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	<title>Torquemada &#187; Giacomo Bresolin</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Sons of Liberty &#8211; Ribelli per la libertà</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2015 15:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È arrivata su History Channel la miniserie-evento che ripercorre la lotta per la libertà di un gruppo di giovani uomini che hanno cambiato il corso della storia. Sam Adams e suo cugino John, Paul Revere, John Hancock e Joseph Warren: gli eroi che hanno reso l’America una nazione. Gli episodi sono andati in onda negli Stati Uniti a gennaio di quest&#8217;anno, mentre in Italia la è andato in onda il 3, il 10 e 17 marzo. La serie è stata girata in Romania, mentre il tema musicale è stato composto da Hans Zimmer. La miniserie è ambientata a Boston, nel Massachusetts, e ripercorre le fasi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify">È arrivata su <strong><span title="H" class="cap"><span>H</span></span>istory Channel</strong> la miniserie-evento che ripercorre la lotta per la libertà di un gruppo di giovani uomini che hanno cambiato il corso della storia. <strong>Sam Adams</strong> e suo cugino <strong>John</strong>, <strong>Paul Revere</strong>, <strong>John Hancock</strong> e <strong>Joseph Warren</strong>: gli eroi che hanno reso l’America una nazione.</p>
<p style="text-align: justify">Gli episodi sono andati in onda negli Stati Uniti a gennaio di quest&#8217;anno, mentre in Italia la è andato in onda il 3, il 10 e 17 marzo. La serie è stata girata in Romania, mentre il tema musicale è stato composto da <strong>Hans Zimmer</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La miniserie è ambientata a Boston, nel Massachusetts, e ripercorre le fasi iniziali della Guerra di indipendenza americana, con i primi moti rivoluzionari ed i negoziati del Secondo congresso continentale, che porteranno alla<strong> Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d&#8217;America </strong>nel<strong> 1776.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Sons of Liberty</strong> prende il nome da una omonima <strong>società segreta</strong>, esistita attorno al 1770. Il principale obiettivo di questa società era quello di fomentare la rivoluzione contro la madrepatria a causa dell&#8217;imposizione di numerosi dazi sulle colonie d&#8217;oltremare; tra tutti, i dazi sullo zucchero (<strong>Sugar Act</strong>), la tassa sui fogli stampati (<strong>Stamp Act</strong>), e quella sul Tè (<strong>Tea Act</strong>). I Sons of Liberty si resero protagonisti di numerosi atti vandalici contro gli abusi del governo britannico. Il più celebre rimane infatti quello del <strong>Boston Tea Party</strong>, la scintilla della Rivoluzione americana: Sam Adams, insieme a un gruppo di patrioti americani, travestiti da pellerossa, assalgono una nave britannica ancorata nel porto di Boston e gettano a mare il suo prezioso carico di tè.</p>
<p style="text-align: justify">Una miniserie certo importante che ci aiuta a comprendere il significato della Rivoluzione Americana. <strong>Hannah Arendt</strong> ha spesso sottolineato come nelle rivoluzioni sia la <strong>liberazione</strong> il momento più esaltante, attraverso un atto simbolico con cui il popolo rompe i propri legami con l&#8217;oppressione (il Boston Tea Party certamente), ma, ci ricorda, il fine ultimo delle rivoluzioni è l&#8217;instaurazione della<strong> libertà</strong>. E la libertà può essere instaurata solo attraverso la costituzione di ordine politico capace di rendere liberi. La rivoluzione americana è certamente riuscita in questo e, infatti, la sua<strong> Costituzione</strong> ne<strong> </strong>rappresenta il punto più alto: naturale conclusione della rivoluzione eppure, a sua volta, inizio di un nuovo Stato, gli Stati Uniti d&#8217;America, e inizio del costituzionalismo moderno.</p>
<p style="text-align: justify">Eppure, sempre secondo la <strong>Arendt</strong>, questa rivoluzione così pienamente riuscita, produttrice di una carta fondamentale capace di garantire a tutti i cittadini diritti civili e libertà, non esercitò, purtroppo, una grande influenza sul periodo storico successivo, a differenza di un&#8217;altra grande rivoluzione del &#8216;700: quella <strong>francese</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">P.S. La bandiera dei <i>Sons of Liberty</i> era composta da sette strisce rosse e sei bianche.</p>
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		<title>Cosa accadrebbe se ci trovassimo all&#8217;improvviso senza la Regina Elisabetta?</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2015 10:37:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Giulia. &#8220;God Save our gracious Queen! Long live our noble Queen, God save the Queen!&#8221;. Così recitano i primi tre versi dell&#8217;Inno Nazionale del Regno Unito. Tranquilli, la Regina gode di ottima salute, e a settembre, la durata del suo regno supererà quello della regina Vittoria. Un traguardo certo storico; ma non dimentichiamo che la regina Elisabetta ha ormai 89 anni e, nonostante la Regina Madre se ne sia andata a 102 anni (e questo le fa ben sperare) il suo funerale, soprannominato &#8220;The bridge&#8221;, è stato pianificato già da tempo. Per il Regno Unito la morte della sua regina sarebbe un salasso&#8230; Come riporta]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="A" class="cap"><span>A</span></span> Giulia.</p>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;God Save our gracious Queen! Long live our noble Queen, God save the Queen!