolci e salate preparate dalla Pentola Vegana di Monza. Al tavolo dei dolci, si potranno gustare torte, muffins, budini, tiramisù per ogni tipo di voglia e di gusto. Ovviamente ci saranno anche ottimi vini e ottima birra per accompagnare le pietanze. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Se volete fare qualcosa per gli animali, se siete curiosi di conoscere meglio il variegato mondo animalista, se volete approfondire alcuni nodi teorici riguardo alla questione animale, se siete ansiosi di capire come sia possibile vivere (e bene) facendo meno danno possibile, allora vi aspettiamo al VEGANch’io, dove chiunque sarà benvenuto.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #000000"><span style="color: #696969"><strong> <span style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif"><span style="font-size: small"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Sul sito </span></span></span></span></strong><span style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif"><strong><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.veganchio.org/"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">www.veganchio.org</span></span></span></a></span></span></span></strong><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small"><strong> il programma completo</strong>, il materiale divulgativo scaricabile, le indicazioni per arrivare all&#8217;area feste e alcuni suggerimenti per il pernottamento. </span></span></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><span style="color: #696969"><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif"><span style="font-size: small">Sul sito troverete anche le fotografie delle precedenti edizioni e potrete scaricare i filmati degli incontri degli ultimi due anni.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify" align="CENTER"><em><strong>Fonte: </strong>http://veganchio.org/comunicatostampa.html</em></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: left" align="CENTER">
]]></content:encoded>
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		<title>Animali e Filosofi all&#8217;Università Cattolica: i filmati della conferenza</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2015 12:01:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Antropocentrismo]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Giannetto]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Mormino]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo FIlippi]]></category>
		<category><![CDATA[Oltre la Specie]]></category>
		<category><![CDATA[Specismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Università Cattolica]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnaliamo i video della conferenza &#8220;Animali e filosofi&#8221; che si è tenuta all&#8217;Università Cattolica di Milano il 16 aprile 2015 e che abbiamo presentato precedentemente su questa rubrica. Cogliamo l&#8217;occasione per ringraziare ancora, oltre a tutt* i relatori e i partecipanti, gli amici e le amiche di ULD &#8211; Studenti di Sinistra, per l&#8217;aiuto che ci hanno dato nell&#8217;organizzazione dell&#8217;evento, Alessandra Picci per le riprese e Silvana Ferrara (di Oltre la Specie) per la locandina. L&#8217;incontro è stato presieduto dal Professor Massimo Marassi, Direttore del Dipartimento di filosofia dell&#8217;Università Cattolica. &#160; Dopo una breve introduzione è intervenuto per primo Enrico Giannetto (professore ordinario di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>egnaliamo i video della conferenza &#8220;Animali e filosofi&#8221; che si è tenuta all&#8217;Università Cattolica di Milano il 16 aprile 2015 e che abbiamo presentato <a href="http://www.torquemada.eu/2015/04/11/animali-e-filosofi-alluniversita-cattolica/" target="_blank">precedentemente su questa rubrica</a>. Cogliamo l&#8217;occasione per ringraziare ancora, oltre a tutt* i relatori e i partecipanti, gli amici e le amiche di <strong><em>ULD &#8211; Studenti di Sinistra</em></strong>, per l&#8217;aiuto che ci hanno dato nell&#8217;organizzazione dell&#8217;evento, <strong>Alessandra Picci</strong> per le riprese e <strong>Silvana Ferrara</strong> (di <em><a href="http://www.oltrelaspecie.org/" target="_blank">Oltre la Specie</a></em>) per la locandina. L&#8217;incontro è stato presieduto dal Professor <strong>Massimo Marassi</strong>, Direttore del Dipartimento di filosofia dell&#8217;Università Cattolica.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/animali_e_filosofi_1604_A4-WEB.jpg"><img class="size-medium wp-image-2380 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/animali_e_filosofi_1604_A4-WEB-212x300.jpg" alt="animali_e_filosofi_1604_A4-WEB" width="212" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=DtFSPqT-cbU" target="_blank">Dopo una breve introduzione</a> è intervenuto per primo <strong>Enrico Giannetto</strong> (professore ordinario di <em>Storia del pensiero scientifico</em> presso l&#8217;Università di Bergamo), che ha proposto di distinguere non solo tra delle etno-filosofie, come già è stato fatto, ma anche tra delle vere e proprie speci-filosofie. Si tratta cioè di tener conto di come il modo di percepire e di vivere nel mondo (elaborando quindi una sorta di filosofia) differisca non solo a seconda di ciascuna popolo e civiltà, ma anche a seconda di ciascuna specie animale.</p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/vylz2-JUXfo?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span></p>
<p style="text-align: justify">Dopo di lui ha parlato <strong>Gianfranco Mormino </strong>(professore di <em>Storia della filosofia morale</em> presso l&#8217;Università degli Studi di Milano), che sulle orme di Montaigne ha discusso della relatività dei comportamenti umani nei confronti degli altri animali e della vacuità dell&#8217;idea di natura, quando la si voglia intendere in senso normativo: non bisogna commettere l&#8217;errore di rendere assoluti e meta-storici dei fatti che variano invece da cultura a cultura, come nel caso del consumo di carne.</p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/P_j8QeKV2XI?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span></p>
<p style="text-align: justify">Per terzo ha parlato il Professor <strong>Massimo Filippi </strong>(ordinario di <em>Neurologia </em>al San Raffaele di Milano e autore di numerosi volumi dedicati ai problemi dell&#8217;animalità e dello specismo): il suo intervento ha preso sagacemente le mosse dalla &#8220;paroletta e&#8221; che si pone di solito a separare, in maniera dicotomica, le categorie dell&#8217;umano e dell&#8217;animale (persino nel titolo della nostra conferenza, &#8220;Animali e filosofi&#8221;). Chiamando quindi in causa, tra gli altri, pensatori quali Jacques Derrida, Giorgio Agamben e Judith Butler, ha cercato di rendere ragione della complessità della cosiddetta questione animale e della luce inquietante che essa getta sulla struttura e i meccanismi della nostra società.</p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/XW5UeA48nbU?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span></p>
<p>Durante il dibattito conclusivo hanno preso la parola i Professori dell&#8217;Università Cattolica <strong>Roberto Diodato </strong>(<em>Estetica</em>), <strong>Mariachiara Tallacchini</strong> (<em>Filosofia del Diritto</em>) e <strong>Franco Riva</strong> (<em>Etica Sociale e Antropologia Culturale</em>), che hanno gentilmente accettato di presenziare al nostro incontro: l&#8217;ultimo filmato, comprendente le loro domande e osservazioni e le risposte che i relatori hanno dato loro, sarà pubblicato qui sotto appena sarà disponibile online.</p>
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		<title>Expo-entusiasti, Expo-critici, Expo-clasti</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2015 17:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
