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	<title>Torquemada &#187; Francesco Samarini</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Incontro con GIPI in Università Cattolica</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 09:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 20 marzo 2015 (ore 15:30) l&#8217;Università Cattolica di Milano avrà il piacere di ospitare una delle firme più importanti del graphic novel italiano: Gian Alfonso Pacinotti. Questo nome dirà poco ai più, visto che l&#8217;autore è universalmente noto con il nom de plume Gipi. L&#8217;autore dialogherà con i docenti Matteo Stefanelli e Massimo Locatelli; il sottoscritto introdurrà l&#8217;incontro. Ormai affermato da anni sulla scena fumettistica nazionale e internazionale, grazie alla pubblicazione di opere come Appunti per una storia di guerra (2004) o LMVDM – La mia vita disegnata male (2008), il disegnatore pisano si è fatto apprezzare anche da ambienti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span lang="it-IT"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l <strong>20 marzo 2015 (ore 15:30)</strong> l&#8217;Università Cattolica di Milano avrà il piacere di ospitare una delle firme più importanti del <em>graphic novel</em> italiano: Gian Alfonso Pacinotti. <strong>Questo nome dirà poco ai più, visto che l&#8217;autore è universalmente noto con il <em>nom de plume</em> Gipi</strong>. L&#8217;autore dialogherà con i docenti Matteo Stefanelli e Massimo Locatelli; il sottoscritto introdurrà l&#8217;incontro.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span lang="it-IT">Ormai <strong>affermato da anni sulla scena fumettistica nazionale e internazionale</strong>, grazie alla pubblicazione di opere come <em>Appunti per una storia di guerra</em> (2004) o <em>LMVDM – La mia vita disegnata male</em> (2008), il disegnatore pisano si è fatto apprezzare anche da ambienti solitamente estranei alla letteratura disegnata, guadagnandosi addirittura <strong>una candidatura per il Premio Strega</strong> con il suo ultimo lavoro <em>unastoria</em> (2013). Per la prima volta un romanzo grafico è stato in lizza per il prestigioso concorso letterario e questo ha suscitato non poche discussioni, a cui hanno preso parte, come al solito, esperti veri e improvvisati; la riflessione più acuta che mi è capitato di leggere sull&#8217;argomento è stata proprio<a href="http://www.comicus.it/index.php/component/k2/item/57312-gipistrega/57312-gipistrega" target="_blank"> quella di Gipi</a> (assolutamente da vedere, perché raramente ho letto idee così chiare e condivisibili sul fumetto</span><span lang="it-IT">). Con la consueta lucidità e con il distacco proprio dei saggi, l&#8217;autore ha dichiarato che la sua candidatura era stata probabilmente ingiusta, data la differenza sostanziale tra<em> graphic novel</em> e letteratura tradizionale. Anche un&#8217;eventuale vittoria non avrebbe fatto del bene al fumetto italiano, perché<strong> non sono i riconoscimenti a dimostrare la forza di un mezzo espressivo, ma soltanto le opere</strong>: “Sarebbe come considerare solo gli applausi verso una canzone senza soffermarsi sulla musica e sulle parole”. Ciò che conta è la sostanza, e nelle opere di Gipi non ne manca.</span></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/unnamed.jpg"><img class="wp-image-2035 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/unnamed-300x225.jpg" alt="unnamed" width="319" height="239" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><span lang="it-IT">Le sue tavole, solo apparentemente “disegnate male”, e i suoi testi dimostrano una <strong>straordinaria sensibilità verso il reale</strong>. Passando con una naturalezza assoluta, lieve perché sempre sfacciatamente sincera, dal comico – spesso nella sfumatura del grottesco – al drammatico, le sue storie sono pregne di verità, anche quando si occupano di argomenti difficili da affrontare senza cadere nelle trappole della cattiva retorica. Sembra rispondere a questo desiderio di aderenza alla realtà anche la scelta di trattare <strong>temi autobiografici</strong> (<em>LMVDM</em>) o comunque vicini all&#8217;esperienza personale: le vite sbandate di giovani provinciali (<em>Gli innocenti</em>, <em>Hanno ritrovato la macchina</em>), la crisi esistenziale di uno scrittore (<em>unastoria</em>) e così via. Si simpatizza subito con Gipi (anzi, <strong>gli si vuole proprio bene</strong>) perché depone ogni difesa e mostra se stesso senza filtri, anche negli aspetti meno edificanti del suo presente e del suo passato, ricco di esperienze estreme e quasi letali. Una buona testimonianza della sua personalità è <a href="https://www.youtube.com/watch?v=1xKGLlszogQ" target="_blank">la sua prima apparizione televisiva</a>, risalente al 2008: il suo atteggiamento, di una tenerezza commovente, immortala bene la sua natura di uomo e di scrittore</span><span lang="it-IT">. L&#8217;immagine di Gipi che ci si forma leggendo i suoi libri è esattamente quella che si vede in nell&#8217;intervista. <strong>Se non ci credete, venite a vederlo dal vivo e ne avrete la prova</strong>.</span></p>
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		<title>Undici campioni inaspettati. Le sorprese della Serie A</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2015 14:49:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi li ha presi al fantacalcio ha fatto sicuramente degli affari. Poco considerati all&#8217;inizio della stagione o addirittura sconosciuti, questi 11 giocatori hanno stupito tutti affermandosi come e più dei (pochi) campioni della Serie A. Eh sì, perché era facile immaginare che tra i “toppleier” del campionato ci sarebbero stati i vari Tevez, Higuain, Icardi, Pogba; un po&#8217; meno scommettere su Zappacosta o Valdifiori. Consapevole che le classifiche fanno sempre discutere, ho cercato di creare una formazione coerente ed equilibrata (non tre punte e tre trequartisti, per intenderci) con quelli che all&#8217;asta di settembre del fantacalcio valevano 4 crediti o]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " lang="it-IT"><strong><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>hi li ha presi al fantacalcio ha fatto sicuramente degli affari</strong>. Poco considerati all&#8217;inizio della stagione o addirittura sconosciuti, questi 11 giocatori hanno stupito tutti affermandosi come e più dei (pochi) campioni della Serie A. Eh sì, perché era facile immaginare che tra i “toppleier” del campionato ci sarebbero stati i vari Tevez, Higuain, Icardi, Pogba; un po&#8217; meno scommettere su Zappacosta o Valdifiori.</p>
<p lang="it-IT">Consapevole che le classifiche fanno sempre discutere, <strong>ho cercato di creare una formazione coerente ed equilibrata</strong> (non tre punte e tre trequartisti, per intenderci) con quelli che all&#8217;asta di settembre del fantacalcio valevano 4 crediti o poco più e ora sono abbondantemente in doppia cifra.<strong> Fa piacere che molti di loro siano giovani e una buona metà sia italiana</strong>: buone notizie per la Nazionale?</p>
<p lang="it-IT">Per cui, detto che <strong>il modulo è un 4-3-1-2</strong> offensivo, ma non troppo, vediamo chi sono i magnifici 11:</p>
<p lang="it-IT"><strong>MARCO SPORTIELLO</strong></p>
<p lang="it-IT">In porta va il giovanissimo estremo dell&#8217;Atalanta, classe 1992. Lanciato da subito come titolare, il portierino non ha fatto rimpiangere Consigli, ceduto al Sassuolo nel mercato estivo. Prestazioni sempre positive e una media voto invidiabile: se continua così, tra qualche anno la porta della Nazionale sarà sua (Buffon permettendo).</p>
<p lang="it-IT"><strong>DAVIDE ZAPPACOSTA</strong></p>
<p lang="it-IT">Che terzino! Corre tantissimo, crossa anche di più, e ora ha pure cominciato a segnare. Non è un caso che questo ragazzo del &#8217;92, cresciuto molto grazie all&#8217;esperienza in Serie B con la maglia dell&#8217;Avellino, sia da tempo nel mirino delle grandi squadre. Vista la carenza di laterali difensivi di livello, è probabile che in estate qualcuno lo porti via da Bergamo.</p>
<p lang="it-IT"><strong>DANIELE RUGANI</strong></p>
<p lang="it-IT">Uno dei talenti più luccicanti del prodigioso Empoli di Sarri, squadra che punta forte sui giovani: lui è un classe 1994 e non va mai in panchina! Ha tutte le qualità per diventare uno dei centrali più forti della Serie A. La Juventus lo ha già preso per l&#8217;anno prossimo, un motivo ci sarà.</p>
<p lang="it-IT"><strong>ALESSIO ROMAGNOLI</strong></p>
<p lang="it-IT">Meno pubblicizzato di Rugani, è un altro giovane centrale di grande prospettiva. Se la Sampdoria sta facendo il suo migliore campionato da anni a questa parte è anche merito suo. Gioca sempre e gioca bene: la Roma, che ne possiede il cartellino, farebbe bene a tenerlo d&#8217;occhio.</p>
<p lang="it-IT"><strong>BRUNO PERES</strong></p>
<p lang="it-IT">Brasiliano classe &#8217;90, velocissimo, si fa notare da tutti con un gol strepitoso nel derby contro la Juventus, dopo una galoppata infinita. In crescita costante, è uno dei giocatori di cui il Torino non può proprio fare a meno. Ok, anche lui, come Zappacosta, è un terzino destro: faremo finta di nulla e lo metteremo dall&#8217;altra parte.</p>
<p lang="it-IT"><strong>ALLAN</strong></p>
<p lang="it-IT">Non una sorpresa assoluta il brasiliano del &#8217;91, che già l&#8217;anno scorso aveva fatto vedere qualità interessanti. Però nessuno o quasi se lo aspettava a questi livelli: nelle ultime partite ha fatto davvero il fenomeno, dominando il centrocampo. Perfetto uomo d&#8217;equilibrio, che spezza l&#8217;azione avversaria ma che sa anche far ripartire i suoi.</p>
<p lang="it-IT"><strong>MIRKO VALDIFIORI</strong></p>
<p lang="it-IT">Il regista della nostra squadra è un altro empolese. Non giovanissimo (&#8217;86), è nel pieno della sua maturità. Si è fatto le ossa in tanti anni di C e B, visto che nessuno gli ha mai regalato niente. Oggi non sbaglia una giocata.</p>
<p lang="it-IT"><strong>FELIPE ANDERSON</strong></p>
