09:27 am
29 June 2017

Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. (Ap 6, 12-13)

Non sarà un incontro preparatorio al Giorno del Giudizio, né un noioso consesso di accademici che discutono di temi invecchiati male, in un’aula polverosa, in un pomeriggio uggioso di Milano. La conferenza di oggi all’Università Cattolica (aula G025), organizzata dagli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia per le 16.30, sarà dedicata al tema dell’Apocalisse: la fine dei tempi, attesa spasmodicamente, temuta ed invocata per secoli da miriadi di fedeli di tutte le religioni. Nel giudaismo come nel cristianesimo, nell’islam come nella cultura secolarizzata dei giorni nostri, è sempre stata presente l’idea fascinosa e conturbante dell’irrompere improvviso e perentorio di un evento messianico, come un cuneo che recida dolorosamente il nastro del tempo su cui poggiano le nostre vite e divelga alle basi i suoi supporti. Nelle parole minacciose e sublimi di Giovanni il Battista, negli annunci accorati del Profeta meccano, che anticipava la venuta dell’Ora con la poesia delle sue sure, nei versi contorti e mozzafiato di T.S.Eliot (This is the way the world ends, not with a bang but a whimper) e infine nelle paludi orrorifiche del Vietnam in Apocalypse Now, fin dentro le stanze del Colonnello Kurtz, quest’ansia spasmodica non ha mai abbandonato uomini e donne che portavano con sé, come una piaga ulcerosa, la convinzione di trovarsi in un mondo che era prossimo al collasso.

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L’apocalittica (sia nel senso etimologico di “rivelazione” o “disvelamento”, sia in quello attuale di accadimento catastrofico) travalica ampiamente la categoria della religione e avanza prepotente nella storia svincolata (almeno apparentemente) dalle pastoie della teologia, man mano che i suoi concetti e le sue forme assumono vita propria in campi diversi, che vanno dalla filosofia politica alla cultura popolare. La stella Assenzio che nell’Apocalisse giovannea precipita dal cielo e ammorba tutte le acque ritorna icasticamente nel XX secolo come un ordigno nucleare, che calato artificiosamente dall’alto, devasta i paesaggi e annichilisce l’esistente. La crisi ecologica verso cui la modernità va marciando a tappe forzate e la massificazione della società ha prodotto fenomeni inconsci di isteria collettiva e cattiva coscienza, che a loro volta hanno prodotto tutta quella sotto-cultura che spazia dai film di zombie a quelli più maestosi, sempre americani, di ambientazione appunto apocalittica o post-apocalittica (se ne potrebbero citare moltissimi solo negli ultimi anni). Per fare un altro esempio di questa evasione in territori nuovi del concetto di apocalisse, che senza perdere la sua matrice inequivocabilmente teologica si fa ancora più interessante, esso è stato declinato di recente in termini anti-politici e anti-sociali dallo studioso e attivista gay Lorenzo Bernini, nel suo libro Apocalisse queer, dove auspica un rovesciamento radicale della civiltà perbenista a partire da un sconvolgimento della morale sessuale.

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Sono quattro i relatori che interverranno al seminario di oggi, intitolato Tempi Ultimi: apocalissi tra iconografia e politica. Si tratta di quattro dottorandi, che presenteranno ciascuno (sul modello anglosassone delle PhD Conference, così poco diffuso nel bel paese) un proprio progetto di ricerca legato all’argomento. Ad ascoltarli e a discutere con loro ci saranno, oltre al pubblico consueto di studenti e di curiosi, alcuni docenti del Dipartimento di Scienze Religiose, a partire dal suo Direttore, il Professor Gian Luca Potestà (che è certamente un’autorità in materia di profezie medievali e millenarismo). Ecco chi sono, e di cosa parleranno, questi quattro relatori (quattro come i cavalieri dell’Apocalisse). Per prima Celeste Valenti si occuperà del libro biblico di Daniele, in particolare dell’episodio dei tre giovani ebrei che il babilonese Nabucodonosor fa gettare nella fornace e che grazie all’intervento divino rimangono miracolosamente indenni. Questo episodio, che in passato solitamente non è stato letto in chiave escatologica, in virtù di un’analisi comparativa delle fonti letterarie e iconografiche (soprattutto quelle paleo-cristiane), può essere interpretato come un’allegoria di quel periodo di patimento che l’umanità dovrà soffrire nel momento del Giudizio finale, in cui i giusti però saranno risparmiati. Seconda parlerà la mai abbastanza lodata Rebecca Carnevali, dottoranda al Warburg Institute di Londra, esperta di oracoli e astrologia rinascimentale, sacerdotessa e pizia di professione, che esaminerà le illustrazioni relative alla figura dell’Anticristo nel Vaso di Verità (1957) di Alessio Porro, e tratterà del rinnovato interesse per la tematica escatologica nell’editoria veneziana alla fine del ‘500. Terzo, Francesco Morello, uomo divino, si dedicherà alla presenza sotterranea nel pensiero marxista di schemi propriamente apocalittici e in particolare della Tesi di Filosofia della Storia in Angelus Novus, l’opera del grande pensatore e critico letterario tedesco Walter Benjamin. Infine, ultimo ma non da meno, toccherà all’arabista Antonio Cuciniello mostrare alcuni pamphlet che ha collezionato al Cairo nei primi anni 2000, che raffigurano la fine dei tempi e la venuta dell’Anticristo (con Gog, Magog, George Bush e Ariel Sharon compagni di merenda). A prescindere dalla fine imminente, dai calcoli di Nostradamus e dal calendario Maya, questa conferenza sull’apocalittica merita di essere ascoltata.

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