		<category><![CDATA[Antispecismo]]></category>
		<category><![CDATA[Expo]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[ULD]]></category>
		<category><![CDATA[Università Cattolica]]></category>

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		<description><![CDATA[A questo link è disponibile la registrazione della conferenza che abbiamo organizzato all&#8217;Università Cattolica di Milano il mese scorso, in collaborazione con il gruppo ULD &#8211; Studenti di Sinistra. Purtroppo mancano i minuti iniziali in cui gli studenti e la prorettrice dell’Università Cattolica, Antonella Sciarrone Aldibrandi, hanno introdotto l’argomento. Si può ascoltare però tutta la parte successiva in cui hanno parlato il Professor Pier Sandro Cocconcelli (00.00.30), ordinario di Microbiologia degli alimenti e direttore del progetto Expo Lab UCSC; Alberto di Monte – detto Abo – (00.24.00), attivista della rete No Expo; Roberto Maggioni (00.54.45), giornalista di Radio Popolare e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="A" class="cap"><span>A</span></span> questo <a href="http://lnx.oltrelaspecie.org/wordpress/wp-content/uploads/2015/No_Expo_UniCatt_27mag2015.mp3" target="_blank">link </a>è disponibile la registrazione della conferenza che abbiamo organizzato all&#8217;<strong>Università Cattolica di Milano</strong> il mese scorso, in collaborazione con il gruppo <strong>ULD &#8211; Studenti di Sinistra</strong>.</p>
<p>Purtroppo mancano i minuti iniziali in cui gli studenti e la prorettrice dell’Università Cattolica, <strong>Antonella Sciarrone Aldibrandi</strong>, hanno introdotto l’argomento. Si può ascoltare però tutta la parte successiva in cui hanno parlato il Professor <strong>Pier Sandro Cocconcelli</strong> (00.00.30), ordinario di Microbiologia degli alimenti e direttore del progetto <em>Expo Lab UCSC</em>; <strong>Alberto di Monte</strong> – detto Abo – (00.24.00), attivista della <a href="http://www.noexpo.org/">rete No Expo</a>; <strong>Roberto Maggioni</strong> (00.54.45), giornalista di <em>Radio Popolare</em> e coautore – insieme ad Abo e altri – di <a href="www.agenziax.it/expopolis" target="_blank"><em>Expopolis</em></a>, e infine <strong>Ester Castano</strong> (01.02.00) de <em>Il Fatto Quotidiano</em>, di cui è attesa a breve la pubblicazione di un libro sui numerosi casi di malaffare legati ad Expo. Seguono alcune domande dal pubblico e il dibattito tra i relatori.</p>
<p>Coerentemente con quanto abbiamo fatto fin’ora su questa rubrica, crediamo opportuno dare spazio ad una riflessione che interpelli la realtà nella sua interezza, senza separare un discorso politico legato alla sfera dell’umano da uno invece che riguarda strettamente gli altri animali e la loro liberazione. In questo senso si chiarisce il nostro interesse per un tema come Expo 2015, che potrebbe sembrare altrimenti fuori luogo rispetto alle tematiche e alle prerogative dell’animalismo classico. Questo vale a maggior ragione se si considera che avevamo invitato all’incontro del 27 maggio anche Marco Reggio, uno dei rappresentanti di <em>Oltre la Specie</em>, come voce autorevole sulle intersezioni che sono emerse e si sono venute a creare all’interno della rete No Expo tra i movimenti di opposizione al capitalismo, al sessismo e allo specismo (si veda per esempio il suo articolo sulla rivista <a href="www.liberazioni.org/articoli/reggio_liberazioni20.pdf" target="_blank">Liberazioni</a>). <strong>A Marco, come ad altri due attivisti No Expo (Luca Trada e Massimiliano Goitum), è stato scandalosamente negato il permesso di partecipare alla conferenza dal personale amministrativo dell’Università, in quanto è stato considerato non pertinente o evidentemente disturbante un loro contributo</strong>. Abbiamo deciso di realizzare ad ogni modo la conferenza, per non precludere agli studenti e alle studentesse interessati la possibilità di assistere ad un momento di approfondimento e discussione su Expo 2015, nel loro stesso Ateneo, che per la prima volta lasciasse il campo ad una critica del grande evento e non fosse teso piuttosto alla sua promozione.</p>
<p>L’intento degli organizzatori era quello di superare l’empasse di un mero bisticcio tra Expo-entusiasti ed Expo-scettici: i primi sicuri della buona riuscita del maxi-evento, delle sue ripercussioni positive sul territorio, della buona fede dei promotori e degli sponsor rispetto al tema che si sono dati, i secondi (quei brontoloni) che additano con sdegno il ritardo nei lavori, l’impatto negativo che Expo ha sulla città di Milano, la corruzione politica e le infiltrazioni mafiose. Si sperava piuttosto di instaurare un dialogo più serio tra coloro che vedono in Expo il simbolo di un sistema politico ed economico negativo di per sé (potremmo definirli gli Expo-critici o Expo-clasti addirittura, quando non disdegnano le azioni di protesta violenta) e quei buontemponi raggianti di retorica renziana e ottimismo liberal progressista, che potremmo definire gli Expo-entusiasti. Insomma, <strong>a prescindere dal</strong><strong>le rivendicazioni sindacali, dalla cronaca giudiziaria e dalla critica agli effetti collaterali di Expo (per quanto nefasti), si voleva aprire un confronto sulla natura e il significato profondo di un evento come questo, che a partire dallo slogan “Nutrire il pianeta, energia per la vita” esalta dei rapporti di potere e un sistema di produzione che inquinano il pianeta, ne spossano le risorse, affamano i popoli e sfruttano i corpi dei lavoratori (umani e non)</strong>. Da questo punto di vista, si può affermare che l&#8217;obiettivo prefissato per la conferenza del 27 sia stato in buona parta mancato. Essa mantiene comunque un suo valore se inserita in quella catena di incontri che si stanno tenendo dopo la disfatta del primo maggio (e l’idiozia degli spazzini, il 2 maggio) al fine di sostenere, dare nuovo slancio e coesione alle varie anime della rete No Expo. A questo proposito segnaliamo gli eventi organizzati presso il teatro Verdi e il parco Baden Powell di Milano, rispettivamente stasera e domani, che si trovano descritti a questo <a href="http://cox18.noblogs.org/post/2015/05/26/il-primo-maggio-di-milano/" target="_blank">link</a>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/verdi.jpg"><img class="size-medium wp-image-2791 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/verdi-212x300.jpg" alt="verdi" width="212" height="300" /></a></p>
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		<title>Vegan in quattro mosse? Gli animali, la salute, il pianeta, il Terzo Mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2015 14:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
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		<description><![CDATA[Propongo anche su questo blog i contenuti del mio intervento alla Pentola Vegana (un locale di Monza) di martedì sera sui cosiddetti argomenti diretti e indiretti. Si tratta in buona parte di una presentazione e di una riformulazione del materiale attinto sullo stesso argomento dagli articoli di Katherine Perlo e Aldo Sottofattori pubblicati sulla rivista Liberazioni. La registrazione audio di quel che è stato detto esattamente quella sera, tra i due interventi iniziali (quello di Giampaolo Lanzallotta e il mio) e il dibattito che ne è scaturito, sarà comunque disponibile in tempi brevi sul sito dell&#8217;associazione Oltre la Specie. Nel vasto panorama]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><em><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>ropongo anche su questo blog i contenuti del mio intervento alla </em>Pentola Vegana<em> (un locale di Monza) di martedì sera sui cosiddetti argomenti diretti e indiretti. Si tratta in buona parte di una presentazione e di una riformulazione del materiale attinto sullo stesso argomento dagli articoli di <a href="http://www.liberazioni.org/articoli/Liberazioni-n01-estate2010.pdf" target="_blank">Katherine Perlo</a> e <a href="http://www.liberazioni.org/articoli/Liberazioni-n03-inverno2010.pdf" target="_blank">Aldo Sottofattori</a> pubblicati sulla rivista </em>Liberazioni<em>. La registrazione audio di quel che è stato detto esattamente quella sera, tra i due interventi iniziali (quello di Giampaolo Lanzallotta e il mio) e il dibattito che ne è scaturito, sarà comunque disponibile in tempi brevi sul sito dell&#8217;associazione </em><a href="http://http://lnx.oltrelaspecie.org/category/multimedia/audio/" target="_blank">Oltre la Specie</a><i>.</i></p>