<p lang="it-IT">Molti lo avevano già bollato come “bidone”, nonostante sia solo un &#8217;93. Alla Lazio si chiedevano se i soldi, non pochi, spesi per ingaggiarlo non fossero stati buttati. E invece, dal nulla, il brasiliano ha cominciato a segnare e a far segnare: con le dovute proporzioni, in alcune situazioni sembrava di vedere Cristiano Ronaldo. Noi lo useremo a centrocampo, si dovrà sacrificare un po&#8217;.</p>
<p lang="it-IT"><strong>FRANCO VAZQUEZ</strong></p>
<p lang="it-IT">Il nostro trequartista non poteva che essere <em>El Mudo</em> (&#8217;89) del Palermo. Straordinario il suo campionato finora, con gol e assist a ripetizione. Ogni volta che tocca il pallone può inventare qualcosa di bello. Giocherà con la nostra nazionale, <em>muy bien</em>.</p>
<p lang="it-IT"><strong>PAULO DYBALA</strong></p>
<p lang="it-IT">Che dire? Questo è un fenomeno. Lo aiuta la vicinanza di Vazquez, ma le qualità dell&#8217;argentino classe &#8217;93 sono immense. Dopo un campionato anonimo in B (soli 4 gol), sboccia all&#8217;improvviso e lascia tutti a bocca aperta. Io non l&#8217;ho ancora chiusa.</p>
<p lang="it-IT"><strong>GREGOIRE DEFREL</strong></p>
<p lang="it-IT">Il Cesena retrocederà, ma guadagnerà di sicuro una bella cifra dalla cessione di questo francesino del 1991, veloce e tecnico, che sta imparando anche a segnare. Una promessa per il futuro ma anche una delle poche certezze del presente cesenate.</p>
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		<title>Ma quanto era forte quel River Plate?</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2015 10:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[D&#8217;accordo, il calcio italiano è in crisi nera. La Serie A, un tempo terra promessa per campioni di ogni nazionalità, è attualmente un torneo di secondo piano in Europa: i migliori giocatori, come è normale, preferiscono altri lidi. Tuttavia, c&#8217;è chi sta molto peggio. Se guardiamo, per esempio, al declino totale del campionato argentino, possiamo forse consolarci. Fino ai primi anni 2000, la Primera División era ancora una fucina di talenti e una competizione di buon livello, poi la crisi economica ha distrutto questo patrimonio nazionale, fino a rendere il massimo campionato un torneo insignificante. Oggi i giocatori della Primera si dividono]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " lang="it-IT" style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>&#8217;accordo, <strong>il calcio italiano è in crisi nera</strong>. La Serie A, un tempo terra promessa per campioni di ogni nazionalità, è attualmente un torneo di secondo piano in Europa: i migliori giocatori, come è normale, preferiscono altri lidi.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">Tuttavia, c&#8217;è chi sta molto peggio. Se guardiamo, per esempio, al <strong>declino totale del campionato argentino</strong>, possiamo forse consolarci. Fino ai primi anni 2000, <strong>la Primera División</strong> era ancora una fucina di talenti e una competizione di buon livello, poi la crisi economica ha distrutto questo patrimonio nazionale, fino a rendere il massimo campionato un torneo insignificante. Oggi i giocatori della Primera si dividono sostanzialmente in tre categorie: 1) i giovanissimi, buttati nella mischia sempre più precocemente e pronti a scappare verso l&#8217;Europa alla prima buona offerta; 2) le vecchie glorie (a volte davvero ex-giocatori) tornate in patria per chiudere la carriera; 3) quelli che, per mancanza di qualità, non sono riusciti a fare il grande salto verso il calcio che conta.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">Ma torniamo all&#8217;età dell&#8217;oro. <strong>A metà dei gloriosi anni &#8217;90 una squadra leggendaria dominò la scena, conquistando vari titoli argentini, una Copa Libertadores e una Supercoppa Sudamericana: il River Plate</strong>. Molti rammenteranno lo scontro tra i <em>Millionarios</em> e la Juventus nella<strong> Coppa Intercontinentale del 1996</strong>, conclusosi con una faticosa vittoria dei bianconeri grazie al gol di Del Piero. Facciamo ancora un passo indietro: all&#8217;inizio degli anni Quaranta il River era una formazione altrettanto imbattibile, caratterizzata da un gioco offensivo e spregiudicato: tutti la chiamavano <em>La Máquina</em> (la macchina). Ricordando le imprese di quella squadra indimenticabile, la stampa ribattezzò il nuovo River <strong><em>La Máquinita</em></strong>. [Che meraviglia questi soprannomi: prima o poi scriverò un pezzo sui piedi magici di Juan Sebastián Verón, detto <em>La Brujita</em> (letteralmente, la streghetta), in continuità con il soprannome del padre Juan Ramón, anch&#8217;egli calciatore dell&#8217;Estudiantes de La Plata: <em>La Bruja</em>.]
<p lang="it-IT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/river-del-piero.jpg"><img class="wp-image-1598 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/river-del-piero-300x242.jpg" alt="river del piero" width="340" height="274" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify"><strong>Sotto la guida del tecnico Ramon Diaz, il club raggiunse uno dei punti più alti della sua storia a cavallo tra il 1995 e il 1997</strong>. Senza elencare gli straordinari risultati raggiunti, basterà citare i nomi di alcuni protagonisti per dare un&#8217;idea della dimensione davvero epica di quel <em>team</em>. [Ho inserito i <em>link</em> ai filmati di alcuni momenti storici: se volete apprezzare appieno questo salto nel passato, guardateli!]
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">A centrocampo i tifosi dei Millionarios potevano godersi <strong>le invenzioni del <em>Payaso</em> Pablo Aimar</strong>, giocatore dall&#8217;eleganza sopraffina che in Europa ha brillato soprattutto nel Valencia bello e sfortunato dell&#8217;<em>Hombre vertical</em> Hèctor Cúper (altro personaggio che meriterebbe ben più di un articolo). <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Mbncd86zd2c" target="_blank">Qui</a> una delle sue perle, ancora più preziosa perché realizzata nel derby contro l&#8217;odiatissimo Boca Juniors. Al suo fianco non poteva mancare un vero mastino, <strong>il cattivissimo Matías Almeyda</strong>, profeta della <em>garra</em> sudamericana (poi faceva anche dei <a href="https://www.youtube.com/watch?v=CAY4zjcWnJk" target="_blank">gol così</a>&#8230;). Profeta sia in patria sia in Italia, dove lo ricordano con piacere i tifosi del Parma e della Lazio. Sempre a metà campo devo per forza menzionare uno dei miei pallini, <strong>Marcelo Gallardo, attuale allenatore della squadra biancorossa</strong> (se volete, ecco <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dlbbyi3EqIQ" target="_blank">uno dei suoi migliori gol</a> con la maglia del River). Splendido centrocampista offensivo, partì dall&#8217;Argentina per formare una coppia micidiale con Ludovic Giuly nel grande Monaco di fine millennio.</p>
<p lang="it-IT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/river-tifo.jpg"><img class="wp-image-1599 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/river-tifo-300x203.jpg" alt="river tifo" width="341" height="231" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify"><strong>Ma era l&#8217;attacco a fare davvero impressione</strong>. Nella stagione 1995-1996 la batteria di trequartisti e punte comprendeva, in ordine sparso: <strong>il <em>Principe</em> Enzo Francescoli</strong>, leggenda del calcio uruguaiano (nonché sosia di Diego Milito), venuto a Buenos Aires a chiudere una carriera eccezionale (guardate <a href="https://www.youtube.com/watch?v=jzD_beyWs_I" target="_blank">qui</a>) ; <strong>Ariel Ortega</strong>, giocatore di classe superiore alla media ma con la carriera rovinata dall&#8217;amore per la bottiglia e da una testa troppo calda (il soprannome <em>Burrito</em>, asinello, vorrà forse dire qualcosa); <strong>Hernan Crespo</strong>, poi divenuto uno degli attaccanti più completi del calcio recente, allora appena uscito dal ricchissimo vivaio del River, come Ortega e Gallardo. Per rinfrescarvi la memoria su che razza di attaccante fosse Crespo, godetevi il suo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=2LbpdUIbgWA" target="_blank">gol </a>contro lo Sporting Cristal in Copa Libertadores. A questi campioni possiamo aggiungere anche <strong>Santiago Solari</strong>, che nell&#8217;Inter non ha lasciato grandi tracce di sé, ma che può comunque vantare una carriera di tutto rispetto, con più di cento partite giocate con la <em>camiseta</em> del Real Madrid.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">Nel 1996 il River fu costretto a cedere Crespo al Parma, lasciando un grosso buco al centro del reparto offensivo. Il <em>bomber</em>, autore di 36 gol in tre anni, venne sostituito niente meno che da <strong>Marcelo Salas</strong> (!) e <strong>Julio Ricardo Cruz</strong>, altri due fenomeni assoluti. Il primo è considerato uno dei migliori calciatori cileni della storia (qui un suo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=mJUumEdc934" target="_blank"><em>golazo</em> </a>nella Supercoppa del 1997), il secondo è sempre vivo nella memoria dei tifosi italiani per la sua efficacia anche quando entrava a partita in corso. Insomma, il River era un concentrato di talento con pochi eguali nella storia del calcio.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify">Come si è intuito da questa breve divagazione romantica, <strong>anche in quegli anni i migliori giocatori argentini partivano in massa verso il calcio europeo, ma, di solito, solo dopo essersi seriamente affermati in patria</strong>. <strong>La qualità dei settori giovanili locali faceva il resto</strong>, sfornando costantemente nuove nidiate di campioni da consegnare alla storia del calcio e alla nostalgia degli appassionati. Ah, quanto era forte Gallardo&#8230;</p>
