08:56 am
25 June 2017

Lucy

Lucy

G

Regia: Luc Besson

Sceneggiatura: Luc Besson

Anno: 2014

Durata: 89’

Produzione: Francia

Fotografia: Thierry Arbogast

Montaggio: Julien Rey

Scenografia: Hogues Tissandier

Costumi: Olivier Bériot

Colonna sonora: Eric Serra

Interpreti: Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Min-sik Choi

Link di riferimento

TRAMA

La giovane Lucy viene ingannata dal suo ragazzo, che la convince a consegnare una misteriosa valigetta a un gruppo di mafiosi, che la rapiscono e le impiantano chirurgicamente dei sacchetti con una potente droga sintetica.

RECENSIONE

Cosa accade se un comune mortale che usa solo il 10 % delle proprie facoltà cerebrali riuscisse improvvisamente a  progredire fino a controllarne la totalità? Riciclata da una rivista di divulgazione scientifica di second’ordine, questa domanda offre spunto alla nuova pellicola di Luc Besson, Lucy. Infatti  a una Scarlett Johanson in pelliccia leopardata rapita dalla yakuza viene impiantato nel ventre una potente dose di droga dagli effetti cerebrali inattesi, che si scatenano tutti quando un incauto scagnozzo della triade, deluso per non essere riuscito ad approfittare delle grazie della nostra eroina, decide di calciarla proprio lì. E apriti cielo: Scarlett ora non solo ha un formidabile controllo di qualsiasi arma da fuoco, legge e comprende qualsiasi lingua e guida la macchina alla prima esperienza come neanche Schumacher a fine carriera, ma riesce anche a far gravitare i nemici a piacimento, decodificare il pensiero, viaggiare nel tempo. Tutto nel progressivo cammino verso quel 100 % di utilizzo del cervello intorno a cui gravita tutto il film. In virtù dei poteri conferitegli suo malgrado dal narcotraffico, decide anche di svelare il segreto dell’esistenza a un anziano scienziato (Morgan Freeman) downloadando tutto il suo scibile e svelando nel semplice arco di un film (anche piuttosto breve: 80 minuti) il segreto della vita umana. Ma è sempre in agguato la yakuza.

Basterebbe un pallido tentativo di ricostruzione della trama per descrivere il  fondamentale paradosso che anima tutto il film: una totale incoerenza rispetto allo spunto di fondo, dal momento che non si è usato neanche lo 0,01% delle facoltà cerebrali per scrivere una sceneggiatura parzialmente plausibile. Besson vuole recuperare il virtuosismo della sua filmografia di inizio anni ’90, e rimane indeciso se fare un film di fantascienza che sviluppi spunti para-scientifici,  un cult spara-tutto sulla yakuza  o un’opera d’autore che trasmetta mistici messaggi sul senso della vita e del tempo. Riesce in questo modo a non realizzare nessuna delle possibilità, lasciando vivo solo il pastrocchio di trovate risibili, che fallisce anche il semplice divertimento di un sano so bad so good, ossia il ciofecone rivalutabile per la godibile portata di ridicolo involontario. Che comunque si sprigiona come neanche in una festa a tema. Che dire della lezione di Freeman alla Sorbona, che sembra scopiazzata a piene mani ad una rubrica di Focus? E del viaggio nel tempo di Lucy, la quale, dopo aver rivelato chela matematica è solo una convenzione artificiale, scopre che non lo è il fatto che l’australopiteco suo omonimo sia la prima donna nella terra, tanto da meritare la punta dell’indice di Spielberghiana (o Michelangiolesca memoria)? O della chiavetta USB gigante cui alla fine di un percorso meta-fisico e meta-temporale Lucy consegna la verità assoluta per i posteri fortunati?

Non si capisce infine come possa conservarsi un minimo di pathos quando l’eroina ormai onnipotente deve scontrarsi con i poveri mezzi  della yakuza. Cosa possono farle di male? So pori fiji, i proiettili non hanno alcuna efficacia contro mistici poteri non limitati dalle leggi di un’immaginazione possibilmente coerente. Il tentativo di Besson di marcare la propria presunta autorialità con effetti di regia identificabili (su tutti lo pseudo-montaggio delle attrazioni in cui l’inseguimento di una gazzella da parte di dei ghepardi dovrebbe spiegare i sentimenti di Lucy braccata dalla yakuza) risulta infine superfluo rispetto alle banalità narrative auto-evidenti che vorrebbe commentare con virtuosismo. Il film sembra conservare una qualche utilità solo come costosa pubblicità della Samsung, che sembra marcare ogni dispositivo presente in scena (chi non vorrebbe una chiavetta USB capace di contenere la memoria di Lucy?).

Voto: 1

Giancarlo Grossi

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