&#8221;. </em>Così recitano i primi tre versi dell&#8217;Inno Nazionale del Regno Unito. Tranquilli, la Regina gode di ottima salute, e a settembre, la durata del suo regno supererà quello della regina Vittoria. Un traguardo certo storico; ma non dimentichiamo che la regina <strong>Elisabetta</strong> ha ormai <strong>89 anni</strong> e, nonostante la Regina Madre se ne sia andata a 102 anni (e questo le fa ben sperare) il suo funerale, soprannominato<strong> &#8220;The bridge&#8221;</strong>, è stato pianificato già da tempo.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Incoronazione-Elisabetta-II.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2056" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Incoronazione-Elisabetta-II-224x300.jpg" alt="Incoronazione Elisabetta II" width="224" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Per il Regno Unito la morte della sua regina sarebbe un salasso&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify">Come riporta il quotidiano<strong> la Stampa</strong>, quello della di lei dipartita  sarà un giorno triste, per i suoi devoti sudditi certamente, ma, non di meno, anche per le casse dello stato britannico. Una ricerca compiuta dal giornalista inglese <strong>Rob Price</strong> ha preso in considerazione una s<strong>erie di accadimenti</strong> successivi alla morte della sovrana: la <strong>Borsa</strong> dovrebbe chiudere per un breve periodo, così come tutti gli uffici della City. Verrebbe proclamato un <strong>lutto nazionale</strong> per almeno 12 giorni, la BBC modificherà ovviamente i suoi palinsesti,  rinunciando a mandare in onda commedie e show, con una prevedibile perdita di fatturato pubblicitario. Solamente i due giorni di vacanza dal lavoro per il <strong>funerale</strong> e per <strong>l’incoronazione di Carlo</strong> (o di William? ops&#8230;) costeranno tra <strong>1</strong> e <strong>5 miliardi</strong> di sterline per il Pil. Ci saranno poi i costi per le cerimonie, tutt’altro che indifferenti.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/XAG101-416_2010_104014_med.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2025" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/XAG101-416_2010_104014_med-300x195.jpg" alt="XAG101-416_2010_104014_med" width="300" height="195" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ma non è tutto: Bisognerà ovviamente cambiare tutte le effigi che la ritraggono, presenti nelle <strong>banconote</strong> e in tutte le <strong>monete</strong>, da sostituire con quelle del successore. Lo stesso per i <strong>francobolli</strong>. Tutto quello che oggi porta l&#8217;insegna personale reale &#8220;<strong>E II R&#8221; </strong> (Elisabetta II Regina) dovrà essere sostituito, e non solo gli stendardi militari e le mille altre insegne&#8230;. gli inglesi, da bravi sudditi, la sigla l&#8217;hanno anche apposta su tutti gli elmetti della polizia e su tutte le cassette postali. Andranno cambiati anche tutti i <strong>passaporti</strong>, sui quali è riportata scritta la richiesta a &#8220;Sua Maestà&#8221; (Her Majesty) di lasciar passare il titolare del documento. Verrà anche modificato lo stesso Inno nazionale, da &#8220;God Save the Queen&#8221; a &#8220;God Save the King&#8221;. Cambierà anche l’aspetto di <strong>Trafalgar Square</strong>. Sul quarto pilastro, rimasto vuoto per 150 anni, verrà quasi sicuramente eretto un monumento in suo onore.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/E-II-R.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2058" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/E-II-R-300x225.jpg" alt="E II R" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>&#8230; E per non parlare della successione al trono.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Secondo l&#8217;ordine di successione dinastica al trono d&#8217;Inghilterra, a succedere ad Elisabetta sarà <strong>Carlo</strong>, ma sono in molti a sostenere che tra il principe del Galles e la madre ci sia un <b>patto segreto</b> per la rinuncia al trono in favore di <strong>William</strong>, secondo in linea di successione. Non è una novità: in passato frequenti tradimenti ai danni della compianta <b>Diana</b> e i numerosi strafalcioni gli avevano di fatto alienato il consenso dei sudditi, tanto che il <b>passaggio di testimone</b> al figlio maggiore sembrava un fatto assodato. Eppure negli ultimi anni ha saputo risollevarsi, adottando un basso profilo che gli ha consentito di evitare ulteriori attacchi da parte della stampa scandalistica; in questo sicuramente aiutato da <strong>Camilla</strong>, che, sicuramente non all&#8217;altezza di sostituire nell&#8217;immaginario collettivo l&#8217;immagine Diana, ha comunque dimostrato al popolo britannico di essere una degna componente della famiglia reale. E così non deve stupire se i <b>sondaggi</b> ci dicono che nonostante William e Kate mandino le folle in visibilio, i cittadini britannici preferirebbero vedere Carlo e Camilla nei panni di <b>re e principessa consorte</b>.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/39_0.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2057" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/39_0-300x300.jpg" alt="39_0" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">A quanto riportato dal sito di Dagospia, Carlo starebbe già da due anni, informalmente, <strong>&#8220;co-reggendo&#8221;</strong> al trono: la prima apparizione congiunta madre-figlio, in una cerimonia di grande portata simbolica, è datata all&#8217;8 maggio del 2013, in occasione dell&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno parlamentare che si tiene alla <strong>Camera dei Lord</strong>, dove era seduta sul podio in compagnia del figlio Carlo e di Camilla. Per l&#8217;occasione, lungo il tragitto tra palazzo reale e parlamento, Carlo e Camilla seguivano il corteo a bordo della <strong>Glass Coach</strong>, la carrozza reale per antonomasia. Non bastasse, nel novembre dello stesso anno, Carlo sostituì la Regina al <strong>summit</strong> dei paesi del Commonwealth, l&#8217;associazione delle ex-colonie britanniche, in Sri Lanka. <strong>&#8220;Una poltrona per due&#8221;</strong> secondo la stampa inglese, ma non sempre, come insegna la storia, un reggente diventa poi re per davvero.