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18 November 2017

Non solo il Tribunale di Milano: basta poco per ammazzare un politico

Non solo il Tribunale di Milano: basta poco per ammazzare un politico
Gli omicidi compiuti all’interno del Tribunale di Milano lasciano sgomenti. Non solo per la morte delle persone coinvolte. Ma per le falle incredibili al sistema di sicurezza di un luogo esposto inevitabilmente al rischio di attentati di qualsiasi natura. Buchi difensivi che però non sono prerogativa del Palazzaccio, quanto un modo diffuso, direi “italiano”, di intendere la sicurezza. Da un ingresso si entra mostrando solo il tesserino, che potrebbe facilmente essere di un’altra persona o falsificato dilettantisticamente. Come è possibile? Incredibile, ma non strano. Non in Italia.
Siamo al Parlamento, durante i tre giorni dell’elezione al Quirinale di Mattarella. Le misure di sicurezza sono elevate, soprattutto dopo che un folle di nome Preiti con una pistola ha costretto per tutta la vita in sedia a rotelle un carabiniere che presidiava Palazzo Chigi. La piazza di fronte a Montecitorio è chiusa, come da protocollo. Si entra solo se autorizzati, se dipendenti della Camera o mostrando un tesserino da giornalista. Non avevo nulla di tutto ciò. Ma il livello dei controlli era simile a quello del tribunale milanese.
Il primo giorno ho chiesto ad un deputato Cinque Stelle appena conosciuto di farmi passare con lui. Nessuno ha verificato i miei documenti, né cosa portavo nello zaino. Nemmeno l’onorevole si è preoccupato molto, mi ha solo chiesto: “vuoi farti esplodere?”. Di certo non l’avrei detto a lui. Il secondo giorno mi è bastato fingere di aver perso il tesserino da giornalista. Il carabiniere ci ha creduto e mi ha lasciato passare. Nessuno, di nuovo, ha controllato cosa avessi addosso. Il giorno dell’elezione di Mattarella ero ormai un volto noto e potevo entrare ed uscire dalla piazza a piacimento. Se avessi avuto un’arma, avrei potuto colpire chiunque. Tutti i senatori e deputati che da Piazza Colonna sono passati per entrare in Aula: Monti, Minzolini, Guerini, Serracchiani e molti altri. Nessuno si è preoccupato di controllare chi fossi. Meglio per me, che ho potuto scrivere il mio reportage. Ma la sicurezza? Il rischio terrorismo? E stiamo parlando di luoghi istituzionali durante giorni di ressa parlamentare.
Ah, dimenticavo: il terzo giorno portavo con me una valigia. Se dentro ci fosse stata una bomba… 

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