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	<title>Torquemada &#187; Attualità</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Gli antifa offendono la Resistenza</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2015 23:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il richiamo selettivo alla storia è sicuramente una costante del discorso politico, specie laddove si tratta di nobilitare o rafforzare le proprie idee, associandole ad eventi del passato, e in particolare per quanto riguarda la storia della propria comunità di popolo. È selettivo proprio perché si presuppone che sia uno sguardo critico che sceglie quali esperienze e momenti celebrare e ricordare. É ampiamente noto che l’attuale sinistra radicale italiana, unificata dal criminogeno mito dell’antifascismo militante, si richiama compulsivamente alla cosiddetta Resistenza. Ora, lasciando da parte gli altrettanto discutibili giudizi dei fascisti duri e puri, è giusto ammettere che la maggior]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l richiamo selettivo alla storia è sicuramente una costante del discorso politico</strong>, specie laddove si tratta di nobilitare o rafforzare le proprie idee, associandole ad eventi del passato, e in particolare per quanto riguarda la storia della propria comunità di popolo. È selettivo proprio perché si presuppone che sia uno sguardo critico che sceglie quali esperienze e momenti celebrare e ricordare.</p>
<p style="text-align: justify">É ampiamente noto che l’attuale sinistra radicale italiana, unificata dal criminogeno mito dell’antifascismo militante, si richiama compulsivamente alla cosiddetta <strong>Resistenza</strong>. Ora, lasciando da parte gli altrettanto discutibili giudizi dei fascisti duri e puri, <strong>è giusto ammettere che la maggior parte dei partigiani fosse mossa da sentimenti del tutto comprensibili, tra i quali si possono individuare, a mio umile parere, tre principali motivazioni ideali.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>La prima, propria dei militari</strong>, era fondata nella <strong>fedeltà al sovrano</strong>, in quanto capo delle forze armate e rappresentante della nazione. Senza nulla togliere alla gravità del tradimento commesso da Vittorio Emanuele III con la fuga di Brindisi e l’abbandono dei soldati a se stessi, i risultati elettorali del giugno 1946, mostrano come l’idea monarchica restasse ben viva nel cuore degli Italiani.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La seconda, ampiamente diffusa a sinistra</strong>, era il sogno di una <strong>rivoluzione socialista</strong> – <strong>sogno condiviso anche da non pochi fascisti repubblicani.</strong> Come anche questi ultimi ammettevano, fino ad allora il regime fascista, nonostante le indubbie riforme sociali progressive e il processo di nazionalizzazione delle masse, non aveva comunque scalfito la proprietà capitalista dei mezzi di produzione. Di lì a pochissimo, però, nella <strong>Conferenza di Mosca (18 ottobre – 11 novembre 1943)</strong> si stabilì di restaurare una democrazia liberale in Italia, per cui l’URSS si adoperò subito affinché Palmiro Togliatti rientrasse in Italia e accettasse di entrare a far parte del governo Badoglio II (22 aprile 1944), <strong>con la cosiddetta “Svolta di Salerno”. Insomma, la Resistenza fu “tradita” dai massimi vertici del comunismo internazionale e nazionale, poco dopo il suo inizio, con buona pace di chi ci credeva.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Infine, la terza, e più largamente condivisa</strong>, motivazione ideale consisteva nella <strong>lotta patriottica contro l’occupante tedesco</strong>, riallacciandosi anche alla retorica germanofoba risorgimentale. Qui va riconosciuto non solo che la Germania era l’alleato originario dell’Italia, meschinamente tradito e comprensibilmente inferocito per questa infamia, ma che lo stesso movimento di resistenza dipendeva in gran parte dal sostegno militare, politico ed economico degli Alleati che avevano bombardato, invaso e occupato l’Italia con gravissime distruzioni, stragi e crimini di guerra. <strong>In coerenza con la storia patria, si pretendeva di liberare il Paese con le armi di un nuovo occupante.</strong></p>
<p style="text-align: justify">D’altra parte, il trattamento riservato all’Italia occupata dall’alleato germanico era oggettivamente deprecabile, con continue prevaricazioni della sovranità della stessa RSI: dalle deportazioni di Ebrei, alle rappresaglie contro i civili, fino all’annessione d’intere province nordorientali. Gli stessi politici fascisti, a partire da Mussolini, si rendevano conto della situazione e cercavano di limitare il più possibile i danni. <strong>Insomma, piaccia o meno, la verità è che entrambe le fazioni si trovavano a dipendere da alleati che calpestavano impunemente quel medesimo suolo patrio che cercavano di difendere.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ora, a chi si richiamano gli antifa, quando parlano di “Resistenza”?</strong> Alle pagine nobili di questa storia? Ai fanti, parà, alpini, bersaglieri e artiglieri del Corpo Italiano di Liberazione, che hanno combattuto da Montelungo al Po? Ai difensori di Porta San Paolo? Alle Repubbliche partigiane sbocciate sui monti d’Italia? Al valoroso <strong>Comandante Mauri</strong> con i suoi partigiani dalla penna nera e dal fazzoletto azzurro? Ai <strong>41.000 militari internat</strong>i che non sono più tornati dai <em>lager</em> tedeschi? Ai fucilati di<strong> Cefalonia</strong>, <strong>Corfù</strong> e <strong>Coo</strong>? Ai <strong>misconosciuti eroi di Unterlüss</strong>? All’eroico medico <strong>Felice Cascione</strong>? Al <strong>Servo di Dio Salvo d’Acquisto</strong>, offertosi in olocausto?</p>
<p style="text-align: justify"><strong>No, costoro scelgono <em>apertis verbis </em>di elogiare spudoratamente le pagine più cupe e vergognose della guerra civile. Loro non lottano per amore di patria o di libertà o di giustizia, ma per odio cieco e feroce.</strong> La loro Resistenza è quella dei <strong>GAP</strong>, degli attentati terroristici per provocare le rappresaglie tedesche e seminare rancore e ostilità sulla pelle dei civili massacrati. <strong>La loro Resistenza è quella degli assassinii mirati dei conciliatori – Resega, Gentile, Borsani, Bombacci –, delle vendette non meno spietate e inumane di quelle naziste, dei mattatoi di Schio, Oderzo, Mignagola, ecc. ecc. La loro Resistenza è quella delle sevizie ai prigionieri, dell&#8217;assassinio dei sacerdoti, dello stupro delle ausiliarie, della pulizia etnica dei propri compatrioti in servitù allo straniero.</strong></p>
<p style="text-align: justify">D’altronde, se oggi il neofascismo cerca di glissare, almeno in pubblico, i propri tratti meno presentabili (razzismo, antisemitismo, ecc.), loro invece <strong>non hanno vergogna di farsi corresponsabili morali dei crimini dell’antifascismo, di volta in volta minimizzandoli, negandoli, rivendicandoli, esaltandoli o, su scala minore, imitandoli. Il fascismo, invece, di cui si riempiono la bocca, non è neanche più quello storico</strong>, <strong>ma di volta in volta, su indicazione dei loro padrini del clero intellettuale radical chic, assume volti nuovi, arrivando a includere dei perfetti antifascisti!</strong> La costante, dal 1943 ad oggi, è una: l’odio fratricida che obnubila le menti e deforma i volti di questi figli di Caino.</p>
<p style="text-align: justify">Proprio questo è il punto: la loro Resistenza è quella della Malga di Porzûs, della Missione Strassera, di Dante Castellucci e Mario Simonazzi, insomma, quella dei partigiani che ammazzano altri partigiani, “colpevoli” di anteporre la Patria all’ideologia. Paradossalmente, sono proprio loro a infangare questo fenomeno storico, mettendone in risalto gli aspetti peggiori. <strong>Sono loro, non Salvini, a offendere la Resistenza!</strong></p>
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		<title>La risposta di Varoufakis a Renzi (TRADUZIONE INTEGRALE)</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2015 01:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo la traduzione integrale in italiano della risposta che Yanis Varoufakis, già ministro delle finanze ellenico, ha dato sul suo blog [questo il link dell&#8217;originale http://yanisvaroufakis.eu/2015/09/22/a-message-for-mr-rentzi/] al Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi che lo aveva bersagliato con una inelegante boutade, dopo l&#8217;insuccesso elettorale alle elezioni di domenica scorsa della lista Unità Popolare, per la quale Varoufakis aveva dichiarato di votare.  Il primo ministro italiano Matteo Renzi (clicca qui per il suo discorso) ha gioito per “essersi sbarazzato di me”, alludendo al mio “ritiro” dalla “scena” come ad una prova che gli “apostati” (leggi quelli che dividono i loro partiti) finiscono buttati a]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><em><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>ubblichiamo la traduzione integrale in italiano della risposta che Yanis Varoufakis, già ministro delle finanze ellenico, ha dato sul suo blog [questo il link dell&#8217;originale <a href="http://yanisvaroufakis.eu/2015/09/22/a-message-for-mr-rentzi/" target="_blank">http://yanisvaroufakis.eu/2015/09/22/a-message-for-mr-rentzi/</a>] al Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi che lo aveva bersagliato con una inelegante boutade, dopo l&#8217;insuccesso elettorale alle elezioni di domenica scorsa della lista Unità Popolare, per la quale Varoufakis aveva dichiarato di votare. </em></p>
