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	<title>Torquemada &#187; Federico Sesia</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Julio Meinvielle, il &#8220;parroco dell&#8217;Argentina&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2015 14:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federico Sesia]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cattolicesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Padre Julio Meinvielle]]></category>

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		<description><![CDATA[“Era un autentico missionario di Cristo, la sua era una fede solida di chi conosceva a fondo il Vangelo ed il suo desiderio era portare la buona novella al quartiere dove l’avevano destinato i suoi superiori.” Tratto da un discorso pronunciato al funerale di P. Julio Meinvielle Di origini francesi, Julio Ramon Meinvielle nacque il 31 agosto del 1905 nella città di Buenos Aires. Ordinato sacerdote il 20 dicembre del 1930 dopo aver conseguito il dottorato in filosofia e teologia al Seminario Pontificio di Villa Devoto, inizierà due anni dopo la sua attività di scrittore dando alle stampe la prima]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Era un autentico missionario di Cristo, la sua era una fede solida di chi conosceva a fondo il Vangelo ed il suo desiderio era portare la buona novella al quartiere dove l’avevano destinato i suoi superiori.</em>”<br />
Tratto da un discorso pronunciato al funerale di P. Julio Meinvielle</p>
<p class="first-child "><strong><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>i origini francesi, Julio Ramon Meinvielle nacque il 31 agosto del 1905 nella città di Buenos Aires.</strong> Ordinato sacerdote il 20 dicembre del 1930 dopo aver conseguito il dottorato in filosofia e teologia al Seminario Pontificio di Villa Devoto, inizierà due anni dopo la sua attività di scrittore dando alle stampe la prima edizione di <em>Concezione Cattolica della Politica </em>nel 1932, saggio sulla dottrina politica cattolica attinta dal Magistero della Chiesa e dal pensiero di San Tommaso d’Aquino.<br />
Un anno dopo la pubblicazione di tale scritto <strong>venne nominato parroco di Santa Maria della Salute (<em>Nuestra Señora de la Salud</em>) nel quartiere periferico di Versalles (Buenos Aires), popolato prevalentemente da lavoratori e artigiani, dove, in qualità di parroco, svolgerà un intensa e indefessa attività pastorale</strong> restaurando l’oratorio, fondando il Circolo Cattolico di Operai, le Conferenze Vincenziane in ausilio dei più bisognosi, collaborando come segretario alla creazione dell’Unione degli Scouts Cattolici Argentini e cooperando all’erezione di un campo sportivo, di dei centri ricreativi e di una scuola primaria. E’ a lui che si devono inoltre i natali dell’Ateneo Popolare di Versalles, ancora oggi attivo. Il ricordo che ne ebbero i suoi parrocchiani all’indomani del suo trasferimento risentì inevitabilmente della bontà del suo operato nel quartiere: “<em>La Parrocchia di Versalles conobbe, e conobbe molto, il sacerdote per tutta l’eternità, il sacerdote pio, il sacerdote che amando i poveri, amava i suoi fratelli in Cristo; il sacerdote che non prese mai un soldo per un battesimo o per un matrimonio; il sacerdote che aveva sempre una parola giusta ed un consiglio saggio.</em>”.<br />
Il suo lavoro di ristrutturazione di Santa Maria della Salute gli procurò inoltre l’elogio del<strong> Cardinale Santiago Luis Copello</strong> (1880-1967), il quale <strong>di fronte alla parrocchia di Versalles affermò “<em>Questa non è una semplice Chiesa, è una Cattedrale!</em>”.</strong></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Julio-Meinvielle.jpg"><img class="size-medium wp-image-1721 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Julio-Meinvielle-300x115.jpg" alt="Julio Meinvielle" width="300" height="115" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante la sua esistenza terrena Padre Meinvielle non si dedicò solo alla sua parrocchia, ma fu anche uno scrittore estremamente prolifico (il suo primo saggio uscì quando aveva solo 27 anni), e risulta essere tra i primi pensatori cattolici a denunciare i pericoli intrinseci ad una certe corrente interna alla Chiesa e rappresentata da personaggi come Karl Rahner (1904-1984), Yves Congar (1904-1995) e Edward Schillebeeckx (1914-2009). Celebre inoltre è la sua polemica contro il filosofo francese Jacques Maritain (1882-1973) che culminò nel 1945 con la pubblicazione del suo saggio <em>De Lamennais a Maritain</em>.<br />