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; proprio il caso, insieme ai nostri amici inglesi, di fare nostri anche gli ultimi due versi della prima strofa dell&#8217;Inno Nazionale: <em>&#8220;long to reign over us, </em><em>God save the Queen!&#8221;</em></p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Regina_Elisabetta_II_Annigoni.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2059" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Regina_Elisabetta_II_Annigoni-203x300.jpg" alt="Regina_Elisabetta_II_Annigoni" width="203" height="300" /></a></p>
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		<title>La  Proprietà PrOvata: cose che non vanno nell’articolo 42 della Costituzione</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2015 08:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Durante il corso degli studi scolastici a tutti sarà certamente capitato di studiare, o almeno di leggere, la nostra Costituzione, di leggere attentamente i principi fondamentali, i diritti e doveri dei cittadini e via discorrendo, e certamente vi sarete sicuramente domandati, scorrendola, ormai giunti a più di trenta e passa articoli….ma la proprietà privata? … dove l’hanno messa? che fina ha fatto? Mentre sale la vostra preoccupazione di averla magari saltata, distrattamente, arrivate all’articolo 42 e la trovate; finalmente, era ora! Certamente vi sarete domandati, dato che il 42 non è proprio un numero piccolo, perché non le abbiano dedicato,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>urante il corso degli studi scolastici a tutti sarà certamente capitato di studiare, o almeno di leggere, la nostra <b>Costituzione</b>, di leggere attentamente i principi fondamentali, i diritti e doveri dei cittadini e via discorrendo, e certamente vi sarete sicuramente domandati, scorrendola, ormai giunti a più di trenta e passa articoli….ma la <b>proprietà privata</b>? … dove l’hanno messa? che fina ha fatto?</p>
<p>Mentre sale la vostra preoccupazione di averla magari saltata, distrattamente, arrivate all’<b>articolo 42</b> e la trovate; finalmente, era ora! Certamente vi sarete domandati, dato che il 42 non è proprio un numero piccolo, perché non le abbiano dedicato, data la sua grande importanza, un piccolo articoletto tra i sopracitati principi fondamentali, o almeno un cenno tra i diritti e i doveri dei cittadini (dove sarebbe stata in compagnia di altrettanti importantissimi diritti, come la libertà personale, di domicilio, di segretezza della corrispondenza)&#8230; <b>non è forse un diritto</b>? <b>Si</b>! ma l’avete trovata sbattuta lì tra i rapporti economici. <b>Perchè?</b></p>
<p><b>La parola ad un insigne costituzionalista.</b></p>
<p>Per cercare di dare una risposta esaustiva a questi interrogativi vorrei affidarmi all’autorevole voce di un Giudice emerito della Corte Costituzionale (di cui è stato Vice-Presidente), dove ha prestato i suoi alti servigi dal 2005 fino all’estate del 2014, <b>Luigi Mazzella</b>, intervistato dal giornalista torinese Sandro Gros-Pietro nel libro <b>“Debole di Costituzione”</b> (Mondadori). Il libro individua quelle che per l’insigne costituzionalista sono le “debolezze” della nostra Carta Fondamentale.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Un passo indietro, la proprietà nel diritto romano. </b></p>
<p>A far meritare al nostro Paese la fama di <b>“culla del diritto”</b> è certamente stata la disciplina della proprietà nel diritto romano. I romani, un popolo stanziale, fondavano il proprio diritto su due pilastri: nel “<i>neminem laedere”</i>, cioè nell pacifica convivenza degli esseri umani nei loro rapporti reciproici, e nella <i>“proprietà privata”,</i> cioè nel rapporto dell’uomo con le cose (<i>res</i>).</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Il disposto Costituzionale.</b></p>
<p><b>L’articolo 42</b> stabilisce al primo comma che <i>“</i><i>La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati”. </i>Cosa ovvia! ma non è così. Perchè l’articolo prosegue con il secondo comma, che recita <i>“</i><i>La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la </i><b><i>funzione sociale</i></b><i> e di renderla accessibile a tutti.”  “</i><b><i>Hic sunt Leones”</i></b> direbbero i romani. La <b>proprietà</b> è sempre stato <b>IL diritto individuale per eccellenza</b>, <b>cardine di ogni ordinamento giuridico</b> che si rispetti, come quello romano; ispirazione per le Costituzioni dei paesi occidentali. La nostra Carta <b>invece</b>, con il secondo comma, mette in luce la <b>prevalenza dell’aspetto economico della proprietà</b>, e non quello individuale che le è proprio, ecco perchè la sua disciplina è posta tra i rapporti economici: e non manca di sottolinearne chiaramente la <b>funzione sociale</b>.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>La funzione sociale della proprietà.</b></p>
<p>Negli ordinamenti d’impronta liberale costituisce un vero e proprio “<b>nonsense”</b>, una contraddizione in termini, predisporre degli strumenti giuridici per assicurare una “funzione sociale” alla proprietà degli individui.</p>
<p>La formulazione dell’articolo 42 risulta perciò<b> criptica e ambigua</b>, poiché risulta assai <b>complicato capire quale si la funzione sociale della proprietà di un privato cittadino</b>:</p>
