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	<title>Torquemada &#187; Eugenio Runco</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Prima di criticare la scuola di Gentile sciacquatevi… (i panni nell’Arno)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2015 12:56:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Runco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si torna tra i banchi in periodo di riforme scolastiche, con Diego Fusaro che ha lanciato da poco una provocazione al governo: “la buona scuola è quella di Giovanni Gentile”. Questo il titolo di un articolo che merita davvero di essere condiviso e sottoscritto. Fusaro ritiene la riforma scolastica del 1922/23 “discutibile finché si vuole, sì, ma pur sempre la migliore di cui questo Paese abbia beneficiato”. Sono trascorse due settimane dalla comparsa sulle colonne virtuali de “Il Fatto Quotidiano” e l’articolo ha avuto un’ampia circolazione senza che qualcuno si sentisse in dovere di prendere carta e penna ed esprimere,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>i torna tra i banchi in periodo di riforme scolastiche, con Diego Fusaro che ha lanciato da poco una provocazione al governo: <strong>“la buona scuola è quella di Giovanni Gentile”</strong>. Questo il titolo di un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/31/la-buona-scuola-e-quella-di-giovanni-gentile/1996202/">articolo</a> che merita davvero di essere condiviso e sottoscritto. Fusaro ritiene la riforma scolastica del 1922/23 <em>“discutibile finché si vuole, sì, ma pur sempre la migliore di cui questo Paese abbia beneficiato”</em>. Sono trascorse due settimane dalla comparsa sulle colonne virtuali de “Il Fatto Quotidiano” e l’articolo ha avuto un’ampia circolazione senza che qualcuno si sentisse in dovere di prendere carta e penna ed esprimere, come capita spesso in questi casi, la propria opinione discordante. Segno che <strong>Fusaro ha saputo individuare un tema importante, e soprattutto che parlare male della scuola di Giovanni Gentile oggi è oltremodo inopportuno alla luce di quel che è stata la scuola dopo e di quel che si prospetta</strong>. Anche gli italiani del 2015, d&#8217;altronde, sanno bene quanto è difficile mettersi a discutere con chi è uscito dalla scuola pubblica di qualche decennio fa. Bisogna ponderare bene ogni parola se non si vuole correre il rischio di essere rintuzzati brutalmente e incappare in imbarazzanti figuracce.</p>
<p style="text-align: justify">A dire il vero però, <strong>c’è ancora qualcuno che non gradisce che si rivolgano elogi nostalgici al ministro Gentile</strong>, ed è così che <a href="http://www.scienzalive.it"><strong>scienzalive.it</strong></a> è intervenuta nel dibattito sulla scuola pubblica urlando dal salone mentre gli oratori si salutavano all&#8217;uscita, nella speranza di riuscire a smentire con un articolo (<a href="http://www.scienzalive.it/primopiano/no-caro-fusaro-la-buona-scuola-non-e-quella-di-gentile/">questo</a>), sia il marxista tascabile di oggi che l’imponente attualista di ieri.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Lo stile utilizzato stavolta non appartiene alla divulgazione scientifica</strong>: non è affatto pacato e suadente come quello che ci ha fatto affezionare agli Angela. <strong>Si tratta invece di un tono indignato, di quelli che vorrebbero trascinare le folle piuttosto che insegnargli qualcosa</strong>, ma nonostante l’autore trasudi disappunto da ogni parola, si rivela egualmente poco portato per la psicagogia. Il promettente scienziato è sconvolto, secondo lui addirittura l’intera società italiana sarebbe <em>“ancora nel pieno della sua terapia di riabilitazione dal trauma della riforma Gentile”</em> e Fusaro tesse le lodi dell’uomo che l’ha ideata senza rendersi conto che così sta dando un bacio al proprio aguzzino, assurgendo a sintomo di un disturbo collettivo della personalità, della <strong>“sindrome di Stoccolma”</strong> generalizzata che dilaga nel Bel Paese. Non sto esagerando, è una diagnosi che ricorre fin dall&#8217;esordio dell’articolo. Potremmo pure darla per buona se non fosse che la lunga serie di guai da cui la nostra cultura sarebbe afflitta a causa di quel sistema scolastico, mi sembra oltremodo pretestuosa. Insomma, forse sono ammalato anch&#8217;io, ma proprio non riesco ad individuare in questa disamina né il carnefice né i tormenti.</p>
<div id="attachment_2888" style="width: 264px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/gentile.jpg"><img class="wp-image-2888 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/gentile-254x300.jpg" alt="Giovanni Gentile" width="254" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Gentile</p></div>
<p style="text-align: justify"><strong>Le colpe della riforma Gentile sarebbero molteplici, innanzi tutto non le si perdona di essere stata “la più fascista delle riforme”</strong> e dunque inevitabilmente intaccata dall&#8217;ideologia. <strong>Tuttavia queste parole sono prese molto più sul serio di quanto non faceva lo stesso Mussolini quando le ha pronunciate</strong>. Già nel marzo del 1931, appena otto anni dopo i provvedimenti sulla scuola, li ridefinirà “un errore dovuto ai tempi e alla forma mentis dell’allora ministro”, affidando il compito di una ulteriore riforma al successore di Gentile al ministero, <strong>Giuseppe Bottai</strong> (che avrebbe smembrato il ginnasio per creare la scuola media). <strong>Ma il consenso riscosso durante il ventennio può anche essere messo da parte, resta che finanche dopo la guerra, il sistema scolastico italiano, a parte qualche ritocco, è rimasto articolato sulla struttura plasmata durante il gabinetto Gentile.</strong> Se ciò è potuto accadere è stato perché perfino alcuni fra gli oppositori vittoriosi del fascismo, l’hanno considerata fin da subito non solo come <strong>qualcosa di non irrimediabilmente compromesso con il regime, ma addirittura come un’eredità di quest’ultimo di cui non c’era affatto da vergognarsi.</strong> Ed è indubbio che nessuno in seguito è stato in grado di realizzarne una alternativa.</p>