Un’attività intellettuale in difesa della Chiesa e del suo Magistero e un impegno pastorale a 360° gradi, questi furono insomma gli aspetti che caratterizzarono maggiormente la vita di Padre Julio, il quale nel corso degli anni dovette subire due ingiuste incarcerazioni, minacce telefoniche, postali e anche un tentativo di assassinio, sopportando cristianamente queste prove e sempre perdonando coloro che gli avevano recato danno, arrivando addirittura ad aiutare uno di questi mentre si trovava in un momento di difficoltà.<br />
Nelle sue biografie viene riporta che un giorno, di fronte a degli elogi rivolti al Primate polacco Stefan Wyszysnki (1901-1981), Padre Julio risposte che “<em>Ciononostante, è ancora migliore il suo secondo, Wojtyla</em>”, citando un nome che per l’epoca era ancora un perfetto sconosciuto al di fuori dei suoi patri confini, ma che di lì a poco sarebbe stato noto a tutto il mondo come Giovanni Paolo II (1920-2005).</p>
<p>Pur molto conosciuto e ammirato nella galassia del tradizionalismo anti-conciliare, va ricordato come Padre Julio non negò mai la valenza dottrinale né ai documenti emanati dal Concilio Vaticano II né al <em>Novus Ordo Missae </em>di Papa Paolo VI (1897-1978).<br />
Deprecabili risultano alcune sue affermazioni assimilabili all’anti-giudaismo teologico, ma in proposito si ricordi come non vi fosse nel suo pensiero alcuna concessione all’antisemitismo su base etnica (da lui fermamente ripudiato) e come mai negò l’autorevolezza del Dichiarazione <em>Nostra Aetate</em>, ossia quel documento conciliare che condanna l’avversione teologica nei confronti degli ebrei.<br />
Talvolta è possibile udire delle accuse riguardanti un suo eventuale connubio con posizioni legate all’estrema destra, e a riguardo credo vada riportato ciò che Padre Julio stesso affermava sul Fascismo e sul Nazionalsocialismo nel periodo in cui non erano ancora stati sconfitti militarmente: “<em>L’ordine che procura il Fascismo ed il Nazismo, che potrà essere grande quanto si vuole come realizzazione economica e politica, si cerca come un fine in sé, come se fosse un dio. Si cerca fuori da Cristo, ed al di sopra di Cristo e, in un certo modo, contro Cristo. Orbene: un movimento di questa condizione, non può portare il benessere di paesi che sono stati chiamati alla vocazione della fede cristiana.</em>”; “<em>C’è una differenza tra l’ideologia de l’Action Francaise e quella machiavellico-fascista. La prima è amorale; la seconda immorale perché stabilisce la ragione di stato come norma di moralità;</em>”.<br />
Ferma fu, ovviamente, anche la sua condanna nei confronti del comunismo e il suo contrasto con Juan Domingo Peròn (1895-1974) avvenuto nel 1950 (ossia in pieno peronismo) quando affermò che “<em>il contrasto tra la concezione cristiana e quella peronista circa lo stato non può essere più significativa. Perché mentre quella giace sulla dignità del singolo uomo, questa si erge in funzione dell’uomo massa; l’Argentina di ieri aveva le tre piaghe del capitalismo, del liberalismo e del laicismo; quella di oggi ne ha inoltre altre tre che sono il collettivismo, il totalitarismo e il fariseismo</em>”.<br />
Non manca inoltre nel suo pensiero, coerentemente con la Dottrina Sociale della Chiesa, una totale riprovazione del liberalismo, giudicato esecrabile tanto quanto la sua controparte marxista: “<em>La società liberale – sciogliendo l’uomo dai vincoli che lo proteggevano – lo rese schiavo sottomettendolo, nell’ambito religioso, alla divinità della Scienza, del Progresso, della Democrazia; nell’ambito intellettuale, ai miti del materialismo evoluzionista, nella morale, al sentimentalismo romantico; nell’ambito economico, al dispotismo del denaro; nell’ambito politico, all’oligarchia dei più farabutti.</em>”.</p>