<p style="text-align: justify">Il primo ministro italiano Matteo Renzi (clicca <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/09/21/direzione-pd-renzi-a-minoranza-scissioni-a-sinistra-anche-sto-varoufakis-se-lo-semo-tolti/416834/" target="_blank">qui</a> per il suo discorso) ha gioito per “essersi sbarazzato di me”, alludendo al mio “ritiro” dalla “scena” come ad una prova che gli “apostati” (leggi quelli che dividono i loro partiti) finiscono buttati a mare. La sua è una illusione motivata. <strong>Lo scorso luglio “loro” si sono “sbarazzati” di qualcosa di molto più importante rispetto a me.</strong> Qui c’è il mio messaggio al primo ministro italiano…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il signor Renzi mi dipinge come un apostata che ha lasciato SYRIZA e che adesso si trova nella savana della politica. La verità è più complessa.</strong> Diversamente da molti dei miei compagni, io sono rimasto leale al programma di SYRIZA che ci ha visto eletti quel 25 gennaio come il partito unito che ha ridato la speranza ai Greci e ai popoli Europei. Speranza per cosa? Speranza di farla finita una volta per tutte con le <strong>formule di salvataggio “extend-and-pretend”</strong> <em>[quelle in cui si dilazionano i termini del prestito e si riducono i tassi di interesse, pretendendo alla nuova scadenza il suo ammontare e gli interessi sugli interessi n.d.r.]</em>, che costano all’Europa un caro prezzo, e che hanno condannato la Grecia alla depressione permanente facendoci presagire altre politiche fallimentari per il resto d’Europa.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Cos’è successo?</strong> Sotto la coercizione formidabile dei governanti europei, compreso il signor Renzi (il quale si è rifiutato di discutere in modo avveduto le proposte della Grecia) il mio primo ministro, <strong>Alexis Tsipras, è stato soggetto il 12 e 13 luglio ad incredibili prepotenze</strong>, a manifeste intimidazioni e ricatti, a pressioni inumane. <strong>Il signor Renzi ha giocato un ruolo di primo piano nella gazzarra, ha contribuito ad “ammorbidire” Alexis con la “tattica del poliziotto buono”, ripetendo sempre la stessa solfa: “se non cedi ti distruggono – per favore digli di sì”.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Alexis ed io abbiamo diviso le nostre strade perché eravamo in disaccordo sul fatto che “loro” stessero bluffando o meno, e sul fatto che noi, in ogni caso, avessimo avuto o non avessimo avuto il diritto morale e politico di firmare l’ennesimo accordo che non avremmo potuto onorare, consegnando le chiavi di quello che è rimasto allo stato Greco ad una troika spietata. <strong>È stato, e rimane, un dissidio tra me e Alexis.</strong></p>
<p style="text-align: justify">In seguito a questa divergenza, Alexis ha forzato <strong>una inversione a U nella politica di SYRIZA</strong> riguardo i prestiti extend-and-pretend (accettandoli per la prima volta nella storia di SYRIZA, seppur come mali necessari), e di conseguenza, una larga fetta di membri del partito ha deciso che non poteva seguirlo ancora, giù per questo cammino. <strong>È non è stato solo il segmento di Unità Popolare ad aver lasciato. C’è stata gente come Tasos Koronakis, il segretario del partito, io stesso e molti, molti altri che non hanno mai condiviso l’agenda di Unità Popolare.</strong> Noi non fummo apostati, solo compagni che non credevano che SYRIZA dovesse diventare il nuovo PASOK, che non hanno voluto ingrossare le fila dei partiti scheggia, frammenti di altri, come Unità Popolare; e che hanno scelto di stare fuori da queste tristi elezioni parlamentari, che non avrebbero dovuto (e non l’hanno fatto), produrre un parlamento in grado di dar vita ad un programma di riforme effettivamente realizzabile per la Grecia.</p>
<p style="text-align: justify">Torniamo a Mr. Renzi adesso.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mr. Renzi, ho un messaggio per te. Puoi rallegrarti quanto vuoi </strong>riguardo al fatto che non sono più ministro delle finanze, e nemmeno in parlamento.<strong> Ma non ti sei affatto “sbarazzato” di me. Io sono politicamente vivo e scalciante</strong>, come mi ricorda la gente quando cammino per le strade del tuo bellissimo paese. No, <strong>quello di cui ti sei sbarazzato, partecipando a quella ignobile orgia contro Alexis Tsipras e la democrazia greca lo scorso luglio, è stata la tua integrità personale di democratico europeo. E, può darsi, anche della tua anima.</strong> Grazie al cielo questa non è una cosa irreversibile. Ma prima <strong>devi fare ammenda seriamente</strong>. Non vedo l’ora che tu possa di nuovo tornare ad essere uno dei democratici d’Europa.</p>
<div id="attachment_2344" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/pd_ren12.jpg"><img class="wp-image-2344 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/pd_ren12-300x193.jpg" alt="pd_ren12" width="300" height="193" /></a><p class="wp-caption-text">Matteo Renzi</p></div>
<p style="text-align: justify"><em>Ci sono due tipi di persone, da una parte quelli che partecipano allo sviluppo di un determinato pensiero (o nella politica, quelli che prendono le decisioni necessarie ad attuare un certo piano), e dall&#8217;altra parte ci sono gli stupidi. </em><em>I secondi fanno tutto quello che fanno i primi, e si distinguono soltanto quando parlano: si illudono di essere dotati dicendo quello che gli altri presumibilmente pensano, ma non si sognerebbero mai di dire.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Credo che il commento alla dichiarazione odierna di Renzi possa essere ridotto a questa affermazione generale.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Traduzione e commento di Eugenio Runco.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Grassetto nostro.</em></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>&#8220;Signore e signori, buonanotte!&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2015 12:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Scarpa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per una buffa coincidenza, la tanto discussa, folkloristica e giustamente vituperata apparizione televisiva dei parenti di Vittorio Casamonica nel salotto di Bruno Vespa ha coinciso per me con la visione di un film satirico degli anni ’70, da cui il mio breve articolo trae il suo titolo. Per questa ragione le righe che seguiranno non cercheranno di riassumere la peraltro ben nota vicenda dei funerali, definiti “principeschi” ma più simili a una sagra di paese, né di analizzare le responsabilità del sindaco, del questore o del parroco &#8211; che peraltro ha commentato, non senza uno sprazzo di &#8216;sense of humour':]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>er una buffa coincidenza, la tanto discussa, folkloristica e giustamente vituperata apparizione televisiva dei parenti di Vittorio Casamonica nel salotto di Bruno Vespa ha coinciso per me con la visione di un film satirico degli anni ’70, da cui il mio breve articolo trae il suo titolo.</p>
<p style="text-align: justify">Per questa ragione le righe che seguiranno non cercheranno di riassumere la peraltro ben nota vicenda dei funerali, definiti “principeschi” ma più simili a una sagra di paese, né di analizzare le responsabilità del sindaco, del questore o del parroco &#8211; che peraltro ha commentato, non senza uno sprazzo di &#8216;sense of humour': <em>“Se era un criminale tanto pericoloso potevano arrestarlo da vivo. Dovevo forse arrestarlo io, da morto?”</em>.<br />
<strong>Queste righe si propongono invece di fare alcune rapide osservazioni sulla società moderna attraverso un parallelismo con gli episodi del telegiornale satirico condotto dallo speaker Paolo T. Fiume</strong>, interpretato magistralmente da<strong> Marcello Mastroianni</strong> (un predecessore del Mentana comico di Maurizio Crozza, nomen omen?).</p>
<div id="attachment_2928" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/00962903.jpg"><img class="wp-image-2928 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/00962903-300x210.jpg" alt="00962903" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Mastroianni con Monica Guerritore nel ruolo dell&#8217;assistente del conduttore.</p></div>
<p style="text-align: justify"><strong>L’episodio che ha attirato dapprima la mia attenzione è quello degli onorevoli Lo Bove.</strong> Nel film lo speaker cerca di intervistare quattro politici napoletani che, curiosamente, hanno tutti lo stesso cognome ma negano recisamente di essere parenti e perfino di conoscersi. Ogni tentativo di porre loro delle domande sarà però vano, dal momento che lo speaker sarà continuamente interrotto dalle missive degli spettatori, infarcite di insulti &#8211; quelli sì che si evolvono nel tempo! &#8211; nei confronti dei politici, che peraltro considereranno folcloristico e colorito essere definiti “fetentoni” e “teste di ***”, e finiranno per mangiarsi a quattro palmenti, in senso proprio e figurato, (il plastico del)la città di Napoli. Non serve certo un’arguzia particolare per notare il collegamento con le tante mafie che infestano il nostro paese, di cui quella dei Casamonica non sembra nemmeno la più minacciosa e moderna, come ha sottolineato, tra gli altri, Vittorio Sgarbi.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo spezzone del film, dopo <strong>una bizzarra lezione di inglese un po’ osé</strong> (anche questo parametro possiamo confermare che si evolve!), ci rappresenta il surreale omicidio di un dignitario nero di fronte a un’ambasciata, perpetrato da un agente della CIA che finge nel frattempo di visitare la stanza di un modesto stabile della zona. La visita però è guidata dall’insegnante di inglese che si rivela anch’ella un’agente segreto della DIA, che elimina il collega che ormai sa troppe cose, ricordandoci che <strong>la violenza è “una lingua per tutti”</strong>. E come non ricordare, giusto per citare qualche esempio, l’omicidio di J.F. Kennedy, l’attentato alle Torri Gemelle, le extraordinary renditions perpetrate dalla CIA anche negli ultimi vent’anni?</p>
<div id="attachment_2929" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/Signoreesignoribuonanotte-Villaggio.jpg"><img class="wp-image-2929 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/Signoreesignoribuonanotte-Villaggio-300x159.jpg" alt="Signoreesignoribuonanotte-Villaggio" width="300" height="159" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Villaggio imita Carl Schmitt, ma solo nel nome e nell&#8217;aspetto.</p></div>
<p style="text-align: justify">Ancora sulla violenza è, in un certo senso, incentrato l’episodio <em>“La bomba”</em>, che raffigura <strong>un presunto attentato a una caserma della polizia, a cui segue la scoperta che la tanto temuta bomba è in realtà la sveglia di un’anziana signora</strong>. I vertici della polizia però non vogliono assolutamente ammettere il proprio ridicolo errore, perché gli eventi della giornata stanno mutando in positivo il parere dell’opinione pubblica sull’operato delle forze dell’ordine. Di conseguenza si procurano un ordigno vero, ma saltano in aria nel tentativo di installarlo nella caserma. Certamente l’episodio si riferisce alle numerose stragi di (più o meno presunta o dimostrata) matrice terroristica, rossa e nera, degli anni di piombo, ma <strong>come non andare con la mente alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo sui recenti fatti della scuola Diaz, in cui gli agenti avevano nascosto armi e materiale esplosivo per giustificare a posteriori il proprio intervento violento?</strong> E come non ripensare con orrore alla ratio che la Corte Europea sembra aver rinvenuto in questi comportamenti, proprio quella di invertire la tendenza, trasmettendo un’immagine efficiente e forte, di forze dell’ordine con il pugno di ferro?</p>
<div id="attachment_2918" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/caserma-diaz.jpg"><img class="wp-image-2918 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/caserma-diaz-300x200.jpg" alt="caserma-diaz" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Gli eventi della scuola Diaz.</p></div>