<p>Nel vasto panorama dei gruppi che si pongono come obiettivo finale la liberazione degli animali non umani da ogni forma di sfruttamento, violenza e coercizione (la liberazione dai macelli, dagli allevamenti, dai laboratori, dagli zoo et cetera), la maggioranza affianca ad argomenti che riguardano direttamente e inequivocabilmente gli animali stessi (è sempre ingiusto far loro del male, tenerli prigionieri per ricavarne profitto et cetera), argomenti di altra natura che vertono invece sugli interessi propri dell&#8217;umano. <strong>Sono i cosiddetti argomenti indiretti</strong>. Per fare alcuni esempi, quelli che vengono citati sui volantini e sui siti che inneggiano alla &#8220;scelta vegan&#8221; sono principalmente tre: <strong>quelli di marca salutista</strong> (mangiare carne e latticini nuoce alla nostra salute), <strong>quelli ecologisti</strong> (secondo le Nazioni Unite gli allevamenti bovini sono i primi responsabili dell&#8217;emissione di gas serra e quindi del surriscaldamento globale), <strong>quelli infine terzomondisti</strong> (le sementi coltivate in territori devastati dalla carestia, come l&#8217;Etiopia o il Brasile, vengono esportati in Occidente per sfamare gli animali &#8220;da allevamento&#8221;). Se ne potrebbero fare molti altri: che la sperimentazione animale debba essere dismessa perché non dà risultati scientificamente validi, che portare i bambini a vedere gli animali del circo (o gli zoo e i delfinari) sia sbagliato da un punto di vista pedagogico, che la caccia vada abolita perché miete anche tante vittime umane per incidente o che, come una volta disse scherzosamente un attivista, non bisogna dare i calci al cane perché si rovinano le scarpe. <strong>Sono evidentemente tutti discorsi obliqui rispetto al vero nocciolo della questione</strong>, che spinge gli attivisti a impegnarsi in prima persona. Un altro caso ricorrente è quello di citare vegetariani autorevoli del passato (e attori e cantanti pop del presente) come se la loro opinioni fosse in qualche modo rilevante a supporto della causa animalista. In certi ambienti <strong>la caccia alla celebrità</strong> è diventata una sorta di mania (Da Vinci, Gandhi, McCartney, Carl Lewis, Brad Pitt, Gianni Morandi&#8230;).</p>
<p><strong>Da un punto di vista teorico gli argomenti indiretti devono essere rigettati (e quindi non adottati più in assoluto, nè in pubblico nè in privato, per sostenere la liberazione animale) perché</strong> invece di intaccare quel paradigma culturale che per cambiare il mondo e salvare quindi gli animali non umani dovremmo stravolgere, <strong>consolidano l&#8217;antropocentrismo e lo specismo</strong>. In pratica, vorrebbero che i non umani fossero risparmiati non perché è giusto così e per una sana compassione del loro tetro destino, ma perché si vorrebbe far credere che la loro morte sia svantaggiosa in fin dei conti anche agli umani. Si rifanno tutti a quella visione del mondo secondo cui l&#8217;umano si erge al centro dell&#8217;universo e il resto degli enti esistono in funzione di lui; secondo cui tra l&#8217;umano e il resto del mondo animale esiste una barriera insormontabile che li distingue nettamente e rende gli uni degni di considerazione morale, gli altri no.</p>
<p>Nel dubbio, <strong>per capire se un argomento che stiamo usando è antropocentrico o meno, possiamo porci alcune domande</strong>. Ne suggerisco alcune. La prima: <strong>faremmo lo stesso tipo di obiezione a proposito di gruppi umani oppressi?</strong> Chiederemmo agli israeliani di non bombardare i palestinesi perchè in quel modo causano un dissesto tellurico e deturpano il paesaggio, così come oggi molti animalisti si impuntano sull&#8217;impatto ambientale (estremamente inquinante) degli allevamenti intensivi? La seconda: proviamo ad adottare il punto di vista degli animali. <strong>Agli animali importerebbe qualcosa di quello che stiamo dicendo?</strong> Se le medicine testate sui loro corpi sono efficaci o meno alla fine del processo, se il consumo di latte per il quale teniamo in cattività le vacche è davvero una causa dell&#8217;osteoporosi, cambia qualcosa per loro? Qualcuno ritiene che qualsiasi espediente (anche a costo di dire panzane, qualche volta) è lecito pur di tirarli fuori dalle gabbie in cui ora si trovano a marcire, tuttavia la ragioni esposte nel paragrafo precedente e in quello successivo credo siano sufficienti a confutare questa tesi. La terza e ultima domanda: <strong>e se così non fosse?</strong> Se le deiezioni degli animali allevati in quelle specie di campi di concentramento non contaminassero gravemente le falde acquifere, li mangeremmo lo stesso? Certamente no, per una serie di ragioni etico-politiche. E lo stesso se anche la carne non fosse così cancerogena come dicono certi animalisti.</p>
<p>Tuttavia nemmeno <strong>da un punto di vista strategico</strong> gli argomenti indiretti sono rilevanti: sono semmai controproducenti. <strong>Non solo sono scorretti e inadeguati nei confronti delle vittime, ma sono pure inutili alla loro liberazione. Rappresentano infatti un nascondimento dei propri fini</strong> (e alla lunga un ostacolo al loro raggiungimento): nessuno prende sul serio degli animalisti che pretendono di salvare gli animali dalla loro condizione miserevole, cercando di convincere i loro oppositori su basi mediche, ambientaliste o umanitarie. <strong>Sono fuorvianti</strong>, in quanto sviano la conversazione con chi vorremmo coinvolgere nelle nostre iniziative (o i nostri contraddittori, in un confronto pubblico) e li favoriscono, permettendo loro di parlare di tutt&#8217;altro rispetto al problema centrale, ineludibile, che come dicevo è di natura prettamente etico-politica. Mille studi che si contraddicono a vicenda escono ogni giorno per esempio a proposito dell&#8217;effetto dei cibi animali sulla nostra salute. Che per divorare il corpo di un animale di un&#8217;altra specie occorra invece ucciderlo (quando se ne può fare benissimo a meno e non sussiste giustificazione alcuna a questo gesto, se non una sproporzione nel rapporto di forze) è un fatto invece incontrovertibile. Inoltre gli argomenti indiretti <strong>sono sempre limitati ad un singolo settore dello sfruttamento animale</strong> (che i cibi di origine animale facciano male, per esempio, non dice nulla sul fatto che non si debba indossare la loro pelle), mentre un discorso di più ampio respiro sulla dignità degli altri viventi (dotati di sensibilità e ragione) è sempre onnicomprensivo e fornisce a chi ci ascolta la misura del nostro pensiero, non solo la nostra opinione su ciascun caso specifico. <strong>Ammettono poi delle risposte parziali</strong>, a differenza di quelli diretti: se è vero che la nostra preoccupazione è la tutela dell&#8217;ambiente o la salute umana, allora è sufficiente mangiare molta meno carne, senza cessarne l&#8217;uso del tutto. Per di più, se davvero vogliamo affermarci, in un dibattito serrato, <strong>non possiamo certo pensare di fare una gran figura accumulando una serie di argomenti (i più disparati) a sostegno della nostra opinione: occorre trovarne uno unico, il più solido possibile, l&#8217;essenziale, e attenersi a questo.</strong> Su ciò concorderebbe il più elementare manuale di retorica. Che speranza abbiamo che il nostro messaggio (così distante dalla mentalità corrente, che è profondamente specista) venga percepito e assimilato dall&#8217;opinione pubblica, se aggiungiamo e confondiamo ad esso una serie di argomenti altri?</p>