<p>Le funzioni sono attività umane (es: le azioni di un individuo, di un organo, di un ente), e possono essere sì svolte anche nell’interesse di una collettività; ma non è così per <b>la proprietà privata</b>, che in quanto <i>res</i>, non assolve altra funzione se non quella di soddisfare l’interesse individuale a goderne per sé o per la propria famiglia. Così se la proprietà pubblica assolve propriamente ad una funzione sociale (es: il giardino pubblico) così non può essere per la proprietà privata (es: il giardino di una casa).</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Trovare un senso ad una disposizione “criptica”.</b></p>
<p>Nella nostra Carta si è voluto perseguire una linea di tendenza diversa da quella delle altre Costituzioni degli Stati occidentali. <b>Pur rimanendo la collettivizzazione della proprietà un concetto estraneo alla nostra Carta e tradizione giuridica</b>, <b>lo “spirito” dell’articolo 42 rimane contrario non solo a quello di altre Costituzioni, ma anche alla nostra più antica tradizione giuridica romanistica</b>. Quale dunque è il senso di una tale disposizione?</p>
<p><b>Tutto il disposto del secondo comma non è che in funzione del del terzo comma</b>, secondo cui <i>“La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, </i><b><i>espropriata</i></b><i> per</i> <b><i>motivi d&#8217;interesse generale</i></b><i>”. </i></p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>LA PROPRIETA’ PR</b><b>O</b><b>VATA: le problematiche per l’espropriazione e il diritto europeo.</b></p>
<p>Se apparentemente non sembrerebbero esservi sostanziali differenze con altri ordinamenti giuridici, il problema si pone in modo drammatico, con l’esporpirazione, per<b> l’entità degli indennizzi</b>. Il secondo comma serve per convalidare e rafforzare una vecchia prassi italiana; quella di corrispondere per i beni soggetti ad espropriazione, <b>un valore risibile</b>, molto lontano dal valore veniale o di mercato del bene, giustificandone l’espropriazione stessa con non ben definiti <b>motivi d&#8217;interesse generale</b><i>.</i></p>
<p>Il disposto dell’articolo 42, reboante e stentoreo, ha creato non gravi problemi  anche alla nostra stessa permanenza nell’Unione Europea. La <b>Corte Costituzionale</b> ha dovuto fare un<b> “triplo salto mortale” </b>per rendere coerenti con le più recenti (rispetto alla nostra costituzione) regole comunitarie, le nostre norme sugli indennizzi per i beni esporpriativi.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Le responsabilità.</b></p>
<p>L’articolo 42 rimane una <b>prova</b> di come la nostra Costituzione, più che in altre Carte europee, abbia sofferto la presenza in parlamento di un <b>forte Partito Comunista</b>, che ha ispirato orientamenti tutt’altro che liberali, predisponendo un’<b>insufficiente tutela costituzionale</b> della proprietà privata. Oggi quel partito sembra essersi dissolto nel nulla, sepolto da quegli ideali cattolici propri della nostra cultura e tradizione, <b>anche se</b>, almeno nella sua componente politica di sinistra (Dossetti e La Pira), non erano molto dissimili da quelli marxistici. Anche se Papa Francesco ha detto che Marx non ha inventato nulla e che ha copiato le sue teorie da Cristo, si può dire che anche l’integralismo cattolico di Dossettiani, Lapiriani e Co., con il passare degli anni, si sia notevolmente diluito nei suoi eredi del Partito Democratico.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p>Si può concludere che in un periodo in cui si discute di<b> riforme costituzionali</b>, varrebbe la pena prendere in seria considerazione una ri-stesura completa dell’articolo 42, considerando il fatto che l’accenno alla <b>funzione sociale</b> della proprietà<b> ci abbia </b>notevolmente <b>complicato la vita</b>, non solo nel nostro ambito nazionale, ma anche a livello europeo: <b>eliminare tale accenno non sarebbe certo un male.</b></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le migliori sfide al Senato di queste Midterm election</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 16:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime Mid term election, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata quella per il controllo del Senato (la Camera era già stata conquistata dal GOP nelle elezioni del 2010). Secondo il disegno voluto dai Padri Fondatori nella Costituzione americana il potere legislativo negli Stati Uniti è prerogativa del Congresso degli Stati Uniti, che si suddivide in due rami: La Camera dei Rappresentanti (435 membri, eletti in rapporto alla popolazione dello stato di provenienza), espressione del popolo, e il Senato degli Stati Uniti (100 membri,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>elle ultime<b> Mid term election</b>, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata quella per il <b>controllo del Senato</b> (la Camera era già stata conquistata dal GOP nelle elezioni del 2010).<br />
Secondo il disegno voluto dai Padri Fondatori nella Costituzione americana il <b>potere legislativo</b> negli Stati Uniti è prerogativa del <b>Congresso degli Stati Uniti</b>, che si suddivide in due rami: La <b>Camera dei Rappresentanti</b> (435 membri, eletti in rapporto alla popolazione dello stato di provenienza), espressione del popolo, e il <b>Senato degli Stati Uniti</b> (100 membri, 2 membri per ogni stato), espressione dei singoli stati. Entrambe le camere hanno gli stessi poteri (<b>bicameralismo perfetto</b>), tranne in tema tributario, riservato ai membri della Camera. Nelle elezioni legislative, che si tengono ogni <b>due anni</b>, vengono rinnovati tutti i seggi della Camera, un terzo del Senato (i senatori rimangono dunque in carica 6 anni) e le amministrazioni degli stati. Le <b>Mid-term election </b>sono così denominate perchè ricorrono proprio nel mezzo del mandato presidenziale (che dura quattro anni).</p>