<p style="text-align: justify">Su scienzalive.it la riprensione è implacabile, come può venire in mente a qualcuno di apprezzare una riforma del genere che è stata addirittura:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: right"><em>“emanata tramite vari regi decreti legislativi (sic!)”</em><br />
<em>[La parentesi è originale n.d.r.]</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: left">Una fonte normativa senz&#8217;altro disgustosa, una tara su cui non si può passare sopra! Che dire allora dello scandalo di altri atti con diciture simili che sono ancora in vigore, come il Codice Civile (Regio Decreto 16 marzo 1942 n. 262) (Orrore!), o per esempio i Regi Decreti numero 1669 e 1736 del 1933 rispettivamente noti come legge cambiaria e legge assegni (Basta per carità!).</p>
<p style="text-align: justify">I rimproveri sono appena cominciati e sono ancora più buffi e imprecisi. Gentile per scienzalive.it non era altro che un “filosofo di regime” che con la sua riforma mirava alla <em>“subordinazione della cultura scientifica ad una posizione subalterna”</em>. Quest’ultima frase presa da sola non avrebbe significato in lingua italiana, ma non spingiamoci troppo oltre. <strong>Insomma l’insegnamento scientifico a scuola sarebbe stato trascurato, addirittura perseguitato, favorendo invece gli insegnamenti cosiddetti “letterari” od “umanistici”.</strong> La qual cosa non è vera, anzi <strong>è vero il contrario: è stata proprio la riforma Gentile a mettere le materie scientifiche sullo stesso piano di quelle umanistiche nell&#8217;insegnamento scolastico.</strong> Alle materie scientifiche è stata conferita eguale dignità rispetto alle altre con l’istituzione del liceo scientifico, che prima non esisteva. <strong>Sotto il vigore della precedente legge Casati del 1859 l’istruzione scientifica era relegata nella scuola tecnica, che non dava accesso all&#8217;università.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Si esagera poi sul <strong>“liceo femminile”</strong> giacché si sostiene che le donne sarebbero state “escluse dagli altri licei”. Peccato che l’inciso mutuato dalla relativa pagina wikipedia sia del tutto falso, i nostri divulgatori avrebbero dovuto controllare la fonte. Si sarebbero accorti che questa scuola superiore, esistita solo fino al 1928, era stata pensata proprio per offrire una opzione ulteriore alle ragazze che volevano intraprendere degli studi superiori meno impegnativi di quelli degli altri licei – cui avevano liberamente accesso – ma comunque più approfonditi di quelli dell’istituto magistrale. E poi basta recuperare qualche vecchia fotografia di liceo per accorgersi che le classi erano già miste.</p>
<div id="attachment_2889" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/foto-liceo-1927.jpg"><img class="wp-image-2889 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/foto-liceo-1927-300x204.jpg" alt="foto liceo 1927" width="300" height="204" /></a><p class="wp-caption-text">Una classe mista in un liceo del 1927.</p></div>
<p style="text-align: justify">Si afferma inoltre che <em>“l’introduzione dell’insegnamento obbligatorio della religione cattolica nella scuola elementare”</em> avrebbe realizzato la <em>“cattolicizzazione forzata della popolazione”</em>! Non sarebbero state la bimillenaria predicazione della Chiesa e l’esempio dei santi a strappare la penisola al paganesimo, ma un esercito di maestrine con la gonna nera delle giovani italiane, completando l’opera in soli vent’anni, un’ora alla settimana, a suon di bacchettate!</p>
<p style="text-align: justify">Il resto è un piagnisteo infarcito di barbarismi, Giovanni Gentile e l’ora di religione ci avrebbero lasciato un considerevole disavanzo <em>“scientifico tecnologico”</em> rispetto alle altre nazioni (e inspiegabilmente si dimenticano scoperte, invenzioni ed industrie italiane, ma proseguiamo); ci avrebbero condannato ad essere <em>“l’ultimo paese occidentale senza una separazione netta tra Stato e Chiesa”</em> (e la Germania? La Spagna? L’Irlanda? E così via, per non parlare della Gran Bretagna con la sua chiesa di stato con a capo la regina); e infine ci avrebbero costretto a sopportare <em>“un’opinione pubblica vulnerabile ad ogni minaccia della pseudoscienza”</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Fusaro scrive nel suo articolo che <em>“il liceo classico ha reso possibile la superiorità culturale di intere generazioni di liceali italiani rispetto ai loro coetanei di tutto il mondo”</em>. E su scienzalive.it lanciano contro Fusaro e contro Gentile un mucchietto di quelle <strong>classifiche</strong> famose, quelle in cui la moquette viene prima dei programmi e la possibilità di andare scalzi dentro la scuola e più importante di quello che si impara. Graduatorie in cui l’Italia malgrado tutto non si piazza neanche tanto male.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il lamento poi si fa paradossale, quello che non va bene è la civiltà</strong>. Pare che sia un problema che in un paese civile come l’Italia si possa avere l’umanità di evitare le sofferenze inutili degli altri esseri viventi ponendo alcuni limiti alla <strong>sperimentazione animale</strong>; addirittura si contesta l’<strong>obiezione di coscienza</strong>, che ci hanno propugnato come grande conquista civile dell’ultimo secolo. Questo sfacelo sarebbe derivato dall&#8217;ignoranza generalizzata provocata dalla scuola pubblica, che permette che diventi ginecologo qualcuno che si rifiuta di fare a pezzi o squagliare coll&#8217;acido una creaturina nel grembo della madre, perché la considera un bambino e non un grumo di cellule. Eccoli i retaggi di un mondo primitivo e barbarico, come i “crocifissi negli ospedali e nelle scuole”, e Giovanni Gentile ha permesso che sopravvivessero.