<p style="text-align: justify"><strong>E che dire del <em>&#8216;disgraziometro&#8217; </em>?</strong> L’episodio mostra una trasmissione televisiva in stile Mike Bongiorno, in cui trionfa il concorrente che racconta con maggior dovizia di particolari le proprie sfortune e sofferenze esistenziali. Difficile, anche qui, non trovare delle somiglianze con la televisione trash di <em>“Chi l’ha visto?”</em>, Barbara D’Urso et similia. La realtà ha superato di gran lunga la fantasia e la parodia.<br />
Altri due episodi, <em>“Il personaggio del giorno”</em> e <em>“Il salone delle cariatidi”</em> tratteggiano l’uno, significativamente sottotitolato “Poco per vivere, troppo per morire”, la vita di stenti di un pensionato “normale”, interpretato da uno splendido Ugo Tognazzi, l’altro <em>“l’orgia del potere”</em> degli altrettanto anziani vertici dello stato e della Chiesa alla fantomatica “inaugurazione dell’anno pregiudiziario”.</p>
<p style="text-align: center"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/ZfVB1ICIR-4?version=3&#038;rel=0&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=0&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span>
<p style="text-align: justify">E se già è una conclusione inquietante da trarre, e non solo per i fautori delle “magnifiche sorti e progressive”, quella per cui la società di oggi sarebbe quasi perfettamente sovrapponibile a quella di quarant’anni fa, a questa conclusione inquietante si accompagna l’impressione che le recenti riforme della scuola, a cui ha fatto cenno (seppur en passant) Eugenio nel suo <a title="Prima di criticare la scuola di Gentile sciacquatevi… (i panni nell’Arno)" href="http://www.torquemada.eu/2015/09/14/scienzalive-contro-fusaro-prima-di-criticare-la-scuola-di-gentile-sciacquatevi-i-panni-nellarno/" target="_blank">articolo su Gentile</a>, debbano mirare ancora più in basso di quanto non sembri, per adeguarsi al “servizio pubblico” offerto dalla RAI e al suo target!</p>
<div id="attachment_2921" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/casamonica-porta-a-porta.jpg"><img class="wp-image-2921 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/casamonica-porta-a-porta-300x198.jpg" alt="Vera e Vittorino Casamonica a 'Porta a Porta'" width="300" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">Un fotogramma della discussa puntata di &#8216;Porta a Porta&#8217;</p></div>
<p style="text-align: justify">Forse, più che Leopardi, aveva ragione <strong>Spengler</strong> quando riteneva incombente il <em>“Tramonto dell’occidente”</em>, e chissà che lo stesso titolo del film che mi ha ispirato non sia, in qualche modo, la previsione (o l’auspicio, seppur in tono semiserio) di una simile conclusione?</p>
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		<title>Kate Middleton: vision, mission e strategia di marketing</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2015 15:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io penso che gli inglesi siano geni indiscussi del marketing, brillanti, di classe e con quello humor tipicamente british. Il 17 Novembre 1558 è salita al trono Elisabetta I, figlia di Anna Bolena e Enrico VIII, sotto il suo regno l’Inghilterra ha conosciuto un periodo di pace e prosperità. Ella era per certo una grande donna, ma per renderla ancora più straordinaria, gli inglesi l’hanno resa vergine e ancora oggi, lei è ricordata come la grande Elisabetta I, la regina vergine (forse). Tre secoli dopo, ci riescono nuovamente, e nel 1813 rendono romantica una storia che di sentimentale non ha proprio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>o penso che gli inglesi siano geni indiscussi del marketing, brillanti, di classe e con quello humor tipicamente <em>british</em>.<br />
Il 17 Novembre 1558 è salita al trono Elisabetta I, figlia di Anna Bolena e Enrico VIII, sotto il suo regno l’Inghilterra ha conosciuto un periodo di pace e prosperità. Ella era per certo una grande donna, ma per renderla ancora più straordinaria, gli inglesi l’hanno resa vergine e ancora oggi, lei è ricordata come la grande Elisabetta I, la regina vergine (forse).<br />
Tre secoli dopo, ci riescono nuovamente, e nel 1813 rendono romantica una storia che di sentimentale non ha proprio nulla. “Orgoglio e Pregiudizio” è innanzitutto un <em>novel of manners</em>, ovvero una guida per capire come destreggiarsi nell&#8217;affollato mercato matrimoniale inglese di inizio Ottocento. E nonostante un finale ambiguo e una triste proposta di matrimonio dal sapore agrodolce- “sei povera, la tua famiglia è imbarazzante e tuo padre mi sta antipatico, sposami”-, l’opera è passata alla storia come uno dei romanzi più romantici di sempre. Tutte hanno passato la fase &#8220;Jane Austen&#8221; nella loro vita, tutte si sentono un po&#8217; Lizzy e, ovviamente,  tutte sognano Mr. Darcy.</p>
<p style="text-align: justify">Questa capacità tipicamente british del riuscire a rendere di stile qualunque cosa, da un comunissimo porridge a una scalata sociale, non poteva che farmi venire in mente lei: l’unica e sola Kate Middleton. C’è chi la adora e la considera un modello di vita, e chi non la può proprio vedere, ma in ogni caso una cosa le va riconosciuta: Catherine Elizabeth Middleton ce l’ha fatta, lei è riuscita là dove molte hanno fallito.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km5.jpg"><img class=" size-medium wp-image-378 aligncenter" src="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km5.jpg?w=300" alt="" width="300" height="212" /></a><br />
Ma andiamo con ordine, anche perchè se c’è una cosa che la Austen insegna, è che la Signora Bennet docet, e quindi che gran parte del successo è duvuto alla madre Carole.<br />
Infatti, “<em>e’ una verità universalmente riconosciuta, che uno scapolo in possesso di un’ampia fortuna debba avere bisogno di una moglie. Per quanto si possa sapere circa i sentimenti o i punti di vista di un uomo del genere al primo apparire nel vicinato, questa verità è così saldamente fissata nelle menti delle famiglie del circondario, da considerarlo di legittima proprietà di una o l’altra delle loro figlie</em>”, e Carole questo lo sapeva. Non appena si è sparsa la voce che William avrebbe frequentato la St. Andrews, ha chiamato a rapporto Kate che, all’epoca a Firenze per approfondire i suoi studi in storia dell’arte, è rientrata immediatamente in patria, si è messa a dieta e ha varcato le soglie della pregiosa e blasonata università scozzese. Lo scopo era chiaro: arrivare in alto. Perchè se è vero che nei paesi anglosassoni vige la regola del <em>self-made-man</em>, è vero anche che nell’Inghilterra <em>posh</em>, vige la regola che il sangue non si può comprare. Insomma, serviva un piano.</p>
<p style="text-align: justify">Il management insegna che una strategia di successo deve rispettare tre criteri fondamentali: focalizzare l&#8217;attenzione su un obiettivo semplice, avere una chiara consapevolezza dell&#8217;ambiente circostante e utilizzare in modo efficace le risorse a disposizione.<br />
Tanto più chiaro è lo scopo, tanto più facile è stabilire la <em>vision</em>, termine utilizzato in ambito aziendale per indicare un insieme di obiettivi ambiziosi proiettati verso un futuro prossimo- celebre è quella di Bill Gates pronunciata per la prima volta nel 1980: “<em>a computer on every desk in every home</em>”. Come possiamo vedere, la vision non solo è ambiziosa, ma in un certo senso visionaria- perdonatemi la tautologia-, incorpora l’essenza della vittoria e richiede impegno, dedizione e perseveranza.<br />
Dalla vision scaturiscono la <em>mission</em>, ovvero la dichiarazione del perchè un’azienda esiste, gli obiettivi di breve periodo e soprattutto i valori in cui crede il management- &#8220;<em>our mission is to enable people and businesses throughout the world to realize their full potential</em>&#8221; (Microsoft).</p>
<p style="text-align: justify">Quindi, ricapitolando. Obiettivo: arrivare in alto. Conoscenza ambiente competitivo: Kate ha studiato in scuole d&#8217;élite, frequenta i luoghi giusti e, se gioca bene le sue carte, può frequentare anche le persone giuste!<br />
Per quanto riguarda la mission, Kate si avvale di un mix geniale di marketing, gossip e perchè no, empatia nei confronti del popolo. Dopo il tira e molla del 2007, Kate passa in pochi mesi, da &#8220;<em>Katy-waity</em>&#8220;, Kate passa a “ragazza comune che ha fatto innamorare un principe”. Sì, perchè la nostra Kate è una ragazza semplice. Plebea, discendente da una famiglia di minatori, ama gli animali e veste Zara. E nonostante il matrimonio, Kate continua a dimostrare di essere una donna comune. Come tutte le casalinghe, passa le giornate facendo ristrutturare la cucina di Kensington Palace, fatica a trovare una baby-sitter -tanto che ne cambia una a settimana- e porta a passeggio il cane. Non sta simpaticissima alla suocera, odia la fidanzata del cognato e, ripeto, veste Zara!</p>
<p style="text-align: justify">Sì, Kate Middleton è una di noi. O almeno così ci dicono! (*)</p>
<p style="text-align: center"><a href="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-376" src="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km4.jpg?w=233" alt="" width="233" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: left">(*) P.S. per chi non lo sapesse: è vero che Kate è una <em>commoner</em> e che i suoi nonni erano minatori, ma è vero anche i genitori hanno fatto fortuna negli anni &#8217;90 e sono diventati milionari! Insomma, Kate è una di noi!</p>
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		<title>Grecia e Unione Eurasiatica: un matrimonio che (per il momento) &#8220;non s&#8217;ha da fare&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2015 01:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Centini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da almeno 5 anni a questa parte l&#8217;Europa politica (l&#8217;Unione Europea, cioè il costrutto finanziario e non l&#8217;Europa &#8220;reale&#8221;) è sottoposta a tre spinte disgregative convergenti, una da sud, una da est e una dal centro. Queste tre crisi sono: la disgregazione (foraggiata o meno) dell&#8217;ordine politico nel mondo arabo-africano venutosi a creare dopo la fine dell&#8217;URSS e contestuale assalto alla Siria di Assad, l&#8217;inceppamento del motore europeo indipendentemente dalla crisi economica globale, e la rinascita di un fronte orientale con Mosca, quasi chiuso nel decennio 1998-2008. Queste tre spinte diventano particolarmente potenti nella parte sud-orientale del Mediterraneo, dove un]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a almeno 5 anni a questa parte l&#8217;<strong>Europa politica (l&#8217;Unione Europea, cioè il costrutto finanziario e non l&#8217;Europa &#8220;reale&#8221;) è sottoposta a tre spinte disgregative convergenti, una da sud, una da est e una dal centro. Queste tre crisi sono: la disgregazione (foraggiata o meno) dell&#8217;ordine politico nel mondo arabo-africano</strong> venutosi a creare dopo la fine dell&#8217;URSS e contestuale assalto alla Siria di Assad, l&#8217;inceppamento del motore europeo indipendentemente dalla crisi economica globale, e la rinascita di un fronte orientale con Mosca, quasi chiuso nel decennio 1998-2008.</p>
