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24 November 2017

I Guerrieri dello Stretto

I Guerrieri dello Stretto

Riceviamo e pubblichiamo il contributo dell’amico e collaboratore Benjiamin Antonio Strani

Durante gli ultimi mesi, soprattutto a partire dalla fine di questa estate, in Italia si è manifestata una vera e propria passione verso i Bronzi di Riace. Le statue in bronzo, raffiguranti probabilmente i due eroi classici Castore e Polluce, sono state ritrovate a Riace (RC) da un sommozzatore nel 1972.
Si tratta di esempi originali dell’arte greca del V secolo a.C. Ritrovate integre, consistono negli esempi meglio conservati della scultura classica in bronzo.
Durante il corso dell’anno 2014, l’Organizzazione dell’EXPO 2015, che avrà come palcoscenico Milano, ha chiesto di poter temporaneamente esporre i Bronzi, al fine di garantire loro una ulteriore visibilità. La secca risposta della politica calabrese e reggina non poteva che essere negativa.
Vi sono molti motivi per i quali i Bronzi non possono e non devono muoversi dal Museo Nazionale della Magna Graecia di Reggio Calabria. Motivi politici, storici, ma anche motivi di dignità e di rispetto verso la Regione Calabria, troppo spesso al centro di polemiche e di dibattiti spesso immotivati e privi di contenuto, a mio avviso qualunquisti.
L’EXPO 2015, ad oggi, assomiglia più ad un cantiere che ad una concreta realtà che dovrebbe aprire il sipario nel prossimo Maggio e si potrebbe anche sorvolare sui tanti scandali relativi alle gare d’appalto, non troppo chiare e limpide, ed ai ritardi nelle consegne dei progetti e delle infrastrutture del sito meneghino. Ad ogni modo, ci sono tanti fattori morali e materiali che favoriscono l’idea della non partecipazione dei nostri guerrieri all’EXPO; ma, tralasciando i rischi di uno spostamento di mille chilometri, vorrei soffermarmi su una delle motivazioni principali.
L’Italia sarà già rappresenta da una copia del David di Michelangelo: è chiaro che ripiegare come icona nazionale sull’opera di un artista morto cinquecento anni fa è già un attestato di sfiducia verso il futuro; equivale a dire che il meglio che ci rappresenta appartiene ad un glorioso passato, quasi ammettendo che il nostro presente non ha nulla da offrire all’imminente futuro.
Sradicare i Bronzi dalla loro casa, dal Museo che è stato – da poco – faticosamente riaperto, darebbe al mondo un segnale terrificante: la Calabria è definitivamente perduta, come un corpo morto dal quale espiantare gli organi ancora funzionanti.
Una sfida più grande e ben più importante è quella di costruirgli attorno strutture ricettive degne di questo nome. E una più grande ancora è quella di far sì che la Salerno-Reggio Calabria assomigli finalmente a un’autostrada vera che riesca a portare di fronte ai Bronzi più visitatori dei 114.730 che li hanno comunque visti nei primi sette mesi del 2014.
I Bronzi di Riace non dovrebbero andare all’Expo perché questa Italia borghese col cappello in mano e i gioielli di famiglia al collo non la vogliamo vedere più. Inoltre, i sentimenti antiunitari e razzisti espressi da alcuni “sedicenti italiani”, come Vittorio Sgarbi (il quale senza vergogna ha commentato, dopo il no al trasferimento della Regione Calabria, che quest’ultima non fosse Italia), spingono a pensare che i nostri Guerrieri – anche moralmente – devono restare lì dove sono: non come icona, ma perché appartengono alla nostra Regione, che troppo spesso appare sotto i riflettori delle negatività – che sicuramente la contraddistinguono – puntati molte volte, però, da chi non fa nulla per migliorare la situazione, lasciando una popolazione di due milioni di abitanti abbandonata a se stessa.

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