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25 June 2017

La Russia sospende il “Southstream”

La Russia sospende il “Southstream”

Se ben intendo i miei ricordi da liceale, per quanto questi siano lontani, quasi trecento anni addietro, uno dei più grandi scienziati della storia, Isaac Newton, pubblicava la sua opera maxima, i c.d. “Principi Matematici di Filosofia Naturale”.
Tra i tre principi della dinamica, questo il modo in cui il fisico e matematico inglese aveva denominato quella speciale branca della fisica studiante il moto dei corpi e l’influenza che agenti esterni possono avere su esso, ritengo sia il terzo a potere essere preso in considerazione come esemplificazione del caso di specie; per chiarezza, il terzo principio della dinamica prevede che ad ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria.
Il pensiero è sintetizzabile nell’espressione “Azione e Reazione” ed è riassumibile proprio in questa espressione quanto dichiarato tanto da parte del primo ministro Russo, nonché uomo più potente del mondo secondo Forbes, Vladimir Putin, quanto da Gazprom, compagnia russa leader nella vendita di gas; in data 4 dicembre 2014 questi hanno infatti definito come “non proseguibile” il progetto denominato “South Stream”, non lasciando aperte le porte, almeno momentaneamente, ai ripensamenti.
south stream
Cerchiamo di capire cosa si intenda per South Stream : si tratta, o, per meglio dire, si sarebbe trattato di un progetto all’avanguardia avente come obiettivo la creazione di un nuovo gasdotto il quale avrebbe dovuto collegare Unione Europea e Russia passando attraverso il Mar Caspio e giungendo infine al cuore dell’Europa o passando per la Grecia, culminando, infine, in Italia, ovvero risalendo la penisola balcanica per raggiungere l’Austria.
Il progetto prese vita nel 2007, fondandosi sia sull’accordo tra Italia, Russia e Francia, che sulla partnership delle rispettive società che seguono: Saipem, società parte del gruppo ENI e controllata dello stesso, Gazprom ed infine EDF.
In un secondo momento, delineati i caratteri generali del progetto prima e la estensione dello stesso poi, vennero coinvolti altri stati il cui inserimento all’interno dell’accordo, oltre che riconducibile al valore dei partner stessi, sarebbe stat funzionale al passaggio del gas fino alle destinazioni prestabilite; si sta facendo riferimento a Bulgaria, Serbia e Grecia.
Dal punto di vista cronologico, il biennio tra il 2009 ed il 2010 rappresenta un lasso di tempo all’interno del quale vengono avviati i lavori che, stando agli accordi presi dalle parti contraenti, sarebbero dovuti terminare entro il 2015 per quanto concerne la prima linea, ed entro il 2017 per le restanti.
Probabilmente i lavori saranno proceduti a rilento o con difficoltà burocratiche ma quel che oggi possiamo certamente affermare è che South Stream non troverà conclusione.
Stando alle dichiarazioni riportate dai media durante i giorni appena trascorsi, la causa dell’arresto dei lavori e della rinuncia definitiva ed irrevocabile da parte della Russia nsl proseguire le operazioni necessarie a terminare il progetto, starebbe nel rifiuto, per molti inaspettato, da parte del governo bulgaro di lasciar costruire e conseguentemente acconsentire al passaggio del gas attraverso il proprio territorio; rifiuto che avrebbe comportato un ulteriore rallentamento.
In realtà, a detta di molti, e anche secondo il parere di chi scrive, le ragioni dell’improvvisa frenata russa starebbe in una rivendicazione meditata e voluta da Putin come risposta alle sanzioni che l’Unione Europea non aveva esitato a emanare nei confronti del paese da lui guidato, come conseguenza dei gravi scontri verificatisi in Crimea proprio tra Russia e Ucraina.
Quello in questione si aggiunge ad altri messaggi non celati ed inviati dalla Russia tanto all’UE quanto agli Stati Uniti d’America.
Certo è che le dinamiche che muovono ed orientano la politica internazionale sono numerosissime e non determinabili a priori tanto nella quantità quanto, soprattutto, negli effetti che la loro sinergia o assenza di questa possano provocare.
Ciononostante, alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal primo ministro russo e dell’improvvisa cessazione di qualunque attività legata al progetto “South Stream” ritengo possibile affermare che gli aspetti “chiari” della vicenda possano essere considerati i seguenti:

  1. <L’Italia, così come gli altri paesi, esce dal progetto come “nullatenente”

Qualora ciò non bastasse, l’unico “guadagno” sarà un danno economico di circa 270 milioni di euro per Saipem, acronimo di Società Anonima Italiana Perforazioni e Montaggi, nonché la perdita di un appalto da 2 miliardi di euro.

  1. Un forte segnale lanciato dalla Russia all’Europa, attraverso il quale la prima potrebbe aver voluto confermare la propria indipendenza nonché indifferenza dapprima rispetto ad un così grosso progetto quale South Stream sarebbe potuto essere.
  1. La storia ci insegna che parlare di definitività e politica internazionale è impossibile;pertanto nutro speranze in un passo indietro da parte della Russia.

Certo è, tuttavia, che qualora vi fosse un ripensamento, questo, non sarebbe incondizionato.
Che quello del South Stream sia l’ultimo dei numerosi moniti o messaggi non eccessivamente codificati inviati dalla Russia al mondo occidentale confermato da una bozza di accordo firmata da quest’ultima con la Turchia, accordo attraverso il quale il “gelido paese” si sarebbe preliminarmente impegnato tanto ad applicare uno sconto del 15% sulle forniture di Gas, quanto ad intensificare i contatti per ulteriori progetti futuri.
Ciò posto, le domande, probabilmente ovvie e retoriche ma che immagino sorgano spontanee, sono le seguenti: Che, quel che è successo sia frutto del caso e non rivendicazione? O che sia tutto un grande disguido?
Noi questo non possiamo saperlo e saranno soltanto i mesi e gli anni che verranno a dircelo; tuttavia ci tocca dare ragione ad un vecchio politico italiano il quale era solito affermare che “a pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso, ci si indovina.”
Mai parole furono più vere.

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