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	<title>Torquemada &#187; Franco Di Pede</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Come riconoscere in 7 punti  un bolscevico da salotto</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2015 18:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Di Pede]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Che si chiamino bolscevichi da salotto, champagne socialists o radical chic, loro sono presenti in tutto il mondo. Tutti hanno un radical chic nella loro vita. Che sia un vicino di casa, un compagno di corso o un collega, il bolscevico da salotto ha delle caratteristiche che lo differenziano dai comuni mortali. In 7 punti proverò a spiegare i caratteri principali di questa figura mitologica che caratterizza le società mondiali. 1: Il radical chic non studia, perchè il radical chic sa. Uno champagne socialist che si rispetti ha sempre qualcosa da dire su qualunque cosa. Dal torneo di calcetto al]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>he si chiamino bolscevichi da salotto, champagne socialists o radical chic, loro sono presenti in tutto il mondo. Tutti hanno un radical chic nella loro vita. Che sia un vicino di casa, un compagno di corso o un collega, il bolscevico da salotto ha delle caratteristiche che lo differenziano dai comuni mortali. In 7 punti proverò a spiegare i caratteri principali di questa figura mitologica che caratterizza le società mondiali.</p>
<div></div>
<div><strong>1: Il radical chic non studia, perchè il radical chic sa.</strong></div>
<div></div>
<div>Uno champagne socialist che si rispetti ha sempre qualcosa da dire su qualunque cosa. Dal torneo di calcetto al quale partecipi e conosci solo tu all&#8217;esame di microeconomia, da Masterchef al conflitto Ucraino, lui ti dirà sempre qualcosa che tu non sai. Naturalmente non può rischiare di essere capito, quindi ti darà un parere  di 2 ore partendo da Caino e Abele per arrivare a Nietzsche. Finito il monologo interiore del quale tu hai capito solo la classica frase &#8220;la vuoi sapere una cosa?&#8221;, siccome sei curioso chiedi &#8220;ma come fai a essere così informato?&#8221; e allora ti dirà &#8220;no sai l&#8217;ho letto da qualche parte&#8230;&#8221;. A quel punto inizierai a pensare che quello che leggi tu può essere paragonato a Geronimo Stilton.</div>
<div></div>
<div><strong>2: il radical movie</strong></div>
<div></div>
<div>Il radical ha visto tutte le pellicole cinematografiche partendo dai fratelli Lumiere a oggi. È un esperto nel campo e guai a chi lo osi sfidare o contraddire. È capace di parlare per 8 ore di fila del regista del film, di cosa abbia pensato, cosa abbia mangiato durante le riprese, quante volte sia andato al bagno e così via. Pertanto i film che ritiene &#8220;interessanti&#8221; sono pochi e fra questi non mancano : il favoloso mondo di Amelie, 2001 Odissea nello spazio, i 400 colpi, le invasioni barbariche, Persepolis e tutti quei film che trasmettono <a href="//0" target="_blank">alle 2</a> di notte, subito dopo un interessante approfondimento anatomico a sfondo pornografico.</div>
<div></div>
<div><strong>3: il libro e la rivista chic</strong></div>
<div></div>
<div>Entrando in un bar noterete subito che nell&#8217;angolo più buio una persona, in solitario, starà leggendo un libro sorseggiando del tè. Se continuerete a studiare l&#8217;esemplare capirete che oltre ad avere gli occhi puntati sul libro, egli, alzando rapidamente lo sguardo, scruta per cercare dei potenziali osservatori. Naturalmente un radical che si rispetti legge solo libri di un determinato spessore, difficilmente comprensibili al volgo. Se vi capiterà di comunicare con uno di questi esemplari capirete che lui non vi parlerà del libro se non interpellato. A quel punto voi vi potrete divertire nel vederlo soffrire finché non porrete la classica domanda &#8220;che stai leggendo?&#8221;. In tal caso si improvviserà dottore di glottologia, fonetica, linguaggio, lettere classiche, lettere moderne, filosofia, storia, arte. Se sarete fortunati vi terrà occupato per qualche decade.</div>
<div>Fra i sui libri non possono mancare: il piccolo principe, la gabbianella e il gatto, il manifesto del partito comunista, il bar sotto il mare. La sua rivista è  &#8220;internazionale&#8221; che porterà con se in qualunque occasione, rigorosamente nella tasca di dietro del jeans.</div>