<p style="text-align: justify">Queste tre spinte diventano particolarmente potenti nella parte sud-orientale del Mediterraneo, dove un paese come la Grecia, statualmente debole e ridotto negli anni a frontiera discrasica della NATO sul mondo mediorientale, soffre le infiltrazioni dei tre processi sopracitati.</p>
<p style="text-align: justify">La Grecia, come capitalismo esile ed esposto agli equilibrismi monetari e politici (mancando di un comparto industriale di una certa consistenza e un economia legata al turismo) <strong>ha subito sentito i contraccolpi della crisi tricefala che ha smosso le acque dal 2010 circa in poi. Il risultato ovvio è stata la progressiva debolezza del governo greco, che fino alla vittoria di Syriza (25 Gennaio 2015) aveva colpevolmente rinunciato ad opporsi alla progressiva sostituzione delle agenzie eurocratiche allo Stato legittimo greco</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La presidenza Tsipras, dichiaratamente riformista, non ha quindi smagnetizzato la Grecia attivamente, ma il suo governo ha labilmente intepretato un processo popolare endogeno, che porta la Grecia fuori dalla dicotomia Europa-Euro, verso però lidi ignoti. Tsipras non ha saputo far altro che prender tempo, e flirtare con la Russia, che vanta da molti anni un ottimo rapporto con la Grecia post-Euro.</p>
<p style="text-align: justify">La discrasia tra il processo endogeno del tutto comprensibile (stante il fallimento totale della cura-Troika) e l&#8217;attendismo di Tsipras e Varoufakis ha portato la Grecia in un limbo in cui i tre aspetti della statualità greca, Militarismo (A), Diplomazia (B), e Burocrazia (C), prendono strade diverse.</p>
<p style="text-align: justify">In questo contesto di caos, in cui la Troika detiene il pallino del gioco (giacchè ha molte armi con cui ricattare Atene) si sono fatte strade in alcuni gruppi di contropensiero antiatlantista lontane prospettive di un avvicinamento della Grecia ai BRICS, soprattutto dopo il viaggio di Tsipras a Mosca (8 Aprile), con contestuali contumelie tedesche. <strong>Un avvicinamento che però pare appartenere alla fantasia, soprattutto se da un piano economico-monetario (adesione alla Banca dei BRICS) ci si sposta su un piano di corposità politica, con la Grecia che entra nell&#8217;Unione Eurasiatica promossa da Mosca</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Tsipras-Putin.jpg"><img class=" wp-image-2815 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Tsipras-Putin-300x241.jpg" alt="Tsipras Putin" width="403" height="324" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">La discrasia che ricordavano poc&#8217;anzi tra l&#8217;effettivo corso del paese-Grecia e l&#8217;attendismo dei suoi governanti, non giustifica uno scatto centometristico verso lo scioglimento dei legami formali con l&#8217;Euro-Occidente e un involata verso le pianure eurasiatiche. A<strong>lla realtà socio-economica popolare si contrappone un governo che, seppur spregiudicato, appare pienamente inserito nella logica eurocratica di mantenimento dello status quo,</strong> e francamente incapace di dare uno strappo al declino in cui, da solo, ha voluto porsi in compagnia (&#8220;La Grecia non uscirà dall&#8217;Euro&#8221; ripeteva Tsipras in campagna elettorale, e ha continuato a ripeterlo anche una volta presidente).</p>
<p style="text-align: justify">Vediamo alcuni motivi per cui un effettivo avvicinamento della Grecia ai BRICS e in particolare all&#8217;Unione Eurasiatica promossa da Mosca.</p>
<p style="text-align: justify">A) <strong>Da un punto di vista militare l&#8217;esercito è ridotto ai minimi termini, per svariati ragioni</strong>. Storicamente, dopo la soppressione della dittatura militare dei colonnelli (1975) l&#8217;esercito è stato rigidamente controllato dagli apparati civili, e il ridotto zoccolo demografico/economico è dissanguato per mantenere una coltre militare con la Turchia (sebbene siano frequenti passaggi di personale di grado all&#8217;interno delle logiche NATO tra i due paesi) e un presidio ad alto valore aggiunto a Cipro sulla linea che divide l&#8217;isola tra la Grecia e la Turchia<strong>. La recente crisi economica ha accellerato questi processi, e ormai l&#8217;esercito greco è ridotto ad un agenzia di controllo immigrazione</strong>. Seppur di robusta cultura ortodossa e genericamente ben disposto verso Mosca, culturalmente parlando, la marina (il comparto più strutturato) e l&#8217;aviazione sono terreno di caccia della NATO. Non da ultimo la Grecia ha partecipato ad Ottobre 2014 ad un esercitazione generale NATO nel Mediterraneo (chiarendo quindi la sua eventuale partecipazione ad una cordata anti-siriana o anti-russa). <strong>Uno spiraglio verso un futuro filorusso potrebbe essere l&#8217;accordo con Mosca, nonostante le sanzioni, per alcuni pezzi di ricambio per sistemi di difesa aerea, siglato a Dicembre 2014. Tuttavia sia la non sponsorizzazione dell&#8217;accordo sia la relativa pochezza dello stesso lasciano pensare che esso sia solo normale routine, normale scambio tecnologico nell&#8217;ambito militare.</strong></p>
<p style="text-align: justify">In generale la mancanza di peso dell&#8217;esercito nella catena di montaggio nelle decisioni politiche e l&#8217;ingerenza, anche economica, degli USA sul comparto militare (nel 2010 gli Stati Uniti hanno venduto il 42 % degli armamenti necessari ai greci, seguiti da altri due paesi NATO, Francia e Germania) impediscono che il comparto militare e in generale l&#8217;esercito possano essere un reale pungolo verso l&#8217;Unione Eurasiatica.</p>
<p style="text-align: justify">B) <strong>La Grecia è un paese diplomaticamente diviso tra un lontano legame ortodosso e un presente mediterraneo-occidentale</strong>. Legata a doppio filo alla militanza NATO della Turchia, con la quale forma un tutt&#8217;uno strategico (tanto che furono proprio gli States a premere perchè entrassero insieme nella NATO, nel 1952, durante il primo allargamento). L&#8217;unica vera faglia militare, quella con la Turchia (giacchè quella con la Macedonia è una boutade su un nome, poca cosa) è forzosamente rimarginata dal paternalismo sovranazionale di Washington. <strong>Ultimamente la Grecia ha però firmato sia le sanzioni contro la Russia</strong> (Settembre 2014) <strong>sia l&#8217;allargamento delle stesse non molto dopo</strong>. Atene si è allineata alla vulgata atlantista anche astenendosi (come quasi tutti i paesi del blocco europeo) riguardo alla proposta putiniana di mettere al bando il revisionismo nazista, quando un governo di Sinistra avrebbe quasi importo un adesione alla proposta russa.</p>
<p style="text-align: justify">A dimostrazione del bipolarismo del governo greco tuttavia stanno le parole del ministro degli esteri Kotzias, che a Febbraio 2014, dopo un colloquio con Lavrov, parlava della necessità di cercare altre vie, che non fossero le sanzioni, per dialogare con la Russia.</p>
<p style="text-align: justify">L<strong>a Grecia diplomaticamente è particolarmente costretta dai lacciuoli eurocratici, e può quindi permettersi meno di quanto non potrebbe fare Berlino, o Parigi, ma anche Roma</strong>. E&#8217; pur vero che nessuna reprimenda, nemmeno flatus vocis è giunta da Atene, in riferimento all&#8217;allargamento delle sanzioni o come abbiamo visto, almeno sulla questione storia del Nazismo. Un voto contrario non solo avrebbe polarizzato la opinione pubblica greca ma avrebbe ragionevolmente galvanizzato alcuni paesi dentro la UE che malsopportano la russofobia spinta (Ungheria,Rep.Ceca ecc).</p>
<p style="text-align: justify">Bisogna quindi chiedersi in che modo Atene pensa di utilizzare diplomaticamente un appoggio gracile alla Russia. <strong>Probabilmente la Grecia spera in una risoluzione travagliata ma positiva del conflitto in Ucraina</strong> (vedi l&#8217;interesse per gli accordi di Minsk) e di diventare in futuro mediatrice tra Mosca e Bruxelles.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Eurasiatic-Emblem.png"><img class="size-medium wp-image-2816 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Eurasiatic-Emblem-300x148.png" alt="Eurasiatic Emblem" width="300" height="148" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><i>                                                                                 Emblema ufficiale dell</i><b><i>&#8216;Unione Economica Eurasiatica </i></b><br />
<strong>C) I segmenti pesanti del paese sono più interessati ad una apertura al credito europeo che a sfidare apertamente la Troika con provocazioni filorusse.</strong> La Banca Centrale Greca è una roccaforte della reazione eurocratica, ed essendo la voce in capitolo più grande per gli investimenti greci e l&#8217;economia ellenica in generale preme per una risoluzione filo-europea della crisi. Anche le parole concilianti rivolte da Putin a Tsipras l&#8217;8 Aprile, durante la sua visita a Mosca, si sono comunque concluse con una rassicurazione del Presidente russo circa la non volontà russa di minare la stabilità politica europea.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Un campo in cui il gran capitale greco può trovare conveniente una ripolarizzazione verso la Russia potrebbe essere quello dell&#8217;energia, con la sponda garantita da Tsipras al progetto di Turkish Steam che coinvolgerebbe anche la Fed.Russa</strong>. L&#8217;energia è il reale ventre molle dell&#8217;eurocratismo, e da qui può partire la magnetizzazione russa del Capitale greco, il quale tuttavia rimane largamente legato, controvoglia, al campo occidentale.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Anche a livello di partiti l&#8217;unico che si sia schierato con convinzione con Mosca è Alba Dorata, che ha recentemente partecipato ad alcune rassegne politiche della galassia nazional-rivoluzionaria a Mosca</strong>. Alba Dorata da qualche anno, dopo aver superato la sua vicinanza con Slovobda (in modo simile a quanto ha fatto Forza Nuova in Italia), preme per un avvicinamento della Grecia alla Russia, sia in funzione antieuropea che antiamericana. <strong>Il resto dei partiti greci tuttavia registra posizioni farraginose</strong> (PASOK e Nea Dimokratia )<strong> o improntate all&#8217;opportunismo</strong> (Syriza, come ricordavamo), <strong>o apertamente filorusse ma solo per quanto concerne la questione ucraina</strong> (KKE).<br />