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La riforma Gentile ha ricevuto, e spesso meritato, diverse critiche già in passato. Mi ha sorpreso molto non ritrovare quella del “nozionismo”, perché abbastanza datata e piuttosto in voga.</strong> Peccato perché non avrei avuto nulla da controbattere a questo sempreverde, <strong>la scuola dei nostri genitori e dei nostri nonni era nozionista</strong>. Non alle elementari però, dove Gramsci invece avrebbe preferito fosse stata dogmatica, ma questa è un’altra storia. <strong>Nella scuola che facciamo adesso nozionismo ce ne è troppo poco</strong>, te ne accorgi quando tutti i concorrenti di un quiz televisivo dicono che Hitler è diventato cancelliere negli anni settanta, e pochi secondi dopo aver ascoltato la risposta esatta mettono anche a Mussolini i jeans a zampa di elefante. <strong>IL nozionismo è quella cosa che serve a non spararle grosse</strong>, del tipo “la luna è una stella” o “Biella è in Toscana”. Sentirle sarà pure divertente, ma se a dirle sono i parlamentari alle Iene che li aspettano proprio per registrare le più ridicole, il fenomeno si rivela in tutta la sua dolorosa tragicità. Alla fine basterebbe imparare a memoria da piccoli un elenco di apostoli e di martiri per non dire poi da grandi che l’Italia è stata cattolicizzata forzatamente da Gentile nel ’23.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Per poco non mi sfuggiva che nell&#8217;articolo si prende a prestito anche un po’ dell’autorevolezza di <strong>Antonio Gramsci</strong>, alludendo, troppo velocemente, alla sua principale censura alla riforma Gentile: <strong>il classismo</strong>. Andrebbe fatta però molta più attenzione anche nel citarlo a vanvera Gramsci! Perché in questo caso, <strong>egli voleva metterci in guardia proprio dal rischio terribile che comporta porre in secondo piano la cultura che chiamava “disinteressata”</strong> (quella cosiddetta umanistica). <strong>Cioè quello di sfornare individui privi della “potenza fondamentale di pensare e sapersi dirigere nella vita”</strong>. Il pericolo ieri si nascondeva nella scuola tecnica, che in questo modo avrebbe allargato le distanze tra le classi sociali, già inevitabilmente rispecchiate dalle scuole differenziate (in questo sta il classismo della riforma gentile per Gramsci); e che oggi si è esteso fino a minacciare tutto quel che resta dell’istruzione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Chiamare in causa Gramsci su questo punto equivale a riconoscere in pieno che Fusaro ha ragione</strong>, su scienzalive.it si sono contraddetti da soli, ma non credo che se ne siano accorti. Potete controllare nei <em>Quaderni del Carcere</em> se non mi credete, dopotutto anch&#8217;io non ho nessuna qualifica scientifica.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando al tema principale, per concludere, abbiamo potuto renderci conto di come l’affermazione secondo la quale il lavoro di Giovanni Gentile al Ministero della Pubblica Istruzione si sia concretizzato in <em>“decenni di ostracismo scientifico programmato”</em> non possa essere presa sul serio.<strong> Ma</strong> <strong>va respinto espressamente anche l’ultimo degli appunti mossi alla prelodata riforma:</strong> <em>“l&#8217;apertura della dicotomia tra scienze naturali e discipline umanistiche che ancora lacera e polarizza in fazioni il nostro dibattito culturale”</em>. Per farla breve questo “equivoco intellettuale” non esiste. O meglio mi sembra che esso si possa riscontrare solo in alcuni esponenti del mondo degli studi. Spesso proprio fra quelli che questa frattura la denunciano ogni piè sospinto (parlo in generale). Io credo che la prospettiva di uno specialismo autoreferenziale sia in agguato laddove si avverte una latente frustrazione nel non padroneggiare le conoscenze che si trovano al di fuori del proprio ambito disciplinare, e di conseguenza si teme possano sfuggire anche le intuizioni olistiche a volte necessarie all&#8217;interno di quest’ultimo. Di solito però tutto questo non c’entra perché si cerca la polemica di proposito. E d&#8217;altronde leggendo qualche dubbio ogni tanto mi è venuto… Mi spiego: ad esempio l’autore fa bene a scrivere “scienze” naturali e “discipline” umanistiche, se allude ad una differenza di metodo, ma ho avuto il sospetto che qui come in altre parti si debba invece intendere un giudizio di merito, celando un certo disprezzo per le seconde. Ma della buona fede non è mai lecito dubitare.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Del resto poi non è che in questo articolo si presti molta attenzione al significato di termini ed espressioni</strong>, come quando con tono fastidiosamente saccente lo scienziato rimbecca Fusaro sulla <strong>“razionalità calcolatrice”</strong> dimostrando di aver confuso il mezzo con il fine, la razionalità strumentale con lo spirito critico, e finendo col dare ancora una volta inavvertitamente ragione all&#8217;avversario in questa contesa.</p>
<p style="text-align: justify">Che il nostro promettente scienziato non fosse anche un maestro di retorica lo avevamo capito, e tutto quello che abbiamo notato fin qui si può e bisogna perdonarlo, ma la presunzione di dare lezioni a Giovanni Gentile concludendo con una citazione sgangherata di Brecht no. Avrebbe dovuto risparmiarsela. Prima di provarci un’altra volta sarebbe meglio fare qualche altra lettura, e “sciacquare i panni in Arno”.</p>