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		<title>Dal web alla carta: Sin Título di Cameron Stewart</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 22:11:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da qualche settimana è disponibile nelle librerie italiane una bella edizione del romanzo grafico Sin Título di Cameron Stewart: un libro davvero interessante che non ha mancato di suscitare la mia attenzione (e di mettere in pericolo il mio portafogli). L&#8217;autore canadese, già noto nel mondo del fumetto americano per la sua collaborazione a serie importanti come la Catwoman di Ed Brubaker e il Batman e Robin di Grant Morrison, ha iniziato questo progetto nel lontano 2007, pubblicando progressivamente le tavole su un apposito sito internet. Il fumetto, liberamente accessibile, è così cresciuto sotto gli occhi dei lettori fino al compimento]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span lang="it-IT"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a qualche settimana è disponibile nelle librerie italiane una bella edizione del <strong>romanzo grafico <em>Sin T</em></strong></span><strong><em><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span lang="it-IT">í</span></span></em></strong><span lang="it-IT"><strong><em>tulo</em> di Cameron Stewart</strong>: un libro davvero interessante che non ha mancato di suscitare la mia attenzione (e di mettere in pericolo il mio portafogli). L&#8217;autore canadese, già noto nel mondo del fumetto americano per la sua collaborazione a serie importanti come la <strong><em>Catwoman</em> di Ed Brubaker</strong> e il <strong><em>Batman e Robin</em> di Grant Morrison</strong>, ha iniziato questo progetto nel lontano 2007, <strong>pubblicando progressivamente le tavole su un apposito sito internet</strong>. Il fumetto, liberamente accessibile, è così cresciuto sotto gli occhi dei lettori fino al compimento definitivo. Baciata da un ottimo successo di critica e di pubblico, l&#8217;opera è stata insignita di vari premi, tra cui il prestigioso <strong>Eisner Award</strong> 2010 come &#8220;Best Digital Comic&#8221;. <strong>Nonostante la pubblicazione su carta, <em>Sin T</em></strong></span><strong><em><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span lang="it-IT">í</span></span></em><span lang="it-IT"><em>tulo</em> è ancora interamente leggibile <em><a href="http://www.sintitulocomic.com/2007/06/17/page-01/" target="_blank">online</a></em></span></strong><span lang="it-IT">.</span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/sin-titulo-copertina.jpg"><img class="wp-image-1564 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/sin-titulo-copertina-300x167.jpg" alt="sin titulo copertina" width="340" height="189" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Almeno in origine, quindi, <em>Sin T<span style="font-family: Arial, sans-serif">í</span>tulo</em> era uno dei tanti esempi di <strong><em>web-comic</em></strong> – cioè lavori grafici pubblicati esclusivamente <em>online</em> – che si sono moltiplicati negli ultimi anni. Le nuove tecnologie hanno permesso a chiunque di mettere a disposizione del pubblico le proprie realizzazioni, ma la grande abbondanza dell&#8217;offerta, peraltro non sempre di alta qualità, ha fatto sì che solo un numero esiguo di autori si sia veramente giovato di questa forma di distribuzione, sia a livello di notorietà, sia a livello economico. Per fare un esempio eclatante di successo nato dalla pubblicazione sul <em>web</em> si può ricordare l&#8217;americano <strong><a href="http://scottmccloud.com/" target="_blank">Scott McCloud</a></strong>, sempre attivissimo (e lodatissimo) con i suoi lavori tra il teorico e lo sperimentale. In Italia, non si può fare a meno di citare <strong>Zerocalcare</strong>, che deve molta della sua fama al <a href="http://www.zerocalcare.it/" target="_blank">blog</a> avviato nel 2011.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Cameron Stewart fa parte del ristrettissimo gruppo di autori che sono riusciti ad emergere, e aggiungerei con merito, dal <em>mare magnum</em> di internet</strong>. Il <em>graphic novel</em> ha infatti il potere di coinvolgere immediatamente il lettore e di tenerne sempre alta l&#8217;attenzione grazie ai continui colpi di scena. Il protagonista è Alex Mackay, un uomo che vive una vita monotona e insignificante, almeno fino alla scoperta della morte del nonno, avvenuta tempo prima ma mai notificata al nipote. Da questo fatto e dal conseguente ritrovamento di una fotografia che ritrae il defunto con una donna sconosciuta ha inizio una spirale inarrestabile di avvenimenti inspiegabili e di rivelazioni sconcertanti. Forse proprio per allontanarsi dalla propria deludente esistenza, <strong>Alex si tuffa a capofitto negli enigmi</strong> che emergono uno dopo l&#8217;altro, trascurando del tutto le sue attività quotidiane e trovandosi, in breve, senza più un lavoro né una compagna. Le nuove ed inaspettate avventure, che prendono presto <strong>una piega violenta e drammatica</strong>, costringono il protagonista a ripensare al proprio passato e alle scelte, spesso sbagliate, che lo hanno contraddistinto. <strong>All&#8217;assoluta chiarezza del tratto si contrappone l&#8217;oscurità della trama</strong>: la continua alternanza tra realtà e allucinazione fa presto perdere ogni certezza tanto ad Alex quanto al lettore. Non mancano alcune parentesi pienamente filosofiche, in cui vengono discusse questioni sempre attuali, come la differenza tra creazione e imitazione.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/sin-titulo-1.jpg"><img class="wp-image-1565 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/sin-titulo-1-300x222.jpg" alt="sin titulo 1" width="334" height="247" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>La struttura del fumetto è fortemente cinematografica</strong>: ogni pagina è suddivisa in una griglia di otto vignette delle stesse dimensioni, come in un rigoroso <strong><em>storyboard</em></strong>. La storia ha l&#8217;impianto di un film d&#8217;azione e di mistero, in cui più si prosegue e più si è mossi dal desiderio di sapere come finirà. Ed <strong>è forse proprio il finale a costituire il punto debole di tutta l&#8217;operazione</strong>: dopo molte pagine di piacevolissima tensione, la soluzione della vicenda appare un po&#8217; debole, anche se non priva di fascino. <strong>I paragoni tra il fumetto di Stewart e i film di David Lynch si sono sprecati</strong>, tuttavia mi pare che proprio <strong>il finale troppo esplicativo</strong> costituisca la differenza principale con il modello: il regista americano, infatti, non fornisce mai un chiarimento definitivo sugli enigmi di cui le sue pellicole sono disseminate, lasciando sempre aperto uno spazio di ambiguità. Qui invece compare un personaggio (non dico chi sia, niente <em>spoiler</em>) che, quasi svolgendo la funzione di <em>deus ex machina</em>, svela il segreto che ha mosso tutta la storia, <strong>escludendo di fatto ogni spiegazione alternativa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Al di là di questo difetto – che per altri lettori potrebbe benissimo essere invece un pregio – il giudizio su <em>Sin T<span style="font-family: Arial, sans-serif">í</span>tulo</em> è certamente positivo: l&#8217;opera merita almeno una lettura, tanto più che è gratis!</p>
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		<title>Quando un uomo padano incontra un uomo di colore&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2015 17:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[commenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra i tanti privilegi che l&#8217;età contemporanea ci offre c&#8217;è anche la possibilità di soddisfare senza alcuno sforzo gli impulsi masochistici che, prima o poi, emergono in ciascuno di noi. Chi vuole farsi del male può scegliere tra una vasta gamma di perversioni, che vanno dall&#8217;uso delle droghe sintetiche al gioco d&#8217;azzardo online, fino all&#8217;ultimo stadio dell&#8217;autolesionismo, il tifo per l&#8217;Inter. Personalmente, mi piace annichilirmi con metodi meno scontati (a parte l&#8217;Inter, frutto di una infausta scelta giovanile), contemplando il degrado civile e culturale della popolazione italiana. Voglio però mettere in chiaro che non sono il solito nostalgico di un&#8217;inesistente]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="T" class="cap"><span>T</span></span>ra i tanti privilegi che l&#8217;età contemporanea ci offre c&#8217;è anche la possibilità di soddisfare senza alcuno sforzo <strong>gli impulsi masochistici</strong> che, prima o poi, emergono in ciascuno di noi. Chi vuole farsi del male può scegliere tra una vasta gamma di perversioni, che vanno dall&#8217;uso delle droghe sintetiche al gioco d&#8217;azzardo <em>online</em>, fino all&#8217;ultimo stadio dell&#8217;autolesionismo, il tifo per l&#8217;Inter. Personalmente, mi piace annichilirmi con metodi meno scontati (a parte l&#8217;Inter, frutto di una infausta scelta giovanile), contemplando il degrado civile e culturale della popolazione italiana. Voglio però mettere in chiaro che non sono il solito nostalgico di un&#8217;inesistente età felice: da buon seguace di <strong>Giacomo da Recanati</strong>, nutro ben poca fiducia nella razza umana.</p>
<p style="text-align: justify">Orbene, anch&#8217;io talvolta mi sottopongo volontariamente ad alcune forme di tortura, fino al momento in cui uno sprazzo di ragione mi dice di smettere: allora torno, con un senso di colpevolezza, alle mie occupazioni. <strong>È un po&#8217; come quando si passa vicino al luogo di un incidente</strong>: sai che non dovresti fermarti a guardare, ma almeno un&#8217;occhiata in cerca di morti o feriti ti scappa sempre. Gli anglosassoni lo chiamerebbero <em>guilty pleasure</em>. Molti dei miei vizi nascosti hanno in comune un soggetto, che non nominerò per non soddisfare il suo costante desiderio di occupare i media, ma che definirò, enigmaticamente, mediante i seguenti indizi: <strong>è il leader di un partito politico che ha il suo baricentro nel nord Italia, ha una passione smodata per le felpe e per la toponomastica (spesso abbinate), le sue iniziali sono M. S</strong>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/felpa.jpg"><img class="wp-image-1405 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/felpa-300x225.jpg" alt="felpa" width="360" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Dopo essermi accertato che nessuno mi stia guardando, mi piace accedere alla <strong>pagina Facebook</strong> del suddetto e scorrere i commenti ai suoi numerosissimi post: so che non dovrei, ma la rotella del mouse mi attrae inesorabilmente e mi spinge, quasi sempre, ad arrivare fino in fondo alla sequela di opinioni, insulti, frasi sconnesse. So bene che quella di M. S. è una ben precisa strategia comunicativa, alla quale non bisogna mai cedere, perché ogni clic ottenuto è un sostegno indiretto alla sua “causa”: purtroppo, come cantavano gli Human League, <em><strong>I&#8217;m only human</strong> / Of flesh and blood I&#8217;m made / Human / Born to make mistakes.</em></p>