<p>Padre Julio Meinvielle tornò alla Casa del Padre in seguito all’essere stato accidentalmente investito da una macchina il 2 agosto 1973, passando l’ultimo mese della sua vita paralizzato a letto recitando il Rosario, preghiera alla quale rimase fedele per tutta la vita. Una grande folla tra parrocchiani, amici, esponenti del mondo culturale argentino e lo stesso Cardinale Arcivescovo di Buenos Aires presenziarono al suo funerale. Date le sue vicende, non si può fare a meno di concordare con lo scrittore Leonardo Castellani s. j. nel definire quest’uomo il “<em>Parroco della Nazione</em>”.<br />
L’epitaffio della sua tomba nella chiesa di Santa Maria della Salute reca l’emblematica scritta “<em>Amò la Verità</em>” (2Ts 2;10).</p>
<p>“<em>Il rimedio per la società e per gli individui di oggi è la sottomissione al giogo soave di Cristo</em>”<br />
Padre Julio Meinvielle</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <em>Padre Julio Meinvielle (1905-1973). Tratti biografici </em>di Arturo A. Ruiz Freites I.V.E. contenuto in <em>Concezione Cattolica della Politica</em>, Edizioni Settecolori</p>
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		<title>Gli altri desaparecidos: le vittime argentine del terrorismo guerrigliero</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2015 12:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federico Sesia]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Volevamo prendere il potere. Non eravamo dei boy scout (Walter Fernandez, ex montonero). La memoria collettiva degli italiani per ciò che concerne l’Argentina degli ormai lontani anni ’70 ruota sostanzialmente attorno al golpe del generale Jorge Rafael Videla (1925-2013) del 26 marzo 1976, alle migliaia di desaparecidos, alla sistematica violazione dei diritti umani e alla sospensione della libertà politica. Sarà tuttavia estremamente raro che essa sia a conoscenza delle numerose vittime mietute dalle organizzazioni guerrigliere argentine nella decade del ’70, le quali si può dire che siano state assassinate prima nel corpo e poi nella memoria storica di buona parte del]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"> <em><span title="V" class="cap"><span>V</span></span>olevamo prendere il potere. Non eravamo dei boy scout</em> (Walter Fernandez, ex montonero).</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La memoria collettiva degli italiani per ciò che concerne l’Argentina degli ormai lontani anni ’70 ruota sostanzialmente attorno</strong> al golpe del generale Jorge Rafael Videla (1925-2013) del 26 marzo 1976, <strong>alle migliaia di <em>desaparecidos</em></strong>, alla sistematica violazione dei diritti umani e alla sospensione della libertà politica. <strong>Sarà tuttavia estremamente raro che essa sia a conoscenza delle numerose vittime mietute dalle organizzazioni guerrigliere argentine</strong> nella decade del ’70, le quali si può dire che siano state assassinate prima nel corpo e poi nella memoria storica di buona parte del mondo occidentale. Ad ogni modo, <strong>la realtà tristemente poco nota è che i movimenti terroristico &#8211; guerriglieri dell’estrema sinistra argentina hanno assassinato ben 1094 persone (tra cui anche dei giovanissimi)</strong>, la cui memoria ha subito una vera e propria menomazione dovuta anche al fatto che con la fine del regime dell’Ammiraglio Leopoldo Galtieri (1926-2003), avvenuta nel 1983 in seguito al fallimentare tentativo di conquista delle Isole Falkland/Malvinas, ci si è concentrati soprattutto sui crimini commessi durante il Processo di Riorganizzazione Nazionale, trattando però assai poco di quelli commessi dalle organizzazioni guerrigliere.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tra i principali responsabili di questi omicidi a sfondo politico figurano l’<em>Ejercito Revolucionario del Pueblo</em> (ERP)</strong>, di orientamento trotzkista,<strong> e i <em>Montoneros</em></strong>, peronisti di sinistra. A tutto ciò si devono aggiungere anche le attività dell’organizzazione paramilitare di estrema destra fondata dal ministro del welfare Josè Lopez Rega (1916-1989) (peronista di destra) e chiamata <em>Alianza Anticomunista Argentina</em> (la cosiddetta <em>Triple A</em>), che si macchiò dell’assassinio di centinaia di persone tra il 1973 e il 1975 e che contribuì a creare un clima di tensione.</p>
