05:42 am
28 June 2017

Estremismo: malattia infantile del comunismo greco ed italiano

Estremismo: malattia infantile del comunismo greco ed italiano

Il governo Tsipras ha giurato, Syriza ha vinto le elezioni ed ha formato un governo di coalizione con un gruppo di fuoriusciti dal partito di centro-destra Nea Demokratia, i Greci Indipendenti. Syriza non avrebbe potuto formare un governo monocolore, perché non aveva i seggi necessari e, così, ha dovuto aprire ad altre compagini politiche. La notizia di un’ alleanza con un gruppo di destra, seppur anti-troika e contrario all’austerità imposta alla Grecia, ha fatto vacillare buona parte dei fan di Tsipras in Italia ed ha dato una “conferma” alle solite critiche di altre organizzazioni politiche di sinistra convinte del fatto che Syriza sia una sorta di “montatura borghese” o un calmiere che il capitalismo transnazionale ha usato contro lo stupido proletariato greco.

Nonostante questo patto insolito, una buona fetta della classe politica italiana ha applaudito Tsipras e , dopo averlo dipinto come un folle comunista, lo ha eletto a novello Simon Bolivar. Ora, è evidente che, almeno da un punto di vista programmatico, il governo di Syriza dista anni luce dal governo italiano di centro-centro-centro-centro-sinistra (?) appoggiato dalla destra. Le idee sul lavoro e sul debito pubblico rendono risibili quanto opportunisti i tentativi di parte del PD italiano e non solo di appoggiarsi alla stampella greca per giustificare un atteggiamento anti-troika che, in effetti, i governi Monti, Letta e Renzi non hanno  tenuto. D’altronde, Tsipras si appresta ad aumentare il salario minimo mentre da noi si tagliano tutele ai lavoratori, si fanno scrivere riforme del lavoro ai grandi imprenditori ed il tanto atteso reddito di cittadinanza è rimasto promessa elettorale.

Un punto centrale è, invece, capire perchè Syriza si allea con i Greci Indipendenti e non con i comunisti o i socialisti.

La Grecia si presentava a queste elezioni con una situazione sociale disastrata, che smentisce anche tante idee apparse su alcuni quotidiani, secondo le quali Tsipras avrebbe conquistato una classe media che, ormai, nel paese ellenico non esiste praticamente più. (Per un breve sunto statistico della situazione greca, si veda http://www.torquemada.eu/2015/01/24/la-grecia-al-voto/ )

Tsipras ha sfondato, è vero, ma non è riuscito a superare quella soglia del 37% che gli avrebbe consentito di governare in completa autonomia. Così, bisognava cercare le alleanze. Alla sua sinistra avrebbe potuto esserci un alleato naturale, il Partito Comunista greco (KKE). Tuttavia, fin dall’inizio delle proteste, i “comunisti” hanno preferito distaccarsi dal movimento che ha innalzato Syriza, rimanendo da soli anche nelle più accese manifestazioni di piazza. Alla immediata destra del partito vincitore sedeva il Pasok, i cui consensi sono ormai ridotti all’osso visto il disastroso governo di coalizione con Nea Demokratia e di sudditanza nei fatti ai diktat della finanza e dell’Europa. C’era, inoltre, un altro partito di centro sinistra, To Potami, che, secondo i più autorevoli analisti -che puntualmente colgono le più autorevoli cantonate-, sarebbe stato un buon alleato di Syriza. Ovviamente, Tsipras ha detto no. Questo perchè “Il fiume” (questa è la traduzione italiana di To Potami) ha cercato, negli ultimi giorni della campagna elettorale, di accreditarsi come il moderatore del furente e rivoluzionario Tsipras nei confronti delle istituzioni europee, cercando di ritagliarsi un ruolo di cane da guardia che sicuramente ha colpito positivamente alcune banche europee, una su tutte Credit Suisse, ma ha scavato un solco profondo con il partito vincente. Così, restavano solo i Greci Indipendenti ed un gruppo di fascisti, Alba Dorata, che tra un attacco agli immigrati ed un assassinio contro i comunisti si è presentato alle elezioni. La scelta, per quanto facile a questo punto, è stata obbligata e, forse, sarà anche felice. Infatti, Syriza ha dato il “contentino” del ministero della Difesa al loro leader e si appresta così a governare con una maggioranza numericamente non esigua e con un alleato reale -almeno così pare- nella battaglia contro il cappio economico che alla Grecia è stato imposto.  Qualora Tsipras vincesse, riuscendo a migliorare le condizioni di vita dei greci (anche se non creerà dei Soviet), sarà sicuramente il primo beneficiario della vittoria e consoliderà il bagaglio di voti di Syriza.

