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28 June 2017

“Il crepuscolo di un idolo” – recensione di un saggio politicamente scorrettissimo

“Il crepuscolo di un idolo” – recensione di un saggio politicamente scorrettissimo

Con un titolo raramente azzeccato Michel Onfray, noto filosofo francese, ha buttato giù oltre 400 pagine di critica serratissima a uno dei più importanti mostri sacri che la nostra epoca moderna abbia creato: Sigmund Freud, il famoso (o sarebbe meglio definirlo famigerato?) inventore della psicoanalisi.

Base e principio critico di questa opera è che, come sostiene l’autore: “Il freudismo si basa su una gigantesca affabulazione, a sua volta fondata su una serie di leggende.” In effetti il mito di Freud ha creato nei suoi successori e seguaci una volontà ferrea di costruzione e difesa di una sorta di ortodossia ideologica, un sistema quasi lobbistico che non ammette critiche o revisionismi storici di sorta.

michel onfray

Il Freud che esce da questo libro è senza dubbio molto diverso dal genio luminare della scienza che comunemente si crede: ne esce un “conquistador” (termine dello stesso Sigmund, usato per autodefinirsi) privo di scrupoli, un filosofo che odiava la filosofia, un cocainomane e un assertore convinto dell’utilizzo della cocaina a fini terapeutici – almeno fino a quando non ci scappò il mortoun fan del magnetismo e di altre pratiche pseudo-scientifiche come la telepatia

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Altro punto di grande rilievo nell’analisi di Onfray è come l’intera impalcatura ideologico-scientifica, se mi si passa il termine, della psicoanalisi (a partire dal famoso mito di Edipo) non è altro che la riproposizione in forma universalizzata, delle psicosi dello stesso Freud di cui l’autore dimostra in maniera sufficientemente chiara la tendenza all’incesto prima con la propria madre, poi con una delle sue stesse figlie. La volontà di Freud di abolire il limite tra cioè che è sano, normale, e ciò che è malato definendo il primo stato semplicemente come un livello di psicosi inferiore a quello che si potrebbe definire come patologico, non sarebbe altro che un espediente per poter legittimare, davanti a se stesso, le proprie angosce e le proprie tendenze, sopratutto sessuali. Come afferma Onfray a proposito de L’interpretazione dei sogni: “Nelle sue proposte dell’analisi dei sogni, Freud più che la verità dell’altro scopre la propria. Il sogno è la via regia che porta all’inconscio dell’interprete.”

Ulteriore elemento di interesse di questo libro è senza dubbio quello inerente le “guarigioni di carta” toccato nella quarta parte dell’opera. L’autore, analizzando con dovizia di particolari ciascuno dei casi più noti di presunte guarigioni operate dal padre della psicoanalisi, dimostra come i pazienti in questione – celati dietro nomi di fantasia passati alla storia come Anna O., Dora o l’Uomo dei lupi – non siano stati realmente guariti dalle proprie nevrosi, ma soltanto negli scritti dello stesso Freud.

Freud patient

Oltre ai lati positivi e molto originali di questo libro, che certamente non si esauriscono nei pochi spunti presentati in questa sede, sembra doveroso accennare altresì a quelli che sono gli aspetti più critici dell’opera: Onfray, che ha dato prova di grande formazione e informazione circa moltissime tematiche relative a Freud e al freudismo in generale, paga decisamente pegno alla sua appartenenza ideologica in vari momenti. L’accostamento del fondatore della psicoanalisi a quelli che lui chiama “antifilosofi” del XVIII secolo non risulta essere molto comprensibile, e ancor meno comprensibile e motivato è l’accostamento a uno dei maggiori pensatori della Controrivoluzione cattolica come Joseph de Maistre. Altra critica alquanto fuoriluogo è quella mossa al fascismo in quanto promotore di una “politica demografica militante” e la sua conseguente opposizione all’aborto. L’aborto, all’alba del XX secolo era illegale nella maggior parte del mondo, visto che la sua liberalizzazione avrà luogo soltanto nel secondo dopoguerra, nel contesto sociale e culturale del ’68.

Comunque, al netto di questi punti oscuri dove emerge più che altro la faziosità ideologica dell’autore, è un libro assolutamente ben documentato e argomentato, che merita di essere letto da chiunque abbia interesse sia nella materia storica che psicologica.

3 comments

  • Bene che si tocchi Freud, ma spero alla base non vi sia solo il volgare compiacimento, degno della peggior plebaglia, di cogliere il re nudo, e l’intento ideologico di ritracciare nuovamente una linea netta tra sano e patologico esclamando: “vedete, siccome Freud era un pervertito ha fatto della perversione una cosa normale”. Non è che per caso alla base c’è il bisogno di riappropriarsi del diritto di dare del pervertito a qualcuno? Se Freud merita un posto nell’olimpo del pensiero è al contrario solo perché, e anche con una continua e strenua lotta CONTRO se stesso, ha reso problematici i confini tra anomalia e normalità, mostrando quest’ultima, anche se non ancora come costruzione sociale, quantomeno come costruzione. Temo e spero allo stesso tempo che la mia impressione derivi solo dalla comprensibile bisogno di semplificare dell’autore dell’articolo.

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