10:35 am
23 November 2017

Perché l’Est è sempre più lontano

Perché l’Est è sempre più lontano

Riceviamo e pubblichiamo l’articolo di Michele Cosentino.

Dopo i fatti d’Ucraina di inizio 2014, dopo la secessione della Crimea autoproclamatasi indipendente da Kiev e la guerra civile scoppiata in Donbass tra filorussi e filoucraini, da qualche giorno, seppur velatamente e con minor clamore mediatico, anche la Moldavia sembra spaccarsi in due, a proposito del proprio futuro interno ed internazionale. Le elezioni parlamentari del 29 Novembre scorso hanno, di fatto, definitivamente sancito la estrema fragilità su cui poggia l’intero sistema politico moldavo postcomunista: nessuno dei partiti al governo raggiunge la maggioranza assoluta, i partiti d’opposizione (comunisti e socialisti precipuamente) non sfondano, ma ottengono comunque un ottimo risultato e il Paese che, nonostante tutto, rimane nelle mani delle forze liberali ed europeiste (queste ottengono complessivamente 54 seggi), rivela quanto forti siano ancora le sue simpatie verso la Russia. Certo- diciamo noi- l’esclusione del partito filorusso “Patria” dalle ultime consultazioni non è un segno pro forze moderate, chè, anzi, avrebbero sicuramente perso, se Usaty (leader di Patria) non fosse stato costretto a rifugiarsi a Mosca.

Il “Partidul Socialistilor” (il Partito dei Socialisti della Repubblica Moldova), tra le altre cose, ha sorprendentemente prevalso sui comunisti ( Partidul Comunistilor din Republica Moldova), il cui segretario Voronin sconta, forse, il fio di qualche tentennamento rispetto agli ultimi accordi siglati tra Moldova ed Europa. L’elettorato comunista non ha gradito questo tentativo di avvicinamento del PCRM agli europeisti. Al di là, però, della situazione politica contingente, emerge come gran parte dell’Est europeo, a distanza di poco più di vent’anni dalla caduta dei vari regimi socialisti, si opponga ad essere incorporato tout court nell’attuale Europa, troppo occidentale e troppo “filoatlantica”e come, del resto, si guardi con una certa speranza ad un rafforzarsi della superpotenza russa, ora con accento nostalgico ora con toni di reale consapevolezza geopolitica.

I moldavi, infatti, sanno bene quanto loro costerebbe uno strappo con Mosca (si veda la delicatissima situazione della Transnistria, territorio che copre quasi tutto il confine ad est dello Stato “dacoromeno” e da anni conteso con la Russia) e avvertono, sopratutto dopo gli sfaceli ucraini degli ultimi due anni, che, forse, anche per loro il “sogno europeo” si è già da tempo spezzato: l’Europa non è stata quella casa plurale e democratica tanto agognata, non ha voluto assurgere al ruolo supremo di “Vecchio Continente” che le avrebbe consentito di emergere tra i due grandi litiganti in decadenza. È stata travolta da una crisi economica senza precedenti, eppure dimostra di non saper o non voler cambiare modello di sviluppo.

Ad Est, di questo, sono consapevoli. Si interrogano sulla fondatezza del liberalismo economico professato dai Salomoni europei e lo fanno guardando al defunto stato sociale da socialismo reale; dicono “Era meglio quanto si stava peggio, con gli americani mai”.

Ecco, orbene,perché l’Europa ha già perso e l’Est si fa sempre più lontano!

Le grandi burocrazie continentali hanno badato con gran cura alle finanze, con troppo poco zelo al benessere e alla solidarietà collettivi, hanno scelto la fragile pace di chi quotidianamente porta al potere quel Presidente e destabilizza quel Primo Ministro, hanno pensato che le guerre della Nato fossero davvero missioni di pace, un po’ come le colombe al napalm di Johnson sul Vietnam. E allora ad Est si rimpiange la sicurezza sociale sovietica, la garanzia di un lavoro, di una casa a tutti, la possibilità tutta sovietica di studiare qualsiasi cosa gratuitamente. E quel che i liberali e i democratici- cosa avranno poi di tanto democratico?- chiamano ritorno al passato, a noi, che le certezze sovraelencate abbiamo perduto, sembra solamente una futuristica utopia.

 

 

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