<p style="text-align: justify">Tra le azioni delle guerriglie un episodio emblematico fu quello riguardante le vicissitudini del vicedirettore della fabbrica militare di esplosivi di Villa Maria, il maggiore Argentino del Valle Larrabure (1932-1975), sequestrato da dei membri dell’ERP l’11 agosto 1974 e imprigionato in un “carcere del popolo”. I motivi del rapimento furono le sue conoscenze nell’ambito della fabbricazione di esplosivi e il volerlo scambiare con cinque terroristi all’epoca detenuti. Il maggiore Larrabure si rifiutò di aiutare con le sue conoscenze i militanti dell’ERP, subendo un anno di prigionia e di tortura. Impiccato il 19 agosto 1975, quattro giorni dopo il suo cadavere venne rinvenuto a Rosario. Al momento del suo ritrovamento pesava 40 chili in meno.</p>
<p style="text-align: justify">Altri esempi eloquenti del clima di violenza e di tensione che regnava allora in Argentina sono gli assassinii degli intellettuali cattolici Carlos Alberto Sacheri (1933-1974), Jordan Bruno Genta (1909-1974) e del membro dell’Azione Cattolica Raul Alberto Amelong (1922-1975). Sacheri venne ucciso nel 1974 da dei membri dell’ERP-22 de Agosto (frazione dell’ERP staccatasi da esso nel 1973) davanti alla sua famiglia mentre stavano uscendo da Messa. Genta  fece una morte analoga a quella di Sacheri la domenica mattina del 27 ottobre 1974, venendo assassinato sempre da dei componenti dell’ERP – 22 de Agosto una volta uscito da una chiesa nella quale si era recato con i suoi familiari. Amelong fu invece ucciso da quattro giovani a colpi di arma da fuoco nel 1975. I montoneros rivendicheranno l’azione. Dal giorno del suo omicidio nove ragazzi rimasero senza padre.</p>
<p style="text-align: justify">Ad ogni modo, il fattore che dovrebbe maggiormente toccare la sensibilità del pubblico è la presenza di bambini e ragazzini tra le vittime del terrorismo: il piccolo Juan Eduardo Barrios aveva solo tre anni quando nel 1977 la terrorista montonera Marcela Oesterheld, in seguito all’aver assassinato e dato fuoco al poliziotto Herculano Ojeda a Monte Chingolo, sparò una raffica di mitra alla cieca prima di salire sull’auto da cui era scesa, ferendo a morte il piccolo Barrios.</p>
<p style="text-align: justify">L’1 dicembre del 1974 il capitano Humberto Viola si trovava in macchina con le sue figlie Maria Cristina e Maria Fernanda, rispettivamente di 3 e 5 anni di età. Dei militanti del PRT-ERP aprirono il fuoco contro la sua auto uccidendo istantaneamente la piccola Maria Cristina e ferendo ad un polmone il capitano Viola, il quale venne finito poco dopo da un colpo di arma da fuoco alla testa una volta sceso del veicolo per evitare che le sue bambine potessero venire colpite di nuovo. La sua altra figlia Maria Fernanda sopravvisse nonostante le ferite riportate a causa dell’attentato. Gladys Medina aveva 13 anni quando nel 1975 un incendio divampato di notte nel suo appartamento pose fine alla sua vita e a quella di sua madre Cecilia Palacios de Medina. Le fiamme erano state causate da una bomba esplosa nel parrucchiere situato sotto la loro abitazione e frequentato da Isabel Martìnez de Peròn, l’allora presidentessa dell’Argentina. Maria Guillermina Cabrera Rojo, una bambina di 3 anni, morì a causa della deflagrazione di un ordigno dentro casa sua la notte del 12 marzo 1960. E’ considerata la prima vittima del terrorismo in Argentina.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/download.jpg"><img class="size-medium wp-image-1364 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/download-300x160.jpg" alt="download" width="300" height="160" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Considerato tutto ciò credo sia utile ricordare che<strong> se per i crimini commessi dal regime militare vi sono giustamente state indagini e processi culminati in condanne per i responsabili, lo stesso non si può dire per la maggioranza di coloro che commisero omicidi e atti di terrorismo durante la loro lotta per prendere il potere nel paese, lotta che ricorderei ebbe inizio anni prima del colpo di stato del generale Videla.</strong> Non varrà inoltre come scusante per la mancanza di processi l’affermare che gli eventuali colpevoli siano ormai coperti dalla prescrizione:<strong> se è vero che le vittime del terrorismo furono mietute da movimenti guerriglieri che usavano la lotta armata con lo scopo di prendere il potere non vi è prescrizione per i loro crimini</strong>, come stabilito da quella Convenzione di Ginevra del 1949 ratificata anche dall’Argentina.</p>