<p><strong>Perché dunque si adoperano gli argomenti indiretti?</strong> Credo, semplicemente, <strong>perché ormai sono entrati in circolo</strong> e perché sono così radicati nel repertorio animalista che (anche volendo) si fa una gran fatica sbarazzarsene. <strong>Si dà per scontato innanzitutto che siano veri, né si riflette come si dovrebbe sulla loro opportunità e convenienza. Un altro motivo importante è quello della scarsissima considerazione sociale di cui gode l&#8217;impegno animalista</strong>, che viene percepito come di second&#8217;ordine rispetto alle cause filantropiche non solo dalla società specista, ma anche dagli stessi attivisti antispecisti (che serbano sempre qualche comprensibile insicurezza anche solo ad un livello inconsapevole): si cercano quindi degli argomenti antropocentrici per fare da contrafforte a quelli che sono anti-antropocentrici e superare la resistenza propria e degli interlocutori ad una novità assoluta come l&#8217;antispecismo.</p>
<p><strong>Chi ancora li difende si appella in primo luogo alla necessità di aumentare il numero degli attivisti (o più banalmente dei consumatori vegani)</strong> per accrescere il consenso nella popolazione totale e accelerare i tempi della liberazione animale. Oppure dubita (ragionevolmente) che questa rivoluzione si compirà mai, pensa che la nostra cultura (e quindi le pratiche che ne derivano) rimarrà sempre antropocentrica, e pertanto ambisce a &#8220;convertire&#8221; più vegani possibile per salvare più animali possibile. Salvare il salvabile, insomma. Alcuni tra l&#8217;altro sono convinti che siccome anche loro inizialmente si erano avvicinati all&#8217;animalismo (diventando vegetariani o vegani) in virtù degli argomenti indiretti, tutti i nuovi attivisti debbano passare per questa fase in cui alla questione etico-politica si accompagnano quelle salutista, ambientalista, umanitaria et cetera. <strong>Sia nel caso del proselitismo vegan che in quello dello scetticismo pessimista, ci si muove sempre in una prospettiva di conversione uno ad uno, considerando più la quantità che la qualità dei nuovi attivisti che vengono formati e non badando a come il proprio messaggio venga percepito in maniera distorta, mettendo assieme questioni tanto differenti (e ritardando quindi il momento di una eventuale liberazione di tutti gli animali).</strong></p>
<p>Un altro tentativo di difesa degli argomenti indiretti viene da chi (hallelujah!) propone una concezione più politica dell&#8217;animalismo, mettendo sullo stesso piano (e quindi conducendo insieme) discorsi relativi la condizione degli animali, dei lavoratori, dei poveri e dell&#8217;ecosistema in cui tutti abitiamo. In effetti questo è proprio quello che occorrerebbe fare,<strong> aggiungere la questione dell&#8217;antispecismo (con le debite conseguenze) agli altri campi di lotta della sinistra radicale, senza però confondere ciò che pertiene l&#8217;ambiente e il Terzo Mondo con le ragioni per cui pensiamo che non si debbano sfruttare e uccidere gli animali.</strong> Portare avanti come su binari separati (ma sempre paralleli e inscindibili ovviamente) tutti questi discorsi, in un nuovo movimento politico ben articolato e strutturato. Pur avendo a cuore dunque le ingiustizie che vengono perpetrate ai danni degli umani e gli ecocidi in corso in tutto il mondo, nondimeno <strong>quando si tratta di argomentare a favore della liberazione degli animali non umani bisogna concentrarsi esclusivamente sugli argomenti diretti: raccontare le crudeltà che essi subiscono, illustrare l&#8217;inconsistenza della discriminazione di specie e muovere una critica ben connotata politicamente a tutto il sistema economico e culturale </strong>che genera e preserva queste ineguaglianze, che investono in misura differente sia gli umani che i non- umani.</p>
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		<title>Margaritas ante porcos</title>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2015 07:21:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Condivido su questo blog una serie di due interventi sui modi di dire specisti, preparati per la trasmissione radio Restiamo animali. Gettare le perle ai porci significa correntemente donare qualcosa di grande pregio e bellezza a chi non sa coglierne il valore. Com&#8217;è noto l&#8217;espressione appartiene a Gesù di Nazareth, che nel discorso della montagna diffida i suoi dal dare ai cani ciò che è santo e dal gettare le loro perle ai maiali (perchè le calpesterebbero e subito dopo si rivolgerebbero contro di loro per sbranarli). Secondo l&#8217;esegesi contemporanea, dietro quei porci si nascondono niente meno che i romani,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><em><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>ondivido su questo blog una serie di due interventi sui modi di dire specisti, preparati per la trasmissione radio <a href="http://http://www.restiamoanimali.it/" target="_blank">Restiamo animali</a>.</em></p>
<p>Gettare le perle ai porci significa correntemente donare qualcosa di grande pregio e bellezza a chi non sa coglierne il valore. Com&#8217;è noto l&#8217;espressione appartiene a Gesù di Nazareth, che nel discorso della montagna diffida i suoi dal dare ai cani ciò che è santo e dal gettare le loro perle ai maiali (perchè le calpesterebbero e subito dopo si rivolgerebbero contro di loro per sbranarli).</p>
<p>Secondo l&#8217;esegesi contemporanea, dietro quei porci si nascondono niente meno che i romani, che allora occupavano militarmente la palestina ed erano parecchio odiati dai giudei. Quale animale peggiore del maiale, la creatura impura per eccellenza nell&#8217;universo magico-religioso della torah, per indicare con una metafora i romani?</p>
<p>C&#8217;è un altro passo nei Vageli sinottici in cui questa vena anti-romana compare insieme alla figura dei suini: quando una torma di demoni tormentano un invasato di Gerasa. Gesù li interroga sul loro nome ed essi rispondono di chiamarsi Legione. Allora Gesù permette loro di migrare nei corpi dei porci che pascolano in branco lì vicino e questi si gettano in mare a capofitto, morendo affogati tutti e 2000.</p>
<p>Nel caso dell&#8217;allegoria delle perle, più dei romani si trattava in generale dei gentili: i popoli che coabitavano nelle stesse terre dei giudei ma, anzichè il Dio geloso di Israele, adoravano i propri idoli e soprattutto non rispettavano le leggi comportamentali prescritte dalla tradizione mosaica. I gentili sono ricorrentemente rappresentanti come cani e porci, in senso ovviamente dispregiativo. Quel che intendeva Gesù quando diceva di non gettere le perle ai porci era di non rivolgere a coloro che non fossero già ebrei il messaggio salvifico di cui era il portatore (ovvero che i tempi erano compiuti, che il Regno di Dio era prossimo a venire, che bisognava amarsi l&#8217;un l&#8217;altro come fratelli e vivere santamente), ma di riservarlo esclusivamente alla stirpe di Davide. In una fase di rielaborazione del messaggio evangelico e di espansione della fede cristiana anche al di fuori dell&#8217;ambiente giudaico, avvenne una correzione di questo precetto. Per cui ad esempio, nel Vangelo di Giovanni, Gesù ribadisce il suo pensiero secondo cui &#8220;Non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cagnolini&#8221;, ma si ammorbidisce poi davanti alla fede della donna cananea che lo implora: &#8220;Dici bene, Signore, eppure anche i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni &#8220;.</p>