<p style="text-align: justify">Ma arriviamo all&#8217;occasione specifica che mi ha spinto a rompere il muro del silenzio e a confessare il mio problema davanti a voi, ipotetico gruppo di sostegno per masochisti cronici. Ieri sera <strong>Hamissou, un caro amico originario del Niger</strong>, ha preso parte alla trasmissione “La Gabbia” su <strong>La7</strong>, sedendo tra il chiassoso pubblico che ogni settimana osanna o insulta i politici di turno. Ora, da amico quale sono non posso che fargli un bonario rimprovero per avere partecipato ad una delle trasmissioni più becere dell&#8217;intero panorama televisivo nostrano. La puntata di ieri si intitolava “Senza capo né coda”, formula che ho voluto interpretare come un bellissimo momento di autocritica da parte degli autori del programma.</p>
<p style="text-align: justify">Vi racconto, in breve, che cosa è successo: Hamissou è intervenuto per <strong>criticare la posizione leghista</strong>, che sovrappone strumentalmente i problemi dell&#8217;immigrazione a quelli del terrorismo per generare timore nelle persone. Si tratta di problemi reali, su cui non intendo fare un&#8217;analisi superficiale: in sostanza, non abbraccio né il populismo squallido né il terzomondismo militante. Dopo questo preambolo, il ragazzo ha provocatoriamente chiesto all&#8217;uomo con la felpa <strong>che cosa avrebbe fatto nel caso in cui sua figlia si fosse innamorata di un clandestino</strong>. Il politico padano ha risposto che nel futuro dei suoi sogni immagina un&#8217;Italia guidata da sé medesimo, completamente libera da immigrati irregolari (non è stato chiarito se la visione prevedesse una Penisola ancora unita oppure divisa in due dal corso del Grande Fiume). E fin qui, per quanto tali posizioni siano criticabili, non c&#8217;è nulla da dire: la risposta era ampiamente prevedibile. Il video è <a href="http://www.la7.it/la-gabbia/rivedila7/senza-capo-n%C3%A9-coda-26-01-2015-145753" target="_blank">qui</a> (minuto 1: 34: 30).</p>
<p style="text-align: justify">Il problema è che il capopopolo nordico non ha mancato di pubblicare su FB un post sull&#8217;episodio:</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/screenshot.png"><img class="wp-image-1402 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/screenshot-300x143.png" alt="screenshot" width="403" height="192" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Come di consueto, nelle sue parole traspare <strong>un velato disprezzo</strong> per l&#8217;uomo nero, “l&#8217;immigrato”, ma non si sconfina nell&#8217;insulto o nell&#8217;aggressione verbale. Il nostro M. S. sa benissimo che <strong>a quello penseranno i suoi <em>fan</em></strong>: il suo scopo è solo quello di vellicare gli istinti della platea, che, dal canto suo, non perde mai l&#8217;occasione per sfogare le proprie frustrazioni sul malcapitato di turno. <strong>I <em>social network</em>, come è noto, annullano le inibizioni di molti</strong>, spingendoli a scrivere cose che io mi vergognerei anche solo di pensare. Ma non siamo qui per fare sociologia spicciola: vi voglio solo rendere partecipi delle delizie sfornate dai follower del comandante celtico. Lo so, è come sparare sulla Croce Rossa, ma ormai sapete dei miei disturbi. Nella valanga di commenti si leggono anche molte parole di sostegno al ragazzo africano: parole spesso piene di luoghi comuni, ma qui vogliamo parlare della gran massa di persone che esprime un sorprendente automatismo mentale: <strong>AFRICANO = CLANDESTINO = MUSULMANO = TERRORISTA = SCIMMIA (O TOPO)</strong>. Peccato che Hamissou sia in Italia per studiare (frequenta la facoltà di Giurisprudenza) e non sia affatto musulmano.</p>
<p style="text-align: justify">La ricorrenza delle stesse argomentazioni è sorprendente e ne darò solo un piccolo saggio:</p>
<p style="text-align: center"><strong>Argomentazione 1 – E se tua figlia si mettesse con un cristiano? (Credo che Hamissou ne sarebbe felice)</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Chiedigli se sua figlia dovesse cambiare religione cosa farebbe&#8230;&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Xchè non hai chiesto se sua sorella si innamora di un cattolico lui cosa fa?</em></p>
<p style="text-align: center"><strong>Argomentazione 2 – Direttamente legata alla precedente: nei vostri paesi le donne vengono sottomesse e uccise.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Dovevi dirgli che i suoi fratelli immigrati uccidono e sepelliscono in giardino i figli che si innamorano di un/una occidentale, e anche perché si vestono e vivono all&#8217;occidentale.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Rispondigli che non sei tu che imponi i matrimoni alle figlie ma loro e la loro cultura</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Io mi chiedo cosa farebbe lui se SUA figlia si innamorasse di un cristiano. Probabilmente verrebbe uccisa&#8230;.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Vengono a darci lezioni di vita, quando nei loro paesi per qualunque azione che ritengono contro la loro fede religiosa, ti condannano a morte! Vigliacchi!</em></p>
<p style="text-align: center"><strong>Argomentazione 3 – Non vale la pena di parlare con queste creature subumane.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>ma che si vergognino alla Gabbia a far parlare sti zulu merdosi&#8230;.ma Matteo merita altri interlocitori non ste mxxxe&#8230;e che ca&#8230;.voli&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>L&#8217;arroganza di quel &#8221; signore&#8221; nero non mi sta bene. Però mi sarebbe piaciuto vederlo contro un politico o un militare della sua Nazione. Da li scappano come topi, poi vengono in Italia e si vestono da Leoni. Sempre un topo é!!!</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Lui italiano ? Non sei italiano solo se ci vivi e hai la cittadinanza , caro il mio cioccolatino &#8230;.eh che cavolo!!!! Domande della giungla&#8230;aiuto !!!!</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>be c é chi si fa i cavalli e chi i negroidi&#8230;it s the same..</em></p>
<p style="text-align: center"><strong>Argomentazione 4 – Torna al tuo paese, baluba.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Immigrato che insulta in pubblico e in TV&#8230;&#8230;lasciamo stare chi insulta&#8230;magari potremmo essere di parte&#8230;..COSTUI SI PERMETTE DI INSULTARE IN ITALIA UN ITALIANO? MA CHI CAXXO è QUESTO??? A CALCI NEL CULO AL SUO PAESE&#8230;&#8230;.PRIMA IMPARA L&#8217;EDUCAZIONE E POI SE RIMANE AL SUO PAESE è MEGLIO&#8230;&#8230;!!!!!</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>e questi vorrebbero essere italiani &#8230; ????? via via sciò &#8230; che tornino da sono venuti.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Speriamo di riuscire a cacciare via anche te nel frattempo, zulu&#8217;</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>L&#8217;immigrato clandestino pensasse a levarsi dalle palle e a lasciar posto a chi in questo paese c&#8217;è nato ! Grazie !!</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>6 GRANDE SALVINI. VANNO CACCIATI A CALCI IN CULO</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Salvini cacciali tutti a ste merde</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Speriamo. . Perché anche io ho una figlia femmina. &#8230;che per ovvi motivi frequenta una scuola cattolica privata dove il crocifisso si trova al proprio posto dove religione si fa&#8230;.è dove è quasi impossibile trovarsi come compagni di banco extra comunitari e impossibile mussulmani!</em></p>
<p style="text-align: center"><strong>Argomentazione 5 – Sterminiamoli!</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Se mia figlia porta un mussulmano in casa mia lo uccido, io andrò in galera, ma lei forse sarà salva</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Io avrei risposto: le spezzo le gambe!! Tutti fuori dai coglioni, i clandestini e soprattutto i comunisti che sono una piaga peggio dell&#8217;islam!</em></p>
<p style="text-align: center"><strong>Argomentazione 6 – Quando c&#8217;era LUI queste cose non succedevano</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Vai come quando c&#8217;era mussolini col gazzo che entravano i clandestini</em></p>
<p style="text-align: justify">Al termine di questa piacevole galleria non posso che sentirmi pervaso da un <strong>rinnovato spirito patriottico</strong>: come recita lo slogan di EXPO 2105, il nostro è proprio un Paese<strong><em> very bello</em></strong>!</p>
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		<title>Un&#8217;eterna adolescenza torbida. Arriva Sugar skull di Charles Burns</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 10:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Index Fumettorum]]></category>
		<category><![CDATA[big baby]]></category>
		<category><![CDATA[black hole]]></category>
		<category><![CDATA[charles burns]]></category>
		<category><![CDATA[graphic novel]]></category>
		<category><![CDATA[sugar skull]]></category>
		<category><![CDATA[the hive]]></category>
