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25 June 2017

Un nome, una leggenda: Ferenc Puskas

Un nome, una leggenda: Ferenc Puskas

Quando nasci a Budapest ci sono alcune cose che sono stabilite in automatico: parlerai una lingua che nessuno, a parte i tuoi connazionali, ha speranze di capire e sarai certamente un appassionato di calcio. Nella capitale magiara infatti risiedono la metà delle squadre che partecipano al campionato nazionale, ed è una delle più piccole e apparentemente trascurabili, la Honved, in cui uno dei giocatori più forti del secolo scorso, se non di tutti i tempi, ha mosso i primi passi da professionista.

Ferenc Puskas ha esordito a 16 anni coi rossoneri ungheresi, e fin dal primo pallone che gli è capitato tra i piedi si è capito che quel ragazzino bassetto coi capelli scuri aveva qualcosa di speciale: veloce, tecnico, sempre a giocare a testa alta e con un tiro secco di una potenza insospettabile per un fisico così piccolo. Ad allenare la squadra è Ferenc Puskas senior, suo padre, che pur essendo conscio del talento immenso che si ritrova in casa, non smette mai di spronare suo figlio a migliorarsi e ad allenarsi duramente, cosa che il ragazzo fa con puntualità e abnegazione, come quando si mette a correre dietro ai tram per sviluppare ulteriormente il suo scatto e la sua rapidità.

04-Panini - Ferenc PUSKAS Panini Real Madrid 1966

Decine e decine di difensori da tutto il mondo hanno tentato di marcarlo a uomo, a zona o in qualunque altro modo, ma l’ unico risultato è stato solo un grande mal di testa dopo il triplice fischio: immaginate di mandare Cristiano Ronaldo indietro di 50 o 60 anni e di farlo scontrare con i giocatori di quei tempi ed avrete una vaga idea di come Ferenc facesse ammattire tutti i suoi avversari. Con quel suo mancino caldissimo non avrebbe avuto difficoltà neanche su un campo dei giorni nostri, a tal punto che è considerato da molti un vero e proprio precursore del modo moderno di giocare come numero 10.

La sua classe cristallina lo porta a realizzare 352 gol in 341 presenze con il suo club e 84 gol in 85 presenze con la Grande Ungheria, quella nazionale che nel 1952 vincerà l’ oro olimpico ad Helsinki con lui come capitano e leader. Le favole però difficilmente rimangono tali a lungo nel mondo reale, e in pochi anni si susseguono due drammi differenti per natura che cambieranno la vita di Puskas per sempre: il dramma sportivo avviene nel 1954, quando i magiari vengono battuti a Berna dalla Germania Ovest nella finale dei campionati del mondo, mentre il dramma umano ha luogo nell’ ottobre di due anni più tardi, quando per le strade di Budapest l’ insurrezione popolare del popolo ungherese viene repressa dalle truppe sovietiche.

In quel momento, Ferenc è a Bilbao con la sua Honved per una partita di coppa campioni, e quando arriva dalle autorità di casa l’ ordine di rientrare in patria, è proprio lui a tenere a rapporto la squadra come un autentico leader per decidere il da farsi. Tutti scelgono di tentare la fortuna al di la della cortina di ferro destreggiandosi tra tour in Sudamerica e contratti con i team dell’ Europa occidentale. Puskas in particolare è cercato da Milan, Inter, Fiorentina, Arsenal e Manchester United, ma alla fine viene convinto ad indossare la “camiceta blanca” del Real Madrid, ed è proprio qui, nonostante i suoi 31 anni di età, che scriverà le pagine più importanti della sua storia e di questo glorioso club.

Fare 156 gol in 180 partite può sembrare poco per un fuoriclasse della sua risma, ma Ferenc si è dimostrato speciale anche in questo, diventando il giocatore che ha tirato più in porta della storia delle “merengues”, con il titolo di capocannoniere della Liga spagnola vinto 4 volte e svariati trofei nazionali ed internazionali all’ attivo, e tanto per non farsi mancare niente, è stato l’ unico a segnare 4 gol in una finale di Coppa Campioni, quella con l’ Eintracht Francoforte nel 1966.

Puskas-foto-4

Alfredo Di Stefano, suo capitano in Spagna e grande amico di quel periodo, ha scritto così di lui nel suo libro: “chi non l’ ha visto giocare non sa che cosa si è perso”, e non stentiamo a credergli. Ritiratosi da giocatore, l’ ex condottiero della Grande Ungheria ha allenato club e nazionali in tutto il mondo, dal Cile all’ Australia, dall’ Arabia Saudita agli Stati Uniti, raggiungendo il suo apice da tecnico quando nel 1971 ha portato il Panathinaikos in finale di Champions League, poi persa contro l’ Ajax di Cruijff.

Il suo glorioso percorso si è concluso nel 2006, quando nella sua bellissima Budapest si è spento a causa dell’ Alzheimer che lo tormentava da anni. E’ ironico come uno dei più grandi campioni dello sport che amiamo si sia dimenticato tutto di se stesso prima di andarsene, ma forse è proprio questa una delle ragioni per cui tutti noi appassionati non lo dimenticheremo mai. Grazie, o meglio, in ungherese, köszönöm, Ferenc Puskas.

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