Ci sarà, dunque, una maggioranza disposta a ribellarsi ai diktat della troika, mentre, su temi come diritti civili ed immigrazione, qualora i Greci Indipendenti dimostrino la natura omofoba e razzista di cui sono stati accusati, Syriza potrà trovare facilmente altri alleati tra le persone dotate di semplice buon senso sedute tra gli scranni del Parlamento greco. La situazione, dunque, sembrerebbe essere buona, anche perchè, in un altro paese dei Pigs (così chiamano gli stati “deboli” dell’Ue), il movimento Podemos sembra essere in ascesa, oltre che in sintonia con i progetti di drastico cambiamento di rotta che Tsipras vorrebbe imporre all’Europa. Tsipras, ovviamente, non è Lenin né tantomeno c’è un’Internazionale, anche perchè in paesi come l’Italia i comunisti sono prevalentemente impegnati o a dar torto al proletariato oppure ad appaltare la propria attività politica al carro di turno (da De Magistris ad Ingroia e via di seguito), tuttavia l’esito delle elezioni greche dimostrerebbe che l’antiliberismo e l’anticapitalismo in Europa non sono più soltanto dei miti letterari.

3 comments

  • L’articolo è scritto in modo molto sobrio, informato, elegante ed intelligente. Solo non riesco a coordinarlo con il titolo. Nell’articolo, certo solo a tratti, sembra essere piuttosto essere apprezzata una certa “radicalità” nell’orientamento di Syriza. Copio la parte più direttamente incriminata: “Le idee sul lavoro e sul debito pubblico rendono risibili quanto opportunisti i tentativi di parte del PD italiano e non solo di appoggiarsi alla stampella greca per giustificare un atteggiamento anti-troika che, in effetti, i governi Monti, Letta e Renzi non hanno tenuto. D’altronde, Tsipras si appresta ad aumentare il salario minimo mentre da noi si tagliano tutele ai lavoratori, si fanno scrivere riforme del lavoro ai grandi imprenditori ed il tanto atteso reddito di cittadinanza è rimasto promessa elettorale.”
    Benissimo comunque, ho apprezzato molto l’articolo, ma devo ammettere che l’ho letto soltanto perché il titolo prometteva così male da rendere interessante la lettura dell’articolo.
    Forse con “estremismo malattia infantile” si condanna qui soltanto la scelta di non collaborare con To Potami?

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  • Ciao Francesco, ti ringrazio del commento e spero in poche righe di spiegarti il mio punto di vista in modo più chiaro rispetto all’articolo.
    1)Il titolo è una sorta di citazione di un famoso saggio di Lenin, declinata contro quei comunisti italiani e greci che vedono Syriza come un nemico da abbattere ancor prima che abbia preso il potere o Tsipras abbia aperto bocca.
    2)La scelta di non collaborare con To Potami credo sia stata la più coerente (se sia giusta o meno credo ci vorrà un pò per dirlo), perchè si tratta di un movimento che avrebbe frenato le proposte sull’audit del debito pubblico che Syriza ha messo in cima al programma.
    3)Sì, sinceramente apprezzo il programma di Syriza, mi sembra il più avanzato a livello di proposte “di classe” che abbia riscosso un minimo successo e l’articolo si basa forse anche inconsciamente su questo presupposto.

    Ti ringrazio dell’attenzione dedicata a questo articoletto.

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  • Bello rileggere queste sciocchezze contro i comunisti greci a distanza di mesi e alla luce dei fatti concreti in cui oggi il KKE è l’unico partito che in Grecia è in grado di mobilitare centinaia di migliaia di lavoratori mentre Syriza (che non ha mai mobilitato nessuno essendo un partito elettoralista… e che a livello sindacale ha sempre operato con i sindacati gialli) si è sfaldato come partito e capitolato come progetto politico riformista.

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