<p>Non tutti gli studiosi sono concordi su questa interpretazione. Del resto a noi, da buoni seguaci (anzi compagni) dell&#8217;antispecismo politico, di quel che intendesse davvero Gesù non ce ne cale più di tanto, al di là della ricerca storica. Chiudiamo quindi questo intervento sui modi di dire specisti aggiungendo alla consueta esortazione &lt;&lt;restiamo animali!&gt;&gt;, una seconda esortazione &lt;&lt;gettate, gettate le vostre perle ai porci!&gt;&gt;, che forse non apprezzeranno il vostro gesto, ma varrà almeno da risarcimento simbolico per tutti coloro che, ieri come oggi, stipano i propri scrigni di perle e altri preziosi, allevando, commerciando e ammazzando milioni e milioni di scrofe e maiali.</p>
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		<title>Detti specisti: fiol d&#8217;un can</title>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2015 07:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Condivido su questo blog una serie di due interventi dedicati a modi di dire specisti, preparati per la trasmissione radio Restiamo animali. Figlio di un cane (o &#8220;fiol d&#8217;un can&#8221;, come suona nelle campagne polesane) è un&#8217;espressione che si usa per insultare un individuo di sesso maschile ferendolo nel proprio amore per il padre e al tempo stesso mettendo in discussione la legittimità della sua condizione sociale. In un mondo in cui la ricchezza e il posto che si occupa all&#8217;interno della comunità (a partire dal nome stesso che uno porta) si trasmettono per via patrilineare, asserire che qualcuno è]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><em><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>ondivido su questo blog una serie di due interventi dedicati a modi di dire specisti, preparati per la trasmissione radio <a href="http://www.restiamoanimali.it" target="_blank">Restiamo animali</a>.</em></p>
<p>Figlio di un cane (o &#8220;fiol d&#8217;un can&#8221;, come suona nelle campagne polesane) è un&#8217;espressione che si usa per insultare un individuo di sesso maschile ferendolo nel proprio amore per il padre e al tempo stesso mettendo in discussione la legittimità della sua condizione sociale. In un mondo in cui la ricchezza e il posto che si occupa all&#8217;interno della comunità (a partire dal nome stesso che uno porta) si trasmettono per via patrilineare, asserire che qualcuno è figlio di un cane è certamente grave. Significa dargli del miserabile, ma in un universo di valori specista significa anche privarlo di quello che è considerato il grado minimo di ogni dignità: l&#8217;appartenenza al genere umano.</p>
<p>Il cane per di più gode di una pessima reputazione tra gli animali: nella storia della domesticazione è stato il primo, circa 10.000 anni fa, a cooperare e lasciarsi integrare in gruppi umani, subordinando i propri interessi ai loro. Nonostante tutte le sue virtù e la sua lealtà, il servilismo e la sottomissione gli sono costati un&#8217;aura di latente disprezzo, che permane tutt&#8217;ora. Il cane è quello che non ha nessun riserbo a uggiolare e umiliarsi per avere un pezzo di pane: nell&#8217;Iliade, quando Agamennone vuole oltraggiare Achille davanti a tutti gli Argivi, perchè ritiene che abbia osato chiedere troppo, tuona contro di lui le parole &lt;&lt;faccia di cane, cuore di cervo&gt;&gt;, per dirgli che era uno sfacciato e un vigliacco. E&#8217; l&#8217;animale spudorato per eccellenza, che si accoppia sul ciglio della strada e che muore (come un cane appunto) sul ciglio della strada. E&#8217; colui al quale sono estranei i fondamenti della vita civile (tra cui proprio le nozze e i funerali). E&#8217; il bastardo per antonomasia, giacchè ogni genealogia è assurda (se si escludono i cani della nobiltà e i loro epigoni contemporanei) per chi si ama e si riproduce liberamente fuori misura e fuori controllo.</p>
<p>Nelle stanze degli aristocratici e negli appartamenti dei piccoli borghesi il cane è vezzegiato, è guardato con tenerezza, come un pet in cui vedere un riflesso di se stess. Tuttavia nella maggior parte dei casi il cane è l&#8217;indesiderato, il parassita che vive ai margini della società, che vaga per le campagne e infesta le periferie, affamato e rognoso.</p>
<p>Per comprendere appieno la gravità dell&#8217;offesa, quando si dà a qualcuno del figlio d&#8217;un cane, e per meglio comprendere la cultura che ci fa percepire come offensivo questo modo di dire, non dobbiamo considerare il cane adorato che viene accolto in seno alla famiglia, nè tanto meno quello accattone, coperto di pulci, senza padrone. Dobbiamo guardare invece all&#8217;oikos, alla villa, ai nuclei di produzione della ricchezza in cui si sono forgiati i valori fondanti della nostra civiltà. In questi luoghi, a seconda del ruolo ricoperto nel processo produttivo, a ciascuno veniva attribuita una diversa importanza. Al momento del pasto, come avveniva ancora pochi decenni fa nelle famiglie allargate, ci si raccoglieva sotto l&#8217;autorità del patriarca, il capo della famiglia o della comunità, e l&#8217;ordine sociale riceveva la sua consacrazione nell&#8217;atto stesso di consumare il frutto del lavoro collettivo. L&#8217;importanza di ciascuno allora si palesava nella disposizione dei commensali e il cane, che pur partecipava alla prosperità del gruppo con compiti di sorveglianza del patrimonio e del bestiame (gli altri animali addomesticati) e come valido aiutante nella caccia, il cane allora condivideva il posto della servitù e degli ospiti di infimo grado: riceveva per terra le briciole e gli avanzi del banchetto, che gli venivano gettati ai piedi del tavolo.</p>
<p>Che l&#8217;epiteto di cane abbia un significato particolarmente dispregiativo lo testimoniano già a sufficienza l&#8217;uso di cagna per dare ad una donna della svergognata e del nome di cane attribuito a Dio nella bestemmia. Tuttavia, nel mondo dei padri, dove il padre eterno, il sovrano (padre del suo popolo) e il pater familias si collocano in ordine concentrico nella scala delle massime autorità, asserire che qualcuno è figlio di un cane rappresenta un&#8217;illazione particolarmente pesante. Nella &lt;&lt;repubblica delle proprietà&gt;&gt; equivale a minare il posto che ciascuno di noi presume gli spetti nel mondo: perchè ai bastardi, è bene ricordarlo, non spetta alcuna eredità.</p>
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		<title>Milano devastata dall&#8217;Expo: May Day, May Day!</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2015 16:29:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono tornato dal corteo di ieri pomeriggio con la testa macchiata di rosso, non certo per il sangue versato durante gli scontri con la polizia (che sono stati ben poca cosa nel complesso), ma per i brillantini colorati che mi ha versato addosso un&#8217;altra manifestante, come ricompensa cordiale per un volantino antispecista che le ho lasciato. Il corteo è stato immenso, gioioso, tumultuante. Un serpentone variopinto che ha attraversato il cuore di Milano da Piazza XXIV Maggio a Piazza Amendola, sotto gli occhi minacciosi degli elicotteri che lo sorvegliavano dall&#8217;alto, e dello smisurato schieramento di polizia che ad ogni svolta]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>ono tornato dal corteo di ieri pomeriggio con la testa macchiata di rosso, non certo per il sangue versato durante gli scontri con la polizia (che sono stati ben poca cosa nel complesso), ma per i brillantini colorati che mi ha versato addosso un&#8217;altra manifestante, come ricompensa cordiale per un volantino antispecista che le ho lasciato. <strong>Il corteo è stato immenso, gioioso, tumultuante</strong>. Un serpentone variopinto che ha attraversato il cuore di Milano da Piazza XXIV Maggio a Piazza Amendola, sotto gli occhi minacciosi degli elicotteri che lo sorvegliavano dall&#8217;alto, e dello smisurato schieramento di polizia che ad ogni svolta ne monitorava il percorso (con transenne metalliche e furgoncini blindati, agenti-soldato equipaggiati come centurioni romani).</p>