<div></div>
<div><strong>4: chi veste radical vive radical</strong></div>
<div></div>
<div>Un radical si riconosce a primo impatto dal suo vestiario. Egli come ogni sinistroide veste solo con un abbigliamento vintage che prevede maglioni xxxxxxl, pantaloni levi-strauss del periodo woodstock, una kefiah, una gonna stile figlia della dea Kalì, e tutto quello che ha almeno 10 anni di vita. Se i vestiti sono leggermente macchiati è ancora meglio e se sembrano troppo puliti  preferisce sporcarli o strapparli un pò per renderli più &#8220;retrò&#8221;.</div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>5: il politicante radical</strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div>Se c&#8217;è qualcosa che conosce meglio è la politica. Il bolscevico da salotto si sa, è di sinistra, ma difficilmente riusciremo a inquadrarlo in qualche partito o corrente politica. Infatti lui è uno spirito libero che non ama chiudersi in queste &#8220;gabbie&#8221; perchè lui è superiore ai partiti.  Non mancherà di espressioni del tipo &#8220;quando c&#8217;era Berlinguer&#8230;&#8221; oppure &#8220;oggi la politica fa schifo&#8221;.</div>
<div>Pertanto il nostro esemplare, a seconda delle stagioni, oscilla dalla sinistra operaia in autunno e inverno, alla sinistra liberale in primavera ed estate.</div>
<div></div>
<div><strong>6: il &#8220;radical tecnologico&#8221; e l&#8217; &#8220;homo radical&#8221;</strong></div>
<div></div>
<div>I questo campo gli champagne socialists si dividono in due branche: quelli che hanno accettato la &#8220;corruzione tecnologica&#8221;, e quelli che invece inviano lettere via posta. I &#8220;radical tecnologici&#8221; hanno sempre in mano &#8220;internazionale&#8221; e un IPad di ultima generazione che utilizzano nel 95% dei casi per giocare a fruit ninja, fingendo di essere impegnati nella stesura di qualche saggio sui massimi sistemi. Il secondo gruppo ovvero gli &#8220;homo radical&#8221; nel 20% dei casi non possiede cellulare, computer, tablet, MP3, televisione e qualunque dispositivo che contenga un circuito elettrico al suo interno. Il restante 80% ha un cellulare ad antenna e al massimo un MP3 a batteria.</div>
<div>Naturalmente non esistono vie di mezzo fra &#8220;radical tecnologico&#8221; e &#8220;homo radical&#8221;</div>
<div></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong> 7: il rapporto fra radical e società</strong></div>
<div></div>
<div>Il bolscevico da salotto non ha ancora accettato la società di massa, quindi ha fatica a rapportarsi con gli altri individui. D&#8217;altra parte si trova a suo agio insieme ai suoi simili o tantomeno con chi, indossando una kefiah, ha qualcosa d&#8217;incomprensibile da dire.<img class="alignnone size-medium wp-image-1827" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/IMG_2043-300x300.jpg" alt="IMG_2043" width="300" height="300" /></div>
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		<title>Più credito ai docenti</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 18:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Di Pede]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione Pubblica]]></category>
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		<description><![CDATA[Se pensate che i punti di credito riguardino solo gli studenti vi sbagliate, o almeno finora potreste avere ragione, ma le cose stanno per cambiare. Infatti, in uno dei suoi 12 punti, &#8220;La buona scuola&#8221; stabilisce che grazie alla prossima riforma i crediti verranno assegnati anche ai docenti, così da &#8220;non accontentarsi di carriere fondate sul mero dato dell&#8217;anzianità&#8221;, ma di permettere l&#8217;accredito di scatti stipendiali in base a meriti &#8220;didattici, formativi e professionali&#8221;. Il documento emesso dal MIUR esprime la volontà di voler premiare economicamente i docenti in base alla qualità dell&#8217;insegnamento, alla loro formazione e al miglioramento che]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>e pensate che i punti di credito riguardino solo gli studenti vi sbagliate, o almeno finora potreste avere ragione, ma le cose stanno per cambiare. Infatti, in uno dei suoi 12 punti, <strong>&#8220;La buona scuola&#8221; stabilisce che grazie alla prossima riforma i crediti verranno assegnati anche ai docenti</strong>, così da &#8220;non accontentarsi di carriere fondate sul mero dato