		<category><![CDATA[x'ed out]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;attesa sta per finire. Rispettando una tradizione fatta di tempi lunghissimi tra un lavoro e l&#8217;altro, il fumettista americano Charles Burns ha pubblicato in patria Sugar skull (l&#8217;edizione italiana è in arrivo nelle prossime settimane), ultima parte di una trilogia iniziata nel 2011 con X&#8217;ed out e proseguita nel 2012 con il secondo capitolo, The hive. L&#8217;uscita consentirà, finalmente, di dare un giudizio definitivo sul progetto che ha impegnato l&#8217;autore negli ultimi anni, ma pure di fare un bilancio più generale sulla direzione intrapresa dalla sua attività fumettistica. Charles Burns, per chi non ha familiarità con il fumetto americano underground,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>&#8217;attesa sta per finire. Rispettando una tradizione fatta di tempi lunghissimi tra un lavoro e l&#8217;altro, <strong>il fumettista americano Charles Burns ha pubblicato in patria </strong></span><strong><span lang="it-IT"><i>Sugar skull </i></span></strong><span lang="it-IT">(l&#8217;edizione italiana è in arrivo nelle prossime settimane)</span><span lang="it-IT">, <strong>ultima parte di una trilogia iniziata nel 2011 con </strong></span><strong><span lang="it-IT"><i>X&#8217;ed out</i></span><span lang="it-IT"> e proseguita nel 2012 con il secondo capitolo, </span><span lang="it-IT"><i>The hive</i></span></strong><span lang="it-IT">. L&#8217;uscita consentirà, finalmente, di dare un giudizio definitivo sul progetto che ha impegnato l&#8217;autore negli ultimi anni, ma pure di fare un bilancio più generale sulla direzione intrapresa dalla sua attività fumettistica.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Charles Burns, per chi non ha familiarità con il fumetto americano </span><span lang="it-IT"><i>underground</i></span><span lang="it-IT">, è stato uno degli artisti più significativi tra anni &#8217;90 e anni Zero: <strong>il suo </strong></span><strong><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT"> è universalmente riconosciuto come una pietra miliare del genere </span><span lang="it-IT"><i>graphic</i></span></strong><span lang="it-IT">. La trilogia di </span><span lang="it-IT"><i>X&#8217;ed out</i></span><span lang="it-IT">, prima pubblicazione dopo il capolavoro, è stata guardata con curiosità da critici e fan, ansiosi di scoprire se la nuova uscita avrebbe seguito la traccia della precedente oppure avrebbe battuto altre strade. Domande legittime, se si considera che Burns è stato spesso accusato di “raccontare sempre la stessa storia”. Col passare del tempo, però, mi pare che emerga con sempre maggiore chiarezza il ruolo centrale di </span><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT"> nella sua carriera fumettistica: guardando indietro, è difficile non considerare le opere precedenti, in particolare le storie poi raccolte nel volume </span><strong><span lang="it-IT"><i>Big baby</i></span></strong><span lang="it-IT">, come “preparatorie” rispetto al capolavoro. In esse emergono già, anche se con minore incisività, i tratti tipici di tutte le opere burnsiane, che potremmo sintetizzare come un sapiente miscuglio di </span><span lang="it-IT"><i>horror</i></span><span lang="it-IT"> e travagli adolescenziali. Tematiche che trovano un&#8217;espressione più compiuta in </span><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT">, una </span><span lang="it-IT"><i>horror story</i></span><span lang="it-IT"> non tradizionale, ricchissima di significati più o meno nascosti, celati sotto una coltre di immagini simboliche e ricorrenti. Una continua sfida visuale al lettore, chiamato ad un lavoro supplementare rispetto al semplice passaggio da una vignetta all&#8217;altra (un&#8217;analisi di alto livello su </span><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT"> la trovate <a href="http://www.english.ufl.edu/imagetext/archives/v2_1/reviews/raney.shtml" target="_blank">qui</a>).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/charles-burns.jpg"><img class=" wp-image-1007 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/charles-burns-300x225.jpg" alt="charles burns" width="319" height="239" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Nei primi due capitoli della nuova trilogia sembrano convivere due spinte opposte, una innovatrice e una conservatrice, con una prevalenza delle permanenze rispetto alle rimozioni. Burns infatti racconta ancora una volta “la stessa storia”, mostrando però fin dalle prime tavole alcuni elementi di novità. Gli ingredienti di base del nuovo lavoro sono i medesimi del precedente: <strong>storie di adolescenti che si ritrovano in situazioni allucinate e inquietanti</strong>, con le normali paure legate alla crescita e alle nuove esperienze (sesso e droga in particolare) che si legano in modo malsano a timori molto più grandi, del tutto impossibili da affrontare. Il protagonista è Doug, un ragazzo ossessionato da visioni notturne che si ripetono sempre uguali, portando alla luce aspetti nascosti e dolorosi del suo passato. Un susseguirsi di immagini spaventose ma fin troppo reali, contro cui le pillole non possono fare nulla</span>. <span lang="it-IT">Come al solito l’autore riesce a trascinarci in una dimensione estremamente sgradevole, mettendoci nei panni di un </span><span lang="it-IT"><i>teenager</i></span><span lang="it-IT"> che, come molti suoi coetanei, si sente sempre fuori posto, inadatto a stare con gli altri.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/xed-out-burns.jpg"><img class=" wp-image-1006 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/xed-out-burns-300x132.jpg" alt="x'ed out burns" width="382" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">La differenza principale con i precedenti consiste, ovviamente, nell&#8217;uso del colore, per di più sempre sgargiante, al posto del bianco e nero; i disegni seguono invece il tradizionale stile di Burns, che deve molto alla </span><span lang="it-IT"><i>Pop art</i></span><span lang="it-IT"> americana (da <strong>Roy Lichtenstein</strong> in giù). A livello di contenuto, si nota una componente molto più decisa di citazionismo: i riferimenti più marcati sono ad alcuni classici del fumetto (nei suoi deliri psichedelici il protagonista ha le fattezze di <strong>Tin Tin</strong>) e della letteratura (in più di un&#8217;occasione viene nominato <strong>William Borroughs</strong>). È poi evidente la maggiore presenza di aspetti onirici-allucinatori, che arrivano ad occupare la maggior parte della storia, rendendola ancor più enigmatica delle precedenti: solo con l&#8217;ultimo capitolo la matassa verrà, forse, sbrogliata e la complessa rete di simboli ricorsivi troverà una spiegazione coerente. Tutto o quasi è raccontato attraverso il filtro del delirio o della visione, eliminando quasi completamente gli aspetti </span><span lang="it-IT"><i>thrilling</i></span><span lang="it-IT"> presenti in </span><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT">. <strong>Era proprio il bilanciamento perfetto tra sogno e azione a rendere </strong></span><strong><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span></strong><span lang="it-IT"><strong> un&#8217;opera godibile a più livelli, come è proprio dei capolavori letterari</strong>. Il </span><span lang="it-IT"><i>graphic novel</i></span><span lang="it-IT"> può essere letto semplicemente come un&#8217;avvincente storia di mostri, omicidi e malattie misteriose, ma ad un lettore più attento è lasciata la possibilità di esplorare la sua ricchezza iconografica e di creare autonomamente dei collegamenti, scoprendo una fitta rete di messaggi nascosti. Per il momento, ma aspettiamo la conclusione per sbilanciarci, </span><span lang="it-IT"><i>X&#8217;ed out</i></span><span lang="it-IT"> non è arrivato a questi livelli: l&#8217;impatto visivo è eccezionale, ma nel complesso il </span><span lang="it-IT"><i>puzzle</i></span><span lang="it-IT"> fatto di conscio e di inconscio e la continua sfida al lettore per mezzo di indizi e allusioni hanno un che di manieristico. Ma da Charles Burns ci aspettiamo un guizzo finale che spazzi via tutte le discussioni e metta il sigillo su un progetto ambizioso e affascinante.</span></p>
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		<title>Si salvi chi può! (dalla Serie B)</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2015 13:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come è normale, ogni giorno fiumi di inchiostro vengono versati sul testa a testa per lo scudetto tra Juventus e Roma (scontro che, a mio parere, ha preso una piega decisiva nelle ultime giornate&#8230;) e sulla grande ammucchiata di squadre che battagliano per entrare nelle coppe europee (e qui ogni pronostico sarebbe più che azzardato). C&#8217;è invece poca attenzione sulla lotta per la salvezza, che mai come quest&#8217;anno sembra essere povera di spunti interessanti. Al termine del girone d&#8217;andata penso che ci siano elementi di giudizio sufficienti per lanciarmi in qualche previsione, sperando di non essere miseramente smentito dai fatti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " lang="it-IT" style="text-align: justify;"><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>ome è normale, ogni giorno fiumi di inchiostro vengono versati sul <strong>testa a testa per lo scudetto tra Juventus e Roma</strong> (scontro che, a mio parere, ha preso una piega decisiva nelle ultime giornate&#8230;) e sulla grande ammucchiata di squadre che battagliano per entrare nelle <strong>coppe europee</strong> (e qui ogni pronostico sarebbe più che azzardato). C&#8217;è invece <strong>poca attenzione sulla lotta per la salvezza</strong>, che mai come quest&#8217;anno sembra essere povera di spunti interessanti. Al termine del girone d&#8217;andata penso che ci siano elementi di giudizio sufficienti per lanciarmi in qualche previsione, sperando di non essere miseramente smentito dai fatti.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">Il basso livello ormai raggiunto dal campionato di Serie A ha fatto sì che la fatidica “quota salvezza” sia drasticamente scesa sotto i canonici 40 punti. <strong>Venti squadre nel massimo campionato sono decisamente troppe</strong>: ogni anno almeno un paio di compagini si dimostrano non all&#8217;altezza della categoria, finendo staccatissime da tutte le altre. Lo scorso anno il Sassuolo si è salvato racimolando la miseria di 34 punti e le proiezioni per quest&#8217;anno non fanno sperare in nulla di meglio, visto che al giro di boa la quota salvezza è ferma a soli 18 punti (quelli del Chievo quartultimo). Ecco cosa penso delle squadre che occupano le ultime posizioni in classifica, consapevole che altri club, oggi tranquilli, potrebbero rimanere invischiati in fondo al gruppo dopo qualche risultato negativo.