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18 November 2017

“Mamma, le Sentinelle In Piedi!” ovvero Cronaca di uno sciacallaggio mediatico

“Mamma, le Sentinelle In Piedi!” ovvero Cronaca di uno sciacallaggio mediatico

Nel corso della storia sono esistite e probabilmente sempre esisteranno, movimenti spontanei di dissidenza civile, che in quanto tali possono raccogliere plauso come critiche. È normale. Fa parte del gioco, direbbe qualcuno.

Quello che qui andrò ad esporre, però,  è un caso molto particolare nel panorama del nostro Paese, quello delle Sentinelle In Piedi. Trattandosi del mio primo intervento sul progetto Torquemada di cui sono, per così dire, un membro fondatore, quale miglior modo di esordire che con un tema così scottante?

In verità, il fatto stesso che sia così scottante mi lascia perplesso. Vedete, io sono tra quelli che potrebbero essere definiti “sostenitori della prima ora” delle Sentinelle, partecipando persino a delle veglie precedenti all’organizzazione vera e propria del movimento, nella lontana estate del 2013.  Ho visto quindi gli inizi di questa mobilitazione originale ed intelligente, ispirata all’esperienza francese de Les Veilleurs durante la protesta contro la legge Taubira, che in un anno è cresciuta spontaneamente in tutto il Paese nel silenzio generale dei media. Si, silenzio.

Le Sentinelle In Piedi, infatti, non si sono formate questo ottobre quando fior di editoriali, dichiarazioni discutibili di membri del Parlamento, citazioni di comici in prima serata gli hanno donato fama imperitura per tutta la Nazione: erano già attive da più di un anno. Questo non significa che nessuno sapesse chi fossero, anzi; l’Onorevole Scalfarotto, il primo firmatario dell’omonima proposta di ddl che vorrebbe estendere la legge Mancino (già di per sé non un capolavoro giuridico, a mio parere almeno) all’omofobia, era a conoscenza del movimento così come buona parte dell’attivismo LGBT. C’erano addirittura già stati dei flashmob di protesta come quelli di Trento, nel febbraio 2014, dove  aveva avuto una certa risonanza nella cronaca locale la contro-manifestazione dell’Arcigay alla veglia tridentina, in cui gli attivisti LGBT si lasciavano cadere a terra in quanto vittime simboliche delle Sentinelle.

Ma in linea generale, quella che si respirava tra noi “omofobi in piedi” (come definisce molto pacatamente il movimento l’Huffington Post) era un’aria di parziale ottimismo. La partecipazione alle veglie era sempre più ampia, tanto da interessare i grandi firmatari del ddl, mentre i contro sit-in (quando si tenevano) erano talmente insignificanti da esprimere un profondo senso di impotenza.

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Nella prima veglia di Milano capitò addirittura che un omosessuale, venuto con alcuni membri del Circolo Milk a protestare contro le Sentinelle, non appena letto lo scopo della mobilitazione si mise a vegliare anch’esso. Più tardi, dichiarò di essere favorevole a matrimoni ed adozioni, ma non poter in alcun modo supportare una proposta di legge che potesse lasciare anche il minimo dubbio di tappare la bocca a qualcuno. I suoi commilitoni non erano però dello stesso avviso e lo dileggiarono selvaggiamente di fronte agli occhi sgomenti degli amici che mi hanno riportato la vicenda, e di cui manterrò l’anonimato su loro esplicita richiesta.

Quand’è, dunque, che le Sentinelle sono divenute la reinterpretazione italica del Ku Klux Klan su cui poter scagliare tutto il livore del ceto semicolto nostrano?

La relativa quiete che accompagna le Sentinelle In Piedi si interrompe bruscamente lo scorso 5 ottobre, quando la manifestazione si estende a 100 piazze italiane contemporaneamente. Le principali testate del Paese parlano di “capillare rete di contro-manifestazioni spontanee in tutta Italia” per motivare la loro attenzione ma, di fatto, ad aver provocato questo exploit sono le violente aggressioni che i veglianti subiscono a Bologna e Rovereto.  Nella seconda, gli spintoni coinvolgono persino un sacerdote a cui viene fratturato un braccio. Tutto in nome dell’amore, ovviamente. Ma più che i circoli LGBT o i centri sociali, sono i media a dare il peggio di sé.

Iniziano a spuntare sulle prime pagine online articoli riguardanti la natura delle Sentinelle In Piedi. Il Fatto Quotidiano, titola sarcastico:  Il 5 ottobre iniziativa del gruppo che si dichiara “apartitico e aconfessionale” (ma che è formato prevalentemente da cattolici)

Il Corriere della Sera, senza troppi giri di parole, parla di “gruppo ultracattolico che protesta contro unioni civili, matrimoni ed adozioni gay”. Termine che da cattolico, in realtà, mi è sempre risultato congeniale, in quanto dà un’accezione iperbolica ad un’appartenenza religiosa e per tanto ne riconosce massimamente coerenza ed osservanza, ma dalla redazione del senso comune mi dicono che è usato in termine spregiativo, quindi mi adeguerò.
A distanza di pochi giorni, precisamente il 9 ottobre 2014, esce il puntuale dossier de L’Espresso che pretenderebbe di spiegare obiettivamente il fenomeno delle Sentinelle, inserendolo con rigoroso distacco nella categoria Integralismi. Qui si sostiene senza mezzi termini che le Sentinelle In Piedi sarebbero composte da risibili personaggi retrogradi, “spaventati” dalla lieta novità dei matrimoni e delle adozioni gay, e di essere sostenute da Trame Nere che neanche negli anni della Strategia della Tensione.
Da qui in poi sarà un fiorire di amenità da premio Pulitzer quali “Cosa leggono le Sentinelle In Piedi?” basate su non si sa quali osservazioni scientifiche e statistiche, condotte con impeccabile approccio metodologico.