dell&#8217;anzianità&#8221;, ma di permettere l&#8217;accredito di scatti stipendiali in base a meriti &#8220;didattici, formativi e professionali&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Il documento emesso dal MIUR esprime la volontà di voler premiare economicamente i docenti in base alla qualità dell&#8217;insegnamento, alla loro formazione e al miglioramento che porteranno nella scuola. <strong>Questo nuovo sistema dovrebbe da una parte, migliorare la qualità dell&#8217;insegnamento, dall&#8217;altra differenziare il singolo operato ed evitare di porre tutti i docenti su un piano comune</strong>. Per quanto riguarda l&#8217;assegnazione dei crediti, se ne occuperà una commissione composta da una maggioranza appartenente all&#8217;ambiente scolastico (dove il docente insegna) e da una minoranza esterna.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/renzi-la-buona-scuola.jpg"><img class=" wp-image-1557 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/renzi-la-buona-scuola-300x213.jpg" alt="renzi la buona scuola" width="321" height="228" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Questo sistema migliorerà davvero la qualità dell&#8217;insegnamento? I crediti verranno assegnati in modo imparziale? <strong>Alcuni sono fiduciosi, altri più critici</strong>. Secondo Marco (uno studente liceale): &#8220;con l&#8217;introduzione di punti di credito diventerà impossibile evitare favoritismi e assegnazioni ingiuste&#8221;. Affermazione ben fondata visto che l&#8217;assegnazione è affidata in maggioranza a una componente scolastica interna. Pertanto più che una politica scolastica,<strong> il sistema crediti somiglia a una politica aziendale dove l&#8217;imprenditore decide di premiare i &#8220;traguardi&#8221; raggiunti</strong>, favorendo così carrierismo e competizione fra i dipendenti.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tale politica, che potrebbe funzionare in un&#8217;impresa, potrebbe non essere applicabile al sistema educativo</strong>. Esistono dunque docenti di serie A e di serie B? È formativo applicare determinate politiche aziendali al sistema educativo italiano?</p>
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		<title>LA B(rrr)UONA SCUOLA</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2015 22:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Di Pede]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un altro articolo di Franco Di Pede sulla pubblica istruzione, questa volta più ispirato alla realtà locale dell&#8217;autore: una manifestazione studentesca contro l&#8217;amministrazione di Cosenza, che non si esclude abbia ulteriori sviluppi la prossima settimana in occasione della visita in città del ministro Stefania Giannini. &#160; A Cosenza sono le 9:45 del 13 gennaio e Piazza J. F. Kennedy (la piazza principale della città) ospita un raggruppamento di circa 350 studenti. Il corteo è previsto per le ore 10:00 ma la tolleranza non manca. Nella piazza sono presenti parte delle scuole cosentine e una minoranza di studenti che frequentano istituti al]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><em><span title="U" class="cap"><span>U</span></span>n altro articolo di Franco Di Pede sulla pubblica istruzione, questa volta più ispirato alla realtà locale dell&#8217;autore: una manifestazione studentesca contro l&#8217;amministrazione di Cosenza, che non si esclude abbia ulteriori sviluppi la prossima settimana in occasione della visita in città del ministro Stefania Giannini.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Cosenza sono le 9:45 del 13 gennaio e Piazza J. F. Kennedy (la piazza principale della città) ospita un raggruppamento di circa 350 studenti. Il corteo è previsto per le ore 10:00 ma la tolleranza non manca. Nella piazza sono presenti parte delle scuole cosentine e una minoranza di studenti che frequentano istituti al di fuori della città ma nella provincia brutia. Sono le 10:20 e la piazza conta un numero considerevole di giovani, gli organizzatori dello sciopero con megafono alle mani raggruppano tutti i ragazzi, innalzano lo striscione di apertura e la marcia comincia. &#8220;LA BrrUONA SCUOLA, non si risparmia sulla nostra salute&#8221;, questo è lo slogan dello striscione di apertura e la frase rappresenta lo scopo della manifestazione. Infatti pochi giorni prima gli organizzatori Mario Russo ed Enrico Cosenza hanno annunciato lo