A queste condizioni, a meno di stravolgimenti (che potrebbero essere un nuovo governo magari a guida Alba Dorata o una sterzata vampiresca della Troika) epocali,<strong> l&#8217;adesione di Tsipras all&#8217;Unione Eurasiatica rimane solamente una carta buona da giocare per esacerbare il dialogo con i soloni eurocratici. Più probabile rimane l&#8217;adesione alla ba</strong><strong>nca dei BRICS, che tuttavia rimane troppo legata a progetti diplomatici e non politici tout court. Nel qual caso quest&#8217;adesione non sarebbe impossibile, ma solo poco produttiva su un piano di rapporti di forza</strong>.</p>
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		<title>Expo&#8217; 15: &#8220;siam pronti alla sopravvivenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2015 00:12:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Italia il primo maggio 2015 non lo scorderemo facilmente. È stato diverso da ogni altro primo maggio. È stato il primo maggio dell&#8217;EXPO e dei NO-EXPO, della profanazione del Canto degli Italiani e della violenza dei contestatori di professione. Un primo maggio che è stato tutto fuorché la festa del lavoro. In sintesi, a uno sguardo attento, questo primo maggio si candida a divenire la data simbolo della deriva nichilistica di un&#8217;intera nazione ormai farsescamente allo sbando. Partiamo dall&#8217;inno. Forse a livello giuridico, anche volendolo, sarebbe impossibile punire i responsabili della storpiatura di uno dei versi più significativi del]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child western" align="justify"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>n Italia il primo maggio 2015 non lo scorderemo facilmente. È stato diverso da ogni altro primo maggio.<strong> È stato il primo maggio dell&#8217;EXPO e dei NO-EXPO, della profanazione del Canto degli Italiani e della violenza dei contestatori di professione. Un primo maggio che è stato tutto fuorché la festa del lavoro. In sintesi, a uno sguardo attento, questo primo maggio si candida a divenire la data simbolo della deriva nichilistica di un&#8217;intera nazione ormai farsescamente allo sbando</strong>.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">Partiamo dall&#8217;inno. Forse a livello giuridico, anche volendolo, sarebbe impossibile punire i responsabili della storpiatura di <strong>uno dei versi più significativi del testo di Mameli (il </strong></span></span><strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«Siam pronti alla morte» cambiato in «Siam pronti alla vita»</span></span></strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><strong>), ma sotto un profilo politico, culturale e morale questa “renzata” merita di essere definita una vergogna che, più in profondità, rivela la somma tristezza di quest&#8217;epoca edonista ed individualista</strong>. Infatti cosa c&#8217;è di più ignobile dell&#8217;omettere, nel corso della cerimonia inaugurale di un evento che dovrebbe rilanciare la nostra nazione, <strong>una parola che, nella sua tragicità, testimonia il massimo grado dell&#8217;amore per la propria patria</strong>? È vero, in quest&#8217;epoca la parola morte fa paura (eccezion fatta, per le sensibilità liberal, quando provocata dall&#8217;eutanasia o dall&#8217;aborto). <strong>La morte evoca sofferenza e sacrificio, cose che fanno tremare i polsi specie a chi è cresciuto con l&#8217;illusione, tutta occidentale e tutta contemporanea, della “ricerca della felicità” come unico scopo della vita</strong>. Non è facile spiegare, come ebbe scandalosamente a fare Aleksandr Sol</span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">ženičyn</span></span> <span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">dalla cattedra di Harvard nel 1978, con la sua barba da saggio russo d&#8217;altri tempi, che </span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«</span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">s</span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">e l&#8217;uomo fosse nato, come sostiene l&#8217;umanesimo, solo per la felicità, non sarebbe nato anche per la morte. <strong>Ma poiché è corporalmente votato alla morte, il suo compito su questa terra non può essere che ancor più spirituale: non l&#8217;ingozzarsi di quotidianità, non la ricerca dei sistemi migliori di acquisizione, e poi di spensierata dilapidazione, dei beni materiali, ma il compimento di un duro e permanente dovere, così che l&#8217;intero cammino della nostra vita diventi l&#8217;esperienza di un&#8217;ascesa soprattutto morale: che ci trovi, al termine del cammino, creature più elevate di quanto non fossimo nell&#8217;intraprenderlo</strong></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">».</span></span></span></p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/YRYUZ1bw2d8?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">Rimuovere dall&#8217;inno italiano la parola morte, sublimazione massima del sacrificio per un ideale più grande della vita stessa,<strong> non è solo cattivo gusto, ma espressione del rivoltante nonsenso nichilistico dell&#8217;epoca odierna, avvolta da una cappa di materialismo che tutto fagocita e tutto rovina: dalle sovranità degli Stati alle relazioni tra i sessi</strong>. Somma ignoranza poi se si pensa che <strong>l&#8217;Italia pone le sue fondamenta di lingua e cultura proprio sulla riflessione su morte e aldilà della “</strong></span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>Divina Commedia</i></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">”</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> dantesca, nonché la propria mitologia patriottica sui foscoliani “</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>Sepolcri</i></span></span></span></strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><strong>”</strong>.</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> Somma offesa alla nostra identità se si pensa che dalla canzone</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i> “All&#8217;Italia”</i></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> di Leopardi all&#8217;estetismo guerresco di D&#8217;Annunzio, la mistica della patria italiana risulta inscindibile dal richiamo al sacrificio supremo che, come un filo rosso di sangue, unisce i momenti focali della nostra storia nazionale. Ma del resto, ad essere cinici, rinunciare al grido «siam pronti alla morte» è anche l&#8217;ammissione di una grande verità: <strong>oggi, in Italia e in gran parte dell&#8217;Occidente, chi sarebbe disposto a morire per un ideale come la patria o la fede? Probabilmente in pochissimi. E questo è ciò che rende miserabile la nostra epoca più di ogni altra cosa. E quello che ci rende più deboli e vulnerabili nei confronti di chi invece possiede, seppur spesso in maniera scomposta e storpiata, un&#8217;identità forte e radicata</strong>. Spiritualmente desertificato dal capitalismo post-borghese, l&#8217;Occidente crede ormai solo nelle mai soddisfatte voglie dell&#8217;io, spinte al più grottesco parossismo. Tuttavia anche il «siam pronti ealla vita» suscita perplessità: <strong>a quale vita dovrebbero essere pronti, per esempio, i giovani italiani, immersi in un eterno provvisorio, privi di lavoro o schiacciati dalla precarietà, impossibilitati o quasi a costruire una famiglia e progetti stabili</strong>? «Siam pronti alla sopravvivenza» sarebbe stato sicuramente più corretto.</span></span></span></p>
<p class="western" style="text-align: center" align="justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/no-expo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2563" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/no-expo-300x191.jpg" alt="no expo" width="300" height="191" /></a></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">Nelle sue “</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>Lezioni spirituali per giovani samurai</i></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">” Yukio Mishima scriveva: </span></span></span></p>
<blockquote>
<p class="western" align="justify"><em><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«<strong>noi viviamo in un&#8217;epoca di esistenze assolutamente fiacche ed ambigue. Raramente incontriamo la morte, </strong>la medicina ha compiuto enormi progressi ed i giovani non temono più né la tisi, che decimava gli organismi più deboli, né l&#8217;arruolamento, che intimoriva i ventenni delle epoche trascorse<strong>. In mancanza di pericoli mortali, l&#8217;unico modo in cui i giovani riescono ad assaporare la sensazione di essere vivi è la ricerca forsennata del sesso, oppure la partecipazione a movimenti politici, motivata semplicemente dal desiderio di esercitare la violenza</strong>».</span></span></span></em></p>
</blockquote>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> Non occorre generalizzare, ma mai parole furono più adatte <strong>a spiegare la furia vandalica dei </strong></span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>black bloc </i></span></span></span></strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><strong>che hanno messo a ferro e fuoco Milano. Per loro, deteriori sottoprodotti del sessantottismo militante, la politica è solo una scusante per sfogare un desiderio di violenza frutto di mancanza di senso, noia e frustrazione. Cosa aspettarsi del resto da chi contesta la globalizzazione e l&#8217;americanismo su basi anarcoidi, libertarie o post-trotzkiste tutt&#8217;altro che alternative all&#8217;ideologia dominante</strong>? Un&#8217;ideologia che, per dirla con Costanzo Preve, <strong>fa da supporto </strong></span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">al nuovo </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">ipercapitalismo liberalizzato post-borghese e </span></span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">post-proletario, all&#8217;insegna della grottesca teologia sociologica del “vietato vietare”</span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">», avente nella cosiddetta “controcultura” americana e nel &#8217;68 europeo i propri miti fondativi</span></span></span></strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">. C&#8217;è quindi un filo rosso (non di sangue!) che lega, inconsapevolmente o meno, il renzismo obamiano e i devastatori delle strade milanesi. Entrambi impensabili senza l&#8217;americanismo, entrambi nemici dell&#8217;Italia. <strong>Quell&#8217;Italia per cui non si è più pronti alla morte</strong>.</span></span></p>
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		<title>Expo sì, Expo no, Expo un cavolo!</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2015 17:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Centri social]]></category>
