05:36 am
28 June 2017

Reportage da Montecitorio/3. Mattarella Presidente, torna la Dc, addio centrodestra

Reportage da Montecitorio/3. Mattarella Presidente, torna la Dc, addio centrodestra

Viva Mattarella. Mattarella persona per bene. Mattarella politico vero. Mattarella democristiano d’oro. Alla fine, quando il neo Presidente della Repubblica ha ormai conquistato il Quirinale, tutti concordano sulla “personalità di alto livello che abbiamo finalmente eletto”. Sembrano quasi tutti contenti mentre escono dal portone principale di Montecitorio. Facce rilassate a sinistra, qualche muso lungo a destra. “Non ci è piaciuto il metodo”, ci ripete allo sfinimento Giovanardi, “ma sulla personalità nulla da dire”. Anche se qualche strascico se lo lascia dietro, soprattutto a destra con Forza Italia che ha votato nella totale anarchia e Ncd che vede le dimissioni di due importanti esponenti, il Capogruppo Sacconi e la portavoce Barbara Saltamartini.

Cos’ha di così divisivo Mattarella? Quel suo sguardo vagamente disinteressato verso ciò che sta facendo, quella sua totale mancanza dalle battute Ansa da almeno sei anni, quel suo profilo così tanto istituzionale e partitico da essere quasi scontato, possono aver spaccato – di nuovo – un centrodestra già ampiamente disastrato? No. Il merito, o la colpa, è ancora tutta di Renzi e dei suoi collaboratori, Guerini in particolare. Una trama tessuta anche stamattina in maniera certosina.

Sono appena le otto di mattina e Alfano ha già riunito i suoi per firmare il documento che lo vincolerà a votare Mattarella e a rimanere nella coalizione di governo. Praticamente un disastro. Al Bar Illy il cronista sta facendo finta di leggere il giornale per ascoltare alcune frasi dei discorsi parlamentari più curiosi, quelli fatti durante la colazione. Entra Piero Ichino, senatore di Scelta Civica e giuslavorista, per un cornetto alla crema e un cappuccino. Un collega gli si avvicina per fare una infelice battuta: “allora, stasera pasta fatta a mano?”. Ichino non capisce. “Beh, stesa con il… Mattarella”, prova a spiegare cercando di suscitare ilarità. Ichino abbozza per compassione all’infelice battuta, ma il siparietto spiega più di molte altre dichiarazioni lo stato d’animo degli elettori della maggioranza. Sicurezza e rilassatezza. Anche perché la scena che si profila è quella di una lunga marcia di trolley tirati dai grandi elettori pronti a lasciare Roma nel pomeriggio per godersi un fine settimana di vacanza. “Però non ho comprato ancora il biglietto”, ci tiene a precisare un deputato risalendo piazza Colonna. Sicurezza e rilassatezza, almeno negli esponenti Pd di secondo piano. I capigruppo, Lorenzo Guerini (vicesegretario Pd), Graziano Del Rio e altri sono meno inclini a lasciarsi andare a previsioni chiare, forse memori dei franchi tiratori di soli due anni fa.

La mattinata scorre veloce. Scillipoti comunica a favor di telecamere di “disobbedire a Berlusconi e votare per il siciliano Mattarella” e non sarà il solo. Lui è l’emblema di una debacle del partito del Cavaliere che sarà ancora più evidente a partita conclusa. Gasparri prova a giocare la carta della minaccia, dicendo che “Renzi é stato strafottente, e a volte di strafottenza di muore”. Vero o sbagliato che sia, i volti dei forzisti raccontano tutta la crisi del centrodestra. Berlusconi ha perso potere contrattuale e Romani lo sa. Tant’è che le dichiarazioni le lancia camminando, irritato ovviamente da come sia finita la vicenda Quirinale. Raffaele Fitto nel frattempo minaccia e chiede di radere al suolo Forza Italia. Mentre lo spoglio è in corso un vecchio democristiano dà un consiglio non richiesto all’ex governatore della regione Puglia: “la Dc è durata a lungo perché quando c’erano dei problemi ci si sedeva al tavolo e si trovava un accordo. Mai fino ad arrivare alle grida che ho sentito…”.

Sembrerà strano, ma nel 2015, ancora, il tema ricorrente nelle parole dei politici è proprio la balena bianca. Rocco Buttiglione, Giovanardi, Beppe Fioroni, tutti concordano nel dire che “per andare alla Terza Repubblica son dovuti tornare ancora alla Prima”. Vero, perché Mattarella è la Democrazia Cristiana in pieno. “Non c’è niente da fare” – dice Buttiglione – “la Dc ha formato la migliore classe dirigente e ancora l’Italia deve tornare a quella esperienza”.

Intanto, dentro il Palazzo, Laura Boldrini precede con lo spoglio e all’esterno l’avvenuta elezione viene salutata dalle urla di disapprovazione dei pochi manifestanti asserragliati da tre giorni davanti all’Aula del Parlamento. Fuori fischi, dentro applausi. Viva Mattarella, Mattarella persona per bene. Viva la Dc. E così inizia l’esodo da Montecitorio: l’esercito dei trolley può tornare a casa.

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