sciopero per mettere alla luce il problema della temperatura nelle aule che è ben noto alle istituzioni ma ogni anno riaffiora durante il periodo invernale. Secondo i manifestanti il riscaldamento nelle scuole non sarebbe adeguato e chiedono il rispetto della legge 23/1996 che in uno dei suoi punti impone una temperatura intorno ai 20 gradi (massimo 2 in più, minimo 2 in meno). Pertanto l&#8217;obbiettivo principale dei ragazzi è quello di avere un dialogo con le istituzioni per risolvere questa mancanza nelle scuole. Dunque il corteo si dirige verso Piazza XV Marzo dove si trova il Palazzo della Provincia di Cosenza. Innalzati un paio di cori (noi il freddo non lo vogliamo) il Presidente della Provincia decide di accogliere una rappresentanza di 12 studenti. I ragazzi si confrontano con l&#8217;istituzione rappresentata dal Presidente della Provincia Mario Occhiuto. Lo stesso Presidente prende le difese dell&#8217;istituzione dicendo che la Provincia rispetta i parametri indicati mantenendo in funzione i termosifoni 7 ore al giorno con 2 ore di preriscaldamento. Il barile viene quindi scaricato ai dirigenti scolastici che non hanno segnalato il problema. Affermazione diversa da quella sostenuta dai presidi che qualche anno fa quando venne proposta questa problematica si difesero dicendo che la colpa è da una parte della ditta che detiene l&#8217;appalto, dall&#8217;altra delle strutture che sono troppo dispersive e molto spesso non adatte a mantenere la temperatura prevista. Insomma uno scarica barile continuo che vede come vittime gli studenti, i docenti e i membri della scuola che ogni inverno sono costretti a lavorare e studiare al freddo.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/brr.jpg"><img class="alignnone  wp-image-816" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/brr-300x225.jpg" alt="brr" width="366" height="276" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Epifania, scuola e Matteo Renzi</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jan 2015 13:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Di Pede]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo il contributo dell&#8217;amico e collaboratore Franco di Pede a proposito del videomessaggio di Renzi su &#8220;La buona scuola&#8221;: È il giorno prima dell&#8217;epifania e Matteo Renzi alle ore 19:21 pubblica sulla sua pagina Facebook un videomessaggio sulla riforma della scuola. Inizia subito con l&#8217;elogiare la &#8220;discussione&#8221; proposta dal ministero nella quale si sono espressi docenti, dirigenti, studenti e tutti i componenti della scuola. Parla di un confronto sul web, ritenuto dalle istituzioni europee &#8220;la più grande campagna d&#8217;ascolto a livello continentale&#8221;, necessario e utile per costruire insieme ai cittadini una scuola migliore. Per Matteo la scuola non la fa &#8220;un]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>iceviamo il contributo dell&#8217;amico e collaboratore Franco di Pede a proposito del videomessaggio di Renzi su &#8220;La buona scuola&#8221;:</p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/4RQcmrKNS5U?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span></p>
<p style="text-align: justify">È il giorno prima dell&#8217;epifania e Matteo Renzi alle ore 19:21 pubblica sulla sua pagina Facebook un videomessaggio sulla riforma della scuola. Inizia subito con l&#8217;elogiare la &#8220;discussione&#8221; proposta dal ministero nella quale si sono espressi docenti, dirigenti, studenti e tutti i componenti della scuola. Parla di un confronto sul web, ritenuto dalle istituzioni europee &#8220;la più grande campagna d&#8217;ascolto a livello continentale&#8221;, necessario e utile per costruire insieme ai cittadini una scuola migliore. Per Matteo la scuola non la fa &#8220;un politico che passa di lì&#8221; ma tutti coloro che sono parte attiva del sistema educativo. Dunque il MIUR (Ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Università e della Ricerca) ha avviato questa campagna comunicativa sulla base di un documento dallo stesso emesso che prende il nome di &#8220;La buona scuola&#8221;. Gli argomenti trattati sono vari e sviluppati in dodici punti mirano a cambiare radicalmente la nostra istituzione. Dal video sembra che il contributo dato sia fondamentale nella stesura delle norme della nuova riforma da presentare in parlamento il 28 febbraio. I