		<category><![CDATA[Coop]]></category>
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		<category><![CDATA[Precarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Ugo Fosco]]></category>

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		<description><![CDATA[Expo sì, Expo no, Expo un caz! – per parafrasare una vecchia canzone di Ricky Gianco. Nel mio caso è andata proprio così: assunto da Coop Lombardia a tempo determinato, sono stato licenziato ancora prima di metterci piede, a Expo. Avrei dovuto lavorare nel rutilante “Supermercato del Futuro”, avevo già completato un periodo di formazione teorica e di addestramento pratico in un Ipercoop, e mi avevano anche già dato le uniformi – stilosissime come solo noi italiani sappiamo fare, casual senza rinunciare all’eleganza. Il giorno prima dell’inaugurazione del mega evento, però, vengo convocato nella sede centrale. Ci spiace signor C.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><em><span title="E" class="cap"><span>E</span></span>xpo sì, Expo no, Expo un caz!</em> – per parafrasare una vecchia canzone di Ricky Gianco. Nel mio caso è andata proprio così: assunto da <strong>Coop Lombardia</strong> a tempo determinato, sono stato licenziato ancora prima di metterci piede, a Expo. Avrei dovuto lavorare nel rutilante<strong> “Supermercato del Futuro”</strong>, avevo già completato un periodo di formazione teorica e di addestramento pratico in un Ipercoop, e mi avevano anche già dato le uniformi – stilosissime come solo noi italiani sappiamo fare, casual senza rinunciare all’eleganza.</p>
<p>Il giorno prima dell’inaugurazione del mega evento, però, vengo convocato nella sede centrale. Ci spiace signor C. – afferma contrito il signore dell’ufficio personale – il nostro rapporto di lavoro termina qui. Il motivo? – chiedo. La Questura di Milano non le ha rilasciato il pass per accedere all’area Expo – risponde. E aggiunge: Non ne sappiamo le ragioni. Capisce che se non può entrare in Expo e noi l’abbiamo assunta per lavorare ad Expo, <strong>da parte nostra il contratto decade. Arrivederci.</strong></p>
<p>Potete immaginare la mia faccia da triglia dopo questa metaforica pedata nel sedere. <strong>Cosa mai avrò fatto di male, essendo un giovanotto incensurato?.</strong> Penso a mia madre che mi dice di tagliarmi le basette una buona volta, al fatto di preferire il nero per il mio abbigliamento (è che sono negato con l’abbinamento dei colori), al fatto di ostinarmi ad andare ai cortei e a frequentare gli spazi sociali. Qualunque sia la ragione, forse sono troppo brutto per rappresentare l’eccellenza italica oppure qualche funzionario zelante pensa che sia potenzialmente pericoloso per Expo, peraltro su basi inesistenti. Quel che è certo è che non ricevo nulla di scritto, né dall’azienda né dalla Questura. Meno male che “La Coop sei tu”.</p>
<p>Così ora mi ritrovo senza un lavoro e con un licenziamento non ben motivato. Alla faccia degli slogan su occupazione, opportunità e rilancio, nella Milano di Expo succede anche questo. <strong>Non sapevo a che santo votarmi, poi per fortuna m’è apparso San Precario.</strong></p>
<p><em>Questo articolo, comparso per la prima volta su <a href="http://www.precaria.org/" target="_blank">Precaria</a>, è stato scritto da Ugo Fosco.</em></p>
<p style="text-align: right"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/precarietà.jpg"><img class="size-full wp-image-2701 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/precarietà.jpg" alt="precarietà" width="213" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Miseria e infamia dell&#8217;antifascismo militante</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2015 15:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’incendio, a Milano, di una sede di Forza Nuova e della storica libreria Ritter rappresenta la degna celebrazione di settant’anni di quella branca del crimine organizzato, che si autodefinisce “antifascismo militante”. Se la mafia era stata definita da Peppino Impastato “una montagna di merda”, tale epiteto risulta però fin troppo lusinghiero per gli antifa, dal momento che lo sterco è notoriamente un ottimo fertilizzante, mentre il loro odio è del tutto sterile. Specifichiamo: sarebbe ingiusto attribuire quest’etichetta infamante a coloro che coraggiosamente si opposero per davvero al regime fascista, pagandone il prezzo in prima persona; ad esempio, quei 12 accademici]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>’incendio, a Milano, di una sede di Forza Nuova e della storica<strong> libreria Ritter</strong> rappresenta la degna celebrazione di settant’anni di quella branca del crimine organizzato, che si autodefinisce “antifascismo militante”. Se la mafia era stata definita da Peppino Impastato “una montagna di merda”, tale epiteto risulta però fin troppo lusinghiero per gli antifa, dal momento che lo sterco è notoriamente un ottimo fertilizzante, mentre il loro odio è del tutto sterile.</p>
<p style="text-align: justify">Specifichiamo:<strong> sarebbe ingiusto attribuire quest’etichetta infamante a coloro che coraggiosamente si opposero per davvero al regime fascista, pagandone il prezzo in prima persona</strong>; ad esempio, quei 12 accademici su 1200 che rifiutarono di prestare giuramento di fedeltà; o quei pochi che vi si opposero fin dall’inizio, come Matteotti, Gramsci, i fratelli Rosselli, ecc.<strong> Già è discutibile la posizione di quei tanti, invece, che lo accettarono fintanto che esso ebbe il mandato del Re, e diventarono antifascisti solo dopo l’8 settembre</strong>, in occasione dell’occupazione tedesca. Sia come sia, essi combatterono il fascismo, fintanto che esso viveva.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Criminali sono invece coloro che da settant’anni si ostinano, al di fuori di ogni legalità, ad inveire contro un nemico già vinto e destituito</strong>. Costoro si fanno scudo della Costituzione, ma mostrano di non conoscerla affatto. <strong>In nessun luogo della carta costituzionale compare, infatti, la parola “antifascismo”</strong>; solo nelle disposizioni finali e transitorie, si escludono temporaneamente gli ex-fascisti dalle cariche pubbliche e si proibisce la ricostituzione del disciolto partito fascista. Poi, è vero, dato che il fascismo pareva non aver lasciato un ricordo così cattivo in tutti gli italiani e continuava ad avere un seguito politico rilevante, s’introdussero ulteriori leggi a limitazione della libertà di espressione, come la Scelba e la Mancino.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, le leggi della Repubblica Italiana sanciscono anche che la legalità è tutelata dalla magistratura e dalle Forze dell’Ordine, non da bande d’incendiari, picchiatori e assassini, che sporcano la bandiera rossa di cui si ammantano. Se un movimento o un partito neofascista, comunque si chiami, è legalmente registrato e si presenta regolarmente alle elezioni, non c’è nulla che abbiano diritto di fare per impedirne l’attività, salvo il ricorso a vie legali. Non parliamo poi di semplici associazioni culturali o esercizi commerciali. Tuttavia, per questa feccia il crimine e l’ingiustizia paiono essere una seconda natura.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Qui nessuno vuole negare i crimini e gli errori commessi dai regimi fascisti, al pari però di ogni altra forma di governo o ideologia, ma questi non autorizzano né legalmente né tanto meno moralmente a commettere altri crimini in risposta. Eppure, la storia dell’antifascismo militante è costellata d’infamie e orrori di ogni genere, fin dai suoi inizi, e non di rado commessi anche contro l’opinione o le persone degli altri antifascisti!</strong> Ad esempio, in Venezia Giulia i partigiani comunisti uscirono dal CLN, e assassinarono quei patrioti italiani antifascisti sì, ma che non volevano barattare l’occupazione tedesca con quella jugoslava, non meno feroce. Non è certo un caso che monarchici, cattolici, azionisti, repubblicani, ecc. uscirono quasi subito dall’<strong>ANPI</strong>, per fondare le proprie associazioni di reduci, non condividendone la faziosità.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ora, sarebbe troppo banale scadere nell’anticomunismo, il quale ha oggi senso tanto quanto l’antifascismo, ossia nessuno. Anche perché questi delinquenti con la dottrina di Marx e Lenin non hanno nulla a che fare</strong>. Esattamente come lo sono in Italia, anche in qualsiasi regime socialista reale, sarebbero elementi antisociali e anarcoidi, con la differenza importante che nei suddetti regimi, bontà loro, le loro canagliate frutterebbero qualche annetto di lavori socialmente utili, d’indubbio impatto educativo. Negli stessi Paesi, tra l’altro, gli ex-fascisti che rispettavano le leggi dello Stato erano pienamente integrati nel sistema socialista – esemplare è il caso della<strong> NDPD</strong> nella Repubblica Democratica Tedesca. <strong>D’altronde, la rivendicazione ideologica principale dei cessi sociali è un reddito gratuito per chiunque, cittadino o meno, totalmente svincolato dal lavoro. È difficile immaginare una proposta più smaccatamente individualista e antisocialista</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, mentre nelle nostre città continuano a comparire filiali bancarie, supermercati stranieri che fagocitano il piccolo commercio, compro-oro e sale giochi dove si ricicla denaro sporco, costoro non alzano neanche la voce per denunciare questo scempio. È però sufficiente che un’associazione neofascista o semplicemente di destra, annunci un evento culturale, come una conferenza, ed ecco che costoro ululano come gli sciacalli che sono, perché le autorità – quelle che disprezzano ogni giorno – proibiscano l’evento ed essi stessi si mobilitano, cercando l’aggressione e lo scontro, ma sempre rigorosamente in netta superiorità numerica. Le rare volte che i tutori dell’ordine si ricordano di accarezzare loro doverosamente la schiena, subito si lamentano a gran voce, scandalizzati che dopo aver predicato lotta e violenza contro il sistema, qualcuno li prenda un attimo sul serio.</p>
<p style="text-align: justify">Non hanno tutti i torti, del resto, dato che<strong> le loro “lotte” sono del tutto congenite al sistema liberalcapitalista che a parole osteggiano</strong>. Esattamente come i trogloditi che, dall’altro lato, scaricano le loro frustrazioni sul bracciante africano o sull’ambulante arabo, invece di colpire i veri responsabili dell’immigrazione di massa, anche questi subumani inveiscono contro il “fascista”, con gli applausi di tutti i poteri forti. Del resto, chi paga i musicanti decide la musica; e chi sovvenziona costoro pagando le bollette dei centri sociali occupati e stipendiando le attività culturali, se non le giunte di centrosinistra targate SEL o PD, partiti che con il peggior imperialismo e liberal-capitalismo ci hanno sempre marciato d’amore e d’accordo, ben più degli stessi neofascisti! Peraltro, un’analisi di classe non mancherebbe di identificare il retroterra alto e medioborghese, di questi emuli in sedicesima del bombarolo miliardario Giangiacomo Feltrinelli.</p>