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		<title>Papa Francesco: pontificato breve o disinformazione?</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2015 17:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Runco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella serata del dodici marzo (era già il tredici in Europa) l&#8217;emittente messicana Televisa ha trasmesso l&#8217;intervista concessa dal Papa alla vaticanista Valentina Alazraki in occasione del secondo anniversario della Sua elezione. Oltre atlantico l&#8217;intervista è stata dapprima compendiata in un comunicato di Radio Vaticana e poco più tardi riportata integralmente in italiano dall&#8217;Osservatore Romano (eccola), e in spagnolo dalla stessa Radio Vaticana (qui). La conversazione tra Papa Francesco e la giornalista messicana è durata all&#8217;incirca un&#8217;ora e mezzo, e anche la sua trascrizione certamente non può definirsi corta. Nel sintetizzarla la stampa in molti casi si è soffermata, con precisione a dir poco chirurgica, solo su]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>ella serata del dodici marzo (era già il tredici in Europa) l&#8217;emittente messicana Televisa ha trasmesso l&#8217;intervista concessa dal Papa alla vaticanista Valentina Alazraki</strong> in occasione del secondo anniversario della Sua elezione. Oltre atlantico l&#8217;intervista è stata dapprima compendiata in un comunicato di <strong>Radio Vaticana</strong> e poco più tardi riportata integralmente in italiano dall&#8217;<strong>Osservatore Romano</strong> (<a href="http://www.osservatoreromano.va/it/news/due-anni-di-pontificato">eccola</a>), e in spagnolo dalla stessa Radio Vaticana (<a href="http://www.news.va/es/news/los-primeros-dos-anos-de-la-era-francisco-en-entre">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La conversazione tra Papa Francesco e la giornalista messicana è durata all&#8217;incirca un&#8217;ora e mezzo</strong>, e anche la sua trascrizione certamente non può definirsi corta. Nel sintetizzarla<strong> la stampa in molti casi si è soffermata, con precisione a dir poco chirurgica, solo su alcune espressioni usate dal Santo Padre</strong>, propinando a volte notizie dal senso poco coerente con quello del discorso del Sommo Pontefice, e presumibilmente distanti dalle Sue intenzioni. Non si tratta di un fenomeno nuovo, ma frequente, in particolar modo per le notizie che riguardano, in ordine crescente, la Chiesa Cattolica, il Romano Pontefice e Papa Francesco.</p>
<p style="text-align: justify">In questo caso ci riferiamo ai temi dell&#8217;intervista, e <strong>in luogo specifico al clamore suscitato dalle parole di Francesco I con le quali ha affermato di presagire la brevità del pontificato</strong> corrente.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/cq5dam.thumbnail.624.351.jpg"><img class=" wp-image-2129 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/cq5dam.thumbnail.624.351-300x168.jpg" alt="cq5dam.thumbnail.624.351" width="314" height="176" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Una asserzione giunta allorché si è fatto notare al Papa che il Suo operato ha potuto a volte  far pensare ad &#8220;una certa <strong>fretta nel modo di agire</strong>&#8221; oppure a una visione del <strong>pontificato a &#8220;breve termine&#8221;</strong>. Eccola per intero:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve. Quattro o cinque anni. Non so, o due o tre. Beh, due sono già passati. È come una sensazione un po’ vaga. Le dico, forse no. È come la psicologia di chi gioca e allora crede che perderà per non restare poi deluso. E se vince è contento. Non so che cos’è. Ma ho la sensazione che Dio mi ha messo qui per una cosa breve, niente di più&#8230; Ma è una sensazione. Per questo lascio sempre aperta la possibilità.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Questa ci appare come una risposta affermativa alla prima ipotesi. <strong>Il Papa tiene effettivamente a realizzare i Suoi propositi al più presto</strong>, impegnandosi dal primo momento.<strong> Questa premura è suggerita dalla sensazione che il tempo a disposizione sia poco</strong>. Si tratta di<strong> una semplice sensazione</strong>, forse <strong>dettata dalla gravità non da poco della Missione</strong>, come specificato dalla metafora del giocatore. Non è opportuno interrogarsi sulla natura di questo mandato affidato a Francesco, magari lanciandosi in passionali ma arditi paragoni al Poverello d&#8217;Assisi e al &#8220;riparare la Chiesa&#8221;;o molto peggio a sensazionalistiche fantasticherie di gusto luteranesco sul &#8220;riformarla&#8221;. Qui si parla &#8220;semplicemente&#8221; (le virgolette sono d&#8217;obbligo) del compito di Pastore della Chiesa Universale, che deve essere svolto, come ogni altro, tenendo sempre presente la <em>&#8220;missione d&#8217;identità con Gesù Cristo&#8221;</em> che Francesco ha in altre occasioni ricordato e che ribadirà, come vedremo, più avanti nell&#8217;intervista. <strong>Il Papa intende svolgere dunque il Suo pontificato sotto la guida di Cristo,  con la sollecitudine di chi sa di poter essere in ogni momento sorpreso dai ladri</strong> (cfr. S.Matteo 24, 43-44), senza però escludere di poter esser chiamato dalla Provvidenza ad un lungo regno.</p>