dubbi però non sono pochi. Il Ministero prenderà davvero in considerazione le proposte degli italiani? Sarà davvero una svolta &#8220;salva scuola&#8221;? Alcuni sono fiduciosi, altri ritengono che il confronto sul web sia solo un contentino che dovrebbe da una parte accontentare i critici e dall&#8217;altra servire da scudo agli eventuali attacchi mediatici. Insomma una bella trovata. Inoltre, crea molta perplessità e incertezza pensare a come sia stata svolta l&#8217;analisi delle nuove proposte, con quale criterio alcune sono state scartate e altre mantenute. Naturalmente una cosa è certa, il banco decide il gioco e anche in questo campo il governo deciderà che carta dare alla nostra scuola. Si prevede una primavera calda.</p>
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		<title>Autonomia scolastica: bene o male?</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/01/04/autonomia-scolastica-bene-o-male/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2015 11:58:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Di Pede]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo l’articolo dell’amico e collaboratore Franco Di Pede. Autonomia è una delle parole chiave della &#8220;buona scuola&#8221; di Matteo Renzi. Cosa si intendente però per autonomia?  Questa politica scolastica esiste in Italia dal 1999 introdotta dal ministro Berlinguer. Allora perchè la scuola italiana dovrebbe essere più autonoma e, soprattutto, quali sono i pregi e i difetti di una scuola autonoma? Secondo il documento &#8220;la buona scuola&#8221; per &#8220;realizzare pienamente l&#8217;autonomia scolastica&#8221; bisognerebbe affidare &#8220;ai presidi la governance della scuola&#8221;. Pertanto, nel puntare su una certa autonomia sembra che l&#8217;Italia voglia seguire il sistema scolastico britannico. Infatti, la scuola inglese ha]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><em><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>iceviamo e pubblichiamo l’articolo dell’amico e collaboratore Franco Di Pede.</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Autonomia</strong> è una delle parole chiave della &#8220;buona scuola&#8221; di Matteo Renzi. Cosa si intendente però per autonomia?  Questa politica scolastica esiste in Italia dal 1999 introdotta dal ministro Berlinguer. Allora perchè la scuola italiana dovrebbe essere più autonoma e, soprattutto, quali sono i pregi e i difetti di una scuola autonoma? Secondo il documento &#8220;la buona scuola&#8221; per &#8220;realizzare pienamente l&#8217;autonomia scolastica&#8221; bisognerebbe affidare &#8220;ai presidi la governance della scuola&#8221;. Pertanto, nel puntare su una certa autonomia sembra che l&#8217;Italia voglia seguire il sistema scolastico britannico. Infatti, la scuola inglese ha subito cambiamenti radicali dopo le politiche conservatrici del governo di Margaret Thatcher. La svolta educativa inglese di <strong>stampo liberale</strong>  (una delle prime insieme a quella svedese del 1975) prevedeva che gli istituti fossero dotati di una consistente indipendenza economica che gli avrebbe permesso di attuare politiche scolastiche vantaggiose a seconda delle comunità nelle quali si trovavano. Con l&#8217; LMS (Local Management of Schools) contenuto nell&#8217; <strong>Education Reform Act</strong> del 1988 l&#8217;economia degli istituti passava dalle autorità e istituzioni locali all&#8217;amministrazione e al preside di ogni singola scuola. Con questa <strong>Marketization of the school</strong> l&#8217;istituto diventava una azienda, il consiglio scolastico la sua amministrazione e il preside il manager. Nascevano così le prime forme di<strong> competizione fra pubblic schools</strong>, le scuole iniziavano a spendere soldi per propria <strong>pubblicità</strong> e si vedevano i primi slogan. Nel corso degli anni queste politiche si sono perfezionate e al giorno d&#8217;oggi sembra che la cosa più importante delle scuole inglesi sia la competizione fra loro. Grandi cifre di denaro vengono spese in pubblicità ogni anno e, spesso, fuori dagli istituti vengono esposte a lettere cubitali le varie eccellenze e percentuali di  A* -il voto massimo che uno studente può raggiungere-. I docenti insegnano agli studenti che bisogna essere competitivi per tenere alta la reputazione della propria scuola e chi non si abitua, collezionando risultati negativi, viene espulso e costretto a frequentare &#8220;public schools&#8221; di serie B. La scuola italiana da tempo sembra avviata in questa direzione. Già adesso i nostri istituti partecipano a questa corsa a chi si accaparra più studenti ed un tale fenomeno si incrementa ogni anno. A novembre le televisioni locali mandano i primi spot pubblicitari sulle varie scuole e nelle piazze si intravedono i primi banchetti di rappresentanza. Vogliamo davvero che l&#8217;educazione pubblica vada in questa direzione? È giusto che la scuola assuma e trasmetta queste politiche imprenditoriali?