<p style="text-align: justify"><b>La Guerra per il Senato</b><br />
In queste ultime Mid term election i Repubblicani contendevano ai Democratici il controllo del Senato: questo infatti, per via del suo particolare metodo di rinnovo, era rimasto a maggioranza Democratica. Dei <b>36 seggi in palio</b>, per i sondaggisti, 17 erano sicuri per il GOP, 11 per i Dem: erano dunque 8 gli stati “in bilico” (<b>toss-up</b> come si dice), di questi 6 sono andati al GOP, 1 ai Dem, mentre un’altro attende il ballottaggio (ma potrebbe facilmente andare in mano ai repubblicani): Una vittoria del GOP che conquista 23 su 36 seggi, il che gli ha consentito di ribaltare a proprio favore la maggioranza al Senato, ora di 53. Ampliando anche la loro maggioranza alla Camera, ora il <b>GOP ha il controllo del Congresso</b>, gettando la Presidenza Obama nella situazione di governare senza una maggioranza in parlamento.</p>
<p style="text-align: justify">Vediamo le sfide più accese negli stati che erano considerati <b>toss-up</b>:</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif"><img class="alignnone size-medium wp-image-413" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif" alt="Midterm2014-Senate (1)" width="1" height="1" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif"><img class="alignnone size-medium wp-image-413" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif" alt="Midterm2014-Senate (1)" width="1" height="1" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif"><img class="alignnone size-medium wp-image-413" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif" alt="Midterm2014-Senate (1)" width="1" height="1" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate.png"><img class="size-medium wp-image-503 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-300x206.png" alt="Midterm2014-Senate" width="300" height="206" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><b>1) North Carolina</b>: per il seggio in palio in questo stato si sono mobilitati i “pezzi grossi” dei due partiti: i democratici coniugi <b>Bill e Hillary Clinton</b>, e i due ex candidati repubblicani alla presidenza <b>John McCain e Mitt Romney</b>. I Dem sono stati sconfitti nonostrante il sostengo di Hillary, che pare non abbia portato bene nemmeno agli altri candidati da lei sostenuti: infatti, anche negli altri stati, quasi nessuno di questi è stato eletto.</p>
<p style="text-align: justify"><b>2) Colorado</b>: stato passato ai democratici sotto la presidenza Obama, qui il senatore uscente democratico ha giocato la sua campagna elettorale sui <b>“temi etici”</b>, attaccando le posizioni più conservatrici del rivale repubblicano, con l’obiettivo di mobilitare a suo favore il <b>voto femminile</b>, considerato decisivo persino dal presidente Obama, che pochi giorni prima del voto aveva cercato di ingraziarselo. Ma non è bastato, e il seggio è andato al candidato del GOP.</p>
<p style="text-align: justify"><b>3) Iowa</b>: qui la candidata repubblicana (appoggiata dal Tea Party)<b> Joni Ernst</b>, veterana di guerra dell’Iraq con un passato da <b>allevatrice di maiali</b>, è stata per questo mira dei comici americani: lei ha saputo scherzarci su, sostenendo che l’essere cresciuta castrando maiali l’avrebbe aiutata a castrare la spesa pubblica federale. Alla fine ha vinto l’unico seggio in palio.</p>
<p style="text-align: justify"><b>4) Alaska</b>: in uno stato tendenzialmente repubblicano, sei anni fa un democratico vinse di un solo punto sul suo sfidante. Nelle ultime elezioni è però stato sconfitto dal candidato del GOP <b>Dan S. Sullivan</b>, che durante le elezioni primarie del suo partito ha avuto un non trascurabile problema: infatti Dan S. Sullivan si era candidato per il posto da Senatore, mentre <b>Dan A. Sullivan</b>, sindaco di Anchorage, per il posto di Vice-Governatore: oltre agli errori dei media che spesso pubblicavano le foto del candidato sbagliato, anche gli elettori repubblicani che hanno partecipato alle primarie non sapevano distinguere l’uno dall’altro. A peggiorare la situazione, è concorsa la volontà di entrambi i candidati di non utilizzare il secondo nome nella scheda, sostenendo entrambi di essere l’unico, “vero”, Dan Sullivan.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>5)</strong> <b>Kansas</b>: per il seggio in palio in questo stato i Dem non hanno presentato alcun candidato, preferendo affidarsi ad un indipendente, che ha saputo tenere testa al senatore uscente del GOP in uno <b>stato “ultra-repubblicano”</b>, fino a far temere a quest’ultimi, a pochi giorni dal voto, di perdere il seggio, poi comunque largamente vinto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>6)</strong><b> New Hampshire</b>: similmente al caso dell’Alaska, nel 2010 (in un elezione suppletiva a causa della morte del senatore in carica) fu la vittoria del repubblicano <b>Scott Brown</b>, in Massachusetts, a destare scalpore in uno stato storicamente democratico. Brown (avvocato con un passato da “uomo più sexy d’America”) vinse ma non venne però riconfermato nel 2013. Ci ha dunque riprovato nel vicino New Hampshire, contro la senatrice democratica uscente ed ex governatrice <b>Jeanne Shaheen</b>. I sondaggi hanno segnano per giorni un <b>testa a testa </b>per la conquista del seggio. Decisivo è stato, almeno in questa occasione, l’intervento di <b>Hillary Clinton</b> che, mobilitando il voto femminile e accusando il candidato del GOP di aver votato contro una legge sull’equo-compenso per le donne lavoratrici, ha permesso la vittoria dei Dem.