<p style="text-align: justify">Una frase allusiva come &#8220;<em>Per questo lascio sempre aperta la possibilità&#8221; </em>può dare la sensazione che si rimanga in ambiguo e, considerando quanto poco remota è l&#8217;abdicazione di <strong>Benedetto XVI</strong>, si potrebbe pensare che il Santo Padre consideri aperta la possibilità di seguire anche in questo il cammino del Suo predecessore. Immediatamente dunque l&#8217;intervistatrice chiede  una precisazione in tal senso al Pontefice, il quale risponde:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;[&#8230;]Io credo che Papa Benedetto abbia aperto una porta. Settant’anni fa non esistevano i vescovi emeriti. Oggi ne abbiamo 1400. [&#8230;] Credo che Benedetto con grande coraggio abbia aperto la porta ai Papi emeriti. Non bisogna considerare Benedetto come una eccezione. Ma come una istituzione. Forse sarà l’unico per molto tempo, forse non sarà l’unico. Ma è una porta aperta dal punto di vista istituzionale. Oggi il Papa emerito non è una realtà strana, ma si è aperta la possibilità che possa esistere.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Una risposta perfettamente in linea colla precedente, cui segue la domanda, che è più una affermazione: <em>&#8220;Si potrebbe pensare, come per i vescovi, un Papa che rinunci a ottant’anni.&#8221;</em> Ecco la replica del Papa:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Anche. Si può, ma a me non piace fissare un’età. Credo che il papato ha qualcosa di ultima istanza. È una grazia speciale. Per alcuni teologi il papato è un sacramento, i tedeschi sono molto creativi in tutte queste cose. Io non sono di questo parere, ma questo vuol dire che c’è qualcosa di speciale. Allora parlare di ottant’anni crea una sensazione di fine di pontificato che non farebbe bene, qualcosa di prevedibile. Non sono dell’idea di fissare un’età ma sono dell’idea di Benedetto. [&#8230;]&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify"><strong>Francesco insomma non pensa di rinunciare al Ministero Petrino, e soprattutto non crede che si possa porgli un termine</strong>. Riconosce comunque, come la Chiesa ha sempre fatto, la possibilità della rinuncia, e il coraggio della scelta di Benedetto XVI, che servirà in futuro da ammonimento laddove se ne verifichino le circostanze. Il Papa Emerito è quindi una istituzione per l&#8217;importanza del Suo esempio. Lo è anche per la recente istituzione del titolo, ispirato a quello dei vescovi emeriti. Se esso verrà usato ancora nei prossimi anni non ci è dato sapere.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando al nostro tema specifico, <strong>la ricezione da parte dei giornali delle attestazioni citate</strong>, nonché di altre risposte, <strong>è stata spesse volte incoerente</strong>, al punto che una veloce <strong>rassegna stampa</strong> delle più note testate svela un <strong>carosello di proclami tanto scandalistici quanto menzogneri</strong> e di condotte in qualche caso poco diligenti per dei giornalisti.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/papa_francesco.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2127" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/papa_francesco-300x187.jpg" alt="papa_francesco" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;intenzione originaria era di occuparsi esclusivamente della stampa nostrana, ma la menzione di quella straniera è d&#8217;obbligo in un caso esemplare. Infatti di tanto in tanto la notizia è riportata onestamente, e<strong> l&#8217;articolo più fedele alle parole del Papa</strong>, per quanto succinto, è del <strong>Time</strong> (<a href="http://time.com/3743995/pope-francis-anniversary-five-years/">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify">In Italia si è appreso il contenuto dell&#8217;intervista tramite <strong>il comunicato della Radio Vaticana</strong> (<a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/03/13/il_papa_a_televisa_racconta_i_due_anni_di_pontificato/1129053">qui</a>) che <strong>ha avuto una considerevole &#8220;circolazione&#8221;</strong> nelle redazioni dei quotidiani. Diversi suoi trafiletti sono stati &#8220;copia-incollati&#8221; dall&#8217;<strong>Huffington Post</strong> (<a href="http://www.huffingtonpost.it/2015/03/13/papa-pontificato-breve_n_6862568.html?utm_hp_ref=italy">qui</a>) – l&#8217;unico giornale a riconoscere espressamente la citazione – dall&#8217;agenzia di informazione <strong>ANSA</strong> (<a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/03/13/papa-festeggia-2-anni-pontificato-ma-ammette-ho-sensazione-che-sara-breve_c5fc3eb9-561a-42d2-abd4-2d020be915c5.html">qui</a>), da <strong>Repubblica</strong> (<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2015/03/13/news/papa_curia_ultima_corte_d_europa_-109421858/?ref=search">qui</a>), dal <strong>Sole 24 Ore</strong> (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-03-13/papa-francesco-ho-sensazione-che-mio-pontificato-sara-breve-144154.shtml?uuid=ABRjLt8C">qui</a>), e perfino da <strong>&#8220;Vatican Insider&#8221;</strong> (<a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francisco-francis-39708/">qui</a>), lo spazio dedicato da &#8220;<strong>La Stampa</strong>&#8221; alle vicende di Chiesa, dove invero era presente anche un&#8217;articolo di Andrea Tornielli (<a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francisco-francis-39722/">questo</a>) che riportava le risposte del Papa.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia<strong> il Sole 24 ore</strong> correlava il suo articolo ad una datata recensione (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-05-29/bergoglio-papato-termine-francesco-i-lupi-segreto-una-rivoluzione-libro-marco-politi-150754.shtml?uuid=ABD3xCMB">questa</a>) alludendo ad altrettanto datate quanto poco affidabili argomentazioni. <strong>Si tratta del primo, e meno attendibile, dei due ordini di equivoci che una informazione distorta o quantomeno disattenta può generare sull&#8217;argomento.