</p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignnone size-medium wp-image-574" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/10884655_973409889353660_295397436_n-e1419637066121-300x215.jpg" alt="La Buona Scuola, di Marco de Rose" width="300" height="215" /></p>
<p style="text-align: justify"><em> vignetta di Marco De Rose: &#8220;Renzi consegna la scuola a Marchionne&#8221; (2014)</em></p>
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		<title>LA BUONA AZIENDA</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2014 16:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Franco Di Pede]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Istruzione Pubblica]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo l&#8217;articolo dell&#8217;amico e collaboratore Franco Di Pede Sulla scuola vi stupiremo”, così rompeva il silenzio sulla pubblica istruzione il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Poco tempo dopo veniva pubblicato dal MIUR il documento su “la buona scuola”. Le innovazioni spaziano su tutti i campi: assunzione di personale, sistema crediti per i docenti, nuove cattedre, burocrazia ridotta, valorizzazione culturale, rapporto scuola lavoro o meglio scuola azienda. Il programma parla di una alternanza scuola-lavoro (ASL) obbligatoria negli ultimi tre anni per istituti tecnici e professionali, periodo nel quale i ragazzi, accompagnati da un tutor, dovrebbero lavorare nell’ azienda. Tale]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><em><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>iceviamo e pubblichiamo l&#8217;articolo dell&#8217;amico e collaboratore <strong>Franco Di Pede</strong></em></p>
<p>Sulla scuola vi stupiremo”, così rompeva il silenzio sulla pubblica istruzione il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Poco tempo dopo veniva pubblicato dal MIUR il documento su “la buona scuola”. Le innovazioni spaziano su tutti i campi: assunzione di personale, sistema crediti per i docenti, nuove cattedre, burocrazia ridotta, valorizzazione culturale, rapporto scuola lavoro o meglio scuola azienda. Il programma parla di una alternanza scuola-lavoro (ASL) obbligatoria negli ultimi tre anni per istituti tecnici e professionali, periodo nel quale i ragazzi, accompagnati da un tutor, dovrebbero lavorare nell’ azienda. Tale “cooperazione”, secondo Matteo, dovrebbe dare allo studente una formazione più pratica riguardo al campo in cui intende operare e all’impresa dei lavoratori già inseriti nella realtà aziendale. L’ASL diventerebbe un connubio perfetto fra il mondo imprenditoriale rappresentato da Renzi e il mondo della scuola, anticamera del privato. Così l’istruzione pubblica perderà la sua autonomia e i suoi studenti avranno una competenza specifica in quella determinata realtà aziendale, carente, d’altra parte, in ambito generale. Il lavoratore in erba si sentirà legato a quella impresa dalla quale dipende la sua formazione e dove gli è stato imposto uno specifico percorso lavorativo. È davvero questa la soluzione al problema educativo-lavorativo della scuola italiana? “La buona scuola” ha stupito, più che studenti, docenti e componente scolastica, la classe imprenditoriale che nel sistema educativo vede le basi solide per un guadagno a costo ridotto. Non sarebbe meglio se la scuola rimanesse indipendente, senza legami con il privato, senza obblighi lavorativi per studenti che magari non avranno alcuna intenzione di entrare a far parte di quella impresa? Non converrebbe un potenziamento degli istituti tecnici per consentire ai ragazzi di uscire dalle scuole superiori con una competenza generale solida e poi pensare al mondo aziendale, scegliendo fra le offerte lavorative?</p>
<p><em>Illustrazione di<strong> Marco de Rose</strong></em></p>
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