<p style="text-align: justify">E così, “fascista” è il cattolico che timidamente osa difendere la famiglia naturale, “fascista” è il proletario che si oppone alla costruzione di un centro d’accoglienza in una zona già disagiata, “fascista” è l’antimperialista che manifesta solidarietà per la Siria o la Nuova Russia. <strong>Del resto, con la presenza fascista ridotta ai minimi termini, bisogna inventarne di nuovi</strong>. Questo è esattamente quello che il filosofo comunista Costanzo Preve condannava, definendolo “antifascismo in assenza di fascismo”. Del resto, il teorico marxista Amadeo Bordiga, già nel ’45, sosteneva chiaramente che l’antifascismo non era diventato che un pretesto per legare i comunisti ai partiti borghesi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: al Job Act di Renzi, si risponde aggredendo gli sparuti fautori del corporativismo, ovvero si preferisce lottare contro chi sostiene velleitariamente un’economia sociale di mercato, ignorando chi implementa realmente il neoliberismo.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, la psicopatologia dell’antifascismo militante non si esaurisce semplicemente nella criminosità, nella stupidità e nel servilismo<strong>. Se, infatti, dovessimo trovare una cifra alle loro azioni, questa sarebbe l’odio, cieco e bestiale</strong>. Così, durante la resistenza all’occupazione tedesca, loro mito fondante, operarono scientificamente per provocare le rappresaglie dell’occupante contro la popolazione inerme, che pagò per le loro colpe, in modo da suscitare e diffondere odio, sulla pelle degli altri. Non a caso, in quel frangente, assassinarono tutti quegli esponenti fascisti, i quali si ostinavano a cercare, in quei difficili momenti, la conciliazione tra Italiani, senza risparmiare un invalido di guerra come Carlo Borsani né un grande filosofo come Giovanni Gentile.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, <strong>la loro azione si concentrò non tanto contro lo straniero, ma soprattutto contro gli altri italiani</strong>. Nonostante le loro pretese, la storia mostra che le forze tedesche in Italia furono sconfitte dagli Alleati e che cedettero solo alla fine, quando ormai la Germania era già invasa. Ben altra fu la consistenza di movimenti di resistenza autentici, come in Polonia, Jugoslavia, Francia. Qui invece<strong> le file partigiane lievitarono solo a guerra finita, quando non restava altro che saltare sul carro del vincitore e massacrare nei modi più orribili i fascisti (o presunti tali)</strong>. Senza stare a fare i ragionieri della morte (come di moda), queste atrocità travalicano ampiamente i misfatti compiuti in Italia dal fascismo, tra il 1922 e il 1943. <strong>Paradossalmente, in Libia ed Etiopia, dove il colonialismo fascista ebbe colpe ben più gravi, i governanti indigeni, come Haile Selassie, tutelarono le vite e le proprietà dei coloni italiani, chiedendo invece la consegna dei veri colpevoli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nondimeno, alla civiltà africana, corrispose la barbarie europea: ossia il peculiare senso di giustizia antifascista</strong>. Mentre migliaia di coscritti, camicie nere, ausiliarie, podestà ed altri piccoli gerarchi erano barbaramente trucidati, i veri criminali di guerra fascisti, come Roatta e Graziani, se la cavarono con pene perlopiù simboliche, senza mai vedere un tribunale straniero. Persino gli ufficiali tedeschi responsabili delle rappresaglie e delle stragi non furono inquisiti che decenni dopo i fatti. Nel dopoguerra, mentre ragazze innocenti erano stuprate e assassinate, il capo dell’OVRA diventava prefetto. Questa è la giustizia antifascista che queste iene hanno lo stomaco di esaltare, minacciando chiunque osi rinfacciare i loro crimini, a settant’anni di distanza.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Orbene, ammettiamo anche che queste gesta fossero dovute all’eccitazione violenta della guerra civile. Perché, allora, lo stesso odio bestiale si è ripresentato più volte nel corso della Prima Repubblica?</strong> Dal linciaggio di Vittorio Ferri, al rogo di Primavalle, all’assassinio di Sergio Ramelli, fino alla mattanza di Acca Larenzia, questo è stato l’antifascismo militante: massacrare dei ragazzi, quasi sempre di estrazione popolare, mentre gli Almirante e i Rauti, che in teoria avrebbero dovuto essere i veri bersagli di un presunto antifascismo, sono morti serenamente nei loro letti.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Particolarmente odioso è poi il fatto che questa feccia abbia ora distrutto una libreria, ma ciò non fa altro che confermarne la bestialità. Non vi è in essi la minima volontà o capacità non dico di comprendere l’avversario, ma neanche di combattere le sue idee con le proprie.</strong> E quando si parla di cultura fascista, si parla non già di dozzinali libelli di propaganda, ma di colossi come Heidegger, Schmitt, Gentile, Pound, etc. <strong>L’antifascismo militante sprofonda ad uno stadio di barbarie e nichilismo intellettuale, che nulla ha da invidiare a gruppi fondamentalisti come lo Stato Islamico dell&#8217;Iraq e del Levante</strong>. Quelli distruggono le antiche rovine assire, questi imbrattano i monumenti ai caduti. <strong>Ieri accanirsi sui vinti e sui deboli, oggi bruciare una libreria: è quasi ironico osservare come non si facciano alcuno scrupolo di commettere in prima persona le barbarie imputate (talvolta a ragione) al fascismo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Quest’osservazione presume però che questi subumani abbiano una morale equanime, secondo cui ogni atto possa essere giudicato in sé. Non è così, <strong>per costoro il fine giustifica i mezzi, e la stessa azione può essere positiva o negativa a seconda di chi la commette</strong>. È un manicheismo politico che serpeggia ampiamente in tutta la storia politica moderna, a partire dalla Rivoluzione Francese, nel corso della quale i paladini della libertà e dei diritti invocavano lo sterminio dei contadini che si opponevano al nuovo sistema politico. Le sue radici tuttavia affondano già nella peculiare “tolleranza” liberale di Locke, esplicitamente negata a cattolici e atei. L’uso di due pesi e due misure e la disumanizzazione dell’avversario politico diventano quindi mezzo di lotta e prassi di vita, fino ad arrivare ad oggi e vedere gli antifa pretendere di negare le libertà, costituzionalmente garantite, a chiunque non vada loro a genio: si tratti di forzanovisti, leghisti, sentinelle in piedi, ecc. ecc.<br />
Non si tratta qui di negare il conflitto sociale, che è una realtà di fatto, bensì di chiarire che la lotta va condotta senza odio per l’avversario, senza negarne l’umanità. Vittorio Arrigoni, di cui gli antifa si vanno riempiendo la bocca, e che a differenza loro ha dato generosamente la vita per la causa palestinese, diceva “Restiamo umani”. Gli antifascisti militanti, invece, insistono per comportarsi come cani rabbiosi, ed è inevitabile che prima o poi vengano trattati come tali, e allontanati a calci dalla comunità.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo, c’è poca speranza che i colpevoli di questi crimini siano puniti, vista la connivenza e le coperture di cui godono a livello istituzionale, e financo nelle più alte cariche dello Stato, come la Presidenza della Camera, si avalla questa mentalità patologica che smentisce alla radice ogni discorso sulla tolleranza. Impuniti erano in passato e impuniti rimangono ora. Almeno questo conferma senza ombra di dubbio, che costoro altro non sono che i figli bastardi del sistema liberal-capitalista che sostengono di combattere e che proprio costoro (e non certo i neofascisti vessati e perseguitati da ogni Stato “democratico”) costituiscono la guardia “bianca” del Capitale. Non lo dimenticheremo.</p>
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		<title>L&#8217;ambientalismo ci sta rovinando</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2015 19:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiamatela pure sindrome della botte piena e della moglie ubriaca. In termini tecnici si chiama NIMBY (Not In My Back Yard, cioè non nel mio cortile): l&#8217;insieme &#8211; spesso numeroso &#8211; di persone che protestano contro centrali elettriche, piattaforme petrolifere e ogni sorta di infrastruttura di interesse pubblico che debba attraversare la propria città o regione. Se c&#8217;è il minimo rischio possa inquinare, fatela da un&#8217;altra parte. Questa malattia ha investito in maniera preponderante i movimenti ambientalisti. In particolar modo su un tema cardine della vita economica della società europea, cioè l&#8217;Energia. Senza elettricità non andremmo molto lontano. Chi sta]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>hiamatela pure sindrome della botte piena e della moglie ubriaca. In termini tecnici si chiama <strong>NIMBY</strong> (Not In My Back Yard, cioè <em>non nel mio cortile</em>): l&#8217;insieme &#8211; spesso numeroso &#8211; di persone che protestano contro centrali elettriche, piattaforme petrolifere e ogni sorta di infrastruttura di interesse pubblico che debba attraversare la propria città o regione. <strong>Se c&#8217;è il minimo rischio possa inquinare, fatela da un&#8217;altra parte.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Questa malattia ha investito in maniera preponderante i movimenti ambientalisti. In particolar modo su un tema cardine della vita economica della società europea, cioè l&#8217;Energia. <strong>Senza elettricità non andremmo molto lontano</strong>. Chi sta leggendo queste righe non potrebbe farlo, se non avesse di che alimentare il suo computer o lo smartphone. Senza elettricità dovremmo tornare a conservare il cibo nelle cantine a suon di sale, pepe e metodi per affumicare la carne. Di energia viviamo: il problema risiede nel come generare la corrente di cui abbiamo bisogno. <strong>Perché produrne è inquinante. Molto. E qui casca l&#8217;asino</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/BUNGA_KELANA_3-scontro-a-Singapore-petrolio-in-mare1.jpg"><img class="alignleft wp-image-2537" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/BUNGA_KELANA_3-scontro-a-Singapore-petrolio-in-mare1-300x146.jpg" alt="BUNGA_KELANA_3-scontro-a-Singapore-petrolio-in-mare1" width="447" height="219" /></a>In un recente libro intitolato <strong>&#8220;Nuove Energie&#8221;, Giuseppe Recchi,</strong> presidente dell&#8217;Eni, si scaglia contro Europa ed ambientalisti, rei di aver <strong>ideologicamente sbarrato la strada a tutti gli idrocarburi</strong> in nome della riduzione delle emissioni e dell&#8217;<strong>inutile rincorsa alle fonti rinnovabili</strong>. Il terrorismo mediatico e l&#8217;incapacità politica dei molti governanti europei ha reso l&#8217;Europa fanalino di coda del mondo industrializzato, per il semplice fatto di essersi castrata volontariamente nel punto più dolente dei processi di crescita economica: la disponibilità di risorse energetiche a basso costo per le imprese e per le famiglie, costrette le une a non poter competere con le altre aziende straniere e le altre a pagare una sovrattassa energetica che riduce i consumi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>In Europa paghiamo l&#8217;energia più cara del mondo</strong>. Più degli USA e in misura molto maggiore di quanto non possa fare un imprenditore in Cina e in Brasile. I motivi sono semplici: corsa sfrenata alle rinnovabili, recessione economica e ricorso crescente al carbone (più inquinante, ma enormemente più vantaggioso).</p>