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>7)</strong> <b>Georgia</b>: in uno stato tradizionalmente repubblicano il GOP ha scelto, per il seggio da rinnovare, <b>David Perdue</b>, un <b>super-manager</b> nel settore privato, presentatosi come <b>outsider</b> del partito. La rivale democratica <b>Michelle Nunn</b> aveva invece lavorato tutta la vita nel settore del <b>non-profit</b>. La democratica ha dunque giocato tutta la campagna sull’incapacità del suo avversario di capire le difficoltà della <b>gente “normale”</b>, in uno stato primo in classifica percentuale per la disoccupazione. Ha fatto presa più del previsto ma la vittoria è comunque andata al candidato del GOP.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>8)</strong> <b>Louisiana</b>: qui la questione è stata complicata per i Dem, in uno stato tra i più <b>critici </b>sull’operato del presidente Obama. Lo sfidante repubblicano ha dunque puntato sul fallimento delle politiche dell’amministrazione federale. Ma a rendere più difficoltosa la sfida tra il GOP e i Dem è intervenuto un terzo incomodo:<b> un’altro repubblicano</b>,<b> Rob Maness</b>, ex ufficiale dell’aviazione, sostenuto dal Tea Party, balzato agli onori dei comici statunitensi per uno spot elettorale in cui ammansiva dei coccodrilli. Nonostante la divisione nel campo avversario, i Dem non sono riusciti ad approfittarne, e la Lousiana è andata al<b> ballottaggio (Runoff)</b>.</p>
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		<title>Le migliori sfide negli Stati di queste Midterm election</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 16:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime Mid term election, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata oltre a quella per il Senato, anche quella per l’elezione dei Governatori. Nelle elezioni legislative, che si tengono ogni due anni, vengono rinnovati oltre che la Camera e un terzo del Senato, anche le amministrazioni degli stati. Nelle Mid-term election che ricorrono proprio nel mezzo del mandato presidenziale, vengono rinnovate le amministrazioni di ben ben 38 dei 50 stati che compongono gli Stati Uniti. Di queste 38 competizioni, 13 sono risultate molto difficili]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>elle ultime<b> Mid term election</b>, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata oltre a quella per il Senato, anche quella per <b>l’elezione dei Governatori</b>.<br />
Nelle elezioni legislative, che si tengono ogni <b>due anni</b>, vengono rinnovati oltre che la Camera e un terzo del Senato, anche le amministrazioni degli stati. Nelle <b>Mid-term election </b>che ricorrono proprio nel mezzo del mandato presidenziale, vengono rinnovate le amministrazioni di ben ben 38 dei 50 stati che compongono gli Stati Uniti. Di queste <b>38 competizioni</b>, 13 sono risultate molto difficili da prevedere e abbastanza curiose per il loro esito, per la presenza di candidati indipendenti ma sopratutto per la presenza di candidati futuri “presidenziabili” per la corsa del GOP alla Casa Bianca nel 2016.<br />
<b>La Guerra per i Governatori</b><br />
I <b>Dem</b> sono risultati vincitori in 9 stati, nettamente nelle loro storiche roccaforti: California, New York, Vermont e Oregon. In <b>Pennsylvania</b> i Dem hanno sconfitto il governatore repubblicano uscente eletto nel 2010, rompendo una<b> “regola aurea” </b>della politica statunitense: cioè che in Pennsylvania il governatore cambi colore ciclicamente ogni 8 anni.<br />
Il <b>GOP</b> è risultato vincitore in 24 stati, nettamente in Alabama, Iowa, Nevada, New Mexico, Ohio, Oklahoma, South Dakota, Tennessee, Texas e Wyoming e a sorpresa nel <b>Maryland</b> (stato storica roccaforte Dem nel Nord-Est). Emblematico il caso dell’<b>Ohio</b> che, pur venendo da quattro anni di amministrazione repubblicana, nell’ultima elezione presidenziale (nel 2012), ha svolto, insieme alla Florida, il ruolo del “ballerino” (o <b>“swing state”</b> come si dice), determinando, con risultati favorevoli ai Dem, la sconfitta del candidato repubblicano Mitt Romney (nel 2008 con John McCaine) e consentendo a Barack Obama la riconferma (e prima ancora l’ascesa) alla Casa Bianca.<br />
Il <b>Vermont</b> attende ancora il ballottaggio tra il governatore democratico uscente Peter Shumlin e quello repubblicano dopo una difficile “corsa a tre”. Il candidato Dem è tra l’altro il leader dell’associazione dei governatori democratici.<br />
Vediamo allora le 13 sfide più accese negli stati considerati <b>toss-up</b>:<br />
<b>1) Alaska</b>: Il successore di Sarah Palin, il governatore repubblicano Sean Parnell, sembrava avviarsi verso una facile riconferma, ma i Dem, per queste elezioni, hanno deciso di appoggiare un <b>candidato indipendente, Bill Walker</b>. Questa formazione, inconsueta nel panorama politico americano, è stata fortemente voluta dal più potente sindacato americano (<b>Afl-Cio</b>) e ha provocato un vero terremoto politico, dato che il GOP è risultato sconfitto “in casa”.<br />
<b>2) Arizona</b>: Con la governatrice repubblicana Jan Brewer, impossibilitata a candidarsi a causa dei due mandati consecutivi, la corsa nel “Grand Canyon State” è stata estremamente competitiva. Il candidato democratico ha saltato le primarie, in quanto era stato il solo a presentarsi, mentre il candidato repubblicano <b>Doug Ducey</b>, uscito con sofferenza vincitore dalle primarie, ha ottenuto molto tardi il sospirato endorsement dei colleghi-avversari, che gli ha consentito di vincere.<br />