</strong> La rinuncia di Benedetto XVI sarebbe stata il primo segno di <strong>una imminente rivoluzione nella guida della Chiesa</strong>, destinata all&#8217;evoluzione nella scia dei moderni ordinamenti democratici, e culminante nell&#8217;istituzione di un <strong>&#8220;papato a termine&#8221;</strong>. In pratica il Papa dovrebbe presto avere a disposizione un &#8220;settennato&#8221; come il presidente della repubblica. <strong>Una previsione tanto distante dalle parole de Pontefice quanto poco cattolica</strong>, specie se si afferma che i futuri Successori di Pietro non potranno più &#8220;salire sul trono pretendendo di essere plenipotenziari di Cristo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Corre quasi sulla stessa linea di pensiero <strong>il pessimo articolo della redazione online del Corriere della Sera (<a href="http://www.corriere.it/cronache/15_marzo_13/papa-francesco-sento-mio-pontificato-breve-15c43080-c984-11e4-84dd-480351105d62.shtml">qui</a>), che addirittura arriva ad attribuire al Santo Padre asserzioni da lui mai pronunciate</strong>, come  nel grassetto: «i papi emeriti dovrebbero diventare un&#8217;istituzione», posto in rubrica con tanto di virgolette, a titolo di un piccolo capoverso contenente un <em>collage</em> di frasi dell&#8217;intervista. <strong>Contro l&#8217;evidenza, il quotidiano milanese lascia intendere invece una imminente istituzionalizzazione delle dimissioni per <em>ingravescentem aetatem</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il secondo tipo di equivoci, e che forse può apparire maggiormente plausibile, è quello per cui sarebbe possibile desumere dalle risposte di Papa Francesco a Valentina Alazraki, la Sua intenzione di rinunciare al Soglio Pontificio in un prossimo futuro.</strong> Questa interpretazione ha avuto però enorme risonanza anche sui media internazionali, infatti è il filo conduttore di numerosi articoli, come quello del <strong>Guardian</strong> (<a href="http://www.theguardian.com/world/2015/mar/13/pope-francis-two-year-anniversary-lord-chose-me-short-mission">qui</a>), e di servizi televisivi. Abbiamo già visto come a nostro avviso simili conclusioni non possano essere tratte da quel dialogo, ed <strong>è significativo come la stessa Valentina Alazraki abbia voluto smentirli in alcuni tweet che riportiamo in immagine</strong>.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2121" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-1-300x211.png" alt="Cattura alazraki 1" width="300" height="211" /></a></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-2.png"><img class="size-medium wp-image-2120 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-2-300x211.png" alt="Cattura alazraki 2" width="300" height="211" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Nel Bel Paese tra banalità, fraintendimenti e strumentalizzazioni l&#8217;argomento in questione non ha mancato di dar vita a una <strong>fiumana di servizi grotteschi</strong>, alcuni dei quali menzionabili. Come <strong>&#8220;Papa Francesco: non durerò a lungo&#8221;</strong> dell&#8217;<strong>Avanti</strong> (<a href="http://www.avantionline.it/2015/03/papa-francesco-non-durero-a-lungo/">qui</a>), redivivo quotidiano socialista, il quale domandandosi &#8220;cosa ci sia di non detto nelle Sue parole?&#8221; ci presenta un Papa depresso, che nell&#8217;intervista a Televisa, sembrerebbe<span class="Apple-style-span"> lanciare dall&#8217;inconscio e in modo indiretto &#8220;un allarme, un appello accorato, un segnale di difficoltà&#8221;. O anche <strong>Libero Quotidiano</strong> che in <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11767468/Papa-Francesco-e-il--pontificato.html">questo</a> articolo calcola, con l&#8217;invadente <em>nonchalance</em> di uno iettatore navigato, le <strong>incognite</strong> che il Sommo Pontefice dovrebbe mettere in conto. Ne individua essenzialmente due: la &#8220;morte naturale&#8221; e il rischio di essere finito <strong>&#8220;nel mirino dell&#8217;ISIS&#8221;</strong>. In ultimo ci diverte molto anche <strong>il Fatto Quotidiano</strong> (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/13/francesco-ior-pedofili-mafia-divorziati-2-anni-rivoluzione-sfidando-curia-lobby/1501217/">qui</a>) che, accennando sommariamente all&#8217;intervista, coglie l&#8217;occasione per sciogliere una filippica che sorprende Papa Francesco mentre si spoglia per un attimo delle vesti eroiche, dando sfogo alla frustrazione di non essere in grado di compiere la Sua missione titanica. La Chiesa non merita di essere salvata né può esserlo. Francesco I infatti, a due anni dall&#8217;elezione, starebbe per essere travolto da una valanga di Curia, Ior, pedofili, divorziati e gay, mentre viene stritolato da una &#8220;corte curiale&#8221; ostile guidata probabilmente dal cardinal <strong>Raymond Leo Burke</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify">Tornando a questioni più serie, <strong>un&#8217;altra parte dell&#8217;intervista ad aver avuto molta risonanza è quella in cui il Santo Padre ha definito la Curia come <em>&#8220;l&#8217;ultima corte d&#8217;Europa&#8221;</em></strong>. Una affermazione giunta quando Gli è stata chiesta conferma di voler cambiare nella Curia, <em>molto più delle struttur</em>e, cioè la<em> mentalità</em> e il <em>cuore</em>.  <strong>Il Papa dunque dopo aver descritto l&#8217;ambiente della Corte Papale</strong> come diverso da quello delle altre corti rimaste nel continente e <em>&#8220;ormai democraticizzate&#8221;</em>, precisando di non avere intenti polemici, <strong>ha confermato di non voler agire sulla forma, ma sulle persone:</strong> <strong>quello di cui c&#8217;è bisogno è una conversione personale</strong>. Il Papa renderà esplicito il senso di queste parole più avanti nell&#8217;intervista, quando ricorderà l&#8217;allocuzione da Lui tenuta alla curia prima di Natale. Un esame di coscienza in cui aveva evidenziato <strong>quindici malattie</strong>.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Ho pensato per esempio a una a cui nessuno ha fatto caso e per me è la principale: dimenticare il primo amore. Quando cioè uno si trasforma in un buon impiegato e dimentica di avere una missione di identità con Gesù Cristo, che è il primo amore.