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28 June 2017

La fine dell’Era Obama

La fine dell’Era Obama

Sono passati due anni da quando Barack Obama, all’annuncio della vittoria alle ultime elezioni presidenziali, pubblicò una foto in cui abbracciava la moglie Michelle, accompagnata dalle parole «four more years» (altri quattro anni): nel giro di un’ora quell’immagine diventò, secondo la NBC, la più ri-twittata di sempre. Oggi è ormai trascorsa la metà di questi quattro anni, molte cose sono accadute, ed è ormai chiaro a tutti come la presidenza Obama si avvii verso un mesto tramonto: i repubblicani hanno vinto le elezioni di Midterm, hanno mantenuto la loro maggioranza alla Camera e l’hanno conquistata al Senato.

Le elezioni di Midterm, che occorrono nel mezzo di ogni mandato presidenziale, sono intese come una specie di referendum sull’operato del presidente in carica: l’amministrazione Obama ne esce dunque sonoramente bocciata; fatale è stata la mobilitazione dell’elettorato bianco e conservatore, mentre l’elettorato giovanile, femminile, afroamericano e ispanico, la base elettorale che gli aveva permesso la vittoria nel 2008 e nel 2012, è rimasto a guardare. Nonostante il successo elettorale, resta comunque difficile dire se i repubblicani vinceranno anche le prossime elezioni presidenziali, previste nel 2016.

Uno spettro si aggira per la Casa Bianca”
Da tempo uno spettro si aggirava alla Casa Bianca: il fantasma di Jimmy Carter. Anch’egli democratico, nel 1976 divenne presidente attraverso una strepitosa vittoria, proprio come Obama. La sua presidenza si rivelò grandiosa nelle aspettative quanto grandiosa nelle delusioni, sopratutto in politica estera (vedi la crisi degli ostaggi americani in Iran). Carter finì malissimo, sconfitto pesantemente quattro anni dopo dal candidato repubblicano, Ronald Reagan.

Anche se Obama ha ottenuto la riconferma, la pesante sconfitta elettorale è la logica conseguenza del basso gradimento nei sondaggi del suo operato:
Aveva promesso investimenti sulle energie rinnovabili, la fine dell’interventismo militare, la riforma della finanza e la chiusura della base/carcere di Guantanamo: di tutte queste promesse se ne è fatto nulla. L’unico impegno mantenuto è stata la famosa riforma sanitaria, l’Obamacare, che si è rivelata un mostruoso fallimento, anche frutto dei troppi compromessi. Troppi gli errori fatti in politica estera, che hanno minato la sua leadership.

Un biennio rosso
Ora, il presidente, lasciato solo e in posizione di minoranza, dovrà vedersela con avversari repubblicani forti e determinati. Sui provvedimenti economici in primis dovrà lottare con il Campidoglio, lotta che rischia di paralizzare la sua l’azione: La riforma dell’immigrazione, quella fiscale, i provvedimenti sul budget saranno oggetto del fuoco di fila dei repubblicanil. Anche l’Obamacare rischia qualcosa, perchè i repubblicani vorranno certamente modificarla: non potranno abolirla, come vorrebbero le ali più radicali, perchè ormai milioni di americani ne beneficiano, ma proveranno a ridimensionarla.

Potrà però condurre la politica estera, che è una prerogativa presidenziale, ma anche in questo caso il Campidoglio vorrà dire la sua. Il primo banco di prova sarà certamente la guerra contro lo Stato Islamico: i repubblicani vogliono inviare truppe di terra a combattere in Siria e in Iraq. Gli americani non hanno infatti perdonato al loro presidente di aver sottovalutato il pericolo dell’Isis. Obama potrà comunque bypassare l’ostruzionismo repubblicano in Parlamento firmando degli ordini esecutivi, cosa che ha già fatto negli ultimi mesi, ma questi sono provvedimenti molto limitati; serve l’accordo con il Congresso per l’approvazione delle leggi.

Negli ultimi due anni di presidenza Obama sarà dunque costretto a giocare sulla difensiva, messo all’angolo dalla nuova maggioranza parlamentare repubblicana che sembra aver ritrovato la coesione dopo la vittoria alle elezioni di Midterm, quelle che sanciscono la fine dell’Era di Obama.

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