<p style="text-align: justify">Ad oggi nel paese esiste un’organizzazione non governativa dedicata all’assistenza alle vittime del terrorismo, la <a href="http://www.celtyv.org/index.html" target="_blank">CELTYV </a>(<em>Centro de Estudios Legales sobre el Terrorismo y sus Victimas</em>), che si occupa di dare visibilità a coloro che perirono a causa degli attentati e tenta di far sì che vengano riconosciuti i loro diritti. La direttrice del Centro, l’avvocatessa Victoria Villarruel, è autrice di alcuni saggi sulle guerriglie e sulle loro vittime, quali <em>Los Llaman…”Jovenes Idealistas” </em>e il più recente <em>Los Otros Muertos – Las victimas civiles del terrorismo guerrillero de los 70</em>, scritto in collaborazione con l’avvocato Carlos Manfroni.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/download-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1365 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/download-2-300x116.jpg" alt="download (2)" width="300" height="116" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Per concludere credo possa essere utile riportare una considerazione di Jorge Masetti, figlio del guerrigliero argentino Ricardo Masetti (fondatore dell’<em>Ejército Guerrillero del Pueblo</em>, formazione di orientamento guevarista operante in Argentina nel corso del 1964), contenuta nel suo scritto <em>El Furor y el Delirio </em>e che a parer mio può essere applicata a buona parte delle guerriglie d’estrema sinistra dell’America Latina di quegli anni: “<em>Oggi posso affermare che per fortuna non ottenemmo la vittoria, perché se fosse stato così, tenendo in conto sia la nostra formazione che il grado di dipendenza da Cuba, avremmo soffocato il continente in una barbarie generalizzata. Una delle nostre consegne era fare della cordigliera delle Ande la Sierra Maestra dell’America Latina, dove, prima avremmo fucilato i militari, dopo gli oppositori, e dopo ancora i compagni che si fossero opposti al nostro autoritarismo”.</em></p>
<p style="text-align: justify">Bibliografia e sitografia:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify"><em>Los Otros Muertos – Las victimas civiles del terrorismo guerrillero de los 70</em>; Carlos Manfroni, Victoria Villarruel; Editorial Sudamericana</li>
<li style="text-align: justify"><a href="http://www.eleco.com.ar/noticias/Inter%C3%A9s-General/7739:4/WALTER-FERNANDEZ,-EX-MONTONERO-Quer%C3%ADamos-tomar-el-poder.-No-%C3%A9ramos-boys-scouts-.html">http://www.eleco.com.ar/noticias/Inter%C3%A9s-General/7739:4/WALTER-FERNANDEZ,-EX-MONTONERO-Quer%C3%ADamos-tomar-el-poder.-No-%C3%A9ramos-boys-scouts-.html</a></li>
<li style="text-align: justify"><a href="http://online.wsj.com/news/articles/SB129401685602671829?tesla=y&amp;tesla=y&amp;mg=reno64-wsj&amp;url=http://online.wsj.com/article/SB129401685602671829.html">http://online.wsj.com/news/articles/SB129401685602671829?tesla=y&amp;tesla=y&amp;mg=reno64-wsj&amp;url=http://online.wsj.com/article/SB129401685602671829.html</a></li>
<li style="text-align: justify"><a href="http://www.religionenlibertad.com/articulo.asp?idarticulo=28361">http://www.religionenlibertad.com/articulo.asp?idarticulo=28361</a></li>
<li style="text-align: justify"><a href="http://www.tuttostoria.net/focus_recensione_storia_contemporanea.aspx?ID=641">http://www.tuttostoria.net/focus_recensione_storia_contemporanea.aspx?ID=641</a></li>
<li style="text-align: justify"><a href="http://www.celtyv.org/victimas/laraburre.html">http://www.celtyv.org/victimas/laraburre.html</a></li>
<li style="text-align: justify"><a href="http://www.celtyv.org/victimas/barrios.html">http://www.celtyv.org/victimas/barrios.html</a></li>
<li style="text-align: justify"><a href="http://www.celtyv.org/victimas/viola.html">http://www.celtyv.org/victimas/viola.html</a></li>
</ul>