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Concludendo, ricordiamo come il Papa abbia accettato l&#8217;aggiunta, propostagli da un cardinale in occasione dell&#8217;ultimo concistoro, di <strong>una sedicesima malattia</strong> alle quindici del discorso di Natale: <em>&#8220;Quella di chi non ha il coraggio di criticare apertamente. Se uno non è d’accordo con il Papa deve andare a dirglielo&#8221;. </em>Dunque forte dell&#8217;esortazione del Santo Padre, e pur essendo con Lui pienamente d&#8217;accordo, vorrei con affetto filiale rivolgergli una piccola considerazione. Papa Francesco ci ha abituato ormai da due anni al <em>&#8220;<strong>Gesuitese&#8221;</strong></em><strong>: un linguaggio apparentemente compiacente, ma dalle scarse concessioni</strong>. Forse però usandolo di meno si eviterebbero numerose distorsioni come queste che abbiamo appena esaminato.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/topic.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2126" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/topic-300x164.jpg" alt="topic" width="300" height="164" /></a></p>
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		<title>Il 2014 letto da Torquemada</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2014 17:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Runco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche questo Natale è passato e l&#8217;anno del Signore bismillesimodecimoquarto volge ormai al termine. Un copione senz&#8217;altro vissuto già diverse volte, quello della tregua di dicembre, in cui si cerca di pensare il meno possibile alla fine delle feste, perdendosi nel rosso degli addobbamenti natalizi, e dopo ancora in quello di cravatte, foulards e altri indumenti da procurarsi per la notte di San Silvestro. Cos&#8217;ha questa fine d&#8217;anno di diverso da tante altre? Davvero poco, giusto però il dettaglio che, già all&#8217;antivigilia della Natività, sono incominciate le pubblicazioni di Torquemada. È inutile indugiare in ulteriori auspici o dichiarazioni di intenti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><b><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>nche questo Natale è passato e l&#8217;anno del Signore bismillesimodecimoquarto volge ormai al termine.</b> Un copione senz&#8217;altro vissuto già diverse volte, quello della tregua di dicembre, in cui si cerca di pensare il meno possibile alla fine delle feste, perdendosi nel rosso degli addobbamenti natalizi, e dopo ancora in quello di cravatte, foulards e altri indumenti da procurarsi per la notte di San Silvestro. <b>Cos&#8217;ha questa fine d&#8217;anno di diverso da tante altre?</b> <b>Davvero poco</b>, giusto però il dettaglio che, <b>già all&#8217;antivigilia della Natività, sono incominciate le pubblicazioni di Torquemada.</b></p>
<p align="JUSTIFY">È inutile indugiare in ulteriori auspici o dichiarazioni di intenti. Bastano il manifesto e le presentazioni, più o meno estese, che i più accorti fra i nostri “venticinque lettori” avranno già visionato. <b>In questo sproloquio di fine anno è sufficiente esprimere la soddisfazione di vedere finalmente avviato questo progetto dall&#8217;indole </b><i><b>incendiaria</b></i><b>;</b> e compiacersi che questa <i>rivista di inquisizione telematica</i> abbia iniziato a disporre e condurre le sue meticolose e pedanti indagini.</p>
<p align="JUSTIFY">Qualcuno indubbiamente sarà riuscito a storcere il naso semplicemente per aver dovuto richiamare alla mente il clero spagnolo del quindicesimo secolo. <b>Sai e tonsure destano ricordi di epoche tenebrose, spettri di tempi difficili che sarebbe preferibile obliare.</b> Da dove sortiscano queste scomode, ma vitalissime, rimembranze a cinque secoli di distanza, è una domanda lecita, interessante, e si può ben dire obbligata; purtroppo però se volessimo svolgerla adesso, riusciremmo a travalicare la vaghissima linea del nostro tema. <b>Riprendendo dunque a parlare poco seriamente, torniamo a respirare l&#8217;area sublime e ammuffita dei tufi bruni del tardogotico, che di lì a pochi anni, sarebbe stata spazzata via</b> e accantonata per sempre, addirittura in un solo istante, da un solo uomo, da un solo stivale che toccava la sabbia: <b>il 12 ottobre del 1492. Il medioevo, prima di questo capodanno del nuovo mondo, dopotutto era brutto per colpa di quei fanatici dal pizzetto brizzolato</b>: “non l&#8217;avete visto <i>Il nome della rosa?”</i></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Adesso i tempi sono cambiati</b>: le invenzioni della modernità e le rapide del progresso hanno divelto l&#8217;ignoranza per sempre. <b>Non ci sono più analfabeti, ma al minimo semicolti.</b> Cosa riuscirebbe a dire S. Pietro d&#8217;Arbués di fronte alla chiesa cubo e al politicamente corretto, ammesso che si risvegli oggigiorno dal martirio.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Ma il 2014 è stato tanto diverso dal 1478? Togliendo lo stato della tecnica, i due continenti in più, Piero Angela e il passaggio a Nord Ovest, si possono trovare delle corrispondenze tra l&#8217;anno che sta per finire e quello in cui fu istituita l&#8217;Inquisizione Spagnola?</b></p>
<p align="JUSTIFY">Proviamo, in un vortice discendente di serietà, a cercare qualche convergenza. Il <b>1478</b> si aprì all&#8217;insegna dell&#8217;<b>espansione moscovita</b> colla presa, senza combattere, di <b>Novgorod</b> da parte di <b>Ivan III il grande</b>. Più o meno la stessa cosa non vale per il <b>2014</b>, in cui abbiamo assistito al <b>ritorno</b>, anche qui senza colpo ferire, <b>della Crimea alla Russia</b>? Pensate che l&#8217;allargamento territoriale causò ad Ivan III non pochi problemi coi mercanti della <b>Lega Anseatica</b>, proprio gli stessi avidi argentari baltico-tedeschi che danno sanzioni e fastidi a <b>Putin</b>, anche se dietro la ditta dell&#8217;<b>Unione Europea</b>. Ah queste corporazioni di banchieri che indebitano i principi, oggi più di allora!</p>