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>CESENA</strong> (9 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">La squadra materasso del campionato. Nonostante il sostegno di un grande pubblico, il Cesena si è presentato ai nastri di partenza con un <strong>organico ampiamente inadeguato</strong> per la categoria: vani, per ora, i tentativi di rimediare in corsa, con l&#8217;ingaggio di un presunto bomber come <strong>Hugo Almeida</strong>, addirittura già ai saluti dopo una manciata di partite e zero goal. Probabilmente era svincolato per un motivo. La squadra, che ha vinto una sola partita, chiuderà all&#8217;ultimo posto. <strong>ULTIMI</strong>.</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>PARMA</strong> (9 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">I gialloblu rischiano seriamente di fare un testa-coda riuscito a pochi: dal posto in <strong>Europa League</strong> conquistato sul campo la scorsa primavera, poi sfumato per questioni fiscali, alla <strong>Serie B</strong> nel giro di un anno. Ricordo solo un caso simile, quello del Chievo Verona 2006/2007: dopo lo scandalo di Calciopoli, i clivensi si ritrovarono a disputare il turno preliminare di Champions League, da cui uscirono sconfitti. Dopo l&#8217;immediata eliminazione anche in Coppa UEFA, la stagione proseguì nel peggiore dei modi, concludendosi con una inaspettata retrocessione. Il Parma di quest&#8217;anno <strong>ha pagato il disimpegno dell&#8217;ex presidente Ghirardi</strong>, disgustato dal trattamento riservatogli dalla giustizia sportiva. Ne è seguito un grande caos, tra annunci e smentite sull&#8217;acquisto della società: pare che il nuovo presidente sarà l&#8217;albanese <strong>Rezart Taçi</strong>. La dirigenza è attivissima sul mercato per cercare di porre rimedio ad una situazione ormai disperata, con soli 9 punti all&#8217;attivo (sarebbero 10, ma c&#8217;è una penalizzazione di un punto). Già messi a segno un paio di colpi in entrata (Nocerino e Gonzalez), si parla ora di operazioni di alto profilo, almeno per la situazione del Parma: nomi come Rodriguez (dall&#8217;Ateltico Madrid) e Varela (dal Porto) non lasciano indifferenti e porterebbero certamente aiuto ad una rosa poverissima di giocatori di qualità, se si esclude Cassano. La zona salvezza è distante 9 punti, lontana ma raggiungibile con una serie di risultati positivi. Tuttavia, anche tenendo conto dei tempi necessari ai nuovi per inserirsi, mi sbilancio e dico che il Parma lotterà fino all&#8217;ultimo ma non si salverà. <strong>IN B AL 99,9%</strong></p>
<p lang="it-IT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/parma-calcio.jpg"><img class="wp-image-992 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/parma-calcio-300x199.jpg" alt="parma calcio" width="329" height="218" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>CAGLIARI</strong> (16 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">Quanta confusione in terra sarda! <strong>Zeman</strong> pretende una rivoluzione in estate e rastrella molti giovani di grandi prospettive, per poi fallire miseramente. In Serie A, specie nelle zone basse della classifica, l&#8217;esperienza è indispensabile per portare a casa i risultati. Il nuovo allenatore Zola farà il possibile per salvare una squadra costruita con poco criterio. Sarà dura, anche se le squadre davanti non sono così distanti. La lotta per la salvezza non è, di solito, un mestiere per giovani: per mettere in fila i punti, sudati, necessari per restare nel massimo campionato, <strong>servono gli uomini “di mestiere”</strong>. Si è già visto un cambio di rotta in questo senso con la sostituzione del giovanissimo portiere Cragno con il più esperto Brkic. <strong>IN B AL 40%</strong></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>CHIEVO VERONA</strong> (18 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">Partenza disastrosa, ma l&#8217;avvicendamento in panchina, con l&#8217;arrivo di <strong>Rolando Maran</strong>, pare avere almeno parzialmente sistemato le cose. Qualità media dei giocatori non eccelsa e solito atteggiamento tignoso, soprattutto in casa, che permette di “rubare” un punto qua e uno là: poco spettacolare, ma spesso efficace. Come è ormai consuetudine, <strong>il Chievo lotta per la salvezza con le sue armi</strong>: personalmente, penso che ci riusciranno ancora una volta: hanno uomini che sanno come si fa. <strong>IN B AL 20%</strong></p>
<p lang="it-IT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/chievo-verona.jpg"><img class="size-medium wp-image-993 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/chievo-verona-300x225.jpg" alt="chievo verona" width="300" height="225" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>EMPOLI</strong> (19 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">Un vero miracolo sportivo. Praticamente con la stessa squadra dello scorso anno (in Serie B), l&#8217;Empoli impressiona sempre per l&#8217;<strong>organizzazione di gioco perfetta</strong>. A parte qualche eccezione, la qualità individuale dei giocatori è bassa, ma mai come in questo caso è il collettivo a fare la differenza. I pochi goal segnati sono il cruccio principale; d&#8217;altronde, è difficile aspettarsi valanghe di reti da un attacco formato da esordienti della categoria come Pucciarelli o da vecchie volpi molto stagionate come Maccarone e Tavano. Un prodigio di programmazione (l&#8217;esatto contrario del Cagliari), per di più a bassissimo costo, che meriterebbe la salvezza più di chiunque altro. <strong>IN B AL 40%</strong></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>ATALANTA</strong> (20 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">Squadra solida, come sempre, che quest&#8217;anno sta pagando la partenza del suo miglior giocatore, <strong>Bonaventura</strong>, non adeguatamente sostituito (ma a trovarne di centrocampisti così&#8230;.). Altra debolezza è la <strong>sterilità offensiva</strong>: Denis, nonostante il goal al Milan nell&#8217;ultima giornata, sembra avviato sul viale del tramonto, Boakye è ancora acerbo e Bianchi non sa più come si segna. Così è dura fare punti, ma nonostante tutto i ragazzi di Colantuono sono in perfetta media-salvezza; se dal mercato arrivasse qualche goal in più ci sarebbero i presupposti per una seconda metà di campionato molto serena. <strong>SALVI</strong></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>HELLAS VERONA</strong> (21 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>Se ne vanno i migliori talenti</strong> (Iturbe e Jorginho, ceduto a gennaio dello scorso anno) e la squadra soffre. Il presidente Setti, che ha battibeccato con l&#8217;allenatore Mandorlini lamentandosi dell&#8217;atteggiamento rinunciatario dei suoi, dovrebbe sapere che con questa rosa è difficile pensare di replicare la straordinaria stagione dell&#8217;anno scorso, quando l&#8217;allora neopromosso Verona fu una delle note più liete della Serie A. La permanenza nella massima categoria arriverà, anche perché con uno come <strong>Luca Toni</strong> in attacco non c&#8217;è niente da temere. I goal pesanti, come sempre, li farà lui. <strong>SALVI</strong></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;"><strong>TORINO</strong> (22 punti)</p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;">La squadra che non ti aspetti. Il <strong>gravoso impegno in Europa League</strong>, affrontato con una rosa non abbastanza ampia, ha certamente tolto dei punti ai granata. Come l&#8217;Atalanta, fatica a segnare: insieme a <strong>Quagliarella</strong>, che ha interrotto la sua lunghissima pausa in fase realizzativa solo nell&#8217;ultimo match dell&#8217;andata, il miglior marcatore è il difensore centrale <strong>Glik</strong>: 5 goal a testa, per un totale di 10 sui 16 realizzati dal Toro. Si salveranno tranquillamente: ci si poteva aspettare di più, ma bisogna ricordare che in estate se ne sono andati i due migliori interpreti della scorsa stagione, Cerci e Immobile. <strong>SALVI</strong></p>
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		<title>Giornalismo grafico, direzioni diverse. Il caso di Guy Delisle</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2015 10:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quasi tutti gli articoli che si propongono di parlare del Graphic journalism (o Comics journalism) mettono da subito l&#8217;accento sulla freschezza di questa forma espressiva e sulla sua prorompente carica innovativa. Cercherò di evitare il luogo comune facendo notare che il genere è sicuramente giovane, ma di certo non appena nato, se si tiene conto che Palestina di Joe Sacco, vero caposaldo del reportage disegnato, è stato pubblicato per la prima volta tra il 1993 e il 1995. Più che della faticosa affermazione del giornalismo a fumetti, bisognerebbe ormai discutere della sua istituzionalizzazione, dato che oggi esso trova spazio anche sulle]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " lang="it-IT" style="text-align: justify;" align="LEFT"><span title="Q" class="cap"><span>Q</span></span>uasi tutti gli articoli che si propongono di parlare del <i><b>Graphic journalism</b></i> (o <i><b>Comics journalism</b></i>) mettono da subito l&#8217;accento sulla freschezza di questa forma espressiva e sulla sua prorompente carica innovativa. Cercherò di evitare il luogo comune facendo notare che <b>il genere è sicuramente giovane, ma di certo non appena nato</b>, se si tiene conto che <i><b>Palestina</b></i><b> di Joe Sacco</b>, vero caposaldo del <i>reportage</i> disegnato, è stato pubblicato per la prima volta tra il 1993 e il 1995. Più che della faticosa affermazione del giornalismo a fumetti, bisognerebbe ormai discutere della sua istituzionalizzazione, dato che oggi esso trova spazio anche sulle pagine di prestigiosi quotidiani (soprattutto nel mondo anglosassone) ed è sempre più spesso declinato nel formato <i>graphic novel</i> (in allegato al <i>Corriere della Sera</i> ne è recentemente uscita una pregevole raccolta). I motivi di tale successo sono probabilmente da cercare nella <b>grande accessibilità del </b><i><b>medium</b></i>: dei bei disegni colorati, con poche frasi qua e là, sono senza dubbio più attraenti di un muro di parole. Con un po&#8217; di cinismo, si potrebbe insinuare che i fumetti assecondano la pigrizia del lettore contemporaneo, risparmiandogli la fatica della lunga immersione in un articolo.