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		<title>Silla e le proscrizioni tra mito e realtà</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2015 11:32:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Considerato un prototipo del tiranno sanguinario, la figura di Lucio Cornelio Silla (138 a. C. – 78 a. C.) ad un’attenta analisi dei fatti inerenti il suo operato risulta andare al di là del mito noir costruito su di essa qualche generazione dopo la sua morte. Appartenente alla fazione degli optimates, Silla fu un uomo dagli occhi azzurri, dai capelli rossi e dotato di una fredda e spietata efficienza. Ebbe modo durante la sua vita di dimostrare di possedere grande abilità nell’ambito della strategia militare, sfera in cui le sue vicende si intrecceranno e si scontreranno con quelle di colui]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>onsiderato un prototipo del tiranno sanguinario, la figura di Lucio Cornelio Silla (138 a. C. – 78 a. C.) ad un’attenta analisi dei fatti inerenti il suo operato risulta andare al di là del mito <em>noir</em> costruito su di essa qualche generazione dopo la sua morte.</p>
<p style="text-align: justify">Appartenente alla fazione degli <em>optimates</em>, Silla fu un uomo dagli occhi azzurri, dai capelli rossi e dotato di una fredda e spietata efficienza. Ebbe modo durante la sua vita di dimostrare di possedere grande abilità nell’ambito della strategia militare, sfera in cui le sue vicende si intrecceranno e si scontreranno con quelle di colui che è giustamente definito la sua nemesi: il console affiliato ai <em>populares </em>Caio Mario (157 a. C. – 86 a. C.).</p>
<p style="text-align: justify">
<div id="attachment_1283" style="width: 202px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/10944903_760534440707357_1126691122_n.jpg"><img class="size-full wp-image-1283" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/10944903_760534440707357_1126691122_n.jpg" alt="Busto di Caio Mario" width="192" height="262" /></a><p class="wp-caption-text">Busto di Caio Mario</p></div>
<p style="text-align: justify">
La prima occasione per dimostrare le sue qualità belliche fu il confronto contro il sovrano numidico Giugurta (svoltosi tra il 112 a. C. e il 105 a. C.), durante il quale Silla dette prova di notevole perizia diplomatica ottenendo che Boccho, re di Mauretania, consegnasse Giugurta ai Romani.<br />
Successivamente alle vicende africane si profilò una minaccia ben più grave per Roma e per l’Italia: il <em>furor teutonicus</em> di Teutoni e Cimbri aveva già battuto due volte i Romani in campo aperto (a Norico nel 113 a. C. e ad Arausio nel 105 a. C.), e si apprestava ora a dilagare nella Penisola. Sconfitti i primi nella battaglia di <em>Acquae Sextiae </em>(102 a. C.), il console Mario si apprestò ad affrontare i secondi nella Gallia Cisalpina, potendo ivi giovare del sostegno di Silla, il quale pose fine alle problematiche di approvvigionamento non solo per l’esercito di Catulo, ma anche per quelle di Mario, garantendosi inoltre la fedeltà delle tribù galliche in seguito a diverse missioni diplomatiche.</p>
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Ma l’occasione in cui potette veramente mostrare alla Repubblica la sua capacità di comandante militare fu durante il conflitto contro il re del Ponto Mitridate IV Eupatore (II secolo a. C. – 150 a. C.), il quale era riuscito a sconfiggere gli alleati romani di Cappadocia e di Bitinia, a invadere la Provincia d’Asia e a far schierare dalla sua parte diverse <em>poleis</em> greche (tra le quali perfino Atene).<br />
Il comando delle operazioni belliche in oriente venne affidato a Silla, condotte da lui a buon esito in seguito alle battaglie di Cheronea (86 a. C.) e Orcomeno (86 a. C.), ottenendo in entrambi i casi la vittoria con delle geniali soluzioni strategiche pur trovandosi ad operare in una situazione di grave sbilanciamento numerico in favore di Mitridate (a Cheronea ad esempio ebbe ad affrontare circa 110mila pontici contando solo 40mila uomini).</p>
<p style="text-align: justify">Una volta trattata la pace col re del Ponto arrivò il momento per Silla di affrontare i suoi avversari a Roma, ossia quei <em>populares</em> che approfittando della sua assenza avevano preso Roma con la forza, comandati da Caio Mario e Lucio Cornelio Cinna (… &#8211; 84 a. C.). Questi, una volta detronizzati i sostenitori di Silla e dato il via ad una serie di massacri a danno dei loro oppositori, si fecero eleggere consoli tramite elezioni di cui è assai lecito dubitare ed emanarono un decreto secondo il quale Silla diveniva nemico pubblico e veniva privato del comando militare. La risposta dall’Oriente ormai saldamente nelle mani di Silla non si fece attendere: dopo aver sconfitto in Lidia l’armata inviata dai <em>populares </em>contro di lui potette imbarcare i suoi 40mila uomini a Durazzo per fare vela alla volta dell’Italia.</p>