<p align="JUSTIFY"><b>In Italia all&#8217;epoca aveva luogo la </b><i><b>congiura dei Pazzi</b></i>, e proprio pochi mesi fa c&#8217;era ancora del baccano fra i toscani con <b>Matteo Renzi</b> che scalzava <b>Enrico Letta</b> dalla presidenza del consiglio, inaugurando forse una nuova <b>signoria</b>. Cinquecentotrentasei anni or sono si vedeva <b>un gran movimento in Vaticano</b> colle ristrutturazioni di <b>Sisto IV</b>, e similmente, a quanto pare, con <b>Francesco I</b>, anche se questa volta l&#8217;edilizia c&#8217;entra poco&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 1478 <b>Boabdil di Granada</b> si godeva ancora la frescura dell&#8217;<b>alhambra</b>, <b>Costantinopoli</b> non era caduta da molto tempo, e <b>la minaccia saracena era avvertita come reale e incombente</b>. Anche oggi corrono voci di <b>un&#8217;ombra a oriente</b>: proprio dal 2014 sulla terra cammina di nuovo un <b>Califfo</b>, non più ovviamente Al Mustanjid, o <b>Maometto II</b> e il suo Gedik Ameht Pascià, che nel 1480 avrebbe martirizzato gli <b>813 beati idruntini</b>, ma <b>Abù Bakr al Baghdadi</b>. Non meno martirizzatore di Cristiani questo <b>sanguinario signore dell&#8217;Iraq e del Levante</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Sempre nel 1478, l&#8217;isola di Britannia ospitava un regno in più, quello di <b>Scozia</b>, con a capo <b>Giacomo III Stuardo</b>, principe cristianissimo, tanto che nel &#8217;72 era riuscito a far elevare la <b>arcidiocesi di St. Andrews</b> al rango metropolitano; e nel 1486 avrebbe ricevuto la <b>rosa d&#8217;oro</b> benedetta con cui il papa (questa volta Innocenzo VIII), dal concilio di Tours ad oggi, onora regnanti e reggitori dei paesi cristiani. Giacomo, re tanto devoto, era però mal visto dai sui sudditi per la politica troppo favorevole all&#8217;<b>odiata Inghilterra</b>. Quest&#8217;ultimo paese nel 1603 avrebbe tolto la Scozia dal novero delle nazioni. E <b>per la triste ironia della storia, proprio in questo 2014 che volge alla fine, il popolo delle Highlands, che per trecento anni aveva con fierezza reclamato l&#8217;indipendenza, conquistata rumorosamente e faticosamente la ghiotta occasione di un referendum, ha preferito restare nel Regno Unito.</b></p>
<p align="JUSTIFY">Considerando ora il paese d&#8217;origine dell&#8217;Inquisizione, <b>la Spagna</b>, ci sarebbero talmente tante cose di cui discutere, che tutto il tempo rimasto al 2014 non basterebbe. Mi limiterò a riportare che a giugno re <b>Juan Carlos I di Borbone e Borbone delle Due Sicilie</b> ha lasciato il trono da cui ora regna suo figlio <b>Filippo VI</b>. A proposito di <b>avvicendamenti reali</b>, <b>questa sera</b> il presidente della Repubblica Italiana, <b>Giorgio Napolitano</b>, <b>potrebbe non parlare soltanto di lavoro, di tempi duri, di ricerca, di giovani e di eccellenza apprezzata nel mondo</b>, come suole fare da otto anni quando si rivolge agli italiani a fine dicembre. Vedremo tra qualche ora.</p>
<p align="JUSTIFY">Tornando al passato, nel quattrocento era dappertutto viva la memoria delle <b>grandi pestilenze</b> del secolo precedente e senza dubbio ai primi posti di una classifica delle angosce di allora c&#8217;era la <b>peste nera</b>. Anche nel XXI secolo il <b>terrore delle epidemie</b> tiene ostinatamente la testa della graduatoria. Il caso dell&#8217;<b>ebola</b>, il cui panico è cresciuto fino a livelli non proporzionali ai rischi effettivi (come già da altri inquisitori <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" title="Babbo Natale, Ebola, e altre Simpatiche Fregnacce" href="http://www.torquemada.eu/2014/12/27/babbo-natale-ebola-e-altre-simpatiche-fregnacce/" target="_blank">qui</a> </span>osservato) ne è l&#8217; esempio più appariscente.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>I dati dei </b><i><b>“perché”</b></i><b> più cercati su Google</b> dagli utenti di lingua italiana, n<b>on solo confermano questa inquietante tendenza, ma sottolineano anche come il timore si declini in forme squisitamente congruenti ai cliché sul medioevo</b>. Al primo posto troviamo <i>“perché vengono le blatte”</i>, e al sesto <i>“perché vengono i pidocchi”.</i> Il più razionale, e oserei dire quasi “illuministico”, <i>“bugiardino”</i> è solo in terza posizione, dietro a <i>“perché Pepa muore”</i>. Ecco dove vedere<a href="http://www.google.it/trends/topcharts#vm=trendingchart&amp;cid=e108f954-0619-445e-8c37-66c7b7b7319a&amp;geo=IT&amp;date=2014&amp;cat=%20" target="_blank"> la classifica completa</a>. Lascia un po&#8217; di tristezza il <i>“perché si soffre”</i> in quinta posizione. E senza tema di smentite si può affermare che <b>il fatto che una oceanica quantità di persone cerchi di autodiagnosticarsi patologie attraverso i motori di ricerca, fa sorgere un certo rimpianto di barbieri e cerusici quattrocenteschi.</b></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Per quanto abbiamo considerato fin qui, qualche analogia tra l&#8217;ultimo quarto del quindicesimo secolo e il primo quarto del terzo millennio dovremmo averla individuata</b>. E forse ora converrete che Tomàs de Torquemada, o chi dei suoi, potrebbe esprimersi ed essere capito anche nel tempo presente. <b>Dunque tornando ai trend di Google, possiamo finalmente osservare come la risposta ai problemi contemporanei che gli italiani invocano a gran voce sia chiaramente l&#8217;inquisizione</b>. La top ten dei <i>“come fare”</i> più ricercati del 2014, registra infatti in prima posizione proprio il termine: <i>“barbecue”</i>.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.google.it/trends/topcharts#vm=trendingchart&amp;cid=86286fe2-81d8-40a8-8b80-6391e8d8ec6e&amp;geo=IT&amp;date=2014&amp;cat=" target="_blank">Eccola</a>.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Non si può concludere senza augurare al Cortese Lettore un focoso 2015.</b></p>
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