</p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Joe-Sacco.jpg"><img class=" wp-image-629 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Joe-Sacco-300x225.jpg" alt="Joe Sacco" width="349" height="262" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;" align="LEFT">Penso però che sia necessario far qualche distinguo all&#8217;interno della grande massa di lavori genericamente classificati sotto la denominazione di <i>Graphic journalism</i>, discriminando prima di tutto tra le <b>opere propriamente giornalistiche</b> e quelle che invece somigliano maggiormente ad <b>autobiografie</b> o a <b>resoconti di viaggio</b>. In quest&#8217;ultimo gruppo inserirei i romanzi di <a href="http://www.guydelisle.com/" target="_blank"><b>Guy Delisle</b></a>, fumettista canadese autore di <i>best-seller</i> come <i>Shenzhen</i>, <i>Pyongyang</i>, <i>Cronache Birmane</i> e <i>Cronache di Gerusalemme</i>. Ci sono infatti grandi differenze tra il modo di raccontare di Delisle e quello dei <i>graphic journalist</i> “classici”, ben rappresentati da <b>Joe Sacco</b> (tra parentesi, qualche osservazione sull&#8217;ultima opera di Sacco la trovate <a href="http://www.torquemada.eu/2014/12/21/dentro-e-fuori-dai-quadretti/" target="_blank">qui</a>). Queste difformità emergono con maggiore chiarezza se si mettono a paragone le opere dedicate dai due artisti allo stesso tema, <b>la questione israelo-palestinese</b>. Se l&#8217;autore di <i>Palestina</i> e di <i>Gaza 1956</i> entra in prima persona nelle zone di conflitto, intervistando le vittime della guerra e toccando con mano le situazioni più drammatiche, Delisle racconta invece la propria <i>routine</i> quotidiana nel periodo di soggiorno in Israele. Si può dire che nelle storie di Delisle il ruolo di “inviato sul campo”, che è proprio di Sacco, viene ricoperto dalla moglie del fumettista, affiliata a <i>Medici senza Frontiere</i> e direttamente impegnata sulle scene di guerra. Il marito si trova semplicemente al seguito e si limita ad osservare da lontano gli eventi più dolorosi. Le sue avventure sono molto più innocue, tanto che si ha l&#8217;impressione che i coniugi vivano in due universi paralleli, pur operando nello stesso paese.</p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Guy-Delisle.jpg"><img class=" wp-image-630 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Guy-Delisle-300x225.jpg" alt="Guy Delisle" width="359" height="269" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;" align="LEFT">Mentre nei <i>reportage</i> di Sacco i protagonisti sono i cittadini palestinesi colpiti dalle offensive israeliane, l&#8217;attore principale di <i>Cronache di Gerusalemme</i> è lo stesso artista, con i suoi faticosi tentativi di ambientamento in un paese straniero e, soprattutto, la costante ricerca di ispirazione per il proprio lavoro. È proprio il <b>tono autobiografico, leggero e ironico (anche se mai del tutto disimpegnato)</b>, a far sì che i libri del canadese siano tanto apprezzati. Non si può fare a meno di provare una sincera simpatia, nel senso etimologico di conformità di sentimenti, per il fumettista: esattamente come la maggior parte dei lettori, Delisle non è un eroe né un martire, ma <b>un uomo comune</b> che cerca di arrabattarsi alla meglio tra lavoro, figli e problemi quotidiani. Molto divertente – e quasi simbolico della distanza tra lui e l&#8217;autore di <i>Palestina</i> – il momento in cui le autorità israeliane gli negano l&#8217;accesso alla Striscia di Gaza: riflettendoci su, il protagonista si chiede se non sia stato scambiato per Joe Sacco.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dentro e fuori dai quadretti</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 10:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due parole su FUN di Paolo Bacilieri e La grande guerra di Joe Sacco A prima vista, la storia del cruciverba non sembra un argomento particolarmente indicato per un graphic novel. E invece FUN, l&#8217;ultima fatica di Paolo Bacilieri, è un lavoro estremamente godibile, che realizza pienamente la promessa del titolo. Come suo solito, il fumettista veronese intreccia più livelli narrativi, alternando l&#8217;interessante racconto della nascita e della vertiginosa diffusione delle crosswords (divenuta vera e propria madness negli anni &#8217;20) con le piccole avventure milanesi di Zeno Porno, l&#8217;alter ego dell&#8217;autore già protagonista del fumetto omonimo e de La magnifica]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify;"><b><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>ue parole su <i>FUN</i> di Paolo Bacilieri e <i>La grande guerra</i> di Joe Sacco</b><br />
A prima vista, la <b>storia del cruciverba</b> non sembra un argomento particolarmente indicato per un <i>graphic novel</i>. E invece <i><b>FUN</b></i>, l&#8217;ultima fatica di <b>Paolo Bacilieri</b>, è un lavoro estremamente godibile, che realizza pienamente la promessa del titolo. Come suo solito, il fumettista veronese intreccia più livelli narrativi, alternando l&#8217;interessante racconto della nascita e della vertiginosa diffusione delle <i>crosswords</i> (divenuta vera e propria <i>madness</i> negli anni &#8217;20) con le piccole avventure milanesi di <b>Zeno Porno</b>, l&#8217;<i>alter ego</i> dell&#8217;autore già protagonista del fumetto omonimo e de <i>La magnifica desolazione</i>. Le bellissime tavole di Bacilieri raggiungono livelli artistici eccezionali soprattutto nelle minuziose panoramiche della <b>New York di primo Novecento</b>, un periodo storico evidentemente caro all&#8217;autore, che nella delicata biografia a fumetti <i>Sweet Salgari </i>ha ricostruito con altrettanta maestria la vecchia Torino.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Paolo-Bacilieri-Fun.jpg"><img class="wp-image-258 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Paolo-Bacilieri-Fun-217x300.jpg" alt="Paolo Bacilieri Fun" width="284" height="392" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tra i molteplici temi proposti dal libro c&#8217;è la riflessione sulla parentela stretta, anche se non immediatamente evidente, tra <b>fumetto e cruciverba</b>, due forme di intrattenimento ultra-popolari nate sulle pagine dello stesso quotidiano (il <i>New York World</i>) e accomunate dalla <b>divisione in riquadri dello spazio</b>. [E qui il termine “popolare” va inteso in una doppia accezione, che indica sia il suo enorme successo sia la sua destinazione ad un pubblico non selezionato]. Bacilieri propone una suggestiva ipotesi “ambientale” sulla nascita di queste modalità espressive, facendo sottilmente notare che esse nascono a New York, città di grattacieli e quindi città geometrica, a quadretti (&#8220;dove, se non qui &#8230; in questa città?). Visti i risultati raggiunti da <i>FUN</i>, non resta che aspettarne il seguito, già in lavorazione con il titolo provvisorio di <i><b>MORE FUN</b></i>.<br />
Nelle ultime settimane è stata pubblicata l&#8217;edizione italiana di un&#8217;altra opera straordinaria, <i><b>La grande guerra</b></i><b> di Joe Sacco</b>. In occasione del centesimo anniversario dell&#8217;inizio del primo conflitto mondiale, l&#8217;autore maltese – noto al grande pubblico per i suoi magistrali <i>reportage</i> sulla Palestina – rivoluziona il suo modo di raccontare. Ispirandosi ai <b>racconti continui degli arazzi medievali</b> (modello principale è il celebre arazzo di Bayeux), Sacco crea un oggetto singolarissimo, una lunghissima striscia in bianco e nero (di ben 7 metri) che racconta il primo giorno della <b>battaglia della Somme</b> (1 luglio 1916), uno dei massacri più tremendi di tutta la guerra. L&#8217;illustrazione è accompagnata, a parte, da un saggio descrittivo dello storico americano Adam Hochschild.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Joe-Sacco-The-great-war.jpg"><img class="wp-image-259 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Joe-Sacco-The-great-war-300x180.jpg" alt="Joe Sacco The great war" width="370" height="222" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;opera <b>scardina quasi tutti gli elementi-base tipici del </b><i><b>medium</b></i><b>-fumetto</b>, sfondando le barriere tra le vignette e rinunciando ai dialoghi nei tradizionali <i>balloon</i>. Si tratta di una dimostrazione della straripante <b>vitalità del linguaggio fumettistico</b>, che oggi non trova, a mio parere, paragoni in altre forme letterarie. “L&#8217;unica forma d&#8217;arte figlia del nostro tempo”, per dirla con una felice definizione di Goffredo Fofi, continua ad offrirci una sorprendente ricchezza di soluzioni narrative e strutturali: il <i>medium</i> che a lungo è stato additato come ripetitivo e stereotipato (il termine “fumettone” è ancora oggi usato con accezione negativa) è attualmente il più innovativo. Di fronte al lavoro di Sacco il lettore si trova spaesato per l&#8217;assenza degli usuali punti di riferimento, ma da questo disorientamento nasce una <b>libertà di lettura totale</b>, che permette di concentrarsi su sezioni di disegno scelte autonomamente. Quasi facendo da contraltare all&#8217;opera di Bacilieri, che ragiona sui significati della griglia geometrica e sulla natura stessa del fumetto, Sacco realizza un “fumettone” (nel senso delle dimensioni) letteralmente fuori dagli schemi.</p>
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		<title>Dylan Dog è rinato / Dylan Dog è morto</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2014 14:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Index Fumettorum]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Di Biagio]]></category>