<p style="text-align: justify">Una volta avuto la meglio sui suoi nemici in seguito ad una guerra durata due anni e culminata nella vittoria sillana di Porta Collina (82 a. C.), Silla fu in grado dare il via ad una serie di riforme dello Stato romano (tra cui la limitazione della facoltà di proporre leggi solo in caso di previa approvazione senatoria, la restituzione ai senatori delle giurie dei tribunali dei processi per concussione e l’abolizione delle distribuzioni di grano a prezzo politico) una volta ricevuto dal Senato la dittatura <em>legibus scribundis et rei publicae costituendae</em>, la quale non aveva durata limitata nel tempo e dava a chi la ricopriva il potere di riorganizzare lo Stato e redare nuove leggi. Nonostante una tale concentrazione di poteri nelle sue mani, Silla diede prova di grande moderazione rimettendo la sua carica una volta terminate le sue riforme, ma venendo comunque eletto console l’anno dopo. Scaduto il suo mandato, Silla ottenne più voti rispetto a qualunque altro candidato per il consolato nonostante non avesse presentato la sua candidatura, rifiutando però la carica offertagli e ritirandosi a vita privata nella sua villa nei pressi di Cuma, luogo in cui morì a sessant’anni nel 78 a. C. Maestose esequie pubbliche, accompagnate dalla cessazione di ogni attività politica e giudiziaria a Roma come previsto dallo <em>iustitium</em>, si svolsero in seguito al suo decesso, le quali videro una massiccia partecipazione popolare.</p>
<p style="text-align: justify">Inevitabilmente qualsiasi discorso su Silla è imprescindibile da quello per cui ancora oggi viene dai più ricordato: le liste di proscrizione. In seguito ad aver avuto la meglio sui sostenitori di Caio Mario risultò inevitabile una resa dei conti trattandosi di una sanguinosa guerra civile, e tra le prospettive più funeste figurava quella di un massacro generalizzato e fuori controllo. Fu per questo motivo che Silla adottò il meccanismo delle proscrizioni, che pose un limite ben preciso ad una violenza che in ogni caso sarebbe stata destinata ad esplodere (e che in modo diverso sarebbe risultato molto più difficile controllare). Adottando invece il titolo di <em>Ultor</em> (vendicatore) da un lato Silla si mise nella condizione di poter infliggere castigo a coloro che durante il predominio mariano avevano commesso dei crimini (va inoltre considerato come il Senato si fosse rifiutato di assumersi qualsiasi responsabilità nell’ambito del regolamento di conti), e dall’altro porre un buon argine alle vendette private.<br />
Si ricordi inoltre che non furono certo pochi coloro che nella storia di Roma Antica si sporcarono le mani di sangue, e che Silla non fu certo il primo o l’ultimo di questi, nè tantomeno il peggiore. Spesso infatti si trovò costretto dalle circostanze a fare uso della violenza per difendere i propri diritti se non addirittura la sua stessa vita. Alla luce di quanto riportato fin’ora le liste di proscrizione, per quanto deprecabili, vanno considerate l’ultimo violento atto di una sanguinosa guerra civile, nel corso della quale anche gli avversari di Silla non mancarono di mettere in atto una serie di brutalità. Lo stereotipo del tiranno conservatore e crudele risulta essere stato partorito diversi anni dopo il contrappasso del nostro protagonista da una serie di autori di età imperiale, tra cui Plutarco (45 d.C. – 120 d.C.) e Valerio Massimo, mentre una molto più tarda testimonianza in favore di Cornelio Silla fu operata da Sant’Agostino di Ippona (354 d.C. – 430 d.C.), il quale mise in luce la moderazione che caratterizzò buona parte del suo operato.</p>
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<p style="text-align: justify">Bibliografia:</p>
<p style="text-align: justify"><em>Silla</em>; Giovanni Brizzi; Edizioni Rai Eri</p>
<p style="text-align: justify"><em>Storia Romana</em>; Giovanni Geraci-Arnaldo Marcone; Edizione Le Monnier</p>
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