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Con il passare del tempo, anche le critiche di circostanza alla violenza delle contro-manifestazioni iniziano a ridimensionarsi. Il Fatto Quotidiano riesce a superare il suo abituale grado di squallore, ospitando in uno dei suoi blog un simpatico figuro che esorta a disturbare “intensamente e continuamente” (seppur con semplice ironia) le veglie delle Sentinelle:

In brevissimo tempo, quella dell’omofobia silenziosa delle Sentinelle era divenuto un casus belli di portata nazionale. Me ne sono accorto non tanto monitorando la rete o consultando i giornali, ma vedendo amici, parenti, persino mia madre chiedermi come mai fossi una Sentinella e cosa mi avesse portato a “diventarlo”.

Inutile spiegargli che le Sentinelle In Piedi non sono una società o un club associativo, e che basta presentarsi ad una veglia “per essere una Sentinella In Piedi“. La crociata mediatica portata avanti con ogni strumento in ogni piattaforma, ha dato i suoi frutti.

Perché parliamoci chiaro, e qui giungo alla mia riflessione conclusiva, il matrimonio “egualitario” (come piace chiamarlo ai suoi fautori) non sarà ancora legale, ma è già un dogma del politicamente corretto. Se parli di sessi anziché di generi, sei alla stregua di uno xenofobo, di un antisemita, di un seminatore d’odio. Se ritieni che l’adozione omosessuale non sia esattamente un diritto fondamentale, sei come chi contestava Kennedy negli anni ’60 per impedire di abrogare le leggi sulla segregazione. Di conseguenza, che tu sia un comico, uno youtuber o un opinionista televisivo puoi al massimo rimanere in disparte, ma se vuoi parlarne ne devi parlare bene. L’Italia è un paese omofobo, signori, che deve solo apprendere a piene mani dalla lezione nord-europea. Certo, mentre a Londra per “sodomia” si rischiava ancora il carcere in Italia l’omosessualità era legale già da 50 anni, ma questo in fondo cosa importa? Si sono fatti perdonare mandando in carcere chi oggi legge le Lettere di San Paolo in piazza.

Eppure, in Francia con un trattamento mediatico pressoché speculare, Le Manif Pour Tous ha portato in piazza quasi un milione di persone, tra cattolici, ortodossi, evangelici, musulmani, ebrei, agnostici, atei, socialisti e nazionalisti.

Anche le Sentinelle continuano a crescere, di veglia in veglia, nonostante i nazisti dell’Illinois, i flashmob e le invettive di Saviano o Selvaggia Lucarelli. “Puoi anche maledire il mio nome, ma ricorda la verità” cantano in uno dei loro ultimi brani i Blind Guardian; questa consapevolezza mi ha portato a partecipare, qualche settimana fa, alla mia sesta veglia. E non sarà l’ultima, potete contarci.

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    Lorenzo Roselli, lo ieromonaco

2 comments

  • Giorgio Losi

    Caro Roselli, le vostre manifestazioni restano comunque deprecabili, ma preferirei personalmente se vi presentaste come dei cristiani che per motivi fideistici portano la propria testimonianza contro quella che ritengono una forma di corruzione dei costumi (l’omosessualità in quanto atto peccaminoso) piuttosto che come dei laici che protestano contro i matrimoni civili tra individui dello stesso sesso (sulla base di chissà quale discorso morale). Sarebbe bello se uomini e donne religiose riconoscessero il carattere esclusivamente mondano della politica e rinunciassero a condizionarla a seconda dei dettami del proprio credo. Se siete contro le nozze gay o il divorzio perchè è scritto nel vangelo, lo capisco: ma siate come le vergini che vegliano con il lanternino, aspettando che lo sposo ritorni. Non pretendete di abolire (o impedire) queste istituzioni hic et nunc.

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    • Lorenzo Roselli

      Mi piacerebbe dire che l’intero Cattolicesimo italiano, per la seconda volta nella sua storia, è sceso in piazza. Purtroppo non è assolutamente così, come testimonia l’indifferenza di tantissimi cattolici verso le Sentinelle.

      In compenso, ti mentirei spudoratamente se negassi la natura aconfessionale della mobilitazione: ho visti di persona, non per sentito dire, musulmani, ebrei, evangelici, agnostici prendere parte alle veglie. Potrei persino citarti i nomi e cognomi, in privato.
      Ho visto anche due omosessuali, pensa un po’.

      Potrebbe essere che questi diritti LGBT non sono poi così tanto sentiti come “diritti omosessuali”? Quello che diciamo noi, in fondo, è che tutto questo universo di riforme risponde ad un’ideologia non al campo dei diritti civili. Lo testimonia il fatto che in Italia l’omosessualità è legale da prima di qualsiasi paese europeo, e parliamo di queste cose come di elementi fondanti della persona umana da, quanto… 23 anni? Forse pure meno.

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