<p style="text-align: justify">Migliaia di attivisti e simpatizzanti hanno sfilato in nome delle cause più nobili, uniti sotto il vessillo di chi si oppone all&#8217;Esposizione Universale. Non soltanto a quello che Expo rappresenta per il territorio lombardo in termini di sfruttamento dei lavoratori, cementificazione, grandi industriali, mafiosi e corrotti arricchiti et cetera, ma anche al sistema economico-produttivo di cui Expo 2015 si pone come la massima esaltazione e glorificazione: <strong>un&#8217;assurda mascherata auto-assolutoria in cui i principali responsabili della devastazione ambientale, delle diseguaglianze sociali, della cultura consumistica della predazione e del dominio (a livello planetario) si ripropongono con un sorriso di trovare da sè la soluzione a questi problemi che, per essere risolti, dovrebbero passare inevitabilmente sui loro cadaveri</strong>. Il discorso di Bergoglio &#8211; sulle radici strutturali dell&#8217;iniquità, sulla condizione delle donne, sulla tutela del pianeta, sul binomio pane-lavoro e sulla necessità di subordinare i mercati agli interessi della comunità &#8211; sarebbe davvero notevole (tra tante ipocrisie e cerimonie) se a pronunciarlo non fosse proprio il rappresentante di una delle istituzioni culturalmente e materialmente più colluse con la realtà che egli denuncia.<img class="size-medium wp-image-2551 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/intreccerai-lotte-630x250-300x119.jpg" alt="intreccerai-lotte-630x250" width="300" height="119" /></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Naturalmente la stampa è di parte e per coprire con una nube lacrimogena le ragioni di chi ieri è sces* in piazza si è concentrata esclusivamente sulla scaramuccia tra la polizia e i guerriglieri anarchici.</strong> Ebbene sì: nel tardo pomeriggio due macchine sono state incendiate, le vetrine di qualche banca infrante e già il giorno prima (al corteo degli studenti contro Expo) erano state lanciate palle di vernice contro i palazzi degli uffici di Expo. Ma è solo l&#8217;ignoranza delle motivazioni dei No Expo a suscitare l&#8217;indignazione della società perbenista. L&#8217;incapacità generale di distinguere un&#8217;azione di rivolta dal mero sfogo degli ultrà della domenica non sussisterebbe se vi fosse (oltre ad una maggiore cultura politica) una reale percezione della subdola gravità di quello che ci viene continuamente presentato come un grande evento benefico, patinato e luccicante.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La violenza contro beni o persone, in quanto atto liberante, non ha nulla di sbagliato di per sé</strong>: nessuno oggi si sognerebbe di criticare gesti di sabotaggio o vandalismo compiuti contro le sedi del regime fascista in Italia, durante il ventennio. Ugualmente, per salvare i prigionieri di un campo di concentramento (o di sterminio, come nel caso delle vacche e dei maiali che ogni giorno vengono trascinati al macello) dovremmo essere tutti d&#8217;accordo sull&#8217;opportunità di ricorrere alla violenza. Anche per rovesciare un sistema di rappresentanza politica marcio e inaffidabile, profondamente ingiusto, come è avvenuto a Parigi 226 anni fa con la rivoluzione francese, bisogna considerare la violenza uno strumento necessario e ben accetto.</p>
<p style="text-align: justify">Lo scontro con le forze dell&#8217;ordine (ma bisogna chiedersi: quale ordine?), preso atto dell&#8217;innocenza di gran parte degli agenti che per mestiere si trovano a contenere le pulsazioni di quella parte della società che non si è fatta assuefare alla retorica di Expo, non può essere letto a prescindere dalla consapevolezza del <strong>ruolo che la polizia ha sempre svolto nel mantenimento dello status quo e degli interessi dei più forti</strong>. Tanti italiani e italiane che si dicono feriti nel loro piccolo orgoglio patriottico dall&#8217;immagine che gli stessi giornalisti italiani (farabutti!) hanno voluto trasmettere della giornata di ieri, è dovuto solo all&#8217;incomprensione e all&#8217;indifferenza per la causa dei No Expo: sia di quelli che hanno scelto di manifestare pacificamente, sia di quelli che hanno aggredito fisicamente i luoghi simbolici del potere asfissiante a cui si ribellano. E&#8217; su questa incomprensione e questa indifferenza che occorre interrogarsi.</p>
<p style="text-align: justify">Probabilmente la massa degli astanti non prenderà parte fino a che non si scoprirà realmente lesa nei propri beni e nei propri interessi da Expo e dal suo corredo di multinazionali e potentati finanziari. Probabilmente non uscirà mai dall&#8217;ipnosi in cui attualmente si lascia cullare fino a che le condizioni economiche ed ecologiche non precipiteranno anche qui, nel vecchio continente. Probabilmente della violenza a fini politici andrebbe fatto un uso più accorto e mirato di quello dei cosiddetti balck bloc durante il corteo del primo maggio (pur così bello e festoso nell&#8217;insieme). L&#8217;unico dato a cui mi sento di non anteporre un &#8220;probabilmente&#8221; è la necessità di <strong>eludere la propaganda terroristica condotta in queste ore sui mezzi di comunicazione e di continuare ad operare per rimuovere quella pellicola di fumo e di caligine che ancora ottenebra lo sguardo di coloro non si sono resi conto della nocività del modello Expo</strong> e della violenza (quella sì intollerabile) delle sue implicazioni.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Per una critica di parte antispecista ad Expo 2015, rimando all&#8217;<a href="http://www.liberazioni.org/articoli/reggio_liberazioni20.pdf" target="_blank">articolo di Marco Reggio</a> pubblicato sul numero 20 della rivista Liberazioni. Segnalo inoltre questa sera al campeggio No Expo di Trenno la performance porno vegan &#8220;Vassoi Umani&#8221; a cura di Frangette Estreme &#8211; Liberati da Expo.</em></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/expo1.jpg"><img class="size-medium wp-image-2547 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/expo1-212x300.jpg" alt="expo1" width="212" height="300" /></a></p>
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		<title>Animali e Filosofi all&#8217;Università Cattolica</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2015 17:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per dirla col signor Paleari, de Il fu Mattia Pascal, che farebbe l&#8217;Oreste di Sofocle se mentre si accinge a compiere l&#8217;atto supremo della sua vendetta, uccidendo la madre che ha ucciso suo padre, il fondale del teatro d&#8217;un tratto si strappasse e insieme ad esso si sfaldasse tutto quell&#8217;universo di valori che muove il braccio dell&#8217;eroe e lo spinge a portare a termine i suoi propositi omicidi? Non rimarrebbe Oreste basito e interdetto, messo di fronte alla necessità di rivedere tutti i presupposti che riempiono di significato la sua azione, ora che il contesto è stato stravolto e al]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>er dirla col signor Paleari, de <em>Il fu Mattia Pascal</em>, che farebbe l&#8217;Oreste di Sofocle se mentre si accinge a compiere l&#8217;atto supremo della sua vendetta, uccidendo la madre che ha ucciso suo padre, il fondale del teatro d&#8217;un tratto si strappasse e insieme ad esso si sfaldasse tutto quell&#8217;universo di valori che muove il braccio dell&#8217;eroe e lo spinge a portare a termine i suoi propositi omicidi? Non rimarrebbe Oreste basito e interdetto, messo di fronte alla necessità di rivedere tutti i presupposti che riempiono di significato la sua azione, ora che il contesto è stato stravolto e al tempo stesso ingigantito? Da quando all&#8217;umanità sono state inferte quelle <strong>tre ferite narcisistiche</strong> (per mano rispettivamente di Copernico, Darwin e Freud) che le impediscono di continuare a pensare se stessa al centro dell&#8217;universo, separata ontologicamente e cognitivamente dalla schiera multiforme degli altri abitanti di questo pianeta, la questione dei nostri rapporti con le diverse specie animali non è mai stata radicalmente messa in discussione: o meglio, ad una sua (recente) messa in discussione non è corrisposta una doverosa presa di coscienza collettiva e una seria ricaduta nella prassi. Pratiche di dominio e un&#8217;ideologia autogiustificante ben consolidate nel corso della storia hanno permesso che cambiando tutto, tutto rimanesse come prima. Ieri come oggi,<strong> &#8220;gli animali&#8221; sono trattati e percepiti alla stregua di mezzi in balia dei bisogni e degli interessi umani. Qualsiasi modalità alternativa di convivenza è rigorosamente relegata al campo dell&#8217;utopia.</strong></p>