<p style="text-align: justify">Tutto nasce dalla decisone assunta dalla <strong>Commissione europea</strong> di porsi come obiettivo il raggiungimento di una cometa, sperando di poterci arrivare con un aquilone. Nel 2009 è stato stabilito <strong>l&#8217;obiettivo 20/20/20:</strong> ridurre del 20% le emissioni di gas serra, aumentare fino al 20% la quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili e aumentare del 20% l&#8217;efficienza energetica. Tutto bello, ma utopico e dannoso. Soprattutto per via delle medicine che sono state sottoposte ad un paziente impreparato a riceverle: <strong>enormi incentivi economici alle rinnovabili</strong> (10 miliardi complessivi in Italia che pesano sulla bolletta di tutti i cittadini per un 18%) e la creazione nel 2005 dell&#8217;<em><strong>Emission Trading System.</strong> </em>Un &#8220;mercato dell&#8217;inquinamento&#8221;: se vuoi inquinare devi pagare, acquistando quote di emissioni di gas serra.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>I risultati, come detto, non sono stati quelli sperati.</strong> Con la crisi economica la quantità di energia richiesta dalle imprese in deficit di produzione si è ridotta e quindi l&#8217;offerta quote presenti nel mercato ha superato la richiesta. Inquinare costava sempre meno ed investire sul carbone diventava relativamente più vantaggioso. <strong>È così che la generazione elettrica a carbone è aumentata dal 37% nel 1990 al 41% nel 2011.</strong> Nonostante, anzi, grazie alle politiche ambientaliste.</p>
<p style="text-align: justify">Chiariamo. <strong>L&#8217;attenzione verso la sostenibilità ambientale dell&#8217;attività economica è indubbiamente positiva</strong>. Ma occorre affrontare la questione con spirito razionale, non ideologico. Quell&#8217;ideologia che ha pervaso è tuttora alimenta le lotte ambientaliste e localiste in tutta Europa. L&#8217;ideologia, appunto, della moglie ubriaca e della botte ancora piena. Perché chi protesta contro petroliere, centrali a carbone, centrali a gas e chi più ne ha più ne metta (ma ho assistito anche a manifestazioni contro l&#8217;eolico), spesso <strong>si scorda di vivere in una società immersa nel petrolio.</strong> Tutto quello che ci circonda è direttamente prodotto con un derivato dell&#8217;oro nero o è creato grazie all&#8217;utilizzo di energia prodotta con idrocarburi. Farne a meno è praticamente impossibile. Si pensi alla plastica, alle auto, ai computer, alle componenti per le cellule fotovoltaiche e finanche alle medicine: aspirine, antibiotici e supposte.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>E proprio alle supposte viene da pensare quando si guarda alle scelte energetiche dell&#8217;Europa</strong>, unita solo a parole. Molti paesi europei hanno detto un secco &#8220;no&#8221; al nucleare, e nessuno sforzo viene ancora fatto per sfruttare le risorse di <strong><em>shale gas</em></strong> presenti nel Vecchio Continente. Riserve non enormi, ammette anche Recchi, ma comunque indispensabili in un periodo di crisi economica dove risparmiare sull&#8217;energia potrebbe significare la sopravvivenza di una impresa produttiva. Provare per credere. <strong>Gli Stati Uniti in pochi anni, grazie al gas ottenuto dalla frantumazione delle rocce, sono diventati da importatori di energia a esportatori</strong>. La rivoluzione dello <em>shale gas</em> ha prodotto un rimescolamento geopolitico. I prezzi dell&#8217;Energia enormemente bassi hanno reso l&#8217;economia statunitense incredibilmente competitiva che, infatti, è uscita dalla recessione ben prima di noi. Gli europei sono ancora impantanati nei regolamenti comunitari e, impauriti dalle proteste ambientaliste, hanno frenato questa nuova tecnologia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Difendere il pianeta è un diritto.</strong> Sacro ed anche positivo. Ma non si può fermare il mondo e puntare alla &#8220;decrescita felice&#8221; quando un intero continente comincia a riscoprire la povertà e l&#8217;immobilismo economico. Investire sulle tecnologie per ridurre l&#8217;inquinamento è doveroso. <strong>Ma non si può pensare di frenare la macchina economica</strong> fino a che un genio del politecnico avrà capito come trarre energia in grandi quantità da una fonte inesauribile e del tutto &#8220;green&#8221;. L&#8217;innovazione va avanti per piccoli passi, puntare sullo Shale Gas (e perché no, anche sul nucleare) e sulle tecnologie ad esso collegato è lungimirante, non criminale nei confronti dell&#8217;ambiente. Perché va ricordato: <strong>la scoperta del petrolio</strong>, riducendo il ricorso all&#8217;olio animale, <strong>&#8220;ha salvato più balene di Greenpeace&#8221;.</strong> E ci ha reso la grande economia che eravamo. Ora invece siamo al palo. Anche per colpa degli ambientalisti.</p>
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		<title>Le lacrime di coccodrillo versate sul Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2015 17:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Roselli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La morte insensata di centinaia di disperati al largo delle coste libiche non dovrebbe indurci a discutere poi chissà quanto. I politicanti di professione fanno semplicemente il loro mestiere riversando sul nemico elettorale la &#8220;responsabilità&#8221; di questa tragedia&#8230; Ma noi che cosa abbiamo da dire? Nulla. Dopo aver letto la prima pagina del quotidiano preso sul sedile della Metro, dopo aver spento la rassegna del TG1 o di Sky Tg24 torneremo alle nostre vite, ai nostri problemi, alle nostre priorità. Lo starei per fare anch&#8217;io se non riuscissi a togliermi dalla testa quel fastidioso pensiero che mi mette di fronte]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>a morte insensata di centinaia di disperati al largo delle coste libiche non dovrebbe indurci a discutere poi chissà quanto. I politicanti di professione fanno semplicemente il loro mestiere riversando sul nemico elettorale la &#8220;responsabilità&#8221; di questa tragedia&#8230; Ma noi che cosa abbiamo da dire?</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nulla. Dopo aver letto la prima pagina del quotidiano preso sul sedile della Metro, dopo aver spento la rassegna del TG1 o di Sky Tg24 torneremo alle nostre vite, ai nostri proble</strong><span class="text_exposed_show"><strong>mi, alle nostre priorità</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify"><img class=" wp-image-2491 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Barcone-300x199.jpg" alt="Barcone" width="359" height="238" /></p>
<p style="text-align: justify">Lo starei per fare anch&#8217;io se non riuscissi a togliermi dalla testa quel fastidioso pensiero che mi mette di fronte ad un&#8217;angosciante verità: <strong>mentre io mi danno per l&#8217;esame che non riuscirò a preparare in questo mese, ci sono persone (magari anche di poco più grandi di me) che hanno abbandonato quest&#8217;esistenza terrena nella stiva di una barcaccia</strong>. Che hanno avuto modo di contare i minuti in cui l&#8217;ossigeno lentamente si esauriva nel loro sarcofago.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><span class="text_exposed_show">P</span>er questo qualcosa, alla fin fine, la dirò. E dirò innanzitutto che non mi farei particolari problemi di ordine morale ad espropriare i beni di tutta la marmaglia subproletaria che in questo momento esulta sotto ai post di Matteo Salvini o nei commenti di Libero,  per investirli, magari, nell&#8217;ennesimo Mare Nostrum.</strong> <strong>Il fatto è che questo non cambierebbe assolutamente nulla. </strong></p>
<p style="text-align: justify">Nella polemica sullo &#8220;sciacallaggio&#8221; subito traghettata dal PD e dalla sua lista civetta SEL, infatti, se proprio dovessi trovare qualcuno &#8220;meno nel torto&#8221; <strong>sarebbero proprio Salvini. Perché non è con un&#8217;imponente flotta di pattugliamento per il Mediterraneo che si eviteranno altre stragi di migranti: Laura Boldrini e gli editorialisti dell&#8217;Espresso più svegli lo sanno benissimo. </strong></p>
<div class="text_exposed_show">
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Salvini-boldrini.jpg"><img class=" wp-image-2492 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Salvini-boldrini-300x178.jpg" alt="Salvini boldrini" width="369" height="219" /></a></p>
<p style="text-align: justify">I viaggi della morte si contrastano solo nel prevenirli. Ed un tempo, diciamolo, li prevenivamo eccome con degli ottimi rapporti diplomatici con la Libia socialista del Presidente Muammar Gheddafi. <strong>Finché un giorno del 2011, gli stessi che oggi fingono di strapparsi i capelli per questa stage, hanno preferito mettere al comando di Tripoli gli scafisti. E lo hanno preferito per ragioni di sudditanza politica ed economica,  dettate dalla falsa sicurezza che contraddistingue l&#8217;arido  burocrate al servizio  del Sovrano, </strong>ma ben nascoste dietro a grida senza senso inneggianti alla democrazia, alla libertà e all&#8217;abbattimento di ogni dittatura<strong>.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Ora, quelle grida si tramutano in lacrime (più o meno sincere) di coccodrillo, <strong>lacrime di coccodrillo che si riversano al largo delle coste libiche dove giacciono tante, troppe, vittime del loro vigliacco opportunismo politico</strong>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Gheddafi.jpg"><img class=" wp-image-2495 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Gheddafi-300x168.jpg" alt="Gheddafi" width="386" height="216" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">                          <em><strong>Lorenzo Roselli, </strong>lo ieromonaco</em></p>
</div>
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