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23 November 2017

Kate Middleton: vision, mission e strategia di marketing

Kate Middleton: vision, mission e strategia di marketing

Io penso che gli inglesi siano geni indiscussi del marketing, brillanti, di classe e con quello humor tipicamente british.
Il 17 Novembre 1558 è salita al trono Elisabetta I, figlia di Anna Bolena e Enrico VIII, sotto il suo regno l’Inghilterra ha conosciuto un periodo di pace e prosperità. Ella era per certo una grande donna, ma per renderla ancora più straordinaria, gli inglesi l’hanno resa vergine e ancora oggi, lei è ricordata come la grande Elisabetta I, la regina vergine (forse).
Tre secoli dopo, ci riescono nuovamente, e nel 1813 rendono romantica una storia che di sentimentale non ha proprio nulla. “Orgoglio e Pregiudizio” è innanzitutto un novel of manners, ovvero una guida per capire come destreggiarsi nell’affollato mercato matrimoniale inglese di inizio Ottocento. E nonostante un finale ambiguo e una triste proposta di matrimonio dal sapore agrodolce- “sei povera, la tua famiglia è imbarazzante e tuo padre mi sta antipatico, sposami”-, l’opera è passata alla storia come uno dei romanzi più romantici di sempre. Tutte hanno passato la fase “Jane Austen” nella loro vita, tutte si sentono un po’ Lizzy e, ovviamente,  tutte sognano Mr. Darcy.

Questa capacità tipicamente british del riuscire a rendere di stile qualunque cosa, da un comunissimo porridge a una scalata sociale, non poteva che farmi venire in mente lei: l’unica e sola Kate Middleton. C’è chi la adora e la considera un modello di vita, e chi non la può proprio vedere, ma in ogni caso una cosa le va riconosciuta: Catherine Elizabeth Middleton ce l’ha fatta, lei è riuscita là dove molte hanno fallito.


Ma andiamo con ordine, anche perchè se c’è una cosa che la Austen insegna, è che la Signora Bennet docet, e quindi che gran parte del successo è duvuto alla madre Carole.
Infatti, “e’ una verità universalmente riconosciuta, che uno scapolo in possesso di un’ampia fortuna debba avere bisogno di una moglie. Per quanto si possa sapere circa i sentimenti o i punti di vista di un uomo del genere al primo apparire nel vicinato, questa verità è così saldamente fissata nelle menti delle famiglie del circondario, da considerarlo di legittima proprietà di una o l’altra delle loro figlie”, e Carole questo lo sapeva. Non appena si è sparsa la voce che William avrebbe frequentato la St. Andrews, ha chiamato a rapporto Kate che, all’epoca a Firenze per approfondire i suoi studi in storia dell’arte, è rientrata immediatamente in patria, si è messa a dieta e ha varcato le soglie della pregiosa e blasonata università scozzese. Lo scopo era chiaro: arrivare in alto. Perchè se è vero che nei paesi anglosassoni vige la regola del self-made-man, è vero anche che nell’Inghilterra posh, vige la regola che il sangue non si può comprare. Insomma, serviva un piano.

Il management insegna che una strategia di successo deve rispettare tre criteri fondamentali: focalizzare l’attenzione su un obiettivo semplice, avere una chiara consapevolezza dell’ambiente circostante e utilizzare in modo efficace le risorse a disposizione.
Tanto più chiaro è lo scopo, tanto più facile è stabilire la vision, termine utilizzato in ambito aziendale per indicare un insieme di obiettivi ambiziosi proiettati verso un futuro prossimo- celebre è quella di Bill Gates pronunciata per la prima volta nel 1980: “a computer on every desk in every home”. Come possiamo vedere, la vision non solo è ambiziosa, ma in un certo senso visionaria- perdonatemi la tautologia-, incorpora l’essenza della vittoria e richiede impegno, dedizione e perseveranza.
Dalla vision scaturiscono la mission, ovvero la dichiarazione del perchè un’azienda esiste, gli obiettivi di breve periodo e soprattutto i valori in cui crede il management- “our mission is to enable people and businesses throughout the world to realize their full potential” (Microsoft).

Quindi, ricapitolando. Obiettivo: arrivare in alto. Conoscenza ambiente competitivo: Kate ha studiato in scuole d’élite, frequenta i luoghi giusti e, se gioca bene le sue carte, può frequentare anche le persone giuste!
Per quanto riguarda la mission, Kate si avvale di un mix geniale di marketing, gossip e perchè no, empatia nei confronti del popolo. Dopo il tira e molla del 2007, Kate passa in pochi mesi, da “Katy-waity“, Kate passa a “ragazza comune che ha fatto innamorare un principe”. Sì, perchè la nostra Kate è una ragazza semplice. Plebea, discendente da una famiglia di minatori, ama gli animali e veste Zara. E nonostante il matrimonio, Kate continua a dimostrare di essere una donna comune. Come tutte le casalinghe, passa le giornate facendo ristrutturare la cucina di Kensington Palace, fatica a trovare una baby-sitter -tanto che ne cambia una a settimana- e porta a passeggio il cane. Non sta simpaticissima alla suocera, odia la fidanzata del cognato e, ripeto, veste Zara!

Sì, Kate Middleton è una di noi. O almeno così ci dicono! (*)

(*) P.S. per chi non lo sapesse: è vero che Kate è una commoner e che i suoi nonni erano minatori, ma è vero anche i genitori hanno fatto fortuna negli anni ’90 e sono diventati milionari! Insomma, Kate è una di noi!

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