<p>Il titolo dato alla conferenza che si terrà all&#8217;<strong>Università Cattolica di Milano questo giovedì alle 17</strong>, &#8220;Animali e Filosofi&#8221;, lungi dal voler rappresentare un&#8217;offesa alla dignità dei relatori che vi parteciperanno, si riferisce al contrario alla banale considerazione secondo cui tutti i filosofi sono innanzitutto esseri umani e tutti gli esseri umani, prima ancora, devono per forza essere animali (sempre che le teorie evoluzionistiche meritino una qualche stima da parte nostra). <strong>Enrico Giannetto</strong>, Professore di Filosofia Contemporanea e di Storia del Pensiero Scientifico all&#8217;Università di Bergamo, <strong>Gianfranco Mormino</strong>, Professore di Storia della Filosofia Morale all&#8217;Università di Milano e <strong>Massimo Filippi</strong>, Professore di Neurologia al San Raffaele e filosofo antispecista interverranno in questo incontro dedicato ai temi dell&#8217;antropocentrismo e dell&#8217;animalità. Il dibattito sarà presieduto dal Professor <strong>Massimo Marassi</strong>, Direttore del Dipartimento di Filosofia dell&#8217;Università Cattolica, e vi prenderanno parte anche altri docenti dell&#8217;Ateneo tra cui <strong>Lucia Urbani Ulivi</strong> (Filosofia della Mente), <strong>Roberto Diodato</strong> (Estetica), <strong>Mariachiara Tallacchini</strong> (Filosofia del Diritto) e <strong>Franco Riva</strong> (Etica Sociale e Antropologia Culturale). L&#8217;evento sarà aperto al pubblico, anche se in caso di esaurimento posti la priorità sarà data agli studenti e alle studentesse universitari.</p>
<p>Si considera specista il pensiero di chi legittima la discriminazione, lo sfruttamento e la violenza su animali di altre specie in base alle mancanze che le contraddistinguono rispetto a quella umana, secondo un ragionamento appunto prettamente antropocentrico. Le nozioni di specismo e antispecismo nascono in filosofia in ambito anglosassone, negli anni Settanta del Novecento, coniate sui concetti affini di razzismo e antirazzismo, sessismo e antisessismo. Da allora sono stati tentati approcci interpretativi anche molto lontani dall&#8217;utilitarismo di Peter Singer e dal giusnaturalismo di Tom Regan (considerati i due apripista dell&#8217;antispecismo), spaziando &#8220;dall&#8217;hegelo-marxismo alla fenomenologia e all’ermeneutica, dal pensiero della differenza al postumanismo&#8221;. Nei limiti di tempo che saranno dati, <strong>questi tentativi di criticare e superare il baratro culturale e materiale che si è spalancato a separare l&#8217;umano dal resto del vivente saranno affrontati e discussi all&#8217;incontro di giovedì, che è stato organizzato dai rappresentanti degli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia con il gruppo ULD – Studenti di Sinistra e la redazione della rivista Torquemada.</strong></p>
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		<title>VEGANI TALEBANI: IL GIOVANE TELEVISIVO</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2015 16:41:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
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		<description><![CDATA[Continuano le interviste agli attivisti e alle attiviste antispecist*: questa è la volta di Andrea S., di anni diciotto, una mascotte per il mondo animalista (almeno quello lombardo), che per il suo impegno e le sue capacità merita grande ammirazione. La nostra conversazione (su Skype) deve mantenersi entro i limiti di quaranta minuti, perché alle dieci di questa mattina Andrea è atteso nell&#8217;ufficio del sindaco di Noviglio. Andrea, che vai a fare dal sindaco di Noviglio?! Ho ricevuto una segnalazione da un cittadino ed ho appreso che nel Parco principale del paese vive una colonia di nutrie che conta tre adulti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>ontinuano le interviste agli attivisti e alle attiviste antispecist*: questa è la volta di Andrea S., di anni diciotto, una mascotte per il mondo animalista (almeno quello lombardo), che per il suo impegno e le sue capacità merita grande ammirazione. La nostra conversazione (su Skype) deve mantenersi entro i limiti di quaranta minuti, perché alle dieci di questa mattina Andrea è atteso nell&#8217;ufficio del sindaco di Noviglio.</p>
<p><strong>Andrea, che vai a fare dal sindaco di Noviglio?!</strong></p>
<p>Ho ricevuto una segnalazione da un cittadino ed ho appreso che nel Parco principale del paese vive una colonia di nutrie che conta tre adulti e cinque cuccioli. Oltre a non essere molto gradite dagli abitanti di zona, stanno compromettendo un albero che a prescindere era a rischio di caduta in quanto piantato troppo vicino alla riva. Inoltre mi hanno riferito che la Provincia era già stata contattata dal Comune e che stava intervenendo con l’intenzione di sparargli, come già successo negli anni precedenti. Come responsabile del Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente – Sezione Lombardia ho bloccato l’intervento della Provincia ed ora ci stiamo occupando della cattura, della sterilizzazione e del rilascio degli animali in un’area fluviale, lontano dai centri abitati.</p>
<p><strong>Qual è stato il tuo esordio nel mondo animalista?</strong></p>
<p>Da sempre amo gli animali, ma era un amore perverso. Tutto è cambiato quando in prima superiore un amico (vegano) mi ha mostrato il video di un mattatoio. Ho smesso di mangiare carne da un giorno all&#8217;altro e la settimana stessa sono andato alla mia prima manifestazione: era a Milano il 5 marzo 2010, una manifestazione nazionale contro la vivisezione. Poi da lì ho conosciuto persone che mi hanno fatto integrare nel Movimento.</p>
<p><strong>Ho sempre avuto l&#8217;impressione che tu fossi un po&#8217; un libero battitore e che non ti fossi mai vincolato inscindibilmente ad un gruppo o ad una associazione particolare. Mi sbagliavo?</strong></p>
<p>Fino a questo gennaio sono sempre stato indipendente e ho partecipato alle iniziative di tutti, da Nemesi Animale a Fronte Animalista, da Cani Sciolti a Oipa. Da gennaio del 2015 sono diventato il Responsabile, come dicevo, del Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente – Sezione Lombardia, una Onlus a livello Nazionale. Ci occupiamo di contrastare con ogni mezzo maltrattamento e sfruttamento animale, dai presidi informativi contro il consumo di carne alle proteste contro l&#8217;utilizzo di animali nei Circhi, da azioni Istituzionali a ricevere segnalazioni, fare sopralluoghi per poi sporgere denuncia. Il traguardo più importante, personalmente, credo sia stato il sequestro dell&#8217;allevamento di visoni ad Antenate (BG) e l&#8217;affido dei 300 visoni alla nostra Associazione. Tutto questo in collaborazione con EITAL, Essere Animali e Paolo Bernini del Movimento 5 Stelle. Come singolo invece adesso sto cooperando con il Comune del mio paese, con cui mi trovo molto bene. Sono molto sensibili alla causa. Nutrie a parte, è già stata approvata un’ordinanza contro i circhi, organizzati vari incontri e stand informativi durante la festa paesana, abolito il Palio delle rane ed ora stiamo preparando degli incontri nelle scuole elementari e medie per parlare di veganismo e vegetarismo. Ci sono altri progetti in cantiere di cui non voglio parlare per scaramanzia.</p>