<b>3) Colorado</b>: Dopo essere stato eletto nel 2010 con la complicità di un GOP in stato confusionale, il governatore democratico <b>John Hickenlooper</b> non ha vissuto quattro anni tranquilli: decisiva la bocciatura della sua proposta di introdurre limiti più restrittivi al Secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti (quello che prevede il diritto di portare armi). La battaglia vinta dai sostenitori della Costituzione ha entusiasmato la base repubblicana, ma non è stata bastata per evitare la riconferma del governatore democratico<br />
<b>4) Connecticut: </b>Segnalato molto presto dai sondaggisti come stato “toss-up”, il governatore domocratico <b>Dan Malloy</b> ho dovuto ri-affrontare il ricchissimo candidato repubblicano ex ambasciatore durante l’amministrazione Bush. Nonostante la consolidata tradizione “liberal” (tendenza politica favorevole ai Dem) del Connecticut, la vittoria dei Dem è stata di misura.<br />
<b>5) Florida</b>: Diventato governatore nel 2010 dopo aver vinto di misura sia primarie che elezioni, anche nel 2014 il repubblicano Rick Scott ha dovuto penare parecchio per sedersi sulla poltrona di governatore; infatti non è né un politico carismatico né troppo popolare tra i militanti locali – i vertici del GOP lo tenevano quasi “nascosto” durante i comizi tenuti nel 2012 da Romney. La Florida, al pari dell’Ohio, resta comunque uno “swing state” decisivo per il GOP. Caso curioso, il suo sfidante democratico è stato un ex governatore repubblicano. <b>Nota per il futuro</b>: Senatore per la Florida è il repubblicano <b>Marco Rubio</b>, giovane latino americano, molto carismatico, venuto dal Tea Party (di cui ha tenuto molto poco) che per la sua dote di piacere sia all’elettorato conservatore, sia a quello latino, è considerato un “presidenziabile” per il GOP.<br />
<b>6) Georgia: </b>Il governatore uscente del GOP, <b>Nathan Deal</b>, ha dovuto affrontare per la riconferma un candidato democratico dal cognome prestigioso, Jason Carter, nipote dell’ex presidente <b>Jimmy Carter</b>. Ma sfortunatamente per quest’ultimo, la Georgia non è più lo stato che nel 1970 elesse il nonno governatore, laddove neanche Obama nel 2008, pur con la notevole mobilitazione della comunità nera, riuscì a prevalere sull’avversario John McCain.<br />
<b>7) Hawaii: </b>Le Hawaii sono uno degli stati più Dem di tutta l’Unione. Ma negli ultimi decenni il fortissimo apparato democratico ha cominciato a cedere, arrivando nel 2002 a consentire a Linda Lingle, candidata rapubblicana, di conquistare per la prima volta la poltrona di governatore per il GOP. Trascorsi i due mandati, la Lingle ha lasciato spazio alla candidatura suo vice, sconfitto però nel 2010 dall’ex hippy Neil Abercombie, che quest’anno è stato a sua volta sconfitto alle primarie democratiche da<b> David Ige</b>. Nonostrante il vice della Lingle ci abbia riprovato, la storia elettorale dello stato ha dato ragione alla vittoria dei democratici.<br />
<b>8) Illinois: </b>Obama, a meno di un mese dalle elezioni, è dovuto correre personalmente nel “suo stato” per tentare di evitare la sconfitta del governatore democratico uscente Pat Quinn. Il candidato repubblicano <b>Bruce Rauner</b> è partito molto forte nei sondaggi: Quinn è stato infatti un pessimo governatore, ma non peggiore del suo predecessore, anch’egli Dem, (condannato a 14 anni di carcere per corruzione) che nel 2006, rieletto, provò a vendere il seggio senatoriale di Obama al miglior offerente.<br />
<b>9) Kansas</b>: un governatore repubblicano uscente che è stato in (grande) difficoltà in Kansas è una notizia rara. I quattro anni di mandato del governatore <b>Sam Brownback</b> sono stati molto controversi, e hanno messo in luce una spaccatura sempre più evidente tra l’anima conservatrice e quella moderata del GOP, che ha permesso al candidato democratico di conquistare un modesto vantaggio nei sondaggi. Ha comunque pesato, nella riconferma del governatore, la tradizione repubblicana dello stato.<br />
<b>10) Maine:</b> in questo stato comunque a tradizione democratica, non sono rare le <b>“corse a tre”</b> (un democratico, un repubblicano e un indipendente). Ed è stato proprio grazie ad un’insolita (almeno per gli States) corsa a tre che, nel 2010, il repubblicano <b>Paul LePage</b> è riuscito a vincere. I Dem quest’anno hanno puntato su un candidato che, se eletto, sarebbe diventato il primo governatore dichiaratamente gay nella storia degli Stati Uniti.<br />
<b>11) Massachusetts</b>: La decisione del Dem Deval Patrick (il primo governatore afroamericano del Massachusetts) di non ricandidarsi nel 2014 ha aperto la porta alla candidatura di Martha Coakley, nota per essere stata sconfitta da un repubblicano nel 2010 nella sfida per ereditare il seggio del Senato che era stato di Ted Kennedy. Il GOP ha ricandidato <b>Charles Baker </b>(quattro anni fa perse onorevolmente contro il governatore Dem uscente) che è riuscito ad annullare il suo svantaggio nei sondaggi fino ad una strepitosa vittoria. Una doppia sconfitta per la Coakley, che, oltre a essere clamorosa, significa la fine della sua carriera politica.<br />
<b>12) Michigan</b>: Il governatore repubblicano <b>Rick Snyder</b> era considerato uno dei candidati del GOP maggiormente a rischio. Con Detroit sempre più Dem e il resto dello stato che mantiene la sua tradizione filo-repubblicana, il voto decisivo è stato quello dei sobborghi.<br />
<b>13) Wisconsin</b>: Dopo essere diventato il primo governatore degli Stati Uniti a sopravvivere a un Recall, i sondaggisti si aspettavano che <b>Scott Walker</b> avrebbe navigato verso una facile rielezione nel 2014. Ma non sono stati fatti i conti con l’estrema polarizzazione dell’elettorato. Nello stato di Joe McCarthy e del sindacalismo a stelle e strisce, ha giocato favorevolmente al governatore uscente la durissima battaglia per l’abolizione della contrattazione collettiva.<br />
