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24 November 2017

Silla e le proscrizioni tra mito e realtà

Silla e le proscrizioni tra mito e realtà

Considerato un prototipo del tiranno sanguinario, la figura di Lucio Cornelio Silla (138 a. C. – 78 a. C.) ad un’attenta analisi dei fatti inerenti il suo operato risulta andare al di là del mito noir costruito su di essa qualche generazione dopo la sua morte.

Appartenente alla fazione degli optimates, Silla fu un uomo dagli occhi azzurri, dai capelli rossi e dotato di una fredda e spietata efficienza. Ebbe modo durante la sua vita di dimostrare di possedere grande abilità nell’ambito della strategia militare, sfera in cui le sue vicende si intrecceranno e si scontreranno con quelle di colui che è giustamente definito la sua nemesi: il console affiliato ai populares Caio Mario (157 a. C. – 86 a. C.).

Busto di Caio Mario

Busto di Caio Mario

La prima occasione per dimostrare le sue qualità belliche fu il confronto contro il sovrano numidico Giugurta (svoltosi tra il 112 a. C. e il 105 a. C.), durante il quale Silla dette prova di notevole perizia diplomatica ottenendo che Boccho, re di Mauretania, consegnasse Giugurta ai Romani.
Successivamente alle vicende africane si profilò una minaccia ben più grave per Roma e per l’Italia: il furor teutonicus di Teutoni e Cimbri aveva già battuto due volte i Romani in campo aperto (a Norico nel 113 a. C. e ad Arausio nel 105 a. C.), e si apprestava ora a dilagare nella Penisola. Sconfitti i primi nella battaglia di Acquae Sextiae (102 a. C.), il console Mario si apprestò ad affrontare i secondi nella Gallia Cisalpina, potendo ivi giovare del sostegno di Silla, il quale pose fine alle problematiche di approvvigionamento non solo per l’esercito di Catulo, ma anche per quelle di Mario, garantendosi inoltre la fedeltà delle tribù galliche in seguito a diverse missioni diplomatiche.

Ma l’occasione in cui potette veramente mostrare alla Repubblica la sua capacità di comandante militare fu durante il conflitto contro il re del Ponto Mitridate IV Eupatore (II secolo a. C. – 150 a. C.), il quale era riuscito a sconfiggere gli alleati romani di Cappadocia e di Bitinia, a invadere la Provincia d’Asia e a far schierare dalla sua parte diverse poleis greche (tra le quali perfino Atene).
Il comando delle operazioni belliche in oriente venne affidato a Silla, condotte da lui a buon esito in seguito alle battaglie di Cheronea (86 a. C.) e Orcomeno (86 a. C.), ottenendo in entrambi i casi la vittoria con delle geniali soluzioni strategiche pur trovandosi ad operare in una situazione di grave sbilanciamento numerico in favore di Mitridate (a Cheronea ad esempio ebbe ad affrontare circa 110mila pontici contando solo 40mila uomini).

Una volta trattata la pace col re del Ponto arrivò il momento per Silla di affrontare i suoi avversari a Roma, ossia quei populares che approfittando della sua assenza avevano preso Roma con la forza, comandati da Caio Mario e Lucio Cornelio Cinna (… – 84 a. C.). Questi, una volta detronizzati i sostenitori di Silla e dato il via ad una serie di massacri a danno dei loro oppositori, si fecero eleggere consoli tramite elezioni di cui è assai lecito dubitare ed emanarono un decreto secondo il quale Silla diveniva nemico pubblico e veniva privato del comando militare. La risposta dall’Oriente ormai saldamente nelle mani di Silla non si fece attendere: dopo aver sconfitto in Lidia l’armata inviata dai populares contro di lui potette imbarcare i suoi 40mila uomini a Durazzo per fare vela alla volta dell’Italia.