<p><strong>Data la tua giovanissima età ti trovi ad occupare un punto di vista privilegiato all&#8217;interno del movimento animalista. C&#8217;è qualcosa in particolare che secondo te dovremmo cambiare nel nostro modo di operare? Qualcosa di più che dovremmo fare o che invece andrebbe evitata, ai fini della liberazione animale, qualcosa da rimproverare alle strategie impiegate fino ad ora?</strong></p>
<p>Credo che si debba fare attivismo a 360° e utilizzare tutti i metodi a nostra disposizione, dal volantinaggio all’incatenamento, qualsiasi cosa va bene! Certamente non mi piacciono tutti gli odi personali e le esclusioni reciproche che impediscono al Movimento di andare avanti. Si creano mille gruppi e organizzazioni, quando invece dovremmo restare tutti uniti contro il colosso dello sfruttamento animale! Potremmo essere 10.000 in piazza, ma a qualcuno interessa di più boicottare le iniziative se ad organizzarle è un&#8217;associazione piuttosto che un altra.</p>
<p><strong>Se ci consenti questa osservazione, abbiamo delle forti perplessità su un tipo di retorica adottata da alcuni gruppi animalisti e che anche tu ci pare non disdegni. Mi riferisco ai cosiddetti argomenti indiretti (quelli antropocentrici), per esempio che non bisogna vivisezionare i topi perché producono risultati scientificamente inutili, che non bisogna mangiare carne di maiale perché, oltre ad essere crudele, fa male alla nostra salute, che i circhi dove si usano animali devono chiudere in quanto offrono spettacoli diseducativi ai nostri figli et cetera, et cetera. Questi ragionamenti rappresentano un tradimento rispetto agli interessi degli animali in causa e un&#8217;implicita ammissione di insufficienza, da parte nostra, del discorso etico-politico che è la vera ragione del nostro agire. Sono dannosi e fuorvianti in quanto permettono ai nostri avversari &#8211; vivisettori, allevatori, circensi et cetera &#8211; di controbattere su questioni scientifiche, salutiste, pedagogiche, ecologiste et cetera, trascurando comodamente il fatto che (questo sì inconfutabile) è sempre un delitto sfruttare e uccidere gli altri animali. Stando al gioco dell&#8217;<em>Inquisizione Vegana</em>, che è il nome della nostra rubrica, ti chiediamo: cos&#8217;hai da dire a tua discolpa?</strong></p>
<p>Ah, secondo voi bisognerebbe solo puntare sul livello etico? Secondo me no. Per esempio, quando parlo di sperimentazione sugli animali utilizzo anche argomenti scientifici, perché i dati sono quelli e non si possono cambiare. E’ inoppugnabile che il modello animale non è affatto predittivo per la nostra specie ed è giusto dirlo. Ogni specie reagisce diversamente perché ci sono differenze anatomiche, fisiologiche e metaboliche fra tutte le specie animali, quindi una sostanza può risultare innocua per una specie ma mortale per un altra, e con la sperimentazione animale non è mai possibile prevedere la risposta umana, anche Silvio Garattini una volta lo disse. Vedete bene che se parlassi solo di etica e riconoscessi che il loro metodo di ricerca può funzionare, allora i ricercatori PRO-SA mi direbbero che preferiscono sacrificare un topo, piuttosto che un bambino… Mentre è giusto affermare che è possibile salvare sia il topo che il bambino.</p>
<p><strong>Infatti! Davanti a queste domande stupide si può rispondere per esempio chiedendo chi sceglierebbero tra un bambino italiano e uno tunisino. (La discussione continua&#8230;) Tornando ai tuoi progetti, cosa bolle in pentola per il 23 maggio?</strong></p>
<p>A Milano, in Piazza Mercanti, posizioneremo un maxi-schermo dalle 9 alle 19, e proietteremo video di allevamenti e mattatoi. Nella stessa Piazza terminerà il Corteo Nazionale contro EXPO ed il consumo di carne, con partenza da Piazza Sant&#8217;Eustorgio alle ore 13, organizzato da Alessandro Mosso, Presidente di Associazione Animalisti. Da due anni circa, con Cani Sciolti facciamo eventi video, mettendo una televisione in piazza. Con questa tecnica molte persone si fermano e decidono di cambiare. Questa volta, in occasione di EXPO, con 2.000.000 di visitatori previsti, ho pensato di amplificare il tutto utilizzando uno schermo di sei metri per tre! Facendo appello su Facebook, nel giro di un mese si sono messi insieme 1500 euro circa per noleggiare furgone e maxi-schermo… E alla fine della raccolta fondi c’era chi ancora mi chiedeva come contribuire, quando avevamo già raggiunto la nostra quota! Le immagini che comporranno il filmato saranno prese da investigazioni di Essere Animali, Animal Equality e altre associazioni. Cercheremo inoltre di fare un paragone tra l’Olocausto dei non umani e quello degli ebrei, nei campi di concentramento. Capisco il rischio di scandalizzare e allontanare le persone in questo modo, però in fondo non è proprio così, guardando questo genere di filmati, che molti di noi sono diventati vegan* o vegetarian*? Non dimentichiamoci che molti ebrei sopravvissuti ai campi di concentramento sono diventati poi vegetariani, vegani ed attivisti per i Diritti Animali.</p>
<p><strong>Ci sono delle battaglie che consideri contigue a quella per gli animali non umani, per cui già ti batti?</strong></p>
<p>Credo che la mia empatia debba rivolgersi alla specie umana così come a tutte le altre. Personalmente sostengo i diritti degli omosessuali partecipando al Gay Pride contro l’omofobia, alle iniziative del Movimento 5 Stelle (l’unico “partito” che si occupa seriamente anche di diritti animali), alle raccolte firme di Amnesty International, Action Aid e Save the Children. Faccio delle donazioni a queste associazioni, ma prevalentemente mi occupo degli animali non umani proprio perché sono gli ultimi degli ultimi. Ed ora sto frequentato il corso per diventare soccorritore al 118.</p>
<p><strong>Sappiamo che ti sta molto a cuore la faccenda del palio delle oche di Lacchiarella. Spiega ai profani di che si tratta e, se ci sono delle novità interessanti, aggiornaci per favore.</strong></p>
<p>Ogni anno ad ottobre si tiene una festa paesana a Lacchiarella, in provincia di Milano, in cui una decine di oche sono costrette a correre tra una folla di persone urlanti che le incita chiassosamente. Vi ho assistito in prima persona e quel che ho visto era inaccettabile, come mi aspettavo: i pennuti erano completamente terrorizzati, in preda al panico. Ho chiesto di incontrare il Sindaco di Lacchiarella, Antonella Violi, e ad un anno di distanza non mi ha mai ricevuto né risposto, anche quando mi sono recato da lei di persona, così come le decine di mail che ho mandato non hanno avuto risposta. Presto la mia Associazione sporgerà denuncia contro il Sindaco, per omissione d’atti d’ufficio.</p>
<p><strong>Ci è giunta voce di una tua prossima apparizione televisiva. Che ci dici a proposito?</strong></p>
<p>Nel mese di maggio per cinque giovedì di seguito andrò a Roma negli studi di <em>Anno Uno</em> a parlare di cinque tematiche diverse, tra cui l&#8217;allevamento intensivo di maiali. Il bello è che non mi sono candidato, mi hanno chiamato loro tramite conoscenze in comune! Ci sarà un tavolo a cui siederanno venti ragazzi e tutti parteciperanno alla discussione: ho paura di quel che potrebbe saltarne fuori, in ogni caso darò il meglio di me! Sono consapevole che è importante parlare non di migliorare gli allevamenti, ma di chiuderli proprio, perché anche se questi non fossero intensivi comunque resterebbe il problema della morte violenta degli animali. Anche se non mi aspetto niente di eccezionale, comunque andrà sarà un&#8217;opportunità preziosa per raggiungere tante persone che non si sono mai interessate di questi temi: milioni di italiani guardano la televisione ed è bene sfruttare anche questo mezzo per portare al centro dell&#8217;attenzione la tragedia che vivono gli altri animali.</p>
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