<b>Nota per il futuro</b>: Scott Walker, per le presidenziali del 2016, è considerato come un “presidenziabile” dal GOP, in grado di unificare sia la base movimentista sia l’establishment del partito; uscito indenne dal voto, Walker può seriamente iniziare a guardare verso Washington.</p>
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		<title>La fine dell’Era Obama</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 16:19:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati due anni da quando Barack Obama, all’annuncio della vittoria alle ultime elezioni presidenziali, pubblicò una foto in cui abbracciava la moglie Michelle, accompagnata dalle parole «four more years» (altri quattro anni): nel giro di un&#8217;ora quell&#8217;immagine diventò, secondo la NBC, la più ri-twittata di sempre. Oggi è ormai trascorsa la metà di questi quattro anni, molte cose sono accadute, ed è ormai chiaro a tutti come la presidenza Obama si avvii verso un mesto tramonto: i repubblicani hanno vinto le elezioni di Midterm, hanno mantenuto la loro maggioranza alla Camera e l’hanno conquistata al Senato. Le elezioni di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify;"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>ono passati due anni da quando <b>Barack Obama</b>, all’annuncio della vittoria alle ultime elezioni presidenziali, pubblicò una foto in cui abbracciava la moglie Michelle, accompagnata dalle parole <b>«four more years»</b> (altri quattro anni): nel giro di un&#8217;ora quell&#8217;immagine diventò, secondo la NBC, la più ri-twittata di sempre. Oggi è ormai trascorsa la metà di questi quattro anni, molte cose sono accadute, ed è ormai chiaro a tutti come la presidenza Obama si avvii verso un mesto tramonto: i repubblicani hanno vinto le <b>elezioni di Midterm</b>, hanno mantenuto la loro maggioranza alla Camera e l’hanno conquistata al Senato.</p>
<p style="text-align: justify;">Le elezioni di Midterm, che occorrono nel mezzo di ogni mandato presidenziale, sono intese come una specie di <b>referendum sull’operato del presidente </b>in carica: l’amministrazione Obama ne esce dunque sonoramente bocciata; fatale è stata la mobilitazione dell&#8217;elettorato bianco e conservatore, mentre l’elettorato giovanile, femminile, afroamericano e ispanico, la base elettorale che gli aveva permesso la vittoria nel 2008 e nel 2012, è rimasto a guardare. Nonostante il successo elettorale, resta comunque difficile dire se i repubblicani vinceranno anche le prossime elezioni presidenziali, previste nel 2016.</p>
<p style="text-align: justify;">“<b>Uno spettro si aggira per la Casa Bianca”</b><br />
Da tempo uno spettro si aggirava alla Casa Bianca: il fantasma di <b>Jimmy Carter</b>. Anch’egli democratico, nel 1976 divenne presidente attraverso una strepitosa vittoria, proprio come Obama. <b>La sua presidenza si rivelò grandiosa nelle aspettative quanto grandiosa nelle delusioni</b>, sopratutto in politica estera (vedi la crisi degli ostaggi americani in Iran). Carter finì malissimo, sconfitto pesantemente quattro anni dopo dal candidato repubblicano, Ronald Reagan.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se Obama ha ottenuto la riconferma, la pesante sconfitta elettorale è la logica conseguenza del <b>basso gradimento nei sondaggi </b>del suo operato:<br />
Aveva promesso investimenti sulle energie rinnovabili, la fine dell’interventismo militare, la riforma della finanza e la chiusura della base/carcere di Guantanamo: di tutte queste promesse se ne è fatto nulla. L’unico impegno mantenuto è stata la famosa riforma sanitaria, l’Obamacare, che si è rivelata un mostruoso fallimento, anche frutto dei troppi compromessi. <b>Troppi gli errori fatti in politica estera</b>, che hanno minato la sua leadership.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Un biennio rosso</b><br />
Ora, il presidente, lasciato solo e in posizione di minoranza, dovrà vedersela con avversari repubblicani forti e determinati. Sui provvedimenti economici in primis dovrà lottare con il Campidoglio, lotta che rischia di paralizzare la sua l&#8217;azione: La riforma dell&#8217;immigrazione, quella fiscale, i provvedimenti sul budget saranno oggetto del fuoco di fila dei repubblicanil. Anche l&#8217;<b>Obamacare</b> rischia qualcosa, perchè i repubblicani vorranno certamente modificarla: non potranno abolirla, come vorrebbero le ali più radicali, perchè ormai milioni di americani ne beneficiano, ma proveranno a ridimensionarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Potrà però condurre la politica estera, che è una prerogativa presidenziale, ma anche in questo caso<b> il Campidoglio vorrà dire la sua</b>. Il primo banco di prova sarà certamente la guerra contro lo Stato Islamico: i repubblicani vogliono inviare truppe di terra a combattere in Siria e in Iraq. Gli americani non hanno infatti perdonato al loro presidente di aver sottovalutato il pericolo dell’Isis. Obama potrà comunque bypassare l&#8217;ostruzionismo repubblicano in Parlamento firmando degli<b> ordini esecutivi</b>, cosa che ha già fatto negli ultimi mesi, ma questi sono provvedimenti molto limitati; serve l’accordo con il Congresso per l&#8217;approvazione delle leggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi due anni di presidenza Obama sarà dunque costretto a <b>giocare sulla difensiva</b>, messo all’angolo dalla nuova maggioranza parlamentare repubblicana che sembra aver ritrovato la coesione dopo la vittoria alle elezioni di Midterm, quelle che sanciscono<b> la fine dell&#8217;Era di Obama.</b></p>
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