Una volta avuto la meglio sui suoi nemici in seguito ad una guerra durata due anni e culminata nella vittoria sillana di Porta Collina (82 a. C.), Silla fu in grado dare il via ad una serie di riforme dello Stato romano (tra cui la limitazione della facoltà di proporre leggi solo in caso di previa approvazione senatoria, la restituzione ai senatori delle giurie dei tribunali dei processi per concussione e l’abolizione delle distribuzioni di grano a prezzo politico) una volta ricevuto dal Senato la dittatura legibus scribundis et rei publicae costituendae, la quale non aveva durata limitata nel tempo e dava a chi la ricopriva il potere di riorganizzare lo Stato e redare nuove leggi. Nonostante una tale concentrazione di poteri nelle sue mani, Silla diede prova di grande moderazione rimettendo la sua carica una volta terminate le sue riforme, ma venendo comunque eletto console l’anno dopo. Scaduto il suo mandato, Silla ottenne più voti rispetto a qualunque altro candidato per il consolato nonostante non avesse presentato la sua candidatura, rifiutando però la carica offertagli e ritirandosi a vita privata nella sua villa nei pressi di Cuma, luogo in cui morì a sessant’anni nel 78 a. C. Maestose esequie pubbliche, accompagnate dalla cessazione di ogni attività politica e giudiziaria a Roma come previsto dallo iustitium, si svolsero in seguito al suo decesso, le quali videro una massiccia partecipazione popolare.

Inevitabilmente qualsiasi discorso su Silla è imprescindibile da quello per cui ancora oggi viene dai più ricordato: le liste di proscrizione. In seguito ad aver avuto la meglio sui sostenitori di Caio Mario risultò inevitabile una resa dei conti trattandosi di una sanguinosa guerra civile, e tra le prospettive più funeste figurava quella di un massacro generalizzato e fuori controllo. Fu per questo motivo che Silla adottò il meccanismo delle proscrizioni, che pose un limite ben preciso ad una violenza che in ogni caso sarebbe stata destinata ad esplodere (e che in modo diverso sarebbe risultato molto più difficile controllare). Adottando invece il titolo di Ultor (vendicatore) da un lato Silla si mise nella condizione di poter infliggere castigo a coloro che durante il predominio mariano avevano commesso dei crimini (va inoltre considerato come il Senato si fosse rifiutato di assumersi qualsiasi responsabilità nell’ambito del regolamento di conti), e dall’altro porre un buon argine alle vendette private.
Si ricordi inoltre che non furono certo pochi coloro che nella storia di Roma Antica si sporcarono le mani di sangue, e che Silla non fu certo il primo o l’ultimo di questi, nè tantomeno il peggiore. Spesso infatti si trovò costretto dalle circostanze a fare uso della violenza per difendere i propri diritti se non addirittura la sua stessa vita. Alla luce di quanto riportato fin’ora le liste di proscrizione, per quanto deprecabili, vanno considerate l’ultimo violento atto di una sanguinosa guerra civile, nel corso della quale anche gli avversari di Silla non mancarono di mettere in atto una serie di brutalità. Lo stereotipo del tiranno conservatore e crudele risulta essere stato partorito diversi anni dopo il contrappasso del nostro protagonista da una serie di autori di età imperiale, tra cui Plutarco (45 d.C. – 120 d.C.) e Valerio Massimo, mentre una molto più tarda testimonianza in favore di Cornelio Silla fu operata da Sant’Agostino di Ippona (354 d.C. – 430 d.C.), il quale mise in luce la moderazione che caratterizzò buona parte del suo operato.

Bibliografia:

Silla; Giovanni Brizzi; Edizioni Rai Eri

Storia Romana; Giovanni Geraci-Arnaldo Marcone; Edizione Le Monnier

One comment

  • Il sistema sillano riuscì a scontentare tutti, i senatori, i cavalieri e la plebe. Si pensi all’insurrezione di Lepido (subito dopo la morte di Silla), mirata proprio a sovvertire la costituzione sillana. Le liste di proscrizione non furono altro che un modo come un altro di far piazza pulita dei mariani e (sopratutto!) di incamerare i beni delle vittime. Infine a mio avviso Silla dimostrò più d’ogni altro che possedere un esercito personale a Roma negli ultimi anni della Repubblica, equivaleva a possedere il potere.

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