		<category><![CDATA[Dylan Dog]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Vecchi]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Recchioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Da quanto tempo non si sentiva parlare così tanto di Dylan Dog? La creatura di Tiziano Sclavi, dopo quasi trent&#8217;anni di onorata carriera investigativa (la prima uscita risale al 1986), sembrava ormai avviata su un inglorioso viale del tramonto: un folgorante commento postato qualche tempo fa sul web lo definiva un “personaggio zombie”. Quasi un contrappasso, per uno che i morti viventi li ha combattuti fin dall&#8217;albo numero 1. D&#8217;altronde, l&#8217;abbassamento della qualità del prodotto e la generale disaffezione da parte dei lettori storici, chiaramente leggibile nel costante calo nelle vendite, erano i segni più evidenti di una crisi ormai]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a quanto tempo non si sentiva parlare così tanto di Dylan Dog? La creatura di <b>Tiziano Sclavi</b>, dopo quasi trent&#8217;anni di onorata carriera investigativa (la prima uscita risale al 1986), sembrava ormai avviata su un inglorioso viale del tramonto: un folgorante commento postato qualche tempo fa sul <i>web</i> lo definiva un “<b>personaggio zombie</b>”. Quasi un contrappasso, per uno che i morti viventi li ha combattuti fin dall&#8217;albo numero 1. D&#8217;altronde, l&#8217;abbassamento della qualità del prodotto e la generale disaffezione da parte dei lettori storici, chiaramente leggibile nel costante calo nelle vendite, erano i segni più evidenti di una crisi ormai inarrestabile. A trascinare fuori dall&#8217;oblio l&#8217;Indagatore dell&#8217;Incubo sono stati due fattori distinti ma concomitanti: da una parte il <b>radicale rinnovamento della serie</b> voluto dal <b>nuovo curatore Roberto Recchioni</b>, dall&#8217;altra l&#8217;ambizioso <i>fan-movie</i> <i><b>Vittima degli eventi</b></i> realizzato da <b>Claudio Di Biagio</b> e <b>Luca Vecchi</b>.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-è-finita.jpg"><img class="wp-image-238 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-è-finita-300x135.jpg" alt="Dylan Dog è finita" width="502" height="226" /></a></p>
<p>Innanzitutto il progetto di Recchioni: rinnovare completamente il personaggio senza tradire l&#8217;ispirazione originale, per recuperare gli appassionati persi per strada e tentare, allo stesso tempo, di sedurre un pubblico nuovo. Tornare alle origini, quando il fenomeno Dylan Dog era veramente qualcosa di fresco nel panorama editoriale italiano: <b>un fumetto seriale con ambizioni da fumetto d&#8217;autore</b>. Storie spaventose e appassionanti piene di citazioni dalla letteratura, dal cinema, dalla musica; una vera miniera di suggerimenti non scontati per letture/visioni/ascolti a disposizione di generazioni di lettori. [Parentesi personale. Il primo albo che mi capitò fra le mani fu <i>Doktor Terror</i>, uscito nel 1993, di cui probabilmente lessi una ristampa. Fui impressionato dalla quella storia durissima, che parlava di uno spietato medico nazista e si occupava esplicitamente degli orrori dell&#8217;Olocausto. In un momento memorabile della vicenda, il vagone della metropolitana su cui viaggia la giovane protagonista ebrea si trasforma gradualmente in un convoglio diretto verso un campo di concentramento; intanto, la ragazza prende le sembianze di un topo e i neonazisti che la perseguitano diventano maiali. Come scoprii solo in seguito, quella scena così potente era un omaggio a <i><b>Maus</b></i><b> di Art Spiegelman</b>. Nello stesso numero compariva un uomo politico inglese favorevole all&#8217;introduzione delle leggi razziali, il cui volto era inequivocabilmente quello di Umberto Bossi. Intrattenimento di grande qualità, cultura “alta” e perfino attualità: e tutto questo in un fumetto seriale! Pur non comprendendo subito tutti i riferimenti, divenni subito un lettore assiduo della serie.]
Per togliere la polvere ad un personaggio che negli anni è diventato ripetitivo e prevedibile, Recchioni ha promosso una serie di novità, che comprendono alcuni avvicendamenti tra i personaggi (<b>l&#8217;ispettore Bloch ottiene la tanto sospirata pensione</b>, pur non scomparendo dalla storia; si presenta un nuovo antagonista, <b>John Ghost</b>) e collaborazioni con altri artisti del fumetto (si fanno i nomi di <b>Gipi</b> e di <b>Zerocalcare</b>). Il curatore ha scelto di ispirarsi alla forma di serialità più vitale di questi anni, le serie TV, cercando di innestare <b>piani narrativi orizzontali</b>, cioè estesi su più albi, senza rinunciare alla verticalità di ogni singolo episodio, in modo da non precludere la fruibilità dei singoli numeri. Insomma, come <i><b>Game of Thrones</b></i> o <i><b>Breaking Bad</b></i>, anche le uscite di Dylan Dog saranno suddivise in “stagioni”. Le idee, chiare, ci sono. Ma i buoni propositi sono stati realizzati? È ancora presto per dare una risposta definitiva: in attesa di maggiori elementi di giudizio (mi riservo di leggere almeno qualche altro albo) mi pare che vada comunque riconosciuto a Recchioni il merito di avere riportato l&#8217;attenzione su una vera icona del fumetto italiano.</p>
<p align="JUSTIFY"><img class=" wp-image-231 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-300x231.jpg" alt="Dylan Dog" width="416" height="320" /></p>
<p>Quali sono, per ora, le reazioni del pubblico a queste innovazioni? Il successo commerciale delle prime uscite del nuovo corso è stato ottimo (l&#8217;albo della “svolta” ha venduto circa <b>30000 copie in più rispetto alle uscite precedenti</b>), ma è più interessante (e, per quanto mi riguarda, divertente), tastare il polso degli appassionati sui <i>social network</i>. A fianco dei molti <i>feedback</i> positivi, su <i>Facebook</i> si possono ammirare le reazioni scomposte dei <i>fan</i> più oltranzisti, ostili ad ogni rinnovamento che vada a compromettere la purezza del mito Dylan Dog. Con <i>post</i> simili a lamentazioni bibliche o, più prosaicamente, con semplici insulti, una fetta del pubblico <i>dylandoghiano</i> ha dichiarato la propria fede assoluta in un eterno e rassicurante ritorno dell&#8217;uguale:<br />
“Succede che se il tuo eroe (anti eroe) preferito non vive una storia che ti coinvolge, che ti appassiona [&#8230;] ti lascia un&#8217;emozione forte dentro, ci si rimane male. Delusi, appunto. E Dylan, per me, non è un mero e semplice momento di svago. In Dylan ci vedo tanti ideali, modi di vivere e di rapportarsi all&#8217; Altro, tanti PRINCIPI, che sono miei e che Dylan Dog ha contribuito sia a farli in me nascere, sia a rafforzarli.” (da un commento postato su una pagina <i>Facebook</i>)<br />
Il personaggio è così amato da non essere più un semplice fatto letterario: molti <i>fan</i> si sentono coinvolti personalmente nelle sue vicende. Fenomeni di attaccamento tanto forte ad una figura di fantasia non sono nuovi né limitati a Dylan Dog, ma testimoniano la grandezza di <b>un eroe che è ormai vivo prima nella passione dei lettori che sulla carta</b>. [Parentesi storica. Senza scomodare la follia della protagonista di <i>Misery non deve morire</i>, mi piace fare un paragone, ovviamente molto libero, con la sfrenata passione della gente comune per i paladini cantati sulle pubbliche piazze ancora nell&#8217;Ottocento. Quasi tutti i resoconti di viaggio relativi a Napoli, ad esempio, si soffermavano sul tipo umano dei &#8220;patuti e&#8217; Rinalde&#8221;, incapaci di accettare le sconfitte o la morte dei loro beniamini.]
L&#8217;altro evento che ha fatto tornare alla ribalta l&#8217;inquilino di Craven Road è la realizzazione del mediometraggio (circa 50 minuti) <a title="Vittima degli eventi" href="https://www.youtube.com/watch?v=9G62vLlqUBI" target="_blank"><i><b>Vittima degli eventi</b></i></a>. Gli ideatori del progetto sono riusciti a finanziarsi con <b>l&#8217;innovativo strumento del </b><i><b>crowdfunding</b></i> e hanno saputo alimentare un&#8217;attesa carica di aspettative attorno al proprio lavoro. Il mini-film è davvero ammirevole per la fedeltà al fumetto ma non altrettanto ben riuscito in alcuni aspetti propriamente filmici. Se la precisione e la ricchezza di particolari nella ricostruzione degli ambienti (lo studio dell&#8217;Indagatore, il negozio Safarà) sono eccezionali, lasciano invece molto a desiderare il ritmo della vicenda, la recitazione del protagonista e, soprattutto, la qualità della scrittura di sceneggiatura e dialoghi. Per dare una valutazione equilibrata su questa realizzazione bisogna però giudicarla per quello che è: un <i>fan-movie</i>. E <b>per essere un </b><i><b>fan-movie</b></i><b>, è di ottima fattura</b>, decisamente sopra la media. Molti commentatori si sono dichiarati insoddisfatti dal risultato finale: penso che la loro delusione sia dovuta al grande clamore nato attorno alla lavorazione di <i>Vittima degli eventi</i>, che ha generato aspettative altissime e probabilmente eccessive. In ogni caso, l&#8217;impressione generale è che si sia voluto far entrare tutto il mondo di Dylan Dog in un solo episodio, con alcune forzature piuttosto evidenti (perché quell&#8217;inutile dialogo sul maggiolone fermo?). Proprio per la volontà di essere il più conformi possibile al fumetto ha fatto sì che <i>Vittima degli eventi</i> sia stato molto apprezzato dai puristi di cui sopra, che hanno visto nel <i>web-movie</i> il canto del cigno del Dylan “tradizionale”, ormai destinato a scomparire sotto i colpi della modernità.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-Vittima-degli-eventi1.jpg"><img class="wp-image-233 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-Vittima-degli-eventi1-300x120.jpg" alt="Dylan Dog Vittima degli eventi" width="511" height="204" /></a></p>
<p>Si stanno scontrando due visioni opposte sul futuro del personaggio: il cambiamento sarà un progresso o una caduta? Insomma, dobbiamo rimpiangere la perduta età dell&#8217;oro o aspettare con fiducia le “magnifiche sorti e progressive”? Ma a questo punto mi sembra chiaro che si tratti di una questione di concezione della storia più che un semplice dibattito fumettistico.</p>
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